Di Lidia Giudice

Molti non sanno cosa sono, molti ancora pensano sia un passatempo da nerd o da bambini, per fortuna c’è chi conosce la cultura che vi sta dietro e la fatica di chi li crea: si tratta dei manga, termine che indica i fumetti made in Japan. In oriente è tra le forme d’arte più sviluppate, con le sue caratteristiche e i suoi stili; in Italia vi è stata un’evoluzione a partire dagli anni novanta, ma ancora oggi è difficile e molto dispendioso riuscire a completare una serie. Fortuna o sfortuna vuole che sia intervenuto internet: se da una parte è sicuramente più facile e, soprattutto, gratis procurarsi un manga, d’altra parte diventa sempre più complicato trovare una copia cartacea. Comunque alcuni ce l’hanno fatta, vedi ad esempio One Piece, Dragon Ball, Naruto, anche se il loro successo è sicuramente stato fomentato dalle trasposizioni in tv, purtroppo, spesso censurate, facendo così perdere il vero “sapore” del manga. Tra i meno conosciuti, ma non troppo, si colloca Slam Dunk, scelta non casuale poiché rispecchia il tema del mese: la storia tratta di basket, quindi la rete c’è anche se non virtuale.

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Slam Dunk è uno spokon manga, ergo un manga sportivo, scritto e disegnato da Takehiko Inoue. Suddiviso in 31 volumi, ne è poi stato tratto un anime (cartone animato) di 101 episodi, trasmesso da MTV.
La storia si svolge nella scuola superiore Shohoku e il protagonista è uno studente del primo anno, Hanamichi Sakuragi, pel di carota, un casinista, un bullo che per far colpo su una ragazza decide di iscriversi al club di basket della sua scuola. Hanamichi ha dalla sua un’altezza non irrilevante per il mondo della pallacanestro, ma non ha tecnica, è indisciplinato e irascibile, ma si innamora di questo sport e lo Shohoku diventa la sua casa, la sua famiglia. Con costanza e duri allenamenti diventa un ottimo giocatore, anche se non mancano mai le sue gaffe. E’, infatti, l’umorismo e la spontaneità di Hanamichi che ti conquistano, la sua capacità di riuscire a trovare dell’ironia in tutti, ma senza essere cattivo e insensibile. Impari a conoscere gli altri membri della squadra: Akagi, il capitano, soprannominato da Hanamichi “il gorilla” per la sua stazza e per il suo viso; Myagi, il playmaker, alto solo 1,68 ma agile come pochi; Mitsui, un passato bruciato, ma una gran voglia di ricominciare; Rukawa, l’eterno rivale. Ti affezioni alle loro storie, al loro carattere. E ti avvicini a questo meraviglioso sport, alla sua dura disciplina, alle regole, agli schemi. Ti appassioni così tanto che dopo il fischio finale hai voglia di alzarti ed applaudire, proprio come se fossi di fronte ad una partita dell’NBA e ti dispiace che nella realtà non esista una squadra così speciale. Ti emozioni grazie allo Shohoku e questo perché se hai voglia di emozionarti, se vuoi imparare non ti soffermi a un pregiudizio e te ne freghi se quello che hai davanti è un libro o un film, un fumetto o un cartone animato, riesci comunque a piangere, a ridere e ad apprendere. Riesci a entusiasmarti anche davanti un disegno di Takehiko Inoue.

A proposito dell'autore

Lidia Giudice

Nata a Cosenza nel 1990, terminato il liceo si trasferisce a Catanzaro per studiare giurisprudenza. Ironica e solare, non sta mai zitta per più di due minuti. È una maniaca dell’ordine e generalmente rifiuta le sorprese o tutto quello che sfugge al suo controllo. Orgogliosa e razionale, nasconde un’anima da grande sognatrice romantica. Lunatica per influenza astrale (almeno così le piace credere) è però una persona affidabile, detesta infatti non mantenere la parola data. Adora nuotare, ascoltare i Subsonica o del buon rock, guardare film strappalacrime e comprare borse. La sua più grande passione è la lettura. Sogna il Giappone ed è sicura che, prima o poi, inventeranno una cura per “mangiare dolci senza ingrassare”.

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