Vax day, una data da ricordare. La speranza dei giovani è l’inizio della ripartenza

Il 27 dicembre 2020 è stata una giornata storica. Dopo circa un anno di pandemia da SARS-CoV2, in Italia sono state somministrate le prime dosi di vaccino. L’augurio di tutti è stato e continua ad essere, quello di essere proiettati verso un nuovo e sereno inizio. Doverosa è la riconoscenza verso ricercatori, medici, operatori sanitari che si spendono ogni giorno nella lotta alla pandemia. Non dimentichiamoci però che i veri guerrieri siamo noi, singoli cittadini che nelle piene libertà di scelta decidiamo di adottare comportamenti che possono ledere o rispettare la salute dell’altro. Quello che in questo periodo ci è richiesto è un rapporto di fiducia reciproca.

Io ti proteggo, io mi vaccino” è uno slogan apparso nei giorni di inizio somministrazione. Un messaggio semplice e diretto che ci ricorda di far prevalere la nostra responsabilità per il bene comune. Più liberi ma responsabili: è l’invito che viene fatto a tutti, specialmente ai giovani che sono il motore trainante delle nostre società. Riguardo al tema vaccini, sono state mosse delle polemiche primo fra tutti il dilemma dare le prime dosi disponibili ai più giovani o è più giusto mettere al sicuro le persone a rischio? Ed ancora, possono questi nuovi vaccini avere delle contro indicazioni sulle fasce di età “moderne”? Quesiti di cui ne abbiamo discusso con Didi Massabò, neolaureata in medicina, in servizio presso USCA del Dipartimento di Prevenzione – Servizio Epidemiologia e Sorveglianza Popolazione dell’ASP di Cosenza, nonché una delle prime giovani vaccinate nel Vax Day.

Ti è stata somministrata una delle prime dosi del vaccino contro SARS-Cov2. Perché proprio a te?
Tra il gruppo dei giovani medici cosentini, l’adesione al vaccino in queste prime fasi è stata massiva. Volevamo vaccinarci tutti. Per ovvie ragioni di ‘quantità di dosi’ ci siamo affidati al caso e tramite sorteggio siamo stati scelti entrando così tra i primi 30 a riceverlo.

Hai avuto dubbi e perplessità riguardo la scelta di vaccinarti? Perché i giovani dovrebbero ardentemente vaccinarsi?
Non ho avuto alcun dubbio perché vedo nel vaccino l’unica speranza per alleggerire e, si spera, uscire da questa situazione emergenziale che sta sovraccaricandosi. Sistema sanitario, economia e singoli cittadini diremmo tutti ne stiamo risentendo e ne abbiamo le tasche piene! Un giovane medico deve vaccinarsi perché per il suo impegno è costantemente a contatto con potenziali soggetti covid e diventare quindi un vettore del virus sia tra i suoi altri pazienti, ma anche nella ristretta cerchia che frequenta quale gli affetti. Un giovane è la speranza del paese, se non lo siamo noi chi lo è. Siamo chiamati in causa, dobbiamo fare la nostra parte e così facendo aiutiamo tutti a voltare pagina.

Parliamo di sintomi e sensazioni: come si è svolta la vaccinazione? Quali sono state le sensazioni provate prima e dopo e quali i messaggi dal tuo corpo?
È stato bello essere circondata da persone, prima di tutto, poi operatori sanitari e medici che rispendevano di speranza negli occhi. Questo mi ha dato molta fiducia. Dolore in sede di inoculo è normalissimo come tutti i vaccini fatti nel corso della mia vita. Per quella giornata ho avuto il braccio indolenzito ma nella norma e soprattutto ero troppo felice che avessi ricevuto la speranza. La sensazione è stata quella di essere assolutamente una privilegiata, una delle prime in Italia a riceverlo. È stata l’aria per i nostri polmoni, veramente mi ha fatto respirare bene. Come effetto collaterale possiamo dire che è l’essere stata meglio, euforica e speranzosa. Probabilmente sarà ancora molto lunga però uno spiraglio dobbiamo darcelo e non poteva esserci modo migliore.

Noi giovani siamo pedine che ci muoviamo più facilmente e forse siamo causa dell’aumento dei contagi. Ci è stata richiesta una grande prova, quella di interrompere le nostre vite e i nostri rapporti sociali e sino ad ora ci siamo dimostrati, per lo più, rispettosi delle leggi e indicazioni per prevenire il contagio.
Esattamente. Il quadro si complica se consideriamo che i giovani spesso sono asintomatici perché il virus è subdolo e l’aumento dei casi è dovuta a questa azione di vettore di cui un ragazzo diventa protagonista senza volerlo.

Hai pensato di cedere la tua dose e un soggetto più a rischio?
Sì, l’ho anche proposto. Ho preso in considerazione la possibilità di dare spazio a mio zio, medico di base che rispetto a me è meno protetto – mancano i sistemi di protezione individuali – ed egualmente esposto. Ciò però non è possibile, situazione strana perché è vero che la tendenza è quella di visitare pazienti non covid ma visto l’evolversi della pandemia non si è davvero sicuri della situazione clinica del soggetto che si ha difronte.

Se non fossi stata indicata o se ti avessero chiesto di essere paziente per il trial clinico in fase di sperimentazione del vaccino, avresti accettato? In parte già lo siete, forse.
Penso di sì. In parte è vero perché la reale sperimentazione di un farmaco avviene quando si ha la somministrazione su larga scala nella popolazione. Per questo forse non ho pensato: lo avrei fatto se fossi stata scelta per la sperimentazione? È ovvio che la paura un po’ c’è sempre e quindi a monte potresti avere più preoccupazione se dovessi essere un “tester”. Il ruolo è proprio quello di venire a conoscenza degli effetti collaterali riportati sui bugiardini.

Boccata di aria fresca che non significa è tutto passato ora torno alla vita di sempre. L’allarme c’è, occorre fare sempre attenzione.
Anzitutto non si è immuni fino a quando non sono trascorsi 7 gg dalla somministrazione della seconda dose che avviene a circa 21 gg dalla prima. Secondo punto io potrei comunque essere veicolo e portatrice del virus per qualche altro. Nel mio caso in più dovrò sempre adottare ulteriori accorgimenti per i pazienti, dovendo visitare soggetti covid e non. Ricominciare in sicurezza è la parola d’ordine.

Felicità, euforia e tanta speranza: ecco il bugiardino del vaccinato. L’invito rimane sempre lo stesso: indossare la mascherina, l’igiene delle mani e il distanziamento. L’augurio che noi giovani ci facciamo è di un ritorno alla normalità in tempi brevi, con l’aiuto dei vaccini e con l’assunzione di comportamenti corretti da parte di tutti. Vaccinarsi e stare allerta, non sono solo “doveri istituzionali” ma vere prove d’affetto verso ciascuno di noi. Non abbassiamo la guardia, neanche da vaccinati!



Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei ventenni