Traversata dello Stretto: al quarto anno consecutivo la sfida degli specializzandi per promuovere l’attività sportiva tra i più giovani

Confermata anche quest’anno la partecipazione alla ‘Traversata dello Stretto’ da parte degli specializzandi, ricercatori e professori delle università di Messina, Bari, Roma, Modena e Belluno. L’adesione del gruppo alla traversata non agonistica, realizzata in collaborazione con la cooperativa Colapesceprimo, è giunta al quarto anno consecutivo ed accoglie l’assenso dei tanti che voglio testare le proprie capacità natatorie, divertendosi. Una sfida, che si concretizza con la data per la stagione estiva, ma che cela un percorso che ha avvio nei mesi antecedenti durante le fasi preparatorie di allenamento. L’obiettivo è quello di promuovere il benessere, un sano stile di vita tra i giovani, mediante l’attività sportiva e l’escamotage dell’impresa dilettantistica.


Venerdì 14 luglio sono stati in nove a tuffarsi dalla località balneare di Torre Faro a Messina per raggiungere la sponda opposta nel punto calabrese di Santa Trada, Villa San Giovanni. Circa tre chilometri di abbracciate nel tratto doppiamente bagnato dai mari Ionio e Tirreno, punto in cui si celano i segreti dello Stretto nel connubio tra meraviglia e fragilità. Il primo a toccare la riva calabrese è stato Alfonso Motolese – 52 minuti e 31 secondi – in coppia con Debora Lobreglio e seguito da Claudio Guarneri.

I primi tre ad arrivare alla riva della sponda calabrese

A raccontarci l’esperienza è stato Renato Eduardo Amodeo, biologo specializzando in Genetica Medica presso l’università di Messina e alla sua quarta partecipazione consecutiva.

Renato Eduardo Amodeo sulla barca ColapesceI di rientro dalla traversata


Quest’anno si riconferma la vostra presenza. Come si compone la squadra?
A fare strada, sei anni fa, è stato Claudio Guarneri, docente di dermatologia presso l’UniMe, ex nuotatore e pallanuotista. Da quattro anni ad oggi, tramite passaparola ci siamo ritrovati a vivere questa esperienza di condivisione e di sport puramente dilettantistico. Con me hanno nuotato: Alfonso Motolese, Andrea D’Aloja, Antonio Di Tano, Lucia Peterle, Debora Lobreglio, Rossella Brusa, Vittorio Gradellini, un gruppo di dottori e specializzandi in dermatologia e non solo, provenienti da più università italiane e accumunati dalla sfida di attraversare a nuoto lo Stretto.


Cosa significa fisicamente e mentalmente attraversare lo Stretto?
Abbattere un limite. È passare oltre il gradiente di marea. Nel mezzo tra i due mari, comandano le correnti che sono a loro volta governate dalla luna. Lo Stretto è una specie di imbuto con una sella che va dalla parte più profonda dello Ionio, verso quella meno del Tirreno. La corrente accelera risalendo la parte ionica e porta acqua fredda. Dal tirreno, invece, scende nello Ionio acqua a temperatura più alta. Questo scambio avviene ogni sei ore e l’influenza della luna è tale che nella scelta delle date della traversata si prediligono le condizioni di ‘quarto di luna’ più favorevoli a ricreare una corrente che agevoli il nuoto. Il corpo subisce l’influenza di queste correnti diverse, spesso anche molto gelide. È mare aperto, per cui facilmente perdi la direzione nonostante ci siano le barche a delimitare le aree di percorrenza. Occorre rimanere molto concentrati nel mantenere il ritmo. I primi cento metri sembra che tu abbia già fatto un chilometro e invece si è appena partiti.

La squadra sul versante messinese pronti alla partenza


Quali sono le emozioni dell’attesa, del corso e del dopo traversata?
Durante tutto il percorso di preparazione, da quando iniziamo ad indossare la muta e poi nel momento di salire sulla barca – inizia a crescere l’ansia – senti il mare. È un confronto che non ti aspetti, questo con l’acqua, che da un lato ti carica e dall’altro ti demolisce. Dopo i primi mille metri, inizi a sentire la debolezza. Le ultime abbracciate sono quelle in cui si scherza e ci si incoraggia a suon di: “Dai ragazzi che siamo arrivati!”. L’approdo è pieno di felicità e voglia di raccontare quanto è accaduto nel tragitto. L’impatto psicologico è fortissimo, una vera sfida contro te stesso, contro il mare.


Dalla tua prima partecipazione ad oggi: quale è la novità della traversata?
Il fine. Tutto è nato da un coinvolgimento tra il mio amico Alfonso e il professore Guarneri, che già aveva sostenuto la traversata. Da allora è diventata una vera tradizione anche dovuta al fatto che è un appuntamento annuale: ci prepariamo ed alleniamo nei mesi precedenti con la voglia di fare sport e condividere l’esperienza. Infatti, è bello anche il post traversata. Ritornati sul versante messinese, tutti insieme trascorriamo il resto del pomeriggio sulla spiaggia. Con il nostro impegno ed esempio, vogliamo lanciare un messaggio che è quello della buona pratica sportiva come strumento per il benessere e per la condivisione delle esperienze. Valori fondamentali per noi giovani.


Da quest’anno si potrebbe intravede un abbozzo strutturale del ponte sullo Stretto. Se così fosse, cosa ne sarà della traversata?
La traversata, come evento in sé, non dovrebbe essere coinvolta ma ci pensiamo spesso perché il ponte andrebbe a ledere la bellezza paesaggistica, l’ambiente marino e naturale.


Articolo pubblicato su Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dei ventenni