Photo by Alexander Krivitskiy on Unspla
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La vita è una e l’anoressia si può sconfiggere

Intervista a Fabiana Negrini

Il 15 marzo è la Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata alla lotta contro i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Anoressia, bulimia, binge eating: se dapprima erano considerati taboo, oggi i giovani sono incoraggiati a parlarne. Incontriamo Fabiana Negrini che dà la sua testimonianza sui social sui disturbi alimentari di cui ha sofferto in passato. Fabiana è diventata un modello per le persone che la seguono e il suo percorso è di aiuto per molte di loro.

Ciao Fabiana, raccontaci un po’ di te…

Sono Fabiana, ho 21 anni, vivo a Guidonia ma sono ligure. Ho fatto la magazziniera ed ho seguito alcuni corsi su alimentazione e dimagrimento. Da poco sono diventata personal trainer. Non sono un medico, un nutrizionista o uno psicologo, ma do un messaggio di speranza alle persone che vogliono chiedere aiuto nell’ambito dei disturbi alimentari. Su Instagram mi arrivano moltissimi messaggi e do consigli sulla palestra, che è una cosa che mi fa stare bene, mi appassiona e mi fa piacere poter aiutare.

Sei comparsa spesso in TV come testimonianza importante contro l’anoressia. Quando è iniziato il tuo percorso?

Verso i 14-15 anni e senza che io stessa me ne accorgessi. Prima di rendermi conto di avere un problema c’è voluto del tempo. Il disturbo alimentare è dato da un disturbo che si ha dentro. Solo dopo ho realizzato che la situazione familiare è stata il fattore scatenante: non ho un bel ricordo dei miei genitori insieme. L’adolescenza è un periodo fragile ed io sfogavo questa sofferenza sul cibo, saltavo i pasti, ingannavo mia madre, le dicevo che mangiavo ma non era vero. Così mia mamma mi portò da una nutrizionista, ma io non la seguii.

Ad ottobre 2015 fui ricoverata per la prima volta perchè ero arrivata a pesare 40 kili.
Feci 3 mesi di ricovero ma, una volta tornata a casa, stavo di nuovo malissimo ed ero tornata al punto di partenza.
Avevo tante sintomatologie dell’anoressia, ero iperattiva. C’è un mondo dietro a questa malattia.
Successivamente i miei genitori si separarono e mi ritrovai da sola con mia mamma e mio fratello. Abbandonai tutte le cure, tranne lo psicologo e proprio da lì è iniziata la discesa.
Mentalmente ascoltavo più la malattia che la parte razionale di me.  

A luglio 2016 pesavo 27 kg, il braccio sinistro mi si era paralizzato, avevo perso tutti i muscoli, non riuscivo più a fare le scale, anche gli organi ne risentivano.
Sono arrivata a chiedere aiuto a mia madre ma da una parte non ce la facevo più fisicamente e mentalmente.
Avevo interrotto le visite dal mio psicologo perchè in quel periodo si trovava in Africa; quando rientrò in Italia ero in fin di vita e mi disse “stai morendo, ti devo portare in ospedale“.
Mi portarono in rianimazione perchè avevo il fegato messo malissimo e i battiti molto bassi.

L’anoressia è un auto distruggimento, un suicidio lento.
Ma quando mi  svegliai, dissi “se sono ancora qua c’è una ragione: voglio farmi aiutare“.
Volevo essere una ragazza normale con dei sogni e dei progetti ma la malattia mi aveva tolto tutto questo. 
Da lì è iniziato il mio percorso di riabilitazione, sono stati mesi difficili tra l’ospedale e un’altra struttura dove vengono curati i disturbi alimentari.
Ho capito che il mio punto debole era la famiglia e dovevo imparare a conviverci.

Hai ricevuto supporto dalla scuola, dai tuoi professori e dai compagni di classe?

Se ne sono accorte due professoresse ed hanno parlato con mia madre.
Durante il ricovero ci sono stati compagni di classe che mi sono stati vicino e durante le gite scolastiche ho trovato il supporto di una mia professoressa che ha capito le mie esigenze alimentari e mi è venuta incontro.

Oggi segui una dieta particolare?

Seguo una dieta variegata, peso le cose, mangio nelle giuste dosi. Ho imparato a conoscere il mio corpo e mi piace capire come è fatto per prendermene cura sia dal punto di vista alimentare che sportivo.

Qual è il progetto per il futuro e quali gli obiettivi che ti poni oggi?

Il mio sogno è quello di aprire un negozio di fitness e mi piacerebbe seguire qualche persona in più una come personal trainer.
Voglio aiutare più persone possibili e sensibilizzare su questo argomento.

Cosa consigli alle persone che soffrono di disturbi alimentari?

Consiglio di farsi seguire da un nutrizionista, da uno psicologo o psichiatra e di non aver paura di esprimere le proprie emozioni. Anche per me all’inizio non è stato facile parlarne ma ho capito che le persone che ne sono uscite devono dare anche loro questa testimonianza.
La vita è una e la malattia si può sconfiggere.

@fabinegrini

Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei ventenni