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La condizione dei giovani in Italia post-Covid19

Il 2021 ha segnato l’ingresso nel terzo decennio del XXI secolo e lo scenario che lo ha accompagnato non è dei migliori. La pandemia di Covid-19 e tutte le sue conseguenze hanno caratterizzato il 2020 e continuano ad influenzare la vita anche in questo nuovo decennio. L’Italia come pensa di affrontare questa crisi e soprattutto come si è comportata nei confronti dei giovani? Il “Rapporto giovani 2020” evidenzia, ancora una volta, i limiti che l’Italia ha nel dare ai giovani gli strumenti e le occasioni necessari per contribuire alla crescita del Paese e a realizzare i propri progetti di vita.

La crisi economica della fine del primo decennio e la conseguente recessione del secondo, non sono state un trampolino di lancio per nuove opportunità per i giovani, anzi, il Paese si è dimostrato ancora una volta incapace di mettere al centro i bisogni delle nuove generazioni, relegando ai margini i progetti e le riforme che interessano questa fascia della popolazione.

L’emergenza sanitaria ha portato con sé voglia di rilancio e segnali positivi nella società e in alcuni settori dell’economia, ma l’Italia saprà ascoltare questi segnali e incanalare le giuste risorse per sviluppare questo  percorso di rinascita? A questo interrogativo non è possibile dare risposta nell’immediato, ma la fiducia che qualcosa possa finalmente cambiare certo non manca.

I giovani sono molto attenti riguardo alle professioni del futuro, sono consapevoli della direzione in cui sta andando il mondo del lavoro e conoscono bene le professioni attinenti alla robotica, all’intelligenza artificiale e al machine learning.

Tuttavia, in Italia le possibilità di adeguata formazione e valorizzazione delle risorse sono sempre più scarse e questo porta inevitabilmente ad una minore crescita economica, ad un aumento delle diseguaglianze sociali e a squilibri democratici, come ben sottolineato dal coordinatore scientifico dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo, Alessandro Rosina. Le conseguenze dell’emergenza sanitaria ovviamente non aiutano a migliorare il quadro e, prosegue Rosina, se l’atteggiamento e gli strumenti rimarranno quelli pre-covid, sarà inevitabile assistere ad un peggioramento delle condizioni e delle prospettive dei giovani nel nostro Paese.

Come è facilmente intuibile la condizione economica dei giovani in Italia è eterogena con un picco verso il basso per quanto riguarda i giovani del Sud. I dati Istat presi in considerazione nel Rapporto giovani, mostrano come la percentuale di giovani che non studiano e non lavorano (cosiddetti NEET), sia decisamente più alta al Sud rispetto al resto del Paese. Al contrario, i giovani del sud sono decisamente più ottimisti rispetto a quelli del resto d’Italia per quanto riguarda il futuro e guardano al lavoro come uno “strumento di autorealizzazione” e una “fonte di successo”, a differenza dei giovani del Nord che lo considerano un mero “strumento per procurare reddito” e di conseguenza fonte di fatica e di stress.

Il tasso di disoccupazione giovanile resta però tra i più alti in Europa e anche il numero di NEET è in costante aumento e l’appello alla politica affinchè metta in campo azioni concrete per dare fiducia e nuove prospettive alle giovani generazioni è importante che venga ascoltato perché solo con un investimento cospicuo è possibile dare futuro al Paese. Se manca la fiducia delle istituzioni e un investimento concreto, come sarà possibile per i giovani raggiungere l’indipendenza e costruire un’Italia migliore in futuro? Dare fiducia ai giovani è importantissimo, ma è ancor più importante dare mezzi concreti e fare riforme per aiutarli ed inserirli nel mondo del lavoro. I giovani non possono essere considerati il fanalino di coda di investimenti e riforme, sono coloro che danno speranza al futuro del Paese e dovrebbero avere i mezzi per provvedervi concretamente.

 I dati del rapporto mostrano anche come i giovani seppur attenti alle nuove tecnologie e al digitale non hanno smesso di dare importanza alle relazioni e al fattore umano, anche dopo il Covid, non sostituendo il mondo digitale a quello reale.

Il post-Covid dovrebbe quindi essere il momento migliore per resettare il sistema e riconsiderare adeguatamente le priorità del Paese prendendo in primaria  considerazione i giovani e sviluppando intorno a loro un progetto serio di investimenti e riforme.


Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei ventenni