Cantami, o (Pop) Diva

Tra musical e fanfiction, le nuove generazioni riscoprono i miti greci con occhi nuovi e valori immortali

Le storie della mitologia greca continueranno sempre a interessare le generazioni a venire, ma non tutto il merito risiede nel loro essere la culla della nostra civiltà. I miti costituiscono le basi solide della nostra letteratura e hanno definito il modo in cui ci raccontiamo, tanto che non solo chi ha fatto il liceo classico li apprezza superata la maggiore età, ma ammaliano a distanza di tempo e spazio arricchendo le storie del presente mostrandocele con una luce nuova.

Come fanno? Gli dèi e gli eroi greci ci allontanano dal concetto cristiano di onnipotenza e onniscienza della religione e il risultato sono storie con protagonisti i cui poteri e capacità sovrannaturali diventano un pretesto per smascherare difetti essenzialmente umani.

Soprattutto, il modo in cui parlano di amore e diversi tipi di amore è sempre attuale. Non si contano i rifacimenti del mito di Orfeo ed Euridice, dal più recente prodotto cinematografico Ritratto di una giovane in fiamme al musical indie punk Hadestown, vincitore del Tony Award al miglior musical nel 2019. Il pubblico continua imperterrito a sperare che Orfeo non si giri, perché le migliori storie d’amore sono condite dalla tragedia e ci fanno riflettere su come l’amore non basta. Ciò che continua ad appassionare del mito è capire che la società degli uomini rende l’amore un lusso, soprattutto se quel lusso viene capitalizzato e precluso da fattori esterni.

Lo stesso vale per Achille e Patroclo, eroi della guerra di Troia che condividevano un legame ambiguo, la cui vera natura è oggetto di controversie. Solo tramite recenti riletture dell’Iliade si è esplorata la possibilità che fossero amanti, oltretutto amanti tra i più tragici e shakespeariani. L’amore proibito per tanti motivi, legati principalmente al modo in cui viene e veniva vista l’omosessualità, al modo in cui i valori di una mascolinità tossica e misogina venivano imposti in limiti ben definiti ci rende impossibile non appassionarci al loro destino, soprattutto se raccontato così bene come nel libro di Madeleine Miller “La canzone di Achille”.

Quello che sta portando le nuove generazioni, soprattutto oltreoceano, ad approfondire la conoscenza dei miti greci, sono romanzi come questo che riscrivono quasi come in una fanfiction storie fisse nell’immaginario comune per renderle attuale e la Miller in questo è riuscita a imporsi, anche grazie al suo secondo romanzo “Circe” che dà al personaggio dell’Odissea una rilettura femminista che si accosta alla riappropriazione del ruolo della “strega” nella letteratura, non più mostro per natura malvagia e demoniaca, ma mostro come essere pericoloso e imprevedibile che si ribella al sistema patriarcale e rifiuta il ruolo imposto di moglie e madre sottomessa.

La flessibilità con cui miti antichi vengono ancora adattati alle vicende umane contemporanee ne testimoniano la capacità – mai messa in dubbio, per altro – di riuscire a raccontare ancora qualcosa, arricchendo i testi tramandati senza urlare alla censura o all’alterazione degli “originali”. D’altronde non importa quanto le storie siano importanti, a volte basta solo saperle raccontare.


Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei ventenni