Quando tra marzo e maggio siamo stati più o meno tutti confinati nelle nostre case, senza poter uscire, nessuno o quasi si sarà accorto forse che c’era qualcos’altro che non poteva uscire e che non poteva muoversi dai propri cancelli: le materie prime. Alcune di queste materie prime, per lo più metalli necessari alla tecnologia, sono considerate critiche dalla Commissione Europea e i due terzi delle materie prime critiche arrivano in Europa dalla Cina. Ciò basti per immaginare i danni della pandemia di COVID-19 anche sul trasporto delle materie prime e sull’industria europea.

Le materie prime vengono classificate dalla Commissione Europea, insieme a diversi gruppi di esperti. É interessante sapere che i partecipanti e le riunioni di tali gruppi sono pure riportati nel rapporto pubblicato, in segno di massima trasparenza.

La prima lista è stata pubblicata nel 2011 ed esaminava 41 materie prime, 54 nel 2014, 78 nel 2017 e 83 nel 2020. Di fatti, ogni tre anni vengono incluse nuove materie prime potenzialmente critiche ma che non necessariamente si rivelano tali: è il caso dell’idrogeno incluso per la prima volta nel 2020 e di crescente importanza per l’economia verde ma non critico perché prodotto più o meno facilmente in tutta Europa.

Le materie prime vengono classificate in base alla loro importanza economica (acronimo inglese EI) ma anche in base al rischio di rifornimento (acronimo inglese SR). Il rischio di rifornimento corrisponde al rischio di interruzione del rifornimento di una materia prima: esso si basa sulle risorse di un Paese e sulla sua capacità di import/export, ma è influenzato anche da singoli eventi come la pandemia di COVID-19. L’importanza economica si basa, invece, sull’importanza di quella materia per l’UE per applicazioni finite e sulle prestazioni di possibili sostituti in tali applicazioni. 

I risultati dello studio di criticità del 2020 sono riportati in Figura 1, dove in rosso sono segnate le materie prime critiche. Una materia prima è considerata critica quando ha, allo stesso tempo, un rischio di rifornimento >1.0 e una importanza economica >2.8.

Figura 1 • Risultati degli studi di criticità delle materie prime nel 2020. *HREEs è l’acronimo inglese di terre rare pesanti e *LREE è l’acronimo inglese di terre rare leggere

Alcune materie prime critiche sono note come il cobalto o i metalli del gruppo del platino. Ma perché il tungsteno è il metallo con l’importanza economica più alta? E cosa sono queste terre rare, che hanno anche il più alto rischio di rifornimento? Perché dopo tanto rumore sul ‘Green Deal’ presentato nel dicembre 2019, il carbone è diventato nel 2020 materia prima critica? E perché lo stronzio è diventato critico per l’Europa? Nei prossimi articoli, le risposte a questi quesiti!

Autore: Martina Orefice

Martina è nata e cresciuta a Napoli, in Italia, dove si è laureata alla Federico II in Scienze Ambientali (2010, triennale) e in Ingegneria Chimica (2012 e 2015). Nel 2019, ha conseguito un dottorato in Chimica alla KU Leuven di Lovanio, in Belgio, all’interno di un progetto europeo H2020-MSCA. E’ impegnata nel gruppo di ricerca SOLVOMET, nonché nell’Insituto SIM2 KU Leuven, in progetti europei per il recupero di metalli critici da risorse secondarie. La sua passione per le materie prime secondarie e per l’economia circolare viene da un gioco da tavola sul Pianeta Terra che l’ha portata, all’età di 10 anni, a decidere che quella sarebbe stata la sua strada.

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