Spesso risultiamo contaminati dalla società che ci circonda, tanto da non percepire i nostri reali interessi. Questo accade continuamente, dalle scelte su ciò che mangiamo fino a ciò che indossiamo. Ciò che spaventa è la paura di allontanamento da ciò che realmente desideriamo, come se questo non fosse già difficile senza l’inquinamento sociale. In questo buco enorme di insicurezze, molti trovano rifugio negli interessi più vicini a ciò che comprendono, o pensano di comprendere, al meglio. 

L’ambita sicurezza personale si ciba di ciò che conosciamo e fugge faticosamente da ciò che non ha avuto modo di apprendere, così da chiudere fuori quella parte di mondo considerata ostile al nostro essere. Ci difende dal terrore di non essere abbastanza ma ci chiude in una bolla di percezione viziata dalle nostre paure. Da un lato, ciò ci rende limitati, quasi schiavi, dal momento che, col passare del tempo, ne diventiamo sempre più assuefatti e sempre meno capaci di uscirne. Dall’altro ci caratterizza, ci rende unici nell’infinito mare di possibilità che rende l’uomo il primo degli animali sociali.

Oggi l’insicurezza è figlia del vissuto: non è vero che i giovani di questo contesto sociale siano più insicuri, semplicemente è il nome che oggi diamo alle nostre paure. Ci è stato insegnato che l’insicurezza è un limite, un difetto, ed è questo insegnamento ad averla resa limite e difetto. Non riusciamo ad uscirne, non riusciamo ad imparare da essa, se non a rifiutarla e ripudiarla. Chi ci riesce viene etichettato quale “vincente”, chi ne rimane vittima “perdente”, “debole”. Tuttavia, nessuno di questi due esempi convive correttamente con la propria inadeguatezza sociale, il primo cerca solo di nasconderla agli altri, il secondo la mostra più di quanto la società ritenga sufficientemente sopportabile. 

È in questo complesso meccanismo umano che crescono gli interessi personali, le passioni per cui tanto lottiamo. Crescono in questo ambito perché sentiamo il bisogno di trovare la giusta culla per il nostro stato d’animo. Sin da bambini ci troviamo legati ad un tema invece di un altro, scaviamo tra le informazioni che ci arrivano per sentito dire e in quella busta di immense possibilità cerchiamo quella che più ci rappresenta. 

Le passioni ci condizionano per tutta la vita, ci aprono porte che contrariamente ci apparrebbero chiuse, ci fanno tirare fuori il coraggio che diversamente terremo nascosto solo ai discorsi solitari della nostra camera da letto. Non è tanto strano che la passione di trasformi in fanatismo, che venga accumunata ad esaltazione e delirio. Questo perché stimola all’interno di ognuno di noi il bisogno di viverla, il costante inseguimento della stessa e il quasi annullamento della nostra parte razionale per seguire quella irrazionale. Sarebbe riduttivo ricollegare la passione al solo aspetto sentimentale; ha difatti invaso le nostre vite invadendo e travolgendo ogni ambito sociale: non solo l’arte, la musica, il cinema, lo sport, ma tutti quegli ambiti che permettono a noi stessi di sentirci capiti nella solitudine ed apprezzati nel rapporto gli uni con gli altri. Molti sono fortunati a fare delle proprie passioni il proprio lavoro, altri si sono ritrovati a fare del proprio lavoro anche parte delle proprie passioni. 

È proprio grazie all’enorme impeto che ci spinge ad inseguirle che le passioni ci tranquillizzato e ci aiutano ad affrontare la nostra insicurezza: ci sentiamo attratti, almeno in prima battuta, da persone che possiedono i nostri stessi interessi perché apparentemente questo ci permette di sentirsi capiti. La comprensione da parte degli altri è uno degli aspetti più importanti dell’evoluzione sociale perché più cresciamo e più ciò che ci appare distante da noi ci spaventa. Smettiamo di buttarci a capofitto nelle cose per paura di fallire e falliamo per paura di sbagliare. 

Credo perciò che debba essere il primo dei punti di partenza, quello di puntare tutto su ciò che ci faccia stare meglio, e perché no, farci condizionare, sbagliare per farci capire l’errore e darci modo di ricominciare. Le insicurezze ci rendono umani, ci rendono imperfetti ma ci permettono di affrontare la vita essendo noi stessi, e non la rappresentazione di ciò che dovremmo essere. 

Quindi ben venga affrontare una delusione ascoltando Battisti, decidere di aprire una galleria d’arte perché commossi dentro il Musée d’Orsay, esultare per un gol allo stadio, lottare per i diritti assistendo coloro che hanno meno voce di noi, scrivere una poesia e chiuderla in un cassetto in attesa del giorno che leggerla ci farà sorridere di ciò che si è vissuto o piangere di ciò che si è perduto. 

Ben venga farlo per lavoro, ma non di meno farlo perché si ha il piacere di farlo, lottare sempre col fiato in gola per ciò che si ama e amarlo per tutto il tempo che ci è concesso.

A proposito dell'autore

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Classe 1992, abruzzese come gli arrosticini, innamorata di Roma dal giorno in cui ha visto per la prima volta il Colosseo illuminato dalla sola luce della luna. Laureata in Giurisprudenza per caso, si ciba di De André, Scorsese ed Inter da quando ne ha ricordo. Facilmente impressionabile tanto da piangere all'ascolto di 'Comfortably Numb' live, totalmente negata quando si tratta di parlare di sé, ama scrivere, soprattutto di notte, perché le notti sono sempre troppo lunghe per non riempirle con i propri pensieri

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