Siamo definiti come la generazione senza confini.
Non ci tiriamo mai indietro, siamo pronti a scoprire il mondo, custodendo gelosamente i nostri affetti, le nostre passioni, non in capienti valigie ma nel nostro cuore.
I nostri percorsi personali sono sì travagliati, ma raggiungono mete inaspettate. Scopriamo nuove culture, nuovi modi di vivere che ci insegnano che possiamo essere meritocraticamente valorizzati per il nostro lavoro

Alessia Zinnari ci descrive il suo percorso, raccontando cosa rappresenta per lei essere una donna italiana, una donna che lavora all’estero e come vivere a  Glasgow possa cambiare il proprio atteggiamento verso una società prettamente patriarcale.

  • Cosa ti ha spinto a trasferirti a Glasgow, in Scozia?

È iniziato tutto con un progetto ERASMUS. Stavo facendo la magistrale in Traduzione a Torino, e ho fatto domanda per un ERASMUS Placement, che sarebbe la modalità con tirocinio anziché studio.
Sono arrivata a Glasgow neanche due mesi dopo aver saputo di aver vinto la borsa, che consisteva nel lavorare col Dipartimento di Italiano della University of Strathclyde.
Mi sono trovata davvero benissimo, mi hanno accolto con un rispetto e una fiducia mai provate prima nel mondo del lavoro in Italia. Lavoro ancora per loro, ma tutto questo entusiasmo mi ha anche spinta a fare domanda per un master e poi per un dottorato in letterature comparate alla University of Glasgow, dove lavoro al momento.

  • Il tuo dottorato si occupa di tematiche umanistico-letterarie e di femminismo. Puoi spiegarci nel dettaglio di cosa si tratta?

Con il mio progetto mi occupo di scrittura autobiografica della malattia mentale, e in particolare della (ri)costruzione del sé femminile e del superamento del trauma attraverso la scrittura.
Mi concentro su due testi in particolare: Down Below, della pittrice e scrittrice inglese Leonora Carrington, e L’altra verità, il diario dell’ospedalizzazione psichiatrica di Alda Merini. La mia metodologia è radicata nel femminismo, critica letteraria, antipsichiatria e studi del trauma. Il mio obiettivo principale è dimostrare come questi testi, che hanno ottenuto poco successo sia di pubblico che accademico, possono essere paragonati ad altri importanti capolavori della narrazione psicoanalitica, come La coscienza di Zeno o The Yellow Wallpaper. Mi interessa molto analizzarli anche come testimonianze storiche e denunce politiche degli orrori del manicomio narrati dal punto di vista del paziente piuttosto che da quello dei medici o delle istituzioni.
In poche parole: Carrington e Merini erano due donne fortissime e due menti brillanti e voglio parlare di loro perché non hanno avuto il riconoscimento che meritano e ritengo abbiano ancora tanto da dire.

  • La concezione della donna in Scozia è differente rispetto all’Italia?

Domanda interessante…devo dire – anche se non senza una nota di tristezza – che purtroppo sì, lo è, e questo è uno dei motivi che mi ha spinta a rimanere nel Regno Unito. Con questo non voglio dire che qui si sia raggiunta la parità dei sessi (ci sono ancora vergognose differenze di genere sui salari e per esempio nel mio ambito, quello accademico, ancora troppe persone bianche, borghesi e di sesso maschile raggiungono posizioni di prestigio), ma qui sono sicuramente più vicini alla causa femminista che non in Italia.
Purtroppo, ‘da fuori’, l’Italia è vista ancora come una nazione di stampo prettamente maschilista e patriarcale. Personalmente, considerando non solo la politica e la televisione italiana ma anche le mie esperienze personali, non mi sento di prendere le distanze da questo giudizio.
Le mie studentesse che vanno in viaggio studio in Italia tornano sempre un po’ traumatizzate dall’approccio spesso ‘predatorio’ dell’italiano medio, e quando mi fanno degli esempi mi rendo conto che per anni ho sopportato cose per me ‘normali’, ma che non lo sono affatto. E con questo non mi riferisco solo alla palpata nella discoteca, ma anche a situazioni di sottomissione intellettuale e verbale, come essere vittima del cosiddetto ‘mansplaning’, ovvero il confronto con il soggetto maschile che non accetta di essere messo di fronte ad una donna altrettanto intelligente, e finisce per dover sminuirla spiegandole cose che lei, molto probabilmente, sa già, con il solo proposito di sentirsi superiore.
Purtroppo adesso quando questo mi capita ho un approccio abbastanza intollerante e tendo a reagire in maniera, diciamo così, ‘severa ma giusta.’ lo chiamo ‘The Glasgow Effect’.

  • Secondo te Glasgow è una città a misura di donna?

Purtroppo penso che sia difficile trovare una città davvero a misura di donna. Glasgow è un posto rinomato per la pericolosità, la violenza e il consumo di eroina, ma stranamente mi sono sentita più in pericolo in altre città che non qua. Negli ultimi anni, soprattutto con i Commonwealth Games del 2014, questa meravigliosa città sta decisamente rifiorendo e oggi, per esempio, ho visto che è la meta numero 10 della guida dei posti da visitare nel 2018 pubblicata dal The New York Times. Il fatto che non sia una città troppo grande (fa circa un milione di abitanti, è la seconda città più grande del Regno Unito, ma nulla in confronto a Londra) la rende molto gestibile, e dopo cinque anni che sono qui mi sento davvero a casa. I Weegies (le persone di Glasgow) sono famosi per la loro gentilezza e battuta pronta (oltre che per la capacità di bere dieci volte di più di qualsiasi altro essere umano, restando in piedi per oooore ed ore!). Da sempre mi piace scoprire le città in cui vivo andando alle serate da sola, e durante i miei primi due anni qui andavo sempre al Subclub (che è un club storico di musica elettronica). Mai successo nulla anche quando ero sola: solo gente tranquilla!

  • Cos’è per te il femminismo?

Lotta al patriarcato! In termini più pratici: non smettere mai di pensare, leggere e informarsi, e lottare ogni giorno per i propri diritti senza aver paura di essere scomode. Un tuo amico fa una battuta sessista? Non ridere e spiegagli cosa c’è di sbagliato, a costo di passare per la rompipalle del gruppo. Dando il buon esempio si creano reazioni a catena e circoli di solidarietà che sono più potenti di quanto immaginiamo. Partire dal piccolo, supportare le donne accanto a te, per poi passare alle azioni grandi tutte insieme. Supporta tua madre, tua sorella, la tua migliore amica, la cassiera del supermercato, la ragazza più piccola che conosci all’università e che ti chiede consigli sul suo futuro, l’ex del tuo ragazzo (no scherzo, lei te la risparmio dai!).
Lettura consigliatissima: Living a feminist life, di Sarah Ahmed 

  • Cosa pensi dei recenti avvenimenti legati all’ambito delle molestie femminili sul lavoro?

Penso che sia un segnale che qualcosa sta cambiando veramente. Supporto totalmente qualsiasi donna vittima di molestie sessuali sia sul posto di lavoro che al di fuori. L’altro giorno ascoltavo questa fantastica serie di podcast che si chiama The Guilty Feminist, e una delle ospiti raccontava come le sia successo a 18 anni di essere attirata con l’inganno a casa di quest’uomo che le aveva promesso una parte come attrice. Nonostante sia riuscita ad andare via senza essere toccata, il senso di colpa nell’aver accettato l’invito e la paura di sentirsi dire che se l’era andata a cercare le hanno impedito di raccontare questa storia…fino ad oggi.

Dobbiamo smetterla di accettare questo senso di colpa come normale, o di sentirci dire che il pericolo ci viene a trovare perché ce lo meritiamo. Ho cancellato un paio di contatti Facebook dopo aver letto dei loro post pubblici in cui definivano Asia Argento ‘una mignotta’. Non per rigirare il dito nella piaga, ma anche in questo caso le reazioni al #MeToo dei miei amici (Facebook) britannici sono state nettamente diverse. Il mio ragazzo un giorno è tornato a casa e mi ha chiesto di parlarne perché mosso dall’orda di commenti di solidarietà e condivisione di esperienze negative che ha visto tra le sue amiche su Facebook.
Ho vissuto un’esperienza nuova e molto liberatoria nel raccontargli alcuni episodi del mio passato per niente piacevoli, e ricevuto tantissima comprensione e una nota di stupore da chi probabilmente non aveva idea che certe cose potessero essere successe a chi gli sta così vicino. Sono sicura che molte altre donne hanno avuto esperienze simili, e tutto questo grazie a chi ha avuto il coraggio di parlare e di iniziare una conversazione. Come dicevo prima, più si tiene acceso il desiderio di comunicazione e giustizia, più si va avanti.

  • Una donna italiana e una donna scozzese che ti hanno ispirato?

Sibilla Aleramo con il romanzo autobiografico Una donna e Liz Lochhead, la cui poesia ho avuto il piacere di ascoltare dal vivo.

  • Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Non sono brava a pensare ad un futuro molto prossimo, ma posso dirti che mi piacerebbe molto partecipare ad uno di quei progetti nelle coste del Pacifico in cui dei volontari aiutano baby tartarughe di mare a trovare la strada per l’oceano. L’ho visto in un documentario di David Attenborough e da allora ci penso ogni giorno!

A proposito dell'autore

Erika Rodighiero

Classe '88. Laurea Magistrale in Giurisprudenza. Praticante avvocato penalista. Appassionata di musica, suona basso, chitarra ed è una collezionista incallita di vinili. Ama leggere Bukowski ma ogni tanto non disdegna Cosmopolitan. Anche se abita in una tra le più calde regioni d'Italia, pratica lo snowboard.

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