Questo articolo è parte di una lunga serie di esperienze di ragazzi/e che sono riusciti a trovare una posizione di dottorato. Se volete dei consigli generali e leggere l’elenco di tutte le esperienze, consultate pure questo link.
Qui ci faremo ispirare dall’esperienza di Elisa (biologa molecolare), specializzata nella biochimica delle piante, che ha ottenuto il dottorato di ricerca presso l’Université de Grenoble (Francia).

Fare il dottorato all’estero è anche una scelta voluta.

Spesso fare il dottorato all’estero è una “scelta obbligata”. Ad esempio, se non ci sono posizioni disponibili nel settore/università che ci interessa in Italia. La mia invece è stata una scelta voluta e pianificata.

All’epoca svolgevo la tesi sperimentale di laurea specialistica a Torino. Quell’esperienza di ricerca si è rivelata straordinaria, tanto da spronarmi a continuare con il dottorato. A settembre ci sarebbe stato il concorso per una posizione nel mio istituto e di certo avrei avuto buone possibilità di passarlo. Tuttavia, durante i pochi mesi in laboratorio avevo avuto modo di osservare alcuni aspetti preoccupanti. I fondi per la ricerca si riducevano a vista d’occhio ed il personale altamente qualificato era costretto ad andare via. Infine, sentivo la necessità di partire per un periodo all’estero per capire cosa significasse vivere e fare ricerca al di fuori dall’Italia.

Ero decisa: avrei fatto il dottorato all’estero.

Trovare un dottorato è molto impegnativo.

Trovare il mio dottorato è stato alquanto impegnativo. Prima di trovare quella posizione ho contattato direttamente molti professori ed ho cercato informazioni su concorsi pubblici e bandi. (Un consiglio: per trovare informazioni utili, andate sul sito delle varie università che vi interessano. Con un po’ di fortuna, troverete i rimandi ai siti specializzati.) In questo modo, ho scovato un bando “internazionale” chiamato IRTELIS, che ogni anno assegna una ventina di posizioni di dottorato in vari istituti di ricerca francesi. Tra i progetti proposti ce n’era uno relativo alla fotosintesi che mi aveva attirato.

Inoltre, il centro di ricerca in questione era a Grenoble, il che mi avrebbe permesso di visitare spesso la mia famiglia a Torino.

Ho partecipato alla prima selezione di questo bando nel mio ultimo semestre di laurea magistrale. Per farlo, bastava inviare un documento con tutti i dati relativi al mio percorso di studi più una lettera di motivazione. Un mese dopo, scoprii di aver passato la prima selezione insieme a una settantina di studenti che si contendevano i 20 posti disponibili. A questo punto avrei dovuto affrontare un colloquio orale con una commissione giudicatrice, in un centro di ricerca nella banlieue parigina.

Potete ottenere una posizione anche in bandi palesemente destinati ad altri.

Prima del colloquio ricevetti una mail da quello che sarebbe diventato il mio futuro capo, che fino ad allora non conoscevo. Mi invitava a passare una giornata a Grenoble, in modo da conoscerci e ragionare insieme sulla preparazione al colloquio orale. La visita fu molto piacevole. Scoprii che il gruppo di ricerca era molto numeroso e conteneva esperti di fama in molti ambiti della fisiologia vegetale.

Questo mi spinse a dare il meglio di me al concorso orale e ad accettare poco dopo la borsa che mi venne offerta.

Il concorso orale, tuttavia, mi lasciò perplessa su un aspetto: nonostante il bando fosse definito “internazionale” e quindi destinato principalmente a stranieri (non francesi) la maggior parte dei miei rivali risiedevano già in Francia e avevano già fatto ricerca, nell’ambito della loro laurea specialistica, con il gruppo per cui concorrevano. La mia situazione era quindi un po’ anomala ed è stato un bene che abbia potuto incontrare il gruppo e parlare con tutti i membri prima della selezione: in questo modo ho potuto personalizzare la mia presentazione e spiegare precisamente cosa avrei potuto dare all’équipe e cosa l’équipe avrebbe potuto dare a me.

Aggiungo che non si tratta di un caso: anche il mio ragazzo all’epoca aveva provato un bando spagnolo, finanziato da un’importante banca (La Caixa) e si era trovato nella mia stessa situazione. Nel suo caso purtroppo non è riuscito ad ottenere il posto, ma un professore membro della commissione si interessò a lui e gli fece un’altra proposta. Perciò, anche se pensate che il concorso non faccia per voi o vi sentite degli “outsider”, non esitate a partecipare: si tratta sempre di un modo per prendere contatti con le persone che vi interessano e scovare nuove opportunità.

Tre cose da considerare prima di iniziare un dottorato.

Vorrei concludere con alcuni consigli per chi si appresta a cercare un dottorato, e che ho imparato sulla base della mia esperienza personale.

  1. Non esitate a fare domande, anche correndo il rischio di essere insistenti. La vostra carriera professionale potrebbe dipendere dal vostro dottorato, non rischiate di perdere tempo per un semplice errore di valutazione. Informatevi molto bene sia sulle caratteristiche dell’eventuale concorso, sia sul vostro futuro progetto. Nel mio caso, ad esempio, solo il primo giorno di lavoro mi venne rivelato un aspetto chiave del progetto che mi era stato tenuto nascosto fino alla fine (per ragioni di “segretezza”). Purtroppo se ne fossi stata a conoscenza prima non avrei probabilmente accettato la borsa.
  2. Non ignorate il vostro istinto. Il mio gruppo di ricerca era molto corposo e pieno di scienziati dalle grandi doti. Al contempo, l’atmosfera che si respirava non sembrava calda e amichevole come quella a cui ero abituata a Torino. Di certo, ogni laboratorio è a sé e la simpatia non assicura la buona riuscita di un progetto. Tuttavia, quello che avevo percepito durante il mio primo incontro era il coperchio di una vaso di Pandora ricolmo di conflitti interni che all’epoca non potevo nemmeno immaginare, e che ovviamente hanno avuto influenza negativa sul mio progetto.
  3. Non pensate solo al lavoro. Fare un dottorato può essere un’esperienza meravigliosa oppure molto dura. In ogni caso, se lo fate all’estero in un Paese che non conoscete e di cui non parlate la lingua, all’inizio sarete spaesati e avrete bisogno di costruirvi una nuova vita. Per facilitarvi le cose, cercate di scegliere un luogo che faccia per voi. Ad esempio, Grenoble è la meta ideale per chi ama la montagna. Se ciò che vi rilassa di più al mondo è una passeggiata ad alta quota o un weekend sulla neve, allora non esitate a sceglierla. Al contrario, se dopo una settimana fallimentare di lavoro l’ultima cosa che desiderate è mettervi gli scarponi ai piedi, allora vi conviene cercare altrove, in una città che meglio corrisponda ai vostri gusti, in modo che possiate facilmente ritrovare la carica quando serve.

A distanza di sei anni, adesso ho il mio dottorato di ricerca e sto finendo un post-dottorato sempre all’estero (in Svizzera questa volta). La mia esperienza di dottorato all’estero mi ha permesso di mettermi in gioco, imparare una lingua, acquisire indipendenza e crescere sia dal punto di vista professionale sia personale. Auguro lo stesso a tutti voi!

In bocca al lupo,

 

Elisa

A proposito dell'autore

Rocco Stirparo

Calabrese, 27 anni. Ha studiato a Pisa ed attualmente svolge il dottorato in Belgio (ricerca sul cancro). Amante degli esempi e delle metafore, adora raccontare e scrivere storie. Curioso da impazzire, è un ricercatore del dettaglio e delle sfumature, ma spesso perde di vista la sostanza. Oltre al suo ambito di studi, si interessa di tecnologia, start-up, politica, innovazione e tante altre cose su cui non è affatto preparato. È negato a scrivere autobiografie e giocare a tennis. Fondatore entusiasta di iWancy.

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