Spedizioni spaziali: lusso o necessità?

Qualche settimana fa, l’agenzia spaziale americana NASA ha annunciato in modo euforico l’atterraggio del rover spaziale “perseverance” su Marte. Una missione spaziale preparata da tempo, e che ha richiesto investimenti pari a circa 2,7 miliardi di dollari. Lo scopo della missione è cercare prove di possibili microrganismi ancestrali del pianeta rosso, quando aveva l’acqua, ed anche di testare la produzione di ossigeno per pianificare una futura colonizzazione umana. Missioni così ambiziose da sembrare un film di fantascienza.

Le immagini dei ricercatori e degli ingegneri esultanti all’atterraggio di “perseverance” hanno fatto il giro del mondo, contrastando i numeri di una pandemia che ancora non si accenna a fermare.

Ma un problema è giusto porselo: possiamo permetterci il lusso di spedire missioni spaziali?

I dubbi sono fondati, vista la crisi economica globale, con la disoccupazione alle stelle e moltissimi lavoratori costretti al lastrico a causa delle chiusure.

É utile, ed etico, spendere quasi 3 miliardi di dollari per mandare un rover su Marte?

La risposta breve è sì. E ci sono tre motivi a supporto della mia risposta.

Il primo motivo è che, al di la del numero assoluto, le cifre investite nelle missioni spaziali sono abbordabili più di quel che si potrebbe pensare. I 2,7 miliardi investiti per la missione spaziale perseverance sono diluiti negli anni in cui la missione si svolge. Basti pensare che l’Italia da sola riceverà 222 miliardi di recovery fund per il 2021, circa il costo di 100 missioni spaziali. E missioni spaziali di questa portata possono essere svolte anche dall’intera Unione Europea, e non da un solo paese, dividendo quindi i costi. Soldi che porterebbero lavoro per persone altamente qualificate, aiutando anche a trattenere i talenti.

Il secondo motivo è che moltissime delle tecnologie che ci stanno aiutando, anche in questa pandemia, sono frutto proprio delle ricerche “spaziali”. Pensiamo ai satelliti per comunicare in tempo reale, ad esempio. La pandemia di Influenza Spagnola, una malattia simile al COVID-19, causò molte più vittime anche per le difficoltà di comunicare in tempo reale e di informarsi cosí velocemente. E questo è solo un esempio delle svariate tecnologie che le varie missioni spaziali ci hanno fornito.

Il terzo motivo è questo tipo di investimenti e ricerche ci possono aiutare a prepararci ai futuri problemi globali. Sappiamo che non possiamo prevedere tutte le future crisi, ma proprio per questo occorre continuare a fare ricerca. COVID-19 è stata una crisi a 360 gradi, non solo sanitaria. La produzione massiccia di vaccini, il lavoro telematico ed altre soluzioni adottate in questa crisi dimostrano come l’innovazione deve avvenire continuamente in tutti i settori, senza esclusioni. Ben vengano spedizioni spaziali, ricerche mediche, ambientali, sociali e così via.

A conti fatti, non vi è alcun motivo per non investire in missioni spaziali, o nel progresso scientifico in generale.

Sono investimenti a lungo termine, ma il cui ritorno è garantito. Ed è proprio in questo momento di crisi che bisogna ricordarsi cosa ci sta portando fuori. Le missioni spaziali e le ricerche scientifiche sono un lusso che non possiamo permetterci. Non possiamo permetterci di non farle.


Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei ventenni