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Riapertura di teatri e cinema: c’è speranza?

In un periodo in cui il propagarsi di nuove varianti del coronavirus preoccupa e demoralizza, uno spiraglio di normalità viene direttamente dal ri-nominato Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, il quale, dopo aver concesso la riapertura dei musei nelle zone gialle (ma solo dal lunedì al venerdì), muove parole di speranza sulla riapertura di sale cinematografiche e teatri, sottolineando la volontà di compiere piccoli passi verso la ripresa delle attività culturali, specificando la necessità di garantire le dovute misure anti-Covid. 

Va specificato che la situazione attuale in Italia è analoga in molti paesi europei, come Francia, Germania, Regno Unito, che stanno attuando le medesime procedure e continuano a rimandare una possibile riapertura per la paura di incentivare un incremento della diffusione del virus. 

Ciò nonostante, durante la riunione del Comitato tecnico-scientifico del 24 febbraio, si è discusso con il Ministro Franceschini dell’attuazione dei possibili protocolli integrativi di sicurezza elaborati della Direzioni generali del MIBACT sulla base dei dati forniti dalle varie associazioni dei lavoratori dello spettacolo, dal cinema allo spettacolo dal vivo. 

Un cambio di direzione da parte del Governo sulla riapertura si è reso necessario anche alla luce della realizzazione del Festival di Sanremo 2021, organizzato con non poche polemiche proprio a causa del divieto di apertura di teatri e cinema, e che ha dovuto necessariamente rinunciare al suo pubblico, oltre che ad attività collaterali come il Dopofestival.

Sebbene la possibilità di riaprire diventi sempre più concreta, non mancano reazioni da parte dei lavoratori dello spettacolo contro le misure anti-Covid imposte al settore: dalle proteste in varie piazze italiane, come accaduto a Milano o Genova, all’accensione delle luci simultaneamente all’interno dei teatri vuoti, lo spettacolo chiede a gran voce di essere ascoltato per evitare un appiattimento culturale dal quale sarà tanto difficile ma estremamente auspicabile rinascere e splendere più di prima. 


Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei ventenni