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Educazione emotiva: necessità di un’alfabetizzazione sul linguaggio dell’Amore

Nell’analisi di una costruzione sul sé relazionale, consultiamo il parere della Dottoressa Ameya G. Canovi, psicologa e autrice, esperta nello studio delle relazioni familiari e della dipendenza affettiva, provando ad individuare alcuni degli aspetti basilari ad una relazione affettiva che possa definirsi salubre.

Il suono della campanella di inizio anno è stato contrassegnato dall’attuazione di un programma educativo, attivo sino al 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, incentrato sulla sessualità ed affettività, promosso dal ministero dell’Istruzione e del Merito. Il percorso, che rappresenta una risposta di intervento temporanea rispetto ai fatti di cronaca registrati nelle ultime settimane sul territorio del nostro Paese, è sviluppato sul modello  della “peer education”, un metodo formativo basato sullo scambio di conoscenze tra pari che favorirebbe negli studenti, coadiuvati dalla guida di esperti, l’acquisizione di importanti benedici in termini di conoscenza e consapevolezza.  Crede che l’adozione di programmi ministeriali obbligatori possa contribuire al radicamento di una cultura del cambiamento incentrata sul “valore del rispetto” nei riguardi della persona? Un’educazione emotiva ed affettiva nelle scuole è, senza dubbio, un segnale positivo  di crescita. Tuttavia occorre tenere presente alcuni aspetti: il problema della violenza, agita o assistita, è sistemico. Questo significa che è infiltrata nelle varie popolazioni, nei vari gruppi ecc. Un’educazione in tal senso deve essere sviluppata necessariamente anche al di fuori del contesto proprio dell’istruzione. Serve una sensibilizzazione capillare capace di favorire lo sviluppo di una consapevolezza sociale che, partendo da un’alfabetizzazione del linguaggio adulto, consenta, a sua volta, di sviluppare una sensibilizzazione, educazione ed informazione della popolazione più giovane: possiamo educare i più piccoli con gli strumenti di cui disponiamo; tramandiamo ciò che abbiamo e ciò che siamo!

Crede che la scuola possa vantare una responsabilità etica ed educativa nello sviluppo di crescita emotiva o quantomeno contribuirvi? La scuola, offre sì un contributo importante, ma, da sola, risulta insufficiente nella mission:  non può essere considerata sostituto suppletivo di una responsabilità educativa richiesta, per prima, all’interno di un contesto di crescita. Oggi abbiamo un indice di tolleranza estremamente alto del concetto di violenza. Si rende quindi necessaria una “ristrutturazione del pensiero sociale” su questo tema che coinvolga trasversalmente ciascuna realtà, agendo quindi su più fronti ed in più ambiti di vita.

“ La letteratura è nevrosi e per questo è così essenziale alla cultura moderna, proprio perché è il suo sogno, il suo sintomo, la sua malattia”, Giorgio Manganelli. Alcuni testi delle canzoni radiofoniche assolutizzano l’atto libidico come aspetto prevalente dell’equilibrio relazionale amoroso. Una rieducazione delle proprietà di linguaggio, adottata nel campo semantico dell’affettività, attraverso lo studio dell’arte, in senso trasversale, può contribuire nella crescita di consapevolezza emotiva oltre che ad  un maggior senso di responsabilità rispetto anche al proprio agire? Ho avuto occasione di soffermarmi sui testi delle canzoni in quanto nel collettivo sono presenti talune rappresentazioni sociali. La rappresentazione cantata o narrata nei romanzi,  così come descritta nelle poesie, descrive spesso un amore passionale, infelice, languido, malinconico o addirittura maledetto. Tutto ciò non è però da demonizzare:  sono aspetti che risultano essere elementi attivanti nell’immaginario collettivo, basti pensare alle trame cinematografiche o teatrali nelle quali la passione conduce al vissuto di un dolore lacerante. Al contrario, una narrazione sopita rischierebbe di divenire scontata, priva d’anima. E’ importante quindi che entrambe le narrazioni permangano. Ben venga un “processo di aggiunta”, quindi  un’integrazione capace di offrire, ai lettori, chiavi di lettura nell’analisi di un microaspetto relazionale che non è quello quotidiano ed auspicabile. Serve offrire codici interpretativi capaci di “ristrutturare” un ideale di pensiero largamente accettato dalla collettività:  come  ad esempio l’associare erroneamente l’amore al dolore o al tormento. E’ una ricerca di senso che può essere sviluppata affiancando altre letture che siano capaci di suscitare riflessioni su ciò che è salutare, dignitoso e funzionale all’ambito della sfera relazionale che non disconosce certamente la componente erotica ma tende, all’un tempo, a sviluppare altri aspetti di relazione come l’empatia, l’accettazione, l’alterità ecc. Saper dar voce alle emozioni ed ai vari aspetti di relazione migliora inevitabilmente il rapporto che si instaura nella dimensione individuale ed inevitabilmente relazionale.

I diffusi episodi di violenza sessuale evidenziano  la permanenza di un’ideologia di dominio ancora fortemente radicata. L’origine di vicende simili viene spesso ricondotta all’incidenza di un  humus culturale medio-basso influente negativamente sullo sviluppo emotivo della persona, eppure la casistica ne riporta altrettanti perpetrati in condizioni di scolarizzazione medio-alta. La violenza può essere considerata prodotto di un fattore culturale? Il problema della violenza è trasversale in tutti i ceti sociali perché è retaggio di una cultura patriarcale. Bisogna non dare la colpa agli uomini ma ad un certo tipo di cultura che intende mantenere ed esercitare il proprio potere a discapito della controparte, della donna, come nell’esempio dei casi di cronaca cui abbiamo assistito, ma non necessariamente.  E’ importante sottolineare l’importanza di un’alfabetizzazione  che coinvolga i vari ceti sociali  e che sia volta a costruire una proprietà di linguaggio emotiva funzionale all’ascolto di sé, capace quindi di declinare e decentrare il proprio potere. La vera rivoluzione è la consapevolezza!

Articolo pubblicato su Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dei ventenni