Il governo italiano ha introdotto l’obbligatorietà per 10 vaccinazioni alcuni giorni fa. Per farla semplice, i bambini dovranno ricevere 10 vaccinazioni prima di entrare nelle scuole. Se volete approfondire, leggete qui oppure qui.

L’Italia è difatti l’unico paese dell’unione europea ad aver introdotto l’obbligo su queste 10 vaccinazioni. Il motivo è semplice: l’Italia ha una bassissima copertura vaccinale comparata alla media europea. Ciò ha causato, ad esempio, la recente epidemia di morbillo, con costi economici (i ricoveri e le medicine costano parecchio) ed umani (3 bambini sono morti) molto elevati.

Questa legge è una sconfitta per il mondo medico-scientifico.

Io sono estremamente favorevole ai vaccini. Lavorando in un complesso ospedaliero, mi vaccino annualmente anche contro l’influenza, per evitare di contagiare le persone più deboli che verosimilmente potrebbero frequentare un ospedale.

Sebbene consideri essenziale questa legge, non ne ho festeggiato l’approvazione. Questo provvedimento è una sconfitta pesante.

Il motivo è che questo decreto ha dimostrato che la scienza medica sta fallendo nella comunicazione di massa. Difatti, noi medici e scienziati abbiamo fallito nel comunicare ai nostri concittadini l’importanza delle vaccinazioni.

Oggi, più che mai, comunicare scoperte scientifiche e decisioni mediche è essenziale. Ai tempi dei nostri genitori ci si poteva informare sui libri, con radio e televisione, in qualche conferenza/seminario pubblico. Ci si fidava dei medici.

Oggi i tempi sono diversi. Sebbene sia più facile ottenere informazioni, è faticoso interpretare dati e risultati in temi in cui non siamo competenti o ancora peggio è difficile trascendere il vero dal falso.

Occorre investire di più sulla comunicazione scientifica.

Noi scienziati ci preoccupiamo poco di dar spiegazioni banali sulle nostre scoperte cosi come spesso i medici investono poco tempo nel motivare le loro decisioni.

Eppure lo scopo finale di una scoperta scientifica è essere divulgata mentre quello di un medico è di alleviare/prevenire le sofferenze convincendolo sulla terapia giusta da seguire. Tuttavia, ciò richiede grandi doti comunicative.

Oggi è insufficiente per uno scienziato fare scoperte e per un medico prescrivere medicine, dobbiamo coinvolgere di più l’opinione pubblica ed i pazienti.

Dico questo perché i vaccini sono soltanto uno dei temi caldi, ma altri casi simili potrebbero scoppiare presto.

Ad esempio, la sfiducia verso la chemioterapia e la corsa verso fantomatiche terapie non riconosciute dalla medicina. Oppure i farmaci omeopatici, la cui inutilità è scientificamente dimostrata. O la sicurezza e l’utilità di alcuni OGM, attualmente visti come demoni.

Non solo medici e scienziati, anche i comunicatori di massa hanno grosse responsabilità.
La colpa di questa sconfitta non deve però ricadere soltanto su noi addetti ai lavori. È impensabile che siano soltanto gli scienziati ed i medici a dover prendere in mano la situazione.
La prima a dover dare una mano è la classe politica. Troppo spesso si attaccano decisioni scientifiche e mediche soltanto per accusare il governo di turno. L’opposizione politica non deve passare attraverso l’opposizione medico/scientifica. La scienza e la medicina debbono essere contrastate in modo scientifico e medico.

Per esempio, il governo di turno decide di non finanziare il metodo stamina, ritenuto inefficace da tutto il mondo scientifico. L’opposizione non deve contrastare questa scelta, perché non è una scelta “politica”, bensì scientifica. L’unico modo per contrastarla sarebbe dimostrarne la validità scientificamente, compito degli scienziati e non dei parlamentari. Quello che l’opposizione potrebbe discutere sono i tempi con cui questa legge debba essere approvata o le conseguenze per chi non dovesse rispettarla.

Oltre alla politica, a pari merito, ci sono i mezzi di comunicazione, specie quelli statali. È triste che la televisione di stato dedichi ampio spazio a programmi di intrattenimento mentre la divulgazione è sempre messa in secondo piano.

Ad esempio, è assurdo che sia quotidianamente dello spazio riservato all’oroscopo, che ormai è diventato un business nonostante sia basato sul niente.

Infine, una nota speciale vanno ai pochi programmi televisivi di inchiesta italiana, soprattutto a Le Iene ed a Report. Il primo ha sulla coscienza alcuni casi eclatanti, quello stamina su tutti. Il secondo ha recentemente fatto un servizio molto approssimativo contro un vaccino, generalizzando su un tema caldo. Il problema, anche qui, è che per parlare di scienza bisogna comunque usare il metodo scientifico e conoscere le dinamiche delle ricerche mediche.

Se pensassi che un vaccino faccia male, non ti basterebbe intervistare l’unica persona al mondo che pensa di aver avuto un effetto indesiderato dopo la somministrazione del farmaco. Dovresti considerare anche il restante miliardo di persone che non ha avuto nulla, fare i controlli ed analizzare statisticamente i dati. I ricercatori ed i medici lo fanno per lavoro, perché non intervistare loro?

Il problema è che, come dice la senatrice Cattaneo in questa bellissima intervista, “Il mito attrae, la scienza è complessa”.

Perciò, se siete scienziati o medici: sforzatevi di spiegare più che potete. Anche le cose banali. Spendete il tempo a spiegare a chi ignora invece che ad ignorarlo o, ancor peggio, umiliarlo. Provate di tanto in tanto a parlare del vostro lavoro anche con chi non è del campo, che sia a voce o tramite un blog.
Se non siete scienziati o medici, chiedete spiegazioni sui vostri dubbi a chi è competente. Diffidate del politico che attacca una decisione scientifica solo perché gli fa comodo in quel momento. Leggete più articoli divulgativi e meno oroscopo. Seguite più Piero Angela e meno Temptation Island.

Impegniamoci tutti prima che sorga un “nuovo caso vaccini”, sperando non occorra più obbligare le persone a credere nella medicina e nella scienza.

PS: Concludo con un invito a proporre idee per migliorare questo aspetto. Scrivete pure un commento qui sotto o inviatemi una mail a rocco.stirparo@ventiblog.com

A proposito dell'autore

Rocco Stirparo

Calabrese, 27 anni. Ha studiato a Pisa ed attualmente svolge il dottorato in Belgio (ricerca sul cancro). Amante degli esempi e delle metafore, adora raccontare e scrivere storie. Curioso da impazzire, è un ricercatore del dettaglio e delle sfumature, ma spesso perde di vista la sostanza. Oltre al suo ambito di studi, si interessa di tecnologia, start-up, politica, innovazione e tante altre cose su cui non è affatto preparato. È negato a scrivere autobiografie e giocare a tennis. Fondatore entusiasta di iWancy.

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