“Tengo dos suenos: jugar una copa del mundo y ganarla” (Ho due sogni: giocare la coppa del mondo e vincerla). Questa frase, letta ed ascoltata più volte in questi giorni, venne pronunciata da Diego Armando Maradona, quando ancora, nel 1978, giocava in patria per l’Argentinos Juniors. Maradona realizzò entrambi i suoi sogni, giocò ben 4 coppe del mondo e nel 1986 riuscì a guidare la sua Argentina alla vittoria. Forse sarebbe più corretto dire che “El Pibe de Oro” vinse da solo quel campionato mondiale, poiché segnò 5 gol e dispensò ben 7 assist ai compagni. In quell’edizione Maradona realizzò il gol più bello di sempre. Nei quarti di finale contro l’Inghilterra, al ’54, il numero 10 raccolse la palla nella sua metà campo ed avviò la sua corsa in solitaria verso la porta avversaria. Roba da fantascienza e pura follia. In 10 secondi riuscì a dribblare ben 5 avversari  ed anche il portiere Shilton, irridendo mezza squadra inglese e impressionando, ancora una volta, il mondo. Nella stessa partita soli 3 minuti prima Maradona aveva regalato al calcio un altro pezzo di storia, la cosiddetta “Mano de dios”. Sul campanile erroneamente alzato da un difensore inglese, il Pibe, palesemente in difetto di centimetri rispetto al portiere inglese, saltò ugualmente, toccò il pallone con la mano e la depositò in rete. L’arbitro non vide e convalidò. Formalmente è una scorrettezza, ma durante un’intervista Maradona dichiarò che a toccare la sfera furono la sua testa e la “Mano de dios”. La rete, segnata successivamente, riappacificò anche i cultori del fair play con il tocco di mano. Maradona ingannò gli inglesi, ma dimostrò subito dopo di non necessitare della scorrettezza. Poteva saltarli tutti e segnare ugualmente. Consideriamo anche che la doppietta rifilata agli inglesi risuonò quasi come un riscatto nei confronti dell’Inghilterra. Quattro anni prima, la flotta inglese aveva distrutto le navi argentine al largo delle isole Falkland, in un conflitto per il possesso di queste ultime, con un bombardamento di 19 ore dal sapore di carneficina. La “Mano de dios” apparve come una giusta vendetta. L’Argentina in semifinale battè il Belgio per 2 a 0, con una doppietta del Pibe. Nella finale contro la Germania, invece, quando tutti pensavano ai supplementari ecco il lampo di genio, Maradona si mette al servizio della squadra, assist per Burruchaga e 3 a 2 finale. Diego realizzò il suo sogno. Non lo fece grazie ad altri, ma solo con il suo talento e la voglia di arrivare in cima. Nell’Olimpo del calcio, Diego aveva trovato il suo posto e non un posto qualunque, ma il più alto. Un bambino nato e cresciuto nel barrio di Villa Fiorito, quartiere degradato di Buenos Aires era arrivato sul tetto del mondo. Tentare di giudicare se Diego sia stato il più forte di sempre può essere fuorviante ed anche grottesco. Il confronto eterno con Pelè risulta una questione più da statistici che da amanti del calcio. Ogni epoca ha avuto un calciatore che può essere considerato il più forte, in quel determinato contesto. Sicuramente Maradona è stato il più grande. Diego riuscì a farsi amare dovunque, in patria, al Barcellona, al Napoli e con la maglia albiceleste. Napoli adottò Maradona come un figlio e lui ha profondamente ricambiato, regalando agli azzurri due scudetti, una coppa Italia ed una coppa Uefa. Oltre alla realizzazione dei suoi due sogni, Maradona riuscì in qualcosa di ancora più grande, quasi epico. Egli regalò dei sogni. Quanti di noi, nei primi anni di età, alla domanda: “Cosa vorresti diventare da grande?”, hanno risposto “Vorrei essere Maradona”. Diego rappresentò per una generazione di bambini la possibilità di poter essere qualsiasi cosa. Ancora, il Pibe diede la soddisfazione al meridione ed ai tifosi napoletani di contrapporsi al nord ed alle sue squadre. Il settentrione aveva le grandi industrie, l’economia girava, le sue squadre erano forti, ma qui c’era Maradona (e sicuramente non era poco). Almeno a livello calcistico, il gap era stato colmato. Purtroppo la contrapposizione storica nord-sud, non risparmia neanche lo sport.  Maradona non dimenticò mai le sue origini ed i problemi che si riscontrano in alcune zone del Sud America. Diego esortò anche Papa Giovanni Paolo II a fare qualcosa in più per chi soffre, addirittura vendendo i beni della Chiesa per sfamare i poveri. Anche in politica, Maradona si espose, mettendo la sua immagine in prima linea, nella lotta contro il neocolonialismo statunitense, scagliandosi apertamente contro l’ex presidente Bush. Era amico di Fidel Castro e per una beffa del destino, che ricorda una delle sue proverbiali finte con il pallone, è morto nell’anniversario della scomparsa del lider maximo. Stretti furono anche i rapporti con Chavez, Maduro, Morales e Mujica. Condividendo con loro il sentimento della rivoluzione, che quantomeno in un campo di calcio riuscì a compiere. 
Alla domanda “Chi era Maradona?” rispondono degnamente le parole di Falcao “Maradona era un semidio: dio con la palla tra i piedi, un uomo con i suoi pregi ed i suoi difetti nella vita di tutti i giorni”. Infatti, il 17 marzo 1991, si concluse l’esperienza di Maradona al Napoli nel momento in cui venne trovato positivo alla cocaina. Un anno e mezzo dopo nel 1992, riprese la sua carriera al Siviglia, portò la sua nazionale ai mondiali di USA ’94, ma qui venne trovato nuovamente positivo a questo demone, ed estromesso dalla competizione. “Due volte nella polvere, due volte sull’altare” per citare Manzoni.  La vicenda di Maradona ricorda, con un po’ di tristezza, quella legata a Marco Pantani. Il Pirata venne squalificato dal Giro per doping nel 1999 e di fatto lì si concluse una carriera che poteva essere straordinaria. Rivedere oggi la vittoria di Pantani ad Oropa, circondato da ali di folla, non ricorda il San Paolo di Napoli che cantava solo per Maradona? Entrambi hanno lasciato un senso di incompiuto, chissà cosa avrebbe vinto Marco se qualcuno non avesse alterato le sue analisi a Madonna di Campiglio. Chissà cosa avrebbe fatto, su un campo di calcio, Diego se non fosse risultato positivo all’antidoping. Non lo sapremo mai. La squalifica di Maradona fu uno schiaffo, per molti. Bisognava ritornare alla realtà.

Una sogno si era spezzato, dolorosamente. La favola del Napoli capace di far paura alle squadre del nord era svanita. Fu solo una meravigliosa illusione? La vita privata di Diego, come disse lui stesso nel 1991, riguardava solo lui e la sua famiglia. Diego a Napoli conobbe la famiglia camorrista Giuliano. Ci sono alcune foto che lo ritraggono con loro. I camorristi volevano la foto con “l’altro re di Napoli”, ma Diego solo era re e loro non potevano paragonarsi a lui. In città ebbe anche alcune relazioni ed un figlio che, però, riconobbe solo nel 2007, quando Diego Armando jr. aveva 21 anni. A questi comportamenti si aggiunsero delle controversie con il fisco italiano, con un debito accertato di quasi 40 milioni di euro. Non si chiedeva, però, a Diego di essere un esempio di vita, né lui voleva esserlo. Bisogna, certamente, essere grati a Maradona per quanto ci ha regalato, non solo le magie e le giocate con la palla attaccata al piede, ma per aver donato al popolo napoletano, in primis, ma soprattutto al mondo intero una speranza.  Victor Hugo Morales, giornalista uruguaiano, durante la telecronaca del secondo gol di Diego contro l’Inghilterra, usò l’espressione “aquilone cosmico”. Ecco Diego è questo l’aquilone dietro al quale tutti i bambini possono sognare di diventare un giorno Maradona. Fai buon viaggio Pibe.

A proposito dell'autore

Sante Filice

E' un neo trentenne cosentino. Chiamato da tutti Santino, è appassionato di sport, politica, musica e di tutto ciò che richiami in qualche modo la bellezza. Meridionalista convinto, economista per vocazione, il suo motto è "il meglio deve ancora venire".

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