Non so quanti articoli o video abbia visto prima di scrivere qualcosa sulla depressione. Non intendo farne un’analisi scientifica piena di dati o ricette psicoterapeutiche. Voglio solo raccontare della mia esperienza. Di questa relazione, complicata.

Come descrivervela? Non saprei nemmeno da dove iniziare… Perché ci sono cose che entrano nella tua vita si impetuosamente, ma con una prepotenza che agisce di soppiatto, si insinua senza che tu te ne possa rendere conto. Mi ricordo quando alle sedute mi veniva chiesto dai vari psicologi se riuscissi a collocare un momento nella mia vita dal quale ho cominciato a stare così. Ebbene, da quando, depressione, io e te stiamo qui? A guardarci allo specchio senza trovare risposte?

So solo che è stato difficile accettarti nella mia vita. E forse ancora oggi non l’ho fatto.  Per cominciare a ragionare con te ho dovuto ricorrere a diversi aiuti: famiglia, medici e farmaci. Eppure non ne siamo ancora venuti a capo.

Come ve la posso presentare? È un inverno senza Natale: una strada con le saracinesche dei negozi abbassati, palazzi senza portone, nessun manifesto affisso, nessun vicolo. Ma non è una strada, è una stanza e ci sei solo tu. La cosa più mortificante della nostra relazione è che tu mi fai vedere le cose in un modo, ma la realtà è diversa. Sembra un inverno senza Natale, ma in questo continuo roteare senza destinazione, le stagioni passano tutte; solo che non me ne rendo conto. E quante persone sono passate. Quante possibilità sprecate. Ma io non potevo farci niente, semplicemente non le vedevo. Perché, a differenza di quello che gli altri pensano di te, tu non fai sentire le persone tristi e malinconiche. Sta proprio qui l’errore che non permette agli altri di comprenderti. Tu mi rendi incapace di sentire proprio niente. Non sei grigia o nera, non hai colore, forma, peso. Sei due occhi sbarrati sotto una coperta, che si chiedono che sapore abbiano le proprie lacrime. E quegli occhi non riescono a guardare oltre. Il futuro non è una promessa – figuriamoci di guarigione – il futuro semplicemente non esiste come dimensione. Nel senso che non mi dai uno scopo, non c’è orizzonte che possa diventare destinazione per me. È come se non ci fossero strade da prendere.

Sai dove fai più male? Nel rendermi incapace di farmi amare dalle persone che lo vorrebbero fare, perché rendi me inadeguato ad amare me stesso e loro. Eppure vorrei solo riconoscere quella mano che sfiora dolcemente la mia mentre quella voce mi sussurra “Andrà tutto bene”. Vorrei sentirla. Vorrei lasciarti. Vorrei andasse tutto bene.

Questa lettera può rappresentare molte persone e il rapporto che hanno con la depressione.

Ad oggi, secondo uno studio della San Diego State University, il tasso di individui che hanno riferito sintomi depressivi è aumentato del 52% negli adolescenti tra 2005 e 2017 (passando dall’8,7% al 13,2% dei teenager) e del 63% tra i giovani adulti di 18-25 anni tra 2009 e 2017 (passando dall’8,1% al 13,2%). Si è verificato un aumento del 71% dei giovani adulti che hanno lamentato forte stress (dal 7,7 al 13,1%) e del 43% del tasso di giovani che hanno dichiarato di pensare al suicidio (dal 7 al 10,3% dei giovani).

La Società Italiana di Farmacia Ospedaliera ha constatato che la media nazionale dei ricoveri per problemi psichiatrici nei giovani post adolescenza è salita a 27 al giorno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, purtroppo, lo aveva già previsto molto tempo prima, mentre sembrerebbe che la percentuale di disturbi mentali nei giovani sarà destinata ad aumentare fino al 20% nel 2020, e si presume, come se non fosse abbastanza, che nel 2030 sarà la patologia cronica più diffusa tra i giovanissimi.

Con questa lettera abbiamo voluto dare voce ad una testimonianza anonima, con l’auspicio, come giovani e come associazione, di rappresentare noi stessi per i nostri coetanei quella mano (virtuale e concreta) con la quale rassicurare e dire “andrà tutto bene, non siamo soli“.

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Venti

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