In questo periodo di ripartenze e strascichi di quarantena, ho approfittato degli attimi di tempo libero per dedicarmi ad una curiosa ricerca basata su una data che ha segnato involontariamente un solco profondo nel mio percorso personale: il 25 maggio. Sono sempre rimasta affascinata dal tempo, dall’immagine di me sospesa in un oggi che sto vivendo in un certo modo ma che in qualche altro tempo avrei vissuto diversamente; da qui l’improvvisa voglia di scoprire se il 25 maggio avesse o meno cambiato la vita di tanti come me, avesse perciò contribuito a rendere tante persone incredule di aver vissuto qualcosa fermo nello spazio ma immortale nel tempo.

Garantisco che se qualcuno di voi proverà a digitare questa data su un qualsiasi motore di ricerca, avrà un solo ed unico risultato e per coloro che non hanno vissuto quella “febbre” sarà un risultato del tutto inaspettato: 25 maggio 1977, debutta nelle sale Star Wars.

Sono passati 43 anni, tre trilogie e due spin-off, serie televisive (due in produzione), serie d’animazione, quasi cinquanta edizioni di libri e fumetti, merchandising di ogni genere e la costante sensazione di tensione derivante dall’entrata di Darth Vader se qualcuno riceve una chiamata e la sua suoneria è l’Imperial March, da quando George Lucas ha portato sul grande schermo i suoi sogni e desideri di un ragazzo californiano, appassionato di fantascienza e fumetti.

Il cinema hollywodiano stava subendo il suo primo vero cambiamento: erano anni che artisticamente soffrivano delle vicende politiche mondiali, del maccartismo e della politica del sospetto, dove innovazione e sperimentazione mantenevano l’accezione negativa di quell’Europa ancora divisa dalla Guerra Fredda e che il cinema statunitense voleva evitare ad ogni costo. Saranno i volti dei grandi, Marlon Brando e Marylin Monroe per fare qualche esempio, e lo scoppio delle prime rivoluzioni giovanili, le quali cambieranno gli assetti della società e distruggeranno il perbenismo sociale, a permettere lo sviluppo della “New Hollywood”. In questo enorme calderone spontaneamente Star Wars prende vita: l’idea di Lucas era, fin dal principio, quella di creare un universo particolarmente caratterizzato, all’interno dei quali ogni personaggio aveva una propria storia, un proprio sviluppo e una vera e propria identità, in modo tale che fossero gli stessi personaggi a raccontarsi nel corso delle proprie storie ed a creare la rete che oggi quasi si modella da sola davanti agli occhi degli appassionati.

Non è sconosciuto al cinema questo clima etereo e dogmatico che ruota intorno alla saga degli Skywalker: dalla tolkeniana Terra di Mezzo alla magica Hogwarts, il mondo del cinema vanta svariate saghe che hanno scosso l’immaginazione mondiale così tanto da cambiarne e plasmarne gli animi. Ciò che rende Star Wars così unica è il suo perdurare nel tempo, come se il richiamo della Forza scorresse ancora prepotentemente dal primo film e non si arrestasse con l’ultimo, come se fosse pronta a risorgere ad ogni nuovo progetto di produzione e a richiamare i medesimi seguaci tra anni ed anni.

Mentre scrivevo questo pensiero, mi sono resa conto che non è affatto semplice illustrare la sensazione che trasmette il leggere su un maxischermo, al buio, col fiato rotto da una piacevole tensione, “Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana..” e riuscire a riprender fiato solo davanti all’enorme scritta gialla del titolo e il prologo di quell’episodio. Non è semplice perché è un’emozione percepita solo da chi è cresciuto con la saga e ne ha chiuso un po’ della sua personale maturazione dentro. Un occhio superficiale coglierebbe solo effetti speciali, qualche pupazzo dal nome buffo e scontri con spade che si illuminano nell’ora più buia. Eppure, la sua antologia merita letture di gran lunga più profonde, che si fondano sul concetto di natura e di contemplazione della stessa, di percezione profonda di una forza che smuove la realtà che ci circonda, di un’eterna dicotomia tra bene e male che caratterizza l’intera esistenza dell’uomo, di oppressione politica e sociale sfociata spesso in guerre di potere. A questi temi universali, si aggiungono le emozioni personali, il cammino che il singolo compie, le scelte che mutano il nostro destino, la necessità di scuotersi e prestare orecchio ai propri sentimenti per comprendere il nostro posto all’interno della società.

Delineati questi concetti, quasi spontaneamente, si sviluppa la contrapposizione tra Jedi (il Bene) e Sith (il Male), i quali risultano essere due estremizzazioni di una stessa medaglia, due scelte radicali ed inevitabili davanti cui è lo stesso spettatore a ritrovarsi, quasi obbligato, a compiere anch’egli la medesima scelta assolutistica dei personaggi. Questa selezione iniziale predispone l’occhio e lo sguardo critico per tutta la durata dei film, ci pone parti integranti dello stesso universo e sul finale, ci aiuta a non giudicare ma anzi empatizzare con i singoli personaggi, riuscendo finalmente a mostrare il lato umano, sopito ma mai distrutto, del più iconico dei cattivi: Darth Vader/Anakin Skywalker. È lui il vero protagonista dell’intera saga, è il lato oscuro e lato chiaro di ognuno di noi, è colui che nato dalla forza porterà equilibro in essa e lo farà passando da entrambi i lati fino a non sceglierne mai fino in fondo uno solo, ma cercando di convivere con entrambi, sacrificando i suoi amori più profondi e redimendosi solo alla vista del frutto di essi. La rabbia e la paura sono temi nodali, le emozioni umane più profonde che conducono al lato oscuro, eterno insegnamento del più saggio dei maestri Jedi, Yoda. È in essi che il protagonista cade inesorabilmente, nel timore di perdere ciò che ama, nella bramosia del potere assoluto, funzionale all’evitare la realizzazione delle sue più profonde paure.

Superato quel limite, la sua discesa accelera vorticosamente e, dall’essere il più forte degli Jedi, finirà per trasformarsi nel più atroce dei Sith, dove il lato chiaro viene lentamente spento fino al ricongiungimento con suo figlio (nella commuovente ed iconica scena dell’”Io sono tuo padre”), simbolo di luce e speranza e mosso sempre dal più nobile degli ideali e il più valoroso degli obiettivi. È grazie all’amore per Luke e sua sorella gemella Leia che riuscirà a salvarsi da se stesso e a comprendere ciò che una mente più giovane e immatura non era riuscita a cogliere. In questo coraggio lo spettatore cerca e trova pace, una pace che sente così tanto sua da riuscire a viverla anche fuori dal grande schermo, un’accettazione di sé stessi e presa di coscienza che è possibile convivere con il migliore e il peggiore Io ed essere parte di un disegno più grande che ci permetta di coesistere con il mondo che ci circonda.

Nell’incanto di quanto scritto, il fan di Star Wars si perde non riuscendone a fare a meno, anzi ne brama e desidera sempre di più. L’emozione di rivivere, seppur in maniera diversa, questo sentimento ad ogni nuova uscita rende Guerre Stellari una saga vincente, che insegna, intrattiene e coinvolge, è il racconto di genitori che accompagnano i propri figli al cinema a guardare ogni nuovo film e insegnano la medesima passione che da piccoli hanno vissuto guardandolo per la prima volta.

Se nonostante queste brevi righe non siete riusciti a percepire la grandezza della saga nell’immaginario comune, la notizia riguardante quasi 400mila che nel 2001 si dichiararono Jedi davanti alla Regina durante il censimento religioso d’Inghilterra, dovrebbe quantomeno stupire, silentemente stordire e permettere di comprendere la portata mondiale della saga.

È così che, involontariamente, state fruendo e già percependo che la Forza è con Voi.

Andrea Celeste

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