La mattina dello scorso 26 novembre una notizia è rimbalzata nelle televisioni di tutto il mondo, su internet e sui social network. Uno dei personaggi più controversi, più discussi, ma senza dubbio uno dei più importanti del XX secolo, Fidel Castro, il “Lider Maximo” della Rivoluzione cubana, alla guida dell’isola caraibica dal 1959 al 2008, si era spento la sera prima all’età di novant’anni.

Nei giorni, nelle settimane successivi, storici, politici, intellettuali, ma anche persone comuni, hanno dato vita a lunghissime discussioni su questo personaggio tanto dibattuto. Nel bene e nel male, tanto durante la sua vita quanto, ora, dopo la sua morte, Fidel è e sarà sempre destinato a dividere persone, idee ed opinioni. Castro rientra a pieno titolo in quella cerchia ristretta di personaggi storici che sono amati e adorati da molti, ma odiati da altrettanti. Come avvenuto nel passato a figure del calibro di Giulio Cesare, visto da alcuni come il salvatore di Roma e da altri come un tiranno, o di Napoleone, considerato in particolare dai francesi come un eroe nazionale e dagli altri popoli europei come un guerrafondaio e un sanguinario, così il “Lider Maximo” è ritenuto da milioni di persone un rivoluzionario che ha combattuto con coraggio contro l’imperialismo dell’Occidente e contro il capitalismo, mentre tanti altri lo giudicano un dittatore spietato pronto a tutto pur di raggiungere i propri scopi.

In questo articolo vogliamo raccogliere brevemente le principali critiche e i maggiori elogi rivolti a questo personaggio con l’intento di fare un po’ di chiarezza e per provare quantomeno a fare un bilancio il più neutrale e obiettivo possibile sull’uomo che ha retto le sorti di Cuba per cinquant’anni.

Il fronte della critica

Il fronte della critica nei confronti di Fidel Castro, capeggiato dagli oppositori cubani fuggiti all’estero e dallo storico nemico della Repubblica socialista di Cuba, gli Stati Uniti, basa il proprio astio su tre pilastri fondamentali: la violazione dei diritti umani nei confronti degli oppositori politici, spesso torturati e incarcerati con un regime detentivo durissimo; la quasi totale assenza di libertà di espressione, con i media controllati dal partito socialista (unico partito ammesso nella vita politica della nazione) e tentativi di informazione libera repressi sul nascere; la scelta di imporre un’economia di stampo socialista-sovietico che ha inevitabilmente portato il paese ad una stagnazione del mercato (anche dovuta all’embargo che gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno imposto a Cuba sin dal 1962) e ad uno stato di povertà diffusa.

Fidel, la storia ti assolverà?

Il fronte a favore

Certo, anche la fazione a favore del “Lider Maximo” ha diverse valide motivazioni dalla propria parte: Castro, alla guida della Rivoluzione socialista del 1958/1959, liberò Cuba dalla dittatura del filo-statunitense Fulgencio Batista, collettivizzando le terre un tempo proprietà di ricchi latifondisti; sin dal 1960 il nuovo presidente della Repubblica cubana diede il via ad un’imponente campagna di alfabetizzazione che portò in breve tempo alla quasi totale scomparsa dell’analfabetismo; così come l’istruzione, anche la sanità venne resa accessibile a tutti, tanto che ad oggi la mortalità infantile è pressoché nulla, fatto che ha quasi del miracoloso per un paese in via di sviluppo.

Un bilancio difficile

A rendere ancora più difficile il nostro tentativo di bilancio sul personaggio ci si sono messi anche importanti figure della politica, della cultura e addirittura dello sport. Infatti se da un lato il vincitore del Premio Nobel per la letteratura del 2011 Mario Vargas Llosa e il neoeletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno condannato Castro per i suoi crimini, d’altra parte Putin, Hollande, Diego Armando Maradona e persino un insospettabile Barack Obama hanno voluto ricordare Fidel con parole al miele.

La verità è che riguardo a figure come Fidel Castro probabilmente non si arriverà mai ad un’opinione unanime. Nel 1953, cinque anni prima della Rivoluzione, Castro con un manipolo di insorti assaltò la caserma di Moncada, simbolo della dittatura di Batista, ma questo tentativo si rivelò un disastro: la maggior parte degli uomini fu uccisa e lui fu arrestato e processato. Di fronte ai giudici Fidel in propria difesa pronunciò questa frase: “La storia mi assolverà”. Ma la storia è fatta e, soprattutto, studiata da uomini che spesso non sono in grado di giudicare. Il destino di tale personaggio quindi sarà un’eterna disputa tra chi lo condannerà e chi lo assolverà.

A proposito dell'autore

Marco Scarangella

Nato a Biella, pur avendo passato la maggior parte della propria vita in provincia, si considera un cittadino del mondo. Amante della bellezza in senso lato, ha sempre adorato tutto ciò che potesse avvicinarlo ad essa: dalla letteratura allo street food, dalle sagre di paese allo sport in tutte le sue quasi infinite sfumature. La sua passione più profonda è quella di rendere partecipe di questa continua ricerca del bello il maggior numero di persone possibile attraverso la scrittura.

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