Qualche settimana fa, abbiamo elencato i 10 punti da conoscere sul referendum costituzionale. Adesso, ad una settimana dal voto, pronostichiamo il risultato elettorale.

La statistica è la base del metodo scientifico. Da ricercatore bio-medico, credo fortemente alle previsioni statistiche ben fatte. È la base del mio lavoro.

Eppure, la statistica ha “toppato” nelle ultime previsioni elettorali.

Nel 2013 Bersani era stra-favorito, così come Hilary Clinton recentemente. Entrambi non sono andati bene. Ed anche quando il quesito elettorale è semplice, come nel caso del “dentro o fuori” del referendum Brexit, i sondaggi hanno sbagliato.

Il problema non è scientifico, matematico o statico. Il problema è che i sondaggi non possono tenere conto di alcuni fattori spesso decisivi.

Proviamo ad analizzarli ed a pronosticare il risultato del referendum costituzionale.

 

I limiti dei sondaggi elettorali

I sondaggi sono strumenti molto potenti.

Se fatti bene, credetemi, direbbero con esattezza il risultato. Il problema è che i sondaggi elettorali si basano su 3 principi che però spesso vengono a mancare.

1.     Le risposte al sondaggio sono oneste e non condizionate.

Questo è probabilmente il principio più importante. Tutti devono rispondere onestamente al sondaggio.

Tuttavia, chi risponde ai sondaggi potrebbe mentire, specie se deve ammettere di votare la scelta più impopolare (vedi il caso Trump oppure Brexit).

Queste menzogne causano spesso una sottostima delle scelte meno popolari.

2.     Il campione dei sondaggi è rappresentativo dell’elettorato effettivo.

Il campione selezionato dai sondaggi è normalmente ben distribuito tra gli aventi diritto al voto. Tuttavia, non tutti gli aventi diritto al voto vanno a votare. Ma soprattutto l’astensione non è ben divisa tra l’elettorato.

Ad esempio, nel referendum sulla Brexit c’è stata un’alta percentuale di astensione giovanile. E questo ha rovinato tutte le statistiche dei sondaggi.

Tornando in Italia, ad esempio, al sud si vota meno che al nord, così come spesso i giovani sono più astensionisti rispetto agli adulti.

3.     Gli indecisi si dividono in maniera proporzionale a chi ha già deciso.

In ogni sondaggio c’è una discreta percentuale di popolazione che è ancora indecisa e che sceglierà soltanto all’ultimo cosa votare. I sondaggi, ovviamente, non possono prevedere come questi voti si divideranno.

Gli indecisi potrebbero distribuirsi in modo inatteso.

Ad esempio, chi decide all’ultimo momento spesso predilige il voto di “pancia” o di protesta.

Per tutti questi motivi, i sondaggi politici hanno un margine di errore molto ampio. Alle volte, così ampio da rendere difficile ogni previsione.

I sondaggi del referendum costituzionale danno in netto vantaggio il NO.

I sondaggi sulla riforma sono iniziati fin da quando essa è entrata in parlamento. Tuttavia, è solo da quando è stata approvata definitivamente che la discussione ed i relativi sondaggi hanno iniziato a prendere una forma più veritiera.

Se volete un riassunto degli ultimi due anni di sondaggi su questo referendum, trovate un’apposita pagina Wikipedia qui.

Storico sondaggi elettorali del Referendum Costituzionale del 2016

Come vedete in figura, i sondaggi hanno avuto una chiara inversione. Appena la riforma era stata approvata (ed anche poco prima), il SÍ era in netto vantaggio. Soltanto dopo che i vari partiti si son schierati, ognuno spiegando le proprie ragioni, allora il NO ha recuperato ed ha invertito la tendenza del sondaggio.

A due settimane dal voto, i sondaggi non possono più essere resi pubblici e questi sono gli ultimi dati disponibili:

Media degli ultimi sondaggi sul referendum costituzionale del 2016

Come vedete, ci sono 3 dati fondamentali: tantissimi astenuti (affluenza stimata al 54%), tantissimi indecisi (uno su quattro di coloro che andranno a votare non sa cosa votare), ed il NO ha 7 punti percentuali di vantaggio: un’infinità statistica.

I limiti dei sondaggi sottostimano il SÍ.

Possiamo davvero credere ai sondaggi? Come superare i limiti dei sondaggi?

Proviamo ad analizzare ogni limite, cercando di capire da quale delle due parti si tende a sbagliare.

 

Nessuno dei due schieramenti è realmente impopolare.

Non credo, onestamente, che qualcuno possa aver mentito ai sondaggi poiché si vergogna di ammettere il proprio voto. Non siamo di fronte ad una scelta realmente impopolare o mal vista dai media.

 

Il SÍ è più diffuso tra gli elettori più attivi.

Come sono distribuiti i voti? Il SÍ è sostenuto soprattutto dagli elettori del PD (che sono presenti in centro Italia) e tra gli elettori adulti, mentre il NO dal resto.

Tuttavia, i dati delle affluenze elettorali evidenziano come spesso l’affluenza maggiore si registra al centro/nord e tra i più adulti mentre l’astensionismo è maggiore tra i giovani e nel meridione.

Pertanto il SÍ potrebbe essere sottostimato.

 

Gli indecisi potrebbero votare SÍ.

Cosa voteranno gli indecisi? Questo è il dato più importante è che farà la differenza. Attualmente, gli indecisi sono oltre il 25%. Una marea di voti.

Ci sono due modi per fare questo pronostico.

Il primo è guardare a quale partito appartengono gli indecisi. È molto probabile che un indeciso segua la scelta degli elettori (o le direttive) del proprio partito.

Secondo gli ultimi sondaggi, molti degli indecisi sono elettori del PD, Forza Italia o partiti di centro. Da notare come Forza Italia, nonostante i vertici di partito sostengano il NO, ha tra i suoi elettori moltissimi indecisi e molti sostenitori del SÍ.

Pertanto, possiamo pronosticare che la maggior parte di questi indecisi, specie quelli del PD, voteranno SÍ.

Il secondo è supporre che gli indecisi non siano davvero informati né schierati politicamente.

In questo caso, potrebbero votare come gli elettori interrogati dai sondaggi ad inizio 2016. Questi elettori ancora non erano né ben informati, né condizionati dai propri partiti di appartenenza. La maggior parte di loro (oltre il 60%) avrebbe votato SÍ (vedi immagine dello storico dei sondaggi).

Anche in questo caso, i sondaggi potrebbero aver sottostimato il SÍ.

Conclusioni

Concludendo, possiamo quindi pronosticare che il risultato non è affatto scontato e che il SÍ è meno distante di quello che si pensi. Potrebbe addirittura vincere, ma sicuramente senza dilagare.

Tuttavia, il NO resta comunque il favorito.

Quello che più pesa è capire e pronosticare il voto degli indecisi. Anche se la maggior parte di loro dovesse votare per il SÍ, questo potrebbe non bastare per far passare il referendum.

Probabilmente, il risultato finale sarà NO in leggerissimo vantaggio sul SÍ.

In caso che il SÍ riesca a convincere gli indecisi, allora potrebbe riuscire nel colpaccio.

A decidere questo referendum saranno probabilmente gli elettori di Forza Italia, la metà dei quali, al contrario delle direttive del proprio partito, ha dichiarato nei sondaggi di essere indeciso o votare SÍ.

 

Quali sono le vostre previsioni?

Lasciate pure un commento qui sotto.

Buon voto a tutti.

A proposito dell'autore

Rocco Stirparo

Calabrese, 27 anni.
Ha studiato a Pisa ed attualmente svolge il dottorato in Belgio (ricerca sul cancro).
Amante degli esempi e delle metafore, adora raccontare e scrivere storie.
Curioso da impazzire, è un ricercatore del dettaglio e delle sfumature, ma spesso perde di vista la sostanza.
Oltre al suo ambito di studi, si interessa di tecnologia, start-up, politica, innovazione e tante altre cose su cui non è affatto preparato.
È negato a scrivere autobiografie e giocare a tennis.
Fondatore entusiasta di iWancy.

Post correlati