L’edizione 2020 cambia tutto ma parte senza botto

L’emergenza sanitaria ha imposto un ripensamento delle dinamiche organizzative di molte tra le trasmissioni più amate dai telespettatori italiani. Tra queste, anche X Factor ha subìto un significativo restyling per adeguarsi alle misure di prevenzione e contenimento del contagio ed è quindi ripartito in una versione tutta particolare, come solennemente annunciato da Cattelan nel discorso introduttivo della prima puntata di audizioni.

Abbiamo atteso la terza settimana di messa in onda per riordinare le idee e avere un’impressione nitida non soltanto dello spettacolo in generale, ma anche dei suoi (vecchi e nuovi) protagonisti: dai giudici, ai concorrenti, al Cattelan nazionale.

Cominciamo col dire che queste audizioni soffrono moltissimo l’assenza del pubblico in studio, cornice viva e sfondo naturale dello spettacolo canoro. Attorno al palco, il vuoto si sente più che mai, nonostante i tentativi della regia di recuperare magnetismo con un ritmo incalzante nelle riprese. 

Anche la nuova forma del tavolo della giuria è un passo falso, interferendo visivamente con la profondità dell’inquadratura, rispetto al più azzeccato espediente di separare i giudici in tavoli diversi visto in format simili.

Rispetto alla scorsa edizione, il tavolo della giuria è internamente rinnovato. Un peccato perdere Sfera Ebbasta, vera e propria rivelazione (in positivo) della tredicesima edizione, e Mara Maionchi, rimbalzata ora nella versione domestica dell’altro format di Cowell, Italia’s Got Talent, dove è piombato (e inaspettatamente) persino Joe Bastianich.   

Nella nuova giuria di X Factor 2020 convivono vecchi e nuovi protagonisti del format. Tornano Manuel Agnelli e Mika, che coabitano per la prima volta al tavolo dopo essersi passati la staffetta a cavallo tra nona e decima edizione. Si aggiungono due giudici del tutto nuovi: Hell Raton, che siede al posto che fu al tempo di Fedez (ma senza poi avere una vera continuità effettiva con il predecessore), ed Emma, la cui partecipazione ha suscitato il tanto atteso effetto wow nel pubblico.

Ma esaminiamoli uno ad uno.

Quando Manuel Agnelli ha debuttato ad X Factor come giudice, nel 2016, è stato accolto con stupore e grandi aspettative: un talent non sembrava certo l’habitat ideale per una icona dell’alternative rock. Eppure, ha funzionato. Nel corso delle edizioni, Agnelli ha sempre mantenuto una grande padronanza del palco e un acume critico vivo, dando un contributo sempre centrato e mai banale, raccogliendo in qualche misura il ruolo di giudice “intellettuale” che fu storicamente di Morgan. In quest’ultima edizione, almeno per ora, è un po’ più fiacco del solito. Sarà che, senza pubblico, non può urlare “standing ovation” quando gli spettatori si alzano in piedi, ma ha perso buona parte della sua sinergia con lo spettacolo, che speriamo recuperi prima dei live. 

Hell Raton è un giudice interessante per molti motivi. È appena trentenne e ha le radici in un progetto (la Machete Crew), nata con lo scopo di valorizzare la produzione musicale spontanea dei rapper, veicolandola nel web oltre le barriere. È anche produttore discografico e conosce la musica anche dalla prospettiva dell’industria, oltre che dell’artista; una prospettiva che in passato nel programma era stata riservata a Mara Maionchi. Come giudice, funziona: con commenti puntuali e sempre sul pezzo. 

Mika coniuga una personalità effervescente e magnetica con una profonda sensibilità musicale. È bello e balla (anche sul tavolo della giuria). È il giudice con l’esperienza più eterogenea (è stato anche coach a The Voice France e one-man show in alcuni recenti trasmissioni in RAI) e con la platea più internazionale, anche se non quella complessivamente più ampia, almeno dal punto di vista social (1,3 milioni di follower su Instagram, meglio di Hell Raton, Agnelli, poco sotto Cattelan e molto sotto i quasi 5 milioni di Emma). Per la prima puntata ha tentato di vestire i panni del giudice “cattivo”, senza troppo successo. Se ne è svestito e ne ha guadagnato.

Emma è la vera rivelazione dell’anno. C’era chi temeva frizioni su un palco diverso da quelli calcati finora. Invece ha conquistato il tavolo dei giudici, entrando per molti versi in punta di piedi, ma comunque con decisione e facendosi apprezzare. Dopo qualche prima battuta della prima puntata, si è integrata perfettamente con l’ambiente e lavora con una inaspettata sinergia. È diretta e quasi sempre a fuoco nelle valutazioni, sensibile e clemente (forse troppo) nei voti. Ha poi regalato perle come: “questo fanno gli artisti, prendono le brutture della vita e le trasformano in bellezza”.

Per ora sembra che i quattro vadano un po’ troppo d’accordo, ma con la formazione delle squadre, gli equilibri non potranno che saltare.

E poi c’è Cattelan. In una delle sue gag, ha detto che – con l’età – gli hanno fornito un divano su cui accomodarsi nel backstage. Per ora, effettivamente si è un po’ accomodato, più del solito. Sappiamo tutti però che il tempio sacro del conduttore sarà il live in cui di certo recupererà il palco.

Come narrazione televisiva, l’edizione è partita senza “botto”. Esibizioni interessanti ce ne sono state, ma in generale la trasmissione non divora lo schermo. Sarà l’assenza del pubblico, sarà una notevole inflazione di brani emozionali, ma per ora trasmettiamo prevalentemente in bassa frequenza.

Tra le esibizioni che più hanno conquistato il grande pubblico abbiamo certamente Casadilego (quota 70 mila mi piace sulla pagina Facebook ufficiale di X Factor), Mydrama, i Melancholia e Daria Huber. Tanti, in questa tornata, sono gli inediti, tra cui quelli di Bea Lambe sulla dislessia. C’è poi il pezzo stroboscopico di NAIP, calato in un’esibizione onirica e impressionante.

Le carte in regola ci sono quindi tutte per rispettare gli alti standard a cui X Factor ha abituato nel tempo il suo affezionato pubblico. 

A proposito dell'autore

Avatar

Davide Gambetta è Ph.D. Researcher in Scienze Giuridiche e Politiche a Roma. Si è abilitato alla professione di avvocato presso la Corte d’Appello capitolina, dopo esperienze da giudice arbitro in un tribunale arbitrale e da redattore in varie riviste giuridiche. È autore di un volume in materia di istruzione probatoria in arbitrato, di oltre cinquanta articoli in materia giuridica, nonché di un editoriale in lingua inglese per la NEU – Newsletter for the European Union. Oggi si interessa di diritto amministrativo e in particolare di ottimizzazione dei procedimenti amministrativi, di decision making pubblico, di forme consensuali per l'esercizio dell’azione amministrativa e di sussidiarietà orizzontale, collaborando anche con un’Amministrazione locale in materia di valorizzazione e tutela giuridica di beni culturali di carattere etnologico.

Post correlati