Adelphighetti
@Adelphighetti

Con Adelphighetti tutti i libri che volevamo leggere… ma non avevamo il coraggio di acquistare

Adelphighetti, la casa editrice immaginaria che soddisfa i guilty pleasure letterari

Com’è possibile che nessuno ci ha pensato prima?
E’ la prima domanda che viene in mente quando si scopre Adelphighetti, la casa editrice immaginaria che sta spopolando su Instagram per soddisfare i desideri letterari più nascosti dei lettori.

Da Fabio Volo a Federico Moccia, da Stephenie Meyer a Benedetta Parodi, da Bruno Vespa a E. L. James, piano piano li troveremo tutti, autori e libri di vasta diffusione commerciale ma, anche, di levatura letteraria non propriamente pregiata.
Ma chi, dopo un libro di Dostoevskij (tanto discusso di questi tempi) o di Hemingway, non ha mai letto o non si è mai incuriosito di leggere un testo decisamente meno “impegnativo”, magari in vetta alle classifiche commerciali del momento ma visto con sdegno dalla critica letteraria?

Beh, certo tutti saremmo imbarazzati dal mostrare nella nostra libreria la copertina di “I Love Shopping” o “Twilight“, reminiscenze dell’adolescenza che abbiamo chiuso in qualche anta o cassetto (sigillato magari con lucchetto a suggellare il nostro primo amore per quelle pagine, come “Tre Metri Sopra il Cielo” ci ha insegnato). Ma se le copertine di questi libri fossero eleganti e pregiate come quelle dei capolavori della letteratura, ci vergogneremmo lo stesso di tenerli in bella mostra in casa?
Adelphighetti ci ha mostrato palesemente che no, non ce ne vergogneremmo. Anche i libri della saga di “Cinquanta Sfumature di Grigio” sarebbero posizionati sugli scaffali del soggiorno, accrescendo la nostra collezione di libri e diventando ottimi componenti di arredo. E forse neanche ci si accorgerebbe dei guilty pleasure a cui abbiamo ceduto nel corso delle nostre letture, così come noi, di primo acchito, non ci siamo accorti che quelle meravigliose copertine viste su Instagram non erano le edizioni pregiate di Adelphi.

Incuriositi da Adelphighetti abbiamo contattato la casa editrice (immaginaria) e scambiato alcune chiacchiere via email con il misterioso fondatore del progetto, Damiano Rocco Adelphighetti.

• Damiano Rocco Adelphighetti, com’è nato il progetto editoriale Adelphighetti?
Il progetto è nato mentre ero a casa in quarantena a causa del Covid. Avendo molto tempo a disposizione mi sono chiesto perché non provare a realizzare una mia ossessione che avevo da tempo: dare una dignità letteraria superiore a delle opere comunemente ritenute commerciali.
Come percepiamo un oggetto culturale se gli diamo una maschera differente? Instagram mi è sembrata la piattaforma ideale per mostrare ad un pubblico quello che era solamente nella mia immaginazione.

• Il primo approccio con un libro è come il primo incontro con una persona: colpiscono l’estetica, le forme, la particolarità. Ma fino a che punto è importante la copertina, il font, l’edizione e, più in generale, l’aspetto del libro rispetto al suo contenuto?
Purtroppo (o per fortuna) come già Frate Indovino ci ha detto pochi giorni fa, “l’abito fa il monaco”.
L’indubbia qualità delle scelte editoriali di una casa editrice come Adelphi viene sempre valorizzata e portata al suo apice grazie a delle copertine ineccepibili: il libro diventa un oggetto fisico che vogliamo possedere. Accade però spesso che, attirati dall’ottima veste grafica di un libro, rimaniamo delusi dal contenuto, che non si rivela sempre all’altezza della forma. Viceversa, spesso ci stupiamo dell’incredibile bellezza di un romanzo che si celava dietro un’orribile copertina, come se la forma avesse tradito il contenuto, in questo caso.

• Cosa accadrebbe se, invece, si rendesse “popolare” l’edizione di un libro considerato “d’élite”?
Qui il discorso si complica: mentre la gabbia grafica e le scelte cromatiche di Adelphi sono diventate iconiche, immutate nel tempo per cui “immortali” e garanzia di qualità di ciò che troveremo dentro le pagine, per il romanzo commerciale non ci sono confini e riferimenti fissi nell’immaginario collettivo e quindi trattare la copertina di un Nabokov scrivendo il titolo in un font pacchiano e abbinarlo a una fotografia sciatta sarebbe troppo arbitrario e aperto a mille altre interpretazioni o rivisitazioni in chiave “popolare”. Diciamo che non c’è un canone del brutto quanto c’è per il bello, cosa che ho trovato manifestato perfettamente nel format Adelphi.

Perché la scelta di mantenere l’anonimato? Con il vostro progetto volete “riabilitare una certa letteratura snobbata” (cit.), l’anonimato, per certi versi, non potrebbe sembrare un controsenso?
Per me deve parlare l’opera d’arte, il concetto, non sono interessato a rivelare la mia identità perché ritengo che i social siano già saturi di persone che fanno della loro immagine un brand.
Oltretutto ho sempre trovato affascinante e stimolante per l’immaginazione (come nei casi di Ferrante o Banksy) quell’alone di mistero che circonda un artista.

Qual è in assoluto il libro che ha sempre desiderato leggere, ma che si vergognava di acquistare?
Questa risposta non posso darvela. Dopotutto sono il prototipo dell’adelphighetto…

Ora che è nata Adelphighetti, ha soddisfatto il suo guilty pleasure?
Non del tutto.

Possiamo avere un’anticipazione sulle prossime uscite di Adelphighetti?
Vi posso dire in esclusiva che abbiamo messo le mani su una collana di libri per l’infanzia. Sarà una svolta per la nostra casa editrice immaginaria: finalmente potremmo andare orgogliosi delle nostre letture che ci riportano bambini.