La chiusura delle scuole durante il lockdown ha costretto le famiglie a riorganizzare le giornate tra lavoro, didattica a distanza e sostegno familiare. Questi cambiamenti sono stati ancora più drastici per le famiglie con bambini e ragazzi con disabilità: la scuola è infatti al centro del percorso di inclusione sociale e a volte unico luogo di crescita e di inclusione.

A darci un’idea più chiara è un’indagine portata avanti da Dario Janes, professore di pedagogia e didattica speciale all’università di Bolzano e co-fondatore del centro studi Erickson che, insieme all’università di Trento, all’università LUMSA di Roma e alla Fondazione Agnelli, ha somministrato un questionario sul tema al personale docente, con circa 3.170 risposte valide per la maggior parte (circa il 70 % ) da parte di insegnanti di sostegno.
Dall’indagine emerge che il 26 % degli studenti con disabilità non ha usufruito della didattica a distanza, mentre per il 10 % non era adattabile alle esigenze degli studenti con disabilità. La didattica a distanza invece ha avuto buoni risultati per il 44 % del campione, con un 20% di studenti che è riuscito ad avere una DAD individualizzata con l’insegnante di sostegno.

Il sondaggio allarga poi lo sguardo chiedendo se durante il periodo del lockdown ci fosse stato un peggioramento nelle capacità comunicative e relazionali e di autonomia degli alunni con disabilità: più del 50 % ha risposto sì. Questi dati rendono evidente che, nel caso in cui nella ripresa di settembre ci siano delle turnazioni, sarà necessario che gli alunni con disabilità abbiano una priorità nella presenza a scuola.

La collaborazione tra insegnanti e famiglie è stata molto positiva; quella che invece non ha funzionato è la collaborazione con attori esterni: servizi sociali, assistenti alla comunicazione e all’autonomia. Scarsa è stata la collaborazione tra compagni, con e senza disabilità: così è stata proposta la creazione di piccoli gruppi di lavoro, da 3 o 5 studenti, che possano aiutare a far riemergere il contesto inclusivo che si è perso durante il periodo di lockdown.

La ripresa delle attività didattiche per gli alunni con disabilità ha acceso il dibattito tra associazioni, esperti e Istituzioni: in particolare, raccolgo l’appello del Dipartimento Scuola FIABA (Fondo Italiano Abbattimento Barrire Architettoniche) che è parte della consulta delle associazioni dell’Osservatorio Permanente sull’inclusione.

L’associazione FIABA, insieme a organizzazioni come FISH (Federazione Italiana Superamento dell’Handicap), chiede l’adeguamento degli edifici e degli spazi anche esterni con l’abbattimento delle barriere architettoniche ancora presenti, promuovendo un ambiente davvero inclusivo attraverso l’adozione del c.d. Universal Designer, il criterio di accessibilità per tutti. A questo proposito ricordiamo le polemiche sorte riguardo i nuovi banchi singoli a rotelle voluti dalla Ministra dell’Istruzione Azzolina per favorire il rispetto delle misure di distanziamento fisico e che, a detta della stessa, favorirebbero il lavoro di gruppo e gli spostamenti degli studenti. L’iniziativa vede la contrarietà delle associazioni, poiché i banchi non risultano adatti a chi ha una ridotta mobilità – anzi le rotelle sono in questi casi molto pericolose – e a tutti quegli studenti con autismo,  con deficit di attenzione o altre difficoltà  relazionali.  A portare all’attenzione il tema è stato anche l’attivista Iacopo Melio, promotore dell’iniziativa a favore dell’accessibilità Vorreiprendereuntreno, che ha definito questo tipo di banchi: “I meno inclusivi del mondo”.

Le associazioni chiedono inoltre il pieno inserimento nell’organico MUR degli assistenti alla comunicazione e all’autonomia, figure professionali non valorizzate ma essenziali per il supporto degli studenti con disabilità sensoriali, prevista peraltro dalla legge 104, legge quadro sull’handicap all’art. 13.

Una proposta di legge in merito è stata presentata da organizzazioni come FAND e FRST, in cui si chiede chiarezza sulla loro funzione, il percorso formativo, il trattamento economico e il pieno riconoscimento di queste professionalità affinché entrino a pieno titolo nella scuola per supportare al meglio i ragazzi con disabilità nel loro percorso di crescita e di autodeterminazione.

Per far fronte alla situazione vissuta dagli studenti con disabilità, nel decreto scuola è stato approvato il reinserimento dell’alunno con disabilità alla classe precedente: si può prevedere quindi una bocciatura nel caso in cui ci sia una richiesta motivata dalla famiglia, un parere positivo del consiglio di classe e del gruppo di lavoro sull’inclusione. La legge, proposta dal parlamentare di Italia Viva Davide Faraone, risponde a una richiesta venuta dalle famiglie che hanno visto regredire i loro figli non solo sotto il profilo delle conoscenze, ma anche per quello che riguarda l’aspetto della comunicazione e dell’autonomia.

Questa misura emergenziale, valevole solo per l’anno scolastico appena passato, non trova d’accordo studiosi come Janes che pongono l’accento sulla perdita del gruppo dei compagni e di un sistema di relazioni faticosamente costruito. Bisogna quindi fare molta attenzione ed esaminare ogni singola situazione. Janes sottolinea inoltre come la necessità di prolungare la presenza nella scuola degli studenti con disabilità sia la conseguenza di un contesto sociale non inclusivo, che vede le persone con disabilità, una volta uscite dal contesto formativo, spesso abbandonate a se stesse, alle loro famiglie o costrette a vivere in strutture segreganti, dove perdono le capacità relazionali e di autonomia accquisite nel contesto scolastico.

Ancora una volta ci troviamo di fronte all’esigenza di pensare ai soggetti con disabilità nella loro globalità, cioè come persone che devono vivere in un contesto che permetta loro di costruire il proprio percorso di vita. Per far sì che queste non rimangano solo parole vuote, c’è bisogno di potenziare i servizi territoriali e i progetti di autonomia e vita indipendente.                   

Già pubblicato su L’Altravoce dei Ventenni-Quotidiano del Sud 31/08/2020   

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A proposito dell'autore

Enrichetta Alimena

Una ragazza di 29 anni con la passione per la radio e l'informazione. Laureata in Scienze Storiche all'università La Sapienza di Roma, con una tesi sul Movimento delle persone con disabilità motorie negli anni '70. Dopo uno stage presso Rai radio 3, ha realizzato un radio-documentario intitolato "Tutto normale un altro sguardo sulla disabilità", andato in onda sulla stessa emittente. Ha partecipato a diversi scambi internazionali in cui ha affrontato grandi temi di attualità.

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