Sostenibilità e Azienda è un binomio del quale non è più possibile fare a meno in una società che mira a prendere parte alla quarta rivoluzione industriale.
La transizione all’industria 4.0 e ai processi produttivi che tengono conto dell’impatto ambientale è ormai inevitabile e imprescindibile da qualsiasi previsione sul futuro, anche prossimo, dell’umanità.

Abbiamo pensato di chiedere un parere a Irene Giacchetto, Sustainability Analyst classe 1994. Laureata all’Università Cattolica di Piacenza con un Double Degree conseguito, oltre che in Italia, anche in Olanda alla Avans School od Breda con un Master of Science in International Business and Management. Ha conseguito la laurea magistrale alla Nova School of Business and Economics con un major in Social Entrepreneurship, con un doppio diploma nel percorso CEMS MIM in International Management. Un curriculum di tutto rispetto per una giovane donna con una visione fresca e global, come piace a noi di Venti.

Ciao Irene, ci parleresti un po’ del tuo lavoro?

Buongiorno, prima di tutto vi volevo ringraziare per avermi offerto questa opportunità e di dare voce ai giovani che sono appassionati di sostenibilità e vogliono cambiare lo status quo.

Io sono entrata da 4 mesi in una delle più grandi aziende di consulenza e auditing, nel dipartimento di sostenibilità. Il nostro team è composto da più di 80 esperti, formando uno dei più grandi ed influenti uffici a livello mondiale nel campo della sostenibilità. Come Sustainability Analyst supporto i miei colleghi senior nel supporto metodologico della redazione di bilanci di sostenibilità, conformandoli ai principi e linee guida internazionali in ambito di sostenibilità. Altri servizi che offriamo sono la revisione dei bilanci di sostenibilità e due diligence ESG, nonché servizi di analisi e implementazione di strategie di sostenibilità, climate change e stakeholder engagement.

Cosa ti viene in mente quando pensi alla sostenibilità?

Questa domanda è complicata e controversa, siccome la parola sostenibilità è diventata un po’ un buzzword che molti usano, sminuendo il significato alla base di questo concetto. Per me la definizione di sostenibilità deve essere applicata a due grandi macro-aree, che ovviamente sono interconnesse fra di loro: la sostenibilità dell’individuo e la sostenibilità di enti privati e pubblici.

Sostenibilità dell’individuo vuol dire essere consumatori e cittadini coscienziosi, cercando di ridurre gli sprechi in qualsiasi aspetto della vita quotidiana e promuovendo aziende che dalla loro parte sono impegnate in un sincero percorso verso business models sostenibili, che abbiano un impatto positivo sull’ambiente e la società.

Nell’immaginario comune mi sento di dire che la responsabilità viene spesso ricollegata ai temi del climate change, quindi di come le attività umane, specialmente quelle industriali, siano dannose per l’ambiente e causa principale di eventi atmosferici catastrofici. Nonostante questa sia una visione veritiera della sostenibilità, ne rappresenta solo parzialmente il concetto, infatti la sostenibilità dovrebbe essere invece percepita come una pratica più ampia ed olistica.

Come Millenials trovo assurdo ed inaccettabile che non si comprenda ancora questi semplici meccanismi, alla base del capitalismo. Dovremmo diventare un po’ tutti dei consumatori più coscienziosi, capire cioè che dietro ad ogni oggetto, ed al suo prezzo, c’è dietro un dispendio enorme di risorse naturali ed umane.

Dobbiamo essere noi i promotori di un cambiamento per sradicare i vecchi ed arcaici modelli di consumo. Sono molto contenta che ci siano movimenti sempre più in voga, come quello dello zerowaste o del fair fashion.

Cosa potrebbero fare le aziende per rendersi più sostenibili?

Prima di tutto ogni azienda ha il dovere di revisionare i propri processi e fare un assessment dei propri impatti sull’ambiente e sui tutti gli stakeholders che interagiscono con il business stesso (ex. Assessment sulla violazione dei diritti umani). Esistono molte guidelines a cui le aziende posso attingere per valutare il loro “livello di sostenibilità” e a che modello devono ambire. Sono tutti standards internazionali formulati da specialisti, esempi sono i GRI standards, OECD stardards, UNGPs, Global Compact.

In un secondo momento, è necessario identificare quali sono gli aspetti più critici ed implementare soluzioni correttive adeguate. La tecnologia ha fatto passi da giganti, e si trovano sempre materie prime innovative più sostenibili o macchinari che riducono nettamente il consumo di acqua e/o agenti inquinanti. Le soluzioni sono molteplici, non si hanno più scuse! È impossibile pensare di diventare un’attività ad impatto zero dall’oggi al domani, ma di sicuro quello che dobbiamo chiedere alle aziende, e che dovrebbe anche essere richiesto per legge, è un impegno costante in tale direzione.

Mi appassiona vedere come il business usa la creatività e l’innovazione come sorgente di un miglioramento sociale.

Cosa potrebbe fare lo Stato per rendere l’Italia ecofriendly?

Sicuramente avere come priorità policy che incentivino le aziende a diventare più green e creino valore sociale aggiunto, promuovere quindi nuove start up che con mission sociali molto forti, (ex.Bcorp).

Per incoraggiare mercati/realtà più sostenibili bisogna disincentivare l’utilizzo di beni primari dannosi all’ambiente. Se la produzione di beni dannosi diventa più costosa, questo sarà un incentivo finanziario per allontanarsi dalle tecnologie e dalle attività sporche.

Incentivi fiscali, sovvenzioni dirette e i prestiti sono un secondo modo per sovvenzionare questo tipo di imprese. Il governo dovrebbe credere nei giovani e nella loro voglia di innovare attraverso la tecnologia, sostenendoli nella prima fase di lancio. I “first mover” della sostenibilità non devono essere abbattuti dalla burocrazia gravosa e da condizioni di mercato sfavorevoli.

Servono, inoltre, buone campagne di comunicazione in modo da educare, in maniera democratica, tutti i cittadini verso queste tematiche. Perché ricordiamo che l’impatto maggiore non viene solamente dalle grandi aziende, ma siamo noi con il nostro potere di collettività.

Ancora una volta è dai giovani che bisogna ricominciare.

Grazie Irene per il tuo splendido contributo.


Per approfondire il tema sostenibilità e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sanciti dall’Agenda ONU 2030 continuate la lettura qui:

A proposito dell'autore

Rosamaria Trunzo

Assistente sociale, sognatrice incallita, idealista per nascita ed irriverente per vocazione. Ama leggere, guardare le maratone di Mentana su la7, i telefilm, il cinema, le arance amare e la politica. Dai posteri verrà ricordata per l'autoironia e la propensione alle battute a doppio senso.

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