Arrivo da Bari a Milano nel 2014 con due valige piene di libri e vestiti, un mese in Islanda alle spalle e tanta voglia di iniziare questo nuovo capitolo “su al Nord”.

Devo frequentare il PoliDesign in Bovisa e dopo anni passati a imprecare per i ritardi degli autobus per andare in università, ho solo una certezza: voglio vivere più vicina possibile al campus di Via Durando. Forse non lo avevo ancora metabolizzato, ma dentro di me già germogliava il seme dello #zerosbatti.

Sono passati quasi sei anni, e Milano l’ho girata un bel po’: ho imparato un sacco di cose, tra cui dare le indicazioni ai turisti in metro e a non perdermi prendendo il tram sbagliato (più o meno).

Nonostante abbia visto e frequentato la maggior parte dei quartieri di Milano, però, non ho mai cambiato la zona in cui abitavo. Il motivo principale è stato sicuramente economico, ma se devo proprio dirla tutta l’aria decadente della Bovisa a me è sempre piaciuta, con la vita che scorre tranquilla tra i negozi con le insegne retrò e i bambini che giocano e corrono come facevo io vent’anni fa nel cortile di casa mia.

Ho poi scoperto in questi anni che la Bovisa riprende un po’ ciò che si racconta dei “milanesi veri”: riservato e un po’ freddo agli occhi dei più, si è rivelato invece un quartiere ricco non solo di attività imprenditoriali coraggiose, ma anche e soprattutto di grande umanità.

Mi piace infatti pensare che in questa zona l’assenza dello sfarzo da grande metropoli abbia lasciato più posto all’essenza del quartiere, eliminando il futile per preservare il necessario.

Ed è proprio in questi giorni di quarantena che, grazie a uno dei tanti gruppi Facebook del quartiere, ho scoperto l’iniziativa delle Ceste Sospese, nata proprio nella zona tra Bovisa e Dergano.

Ma come funziona una cesta sospesa? Il meccanismo è molto simile alla tradizione napoletana del caffè sospeso (di cui probabilmente avrete già sentito parlare, consiste nel pagare un caffè più del necessario al bar in modo che possa essere offerto durante la giornata a qualcuno di meno fortunato), e forse non è un caso che di origini partenopee sia anche una delle ideatrici del progetto, Francesca Rendano.

Attraverso la cesta – esposta fuori dai palazzi – è possibile donare e prendere beni di prima necessità con discrezione e senza giudizio, nella speranza che possa essere d’aiuto per chi in questo periodo non sta vivendo al massimo delle sue possibilità.

L’invito a prendere o donare prodotti è tradotto in 8 lingue (italiano, inglese, francese, tedesco, arabo, cinese, filippino, rumeno), in modo che il messaggio arrivi anche a quei cittadini che potrebbero non avere a disposizione la stessa rete di conoscenze rispetto ad altri, e che potrebbero avere difficoltà in questo periodo di lockdown.

Nell’arco di tre settimane sono state inaugurate 66 ceste, ma sono ancora tante le zone di Milano da riempire: potete consultare qui http://www.bit.ly/CesteSospeseDerganoBovisa la cartina di quelle già presenti e, perché no, portare l’iniziativa delle ceste sospese anche fuori da Milano.

Per info e adesioni su Milano: info@mamusca.it

Alessandra Turi

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