A tu per tu con la Orsi, l’azzurra in gara agli Europei

Carolina Orsi nasce a Roma il 4 luglio 1991. Con una forte attitudine atletica, da bambina pratica varie discipline sportive alla ricerca di quella che più le si addice e le piace. Nuota, pattina, danza, gioca a basket e all’età di 11 anni prende in mano una racchetta da tennis che non lascerà fino ai 20. Partecipa a tornei internazionali e gioca nei campionati italiani a squadre, in serie C e B, raggiungendo la classifica italiana 2.4 e arrivando tra le prime 800 del ranking mondiale (WTA). 
A 20 anni decide di abbandonare il mondo del tennis agonistico, ma lo sport continua ad essere parte integrante della sua vita. Consegue la laurea in Scienze Motorie e un master in Management Sportivo e, contemporaneamente, insegna tennis e gioca a futsal prima con il Real Balduina e poi con il BRC 1996. 
Quando la sua vita sembra essere più o meno assestata tra i campi in parquet, erba sintetica e terra battuta, quattro anni fa arriva l’inaspettato incontro con uno sport all’epoca non molto conosciuto e che ormai ha intrapreso un percorso di crescita irrefrenabile: il padel. 
Gianfranco Nirdaci, attuale presidente del Comitato Italiano Padel, avendo capito il suo potenziale, le propone di entrare nella squadra del Circolo Canottieri Aniene che quell’anno aveva vinto il campionato italiano a squadre di serie A. Carolina intraprende questa nuova avventura con entusiasmo partecipando ai successivi quattro campionati a squadre, in ognuno dei quali il C.C. Aniene si conferma primo in classifica. 
Oltre alla Serie A, le cui partite si svolgono nel trimestre marzo-maggio, disputa tornei di coppia, affiancando Francesca Pomponi, Martina Lombardi e Valentina Tommasi. In particolare, nel 2019 Orsi e Tommasi vincono insieme quattro tornei e divengono vicecampionesse italiane a coppie. 
Riceve, nel frattempo, la convocazione in Nazionale per gli Europei del 2017 in Portogallo e per i Mondiali del 2018 in Paraguay; in entrambi i campionati l’Italia femminile raggiunge la IV posizione e le otto ragazze italiane scrivono la storia del padel nostrano.  

Nazionale femminile Italiana di padel- World Padel Championship, Paraguay 2019

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Carolina oggi lavora per Prenotauncampo, un’azienda di Milano che ha sviluppato un’app per la prenotazione online di campi sportivi in tutta Italia.  Gioca a calcio a 5 nel BRC 1996 e a padel nel team del C.C. Aniene. 
Farà parte della compagine femminile italiana agli imminenti European Padel Championships,che si terranno dal 3 al 9 novembre al Bola Padel Club di Roma. 
Al suo fianco Chiara Pappacena, Giulia Sussarello, Carlotta Casali, Alessia La Monaca, Emily Stellato, Valentina Tommasi ed Erika Zanchetta, dirette dalla Coach Marcela Ferrari. 

In questi anni, anche il padel è cresciuto in maniera esponenziale. 
Il fenomeno, scherzosamente chiamato padel-mania, ha visto in Italia nel 2018 oltre 8000 tesserati agonistici e più di 50.000 praticanti a livello amatoriale. Da una prospettiva a più ampio raggio, si parla della possibilità della candidatura del padel (già candidato per i Giochi Europei di Cracovia 2023) come disciplina olimpica a Parigi 2024.

Abbiamo incontrato Carolina per conoscere meglio la sua storia, le esperienze che l’hanno portata fin qui e avvicinarci un po’ di più allo sport che tra qualche giorno praticherai in maglia azzurra. 

Chiarito il preventivo dubbio su come si scriva -paddle o padel?- e quale sia la pronuncia corretta, cominciamo.

Ciao Carolina, vado dritta al sodo. Perché hai abbandonato il tennis? E soprattutto, ti manca? 
Ho praticato tennis da piccola, e in modo serio dai 17 anni circa. Ad un certo punto, quando ne avevo 20 e venivo da un anno e mezzo di professionismo in cui avevo raggiunto buonissimi risultati e ottenuto molti punti per la WTA, ho cominciato a pormi una serie di domande. 
Frequentavo l’università e vedevo i miei colleghi che uscivano la sera, mentre io dovevo giostrarmi tra studio e allenamento. Mi allevano due volte al giorno – mattina e pomeriggio –, la domenica avevo il campionato a squadre e la sera prima dovevo andare a letto presto. Non mi pesava, anzi c’erano degli aspetti molto belli come i tornei internazionali, che mi hanno permesso di girare tutta l’Europa, conoscere tante persone, imparare nuove lingue e culture e crescere come persona oltre che come atleta. Spesso mi accompagnava anche mio fratello e con lui ho condiviso tante esperienze che ci hanno legato ulteriormente e che oggi ricordiamo con un sorriso. 
Comunque, ad un certo punto mi sono domandata se il gioco valesse la candela; avevo paura di rimanere sempre sullo stesso livello e ritrovarmi qualche anno dopo con un pugno di mosche. Perciò ho pensato che fosse il caso di lasciare e vivere le esperienze di vita che si possono fare solo a 20 anni. Il tennis oggi non mi manca. Ho sicuramente il lieve rammarico di non aver provato almeno per un altro anno, per vedere come si sarebbe evoluta la situazione. 

Tra il tennis e il padel sono passati circa 4 anni. Cosa è successo in questo tempo? 
Una volta, quando ancora giocavo a tennis, ho fatto una partita di calcetto con delle mie amiche del liceo e in quell’occasione il presidente del Real Balduina, vedendomi in campo, mi ha proposto di giocare nella loro squadra di calcio a 5. All’epoca ho detto di no, perché ero ancora in fase di valutazione sul proseguire o meno con il tennis. Era maggio. A settembre dello stesso anno, definitivamente abbandonate le racchette, mi sono iscritta in palestra con delle amiche.  Subito, però, mi sono resa conto di non essere un soggetto idoneo all’attività fisica senza competizione, senza un minimo di adrenalina. Quindi, più o meno a gennaio, sono stata io a chiamare il Real Balduina per chiedere se la proposta fosse ancora valida. Così sono entrata in squadra; eravamo in serie D e negli anni successivi siamo arrivate in serie A2 e abbiamo vinto la coppa Italia. L’anno scorso, poi, sono passata alla B.R.C. 1996 e attualmente ho preso una pausa per intensificare gli allenamenti di padel (e anche per evitare eventuali infortuni) in vista degli Europei. 

Real Balduina, vittoria Coppa Italia

Come entra il padel nella tua vita, invece? 
Il padel è entrato in modo totalmente casuale. Quattro anni fa, mentre ero al mare con la mia famiglia, Gianfranco Nirdaci del Circolo Canottieri Aniene –oggi presidente del Comitato Italiano Padel-  ha invitato me e mio padre a giocare una partita ad Orbetello, dove avevano da poco istallato un campo.  Dopo quel match mi ha proposto di allenarmi nel team del C.C. Aniene e fare i campionati a squadre di serie A con loro. Ho deciso di provare e da quel momento non ho più smesso. 

Si può dire sia stato amore a prima vista quello con il padel? 
No. Mi è sicuramente piaciuto da subito, anche perché è un tennis in miniatura, più veloce e più acrobatico; per la dinamicità è anche simile al calcio a 5. Quindi, racchiude insieme i due sport che ho sempre praticato. Si è trattato, però, di un innamoramento graduale. Quando ho cominciato, non avevo capito ancora il potenziale di questa “relazione” né mi era capitato di pensare a dove potesse portarmi. Non mi aspettavo che in così poco tempo mi sarei trovata a partecipare ai campionati mondiali ed europei né mi aspettavo l’ascesa vertiginosa che il padel ha avuto in Italia e nel mondo. È stato un continuo sorprendermi di ciò che questo sport era ed è in grado di offrirmi e viceversa. 

Quanto è stato importante il supporto della tua famiglia in tutti questi anni? 
Sicuramente molto importante. Soprattutto nel il tennis, che è uno sport in cui l’atleta si deve autofinanziare, il supporto dei genitori è fondamentale. Non avrei potuto giocare seriamente e partecipare a tornei internazionali se loro non mi avessero aiutato, perché non lavoravo ancora né guadagnavo cifre rilevanti con lo sport. 
Da un punto di vista psicologico e morale, sono stati ancora più importanti: i genitori sono quelli che danno il primo feedback e se non senti la loro fiducia non riesci a giocare serenamente. I miei genitori non sono stati invadenti né coercitivi, mai forzandomi a praticare questo o quello sport o mortificandomi quando perdevo un match. 
Mi sono stati vicini e mi hanno sostenuto anche nella decisione di lasciare il tennis e sono oggi i miei più accaniti tifosi; sono stati i primi a sapere della mia convocazione in Nazionale. 
In particolare, mio padre rappresenta per me un punto di riferimento sportivo molto importante. Essendo un ex calciatore professionista, lui ha vissuto in prima persona questo mondo all’ennesima potenza ed è un indispensabile consigliere per me; i dubbi, le paure, le preoccupazioni, così come le gioie e le soddisfazioni che ho avuto e che ho sono gli stessi che ha già avuto lui. 

Che rapporto hai con le tue compagne di squadra? 
Siamo tutte unite anche fuori dal campo. In modo naturale si è instaurato prima un rapporto di rispetto e poi una forte amicizia, che è ciò che accade quando si vive lo sport in modo sano. 
È fondamentale nel padel l’intesa con il proprio compagno di squadra e posso dire di essere stata fortunatissima. Inoltre, la mia compagna dei tornei di quest’anno, Valentina Tommasi, si allena con me al C.C. Aniene ed anche Martina Lombardi (con cui ho giocato lo scorso anno), quindi abbiamo avuto la possibilità di creare sinergie durante gli allenamenti.

Carolina Orsi e Valentina Tommasi

Prospettive future? Ti vedremo alle Olimpiadi? 
Magari! Se il padel dovesse essere presente alle Olimpiadi di Parigi 2024, spero di esserci. 
Avendo studiato scienze motorie so bene che dopo i 30 inizia l’incubo di tutti gli atleti: il decadimento fisico. Però, avendone 28, sono ancora nel pieno della mia forma fisica e sono sicura di avere ancora una manciata di anni a disposizione.
Per quanto riguarda il padel, è uno sport che deve – e può – crescere ancora, quanto ad adesioni e a remunerazione dell’agonismo. Aldilà delle soddisfazioni personali e sportive, da un punto di vista economico noi atleti non abbiamo alcun ritorno diretto. Il C.C. Aniene dà una grande mano al team; quando giochiamo in Nazionale, inoltre, abbiamo un rimborso spese dalla Federazione. Oltre questo nulla di più, perché lo sport non ha ancora raggiunto una grande risonanza; ma la tendenza è positiva e siamo fiduciosi. In generale, quando arriverà il momento di smettere con l’agonismo, non immagino la mia vita senza sport. Per me le partite, i tornei e la competizione sono ossigeno. Dovrò già abituarmi a vivere senza questo (e non ci voglio pensare), non potrei mai vivere senza sport; per questo sicuramente continuerò a lavorare in questo ambito, come sto già facendo ora. 

Che cosa hai provato quando sei stata convocata la prima volta per la Nazionale? 
Giravano già delle voci, perché avevo vinto il campionato italiano. Ma quando mi è arrivata l’email ero al settimo cielo e piena d’orgoglio. Non mi era capitato né con il tennis né con il calcio di vestire la maglia della Nazionale. Poi ho realizzato una volta arrivata in Portogallo e ancora di più ai mondiali in Paraguay, con tutte quelle persone da ogni parte del mondo, un clima gioioso. Era l’unione delle cose che mi piacciono di più: giocare e stare tra la gente a far festa. 

Nazionale femminile Italiana di padel, Portogallo 2017

Come ti senti per questi Europei? 
Non vedo l’ora di giocare. Nonostante le partecipazioni precedenti ai campionati europei e mondiali, è un’esperienza che emoziona sempre e quest’anno ancora di più. Giocare in casa è tutta un’altra cosa, hai il tuo tifo, la tua famiglia e i tuoi amici che vengono a sostenerti. Per riassumerlo in una frase: mi sento al top!

Carolina è una ragazza semplice e divertente. Quando si è trattato di ridere abbiamo riso ma quando ha parlato dei suoi obiettivi è diventata seria e ho letto nei suoi occhi una determinazione che ammiro. Sono gli occhi di pensa che l’unico limite che possiamo avere nella vita siamo noi stessi.
La nostra conversazione è finita parlando del fato. Probabilmente se non avesse smesso di giocare a tennis non avrebbe incrociato il padel. O forse si, forse sarebbe capitato lo stesso. Chi può dirlo? 
In ogni caso, la sua storia è d’insegnamento per tutti noi, soprattutto per i momenti in cui ci sentiamo persi e disorientati lungo il nostro cammino: Carolina è l’esempio del fatto che la vita non è un rettilineo, ma è piena di vie alternative e diramazioni, tutte a modo proprio sorprendenti. Ciò che serve è solo il coraggio di intraprenderle! 

Grazie Carolina, e in bocca al lupo a te e a tutti gli azzurri per gli Europei dei prossimi giorni. Noi di Venti tifiamo per voi! 

A proposito dell'autore

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Classe 1993. Nata a Caserta, vive a Roma dove si è laureata in Giurisprudenza. Aspirante magistrato. Ama il diritto penale, la sua squadra di futsal e la scrittura. Dal suo profilo FB: «Io è una vita che scrivo. Nei diari segreti e in quelli di scuola, nei quaderni a quadretti, al pc, sui muri. Ovunque e in qualsiasi momento io senta l’esigenza indifferibile di cristallizzare un istante. Dipingo le pagine con i colori di parole a casaccio, di flussi di pensiero non sempre grammaticalmente corretti, vomitati con gioia o mentre piango a dirotto o mentre mi annoio. Io è una vita che vomito» Simpatica, creativa, alla mano, un po’ imbranata, molto permalosa.

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