Di Venti in Venti – 1920 vs 2020

Il 20.02.2020 abbiamo colto l’occasione per omaggiare questa data insolita con un evento suggestivo e particolare che ha confrontato i ruggenti anni 20 del secolo scorso con quelli attuali appena iniziati, il tutto rigorosamente in maschera a tema anni ’20!
A rendere l’atmosfera ancora più suggestiva è stata la cornice storica del Gran Caffè Renzelli di Corso Telesio (Cosenza), che ha ospitato l’evento e ci ha accolto nelle sue sale (e al suo pianoforte), con drink & food ispirati, ovviamente, al 1920.
Il tutto è stato animato da un gioco interattivo che ha permesso di approfondire gli anni ruggenti dello scorso secolo, facendo conoscere tra loro le persone.

Sopra trovate le foto scattate dalla nostra Alessia Visciglia, di seguito, invece, il testo della nostra presentazione, così da fare un salto temporale tra passato, presente e futuro e calarvi – anche se solo virtualmente – in una serata tipo di quei magnifici anni (non troppo lontani)!

Gli anni Venti sono, soprattutto in Europa, espressione della necessità di allegria e affermazione di una rinnovata gioia di vivere in risposta agli orrori e alle ristrettezze del primo conflitto mondiale.
Parigi non è più solo capitale di Francia ma fulcro del fermento artistico e culturale dell’intero continente, mentre in Germania assistiamo alla nascita del Bauhaus ma anche della Repubblica di Weimar.
Negli Stati Uniti i cosiddetti Roaring 20 sono caratterizzati dalla corsa verso la modernità, che toccherà anche l’Europa con le prime automobili, il cinema, la radio, il nastro adesivo e la prima traversata transatlantica in aereo.
All’art nouveau succede l’art déco, assistiamo all’ascesa del dadaïsme e del surrealismo, all’esplosione del jazz, delle big band e del fox trot.
In Italia nasce il regime fascista che realizza progetti di architettura identitaria. Si diffonde sempre più il movimento del Futurismo che con il suo manifesto di energia, progresso, velocità, diventa la prima avanguardia europea.

Sono anni di idee veloci e violente, veloci come i movimenti del charleston, violenti come i movimenti nazionalisti, che altrettanto velocemente si impongono finché prima il fascismo, poi il nazismo non hanno voluto rompere le regole. Hitler scrive il Mein Kampf, con cui coltiva l’odio che è destinato a sconvolgere il mondo. Un mondo che, ancora ignaro di cosa lo aspetta, si sconvolge per altro e vuole rompere le regole ma anche reprimerle.
Ma sono anche gli anni della presa di potere di Stalin e Mao Tse-tung.

Sono anni in cui la leggerezza viene contrastata e punita, l’alcol viene bandito col proibizionismo, ma solo in superficie, mentre di nascosto nasce l’anticonformismo, la ribellione delle masse.
E la ribellione è femmina, sia quando parliamo delle flapper girls – ragazze che volevano bere come gli uomini, divertirsi come gli uomini e sfidare, ribaltare la moralità cattolica che reprimeva la loro sessualità – sia quando parliamo della classe operaia che vuole il suffragio universale; suffragiste anzi suffragette perché come osano le donne chiedere di poter votare, di poter decidere? E per questo obiettivo ne muoiono tante.
E’ in questo periodo, infatti, che si radicano le lotte già iniziate nel secolo precedente. “Finché le donne non saranno chiamate, non soltanto alla libera partecipazione alla vita politica generale, ma anche al servizio civico permanente o generale, non si potrà parlare non solo di socialismo, ma neanche di democrazia integrale e duratura.” E questo lo disse Lenin.

Sono anni intensi, che abbagliano con la brillantezza dei glitter e della sregolatezza, mentre nelle cantine più buie giacciono e fermentano idee radicali, problematiche, a volte violente, che vogliono emergere e scoppiare con il botto di una bottiglia di champagne.

Gli anni 20 sono diventati sinonimo di eccessi e sconsideratezza, anni di speranza precedenti la distruzione di tutti gli equilibri mondiali e della pace. E anche questi anni 20 iniziano allo stesso modo: idee violente e repressive si impongono per fomentare l’odio e ristabilire un ordine che non c’è mai stato, mentre nascono movimenti che li contrastano e reclamano diritti e libertà.
Quello che accomuna questi anni è di sicuro il fermento: tecnologico, culturale, sociale. Le piazze si riempiono, gli ideali si rivendicano.
Si inventano nuovi balli che vogliono valorizzare il corpo e farne muovere ogni arto, il twerking è diventato il nostro charleston; si impongono nuove idee di femminismo, uguali ma diverse, che vedono nell’emancipazione della donna una sessualità libera di esprimersi, una libertà nelle richieste e nelle aspirazioni che non vuole essere “farlo come un uomo” ma “farlo come voglio”.
Anche la moda, oggi come allora, è libertà di espressione, è libera da schemi e sperimenta nelle forme, nei tessuti, nei tagli, avvicinando sempre più i capi femminili a quelli maschili.
La scienza allora scopriva l’insulina e la penicillina, oggi invece corre contro il tempo per trovare una cura a un nuovo virus.
La Grande depressione, con il big crash di Wall Street, pose fine a quell’era e al suo sogno di guardare al futuro; ma, vi domando, oggi, la finanza e gli andamenti dello spread, non influenzano ancora la costruzione del nostro futuro?
Gli esempi da fare sarebbero tanti, lascio a voi il compito di riflettere e individuare le altre similitudini e le differenze.

Ma allora cosa imparare da quegli anni eternamente memorabili e come rendere altrettanto memorabili quelli attuali?

Ad oggi forse non è così scontato dire di prendere solo il buono da quel periodo intenso e vario. In un clima attuale così teso, incerto e labile è necessario perseverare in una presa di coscienza contro il populismo, contro la violenza, contro l’odio. Dai totalitarismi nati in quel tempo dobbiamo imparare a non ricadere negli stessi errori e a non far ripetere la storia.
Impegnamoci, piuttosto, a creare la coesione e la fratellanza tra i popoli, noi che, più di qualsiasi altra generazione di qualsiasi epoca, abbiamo un’indole internazionale e cosmopolita.
Impegnamoci affinchè le rivolte e le rivendicazioni attuali per il clima, per l’indipendenza di popoli, per la libertà, per il raggiungimento di equi diritti riescano finalmente a raggiungere i traguardi sperati.
Impegnamoci affinchè il fermento culturale dell’epoca si replichi, nell’arte, nella letteratura, nell’architettura, nella musica, nella danza.
Ma soprattutto, l’impegno da prendere e l’augurio da farci per il futuro è credere in questi obiettivi, in questi sogni, in questi principi, ed essere sempre più convinti delle potenzialità e delle opportunità che abbiamo. Negli anni ‘20 del secolo scorso la speranza nel futuro, la voglia di riscatto e la convinzione nei propri ideali di cambiamento erano fermamente radicate nell’animo delle persone. E gli anni ‘20 dello scorso secolo ci hanno insegnato anche questo, che tutto ciò per cui si lotta è possibile: la parità di diritti, la libertà di pensiero e di costume, ma anche volare nel cielo e attraversare l’oceano.

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Venti

Venti non è una rivista. Venti non è un semplice blog. E’ un contenitore di idee, di sogni e di parole.

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