Alcuni legami sono così forti che neanche la morte riesce a scinderli. La scrittrice Chantal Castiglione racconta, attraverso delle lettere, una storia di amicizia, lotta e ideali.

Chantal Castiglionelaureata alla magistrale in scienze politiche. Si occupa di movimenti sociali, delle forme repressive e di controllo esercitate dalle varie tipologie di potere. Cultrice di una Storia Altra che difficilmente trova spazio nei libri di storia ufficiale. Scrittrice in bilico su margini colorati di bellezza. Innamorata di microcosmi e di vissuti spesso dimenticati, percorre quotidianamente sentieri di memoria, impegno e lotta.

Autrice di “Tra speranze e illusioni. L’Italia negli Anni di Piombo” (libro tratto dalla tesi di laurea) pubblicato nel 2013 e di “Canto per un ribelle. Lettere di lotta e disobbedienza” pubblicato nel 2018.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

“Sin da bambina ho sempre amato scrivere. Raccontare. A scuola i temi erano la mia specialità. Poi negli anni questa passione è diventata sempre più un’esigenza per far sentire la mia voce, quella che sono e anche per dar rilevanza a chi, per un motivo o per un altro, quella voce non può più farla sentire. Mi son fatta rapire da microcosmi di vissuti. Soprattutto grazie al film “I cento passi” quindi alla storia di Peppino Impastato ho capito che scrivere vuol dire anche lottare, che le parole costituiscono un’arma potente delle quali qualsiasi tipo di potere ha paura. E da quel giorno non ho smesso più. Scrivere è anche una cura, un volersi bene, un andare oltre tutto e tutti. Le parole anche come scudo, come difesa.”

Il tuo libro “Canto per un ribelle” ricorda la vita di Andrea ultrà del Cosenza. Chi era Andrea?

“Più che la vita di Andrea ricorda tutto quello che abbiamo condiviso e che in un certo senso continuiamo a condividere. È un viaggio non solo nella nostra amicizia ma anche nei sogni, negli ideali e nelle lotte condivise. Come colonne sonore Fabrizio De André e gli Yo Yo Mundi. Come compagni di viaggio tra gli altri Pasolini, Foucault, Freire e lo stesso Peppino Impastato. Andrea rimane un ultrà, dove la parola ultrà ancora significa fratellanza, solidarietà, accoglienza. E Cosenza con la sua tifoseria si è sempre contraddistinta in ciò. Andrea, per me un fratello maggiore, è quella persona sulla quale poter sempre contare, nonostante con lui la vita non sia stata certo gentile. È colui che riesce a capirti al primo sguardo anche senza proferire parola, è colui che ha creduto sempre in me e mi ha spronato a continuare a scrivere.”

Cosa vorresti che i lettori capissero o sapessero di Andrea?

“Andrea è il ribelle, colui che sceglie di non omologarsi, di camminare in bilico alla bellezza dei margini e di coglierne tutte le sfumature. È lo sfruttato che decide di non abbassare la testa e diventare un “essere di più” volando alto oltre chi si sente padrone delle nostre vite e ci vuole relegare ad “esseri di meno”, ad inesistenze. Ha braccia larghe per abbracciare il mondo intero. Odia ancora: odia i rigurgiti fascisti, razzisti e xenofobi del nostro tempo e di quello passato.  Il sorriso come arma più potente di lotta contro ogni forma di oppressione e repressione. Un resistente, o meglio, in questo tempo di disumanità istituzionalizzata, un Essere Umano.” 

Cosa ti ha spinto alla stesura di questo libro?

“Ognuno reagisce al dolore come meglio può, il mio modo è stato quello di scrivere delle lettere. Lettere che collegassero in un certo senso cielo e terra, una narrazione che la morte vigliacca e meschina non è riuscita a spezzare. Un filo rosso che ancora ci unisce. Ho deciso di intraprendere questo piccolo viaggio insieme ad Andrea. Un viaggio che non avrei mai voluto compiere, che ha avuto inizio la mattina del 10 agosto 2017 sulle sponde del Mar Tirreno. Un messaggio di una cara amica mi avvisava che Andrea non c’era più. Era morto in un incidente stradale. Come superare un dolore così grande? Ringrazio quel qualcuno che mi suggerì, visto che ogni tanto scrivevo qualcosa già su facebook per ricordare il mio fratellone, di scrivergli delle lettere, di sicuro un po’ meglio mi avrebbe fatto sentire. E in parte così è stato. Andrea vive aggrappato alla parte di cuore in cui rimangono le persone che abbiamo amato. Vive nelle persone che incontro, nella sua famiglia, nei fratelli e nelle sorelle ultras, vive ogni qualvolta semi di resistenza germogliano in ogni dove.”

     Che riscontro ha avuto con i lettori?

“Il libro sta camminando ormai da più di un anno e lo sta facendo bene. Molte le presentazioni fatte finora in giro per la Calabria. Tra le più emozionanti senza ombra di dubbio quella di Santo Stefano di Rogliano, il paese di Andrea, nel posto in cui 6 anni prima avevamo presentato assieme il mio primo libro.”

Stai scrivendo altro?

“Al momento ancora no. Voglio continuare a raccontare di Andrea, anche se son tante le tematiche che mi piacerebbe affrontare in un futuro non troppo lontano. Al momento sto sperimentando nuove forme di scrittura e di narrazione. Continuo a scrivere  perché è la cosa che amo più fare, che mi fa sentire viva e libera di r-esistere.”

                 Anna Zupi

A proposito dell'autore

Venti

Venti non è una rivista. Venti non è un semplice blog. E’ un contenitore di idee, di sogni e di parole.

Post correlati