Aggiornato all’ultima modifica del 25 marzo 2020

Ai tempi del Covid-19 e della limitazione della libertà di circolazione delle persone ogni nostro spostamento deve essere giustificato.     
Eccezioni a #iorestoacasa sono ammesse, in questo momento, solo in quattro gruppi di ipotesi che sono:

  • comprovate esigenze lavorative;
  • situazioni di necessità, ad esempio fare la spesa o portare a spasso il cane per le sue esigenze quotidiane;
  • motivi di salute, come fare una visita medica o recarsi in farmacia;
  • assoluta urgenza, solo con riguardo ai trasferimenti presso un comune diverso.

Con il DPCM del 22 marzo è stata eliminata la generica possibilità di fare rientro presso il presso il proprio domicilioabitazione residenza e tale scelta è stata confermata dal decreto legge del 25 marzo.
Ad oggi, infatti, “è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute“. Ognuno deve rimanere nel comune in cui si trova.

Dunque chi esce di casa, sia a piedi che in macchina, e chi viaggia in treno, autobus o in autostrada deve portare con sé:

  • un documento di identità;
  • un’autodichiarazione, cioè un documento compilatofirmato con il quale dichiara il motivo dello spostamento, spuntando la casella in corrispondenza di uno dei motivi sopra riportati, cui dovrà aggiungere i necessari chiarimenti.

Tale autodichiarazione deve essere esibita in caso di controllo delle forze dell’ordine, cui eventualmente dovranno essere fornite anche spiegazioni verbali; per agevolare e velocizzare il controllo conviene conservare la documentazione che comprova gli spostamenti (certificazioni di lavoro, scontrini ecc). 

Il modulo prevede che il dichiarante attesti di: non essere risultato positivo al virus COVID-19 o di non essere sottoposto alla misura della quarantena; di essere a conoscenza delle disposizioni restrittive vigenti e, in caso di trasferimento in un’altra regione, di essere a conoscenza delle misure restrittive sia della regione di partenza che di quella di destinazione.

Inoltre, occorre anche dichiarare l’indirizzo da cui è iniziato lo spostamento e la destinazione; non è dunque sufficiente un generico “sto andando a fare la spesa” ma occorre dichiarare dove ci si trovava e a quale supermercato ci sti sta recando, al fine di valutare la coerenza del percorso.

GIi agenti effettueranno i dovuti controlli su tutte le informazioni rilasciate e se quanto dichiarato non corrisponde al vero, sarà stato violato l’obbligo di limitare gli spostamenti e al dichiarante sarà contestato, in base ai casi, un illecito amministrativo o penale (per un approfondimento delle situazioni prospettabili clicca qui).

Anche a fronte di una dichiarazione veritiera, ugualmente risponderanno coloro che escono in “gruppo”. Ad esempio, se vi sono tre passeggeri in un’auto, sebbene sia comprovato da uno scontrino che stiano facendo ritorno dal supermercato, verrà comunque loro contestata la violazione dell’art. 650 c.p. perché:

  • se appartengono al medesimo nucleo familiare, vi è la violazione della parte del DPCM che dispone che un solo membro alla volta esca dall’abitazione
  • se appartengono a diversi nuclei familiari, vi è la violazione del divieto di assembramenti.

Il nuovo modello di autodichiarazione da stampare è rinvenibile a questo link.

Chi non dispone di una stampante non deve preoccuparsi: le forze dell’ordine, al controllo, forniscono il modulo in caso non se ne disponga.

Non esiste alcuna versione digitale che sostituisce il modulo cartaceo. Nei giorni scorsi era stata predisposta, da un privato cittadino e in via non ufficiale, un’applicazione che permetteva di compilare e conservare il modulo direttamente sullo smartphone. La Polizia Postale ha bloccato il servizio per una serie di ragioni. In primo luogo l’autodichiarazione deve essere firmata dal dichiarante e dall’operatore di Polizia che lo identifica e sullo smartphone ciò non era possibile; inoltre, l’operatore deve trattenere la copia originale del documento al fine di operare i controlli successivi. Infine, un servizio non ufficiale rappresenta una minaccia alla privacy dei cittadini i quali rivelerebbero frequenza e motivi dei loro spostamenti nonché dati sensibili (come problemi di salute o esigenze personali) non solo all’Autorità di Pubblica Sicurezza ma anche al gestore privato del servizio, non autorizzato da alcuna pubblica amministrazione.

A proposito dell'autore

Avatar

Classe 1993. Nata a Caserta, vive a Roma dove si è laureata in Giurisprudenza. Aspirante magistrato. Ama il diritto penale, la sua squadra di futsal e la scrittura. Dal suo profilo FB: «Io è una vita che scrivo. Nei diari segreti e in quelli di scuola, nei quaderni a quadretti, al pc, sui muri. Ovunque e in qualsiasi momento io senta l’esigenza indifferibile di cristallizzare un istante. Dipingo le pagine con i colori di parole a casaccio, di flussi di pensiero non sempre grammaticalmente corretti, vomitati con gioia o mentre piango a dirotto o mentre mi annoio. Io è una vita che vomito» Simpatica, creativa, alla mano, un po’ imbranata, molto permalosa.

Post correlati