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Un disco per tutte le estati

Granelli di sabbia, canotti e abbronzature: elogio (semiserio) del tormentone

Tutto cominciò all’alba degli anni Sessanta, quando il miracolo economico trasformò gli italiani in un popolo di vacanzieri, con una canzone perfetta per incorniciare gli amori balneari: Legata a un granello di sabbia, scritta e interpretata con tono soave e delicato da Nico Fidenco, dominò le classifiche di vendita dell’estate 1961 e può essere considerata a tutti gli effetti il primo tormentone della storia della canzone italiana. Come per tutti i brani di successo, le hit che da allora a oggi hanno accompagnato (o angustiato, a seconda dei punti di vista e delle preferenze di ciascuno) le nostre estati, assecondano poche ma precise regole di ingaggio: una melodia immancabilmente orecchiabile, un testo a presa rapida – costruito su rime da mandare a memoria al secondo ascolto, riproposte in infinite serate al karaoke – e, per non farsi mancare alcunché, un ritmo adatto ai balli di gruppo sulla spiaggia. Tutto questo sarebbe sufficiente per considerare i tormentoni come un flagello comparabile soltanto al malfunzionamento dell’aria condizionata nelle giornate di caldo afoso. Eppure, le canzoni estive sono una delle più importanti espressioni della cultura popolare – a cui il critico musicale Enzo Gentile ha dedicato un saggio, Onda su onda, appena pubblicato da Zolfo – e una ricchissima miniera del nostro immaginario. Prima di rivalutare la musica da camera o i brani a tema natalizio, dunque, seguiteci in questo piccolo itinerario sonoro che attraversa la bella stagione di ognuno di noi.

I PIONIERI

Oltre a Nico Fidenco – che in seguito si dedicherà soprattutto alla composizione di colonne sonore per il cinema e la televisione – i cantori dell’estate sono stati senza dubbio Edoardo Vianello e Fred Bongusto. Il primo ha consegnato alla storia una trilogia dedicata all’abbronzatura ed ai suoi effetti collaterali: Carta vetrata, Il peperone e, naturalmente, Abbronzatissima. Il secondo, invece, ha catturato in Una rotonda sul mare le istantanee di una sera d’estate nella quale il protagonista si immalinconisce al pensiero che la sua donna sia lontana e in compagnia di un altro. A proposito di nostalgia: Un’estate fa – consacrata da Franco Califano, che si ispirò a Une belle histoire di Michel Fugain – dispiega tutta la forza del rimpianto per quel momento dell’anno «che somiglia a un gioco», ma è inevitabilmente destinato a svanire. No, non ci siamo dimenticati di voi che soffrite al solo pensiero di accendere la radio e ascoltare il solito ritornello: il grandissimo Bruno Martino lanciò il suo personalissimo anatema contro il mito della bella stagione: «Odio l’estate».

I VIAGGIATORI

Negli ultimi anni, i maestri del tormentone hanno cercato di superarsi per trovare i posti più esotici in cui trascorrere le ferie. La prima a giocare con l’atlante fu la milanese Lu Colombo che, spalleggiata dall’attore David Riondino, si spinse fino all’esotica Maracaibo per raccontare la storia di una ballerina dalla vita irregolare. Dopo di lei, c’è chi ha deciso di imbarcarsi su un volo Roma-Bangkok (Baby K e Giusy Ferreri, che pure avevano previsto qualche scalo tecnico a Hong Kong, Milano e Londra) e chi, più prosaicamente, si è accontentato di passare le vacanze sulla Riviera Romagnola (Riccione dei Thegiornalisti, anch’essi però con il sogno di sbarcare a Berlino per mangiare «mezzo panino». Mah). Infine, una meta popolare: J-Ax canta per chi non può permettersi altro che una giornata a Ostia Lido («Cosa importa se/sognavi Puerto Rico/ma se restiamo insieme/sembra paradiso/anche Ostia Lido». Onesto).

GLI INATTESI

Molti altri, invece, non avrebbero mai pensato di rientrare a pieno titolo nel girone dei tormentoni. Un’artista originale ed eclettica come Giuni Russo è ricordata essenzialmente per Un’estate al mare, colonna sonora delle vacanze 1982. Qualche anno prima, Rettore sbaragliò la concorrenza con Splendido splendente, melodia orecchiabile per un testo particolarmente ricercato in materia di chirurgia estetica. Anche Simone Cristicchi, prima di diventare il cantore dei matti e delle ferite della storia, ha esordito con una canzone estiva: Vorrei cantare come Biagio. Infine, il personaggio più estraneo all’idea del tormentone: Renato Zero. Nel 1981 pubblicò un 45 giri che raccontava la tragicomica gita al mare di una coppia: Galeotto fu il canotto. Finale da commedia dark: «Mentre vai giù/non rammento di te alcuna virtù». E noi che credevamo che l’estate fosse tutta sole-cuore-amore.


Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei ventenni 08/11/2021