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La «musica da vedere» (con un po’ di nostalgia)

       I primi quarant’anni di una trasmissione di culto: Mister Fantasy 

Un giovane conduttore ripreso di spalle mentre attraversa con passo sicuro un tunnel illuminato da tanti piccoli riflettori: una porta spazio-temporale più che una semplice quinta scenografica. «Benvenuti nel futuro», suggerisce Carlo Massarini, eloquio sciolto, ritmo da consumato speaker radiofonico e un’istintiva familiarità con la telecamera: il profilo ideale per la televisione frenetica e appariscente dei primi anni Ottanta.

«Benvenuti nel futuro» è anche il sottotesto che aiuta a comprendere meglio la rivoluzione di Mister Fantasy, il settimanale consacrato alla «musica da vedere» in onda dal 12 maggio 1981 sulla Rete 1 della Rai. Anche lo studio della trasmissione – ideata da Paolo Giaccio – apre le porte sul domani: un’avveniristica tastiera e uno schermo gigante che annunciano l’avvento dei PC, lanciati sul mercato dalla IBM nell’agosto dello stesso anno; un lettore di «video-dischi» illuminato d’azzurro, perfetto per ascoltare e vedere all’opera i nostri idoli, così simile ai DVD che oggi appaiono addirittura anacronistici. Sì, vedere: nel decennio dominato dall’immagine (e dalle apparenze), la musica si vede e buca lo schermo come non era mai avvenuto prima. Intendiamoci: Mister Fantasy – un esplicito omaggio al celebre album dei Traffic, anno 1967 – non era l’unica trasmissione musicale dell’epoca. Sia la televisione pubblica, sia i nascenti network commerciali avevano le loro rubriche settimanali a base di esibizioni in playback e classifiche di vendita: Discoring, in onda sulla Rete 1, Popcorn su Canale 5 e Superclassifica Show, trasmessa da decine e decine di canali a diffusione locale prima di arrivare sulle reti Fininvest. A differenza di questi programmi, però, Mister Fantasy viaggiava in tutt’altra direzione: le novità musicali – rigorosamente proposte in formato videoclip – procedevano di pari passo con un curioso e divertito viaggio nella musica del passato, Italian Graffiati, intrapreso da Ivan Cattaneo nella prima edizione del programma.

La sua personalissima rilettura dei classici degli anni Sessanta (come Il ballo del mattone di Rita Pavone, Una zebra a pois di Mina e Saint Tropez twist di Peppino Di Capri) non diede soltanto credito al filone della nostalgia, ma offrì soprattutto un eccentrico spaccato delle preferenze sonore ed estetiche del nuovo decennio, sintonizzato sull’elettro-pop e sofisticato ai limiti del kitsch. Italian Graffiati non era l’unica concessione alla memoria: nella seconda parte di Mister Fantasy, infatti, Massarini lasciava la parola al critico musicale del «Corriere della sera», Mario Luzzatto Fegiz, per una divagazione sullo yé-yé e, più in generale, sulla musica italiana dei Sessanta in compagnia dei suoi protagonisti.

Sigaro in bocca, la colonna sonora de Il buono, il brutto, il cattivo in sottofondo, Luzzatto Fegiz non indulgeva in carinerie con i suoi ospiti, spesso in cerca di rilancio o di visibilità. Domanda secca a Fausto Leali: «Hai sposato la ragazza del Clan di Celentano per amore o per convenienza?». Il presente, invece, aveva il volto dei grandi nomi della nostra canzone, raccontati in veri e propri cortometraggi. In uno di questi filmati d’autore, girato alle isole Tremiti, un preveggente Lucio Dalla parla seduto sul ramo di un albero della necessità di riscoprire sé stessi, staccando il telefono e spegnendo la tv; in un altro, si vede Gianna Nannini con i guantoni da pugile, simbolo della sua anima a un tempo ribelle e guerriera. I video promozionali, infine: una rivelazione per gli occhi, un saggio di formidabile creatività (quando la grafica al computer era agli albori) e persino un’occasione per imparare l’inglese grazie ai testi sottotitolati. Anche questo era futuro. 


Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei ventenni