La Calabria è bruciata!

È trascorso quasi un mese dalla fine delle vacanze e tanto è ancora l’amaro in bocca.
Quest’anno, però, in Calabria l’amaro è dovuto non soltanto alle vacanze ormai andate e allo stress lavorativo che già incalza: è la nostra terra o, meglio, quel che resta di essa a farci provare un senso di frustrazione misto a rabbia che, perché non scorra via come l’acqua piovana di questi primi giorni di settembre, è necessario fissare bene dentro e farne memoria.
La Calabria è bruciata, intorno a noi il verde è ormai per la maggior parte nero, in alcuni punti più fortunati giallognolo. È stata una delle estati con più incendi degli ultimi decenni e i risultati sono sotto i nostri occhi, in evidenza, a ricordarci che, forse, era anche nostra responsabilità avere cura del nostro territorio e limitare i danni, per quanto possibile.
Proprio per questo, per schiarirci definitivamente le idee prima di arrivare ai nuovi caldi, abbiamo sottoposto al Comandante Provinciale del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco di Cosenza, Giuseppe Bernardo, alcune domande a riguardo.

Quali sono i dati effettivi dell’emergenza incendi dell’estate 2021 in Calabria?
Circa tremila incendi vegetazione in sessanta giorni (luglio e agosto).

Abbiamo visto caserme aperte solo per questo periodo e squadre provenienti da nord e centro Italia arrivare nelle nostre città. L’emergenza è stata troppo grande o le forze ed i mezzi troppo pochi?L’emergenza incendi in Calabria nell’estate 2021 è stata una delle più difficili ed importanti degli ultimi anni. Per ritrovare numeri simili bisogna tornare indietro ai due anni neri degli incendi boschivi come il 2007 e il 2017. Per circa tre settimane si sono registrati in provincia di Cosenza circa 60-70 incendi nelle 24 ore, con una contemporaneità, soprattutto nelle ore pomeridiane, di circa 20-30 focolai in punti diversi. Se a tutto questo si aggiunge un territorio enorme, orograficamente complesso e con tempi di spostamento mezzi-uomini elevati, temperature costanti di oltre 40°C che inducono una notevole suscettibilità di innesco e propagazione degli incendi di vegetazione ed una distribuzione sul territorio dei centri abitati e delle zone di interfaccia (vegetazione e case insieme) spesso non adeguatamente protette da questi fenomeni, ne deriva che anche le 14 squadre di vigili del fuoco distribuite sul territorio (con il potenziamento AIB -antincendio boschivo ndr-) con in aggiunta le squadrette di Calabria Verde e con i mezzi aerei in condivisione con l’intera regione (circa 4 elicotteri con allestimento AIB) e i canadair (condivisi anche con le altre regioni) possono non essere sufficienti a fronteggiare un fenomeno di queste dimensioni. Siamo stati infatti costretti a richiedere aiuto alle regioni del nord che ci hanno fornito uomini e mezzi VVF aggiuntivi. In provincia di Cosenza abbiamo avuto sezioni operative AIB del Piemonte, dell’Emilia Romagna, dell’Abbruzzo, delle Marche e della Campania. Grazie anche al loro contributo e al notevole sacrificio dei VVF Cosentini siamo riusciti a sostenere l’urto dell’emergenza e a limitare i danni alle case e alle infrastrutture, senza registrare vittime o infortuni. Tuttavia il danno ambientale al patrimonio boschivo è stato elevatissimo: solo nell’incendio di Acri (CS) sono bruciati circa mille ettari di bosco.

Natura e uomo. Chi ha più potere su questo fenomeno?
La natura crea le condizioni favorevoli: temperature elevate, vento caldo nella giusta direzione, orografia del territorio con forti pendenze, tipo di vegetazione particolarmente suscettibile. Ma poi, per esperienza, è l’uomo che, sovente, sceglie il luogo e il momento affinché il fenomeno possa avere gli effetti che lui si è prefisso. Appiccare il fuoco sotto le case con il vento giusto e senza adeguate fasce di protezione tagliafuoco si sa già che produrrà effetti devastanti. In qualche caso l’incendio è dovuto ad imprudenza nel tentativo di “fare pulizia” in un momento inopportuno e comunque vietato dalle norme, dove poi si perde il controllo del fenomeno. Spesso gli incendi sono poi appiccati per piccoli interessi: pascolo, spostamento della selvaggina, raccolta degli asparagi o delle lumache, dispetti. L’incendio di natura puramente casuale (non doloso o colposo) ha risvolti puramente residuali dunque tale fenomeno ha assunto ormai un carattere sociale, con risvolti economici evidenti e come tale andrebbe analizzato.

Una preghiera e un consiglio per i giovani calabresi che vorrebbero supportare il vostro lavoro e salvaguardare la loro terra.
Supportare il lavoro dei vigili del fuoco significa innanzitutto essere dei buoni cittadini rispettosi dell’ambiente. Sarebbe bene, poi, comprendere che la protezione da certi fenomeni, come l’incendio, nasce da una adeguata diffusione della cultura della sicurezza, che dovrebbe essere insegnata a scuola già dalle prime classi in modo da far crescere le nuove generazioni con questa mentalità. Fare protezione civile significa proprio avere questa cultura che poi va applicata nel vivere civile, ovvero in famiglia, nei luoghi di lavoro e nella gestione del territorio. E un territorio complesso e difficile come quello della provincia di Cosenza ha più bisogno di altri della diffusione di questa cultura, anche perché non possiamo esimerci dal difendere la nostra meravigliosa natura, che si sta impoverendo sempre più, di anno in anno. Per distruggere un bosco ci vogliono poche ore, per rifondarlo e riportarlo allo stesso livello di prima ci vogliono anni. E il bosco, la vegetazione e tutto quel che portano in sé sono la base della nostra stessa vita, distruggerli è come distruggere noi stessi e il nostro futuro.


Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei ventenni