Donne in crisi (di governo)

La crisi di governo: un film già visto a queste latitudini. I soliti ruoli in commedia: esploratori, tessitori più o meno defilati, voci dissonanti, agiografi del nuovo presidente incaricato. E poi, un’infinita processione di volti che sfilano davanti alle telecamere con passo insolitamente grave ed austero, quasi a voler trasmettere la solennità del momento. Parole che appartengono al glossario delle buone maniere: lealtà, fiducia, responsabilità. Una breve pausa dallo spettacolo ora avvilente, ora grottesco che la politica ha offerto dentro e fuori dai palazzi. Eppure, se avete seguito con attenzione sia la partita della crisi giocata nelle aule parlamentari, sia la complessa trama delle consultazioni, non sarà sfuggita ai vostri occhi l’imbarazzante assenza delle donne. Tutto è cominciato a metà gennaio con la conferenza stampa di Matteo Renzi: un’ora e mezza per spiegare ai giornalisti la decisione di uscire dalla maggioranza di governo senza dare la parola alle sue ministre, Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, ridotte a spettatrici silenti del monologo del leader. Stessa situazione o quasi anche nei giorni del dibattito sulla fiducia a Giuseppe Conte, che pochi avrebbero custodito nella memoria se la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, non avesse concesso a due incauti senatori l’opportunità di votare, nonostante le operazioni si fossero chiuse da un pezzo. Infine, lo sciamare ordinato nei corridoi della Camera per i colloqui con Mario Draghi: due giri di consultazioni, due sole donne a prendere la parola con i giornalisti, Emma Bonino e Giorgia Meloni. Intendiamoci: la parità di genere non si conquista con una dichiarazione di voto o un’intervista in prima serata. Ciò non toglie, però, che sia necessario cambiare paradigma, a maggior ragione in un momento così drammatico della nostra storia. Chi pensa che le donne debbano restare ancora a guardare può sempre leggere i dati Istat sulla disoccupazione: il 99% delle persone che hanno perso il lavoro nell’ultimo anno sono le nostre madri, le nostre sorelle, le nostre compagne, le nostre figlie.


Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei ventenni