Immaginate una cena tranquilla a casa di amici. Gli amici di sempre, quelli storici, con i quali avete condiviso elementari, medie, liceo e università. Insomma, gli amici del cuore, quelli che si dicono tutto e non si nascondono niente.

Ora immaginate un gioco, a tratti diabolico, perverso, ma apparentemente innocente: sbloccare gli smartphone, posarli sul tavolo e leggere ad alta voce messaggi, whatsapp e chiamate. Al giorno d’oggi rappresenta l’incubo di tutti, ma rifiutare di giocare sarebbe come tirarsi la zappa sui piedi, perchè significherebbe avere qualcosa da nascondere.

E’ sulla base di questo comune e semplice meccanismo che si instaura la trama del film “Perfetti sconosciuti” diretto da Paolo Genovese, nelle sale dall’11 febbraio e che in due settimane ha incassato più di 7 milioni di euro. Un vero e proprio record per il cinema italiano dopo l’ultimo successo del film di Checco Zalone. Sarà il cast eccellente o la trama altrettanto accattivante, eppure in poco tempo è stato definito dalla critica come “la grande ripresa della commedia italiana”. Sarà vero? Certo è che la comicità sottile della trama e la drammaticità dell’enorme verità che si nasconde dietro questo film fa sorridere, sì, ma soprattutto riflettere.

Il suo successo sta nella delusione delle aspettative

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Onestamente, detto tra noi: dopo un trailer così, chiunque sia fidanzato/sposato e, perchè no, anche single, è curioso di sapere come andrà a finire tra i protagonisti. Eh sì, perchè la situazione che vi si presenta è delle più (tragi)comiche: tre coppie di amici più Beppe, l’amico single che ha finalmente trovato una compagna, si ritrovano a cena insieme e, sotto provocazione della padrona di casa, decidono di condividere tutto ciò che è contenuto in quella che viene definita “la scatola nera”. Si dà il via così a una serie di complicazioni, fraintendimenti, scambi di telefoni ed equivoci che hanno un che di surreale e (ovviamente) di divertente.

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Ci sono Rocco ed Eva, apparentemente felici e complici, ma che in realtà si nascondono a vicenda tanti segreti e insicurezze. E ancora Cosimo e Bianca, neo sposini e totalmente lontani dall’idea di crisi matrimoniale, ma che, nel pieno della loro storia d’amore, scoprono di non essere poi così sinceri l’uno con l’altro. E infine ci sono Lele e Carlotta, che vivono con la mamma di Lele e hanno due bambini. Anche loro, come gli altri, nascondono tanti segreti. Innocenti o importanti che siano, le bugie verranno tutte a galla durante il corso della cena. Pochi cambi di scena e un unico ambiente che rendono questo film ulteriormente comico, Il finale è del tutto inaspettato però, ed è forse questa la cosa che più convince di questa commedia, che ha un tono (oserei dire) quasi drammatico. Ed è proprio Beppe, l’unico single seduto a tavola, a urlare la realtà della nostra contemporaneità. E cioè che oggi tutti i nostri segreti non sono più custoditi gelosamente nella nostra memoria, ma sulla SIM del nostro smartphone o nella posta del nostro profilo Facebook.

Un finale amaro per una realtà che lo è ancora di più

Perfetti sconosciuti racconta di storie quotidiane, attuali e reali, accadute veramente. Parla di coppie di fidanzati che vorrebbero leggersi i messaggi a vicenda, magari mentre lei è sotto la doccia o lui si sta facendo la barba. Parla di matrimoni finiti a causa di una foto osè di troppo, salvata per sbaglio nella galleria del telefonino; di donne insoddisfatte che cercano sicurezze in ragazzi più giovani conosciuti su Facebook o di uomini che diventano padri per errore e di altri che fingono di essere etero, ma che in realtà sono omosessuali da una vita e non hanno il coraggio di raccontarlo ai propri amici. Tutto questo è un film, ma è anche la vita che qualcuno ci ha venduto come vita reale, e che forse lo è diventata a causa di questi strumenti – smartphone, social network e altre diavolerie – che hanno reso tutto più facile, anche i tradimenti, insieme al diritto e alla tentazione di custodire per forza dei segreti.

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La riflessione è che siamo noi a decidere cosa mostrare agli altri e cosa tenere per noi, custodito nel nostro privato. Siamo noi a decidere se usare i nuovi strumenti di comunicazione come delle “scatole nere”. Ma prima dobbiamo essere noi a capire che tipo di persone vogliamo essere con le persone che amiamo.
Questo è un film comico e ironico, ma che invita a riflettere e per questo non può passare inosservato. E’ ancora nelle sale, ma vi dò un consiglio: prima di andare al cinema, lasciate a casa i vostri telefonini.

A proposito dell'autore

Stefania Marino
Social Media Manager - Segretario Organizzativo

Classe ’91, nata a Cosenza, vive a Milano da 8 anni ed è laureata in Marketing e Brand Management. Si definisce ambiziosa, energica e determinata, con la giusta dose di autoironia. Appassionata di Social network, viaggi e fotografia, sogna (come tutte le persone utopiste e nate sotto il segno dei pesci) di avere un giorno un po' di tempo libero per viaggiare. Un'ultima cosa da sapere su di lei: per sorridere le basta una domenica, una canzone dei Verdena e una tazza di tè alla cannella.

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