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	<title>Sante Filice &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>L’Italia sarà all’altezza delle sfide dei suoi giovani?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Sep 2023 17:45:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’idea che sia possibile crearsi il lavoro da soli deve in qualche modo investire le nuove leve, oltre ad ispirare le diverse categorie di fondi statali previsti per i giovani nel nostro Paese. La creatività, l’ingegno e l’estro se uniti ad una buona dose di cultura non solo accademica, possono fungere da volano per la nostra economia, che ha bisogno più che mai di un tessuto imprenditoriale nuovo che renda strutturale la crescita postpandemica. Il “rimbalzo” non può restare un [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">L’idea che sia possibile crearsi il lavoro da soli deve in qualche modo investire le nuove leve, oltre ad ispirare le diverse categorie di fondi statali previsti per i giovani nel nostro Paese. La creatività, l’ingegno e l’estro se uniti ad una buona dose di cultura non solo accademica, possono fungere da volano per la nostra economia, che ha bisogno più che mai di un tessuto imprenditoriale nuovo che renda strutturale la crescita postpandemica. Il “rimbalzo” non può restare un caso isolato, ma dobbiamo essere in grado di accelerare con degli incentivi da mettere a disposizione di chi oggi decide di investire nel nostro Paese.</p>



<p>I bandi di finanziamento, a fondo perduto e non solo, in Italia oggi sono molteplici. Si passa dall’ormai famoso Resto al Sud al Fondo per le piccole imprese creative, ed ancora abbiamo il Fondo Impresa donna, il Fondo per le nuove imprese a tasso zero per giovani e donne o il Fondo Cultura Crea 2.0. Il contributo a fondo perduto presuppone, intrinsecamente, un rapporto tra concedente e ricevente che si basa sulla volontà di creare qualcosa per il bene nazionale. Da qui la gratuità o quasi della concessione. L’idea che anima questi incentivi è quella di stimolare le energie positive del nostro territorio, tentando di canalizzarle verso delle attività che permettano di dare spazio ai talenti di ognuno. Ad eccezione del fondo Resto al Sud che finanzia i possibili imprenditori di età compresa tra i 18 e 55 anni con l’unica condicio sine qua non che la loro attività venga impiantata nel nostro meridione, gli altri bandi di finanziamento hanno come unica discriminante l’età che non deve superare i 35 anni.</p>



<p>A ricevere particolare attenzione, inoltre, sono le cosiddette “startup”. Una start up è un’attività di nuova costituzione, potenzialmente in grado di sconvolgere il proprio mercato di riferimento. Non tutte le imprese nascenti sono startup ma solo quelle innovative nelle idee e nelle architetture imprenditoriali. Per configurarsi come tale l’impresa deve contenere un’innovazione di prodotto o di processo. Molti di tali fondi hanno trovato nuova linfa nel PNRR, tanto discusso quanto necessario per una ripartenza a pieno ritmo della produzione imprenditoriale.</p>



<p>Quello che appare spontaneo chiedersi oggi è se tali misure basteranno a consentire a molti giovani di rendersi autonomi dall’ambito familiare e costruire in tal modo il loro futuro. I recenti dati elaborati dall’Eurostat hanno evidenziato come i giovani italiani lascino la casa dei genitori con maggiore ritardo rispetto a quelli di molti altri Paesi europei. Se nel nostro Paese il tetto familiare viene abbandonato all’età di 30 anni, la media dell’Eurozona è pari a 26,4 e solo poche nazioni quali Croazia (33,4), Slovacchia (30,8), Grecia (30,7), Bulgaria e Spagna (30,3 per entrambe) e Malta (30,1) fanno registrare dati peggiori ai nostri. L’indipendenza che molto spesso si traduce nella possibilità di vivere da soli è più facilmente raggiungibile nel nord Europea, in Finlandia mediamente i ragazzi affrontano questa fase della loro vita a solo 21,3 anni.  Le cause di tale disparità sono rinvenibili in primo luogo nell’assenza di un lavoro stabile che molto spesso attanaglia le fasce più giovani della popolazione e non solo. A cascata seguono l’elevato prezzo degli affitti immobiliari nelle grandi città e la lunga durata degli studi nel nostro Paese.</p>



<p>L’aspetto sociale è il meno importante poiché con le adeguate condizioni economiche i ragazzi italiani sono propensi a rendersi autonomi rispetto alle loro famiglie. La figura dell’italiano “mammone” lascia il tempo che trova. Anche in Italia vige la tendenza, quasi uniforme in Europa, che vede le donne rendersi indipendenti prima rispetto agli uomini, 29 anni per le prime contro i 30,9 dei secondi. La nostra nazione è l’unica all’interno del continente in cui gli stipendi sono addirittura diminuiti rispetto a 30 anni fa. L’analisi OIL è molto netta e impietosa, rispetto al 1990, i salari percepiti da chi lavora in Italia si sono ridotti del 2.9%. Il settore immobiliare, di contro, ha vissuto un vero boom. Dati dell’Agenzia delle Entrate e dell’Osservatorio Immobiliare dimostrano che i canoni degli affitti sono mediamente aumentati del 6% su scale biennale, con delle punte del 17-20% in alcune grandi città quali Bologna o Firenze. Il dato occupazionale invece mostra un tasso di disoccupazione pari al 17,9% tra i laureati 25-64enni, superiore del 4,3% rispetto al dato europeo.</p>



<p>Una nazione evoluta deve consentire a chi si affaccia al mondo del lavoro la possibilità di avere un’occupazione tale da garantirgli la libertà e la dignità. La nostra Costituzione lo indica, le nuove generazioni ce lo impongono ed il futuro non aspetta. </p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Lo sport piace ancora, ma solo se c’è competizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Aug 2023 08:01:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo dello sport in Italia rappresenta, secondo dati Forbes, circa il 3% del PIL, producendo un indotto pari a 78,8 miliardi di euro. Nel nostro Paese, infatti, gli appassionati sono circa 35 milioni di persone e i praticanti sono circa 15,5 milioni. Questo dato, nonostante la sua rilevanza, mostra una graduale, ma inesorabile discesa. Nel 2019 questo settore ha prodotto circa 95,9 miliardi di euro, attestandosi in termini percentuali al 3,6% del PIL nazionale. Anche considerando la più seguita [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Il mondo dello sport in Italia rappresenta, secondo dati Forbes, circa il 3% del PIL, producendo un indotto pari a 78,8 miliardi di euro. Nel nostro Paese, infatti, gli appassionati sono circa 35 milioni di persone e i praticanti sono circa 15,5 milioni. Questo dato, nonostante la sua rilevanza, mostra una graduale, ma inesorabile discesa. Nel 2019 questo settore ha prodotto circa 95,9 miliardi di euro, attestandosi in termini percentuali al 3,6% del PIL nazionale. Anche considerando la più seguita tra le discipline, ovvero il calcio, si può notare come stia subendo un crollo quasi verticale, e la situazione inizia a farsi preoccupante. La serie A non attrae più, basti pensare al fatto che l’asta per i diritti TV per il triennio 2024-2027 si è attestata ben al di sotto del minimo di 1,15 miliardi di euro e si sta pensando di procedere alle trattative private, con le diverse emittenti radiotelevisive. All’asta hanno partecipato solo Mediaset, Dazn e Sky. L’obiettivo a questo punto pare essere quello di raggiungere almeno i 927,5 milioni di euro incassati nelle precedenti stagioni. Anche se sono al vaglio anche strumenti alternativi come la creazione di un canale ufficiale della Lega Serie A che trasmetta almeno una partita in chiaro per ogni turno. La deadline fissata per il 2 agosto si è risolta in un nulla di fatto e molti appassionati aspettano di conoscere come potranno seguire la loro squadra. </p>



<p>Questo declino trova causa essenzialmente in 2 fattori: la pirateria, che si stima dreni dal sistema circa 5 milioni di appassionati, che guardano le tramite il cosiddetto “pezzotto”, e che tradotti in soldoni valgono quasi 2 miliardi di euro, e la perdita d’attrattività del nostro calcio. Per ciò che concerne il primo fattore una punto di svolta può essere segnato dall’approvazione dalla legge “anti pezzotto”, che ha ricevuto l’ok definitivo del Senato all’unanimità lo scorso 13 luglio. Questo provvedimento consente all’AGCOM di bloccare in 30 minuti la visione di contenuti protetti, inasprisce le multe per gli utenti fraudolenti, inserisce lo streaming tra le visione vietate e coinvolge la magistratura nelle ricerche dei pirati digitali. Ulteriore dato da considerare è il drastico calo di ascolti fatto registrare, mediamente, dagli incontri disputati.&nbsp; I numeri premondiale, quindi relativi ai primi giorni di novembre, parlavano di quasi 7,5 milioni di spettatori per ogni turno. Quelli di febbraio si sono attestati, invece, a 5,8 milioni. La riduzione è da imputare, probabilmente, sia al disinnamoramento di molti tifosi juventini, che rappresentano la maggioranza dei tifosi italiani, a seguito delle sentenze sul caso plusvalenze, e insieme a loro molti altri tifosi che hanno assistito ad un competizione più volte modificata in corsa, sia al fatto che la nostra serie avesse già a gennaio decretato la squadra vincitrice. Il Napoli di fatto ha ucciso il campionato. Come spesso è avvenuto negli ultimi anni, non vi è stata una vera competizione, se non per le posizioni di non primaria importanza. </p>



<p>Se il mondo del pallone piange, quello dei motori sembra vivere una situazione totalmente divergente. La Formula fa registrare un crollo verticale degli ascolti TV, con una riduzione media, rispetto al 2022, del 31% di spettatori per GP. Di contro, la MotoGP denota un balzo in avanti del 27% in tema di ascolti televisivi. Questo totale scostamento è dovuto alla mancanza di competitività che regna in Formula 1. La Red Bull di Verstappen appariva la vincitrice designata del mondiale già dal mese di Aprile, mentre sulle due ruote la lotta sembra essere più aperta, con il nostro Bagnaia che sta facendo sognare molti appassionati. Noi italiani, in tema di sport, siamo spesso campanilisti e la Ferrari che da anni annaspa, illudendo gli appassionati nel premondiale per poi deluderli nel corso della stagione non attrae più. Mentre Bagnaia che in vetta alla classifica, lotta per la vittoria in ogni Gran Premio rievoca, negli addetti ai lavori, e senza voler esagerare, i tempi in cui Valentino Rossi regalavi sogni. In tema di due ruote, anche il ciclismo ha fatto registrare un ottima performance, con circa 1,3 milioni di spettatori che hanno assistito alla vittoria di Roglic, giunta alla penultima tappa del Giro d’Italia. </p>



<p>Lo sport competitivo attrae ancora, l’emozione per l’impresa ha ancora un suo fascino insito nella psicologia di ogni uomo, quindi ”qual è la vera vittoria, quella che fa battere la mani o i cuori?”.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Un gruppo di adolescenti ci spiega &#8220;il ballo della vita&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2023 13:55:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Patrizia De Rossi, autrice del volume dedicato ai Maneskin, la band italiana del momento La scrittrice Patrizia De Rossi è stata la prima in Italia ad occuparsi del fenomeno musicale dei Maneskin, pubblicando nell’aprile 2022 “Maneskin Italian Rock 2.0: fenomenologia del gruppo che ha conquistato il mondo”, con la casa editrice Diarkos.  Il libro ci ha dato lo spunto per effettuare una piacevole chiacchierata con l’autrice stessa. Partendo dall’inizio, qual è il significato del nome Maneskin? «Il nome [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center"><em>Intervista a Patrizia De Rossi, autrice del volume dedicato ai Maneskin, la band italiana del momento</em></h2>



<p class="has-drop-cap">La scrittrice Patrizia De Rossi è stata la prima in Italia ad occuparsi del fenomeno musicale dei Maneskin, pubblicando nell’aprile 2022 “<strong><em>Maneskin Italian Rock 2.0: fenomenologia del gruppo che ha conquistato il mondo</em></strong>”, con la casa editrice Diarkos.  Il libro ci ha dato lo spunto per effettuare una piacevole chiacchierata con l’autrice stessa.</p>



<p><strong>Partendo dall’inizio, qual è il significato del nome Maneskin?</strong></p>



<p>«Il nome Maneskin è un omaggio alla nazionalità danese della madre di Victoria, letteralmente significa “Chiaro di Luna”. Non ha un impatto diretto sui testi del gruppo a meno che non si tenga in debito conto il lato romantico di alcune delle loro canzoni».</p>



<p><strong>Marlena (Torna a casa) e Coraline sono due pezzi nei quali si può cogliere questo aspetto romantico. Quali sono le possibili analogie?</strong></p>



<p>&nbsp;«Marlena e Coraline, sono due muse ispiratrici del messaggio dei Maneskin. Marlena e Coraline però possono essere viste come due sorelle o due amiche ma anche come due aspetti della personalità di una stessa persona, che cercano di portare nel mondo i loro problemi, i loro drammi interiori. In queste due canzoni si riflettono quelle che sono le difficoltà anche comunicative dei ragazzi di oggi. I Maneskin raccontano sé stessi e con questo tentativo riescono a raccontare la vita di tutti».</p>



<p><strong>Compiendo un salto in avanti, il 20 gennaio scorso è stato pubblicato “Rush!”: qual è il suo brano preferito di questo album?</strong></p>



<p>«<em>Rush!</em> si compone di 17 brani, è difficile trovarne uno che sia in assoluto il migliore. Dal mio punto di vista <em>Gossip</em>, realizzato con Tom Morello (suonato anche sul palco dell’Ariston) che è un chitarrista di caratura eccezionale – Tom Morello è un marziano della musica rock – è il brano che rappresenta meglio il momento che loro stanno attraversando».</p>



<p><strong>Cosa intende allora per “il momento che stanno attraversando”?</strong></p>



<p>«I Maneskin, ora, sono al centro di un sogno. Come dicevo hanno avuto in questo brano la collaborazione del chitarrista di Tom Morello<em>, </em>Thomas si è ritrovato a casa di Madonna, hanno conosciuto Paul McCartney. Cosa ci può essere di meglio per un gruppo rock?».</p>



<p><strong>In questo contesto roseo come si collocano e che impatto possono avere la mancata vittoria ai Grammy Awards e la bocciatura di Pitchfork che ha detto “Roma non è la patria del rock”?</strong></p>



<p>«I Maneskin sono una band giovanissima, hanno tutto il tempo di vincere qualsiasi altro premio essi vogliano. Le parole di Pitchfork, invece, sono fuori luogo, perché la patria del rock non è l’Europa e questo lo sappiamo ma anche qui e anche a Roma si può fare musica di altissimo livello come quella suonata dai Maneskin».</p>



<p><strong>Come giudica lei il chiacchierato matrimonio avvenuto per l’uscita di Rush!?</strong></p>



<p>«Il matrimonio celebrato da Alessandro Michele, ex direttore creativo di Gucci, fa parte anch’esso del contesto in cui i Maneskin esprimono la loro musica. Lo stile ricercato con la presenza di abiti ed accessori di lusso durante questa festa non è nient’altro che stare al passo con i tempi dello showbiz contemporaneo. Il rock si è evoluto e loro incarnano questa evoluzione. Non deve né stupire, né scandalizzare poiché si tratta dello stare al passo con i tempi divertendosi e loro ci riescono alla grande».</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/02/foto-pdr.jpg" alt="" class="wp-image-33139" width="368" height="491" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/02/foto-pdr.jpg 540w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/02/foto-pdr-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 368px) 100vw, 368px" /><figcaption>Patrizia De Rossi</figcaption></figure></div>



<p><strong>Qual è, secondo lei, il segreto del loro successo?</strong></p>



<p>«I Maneskin sono riusciti a sfondare grazie alla loro costanza e abnegazione. Loro studiano molto, provano molto, curano maniacalmente i dettagli delle loro canzoni. Loro hanno ben chiara la differenza tra vita e spettacolo. Sul palco mettono il frutto del loro impegno e ciò li ha portati nel 2021 ad aprire il concerto dei RollingStones a Las Vegas, non in un palazzetto da 1.000 persone ma in uno stadio da 40.000, se non sei bravo davvero e ti impegni molto a vent’anni non lo fai. Questa empatia tra chi sta sopra e chi sotto al palco è il segreto del loro successo».</p>



<p><strong>C’è secondo lei un filo conduttore nelle sue opere e quindi un legame tra Ligabue, Patti Smith, Bruce Springsteen e i Maneskin?</strong></p>



<p>«Oddio, domanda un po’ complicata. Sicuramente c’è un legame forte tra Patti Smith e Bruce Springsteen, basti pensare a “Because the night”, scritto da Springsteen, inviato a Patti Smith, che vi ha aggiunto delle cose prima della successiva pubblicazione. Ancora il Boss ha portato nei suoi testi la provincia americana e Ligabue è stato il primo a portare la provincia italiana nelle sue canzoni. I Maneskin possono essere considerati se non i figli, i nipoti di questo modo di fare rock».</p>



<p><strong>Possiamo dire che il modo di fare rock dei Maneskin sia il loro “senso della vita”?</strong></p>



<p>«Possiamo dire che divertirsi sul palco svolgendo il proprio lavoro sia, per loro e per tutti, il ballo della vita».</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Le grandi rivalità dello sport e la passione umana per le divisioni</title>
		<link>https://ventiblog.com/le-grandi-rivalita-dello-sport-e-la-passione-umana-per-le-divisioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2023 06:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 29 dicembre scorso è morto Pelè e il cordoglio del mondo del calcio da lui globalmente rappresentato ha trovato espressione anche nel minuto di raccoglimento osservato su tutti i campi di calcio. La scomparsa di Edson Arantes do Nascimiento, però, così come ha unito gli sportivi di tutto del mondo, di riflesso ha rinfocolato la diatriba su chi sia stato il più forte calciatore di sempre tra lui e Maradona. Da un lato abbiamo l’uomo dei record capace di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il 29 dicembre scorso è morto Pelè e il cordoglio del mondo del calcio da lui globalmente rappresentato ha trovato espressione anche nel minuto di raccoglimento osservato su tutti i campi di calcio. La scomparsa di Edson Arantes do Nascimiento, però, così come ha unito gli sportivi di tutto del mondo, di riflesso ha rinfocolato la diatriba su chi sia stato il più forte calciatore di sempre tra lui e Maradona.</p>



<p>Da un lato abbiamo l’uomo dei record capace di segnare 1281 reti in 1363 partite, unico calciatore al mondo ad aver vinto tre edizioni dei mondiali (1958, 1962 e 1970); dall’altro abbiamo l’Aquilone cosmico, che fece sognare con le sue giocate milioni di appassionati, che vinse un campionato del mondo nel 1986 da assoluto protagonista, segnando all’interno della stessa partita – i quarti di finale contro l’Inghilterra – il gol più bello e iconico del XX secolo, con la famosa “mano de dios”. Maradona infiammò con le sue giocate una piazza come Napoli e qui vinse due campionati, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana e una coppa Uefa. Pelè venne considerato il calciatore più completo di sempre. Agli antipodi anche caratterialmente, vennero considerati il diavolo e l’acqua santa, entrambi nati poverissimi, entrambi capaci di arrivare all’apice del mondo.</p>



<p>La rivalità tra l’apollineo brasiliano e il dionisiaco argentino è uno dei punti su cui gli appassionati di tutto il mondo si dividono. Sebbene vi sia il tentativo di Messi di scardinare la loro supremazia, il’900 calcistico e, forse, la storia del calcio si fonda su queste due figure. La competizione tra i due calciatori trova una grande similitudine in quella nata tra il 1978 ed il 1981 tra i tennisti Bjorn Borg e John McEnroe. Entrambi considerati tra i migliori di sempre, erano considerati opposti caratterialmente: da un lato la freddezza, la tranquillità, la quasi assenza di sentimenti dello svedese; dall’altro la passionalità, la tendenza alla ribellione e gli scatti d’ira dell’americano.</p>



<p>Chi era il più forte tra i due? Difficile, forse impossibile dirlo, anche perché i 14 incontri disputati si sono conclusi in esatta parità con 7 vittorie per parte. La loro dicotomia venne definita dalla stampa “Fire and Ice” proprio a segnalare la netta contrapposizione tra i due.</p>



<p>Anche il ciclismo italiano visse della concorrenza tra Coppi e Bartali e ancora oggi ci si chiede se fossero avversari o amici: chi passò la borraccia all’altro scalando il Col du Telegraph nel 1952? Diversissimi anche nelle loro idee, Coppi laico e Bartali molto cattolico, tanto da essere accostati il primo al PCI e Bartali alla DC, seppero regalare un sogno: quello della ripartenza nonostante le fatiche. La scelta di passarsi la borraccia sulla durissima montagna francese rappresentò per gli italiani la necessità di aiutarsi e collaborare per affrontare il dilemma della ricostruzione. </p>



<p>Altra contesa del’900 fu sicuramente quella tra i pugili Mohammed Alì e Joe Frazier. Alì, idolo dei neri americani, ribelle di carattere, convertito all’Islam, rifiutò di andare a combattere in Vietnam: simile a McEnroe in quanto a temperamento, protestava contro tutto e tutti. Frazier era molto più tranquillo, sul ring riusciva ad infliggere pesantissimi ko agli avversari. Nei loro tre incontri prevalse due volte Alì e una volta Frazier. Il match disputato nelle Filippine è considerato uno dei più grandi spettacoli mai offerti dal mondo della boxe: vinto da Alì per pochi secondi, lascia ancora qualche dubbio sulla possibilità di un sostanziale pareggio tra i due. Ipotesi, questa, non accettata dall’opinione pubblica e mal digerita dai giudici di gara. Il mondo dello sport, dunque, è costellato di rivalità e antagonismi che appassionano gli amanti del genere e, forse, rendono ancora maggiore l’idea del tifo e della passione verso un determinato sportivo.</p>



<p>Risiede, probabilmente, nell’animo umano la volontà di schierarsi, di scegliere se sia stato più grande Pelè o Maradona, Borg o McEnroe, Coppi o Bartali, Alì o Frazier. Citando Pasolini, la vera domanda è </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>“qual è la vera vittoria? Quella che fa battere le mani o fa battere i cuori?”</p></blockquote>



<p>Perché dover scegliere, quando invece dovremmo ringraziare questi campioni per lo spettacolo offertoci? Il vero sportivo è quello che riconosce la grandezza del fuoriclasse a prescindere dal suo schieramento. Saper vedere la bravura dell’avversario oltre il colore della propria casacca è qualcosa che è più grande della vittoria stessa. La storia ci insegna, però, che è insita nell’animo umana la tendenza a dividersi, sempre. È più semplice essere faziosi che applaudire le gesta di chi non fa parte della nostra squadra e, purtroppo, spesso accade che lo sport diventi solo uno specchio di quello che avviene nella vita quotidiana.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Cosa ci resterà dei mondiali in Qatar?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2022 06:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Prende il via oggi la settimana che porterà alla conclusione della 22esima edizione dei Mondiali di calcio. Domenica 18 alle ore 16, infatti, si giocherà l’atto conclusivo di una coppa del mondo strana, insolita, forse affascinante, sicuramente destinata a far discutere. Qatar 2022 è la prima edizione svoltasi in un paese medio-orientale e nel periodo novembre-dicembre, per esigenze legate al clima desertico che nel tradizionale periodo giugno-luglio non consentirebbe lo svolgimento di una competizione sportiva ad alta intensità. Tale scelta [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Prende il via oggi la settimana che porterà alla conclusione della 22esima edizione dei Mondiali di calcio. Domenica 18 alle ore 16, infatti, si giocherà l’atto conclusivo di una coppa del mondo strana, insolita, forse affascinante, sicuramente destinata a far discutere. Qatar 2022 è la prima edizione svoltasi in un paese medio-orientale e nel periodo novembre-dicembre, per esigenze legate al clima desertico che nel tradizionale periodo giugno-luglio non consentirebbe lo svolgimento di una competizione sportiva ad alta intensità. Tale scelta innovativa è vissuta con estrema freddezza da noi italiani, poiché per la seconda edizione consecutiva la nostra nazionale non partecipa alla competizione iridata. Conseguentemente, ci è negata la possibilità di unirci tutti insieme verso un unico obiettivo, sentendoci nuovamente popolo, collettivo e comunità. È vero che si tratta solo di un gioco, ma il calcio in Italia, così come in gran parte del mondo, non può essere relegato solo a questo. Quando gioca la nazionale ci si fonde sotto un unico inno, un’unica bandiera e si ha possibilità di abbandonare le rispettive appartenenze di club, per fare spazio alla maglia azzurra. La sbornia post Euro 2020, probabilmente, ci ha illuso, e lo schiaffo subito dalla Macedonia, con la conseguente estromissione dalle qualificazioni, ci ha fatto ripiombare nel baratro. La possibilità di vivere l’innovazione da protagonisti sembrava allettante, invece, ci siamo ritrovati privi dello sport che più appassiona da metà novembre fino al 4 gennaio, e senza poter sostenere l’Italia nei campionati del mondo. La RAI, per poter trasmettere le partite, ha speso una cifra compresa tra i 150 e i 160 milioni di euro: si stima che complessivamente l’evento costerà più di 200 milioni. Mediaset, nel 2018, investì 78 milioni per la prima edizione senza la nostra rappresentativa. Il successo ai campionati europei spiega l’avventato investimento di viale Mazzini, che ora punta sullo spettacolo offerto che dovrebbe indurre la maggior parte degli appassionati di calcio italiani a restare incollati alla TV. Le semifinali e la finale coinvolgono i giocatori più grandi al mondo e questi incontri sono attesi da chiunque ami la palla che gira. Tra tifo e sportività la differenza è sostanziale: è giusto essere sportivi e rendere omaggio alle vittorie degli avversari, cosa totalmente diversa è vincere e festeggiare. A malincuore, dunque, bisogna ammettere che avremmo preferito continuare a guardare la serie A, le coppe europee e non assistere alla vittoria altrui. </p>



<p>L’edizione di Qatar 2022 è destinata a restare nella storia per diversi motivi, legati al campo ma non solo. Si è parlato, e si parlerà ancora a lungo dell’assegnazione dell’organizzazione al Qatar, avvenuta nel 2010, sotto la presidenza Blatter, in un clima di fervide polemiche riguardanti una presunta compravendita di voti con la sospensione di due delegati FIFA che non poterono prendere parte alla votazione. La trasparenza e la regolarità procedurale, come segnalato più volte dal <em>The Sunday Times,</em> sono state palesemente violate. Sebbene le prove a carico di Mohamed bin Hamman sembrassero schiaccianti, la FIFA decise non riscontrò irregolarità di alcun tipo. </p>



<p>Le problematiche legate, inoltre, sia alle morti insabbiate nella costruzioni degli impianti di gara, sia alla violazione dei diritti umani nell’emirato arabo, si sono susseguite con la possibilità negata ai calciatori di diverse nazionali di indossare la fascia arcobaleno durante lo svolgimento delle prime gare. Da qui la foto dei calciatori tedeschi con la mano davanti alla bocca prima della partita, poi persa, col Giappone. Dal Giappone è arrivata, invece, una nota lieta, che ha suscitato quasi meraviglia, nell’opinione pubblica sportiva europea. La cultura giapponese impone, infatti, a giocatori e tifosi del Sol Levante di lasciare puliti gli spogliatoi e gli spalti utilizzati, alla fine delle partite. Si è passati, quindi, dall’assistere a fenomeni di teppismo tra i tifosi al concetto del rispetto degli spazi pubblici e altrui. Sempre dal Giappone arriva l’immagine dell’allenatore Moriyasu che, al termine del match perso ai rigori con la Croazia, si è profondamente inchinato davanti ai tifosi, in segno di ringraziamento verso chi ha attraversato l’intero globo per sostenere la nazionale. </p>



<p>Altra cartolina di Qatar 2022 sarà la scelta dei calciatori iraniani di non cantare l’inno nazionale durante la prima partita in segno di solidarietà con le proteste che da più di due mesi si protraggono nel loro paese. Si è parlato anche delle possibili conseguenze per loro al momento del loro in patria, ma il loro coraggio si è spinto oltre la paura dimostrando che a volte anche il silenzio può fare grande rumore. Passando al campo questi mondiali potrebbero essere l’atto decisivo della sfida tra Messi e Cristiano Ronaldo, se uno dei due dovesse trionfare, potremmo stabilire chi dei due prevale sull’altro, per accontentare gli appassionati di dualismi e rivalità. </p>



<p>Non vorrà fare da spettatore, però, Mbappè che macinando gol su gol sembra voler spezzare l’egemonia dei due campionissimi e rafforzare il suo ruolo nel gotha calcistico all’età di soli 24 anni. Naturalmente le altre nazionali non staranno guardare e ci attendiamo dei grandi incontri. Merita menzione anche l’ennesima dimostrazione che talvolta Davide può battere Golia, data dal Marocco, in grado di battere ai calci di rigore la Spagna, indicata come una delle favorite ad in inizio torneo. A uscire sconfitta, probabilmente, non è stata solo la compagine di Luis Enrique, ma la sua idea di calcio fatta di possesso palla asfissiante ma sterile. A prevalere contro gli spagnoli, è riuscito anche il Giappone. In entrambi gli incontri il possesso palla, con conseguente dominio del gioco, è stato largamente in mano agli iberici. Il risultato finale però dimostra, semmai ce ne fosse bisogno, che nel calcio contano i gol e che puoi dominare quanto vuoi, ma se gli avversari ne segnano uno in più vincono loro. È la dura legge del gol.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Agosto, pallone mio ti riconosco: via al campionato-fiume</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Aug 2022 16:19:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Che se ne parli bene o male, il calcio è pur sempre il gioco più bello del mondo Mancano ormai solo 5 giorni all’inizio del prossimo campionato di serie A. Insolitamente, infatti, il via della 121° edizione del principale torneo calcistico di casa nostra è previsto per il 13 agosto. La chiusura, invece, sarà il prossimo 4 giugno. Sarà dunque un campionato-fiume: almeno in teoria, roba da leccarsi i baffi per tutti gli appassionati. In realtà, le competizioni calcistiche &#8211; [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Che se ne parli bene o male, il calcio è pur sempre il gioco più bello del mondo</p>



<p>Mancano ormai solo 5 giorni all’inizio del prossimo campionato di serie A. Insolitamente, infatti, il via della 121° edizione del principale torneo calcistico di casa nostra è previsto per il 13 agosto. La chiusura, invece, sarà il prossimo 4 giugno. Sarà dunque un campionato-fiume: almeno in teoria, roba da leccarsi i baffi per tutti gli appassionati. In realtà, le competizioni calcistiche &#8211; incluse le coppe europee &#8211; subiranno un’interruzione tra il 14 novembre 2022 ed il 3 gennaio 2023, a causa della concomitanza con i Mondiali in Qatar, che si svolgeranno dal 21 novembre al 18 dicembre. Un fatto senza precedenti, poiché eravamo abituati a goderci le partite della Coppa del Mondo durante l’estate. Cosa ancor più strana è la doppia beffa per noi tifosi italiani, perché non dovremo soltanto osservare questa lunga pausa autunnale del campionato, ma non potremo, per la seconda edizione consecutiva, tifare per la Nazionale. Roba da scomodare l’ex premier inglese Winston Churchill, perché la frase « gli italiani perdono le partite di calcio come fossero guerre» sembra stia perdendo di rilevanza storica. Stavamo già pregustando la possibile novità delle serate quasi invernali davanti alla tv tifando per gli azzurri, ma purtroppo saremo relegati all’infausto ruolo di spettatori non protagonisti. La vittoria ai campionati europei della scorsa estate sembrava aver ridato linfa vitale a un movimento calcistico già fiaccato dalla mancata qualificazione ai Mondiali del 2018, maturata per mano della Svezia. La cocente sconfitta a marzo contro un avversario abbordabile come la Macedonia del Nord ha nuovamente abbattuto la verve di noi italiani. </p>



<p>Ad alimentare questo senso di sfiducia verso il futuro è l’andazzo dello stesso campionato di serie A, che non è più la fucina di talenti di un tempo. Spesso si investe poco e male nei settori giovanili: i ragazzi, infatti, non hanno la possibilità di emergere e di imporsi ad alto livello, anche perché non viene data loro la possibilità di sbagliare. I nostri ragazzi sono spesso vittime di chi, invece, dovrebbe aiutarli. Coloro che sono descritti come campioni non possono diventare brocchi nel giro di 3 partite. Al tempo stesso, anche le eccessive valutazioni legate al denaro non aiutano, perché da un lato non innescano nei giovani la voglia di sacrificarsi per imparare di più, dall’altro le cifre sono un freno per le grandi squadre che potrebbero acquistarli. Sembra che l’equilibrio nei giudizi e nelle attese si sia perso e la volontà di ottenere tutto nell’immediato, senza pensare a un progetto di medio-lungo periodo, ha portato ai risultati terribili che sono sotto gli occhi di tutti. La speranza è che, a partire dalle quattro partite di sabato 13, si possa intravedere la speranza concreta e tangibile di un futuro roseo. Il periodo in cui la Serie A portava 3 squadre su 4 in semifinale di Champions League oppure si conquistava il Mondiale, come accadde nel 2006, sembra lontano. </p>



<p>Gettare le basi per ricostruire il movimento calcistico italiano è tuttavia doveroso: basti pensare che i tifosi in Italia sono circa 25 milioni, quasi un italiano su due. Le squadre più seguite sono Juventus, Milan e Inter, ma la passione collettiva avvolge anche le realtà di periferia più piccole. Ancora: circa 4,6 milioni di italiani praticano​questo sport e 1,4 milioni sono iscritti alla FIGC. Nella fascia d&#8217;età tra i 5 ed i 16 anni, 1 su 5 è tesserato per la federazione. Il calcio è la dodicesima industria del nostro paese, capace di creare un indotto pari a circa 9 miliardi di € l’anno e di dare lavoro a circa 500.000 persone, generando più di un miliardo di € di contributi previdenziali. Pertanto, ridurre questo sport a qualcosa di puramente goliardico e folkloristico è oltremodo sbagliato. La base di questo mondo è costituita dai tifosi e, senza questa base, non si possono avere le altezze, ma l’importanza del fenomeno va ben oltre l’aspetto ludico della competizione e gli sfottò tra tifosi.</p>



<p>Fare un pronostico sulla vincitrice della prossima Serie A appare alquanto difficile, poiché le rose sono ancora incomplete ed il calciomercato chiuderà il 1° settembre. A tutt&#8217;oggi, le 3 big appaiono un gradino sopra alle altre, ma tutto può ancora accadere. Una nuova tendenza che sta prendendo piede oggi in Italia è quella di contrapporre la vittoria al bel gioco. Un’ulteriore divisione che si è creata sembra essere infatti quella tra risultatisti e giochisti , come se il Milan di Sacchi bello e vincente non avesse insegnato nulla. Del resto, lo disse anche Pier Paolo Pasolini: «Qual è la vera vittoria? Quella che fa battere le mani o battere i cuori?» . Probabilmente, è nell’indole di noi italiani tendere sempre a generalizzare ogni categoria del pensiero: in fondo, si può vincere giocando male e perdere giocando bene. Cuori e mani, però, possono battere all’unisono per la stessa vittoria che &#8211; va da sé &#8211; è roba per i risultatisti , perché è noto che la storia la fa chi vince. L’albo d’oro di ogni competizione contiene solo i nomi di chi ha trionfato. Eppure, la ricerca del divertimento fa parte dell&#8217;indole umana ed è più facilmente rintracciabile nel bel gioco, soprattutto se espresso dalla squadra per cui si tifa.</p>



<p>Figlio del fenomeno calcistico è l’altro gioco che ormai da anni sta spopolando nel nostro Paese: il Fantacalcio. Chi di noi non lo conosce? Chi non ha mai voluto mettersi in gioco rivestendo i panni del fantallenatore e, quindi, dello scopritore di talenti, magari in grado di risollevare le sorti del nostro calcio? I fantallenatori italiani sono circa 6 milioni e la modalità di gioco non è più quella della sfida tra amici, ma si stanno diffondendo sempre di più le leghe di caratura provinciale, regionale o nazionale, in cui le sfide si consumano a colpi di bonus e malus con persone provenienti da tutta Italia. In questo agosto rovente, la costruzione della rosa fantacalcistica sembra molto avvicinarsi alla composizione delle liste elettorali in vista delle prossime elezioni. La sfida sarà ardua anche questa volta?</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Le donne diventano professioniste, la svolta arriva dal calcio?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2022 05:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consiglio Federale della FIGC dello scorso 26 aprile ha sancito un’innovazione storica per la società italiana. In questa sessione sono state, infatti, ultimate le procedure per il passaggio al professionismo del calcio femminile che entrerà, di fatto, in vigore dal prossimo 1° luglio. Dalla serie B in giù si resta nel mondo dei dilettanti. Si sa quanto noi italiani teniamo al calcio giocato e l’avere equiparato, finalmente, anche in questo settore le donne con gli uomini rappresenta un atto [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Il Consiglio Federale della FIGC dello scorso 26 aprile ha sancito un’innovazione storica per la società italiana. In questa sessione sono state, infatti, ultimate le procedure per il passaggio al professionismo del calcio femminile che entrerà, di fatto, in vigore dal prossimo 1° luglio. Dalla serie B in giù si resta nel mondo dei dilettanti.</p>



<p>Si sa quanto noi italiani teniamo al calcio giocato e l’avere equiparato, finalmente, anche in questo settore le donne con gli uomini rappresenta un atto di civiltà e giustizia sociale. Nel concreto, fare la calciatrice diventerà una professione autentica, con uno stipendio minimo garantito, da un contratto stipulato tra la sportiva ed il club di appartenenza, che non potrà essere al di sotto di 26.000 euro mensili. Molte calciatrici di serie A già oggi guadagnano molto di più, ma il loro compenso è corrisposto tramite un rimborso forfettario suddivisibile in 10 rate dell’importo massimo di 30.658 euro con la possibilità di inserire le indennità di trasferta e nessuna tutela previdenziale. Con questo upgrade le singole calciatrici godranno del versamento dei contributi previdenziali obbligatori e di ogni tutela assicurativa.</p>



<p>Quando si pensa al mondo del calcio anche non professionistico, si pensa sempre ad un gruppo di privilegiati: in realtà il passaggio al professionismo rappresenta l’unica via per permettere alle ragazze di coltivare un sogno, si è deciso di dare anche loro la possibilità di trasformare una passione in un lavoro. Le singole società dovranno diventare società di capitali e per iscriversi al campionato di serie A femminile dovranno versare la fideiussione di 80.000 euro e sostanziali modifiche sono previste anche per gli impianti sportivi. Naturalmente anche le indennità di maternità sono previste e, sebbene questo diritto dovrebbe essere scontato, nel momento in cui un importante imprenditrice afferma che sono preferibili le lavoratrici over 40 poiché non più interessate a diventare madri, il calcio sembra essere un passo in avanti rispetto ad altre realtà.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Chi è e cosa fa il consulente del lavoro?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 May 2022 15:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;intervista a Sabrina Grazini, Consulente del Lavoro &#8220;online&#8221; Tutti noi prima o poi ci imbattiamo in problematiche legate ai contratti di lavoro, ai rapporti lavorativi da instaurare con i datori di lavoro o con i dipendenti, alle differenze tra apprendistato e stage, o alla lettura della busta paga. Per chiarire ogni nostro dubbio esistono per fortuna i consulenti del lavoro! Abbiamo parlato di questa (provvidenziale) professione con Sabrina Grazini, 29enne consulente del lavoro bresciana, titolare di un profilo professionale su [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="has-text-align-center">L&#8217;intervista a Sabrina Grazini, Consulente del Lavoro &#8220;online&#8221;</h2>



<p class="has-drop-cap">Tutti noi prima o poi ci imbattiamo in problematiche legate ai contratti di lavoro, ai rapporti lavorativi da instaurare con i datori di lavoro o con i dipendenti, alle <a href="https://www.instagram.com/tv/CWY7j-3Iz08/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">differenze tra apprendistato e stage</a>, o alla lettura della busta paga. Per chiarire ogni nostro dubbio esistono per fortuna i consulenti del lavoro!</p>



<p>Abbiamo parlato di questa (provvidenziale) professione con <a href="https://www.studiograzini.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Sabrina Grazini</strong></a>, 29enne consulente del lavoro bresciana, titolare di un profilo professionale su <a href="https://www.instagram.com/sabrine_graz/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Instagram da 36,6 mila followers</a> (<em>ndr. </em>alla data in cui si scrive). Sabrina è una vera &#8220;different CdL&#8221; che con simpatia, semplicità e immediatezza rende fruibili e alla portata di tutti anche i concetti più difficili.</p>



<p><strong>Se posso chiederglielo, da quanti anni esercita?</strong></p>



<p>Ho 29 anni, ho conseguito l’abilitazione alla professione di consulente del lavoro nel 2019, il 26 marzo esattamente, ed ho iniziato a lavorare in maniera autonoma, aprendo di fatto la mia attività ed il mio studio nel gennaio 2020, quando ancora sembrava lontanissima la pandemia, o almeno non erano prevedibili le conseguenze che ha generato.</p>



<p><strong>Di cosa si occupa principalmente? Proviamo a spiegare chi è il consulente del lavoro?</strong></p>



<p>Il consulente del lavoro si occupa principalmente della gestione del personale delle piccole-medie aziende. &nbsp;Mi piace dire che a differenza del commercialista che si occupa di numeri, il consulente del lavoro si occupa di persone. Diciamo che il consulente affronta maggiormente il lato umano delle attività imprenditoriali. Ci occupiamo soprattutto delle problematiche relative all’inquadramento del personale dipendente e della gestione dei rapporti con le diversi tipologie di enti previsti dal nostro Legislatore, quali INPS, INAIL; Centri per l’impiego ed organizzazione sindacali. Non ci si ferma qui però, perché negli ultimi tempi si è aperto il mondo relativo al funzionamento delle start up ed alle agevolazioni per loro previste.</p>



<p><strong>Qual è stata l&#8217;evoluzione della sua professione nel corso del tempo?</strong></p>



<p>Possiamo dire che i cambiamenti e le evoluzioni della nostra professione nel corso del tempo siano stati profondi, sebbene io li abbia vissuti poco perché tra praticantato e professione vivo questo mondo da 4 anni circa. In ogni caso, si è passato dal ragioniere che elaborava le buste paga ad inizio mese ad un’esplosione delle materie di cui ci occupiamo ed in cui possiamo specializzarci; parliamo di welfare, assunzioni, agricoltura, previdenza, mondo delle start up, tema questo ancor più approfondito dalla casistica delle start up innovative. Credo che a chi oggi decida di intraprendere questa professione convenga specializzarsi in uno di questi argomenti piuttosto che cercare di svolgere e fornire ogni tipologia di consulenza. &nbsp;</p>



<p><strong>E’ contenta della sua professione? Le piace il suo lavoro?</strong></p>



<p>Sono felicissima della mia professione, all’inizio è stata dura perché appena mi sono avviata è scoppiata la pandemia, quindi è stato un inizio difficile ma ora posso dirmi pienamente soddisfatta di ciò che faccio e ne sono molto felice. Amo il mio lavoro. Dopo l’abilitazione mi proposero l’assunzione nello studio in cui ho fatto la pratica ma decisi di rischiare ed iniziare da sola, e devo dire, oggi, di aver fatto bene. &nbsp;</p>



<p><strong>Vantaggi e svantaggi della libera professione?</strong></p>



<p>Il maggiore vantaggio della professione è anche, secondo me, il più grande degli svantaggi. Sto parlando della necessità di restare costantemente aggiornati ed al passo con i tempi ed i dettami del nostro Legislatore che, come sappiamo, introduce innovazione e cambiamenti di continuo. Lo considero un vantaggio perché questo modus operandi aiuta a mantenersi in costante allenamento anche mentale e ci costringe a non crogiolarci mai su quanto fatto ma a mantenere alto il livello di concentrazione e proattività. Basti pensare che durante il mio periodo di praticantato il dominus pretendeva la lettura de Il Sole 24 Ore giornaliera. Dall’altro lato questo costante aggiornamento può essere logorante nel corso del tempo perché adesso lo faccio con grande voglia e passione, un domani il rischio è quello di essere stanchi ma poi ci penseremo….</p>



<p><strong>Come coniuga professione e tempo libero, lavoro e vita privata?</strong></p>



<p>Per il momento abbastanza facilmente nel senso che riesco a gestire il lavoro e le mie cose personali con una buona organizzazione del tempo. Mi spiego meglio, ho messo dei paletti ben fermi ed ho deciso di avere almeno una sera a settimana a disposizione per praticare la danza, che amo sin da quando era bambina, altro punto fermo è che salvo rare eccezioni, il weekend lo dedico alla mia casa ed a me stessa. Per il resto non ho orari lavorativi, per noi lavoratori autonomi si sa quando si inizia e non si quando si finisce, ma ho notato di essere un buon motore diesel e, se necessario, lavoro anche di sera, eccetto quando vado a fare danza.</p>



<p><strong>Com’è svolgere la sua professione a Brescia? Le differenze nord-sud sono notevoli?</strong></p>



<p>Non saprei cogliere bene queste differenze che, come sappiamo, ci sono e sono molto forti. Non riesco a coglierle però perché il 20% dei miei clienti proviene dal bresciano, il restante 80% ha sede in varie parti d’Italia, sono clienti provenienti dal mondo del web, parliamo di start up innovative. Posso dire che, anche per problematiche legate alla pandemia, nel mio studio ho incontrato solo il 5% dei miei clienti, per il restante 95% svolgo le mie consulenze online con le famose videochiamate. Questo forse è stato dovuto anche al mio modo di comunicare, estremamente semplice e comprensibile, mi auguro, che rende smart le mie conoscenze e, grazie all’utilizzo delle piattaforme social sto riscontrando un buon successo a livello di contenuti che, molto spesso, si traduce nell’acquisizione del cliente.</p>



<p><strong>Come è nata l’idea del profilo Instagram?</strong> <strong>È difficile gestirlo? Le richiede molto tempo?</strong></p>



<p>L’idea del profilo Instagram ha preso vita il 27 marzo 2021, due anni dopo aver superato l’esame di abilitazione all’esercizio della professione. Il mio primo post è proprio “<em>2 anni di Sabrini Grazini CDL</em>”. In seguito ho notato che con dei brevi video spontanei e di facile comprensioni, riuscivo a rendere fruibili delle nozioni per più persone, potenziali clienti, ed oggi il mio profilo Instagram sta diventando un piccolo serbatoio di contenuti.</p>



<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/reel/CdV7KW5AhUR/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/reel/CdV7KW5AhUR/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank" rel="noopener"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; margin-bottom: 6px; width: 100px;"></div> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; width: 60px;"></div></div></div><div style="padding: 19% 0;"></div> <div style="display:block; height:50px; margin:0 auto 12px; width:50px;"><svg width="50px" height="50px" viewBox="0 0 60 60" version="1.1" xmlns="https://www.w3.org/2000/svg" xmlns:xlink="https://www.w3.org/1999/xlink"><g stroke="none" stroke-width="1" fill="none" fill-rule="evenodd"><g transform="translate(-511.000000, -20.000000)" fill="#000000"><g><path d="M556.869,30.41 C554.814,30.41 553.148,32.076 553.148,34.131 C553.148,36.186 554.814,37.852 556.869,37.852 C558.924,37.852 560.59,36.186 560.59,34.131 C560.59,32.076 558.924,30.41 556.869,30.41 M541,60.657 C535.114,60.657 530.342,55.887 530.342,50 C530.342,44.114 535.114,39.342 541,39.342 C546.887,39.342 551.658,44.114 551.658,50 C551.658,55.887 546.887,60.657 541,60.657 M541,33.886 C532.1,33.886 524.886,41.1 524.886,50 C524.886,58.899 532.1,66.113 541,66.113 C549.9,66.113 557.115,58.899 557.115,50 C557.115,41.1 549.9,33.886 541,33.886 M565.378,62.101 C565.244,65.022 564.756,66.606 564.346,67.663 C563.803,69.06 563.154,70.057 562.106,71.106 C561.058,72.155 560.06,72.803 558.662,73.347 C557.607,73.757 556.021,74.244 553.102,74.378 C549.944,74.521 548.997,74.552 541,74.552 C533.003,74.552 532.056,74.521 528.898,74.378 C525.979,74.244 524.393,73.757 523.338,73.347 C521.94,72.803 520.942,72.155 519.894,71.106 C518.846,70.057 518.197,69.06 517.654,67.663 C517.244,66.606 516.755,65.022 516.623,62.101 C516.479,58.943 516.448,57.996 516.448,50 C516.448,42.003 516.479,41.056 516.623,37.899 C516.755,34.978 517.244,33.391 517.654,32.338 C518.197,30.938 518.846,29.942 519.894,28.894 C520.942,27.846 521.94,27.196 523.338,26.654 C524.393,26.244 525.979,25.756 528.898,25.623 C532.057,25.479 533.004,25.448 541,25.448 C548.997,25.448 549.943,25.479 553.102,25.623 C556.021,25.756 557.607,26.244 558.662,26.654 C560.06,27.196 561.058,27.846 562.106,28.894 C563.154,29.942 563.803,30.938 564.346,32.338 C564.756,33.391 565.244,34.978 565.378,37.899 C565.522,41.056 565.552,42.003 565.552,50 C565.552,57.996 565.522,58.943 565.378,62.101 M570.82,37.631 C570.674,34.438 570.167,32.258 569.425,30.349 C568.659,28.377 567.633,26.702 565.965,25.035 C564.297,23.368 562.623,22.342 560.652,21.575 C558.743,20.834 556.562,20.326 553.369,20.18 C550.169,20.033 549.148,20 541,20 C532.853,20 531.831,20.033 528.631,20.18 C525.438,20.326 523.257,20.834 521.349,21.575 C519.376,22.342 517.703,23.368 516.035,25.035 C514.368,26.702 513.342,28.377 512.574,30.349 C511.834,32.258 511.326,34.438 511.181,37.631 C511.035,40.831 511,41.851 511,50 C511,58.147 511.035,59.17 511.181,62.369 C511.326,65.562 511.834,67.743 512.574,69.651 C513.342,71.625 514.368,73.296 516.035,74.965 C517.703,76.634 519.376,77.658 521.349,78.425 C523.257,79.167 525.438,79.673 528.631,79.82 C531.831,79.965 532.853,80.001 541,80.001 C549.148,80.001 550.169,79.965 553.369,79.82 C556.562,79.673 558.743,79.167 560.652,78.425 C562.623,77.658 564.297,76.634 565.965,74.965 C567.633,73.296 568.659,71.625 569.425,69.651 C570.167,67.743 570.674,65.562 570.82,62.369 C570.966,59.17 571,58.147 571,50 C571,41.851 570.966,40.831 570.82,37.631"></path></g></g></g></svg></div><div style="padding-top: 8px;"> <div style=" color:#3897f0; 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margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/reel/CdV7KW5AhUR/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank" rel="noopener">Un post condiviso da School of Work (@schoolofwork.it)</a></p></div></blockquote> <script async="" src="//www.instagram.com/embed.js"></script>
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		<title>Il 25 aprile oggi, tra mito e attualità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Apr 2022 11:14:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La ricorrenza del 25 aprile è da sempre destinata a far discutere, anche animatamente, l’opinione pubblica italiana. Questa tendenza, però, è stata nettamente accentuata nell’ultimo decennio e la diatriba è tra chi decide di festeggiare il 25 aprile e chi invece tende a rendere nota la sua contrarietà a tale ricorrenza e la sua ritrosia nel celebrare la Liberazione. Quello che si tende a ignorare, forse volutamente, è l’essenza stessa di questa data. La libertà di scelta tra il festeggiare [&#8230;]</p>
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<h3 class="has-text-align-center">La ricorrenza del 25 aprile è da sempre destinata a far discutere, anche animatamente, l’opinione pubblica italiana. </h3>



<p>Questa tendenza, però, è stata nettamente accentuata nell’ultimo decennio e la diatriba è tra chi decide di festeggiare il 25 aprile e chi invece tende a rendere nota la sua contrarietà a tale ricorrenza e la sua ritrosia nel celebrare la Liberazione. Quello che si tende a ignorare, forse volutamente, è l’essenza stessa di questa data. </p>



<p>La libertà di scelta tra il festeggiare ed il non farlo è insita nella Liberazione. Sotto la dittatura, termine fin troppo abusato negli ultimi anni, questa scelta non è contemplata. Dunque l’importanza del 25 aprile consiste proprio nell’averci conferito, nuovamente, la possibilità di scegliere. La Liberazione impone però degli obblighi: non si tratta solo di ricordare ciò che è stato, ma la libertà va coltivata, perseguita, preferita sempre. La ricorrenza-mausoleo è un oltraggio a chi nel 1945 decise di resistere, di opporsi, di lottare in nome di qualcosa di più grande e comune a tutti. Le forze che liberarono l’Italia, infatti, furono profondamente diverse e divise, politicamente, a guerra terminata e dittatura finita. Seppero tralasciare le diversità e far fronte comune per ottenere, olisticamente, un valore più grande della sommatoria delle forze stesse, quello della libertà. </p>



<p>Se in Italia questo diritto sembra ormai consolidato, lo stesso non si può dire per molti altri Paesi. La guerra è sbagliata ovunque ed in qualsiasi modo la si combatta, ma aggredito e aggressore non si possono considerare uguali. L’invaso ha il diritto ma anche il dovere di resistere all’invasore. La resistenza, senza la quale non ci può essere liberazione, però, non è solo un fatto bellico ma deve essere una questione di coscienza. </p>



<p>Si rispetta il 25 aprile ogni qualvolta ci si oppone ad un sopruso, quando si combatte per un’idea ed il prepotente di turno viene sconfitto, anche dai molti che si alleano tra loro. Bisogna dunque, celebrare oggi il 25 aprile e viverlo quotidianamente.</p>



<hr class="wp-block-separator is-style-dots"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



<p></p>
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		<title>Madeleine Albright e l’importanza della diplomazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2022 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È dello scorso 23 marzo la notizia della scomparsa della prima donna Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, Madeleine Albright. Il ruolo le venne affidato durante la seconda presidenza Clinton, dal 1997 al 2001, con una maggioranza a dir poco plebiscitaria nel Congresso. La Albright venne, infatti, eletta con 99 voti su 100, che testimoniarono la grandezza riconosciuta, in maniera bipartisan. Prima di divenire la massima esponente della politica estera della più grande potenza internazionale, la Albright ricoprì il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È dello scorso 23 marzo la notizia della scomparsa della prima donna Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, Madeleine Albright. Il ruolo le venne affidato durante la seconda presidenza Clinton, dal 1997 al 2001, con una maggioranza a dir poco plebiscitaria nel Congresso. La Albright venne, infatti, eletta con 99 voti su 100, che testimoniarono la grandezza riconosciuta, in maniera bipartisan. Prima di divenire la massima esponente della politica estera della più grande potenza internazionale, la Albright ricoprì il ruolo di Rappresentante Permanente per gli Stati Uniti presso l’ONU. La sua linea politica perseguì sempre l’obiettivo di porre gli Stati Uniti d’America come la “nazione indispensabile” per garantire la pace e la coesistenza tra le nazioni. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img width="191" height="263" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/04/madeleine-albright.jpg" alt="" class="wp-image-30750"/><figcaption>Madeleine Albright &#8211; fonte: Wikipedia</figcaption></figure></div>



<p>Donna rigida e decisionista, a lei si devono diversi episodi che hanno plasmato il mondo d’oggi. Madeleine Albright fu la fautrice dell’allargamento ad est della Nato con l’ingresso nel 1999 di Cecoslovacchia, Ungheria e Polonia, nonché dell’intervento militare dell’alleanza atlantica in Kosovo e nella campagna contro la Serbia, per porre fine a genocidi e pulizie etniche, riconducendo i serbi al tavolo dei colloqui di Dayton. Tavoli di dialogo e trattative di pace che, oggi, sembrano tanto necessari quanto, paradossalmente, impotenti. Se da un lato è fondamentale che Russia ed Ucraina arrivino ad un accordo che determini il cessate il fuoco, dall’altro sembra che ogni sforzo condotto finora non abbia dato i frutti sperati. &nbsp;Dopo un mese abbondante di guerra non è semplice tornare indietro come se nulla fosse successo. È altrettanto vero, però, che l’atavico <em>eallorismo</em> di chi giustifica l’invasione di uno Stato sovrano con le colpe della Nato in altre situazioni di conflitto di certo non contribuisce a placare gli animi. Quanto sarebbe, quindi, importante oggi, avere, una figura come quella di Madeleine Albright, che incontrò Putin già nel 2000, capace di portare i contendenti ad un accordo in grado di salvare le vite dei civili?</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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