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	<title>Marialuisa Inchingolo &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Bonus psicologo e psicologo di base, le ultime novità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marialuisa Inchingolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Feb 2022 15:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Sai…sto andando da uno psicologo”. Silenzio. Lo vedo dagli occhi che l’unico pensiero del mio interlocutore è “Non pensavo fosse pazza”. In realtà pazza non lo sono e non lo sono mai stata. Semplicemente, è arrivato un momento in cui sentivo la necessità di parlare con qualcuno che realmente potesse dare un nome alla sensazione di incompiutezza che provavo, che non si limitasse soltanto a dirmi parole di conforto e di comprensione. Il tabù dello psicologo Mi sono sempre chiesta [&#8230;]</p>
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<p>“<em>Sai…sto andando da uno psicologo</em>”. Silenzio. Lo vedo dagli occhi che l’unico pensiero del mio interlocutore è “<em>Non pensavo fosse pazza</em>”. In realtà pazza non lo sono e non lo sono mai stata. Semplicemente, è arrivato un momento in cui sentivo la necessità di parlare con qualcuno che realmente potesse dare un nome alla sensazione di incompiutezza che provavo, che non si limitasse soltanto a dirmi parole di conforto e di comprensione.</p>



<h3>Il tabù dello psicologo</h3>



<p>Mi sono sempre chiesta <a href="https://ventiblog.com/ho-paura-dello-psicologo-e-tu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come mai la parola psicologo faccia ancora questo effetto</a>. Pensavo che ormai fosse sdoganata l’idea che chi va dallo psicologo soffre di qualche grave disturbo che un buon esorcista non riesce a curare. <br>In realtà, questo tabù dello psicologo è <strong>sempre meno evidente tra i giovani</strong>: mi capita, infatti, di confrontarmi con ragazzi tra i venti e i trent’anni che hanno sentito la necessità di intraprendere un percorso psicologico con un professionista. Sono ragazzi con vite apparentemente complete che sentivano il bisogno di capire meglio e di accendere una luce su alcuni aspetti irrisolti della loro vita: dall’incapacità di stare da soli alla difficoltà nel dominare le proprie emozioni sul luogo di lavoro.</p>



<h3>E&#8217; troppo tardi per andare dallo psicologo?</h3>



<p>Molto spesso quando si decide di intraprendere questo tipo di percorso, però, è troppo tardi. Non fraintendetemi, non è mai troppo tardi per porsi degli interrogativi sulla propria esistenza e provare a darvi una risposta. Intendo dire che spesso ci si avvicina alla figura dello psicologo in una fase della vita in cui si è già formati, in cui il nostro carattere è ben delineato e può essere solo smussato, in cui ci portiamo dietro anni e anni di comportamenti e reazioni difficilmente comprensibili da parte di un occhio inesperto.</p>



<p>Il COVID (ahimè, vi tocca leggere questa parola anche oggi) ha poi, come si suol dire, messo il <a href="https://ventiblog.com/gli-effetti-del-lockdown-sulla-gente-intervista-allo-psicologo-simone-delia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">carico da novanta</a> su di un benessere mentale già vacillante. Siamo stati costretti ad affrontare grandi sofferenze fisiche – per chi ha contratto il virus e per chi ha perso persone care durante la pandemia – e altrettanto psicologiche.<br>Ecco, forse la pandemia è servita: ci ha aiutato a capire l’importanza del benessere mentale. Tant’è che negli ultimi tempi è sempre più in voga la notizia del cosiddetto psicologo di base, una novità che ha provocato un’unica reazione: finalmente.</p>



<h3>Finalmente gli incentivi per la salute mentale</h3>



<p>Dalla Lombardia al Lazio, fino ad arrivare alle ultime news sul decreto-legge Milleproroghe attualmente in fase di approvazione, l’intenzione è quella di incentivare i consulti psicologici. Il decreto-legge Milleproroghe, infatti, dovrebbe prevedere un <strong>bonus di 600 euro (circa 12 sedute) per tutte le persone che possiedono un ISEE inferiore alle soglie stabilite per legge</strong>. Oltre a tale misura prevista a livello nazionale che permetterà anche ai meno abbienti il “lusso” di poter parlare con uno psicologo, diverse Regioni si stanno <a href="https://ventiblog.com/il-bonus-psicologo-di-officine-buone/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mobilitando anche in maniera autonoma</a>. Tra queste abbiamo la Lombardia, la Regione maggiormente colpita dalla pandemia, in cui si parla di un vero e proprio <strong>psicologo di base, al pari del medico c.d. di famiglia</strong>. Il che sarebbe una soluzione ottimale, in grado di far avvicinare tutti indistintamente alla figura dello psicologo e di instaurare un rapporto duraturo e continuativo con lo stesso. Anche il Lazio si è contraddistinto per aver previsto un bonus psicologo che, però, ha incontrato un grande limite: l’assenza di psicologi nella Regione. Un dato sconcertante, se si pensa alla densità di popolazione della sola capitale.</p>



<p>La strada è ancora lunga, ma possiamo dire senza ombra di dubbio che è quella giusta.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Già pubblicato su L&#8217;Altravoce dei Ventenni-Quotidiano del Sud 21/02/2022</em></p>
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		<title>UNA RIDER “ARTISTA”: GLI EFFETTI DEL MISMATCH TRA DOMANDA ED OFFERTA DI LAVORO</title>
		<link>https://ventiblog.com/una-rider-artista-gli-effetti-del-mismatch-tra-domanda-ed-offerta-di-lavoro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marialuisa Inchingolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2021 10:18:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ricordo come fosse ieri l’ultimo anno di liceo. Un anno di riflessione in cui una marea di neo-diciottenni in tutta Italia si trova a dover rispondere ad una domanda fondamentale: che fare dopo il diploma? C’è chi la sua strada l’ha sempre conosciuta; chi, invece, l’ha scoperta all’improvviso aprendo un libro di chimica; chi, forse, non l’ha ancora trovata nonostante siano passati innumerevoli anni dal giorno in cui ha dovuto dire addio agli accoglienti banchi di scuola.&#160; Scegliere è difficile [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Ricordo come fosse ieri l’ultimo anno di liceo. Un anno di riflessione in cui una marea di neo-diciottenni in tutta Italia si trova a dover rispondere ad una domanda fondamentale: che fare dopo il diploma?</p>



<p>C’è chi la sua strada l’ha sempre conosciuta; chi, invece, l’ha scoperta all’improvviso aprendo un libro di chimica; chi, forse, non l’ha ancora trovata nonostante siano passati innumerevoli anni dal giorno in cui ha dovuto dire addio agli accoglienti banchi di scuola.&nbsp;</p>



<p>Scegliere è difficile e, se l’incoscienza (o forse i sogni?) di un ragazzino che si affaccia per la prima volta alla vita ti convincono che puoi scegliere liberamente, con gli anni la sensazione di avere il mondo in un pugno si affievolisce e ci si ritrova a dover fare i conti con i problemi degli adulti. È necessario affrontare la realtà che spesso è crudele e ti porta a deviare la tua strada.&nbsp;</p>



<p>Gli imprevisti che ti portano a doverti reinventare per rimetterti in carreggiata li conosce bene Laura Morelli, probabilmente la rider più vecchia d’Italia con i suoi 60 anni alle spalle che racconta degli occhi increduli dei clienti quando si ritrovano di fronte un rider donna che parla in modo forbito.&nbsp;</p>



<p>Laura, infatti, al momento in cui ha dovuto scegliere del suo futuro si è buttata a capofitto sul Dams di Bologna, laureandosi con lode. Ha più volte cambiato lavoro, occupandosi di iconografia, restaurazione di dipinti, promozione di arte contemporanea. Ed ora è una rider.&nbsp;</p>



<p>La domanda sorge allora spontanea: come mai una donna come Laura, e come tantissimi altri, si trova a non poter lavorare nel settore dei propri studi?</p>



<p>La risposta è fornita da alcuni recenti studi di Unioncamere, Anpal e del sito <em>Job Posting Indeed</em> e può racchiudersi in una semplice parola: il mismatch.&nbsp;</p>



<p>Il mancato incontro tra l’offerta e la domanda di lavoro provoca uno squilibrio notevole. Per questo motivo, alcuni settori risultano saturi ed altri in continua carenza, a causa del basso numero di lavoratori in grado di offrire le competenze richieste.&nbsp;</p>



<p>Inutile elencarvi i settori in continua espansione: sarebbe come spingervi a scegliere in base alle statistiche di mercato. Posso solamente consigliarvi di godervi gli anni in cui avrete la sensazione di avere in mano le redini della vostra vita, perché li ricorderete sempre con un sorriso.&nbsp;</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Biden: sarà un secondo mandato Obama?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marialuisa Inchingolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2020 13:34:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Joseph Robinette Biden Jr, meglio conosciuto al mondo come Joe Biden, o meglio, come il prossimo Presidente degli Stati Uniti d’America, prenderà il posto del suo famoso predecessore, Donald Trump, il 20 gennaio 2021.&#160; Le ultime elezioni americane hanno catturato l’attenzione a livello mondiale di tutti i mass media, tenendo con il fiato sospeso non solo gli elettori americani che hanno espresso in prima persona la propria opinione, ma anche chi, dall’altra parte del mondo, si è interessato fortemente alle [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Joseph Robinette Biden Jr, meglio conosciuto al mondo come Joe Biden, o meglio, come il prossimo Presidente degli Stati Uniti d’America, prenderà il posto del suo famoso predecessore, Donald Trump, il 20 gennaio 2021.&nbsp;</p>



<p>Le ultime elezioni americane hanno catturato l’attenzione a livello mondiale di tutti i mass media, tenendo con il fiato sospeso non solo gli elettori americani che hanno espresso in prima persona la propria opinione, ma anche chi, dall’altra parte del mondo, si è interessato fortemente alle elezioni di una delle persone, se non la persona, più influente al mondo.&nbsp;</p>



<p>Annata 1942, volto già ben noto nel panorama politico statunitense per la sua carica di senatore federale per il quale è stato eletto alla giovane età di 29 anni e presidente più anziano mai eletto negli Stati Uniti d’America, Biden è un esponente dell’area moderata del Partito Democratico, appartenente al ramo centrista, esattamente come uno degli ultimi presidenti degli Stati Uniti d’America, Barack Obama.</p>



<p>Ed è proprio sul rapporto politico e personale tra i due che sono state accese molte luci, anche dopo che durante una delle ultime conferenze stampa prima di lasciare la presidenza, Obama ha premiato Biden con la medaglia presidenziale della libertà, il più alto riconoscimento civile americano. Un rapporto che potrebbe far pensare ad una continuità di operato da parte di Biden rispetto alla strada intrapresa da Barack Obama.&nbsp;</p>



<p>Nonostante l’appartenenza alla medesima corrente politica, Biden ha espressamente escluso che il suo mandato sarà una mera continuazione di quello del suo caro amico, nonché collega, Barack Obama.&nbsp;</p>



<p>La strada intrapresa da Biden sembrerebbe, dalle prime dichiarazioni, quella di un’apertura maggiore all’opposizione dei repubblicani. Nonostante il team di Biden sia costituito anche da politici già conosciuti duranti gli anni di presidenza di Obama, Biden sembra essere consapevole di trovarsi a dover affrontare un periodo storico ben diverso rispetto a quello durante il quale Obama ha retto le redini degli Stati Uniti d’America.&nbsp;</p>



<p>A prescindere dalla crisi economica che a livello mondiale sta mietendo vittime, aggravata dalla pandemia che rappresenta, si potrebbe dire, la ciliegina su di una torta già di per sé disastrosa, Joe Biden sembra consapevole di un’altra verità che, ahimè, dovrebbe essere lampante agli occhi di tutti: il mondo, e non solo gli Stati Uniti d’America, hanno subito un forte cambiamento dopo la presidenza di Donal Trump, personaggio tanto discusso quanto apprezzato dagli americani.&nbsp;</p>



<p>“L’America è tornata”: queste tra le prime parole pronunciate da Biden dopo aver vinto contro Donald Trump. Di fronte ad un’America che si è mostrata divisa dagli eventi di questi ultimi mesi, Biden punta a ritrovare l’unità del paese che da gennaio dovrà condurre.&nbsp;</p>



<p>Di fronte agli ultimi anni di Trump che hanno contribuito a cambiare la visione internazionale della democrazia americana, creando spesso attriti nei rapporti tra gli Stati Uniti ed altri Paesi, ci troviamo di fronte ad un Presidente che sembrerebbe non voler “mettere alla porta” i repubblicani in quanto appartenenti alla visione politica di Trump, ma aprire al dialogo con l’unico obiettivo di poter ripartire.&nbsp;</p>



<p>A prescindere dalla diversa ideologia politica e dalla eventuale componente filo-americana di ognuno di noi, l’augurio futuro che mi viene in mente è (con tono oserei dire quasi beffardo) “<em>Make America great again</em>”</p>
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		<title>L&#8217;interrogatorio di garanzia &#8211; una storia di stalking, o forse no?</title>
		<link>https://ventiblog.com/linterrogatorio-di-garanzia-una-storia-di-stalking-o-forse-no/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marialuisa Inchingolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 12:17:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole di diritto]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’avvocato Castaldi aveva aperto gli occhi ancor prima che la sua sveglia suonasse. L’orologio del suo smartphone di ultimissima generazione segnava le 6,30: l’orario perfetto per iniziare la giornata ed arrivare in tempo all’interrogatorio delle nove. Un interrogatorio complesso per il quale si era preparato tutto il weekend e che gli aveva portato via ore e ore di sonno che adesso rimpiangeva. Si trattava di un caso di stalking che stava creando un grande clamore mediatico che Castaldi non era [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">L’avvocato Castaldi aveva aperto gli occhi ancor prima che la sua sveglia suonasse. L’orologio del suo smartphone di ultimissima generazione segnava le 6,30: l’orario perfetto per iniziare la giornata ed arrivare in tempo all’interrogatorio delle nove. Un interrogatorio complesso per il quale si era preparato tutto il weekend e che gli aveva portato via ore e ore di sonno che adesso rimpiangeva.</p>



<p>Si trattava di un caso di stalking che stava creando un grande clamore mediatico che Castaldi non era abituato a reggere. Non perché non ne fosse capace, ma perché il suo modo di intendere la professione gli impediva di apprezzare qualsiasi intromissione della stampa.</p>



<p>Era sempre stato convinto che i processi si fanno nelle aule di tribunale, non sui giornali o nei salotti televisivi e non riusciva, malgrado si sforzasse, a comprendere alcuni suoi colleghi che sembravano provare più piacere nell’esporre le proprie tesi difensive sotto le luci televisive, anziché nelle dismesse aule di tribunale.</p>



<p>Mentre era perso nelle sue riflessioni, la moka aveva iniziato a fischiare e l’odore del caffè aveva invaso tutta la cucina. Con ancora la crema da barba sul viso, si era diretto in cucina per spegnere il gas e versarsi una tazzina di caffè che avrebbe bevuto, come sempre, solo una volta freddo.</p>



<p>Aveva deciso di indossare il suo abito migliore e la cravatta che era convinto gli portasse fortuna. Era una cravatta che le due figlie gli avevano comprato in un famoso negozio romano: la base era di un verde smeraldo tendente al petrolio decorato da alcuni piccoli quadri blu che si sposavano perfettamente con il verde e con il suo completo blu.</p>



<p>Bevve al volo il caffè, afferrò le chiavi della macchina, la borsa con tutti i documenti pronta già da giorni e scese le scale di corsa, pur essendo perfettamente in orario. Aveva intenzione di arrivare in anticipo in Tribunale per evitare la ressa dei giornalisti all’entrata che avrebbero cercato in tutti i modi di estorcergli anche una solo parola da poter strumentalizzare ed utilizzare in prima pagina.</p>



<p>A dire il vero voleva anche evitare le lunghe code che, nei giorni particolarmente movimentati, si formavano fuori dal Tribunale per accedervi.</p>



<p>La sua Fiat sfrecciava sul lungomare della città e dal finestrino semi aperto entrava aria fresca che preannunciava l’arrivo imminente dell’inverno. Il sole era già alto nel cielo e i suoi raggi si riflettevano sul mare immobile. La città era ancora semideserta, poche macchine in giro e poche persone a piedi. Ogni volta che aveva un processo o un interrogatorio importante, amava assistere al risveglio della città. Trovava sempre affascinante il momento di mezzo tra la città che dorme e la città sveglia. Era in quel momento che, secondo l’avvocato, nascevano le cose migliori: le idee, i buoni propositi, i pensieri.</p>



<p>Dopo aver velocemente superato i controlli all’ingresso del Tribunale, l’avvocato Castaldi si diresse nell’aula dove si sarebbe svolto l’interrogatorio. Era già presente l’addetto alla stenotipia, un signore sulla cinquantina, capelli bianchi brizzolati, occhi celesti nascosti da un paio di occhiali da vista tondi dalla montatura spessa. Si salutarono cordialmente e con uno sguardo d’intesa, lo stesso che accumuna due persone che sanno di essere coinvolte in una storia da trattare con le dovute precauzioni.</p>



<p>Il giudice Rossi che si sarebbe occupato dell’interrogatorio era una vecchia conoscenza dell’avvocato che lo ricordava soprattutto per il suo essere estremamente puntiglioso, ligio alla legge – anche troppo – e poco flessibile. L’interrogatorio con lui sarebbe stato ancor più complesso, ma Castaldi aveva sempre preferito giudici puntigliosi perché, come si diceva dalle sue parti, è dai fessi che ti devi guardare.</p>



<p>Alle nove precise in aula c’erano ormai tutti i soggetti necessari per iniziare: oltre all’addetto alla stenotipia ed all’avvocato, erano arrivati il cancelliere, il pubblico ministero, il giudice e, infine, la polizia penitenziaria aveva accompagnato l’indagato prelevandolo direttamente dal carcere nel quale era stato condotto qualche giorno prima.</p>



<p>L’indagato era accomodato su di una sedia al centro dell’aula ed aveva di fronte a se un microfono che sembrava puntato contro di lui come un dito accusatore. O forse questo è quello che percepiva l’Avvocato.</p>



<p>L’interrogatorio di garanzia era appena iniziato dalla richiesta delle generalità dell’indagato, momento che, sebbene per molti possa sembrare pressoché irrilevante, rappresenta una fase fondamentale di ogni interrogatorio, perché l’indagato ha l’obbligo di dire la verità e qualsiasi dimenticanza od errore possono costituire reato. Anche l’omettere eventuali soprannomi o abbreviazioni del proprio nome comunemente utilizzati in città, rappresentano un rischio al quale esporsi.</p>



<p>Il Giudice lesse il capo di imputazione: atti persecutori ai sensi dell’art. 612 bis del codice penale.</p>



<p>In poche parole stalking: l’indagato era accusato di stalking nei confronti di una donna influente in città, nipote di un grande imprenditore e a sua volta figlia di un politico di rilievo nell’intera regione. Accettare la difesa di casi del genere era sempre molto complesso per gli avvocati in città. Per tutti, tranne che per Castaldi, il quale era convinto che chiunque, a prescindere dalla sua colpevolezza o meno, merita sempre la difesa migliore che possa essergli garantita. Il mestiere era tutto lì: garantirgli il sacro santo diritto alla difesa.</p>



<p>Dopo aver letto il capo di imputazione, il giudice aveva richiesto all’indagato se volesse avvalersi della facoltà di non rispondere. La risposta era stata secca: no.</p>



<p>Il fulcro dell’interrogatorio era ormai iniziato: il giudice stava rivolgendo all’indagato tutte le domande utili in relazione al capo di imputazione per poter ricostruire il fatto che aveva portato alla sua custodia cautelare in carcere.</p>



<p>L’indagato appariva sereno mentre raccontava al giudice l’accaduto: la persona offesa, la donna influente, si era sentita perseguitata dall’indagato per averlo incontrato più volte in alcuni posti della città che, a detta dell’indagato, erano molto frequentati dai loro coetanei. La persona offesa, dopo questi incontri sporadici, aveva anche avuto alcuni attacchi di panico, chiamando più volte la polizia e recandosi in pronto soccorso. Il tutto nasceva da alcune conversazioni precedentemente intercorse tra i due tramite Instagram, dalle quali emergeva che era stata la donna a mostrare interesse verso l’indagato, dicendogli di averlo notato nei luoghi nel quale, dopo queste conversazioni, i due avevano continuato ad incrociarsi.</p>



<p>Era una storia complessa che, secondo l’avvocato, nascondeva una trama molto più articolata nella quale erano coinvolte altre persone. L’indagato, infatti, era figlio di una famiglia conosciuta in tutta la città, ma per meriti diametralmente opposti rispetto alla famiglia della persona offesa. Si trattava di grandi strozzini che erano stati incastrati dalla giustizia più volte. Uno stile di vita, però, che l’indagato non aveva mai condiviso né tantomeno abbracciato.</p>



<p>Il giudice aveva appena ultimato le sue domande: era arrivato il turno di Castaldi. L’interrogatorio continuò per un’altra mezz’oretta, interrotta più volte dal giudice che riteneva alcune domande non pertinenti al capo d’imputazione.</p>



<p>“Mi può dire se ha ricevuto minacce in questi ultimi mesi?” era stata la domanda dell’avvocato.</p>



<p>“Avvocato, non capisco dove vuole arrivare. La domanda non mi sembra pertinente, però vediamo se c’è un filo logico” immediata era stata la risposta del giudice.</p>



<p>“Si Avvocato. Qualche mese fa sono stato minacciato su messenger da un profilo che mi sembra falso. La minaccia riguardava la signora ed era abbastanza chiara: se non avessi smesso di sentirla, mi avrebbero tagliato la testa. All’inizio pensavo si trattasse di qualche vecchia fiamma della signora che dopo aver trovato le nostre conversazioni ed in preda alla gelosia, aveva deciso di minacciarmi”. Colpito e affondato: era proprio qui che voleva arrivare Castaldi che, con la coda dell’occhio, aveva percepito la fronte del giudice corrugarsi. C’era qualcosa che non filava e lo avrebbe scoperto presto: bisognava solo continuare a battere quella strada.</p>



<p>Una volta terminato l’interrogatorio e richiesta la modifica dell’ordinanza di custodia cautelare con gli arresti domiciliari, Castaldi si diresse verso la sua Fiat parcheggiata alle spalle del Tribunale. Il giudice avrebbe avuto cinque giorni per decidere e lui avrebbe continuato a non dormire fino al provvedimento.</p>



<p>All’uscita dal Tribunale, una folla di giornalisti lo assalì, curiosi di poter sapere qualcosa in più sul caso. Ma Castaldi aveva tirato dritto imperterrito senza mai voltarsi neanche ad ascoltare le loro illazioni ed accuse infondate. Ancora cinque giorni e avrebbe capito se la fronte corrugata del giudice all’ultima risposta dell’indagato, significava che erano in due a pensare di trovarsi di fronte ad un caso ancor più complesso che si celava, solo apparentemente, dietro ad un semplice capo di imputazione per stalking.</p>
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		<title>Gianni Rodari arriva in America</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marialuisa Inchingolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2020 20:53:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
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		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[favole]]></category>
		<category><![CDATA[favole al telefono]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>É il 5 settembre 2020: a circa quarant’anni dalla sua morte, Gianni Rodari viene ammesso in USA. O per meglio dire, le sue opere trovano finalmente riconoscimento anche oltre oceano. È il New York Times che comunica al mondo l’imminente uscita delle “Favole al Telefono”, una delle raccolte più famose dell’italiano che, dopo circa sessant’anni dalla loro prima pubblicazione in Italia, trova posto negli scaffali delle librerie americane. La casa editrice che da circa cinque anni è al lavoro sulla [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">É il 5 settembre 2020: a circa quarant’anni dalla sua morte, Gianni Rodari viene ammesso in USA. O per meglio dire, le sue opere trovano finalmente riconoscimento anche oltre oceano.</p>



<p>È il New York Times che comunica al mondo l’imminente uscita delle “<em>Favole al Telefono</em>”, una delle raccolte più famose dell’italiano che, dopo circa sessant’anni dalla loro prima pubblicazione in Italia, trova posto negli scaffali delle librerie americane.</p>



<p>La casa editrice che da circa cinque anni è al lavoro sulla traduzione di tali favole è la Enchanted Lion Books che, grazie alle illustrazioni di Valerio Vidali ed alla traduzione di Antony Shugaar, ha permesso anche agli americani di poter godere delle meraviglie letterarie lasciateci in eredità da Rodari.</p>



<p>“<em>Favole al Telefono</em>” è un’antologia di fiabe che hanno in comune tra di loro il poco tempo a disposizione del ragionier Bianchi di Varese costretto in giro per l’Italia a causa del suo lavoro, il quale può dedicare solo pochi minuti serali, alle nove esatte, per raccontare a sua figlia la favola della buonanotte.</p>



<p>Ciò che non ha permesso fino ad ora a Rodari di atterrare negli Stati Uniti era la sua dichiarata adesione al partito comunista. Come riporta il New York Times, secondo Jack Zipes, professore emerito di letteratura comparata all’University of Minnessota, la politica era perfettamente calata in ogni favola di Rodari e portava i lettori ad interrogarsi ed a riflettere sugli accadimenti del mondo e sull’insensatezza della gente.</p>



<p>Al di fuori dell’ambiente americano, le “<em>Favole al telefono</em>” di Rodari hanno riscosso un grandissimo successo in Russia e nell&#8217;Europa dell’Est, non trovando il medesimo riscontro positivo nei paesi anglosassoni. Tra le settanta favole raccolte nell&#8217;antologia, infatti, soltanto una quarantina furono tradotte in Gran Bretagna negli anni sessanta, restando sempre escluse dal mondo a stelle e strisce.</p>



<p>Unico italiano vincitore del premio Hans Christian Andersen nel 1970, meglio conosciuto come il premio Nobel della narrativa per l’infanzia, Rodari nasce da una famiglia modesta nella città Omegna, sul lago d’Orta.</p>



<p>La svolta avviene al termine della Seconda Guerra Mondiale quando Rodari intraprende la carriera giornalistica che lo porta a collaborare con numerosi periodici, tra cui “<em>L’Unità</em>” ed il “<em>Pioniere</em>”. Soltanto a partire dagli anni cinquanta, Rodari inizia la pubblicazione le sue opere di narrativa per l’infanzia che riscuotono un successo talmente notevole da essere oggetto di lettura e di studio tutt&#8217;oggi nelle scuole primarie.</p>



<p>Se dovessi scegliere una sola favola tra quelle contenute in “Favole al telefono” da far leggere agli americani per convincerli ad importare Rodari nel loro territorio, la mia scelta ricadrebbe su “<em>La strada che non andava in nessun posto</em>”.</p>



<p>Il protagonista è il piccolo Martino Testadura, soprannominato così per la sua testardaggine nel chiedere informazioni e provare a capire dove finisse la terza strada, quella che tutti dicevano non andare in nessun posto.</p>



<p>Un bel giorno, Martino Testadura decise di percorrere da solo la terza strada, quella che non andava in nessun posto. Ed alla fine della strada, Martino Testadura, invece, arrivò da qualche parte: in un bellissimo castello nel quale ad accoglierlo c’era una signora gentile e ben vestita.</p>



<p>Al ritorno in paese con gli innumerevoli regali avuti in dono dalla signora, Martino Testadura venne accolto con grande entusiasmo che svanì quando gli altri concittadini, percorrendo la strada che non andava in nessun posto, non giunsero da nessuna parte.</p>



<p>Rodari, o meglio il ragionier Bianchi di Varese, voce narrante delle favole, dà voce ad un pensiero profondo sul quale ci invita a riflettere: </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“<em><strong>Certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova e il primo era stato Martino Testadura</strong></em>”.</p></blockquote>



<p>Quindi, cari americani e non solo, ciò che bisogna insegnare ai vostri bambini con le favole di Rodari è, a prescindere dall&#8217;ideologia politica, ad essere come Martino Testadura.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato su Il Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altravoce dei Ventenni il 21/09/2020</em></p>
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		<title>Taormina: una terrazza sul mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marialuisa Inchingolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2020 15:45:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo - 17/08/2020]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I luoghi e le impressioni di un viaggio indimenticabile Una terrazza sul mare: ecco le mie parole per definire Taormina, città storica siciliana situata sul monte Tauro a circa 200 metri di altezza sul livello del mare. Due sono le porte di ingresso di Taormina: Porta Catania e Porta Messina. La prima, comunemente conosciuta come porta del Tocco, in quanto un passato si tenevano le riunioni pubbliche e l’ora del tocco indicava la prima ora dopo mezzogiorno, delimita la parte [&#8230;]</p>
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<h2>I luoghi e le impressioni di un viaggio indimenticabile</h2>



<div class="wp-block-cover" style="background-image:url(http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/07/2-1.png)"><div class="wp-block-cover__inner-container">
<p class="has-text-align-center has-large-font-size"></p>
</div></div>



<p class="has-drop-cap">Una terrazza sul mare: ecco le mie parole per definire Taormina, città storica siciliana situata sul monte Tauro a circa 200 metri di altezza sul livello del mare.</p>



<p>Due sono le porte di ingresso di Taormina: Porta Catania e Porta Messina. La prima, comunemente conosciuta come porta del Tocco, in quanto un passato si tenevano le riunioni pubbliche e l’ora del tocco indicava la prima ora dopo mezzogiorno, delimita la parte Sud del corso centrale la cui costruzione risale alla prima metà del 1400. La seconda, invece, rappresenta l’ingresso nord della città e risale ai primi anni del 1800.</p>



<p>A metà strada tra le due porte ve ne è un’altra: la Porta di Mezzo, anche nota come la Torre dell’orologio che si trova a metà strada tra le due porte di ingresso e che consente l’ingresso nella piazza più suggestiva ed affascinante di tutta la città: Piazza IX Aprile.</p>



<p>Appena entrati in Piazza IX Aprile verrete travolti dalla natura che si staglia nella sua bellezza davanti ai vostri occhi. Una lunga balconata apre lo sguardo da un lato all’Etna con le sue punte innevate e dall’altro ai ruderi del teatro antico di Taormina, passando per la baia di Naxos, una distesa di mare che si confonde con il cielo.</p>



<p>Il nome della piazza deriva da una falsa notizia circolata nel lontano 1860, durante il quale si sparse la voce che Garibaldi fosse sbarcato a Marsala per iniziare la liberazione dai Borboni proprio dalla Sicilia. Nonostante la falsità di tale informazione, il nome di questa piazza magica non è più stato modificato.</p>



<p>Le sensazioni che si provano ed i colori che si ammirano affacciandosi da quella balconata sono difficili da dimenticare. Quando il cielo è sereno ed il mare calmo, il sole accecante permette di cogliere le sfumature del mare e di ammirare la punta estrema dell’Etna con la sua vetta innevata: un contrasto tra la montagna che si impone in tutta la sua grandezza e maestosità ed il mare nella sua apparente quiete, due luoghi naturali contrapposti che si legano perfettamente l’uno con l’altro.</p>



<p>Quando il cielo è grigio, le nuvole all’orizzonte coprono la punta del vulcano, mozzandolo alla vista ed il mare si incupisce, ma la perfetta sintonia della natura persiste.</p>



<p>Ed è proprio da questa piazza che è partito il mio viaggio per Taormina, fatto di amiche, di mare, di improbabili scalate sull’Etna senza l’abbigliamento adeguato, di brioche e granite al Bam Bar, di arancini e vino bevuto in spiaggia, di albe ammirate in riva al mare.</p>



<p>Il mare della Sicilia che attira turisti da ogni parte del mondo, reso ancora più magico dall’Isola Bella che la bassa marea permette di raggiungere a piedi attraverso un piccolo lembo di terra sul quale stendersi e perdersi tra la visuale di Taormina arroccata sul monte e questa piccola isola rigogliosa di verde. Un paesaggio che già si pregusta nel tragitto tra Taormina e Isola Bella, tramite una funivia che scende nel mare attraversando il monte e raggiungendo lentamente il suo livello.&nbsp;</p>



<p>Si crea un incantesimo tra i visitatori e la città, coronato da un paesaggio mozzafiato di bellezze naturali, ma anche artistiche e storiche come il Teatro greco di Taormina, il monumento antico più importante e meglio conservato della città. Anche il Teatro, come la città che lo ospita, è situato in un punto panoramico dal quale è possibile ancora una volta ammirare il legame inscindibile tra l’Etna ed il mare che caratterizza la città. Nonostante la sua costruzione dovrebbe risalire secondo alcuni storici al lontano III secolo a.c., tutt’oggi il Teatro rappresenta la cornice perfetta per alcuni eventi culturali e premi di livello internazionale.&nbsp;</p>



<p>E se la sola visita di Taormina non bastasse, in un’oretta è possibile raggiungere l’Etna e tentarne la scalata, tra terriccio scivoloso per chi, come me, pretendeva di utilizzare delle semplici Adidas, temperatura pungente in qualsiasi mese dell’anno e piccoli crateri dai quali fuoriesce ancora fumo.&nbsp;</p>



<p>A Taormina è tutto magico: il panorama, le vie del centro storico piene di colori e di vasi antichi dipinti a mano, brioche e granite a colazione aspettando l’apertura del Bam Bar (uno dei posti più famosi della città in cui vi consiglio di andare a prima mattina per evitare lunghe code), i musicisti di strada che allietano i turisti con musiche dolci e romantiche, Isola Bella con il suo mare cristallino, i siciliani con i loro modi gentili ed affabili che ti accolgono come uno di famiglia e ti fanno sentire a casa in un posto in cui è immediato sentirsi a proprio agio.&nbsp;</p>



<p>Una città ricca di storia, di paesaggi naturalistici, di romanticismo. Una città semplicemente ricca di bellezza.&nbsp;</p>



<p>Se dovessi descrivere quella che per me è una terrazza sul mare, userei senza ombra di dubbio le parole di Guy de Maupassant: “<em>Se qualcuno dovesse passare un solo giorno in Sicilia e chiedesse: &#8220;Cosa bisogna vedere?&#8221; risponderei senza esitazione: &#8220;Taormina&#8221;. È soltanto un paesaggio, ma un paesaggio in cui si trova tutto ciò che sembra creato sulla terra per sedurre gli occhi, la mente e la fantasia.&nbsp;</em></p>



<p><em>Dove sono mai i popoli che saprebbero fare, oggi, cose simili?</em></p>



<p><em>Dove sono gli uomini capaci di costruire, per il piacere delle folle, opere come queste?</em></p>



<p><em>Quegli uomini, quelli di una volta, avevano anima e occhi diversi dai nostri; nelle loro vene, con il sangue, scorreva qualcosa di scomparso: l&#8217;amore e il culto per la Bellezza</em>”.</p>



<p>Mi viene difficile dissociarmi da una sola delle parole utilizzate per descrivere questa città, perché a me Taormina è rimasta letteralmente nel cuore. Sarà stato anche merito della compagnia invidiabile con cui ho trascorso quei giorni, ma non credo possibile che qualsiasi turista, dopo aver visitato Taormina, possa dimenticarla per un solo istante.&nbsp;</p>



<p>In un anno come questo 2020 che ha colpito così duramente la nostra bella penisola, basta guardare alle meraviglie che ci circondano, come Taormina, per capire che finché siamo circondati dalla bellezza, è possibile rialzarsi ed andare avanti.&nbsp;</p>



<p><em>Già pubblicato lunedì 24 agosto sul Quotidiano del Sud- &#8220;L&#8217;altra voce dei ventenni&#8221; </em></p>



<div class="wp-block-cover has-background-dim" style="background-image:url(http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/07/2-1.png)"><div class="wp-block-cover__inner-container">
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		<title>La crisi post-Covid secondo l&#8217;ISTAT</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marialuisa Inchingolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2020 05:16:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Uno shock senza precedenti”: viene definita così dalle maggiori testate giornalistiche la crisi che ha travolto l’Italia e continuerà a farlo per i prossimi anni. La causa è nota a tutti: il Coronavirus ha costretto la maggior parte dei lavoratori a rimanere a casa per ben due mesi. Ed alcuni, dopo il famoso lockdown che ha bloccato non solo l’Italia ma tutto il mondo, non sono più tornati sul loro posto di lavoro. La crisi si percepisce passeggiando per le [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">“<strong>Uno shock senza precedenti</strong>”: viene definita così dalle maggiori testate giornalistiche la crisi che ha travolto l’Italia e continuerà a farlo per i prossimi anni.</p>



<p>La causa è nota a tutti: il Coronavirus ha costretto la maggior parte dei lavoratori a rimanere a casa per ben due mesi. Ed alcuni, dopo il famoso <em>lockdown</em> che ha bloccato non solo l’Italia ma tutto il mondo, non sono più tornati sul loro posto di lavoro.</p>



<p>La crisi si percepisce passeggiando per le città: attività chiuse, ristoranti costretti a dimezzare i coperti con effetti che si ripercuotono sul personale impiegato, città d’arte normalmente invase dai turisti anche in piena estate ormai spettrali.</p>



<p>Tutti i settori sono stati colpiti indistintamente da questo virus che ha messo in ginocchio il mondo intero: l’artigianato, il turismo, il settore legale, le grandi aziende.</p>



<p>Qualche giorno fa ero in un negozio di scarpe nel pieno centro di Milano, gestito da un vecchietto molto disponibile e gentile, oltre che logorroico. Mi ha confessato che gli orari di apertura della sua attività sono nettamente diminuiti a seguito del <em>lockdown</em>, perché la città è vuota e vi è una grandissima difficoltà anche a vendere un paio di scarpe a prezzo di costo. Gli uffici sono ancora in modalità <em>smartworking</em> ed i clienti sono restii a spendere soldi. Per loro, produttori delle scarpe che vendono, il problema è marginale, perché sono riusciti a limitare i danni bloccando la maggior parte della produzione primaverile. Ma il problema è notevole se si guarda a tutte le restanti attività.</p>



<p>Molte sono le persone a cui non è stato rinnovato un contratto o che, come i lavoratori autonomi, brancolano nel buio. E, come evidenziato dall’Istat, la situazione andrà peggiorando.</p>



<p>Se solo a maggio si registrano già 84mila occupati in meno, ben il 12% delle imprese è propenso a ridurre l’organico quando terminerà la cassa integrazione ed il blocco dei licenziamenti. Tra questi, i maggiori tagli si avranno tra le piccole imprese, addirittura sopra la media con il 13%, e le microimprese con il 12%.&nbsp; La problematica maggiormente afflittiva per le piccole imprese e le microimprese riguarda proprio l’assenza di liquidità che non permetterebbe alle stesse di fronteggiare tutte le spese dovute nel 2020.</p>



<p>Come emerge dall’indagine Istat sulle Prospettive per l’economia italiana nel 2020-2021, per il 2020 il Pil segnerà un netto crollo. Una ripresa minima si potrà avere solo nel 2021, ma i dati non sono comunque confortanti.</p>



<p>Le misure restrittive applicate nei primi mesi dell’anno, hanno comportato la sospensione delle attività svolte in settori in cui sono presenti ben 2,1 milioni di imprese. Le aziende che hanno dovuto chiudere i battenti per i primi mesi dell’anno rappresentano quasi la metà del fatturato totale delle attività economiche italiane. Per di più, si tratta di attività che si presentavano già a rischio, dovendo fronteggiare la crisi che affliggeva il mercato Italiano, su cui il COVID ha messo il carico da novanta.</p>



<p>Il blocco delle attività ha sin da subito prodotto effetti con riguardo al numero dei lavoratori occupati che si è ridotto da febbraio a maggio di più di mezzo milione di persone. Si tratta di un numero che tiene ancora conto del blocco dei licenziamenti e, quindi, considera soltanto tutti quei contratti a tempo determinato che sono scaduti senza essere rinnovati, oltre al settore dei lavoratori autonomi che rientra tra le categorie maggiormente colpite.</p>



<p>Il crollo della produzione, inoltre, è notevole soprattutto con riguardo a quei beni non di prima necessità che rientrano tra quelli maggiormente costosi: ad esempio elettrodomestici e automobili che hanno registrato un calo ad aprile dell’85% rispetto al periodo precedente il <em>lockdown</em>.</p>



<p>La fascia maggiormente colpita è quella dei giovani che continuano tutt’oggi a risentire degli effetti della crisi economica del 2008 e che troveranno davanti a loro un mercato lavorativo totalmente in crisi.</p>



<p>Le opportunità di lavoro sono notevolmente diminuite: gli occupati tra i 25 ed i 34 anni si sono ridotti di più di un milione e mezzo. Per non contare i “giovanissimi” occupati fino ai 24 anni ridotti di mezzo milione. I più giovani, peraltro, non hanno potuto molto spesso usufruire degli aiuti statali, in quanto svolgenti lavoro a nero. Questo è un altro dato sconcertante dell’indagine Istat: circa un lavoratore su dieci, soprattutto appartenente alla fascia di età tra i 15 ed i 24 anni o tra gli ultra 65enni, è stato travolto dal blocco lavorativo senza poter trovare sostegno nelle misure di aiuto statali, perché non in possesso di un regolare contratto di lavoro.</p>



<p>Oltre ai giovani, le donne sono il secondo gruppo maggiormente colpito dal virus. Infatti, se nel mese di maggio è stata registrata una riduzione dell’impiego medio dello 0,4%, le percentuali relative al gentil sesso sono sette volte maggiori rispetto a quelle degli uomini. Le donne rappresentano ben lo 0,7% contro lo 0,1% degli uomini, pari rispettivamente a meno 65mila lavoratrici e meno 19mila lavoratori.</p>



<p>Inutile chiedersi il perché le fasce maggiormente colpite dalla crisi siano i giovani e le donne. Le risposte sono già state a più riprese fornite dalla storia del nostro Paese. Una storia che ha portato la maggior parte dei giovani a tentare la loro fortuna all’estero; che ha alimentato spesso e volentieri il fenomeno della fuga dei cervelli; che ha portato le donne ad essere sottopagate rispetto ai loro colleghi uomini; che ha portato all’introduzione delle quote rosa, strumento a mio avviso ancor più discriminatorio, perché la vera uguaglianza lavorativa dovrebbe essere nella meritocrazia. Una storia che, ancora una volta, ci mostra la sua ciclicità, con <em>up</em> e <em>down</em> continui.</p>



<p>E l’unica cosa che possiamo fare è rimboccarci le maniche per uscirne più forti di prima.</p>



<p>Perché, nonostante durante questa quarantena abbiamo riscoperto i valori della famiglia ed abbiamo ritrovato la felicità nelle piccole cose, è inutile negare che il lavoro rappresenta la nostra identità.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Già pubblicato su Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;altravoce dei Ventenni 20/7/2020</em></p>
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		<title>SANATORIA DEI MIGRANTI: IL RILANCIO DEL PAESE?</title>
		<link>https://ventiblog.com/sanatoria-dei-migranti-il-rilancio-del-paese/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marialuisa Inchingolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2020 08:25:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INTERESSI]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole di diritto]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tanto atteso Decreto Rilancio (Decreto Legge 19 maggio 2020 n. 34) ha provocato, già dalle prime bozze, molte discussioni attorno ad un argomento di grande interesse: la c.d. sanatoria dei migranti. Ma esattamente cosa si intende per sanatoria dei migranti? L’art. 103 del Decreto Rilancio individua i presupposti applicativi di tale istituto, attraverso il quale si persegue l’obiettivo di garantire un adeguato livello di tutela della salute individuale e collettiva, nonché l’emersione dei rapporti di lavoro irregolari. In particolare, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il tanto atteso <strong>Decreto Rilancio</strong> <strong>(Decreto Legge 19 maggio 2020 n. 34)</strong> ha provocato, già dalle prime bozze, molte discussioni attorno ad un argomento di grande interesse: la c.d. sanatoria dei migranti.</p>



<p><strong>Ma esattamente cosa si intende per sanatoria dei migranti?</strong></p>



<p>L’art. 103 del Decreto Rilancio individua i presupposti applicativi di tale istituto, attraverso il quale si persegue l’obiettivo di garantire un adeguato livello di tutela della salute individuale e collettiva, nonché l’emersione dei rapporti di lavoro irregolari.</p>



<p>In particolare, attraverso apposita domanda da presentare dal 1° giugno al 15 luglio 2020, i datori di lavoro (italiani e comunitari) potranno regolarizzare i rapporti di lavoro a nero in differenti settori, raggruppabili in due macro categorie: il settore dell’agricoltura e quello del lavoro domestico.</p>



<p>La medesima regolarizzazione si potrà richiedere con riguardo agli stranieri senza permesso di soggiorno, in quanto scaduto, che risultano presenti in Italia alla data dell’8 marzo 2020 e che abbiano svolto una delle attività sopra individuate.</p>



<p>Il Decreto Rilancio individua alcuni limiti alla regolarizzazione, tra cui l’esclusione degli stranieri espulsi dall’Italia per motivi di ordine pubblico o di sicurezza.</p>



<p>Il prezzo da pagare per la sanatoria è, per i datori di lavoro, pari ad Euro 500, a cui si aggiungerà una somma forfettaria in fase di determinazione. Per gli stranieri, invece, si tratta di versare una somma pari ad Euro 130, oltre ai costi per la richiesta del permesso di soggiorno.</p>



<p>Si stima che la sanatoria in questione si rivolgerà ad una platea di potenziali interessati pari a circa 670 mila persone, soprattutto alla luce dei numeri di migranti in aumento registrati negli ultimi anni.</p>



<p>Nonostante le numerose critiche avanzate da differenti esponenti politici, è necessario evidenziare come nella storia del nostro paese ci siamo già trovati ad affrontare questo problema. Tra le sanatorie passate, infatti, ricordiamo a titolo esemplificativo quella intervenuta negli anni ’90 attraverso la c.d. Legge Martelli (Legge n. 39/1990), i cui presupposti erano l’ingresso nel paese prima del 31 dicembre 1989 e la necessità di un impiego regolare.</p>



<p><strong>Come ogni intervento legislativo, anche la sanatoria del Decreto Rilancio presenta sia vantaggi che svantaggi.</strong></p>



<p>Tra i primi sicuramente annoveriamo un notevole flusso di entrata nelle casse dello Stato, derivante dal versamento dei contributi necessari per la sanatoria. Ma, soprattutto, attraverso tale regolarizzazione, vengono eliminati i pericoli derivanti dal lavoro nero, come la mancanza di tutela in caso di incidenti sul lavoro. Anche con riferimento alla regolarizzazione degli stranieri senza permesso di soggiorno, la misura in esame può rappresentare uno strumento utile al fine di sottrarre alla criminalità organizzata un settore di forte interesse.</p>



<p>Ovviamente la sanatoria potrebbe essere vista come una specie di legittimazione agli ingressi clandestini in Italia che potrebbero continuare ad aumentare esponenzialmente nella prospettiva di ottenere un permesso di soggiorno attraverso tale istituto.</p>



<p>Per una valutazione complessiva degli effetti di questa nuova misura varata dal governo, è necessario aspettare ancora del tempo, soprattutto considerando che sarà possibile presentare domanda di regolarizzazione solo a partire dal 1° giugno 2020.</p>



<p>In attesa dei primi risultati utili che ci permetteranno di valutare l’efficacia di tale misura, ed in risposta alle critiche avanzate da alcuni esponenti politici, mi preme evidenziare un insegnamento che ho ricevuto tanto tempo fa da una persona a me cara: il ruolo della legge è quello di prendere atto dei cambiamenti della società ed intervenire per regolarli.</p>



<p>Quindi, a prescindere dalle differenti ideologie politiche relative all’immigrazione, il lavoro nero e gli stranieri senza permesso di soggiorno rappresentano due fenomeni largamente diffusi nella nostra società. Pertanto, in un modo o in un altro, meritano una forma di tutela.</p>



<p><strong>C’è chi decide di tutelarli chiudendo i porti e lasciandoli in balia delle onde in mare aperto e chi, invece, spera di dargli un futuro per ripartire attraverso il lavoro, l’identità di ognuno di noi.</strong></p>
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		<title>L&#8217;interazione all&#8217;epoca della didattica a distanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marialuisa Inchingolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2020 07:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[STUDIO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Surreale” è la parola utilizzata dalla maggior parte dei miei amici per descrivere la loro laurea online in questo periodo di emergenza sanitaria. Ed è la parola che meglio descrive la situazione generale in cui ci troviamo a vivere in questo primo semestre del 2020. Telelavoro e didattica a distanza: due nuovi termini che abbiamo imparato a comprendere e, ahimè, a sperimentare sulla nostra pelle. Le aziende, gli studi, le scuole di qualsiasi grado e le università si sono dovute [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">“Surreale” è la parola utilizzata dalla maggior parte dei miei amici per descrivere la loro laurea online in questo periodo di emergenza sanitaria.</p>



<p>Ed è la parola che meglio descrive la situazione generale in cui ci troviamo a vivere in questo primo semestre del 2020.</p>



<p>Telelavoro e didattica a distanza: due nuovi termini che abbiamo imparato a comprendere e, ahimè, a sperimentare sulla nostra pelle.</p>



<p>Le aziende, gli studi, le scuole di qualsiasi grado e le università si sono dovute adeguare al distanziamento sociale che ci è stato imposto dall’epidemia che, diffondendosi a livello mondiale, ci ha paralizzati, senza però concederci il lusso di fermare alcune delle nostre attività produttive e, soprattutto, la nostra istruzione.</p>



<p>Nel giro di qualche settimana, le università hanno dovuto introdurre dei metodi di insegnamento alternativi alla didattica frontale. Se le prime settimane il problema riguardava principalmente l’insegnamento a distanza, fatto di lezioni, seminari ed incontri con i professori universitari, nessuno si sarebbe aspettato il prolungamento del lockdown per così tanto tempo da dover fronteggiare tutte le problematiche connesse al sostenimento degli esami universitari e delle sedute di laurea.</p>



<p>Le università di tutta Italia hanno affrontato al meglio questa sfida: la Federico II di Napoli ha implementato sin da subito una piattaforma di insegnamento e-learning (Federica.eu), al fine di supportare l’attività didattica dei suoi docenti; l’Università per Stranieri di Siena ha, invece, attivato un canale Youtube attraverso il quale tenere le lezioni online, scaricare materiali didattici ed interagire con i docenti; l’Università di Bari Aldo Moro ha optato per l’utilizzo di Microsoft Teams, una piattaforma tra le più conosciute utilizzabile attraverso qualsiasi dispositivo elettronico, predisponendo una serie di guide online al fine di aiutare docenti e studenti nell’utilizzo.</p>



<p>Gli strumenti utilizzabili e utilizzati sono molteplici. Ma la domanda fondamentale è una: questa nuova modalità di apprendimento richiede uno sforzo maggiore rispetto a quello normalmente impiegato per la didattica frontale?</p>



<p>Sicuramente è necessaria una maggiore organizzazione da parte del docente nella predisposizione sia dell’eventuale materiale didattico di supporto alla lezione sia della scaletta da seguire durante la spiegazione.</p>



<p>Inoltre, è fondamentale cercare di mantenere il più possibile viva la lezione, catturare l’attenzione dei ragazzi che, comodamente seduti nelle loro stanze dietro ad uno schermo di un computer, senza poter essere visti né sentiti, si potrebbero facilmente lasciar distrarre.</p>



<p>Ecco perché i veri “eroi” di questa didattica a distanza sono i professori e gli studenti: i primi, spesso poco propensi alla tecnologia, hanno dovuto imparare ad utilizzare strumenti nuovi, sforzandosi di dar valore all’interazione digitale con lo studente; i secondi, dal canto loro, seppur appartenenti all’era digitale, si sono trovati a dover mantenere alta la concentrazione per poter seguire gli insegnamenti giornalieri, oltre a dover attendere in uno stato di incertezza assoluta nuove indicazioni sugli strumenti da utilizzare per il sostenimento degli esami.</p>



<p>Se si guardasse soltanto all’organizzazione delle università, dei docenti e degli studenti, si potrebbe agevolmente concludere e ritenere che la didattica a distanza funzioni al meglio.</p>



<p>In verità, c’è un aspetto che finora abbiamo del tutto tralasciato: l’interazione umana, e non digitale.</p>



<p>Secondo una ricerca resa nota durante il Microsoft EDU Day 2020, tre sono gli stati d’animo con cui gli studenti hanno affrontato questa quarantena didattica: la noia, la confusione, l’ansia.</p>



<p>Si tratta di tre stati d’animo facilmente comprensibili e rinvenibili anche nel resto della popolazione che, pur non dovendo interfacciarsi con l’e-learning, ha dovuto modificare radicalmente il proprio stile di lavoro attraverso lo smartworking.&nbsp;</p>



<p>Se l’era che viviamo è un’era digitale, perché questo distanziamento didattico provoca sentimenti così negativi?</p>



<p>La risposta è, per me, semplice: l’interazione umana fatta di mani che si stringono, voci udite chiare senza alcun retrogusto metallico di un pc, sguardi che si incrociano e comprendono la confusione dell’altro, non sono minimamente sostituibili dalla tecnologia, soprattutto nel mondo della didattica, in cui, alle volte, serve anche una pacca sulla spalla per darsi forza e continuare il proprio percorso con determinazione.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;AltraVoce dell&#8217;Italia di lunedì 25/05/2020</em></p>
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		<title>Dorian Nox, perché chi ha fame non guarda in faccia nessuno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marialuisa Inchingolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
		<category><![CDATA[dorian nox]]></category>
		<category><![CDATA[freddo]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>All’anagrafe Luca, in arte Dorian Nox: nato con la pelle del sud e, soprattutto, con la fame del sud. Muove i suoi primi passi nel mondo della musica rap qualche anno fa, dopo aver custodito gelosamente i suoi testi, buttati giù tutto d’un fiato tra le quattro mura della sua stanza. L’arrivo a Milano e gli incontri fortuiti della vita fanno il resto: il 17 gennaio è uscito il suo primo album Freddo, preceduto dalla pubblicazione del suo EP d’esordio [&#8230;]</p>
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<p>All’anagrafe Luca, in arte Dorian Nox: nato con la pelle del sud e, soprattutto, con la fame del sud. Muove i suoi primi passi nel mondo della musica rap qualche anno fa, dopo aver custodito gelosamente i suoi testi, buttati giù tutto d’un fiato tra le quattro mura della sua stanza.</p>



<p>L’arrivo a Milano e gli incontri fortuiti della vita fanno il resto: il 17 gennaio è uscito il suo primo album <em>Freddo</em>, preceduto dalla pubblicazione del suo EP d’esordio <em>Viaggio al centro della testa</em>. Un viaggio, quello di Dorian, che gli ha permesso di riscoprirsi e di mostrarci che “<em>se siamo disposti a pagare la fatica della scalata, la ricompensa sta nel rivedere il panorama dalla duna</em>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="1024" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/Freddo_Official-Cover-1-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-20726" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/Freddo_Official-Cover-1-1024x1024.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/Freddo_Official-Cover-1-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/Freddo_Official-Cover-1-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/Freddo_Official-Cover-1-1536x1536.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/Freddo_Official-Cover-1-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/Freddo_Official-Cover-1-640x640.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/Freddo_Official-Cover-1-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Dorian Nox: qual è l’origine del tuo nome?</strong></p>



<p>Dorian, come il protagonista del libro che mi avrebbe cambiato l’esistenza: <em>The picture of Dorian Gray</em>; e Nox, come la mia più fedele compagna di viaggi, di scrittura, di riflessioni: la Notte (dal latino: nox, noctis). Dorian, in particolare, nasce ben prima della mia musica: a 16 anni intuii che quello sarebbe stato il nome del mio alter ego più tormentato, della mia parte buia. Tutti ne abbiamo una, la differenza sta solo nella scelta di darle un nome oppure no.</p>



<p><strong>Come e quando hai iniziato a scrivere?</strong></p>



<p>In realtà scrivo da una vita. Ho sempre scritto su qualunque pezzo di carta mi capitasse tra le mani, senza mai pubblicare nulla. Ho capito che la scrittura fosse il mezzo per avvicinarmi alla musica a 18 anni: ho cominciato a provarci, a declinarla in rime e metriche, quasi affannosamente, ma sbagliavo sempre la direzione. Mi sforzavo a tutti i costi di scrivere ciò che provavo, io che venivo da una scrittura più analitica e razionale. Mi ritrovavo con un saggio breve delle mie emozioni: non funzionava. Era un po’ come voler provare ad accendere il sole in camera da letto: per quanto ci possa provare, non si può. Quindi ho cominciato a vivere la scrittura più dal punto di vista di una finestra: più mi aprivo, più il sole semplicemente entrava in camera, senza fatica alcuna. Quindi ho smesso di scrivere io a tutti i costi e, con semplicità, mi faccio guidare da lei, quando mi viene a trovare. <br>Dopo 4 anni e mezzo di cameretta, di pezzi urlati allo specchio, di testi soffocati nel buio e nelle mie paure, ho preso coraggio e ho finalmente deciso di mostrarmi anche all’esterno.</p>



<p><strong>Quali sono le difficoltà che hai incontrato nel produrre la tua musica?</strong></p>



<p>Inizio col rispondere al quante sono le difficoltà che ho incontrato: tantissime. Non ho mai studiato musica, non ho mai suonato uno strumento, non conosco nemmeno le basi per avvicinarmi a comprendere il significato di “Nota”. Non è affatto un vanto, anzi, la sento come grande lacuna che sto provando a recuperare. Quando ho cominciato, avevo pochissimi amici nel settore e, sin da ragazzino, ero musicalmente quello “sfigato” perché amavo il Rap, un genere che per molti dei miei compagni era definito rumori (e oggi un po’ sorrido nel vederli cantare pezzi che dieci anni fa avrebbero odiato). Non è stata la migliore partenza. Mi avvicinavo a stento anche a quei pochissimi ragazzi che facevano rap nella mia città quando non lo faceva nessuno. Son sempre stato un lupo solitario in tal senso. Poi sono arrivato a Milano e qui non conoscevo davvero nessuno, zero, nisba. Le opportunità erano molte, ma i miei strumenti pochissimi. Il mio maestro più grande è stato senza dubbio il mio orecchio: prima di essere un autore, sono un inesauribile ascoltatore. Ci sono artisti che mi sono entrati letteralmente dentro le viscere, con cui ho vibrato sulle stesse corde, che mi hanno convinto a non arrendermi e a trovare un modo. La vita poi ha fatto il resto, portandomi sulla strada altri maestri che mi hanno dato una grande mano, primo tra tutti MazzaKen, il mio producer, fonico, nonché grande amico. E, fortunatamente, la vita mi ha permesso di avere dei compagni di viaggio meravigliosi, come mia sorella, che mi ha sostenuto sin dal primissimo giorno, tutta la mia famiglia, fino ad alcuni miei amici. Senza di loro, forse, non sarei stato in grado di muovere un solo passo.</p>



<p><strong><em>Viaggio al centro della Testa</em></strong><strong> è stato il tuo EP d’esordio. Quanto è stato complesso questo viaggio?</strong></p>



<p>Moltissimo. <em>Viaggio al centro della Testa</em> &#8211; seppur sia il mio lavoro più embrionale dal punto di vista musicale (ma molto curato nella scrittura) &#8211; ha avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso e per questo gli vorrò sempre bene. Non è stato solo un EP, per me è stata la svolta tra un prima e un dopo, tra un Luca pieno di paura nell’esprimere le sue emozioni ed un Dorian che, nonostante quella paura, aveva deciso di provarci. Narra di un lungo viaggio d’introspezione nel mio IO che a quei tempi identificavo di più con la mia testa. A risentirli oggi, direi che brani come <em>Dedalo</em> sono letteralmente ambientati nella mia testa, mentre brani come <em>Tutto Bene</em> abitano il cuore, altri come <em>Assenzi e dissensi</em> vivono nel mio fegato. È stato complesso perché era la mia primissima volta in uno studio e con un microfono in mano, un esperimento con me stesso, fatto per il semplice gusto di ascoltare brani incastonati nel registratore del cellulare per anni. Per due volte non mi ero presentato a diversi appuntamenti in studi di registrazione, poi ho deciso di provarci, senza pubblicare nulla. Ed alla fine mi sono convinta a pubblicare. Nemmeno i miei migliori amici sospettavano nulla. Il mio primo concerto di presentazione dell’intero album è avvenuto di fronte a circa 800 persone, compresa la mia famiglia, nella mia città. Puoi immaginare come stessi. E’ una delle cose che porterò per sempre nel mio cuore.</p>



<p><strong>Il 17 gennaio è uscito il tuo primo album, <em>Freddo</em>, dal titolo emblematico. Nel brano dall’omonimo nome, parli di una sensazione di freddo dentro e fuori te. Senti ancora freddo?</strong></p>



<p>È stato un lungo, lunghissimo inverno per me. Mentre il mondo si allarmava per il riscaldamento globale, io vedevo gelo e ghiaccio in ogni dove. Ed era normale: tutto ciò che vediamo è il riflesso di ciò che siamo. Tutto era immobile. Poi, come una grazia, ho intuito che quel momento era per me, non era contro di me. Allora la mia unica arma è stata raccontarlo con la musica. Il freddo è durato per anni, poi è finito. È stato senza dubbio il periodo più duro e prezioso della mia vita. Proprio come un diamante: duro e prezioso. Senza quel momento non avrei maturato moltissime consapevolezze e non sarei stato in grado di precipitare nell’abisso per tornare alla luce con l’idra.</p>



<p><strong>“<em>Dormi, dormi, anche se ti alzi tu dormi, dormi, diventiamo pazzi ma dormi</em>”: chi sono i dormienti contro cui punti il dito?</strong></p>



<p>In realtà non vuole essere un puntare il dito, ma più una provocazione che spinge alla riflessione. Spesso riteniamo di essere svegli solo perché ci alziamo dal letto per andare a scuola, università o lavoro. Poi, però, come automi, compiamo sempre le stesse azioni, riproponiamo sempre gli stessi schemi mentali, riportiamo le stesse considerazioni, esprimiamo le stesse critiche al vicino, gli stessi fastidi, gli stessi insulti all’automobilista che ci ha tagliato la strada. Siamo il frutto di una serie di meccanicità che riguardano il nostro apparato psicofisico, bombardato sin da piccolo dall’educazione, dal contesto sociale, economico, culturale, storico in cui ci troviamo. Non agiamo quasi mai di nostra libera iniziativa, ma re-agiamo secondo una “programmazione” cognitiva con cui ci sentiamo identificati. Siamo sicuri di essere svegli solo perché ci siamo alzati dal letto? E se fosse solo uno stato di sonno su un piano differente? O se fosse uno stato di semi-veglia tra il sonno profondo e l’essere davvero svegli e liberi dai nostri condizionamenti?  </p>



<p><strong>Le tue origini sono spesso presenti nella tua musica. Veniamo <em>Da giù</em> ne è la dimostrazione. Cosa vuol dire avere la “<em>pelle del sud</em>” per te, originario pugliese e milanese di adozione? Anche in <em>Intro</em>, brano di apertura del tuo album, hai ribadito le tue origini, con una strofa persino in dialetto.</strong></p>



<p>Sono molto legato alla mia terra, di cui non ho mai smesso di sentire il richiamo. Ci tengo a sottolinearlo nei miei pezzi, perché permettono a chi mi ascolta di entrare nel mio immaginario e nel mio vissuto. Il dialetto è sempre stata la mia prima lingua, non ho mai avuto problemi a dirlo. Sono un ragazzo che viene “da giù”, come amo dire a Milano ed al contempo per i miei familiari sono “il milanese”. Una condizione ibrida che tutto sommato mi piace, perché non soffro i campanilismi. Amo entrambe le mie realtà: le mie radici e la mia chioma. Tuttavia, sono nato con la pelle del sud e con la fame del sud, sia fisica che metaforica. Se in alcuni miei pezzi mi diverto a fare anche lo spaccone, è per ricordare che chi ha fame non guarda in faccia a nessuno.</p>



<p><strong>Nella tua produzione hai collaborato anche con altri artisti, tra cui spicca la voce di Roberta Gentile nel brano <em>Amanda</em>. “<em>Tu come Salvador, io come Amanda</em>”: come finisce questa storia?</strong></p>



<p>Questo è uno dei brani a cui sono più affezionato, perché la straordinaria voce di Roberta ha permesso alla mia Amanda di parlare, di urlare assieme a me il dolore di una storia impossibile. Più che uno <em>storytelling</em> della storia tra Dalì e Amanda Lear, è un confronto con il ruolo della musa nelle sue opere: per Salvador la presenza della sua Amanda è stata fondamentale per la sua arte, per me l’assenza della mia Amanda è stata fondamentale per la mia. La musa l’ho dipinta in maniera quasi onnipresente in <em>Freddo</em>, avvolta sempre da un filone di mistero, legata con un filo rosso alle tematiche sull’infinità dell’universo e sulla sua natura unica. La storia, a discapito della melanconia che si percepisce dal brano, termina con una presa di consapevolezza importante: <em>chi tutto prende, poi solo perde: dare è la via del vincente, tienilo a mente</em>.</p>



<p><strong><em>“Un giorno rivedremo il panorama dalla duna</em></strong><strong>”: un messaggio di speranza pubblicato sul tuo profilo Instagram in questo periodo di emergenza. Cosa speri per il futuro?</strong></p>



<p>Credo che la vita sappia meglio di me cosa ci farà bene nel futuro. Ha i suoi cicli e le sue logiche misteriose, in una direzione che continuamente spinge all’evoluzione. Non solo fisica, ma anche emotiva, mentale e spirituale. A noi non resta che apprendere ciò che il momento presente è venuto a raccontarci. Se siamo disposti a pagare la fatica della scalata, la ricompensa sta nel <em>rivedere il panorama dalla duna</em>. Il dolore di questi giorni l’ho vissuto in prima persona, anche in famiglia. Viene sempre a raccontarci qualcosa, combatterlo serve a poco. Forse dovremmo parlare di meno ed ascoltarlo di più.</p>



<p>“<strong><em>Fino a che muore il chi ero e il chi eri”</em></strong>: <strong>una quarantena profonda la tua che hai voluto descrivere nell’ultimo brano <em>Se dici Sbarre</em>, pubblicato qualche giorno fa su YouTube.</strong></p>



<p>La pandemia potrebbe essere venuta per fare pulizia rispetto a ciò che credevamo di essere. In questi giorni potremmo aver osservato quante cose, in realtà, non eravamo. Quante azioni che facevano parte della nostra routine, in realtà non facevano parte di noi, delle nostre reali necessità. Questa quarantena per me è stata un’occasione per rallentare ed osservarmi internamente: stare di più con le mie paure, con le mie sensazioni, con le mie sfaccettature. E non è un pensare di più a noi stessi, ma un sentire di più noi stessi.</p>



<p>È solo in quel momento che muore il chi ero, il chi eri.</p>



<p></p>



<p class="has-small-font-size"><em>Già pubblicato su Quotidiano del Sud-L&#8217;altravoce dei Ventenni 06/04/2020</em></p>
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