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	<title>Andrea Celeste Centofanti &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Ennio: il documentario di Tornatore torna al cinema perché non riusciamo proprio a smettere di guardarlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Celeste Centofanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 17:24:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 10 novembre scorso, in occasione del novantaquattresimo compleanno del compositore più amato e prolifico del XX secolo, è tornato nelle sale cinematografiche l’emozionante documentario Ennio, firmato dal collaboratore e amico Giuseppe Tornatore. Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2021 e uscito al cinema il 17 febbraio scorso, il documentario ripercorre l’intera vita del Maestro attraverso immagini e suoni, dove la musica arriva di gran lunga prima della scena ma scandisce e controlla l’intero girato dando la [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Il 10 novembre scorso, in occasione del novantaquattresimo compleanno del compositore più amato e prolifico del XX secolo, è tornato nelle sale cinematografiche l’emozionante documentario <em>Ennio</em>, firmato dal collaboratore e amico Giuseppe Tornatore.</p>



<p>Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2021 e uscito al cinema il 17 febbraio scorso, il documentario ripercorre l’intera vita del Maestro attraverso immagini e suoni, dove la musica arriva di gran lunga prima della scena ma scandisce e controlla l’intero girato dando la giusta percezione delle testimonianze di molteplici artisti e registi, ispirati costantemente suo genio.</p>



<p>Le inquadrature sul movimento, quasi trascendentale, delle mani del compositore romano regalano la sensazione che quanto creato da Morricone sia direttamente ispirato dal divino, intermediario incosciente di un messaggio tra il mondo celeste e quello terreno.&nbsp;</p>



<p>Il regista viaggia all’interno di momenti differenti della vita di Ennio, mostrando il suo talento indiscutibile, riconosciuto fin dai primi passi e influenzato anche dalla carriera del padre Mario, trombettista professionista, strumento poi scelto anche dallo stesso compositore per conseguire il diploma all’Accademia Santa Cecilia. Da qui la lotta eterna tra il mondo classico che lo considerava troppo <em>pop</em> e il mondo cinematografico, che lasciava ampio spazio al suo estro fuori da qualsiasi schema.</p>



<p>Il meraviglioso omaggio visivo di Tornatore, di cui non si scopre oggi la dettagliata cura stilistica, percorre accuratamente questa strada, rappresentando anche le preoccupazioni che Morricone aveva nel non sentirsi all’altezza dell’idea che i suoi maestri, primo fra tutti Goffredo Petrassi, avessero della sua carriera. Da qui, l’accusa di essersi allontanato dalla musica <em>alta </em>e pura, la classica, per accettare il ruolo marginale di compositore cinematografico e televisivo, venduto per bisogno ad un sistema troppo lontano dalla musica eterna. Questo rimorso, la ricerca di un modo per espiare una colpa, lo accompagnerà per tutta la vita, accompagnando anche lo spettatore per tutta la durata del film.</p>



<p>Il documentario segue due percorsi: uno stilisticamente doveroso, arricchito da un vasto mosaico di interviste colme di momenti vissuti con il musicista e dagli aneddoti interessanti dei tanti registi, attori, compositori e cantanti che hanno partecipato al progetto (Tarantino, Springsteen, Zimmer, Piovani, Eastwood, Verdone, Argento); un altro, più intimo e intenso, che avvolge chi guarda grazie alla voce calda che dà suono alle emozionanti parole del Maestro, raccontando e raccontandosi, a volte commosso, a volte divertito, ma non nascondendo niente, confessando perfino una delusione, condivisa, del mancato riconoscimento di quella statuetta d’oro oltreoceano, ottenuta troppo tardi e dedicata a colei che ha custodito le sue fragilità per 64 anni, dandogli la forza di esprimerle attraverso le sue composizioni, sua moglie Maria.</p>



<p>Attraverso il film si scoprono tante informazioni note e altre meno conosciute: dal sodalizio perfetto con Sergio Leone, nato già tra i banchi di scuola, non privo di scontri turbolenti ma nati sempre dalla stima e l’eterno affetto che li legava e li vedeva complici, agli arrangiamenti e le musiche dei tormentoni immortali di ieri (<em>Se Telefonando</em> di Mina, <em>Il Mondo</em> di Jimmy Fontana, <em>In ginocchio da te</em> di Gianni Morandi).&nbsp;</p>



<p>Nei 156 minuti di pellicola si assiste al racconto in prima persona di un uomo considerato immenso da tutti ma non da sé stesso, inconsapevole di quanto avesse insegnato senza dare alcuna lezione, inconsapevole della sua grandezza, che è ciò che l’ha reso etereo.</p>



<p>A fine pellicola rimane ancora quella trepidazione di voler sentire ancora parlare di questa storia, di sapere altro, vivere altro: un tripudio di emozioni sviluppatesi sottoforma di un immaginario concerto sinfonico di ricordi, una sfida, quella di <em>Peppuccio</em> Tornatore, con una buona dose di difficoltà, dovendo parlare di una delle persone che più l’ha ispirato per tutta la durata della sua carriera, ma vinta a mani basse, che ha colpito dove doveva colpire avvolgendo sempre gli occhi dello spettatore, aprendo le porte serrate di un artista che ha sempre dato un peso rilevante alla propria intimità, concedendo pochissimo spazio alla fama e molto al lavoro, che poi non è mai stato un’occupazione ma l’espressione di ciò che riusciva a far meglio: descrivere attraverso la musica ogni stato d’animo.&nbsp;</p>



<p>Bertolucci disse: <em>“Ennio è riuscito a fondere insieme la prosa e la poesia”</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>Molti si sono chiesti se fosse qualcosa che può essere insegnato ma si può davvero insegnare qualcosa che non esisteva prima e non esiste dopo il suo passaggio sulla Terra?</p><p></p></blockquote>



<p>(Photo by Corriere della Sera)</p>



<p></p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Ferrari: analisi di uno stillicidio annunciato (e temuto)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Celeste Centofanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2022 15:33:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La Ferrari è una di quelle cose che ti capita quando la vita decide di fartela pagare”.&#160;Così Charles Dickens avrebbe commentato il Campionato del mondo di Formula 1 2022. Amarezza, tristezza e frustrazione i sentimenti che attualmente accomunano i tifosi della Rossa che, inermi, possono solo accettare l’ennesima disfatta, sotto sotto percepita da chiunque.&#160; La Red Bull porta a casa il campionato con quattro giornate di anticipo, grazie ad un team impeccabile, un pilota fortissimo, una monoposto sempre più affidabile [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">“La Ferrari è una di quelle cose che ti capita quando la vita decide di fartela pagare”.&nbsp;Così Charles Dickens avrebbe commentato il Campionato del mondo di Formula 1 2022.</p>



<p>Amarezza, tristezza e frustrazione i sentimenti che attualmente accomunano i tifosi della Rossa che, inermi, possono solo accettare l’ennesima disfatta, sotto sotto percepita da chiunque.&nbsp;</p>



<p>La Red Bull porta a casa il campionato con quattro giornate di anticipo, grazie ad un team impeccabile, un pilota fortissimo, una monoposto sempre più affidabile ed imbattibile, un pizzico di fortuna e una strizzatina d’occhio dalla, spesso cieca, Federazione: una serie di (s)fortunati eventi che hanno perciò visto il già campione del mondo Max Verstappen confermare e solidificare il suo trono.&nbsp;</p>



<p>Appare paradossale guardare le premesse della stagione: una Ferrari veloce, affidabile e, come sempre, bellissima che prometteva la giusta ricompensa per i quindici anni a secco di trofei, un tetto del mondo ambito, desiderato e perso nel peggiore dei modi, con qualche rimpianto e non pochi rimorsi.&nbsp;</p>



<p>Ad oggi, ciò che resta è la tenue speranza che tempi migliori arriveranno, è ciò che spinge i ferraristi ad andare avanti, una speranza quasi patetica ma solida, che li tiene incollati ogni domenica davanti alla televisione. D’altronde i fedelissimi alla livrea nata dell’estro del modenese Enzo Ferrari sono veramente un fenomeno antropologicamente curioso: sono lì, vivono di miti, di eterna gloria e di un amore folle che non li fa proprio ragionare con quel minimo di obiettività che forse li difenderebbe da delusione certa. Ma si può davvero rimanere coi piedi per terra quando il pilota di punta della propria scuderia del cuore, Charles Leclerc, regala ben nove pole position in diciotto gare e che ha già raggiunto le diciotto pole in carriera eguagliando un certo Kimi Raikkonen (colui che va sempre venerato)?</p>



<p>Un talento naturale, veloce, che crescerà ancora perché ha ancora tutto da dare ma che imparerà ancora tanto, trovando la giusta maschera da scegliere per affrontare un mondo che non concede molto spazio alla sua genuinità e che lo desidera più freddo e calcolatore.</p>



<p>Il dato di fatto che è che gli altri hanno vinto laddove il muretto Ferrari ha sbagliato e verrebbe da aggiungere che errare sia umano, il problema è perseverare, soprattutto quando si persevera da quattro (per non andare ancora più a fondo nei ricordi dolorosi) anni.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Quest’anno, perciò, il supplizio è duplice: se, da un lato, si è aspettato, silenti, questa stagione imbottiti di aspettative e desideri, dall’altro ogni delusione è stata centellinata di weekend in weekend, consci di navigare tra le certezze del sabato e i dubbi della domenica.&nbsp;</p>



<p>Non c’è una sola responsabilità, c’è un insieme di corresponsabili che ha giocato veramente male le proprie carte. Il sistema poi non ha mai aiutato: un campionato deciso di gara in gara dove ogni corsa subisce l’applicazione di regole differenti e basate sul singolo che le applica. Una federazione forte coi deboli e debole coi forti, sempre più schiava dello spettacolo-intrattenimento e di guadagno, il tutto a discapito dei dettami più banali di buona condotta propri del mondo sportivo.&nbsp;</p>



<p>Così quest’anno fa più male, o forse fa male in egual modo ma appare solo più beffardo come si sia verificato.</p>



<p>Ci si aggrappa perciò al ragazzo che ha permesso a molti di ricominciare a sognare, quando dall’altra parte c’è colui che ha imparato a ragionare di più, a rischiare meno e a portare a casa il risultato.</p>



<p>Noi, ferraristi, per natura, tifiamo per chi dimostra di potercela fare anche quando tutto gli è avverso, legati ai personaggi più autentici e passionali, perché, alla fine, sono quelli che concedono dei seppur piccolissimi e sporadici momenti di effimera felicità.&nbsp;</p>



<p>Come Icaro, sembra che la scuderia di Maranello non sia ancora pronta a puntare e volare così in alto nonostante abbia ciò che serve per poterlo fare ma vittima di scelte sbagliate e atteggiamenti arrendevoli. Le sue ali risultano troppo deboli per reggere il peso delle aspettative, spesso controproducenti, a cui viene costantemente lasciata in balia. Di contrario, lascia sgomenti pensare che la fama e l’eccellenza che girano intorno al Cavallino vengano messe in discussione a causa di questi risultati, spesso troppo severi.</p>



<p>La Formula 1, come altri sport, è fatta di cicli e parrebbe non essere il momento del ciclo Ferrari.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Sport su pellicola: il sodalizio perfetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Celeste Centofanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Aug 2022 14:56:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto simbiotico tra lo sport e il cinema persiste negli anni e riesce a conquistare ancora il pubblico del grande schermo che, senza distinzioni di genere ed età, accoglie positivamente ogni nuova uscita cinematografica riguardante uno dei settori più importanti del vivere quotidiano.&#160; Ad una prima lettura, i due ambiti sembrano distanti, invece sono caratterizzati da molteplici punti in comune, sono fenomeni sociali che sin dal loro sviluppo hanno contribuito a creare la fisionomia di quella che è la [&#8230;]</p>
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<p>Il rapporto simbiotico tra lo sport e il cinema persiste negli anni e riesce a conquistare ancora il pubblico del grande schermo che, senza distinzioni di genere ed età, accoglie positivamente ogni nuova uscita cinematografica riguardante uno dei settori più importanti del vivere quotidiano.&nbsp;</p>



<p>Ad una prima lettura, i due ambiti sembrano distanti, invece sono caratterizzati da molteplici punti in comune, sono fenomeni sociali che sin dal loro sviluppo hanno contribuito a creare la fisionomia di quella che è la società attuale e a delinearne lo scheletro su cui oggi è stata costruita l’intera collettività</p>



<p>Lo sport al cinema può essere rappresentato da diversi punti di vista: partendo dall’atleta, protagonista -discobolo, a tratti eroe, a tratti antieroe, passando per l’allenatore, il creatore di stimoli, il mezzo del realizzabile, arrivando al tifo, viscerale e romantico, o violento e criminale, si attua un viaggio all’interno di un percorso circolare, dove i soggetti si intersecano tra di loro e formano la trama perfetta, che appassiona sempre gli amanti del genere.&nbsp;</p>



<p>Il cinema, che possiede la dote mai banale di trasporre sul grande schermo le emozioni proprie dell’animo umano e di renderle visibili, accessibili e vive, trova nel genere sportivo la giusta fonte di ispirazione, in quanto le storie stesse di alcuni grandi sportive risultano fonte di ispirazione per tanti altri.</p>



<p>Che siano biografici, drammatici o veri e propri documentari, le pellicole sportive raccontano una realtà a sé stante, caratterizzata dalla sfida, dall’adrenalina e dal desiderio costante di volercela fare. Sia che venga utilizzato lo sport come contesto principale, sia che ne venga fatta solo cornice, è possibile attingere ad una vastissima collezione di film, che si soffermano su aspetti diversi del mondo sportivo ma sono accomunati dalle caratteristiche proprie del mondo ginnico.</p>



<p>Va inoltre specificato che taluni film che pongono al centro della loro trama l’ambiente sportivo spesso vengono considerati dei prodotti di intrattenimento, a causa principalmente del genere cinematografico svelto per realizzarli: dal musical alla commedia romantica, fino al demenziale, pellicole come&nbsp;<em>L’Allenatore nel Pallone</em>&nbsp;o&nbsp;<em>DodgeBall,&nbsp;</em>nascono e si sviluppano per una specifica fetta di pubblico e non puntano a raccontare una storia quanto ad intrattenere e divertire lo spettatore.</p>



<p>Nonostante questo, si è cercato di rappresentare sul grande schermo sia gli sport più gettonati che quelli meno seguiti ma pur sempre amati. Il calcio, sport amatissimo soprattutto nel continente europeo, vanta un’ampia quantità di film dedicati ma, tra questi, pochi risultano esperimenti riusciti: se è possibile annoverare tra i successi&nbsp;<em>Victory o&nbsp;The Damned United</em>, tantissimi altri sono stati dimenticati, non riuscendo a colpire l’immaginario collettivo.&nbsp;</p>



<p>Basket e football americano vantano una produzione elevata, forti anche del fatto che sono le discipline più seguite e praticate negli Stati Uniti: se, pensando alla pallacanestro, il primo pensiero va a Michael Jordan/ Looney Tunes in&nbsp;<em>Space Jam</em>, il football ringrazia il magistrale Al Pacino in&nbsp;<em>Any given Sunday</em>&nbsp;e il mai deludente Tom Cruise in&nbsp;<em>Jerry Maguire</em>.</p>



<p>Non è possibile poi parlare di sport e cinema senza dedicare il giusto spazio alla boxe, un grande amore che ha regalato dei&nbsp;<em>cult</em>: la saga di Rocky, ad esempio, è ancora una gallina dalle uova d’oro, la cui formula collaudata ha reso il progetto duraturo nel tempo (<em>Creed III</em>, nono capitolo della saga, uscirà nel 2023). Al contempo, Toro Scatenato, Million Dollar Baby e Cindarella Man sono dei film immortali, che hanno avuto la dote di rappresentare il mondo del pugilato attraverso le mille sfaccettature dei protagonisti.&nbsp;</p>



<p>In ultima battuta, va dedicata una piccola attenzione all’automobilismo, altro grande protagonista sul grande schermo: in attesa che Michael Mann regali un bellissimo biopic sulla vita di Enzo Ferrari (2023),&nbsp;<em>Rush</em>&nbsp;sulla storica rivalità tra Hunt e Lauda, e&nbsp;<em>Ford v Ferrari</em>&nbsp;sulla storica 24 Ore di Le Mans del ’66, hanno colpito al centro, funzionando e rappresentando al meglio le vicende ancora vive nei cuori dei tifosi.&nbsp;</p>



<p>La lista degli sport sarebbe infinita, come sarebbe infinita quella dei film ad essi dedicati; quindi, non resta che continuare a vivere le emozioni dei grandi attraverso le quanto più autentiche loro rappresentazioni.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



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		<title>Perché rivogliamo il Festivalbar (ma non ne abbiamo bisogno)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Celeste Centofanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Aug 2022 10:09:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli eventi musicali hanno sempre avuto un seguito televisivo consistente: da Canzonissima a Top of the Pops, da TRL al Festival di Sanremo, il pubblico accoglie ancora oggi positivamente gli sceneggiati televisivi che pongono al centro la musica, seppur come mero strumento di intrattenimento: programmi che in qualche modo hanno caratterizzato le reciproche generazioni (Sanremo che resiste!) ma che hanno lasciato spazio a copie di loro stessi camuffate da nuove produzioni.&#160; In questo vortice di nostalgia, il premio per il [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Gli eventi musicali hanno sempre avuto un seguito televisivo consistente: da <em>Canzonissima</em> a <em>Top of the Pops</em>, da <em>TRL</em> al <em>Festival di Sanremo</em>, il pubblico accoglie ancora oggi positivamente gli sceneggiati televisivi che pongono al centro la musica, seppur come mero strumento di intrattenimento: programmi che in qualche modo hanno caratterizzato le reciproche generazioni (<em>Sanremo che resiste!</em>) ma che hanno lasciato spazio a copie di loro stessi camuffate da nuove produzioni.&nbsp;</p>



<p>In questo vortice di nostalgia, il premio per il maggior numero di gruppi Facebook che ne invocano nuove edizioni è vinto dal compianto e mai dimenticato Festivalbar. Per i [pochissimi] che non sentono un sussulto al suono del suo nome, che non fanno zapping fino al canale Mediaset Extra per vederne le repliche, che non ricordano il bacio scandalo delle t.A.T.u. sul palco dell’Arena di Verona nel 2002, va fatta una piccola premessa: il Festival nasce nel 1964 da un’idea dell’autore televisivo Vittorio Salvetti, idea successivamente tenuta viva da suo figlio Andrea, che inizialmente aveva il compito di distribuire televisivamente le canzoni più ”gettonate”, dove per gettonate intendiamo proprio quelle più selezionate all’interno dei judebox, i quali attraverso un contatore installato al loro interno, valutavano la popolarità di una canzone in base al numero di ascolti, in pratica un antenato di Spotify.</p>



<p>Passato dalla rete pubblica a quella privata negli anni ’80, il programma divenne, a tutti gli effetti, una vetrina discografica e itinerante: l’obiettivo era quello di pubblicizzare i successi dell’anno in corso e premiare i più ascoltati, all’interno di luoghi che diventeranno elemento caratterizzante, come l’Alpe Adria di Lignano Sabbiadoro o l’eterea Arena di Verona.&nbsp;</p>



<p>L’ultima edizione del Festivalbar è stata quella del 2007: un po’ come per tutte le cose, nessuno immaginava potesse essere l’ultima ma tutti sapevano che non sarebbe durata in eterno. Il bisogno di sponsor sempre più grandi, la necessità di chiamare nomi internazionali per tenere gli ascolti, e un cambiamento sociale radicale che non permetteva al programma di esistere a quelle condizioni, ne hanno causato la chiusura definitiva, condita con una tenue speranza degli appassionati che l’estate successiva sarebbe tornato tutto alla normalità.</p>



<p>Ma quel ritorno non c’è mai stato e, nonostante molteplici programmi abbiano cercato di rendergli omaggio e di accaparrarsi una fetta consistente del pubblico affezionato, tutto ciò che il Festivalbar era, quell’atmosfera di leggerezza estiva racchiusa tra l’odore del Bon Bons Malizia, i pantaloni a vita bassa, le Nike Total 90 e i compiti delle vacanze fatti tutti insieme durante la finale di settembre, è andato via con la sua chiusura definitiva.</p>



<p>D’altronde quale altra manifestazione musicale potrebbe proporre oggi uno show in cui si esibiscono contemporaneamente i New Order e Raf, i Depeche Mode e Mango, i Red Hot Chili Peppers e Paola e Chiara?&nbsp;</p>



<p>Per queste ragioni, il ritorno del Festivalbar persiste come il desiderio nascosto di moltissimi ma la sua realizzazione non è solo complessa da attuare, ma sarebbe sbagliato anche solo provarci.&nbsp;</p>



<p>Seppur l’idea di utilizzare format vecchi e collaudati potrebbe risultare funzionante, nel caso di un evento generazionale come il Festivalbar non sarebbe possibile ricreare l’atmosfera che ha reso l’evento tale da contraddistinguersi negli anni.</p>



<p>La generazione dei <em>Millennials</em>, che ha vissuto il suo momento di assoluta leggerezza proprio tra gli anni ‘90 e gli anni ’00, cercherebbe di rivivere le medesime sensazioni oggi, senza suo malgrado riuscirci, soprattutto in un mondo musicale in cui lo streaming fa da padrone: nessuna acquisterebbe le due compilation, rossa e blu, per portarle in gita scolastica e ascoltarle con il lettore CD durante il viaggio in pullman.</p>



<p>Il mito che echeggia intorno al Festivalbar non potrebbe mai essere ricreato, gli idoli degli adolescenti per cui veniva acquistato Cioè e attaccato il poster in camera si contenderebbero la fetta più grande degli ascolti attraverso social e <em>reel,</em> la visibilità che chiaramente era prerogativa del programma stesso non sarebbe più necessaria, né gli artisti che un tempo sembravano così irraggiungibili e che oggi sono a portata di <em>stories</em>, darebbero lo stesso contributo.&nbsp;</p>



<p>Così, per i nostalgici ancora incollati al Combi TV, che si svegliavano la mattina con il jingle dell’Ora Esatta e si addormentavano con le urla in Piazza del Plebiscito, non resta che accontentarsi di qualche replica, salvarsi la playlist su Spotify e regalarsi qualche istante di dolce malinconia tra le note di Xdono e quelle di VeroFalso.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Ferrari: la maledizione del “Predestinato”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Celeste Centofanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jun 2022 12:29:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’occasione monegasca sfuggita dalle mani alla Ferrari è ancora difficile da digerire, soprattutto quando il 20 marzo scorso, giorno che appare molto lontano, era riuscita a tornare al vertice in Bahrain, regalando ai tifosi una doppietta che mancava da ben quattro anni.&#160; Il Campionato di Formula 1 2022 sta donando emozioni altalenanti e non adatte ai deboli di cuore, soprattutto se sono ferraristi: la vittoria del primo Gran Premio, le cinque pole conquistate su sette gare, una monoposto che funziona [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">L’occasione monegasca sfuggita dalle mani alla Ferrari è ancora difficile da digerire, soprattutto quando il 20 marzo scorso, giorno che appare molto lontano, era riuscita a tornare al vertice in Bahrain, regalando ai tifosi una doppietta che mancava da ben quattro anni.&nbsp;</p>



<p>Il Campionato di Formula 1 2022 sta donando emozioni altalenanti e non adatte ai deboli di cuore, soprattutto se sono ferraristi: la vittoria del primo Gran Premio, le cinque pole conquistate su sette gare, una monoposto che funziona al punto giusto, avevano già donato la sensazione da tempo dimenticata in casa Ferrari: quella di essere tornati lì a combattere tra i grandi, e di farlo ad armi pari.&nbsp;</p>



<p>La scuderia di Maranello è la tipica giostra un po’ arrugginita, quella che, quando ci sali sopra, ti ricorda costantemente quanto delicata sia e come facilmente potrebbe rompersi da un momento all’altro.&nbsp;Quando funziona, però, è la più bella ed emozionante dell’intero parco.&nbsp;</p>



<p>In questo contesto, il grande peso delle aspettative di un mondo intero [sportivo n.d.r.] vengono portate con eleganza e correttezza da Charles Leclerc, il messia atteso da quindici anni, vittima prevalentemente innocente di un meccanismo ancora inspiegabilmente in rodaggio.&nbsp;&nbsp;I problemi di affidabilità, le strategie sbagliate e un senso di impotenza si stringono intorno al pilota monegasco, che in pista dimostra di poter ambire a molto di più rispetto a quanto poi i numeri, le vittorie, le statistiche dimostrino. Anche quest’anno Leclerc non porta a casa una vittoria nella sua patria, davanti al pubblico che più lo ama, e continua a scrivere un record negativo, quello di non essere ancora riuscito a vincere il suo Monaco, nonostante le pole degli ultimi due anni e l’evidente fame di voler e poter essere il migliore.&nbsp;</p>



<p>È necessario perciò armarsi di pazienza, passione e fede per prepararsi al meglio a questo nuovo anno di Formula 1, che si prospetta essere combattuto fino all’ultimo giro dell’ultimo Gran Premio della stagione.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Animali Fantastici: prodotto commerciale o il meglio deve ancora venire?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Celeste Centofanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Apr 2022 13:02:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra la chiusura di tantissime realtà cinematografiche e l’entrata a gamba tesa dello streaming nell’economia multimediale, la notizia che il terzo capitolo dello spin-off cinematografico “Animali Fantastici: i segreti di Silente”, nato da una costola dell’amatissima saga letteraria di Harry Potter, stia sbancando al botteghino riempie di speranze gli appassionati del settore. Difatti, il pubblico italiano sta premiando la pellicola incentrata sulle vicende taciute del preside di Hogwarts, la quale ha ottenuto il primo posto al box office incassando più [&#8230;]</p>
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<p>Tra la chiusura di tantissime realtà cinematografiche e l’entrata a gamba tesa dello streaming nell’economia multimediale, la notizia che il terzo capitolo dello spin-off cinematografico “Animali Fantastici: i segreti di Silente”, nato da una costola dell’amatissima saga letteraria di Harry Potter, stia sbancando al botteghino riempie di speranze gli appassionati del settore. Difatti, il pubblico italiano sta premiando la pellicola incentrata sulle vicende taciute del preside di Hogwarts, la quale ha ottenuto il primo posto al box office incassando più di 4 milioni di euro solo nella prima settimana. Un dato oltre le aspettative per Warner Bros, che deve ringraziare i fedeli all’universo magico di J.K. Rowling, sempre sul pezzo quando si tratta di prendere una passaporta e catapultarsi nel fortunatissimo franchise Wizarding World. </p>



<h3>Una regia d&#8217;eccezione, tra alti e bassi</h3>



<p>Va ammesso che la trilogia di David Yates, già regista degli ultimi quattro capitoli della saga di Harry Potter, ha fatto fatica a decollare per una serie di ragioni: dai problemi logistici causati dalla pandemia, i quali hanno allungato inverosimilmente i tempi di produzione, alle vicende legali che hanno interessato alcuni dei protagonisti (il processo Johnny Depp/Amber Hear è sotto gli occhi di tutti, le vicende legali di Ezra Miller pure), il film ha subito una serie di rallentamenti che hanno contribuito a complicare un progetto nato, in parte, già debole. Senza dubbio, la mano del regista passa nuovamente inosservata, così come fallisce la possibilità di donare finalmente una propria impronta stilistica all’interno dei capitoli da lui diretti: poca sostanza, infinite panoramiche (per quella su Hogwarts verrà sempre perdonato) e qualche sequenza dark che si fa fatica a comprendere.</p>



<h3>La trama di Animali Fantastici, tra complessità e tentativi di indipendenza</h3>



<p>La trama, eccessivamente e inutilmente complessa soprattutto nel secondo film, farebbe pensare ad un prodotto meramente commerciale prima che ad un progetto solido, che soffre l’assenza di una base letteraria già esistente. La coerenza narrativa, perciò, si perde all’interno di informazioni incoerenti, a tratti ridondanti, che contribuisco a creare solo incomprensione agli occhi dello spettatore.</p>



<p>D’altro canto, è apprezzabile come Animali Fantastici abbia cercato, almeno nel primo film, di proporre una storyline indipendente dalla saga madre, focalizzando l’attenzione su personaggi secondari o totalmente marginali, come lo è il suo protagonista Newt Scamander, famoso “solo” per essere l’autore di uno dei libri della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Il legame tra lui ed Albus Silente fa riaffiorare immediatamente il legame che si instaurerà tra il preside e Harry, la sua storia da eterno emarginato è senza dubbio un punto di forza, come lo è il suo rapporto con la spalla-babbana Jacob.&nbsp;</p>



<p>Al contempo, è evidente come l’interesse del pubblico risieda nella figura dello stesso Silente, e di conseguenza, in tutti i più piccoli collegamenti con la saga principale. Jude Law veste egregiamente i suoi panni, rendendolo molto più umano rispetto all’Albus conosciuto. Vengono così svelate molteplici sfaccettature della vita di Silente, sconosciute prima d’ora per chiunque non abbia letto i libri: dalla sua velata e mai dichiarata omosessualità, dall’amore, quasi venerazione, per Grindelward, alla scelta di diventare un mago diverso, mai scomposto, innaturalmente incorruttibile, eternamente saggio, che sceglie di combattere per un bene superiore diverso da quello scelto in adolescenza, tanto da ripudiare ciò che avrebbe potuto essere. Dall’altro lato, vi è un nemico distante da ciò a cui aveva abituato Voldemort, interpretato da tre attori differenti in tre film, adatti in egual modo nel ruolo, i quali hanno rappresentato aspetti diversi di un personaggio tanto istrionico come lo è quello di Gellert. Un eterno adolescente, a tratti Loki, a tratti Frollo, mago potente, dotato di un carisma magnetico ed eccellente manipolatore.&nbsp;</p>



<p>È chiaro come l’obiettivo per quello che potrebbe essere il capitolo conclusivo o il giro di boa di questa nuova serie di pellicole, sia stato quello di risolvere la confusione creata dal suo predecessore, ed in parte riesce nell’intento, grazie anche alla caratterizzazione dei due personaggi chiave che si ritrovano ad essere i protagonisti indiscussi di una saga che aveva cercato di addentrarsi in un sentiero ben diverso.&nbsp;</p>



<p>“Eterna gloria” è questo ciò che attende lo studente che vincerà le tre prove del torneo Tre Maghi, prove che Animali Fantastici non riesce ancora a superare. La domanda è: ci riuscirà?</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Harry Potter: il mondo magico che vince sempre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Celeste Centofanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Dec 2021 10:23:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Non serve a niente rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere”, è ciò che Albus Silente sussurra ad un Harry Potter troppo giovane per comprendere la portata di queste parole. Il rapporto tra i due è intimo ed affettuoso, come quello di un padre ad un figlio, di un nonno ad un nipote, di un amico ad un altro. La grandezza di queste parole è presente in chiunque tende a perdersi nei più profondi desideri senza riuscire a trovare una [&#8230;]</p>
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<p>“<em>Non serve a niente rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere</em>”, è ciò che Albus Silente sussurra ad un Harry Potter troppo giovane per comprendere la portata di queste parole. Il rapporto tra i due è intimo ed affettuoso, come quello di un padre ad un figlio, di un nonno ad un nipote, di un amico ad un altro. La grandezza di queste parole è presente in chiunque tende a perdersi nei più profondi desideri senza riuscire a trovare una strada da seguire.</p>



<p>Spesso i sogni immobilizzano, tante altre volte risucchiano; nel caso di Harry Potter i sogni ti incantano in un mondo di inevitabile realtà, e tutti i fan della saga accolgono questo viaggio onirico ogni qualvolta ce n’è occasione.</p>



<p>Era il 6 dicembre del 2001 quando il film <em>Harry Potter e la Pietra Filosofale</em> faceva il suo ingresso trionfale nei cinema italiani, conquistando genitori e figli, imprimendo le storie del maghetto più famoso del mondo nella quotidianità di chiunque.&nbsp;</p>



<p>Proprio come nel più magico dei racconti, ognuno di noi si rifugia volontariamente nei sogni dimenticandosi di vivere, perché è anche questo che regala una meravigliosa fantasia, la voglia di immergersi completamente e di sentirsi parte della stessa.&nbsp;</p>



<p>Non stupisce perciò, che il giovane Harry Potter, orfano di entrambi i genitori e costretto a vivere con una famiglia con la quale ha il solo legame di sangue, che scopre ad undici anni di essere il mago più illustre dell’epoca e che si ritrova catapultato in una scuola fatta di incantesimi, pozioni ed arti oscure, sia ancora una certezza cinematografica: riproposto al cinema per il suo ventennale, sbanca ancora al botteghino, raccogliendo nei cinque giorni di permanenza nelle sale, quasi due milioni di euro. Un risultato incoraggiante, se si pensa al fatto che il film è uscito nelle sale venti anni fa e viene riproposto periodicamente su tv in chiaro e canali streaming, a dimostrazione che i fedelissimi sono sempre disposti a dedicare il proprio tempo ad un viaggio ad Hogwarts.&nbsp;</p>



<p>La trama, intricata ma lineare, non lascia mai nulla al caso, e la mia banale dicotomia tra bene e male, punto focale dell’intero script, si muove tra i banchi di una scuola di magia. Come lottare contro questo male? Con l’amore, immenso e sconfinato, verso qualsiasi cosa, ma che sia vivo e ardente, che perduri nel tempo. È ciò che ha salvato Harry in tenera età, è ciò che lo salverà per l’intero racconto. Ciò nonostante, con la crescita dei protagonisti, il confine iniziale di buoni/cattivi diviene meno delineato, mostrando i loro punti di forza ma, anche e soprattutto, le loro fragilità: “<em>Tu non sei una persona cattiva. Sei una persona buonissima a cui sono capitate cose cattive. E poi, il mondo non è diviso in persone buone e Mangiamorte, tutti abbiamo sia luce che oscurità dentro di noi. Ciò che conta&nbsp;<strong>è</strong>&nbsp;da che parte scegliamo di agire</em>”, perché per lottare si scende a compromessi, e si vivono emozioni contrastanti ma utili in egual modo. Tramite questo, e svariati momenti di massima gioia e dolore, Harry riuscirà a sconfiggere il male, pur pagando un prezzo alto.&nbsp;</p>



<p>Nell’anno delle reunion (famosa, tra le tante, quella di Friends), anche il cast inglese della saga nata dalla penna di J.K. Rowling ha ricreato l’atmosfera propria del mondo della magia attraverso un incontro tra molti degli attori di tutti i film.&nbsp;</p>



<p>Lo speciale, che andrà in onda su Sky e Now Tv il 1° gennaio 2022, vedrà i tre protagonisti, Daniel Radcliffe,&nbsp;Emma Watson&nbsp;e&nbsp;Rupert Grint, districarsi nei ricordi del progetto cinematografico che ha cambiato loro la vita e li ha fatti divenire tra gli attori più famosi del mondo già alle elementari. In aggiunta ai volti principali, ci saranno gli interventi di molti degli interpreti della famiglia magica che per undici anni ha regalato emozioni indescrivibili in tutto il mondo, tra i quali Gary Oldman, Ralph Fiennes, Tom Felton, Jason Isaacs, James e Oliver Phelps, Matthew Lewis.&nbsp;</p>



<p>Un ulteriore pacchetto di curiosità che la stessa scrittrice e gli attori protagonisti lasciano qui e lì come piccole molliche di pane, che risulta ancora un’inesauribile fonte di interesse per gli appassionati. È stato proprio il target a cui è indirizzato il prodotto Harry Potter a permettere di creare il suo più grande punto di forza: la possibilità, lasciata allo spettatore, di crescere insieme ai protagonisti, di sperare perciò di essere tra i fortunati destinatari della famosa lettera per Hogwarts.</p>



<p>In un periodo in cui il cinema fatica a ripartire, è bello, quasi magico, vedere come eventi del genere richiamino l’attenzione, e lasciano ben sperare che l’atmosfera del grande schermo sarà sempre preferita rispetto al piccolo.&nbsp;</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



<p><br></p>
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		<title>Polvere, il film di Romagnoli sui mille volte della violenza sulle donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Celeste Centofanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Nov 2021 23:42:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’evoluzione della storia d’amore di un uomo e una donna, tra il susseguirsi di eventi quotidiani semplici ma pregni di una complessa rete esistenziale, composta dalla più atroce delle dicotomiche dipendenze, quella tra vittima e carnefice.  “Polvere”, opera prima del giovare registra Antonio Romagnoli, esprime questo e tanto altro, rappresentando magistralmente l’essenza della violenza umana, fisica in pochissimi momenti, psicologica e deteriorante in tutto il film. Il lungometraggio, che ha debuttato lo scorso 25 ottobre al Nuovo Cinema Aquila di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’evoluzione della storia d’amore di un uomo e una donna, tra il susseguirsi di eventi quotidiani semplici ma pregni di una complessa rete esistenziale, composta dalla più atroce delle dicotomiche dipendenze, quella tra vittima e carnefice. </p>



<p><strong>“<em>Polvere</em>”, opera prima del giovare registra Antonio Romagnoli</strong>, esprime questo e tanto altro, rappresentando magistralmente l’essenza della violenza umana, fisica in pochissimi momenti, psicologica e deteriorante in tutto il film.</p>



<p>Il lungometraggio, che ha debuttato lo scorso 25 ottobre al Nuovo Cinema Aquila di Roma, è stato già presentato a Milano e Pescara, giungendo oggi a Castrovillari presso il Cineteatro Ciminelli dal 26 novembre al 1° dicembre, in concomitanza con la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Polvere di Antonio Romagnoli - Official Trailer" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/TdNIaO4x1y4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>I due protagonisti, interpretati da Saverio La Ruina e Roberta Mattei, interpretato impeccabilmente i reciproci ruoli: il primo, uomo emotivamente malato, che cerca un rifugio dalla propria insicurezza creando a sua volta insicurezza nella propria compagna, così da modellare un rigido rapporto di dipendenza ossessiva, inizialmente velato per divenire sempre più palese; lei, la vittima incosciente di un amore morboso, che silente si posa sulla propria psiche e che la porta a divenire incapace di avere una reale reazione ad una condizione di pressante oppressione.</p>



<p>La relazione sentimentale, che nelle prime scene appare paritaria, si impregna lentamente di gelosia ed ossessione, ed il regista sceglie di esprimere questa situazione attraverso la messa in scena di quei momenti intimi della coppia (non a caso, quasi la totalità del film è ambientata nell’appartamento di lei), momenti che finiscono per svelare le tensioni sopite, nate per futili motivi ma che diventano litigi estremi ed estenuanti.&nbsp;</p>



<p>Colpisce, tra i tanti, l’apparente <em>pourparler </em>che il protagonista introduce coscientemente, commentando un quadro presente nel salotto e verso il quale, la ragazza prova un sincero legame affettivo: nuovamente, l’uomo pronuncia parole giudicanti, camuffate da opinioni esposte con una gentilezza disarmante ed accomodante, ma piene del desiderio di controllo proprio del carattere dominante, e che porterà la protagonista a rimuovere quell’oggetto, come fatto intendere nella scena finale.</p>



<p>Il climax ascendente di angoscia mista rassegnazione viene reso in maniera realistica, tanto che lo spettatore si sente emotivamente coinvolto ed impotente di fronte allo spettacolo al quale assiste. Aumenta così il desiderio irrealizzabile di salvare lei e fermare lui dalla costante esternazione di forza che imprime sulla mente della sua preda. </p>



<p>La fotografia è un lento progredire, dai vivaci colori notturni della scena iniziale, in cui la coppia si impara a conoscere e dalla quale già si comincia a delineare il carattere dei protagonisti, fino al raggiungimento della scala dei grigi, nel punto più intenso dell&#8217;interno film.</p>



<p>Nella parte finale, l’uomo si mostra per ciò che è sempre stato, spogliandosi dei filtri utilizzati finora in un exploit di disprezzo ed umiliazione nei confronti della donna che dice di amare, arrivando ad incutere un senso di vergogna tale da tentare di disumanizzarla: le confidenze, che lui stesso ha chiesto a lei di raccontare, diventano un’arma tale da provocare dolore tale da indurla quasi a chiedere perdono per il suo modo d’essere, nell’attesa della concessione di una nuova tranquillità, che chiede all’uomo che ha creato questa instabilità.  </p>



<p>Così la polvere a cui si allude nel titolo contiene già il senso intrinseco del film: l’insieme dei piccoli eventi psicologicamente provanti che causano una violenza ben più grave, percepibile solo quando perpetrata già all’interno e che, come il finale lascia presagire, porta a conseguenze imprevedibili, quelle lette di sfuggita ogni giorno, che lasciano sgomenti ma dimenticate sempre e troppo in fretta.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Dipendenza digitale: un mondo virtuale sempre più reale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Celeste Centofanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 11:16:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In una quotidianità sempre più immersa nella più ampia tra le dimensioni tecnologiche, composta da qualsivoglia dispositivo elettronico in grado di navigare nella più vasta rete incontrollata del mondo, si fa fatica a tracciare un confine tra la necessità di essere connessi, come ad esempio per motivi di lavoro, e il bisogno di farlo anche senza una ragione apparente.  In questo contesto, si sviluppa la dipendenza digitale, che deve essere considerata alla stregua di tante altre dipendenze, a volte considerate [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In una quotidianità sempre più immersa nella più ampia tra le dimensioni tecnologiche, composta da qualsivoglia dispositivo elettronico in grado di navigare nella più vasta rete incontrollata del mondo, si fa fatica a tracciare un confine tra la necessità di essere connessi, come ad esempio per motivi di lavoro, e il bisogno di farlo anche senza una ragione apparente. </p>



<p>In questo contesto, si sviluppa la dipendenza digitale, che deve essere considerata alla stregua di tante altre dipendenze, a volte considerate più gravi solo a causa di una sintomatologia più evidente ma non effettivamente più preoccupante.&nbsp;</p>



<p>Gli smartphone di ultima generazione permettono di controllare la media quantificata in ore di tempo che gli utenti trascorrono col proprio dispositivo, facendo emergere allarmanti dati: sembrerebbe che, in media, l’utente trascorra al massimo due ore senza usare il dispositivo, sbloccandolo per almeno cinquanta volte in un giorno, la maggior parte delle quali senza una reale utilità ma più per un’abitudine radicata.&nbsp;</p>



<p>L’impatto che questa tipologia di strumenti ha sulla salute fisica e mentale dell’uomo viene spesso sottovalutato rispetto ad altre problematiche; difatti, questo atteggiamento nei confronti del problema è quanto di più dannoso possa esserci, in quanto recenti studi hanno dimostrato che la dipendenza da apparecchi digitali può essere causa di problematiche legate ad ansia e depressione, in aggiunta ai più noti temi legati all’uso del telefono quando si è alla guida, ad esempio.</p>



<p>Un interessante focus su questa specifica tematica è stato organizzato dall’Università degli Studi Magna Grecia di Catanzaro e la SIDT- Società Italiana di Tossicodipendenze: il Comitato scientifico, durante il corso, ha sottolineato come l’attenzione al problema della dipendenza digitale non deve essere trascurata ma, al contrario, deve essere implementata la formazione professionale di coloro i quali sono chiamati a prevenire e curare il problema.&nbsp;</p>



<p>È innegabile che i più colpiti siano gli adolescenti, vivendo la paura di restare fuori dal giro di amici e di non essere più connessi ad un mondo sempre meno reale e sempre più virtuale. Senza dubbio, questo tipo di dipendenza è fortemente influenzata dall’esistenza dei social network: recentemente, si è verificato il più grande down dei social più importanti (Facebook, Intagram e Whatsapp), durato più di sette ore, che ha creato panico tra gli utenti ed ha portato all’utilizzo di piattaforme alternative, quali Twitter e Telegram. Sebbene molti abbiano espresso apprezzamento nei confronti di queste ore senza social, vivendolo come un’esperienza liberatoria, tantissimi altri hanno, incessantemente, ricaricato le pagine social in attesa che queste ripartissero, sintomo di un bisogno meccanico ed irrazionale di accedere alla moltitudine di informazioni, spesso irrilevanti, contenute nei social.&nbsp;</p>



<p>La fenomenologia della dipendenza digitale è, attualmente, oggetto di studio accurato e si cercano delle soluzioni immediate per affrontare al meglio la situazione: da un lato, sembrerebbe più semplice vietare totalmente, sin dalla giovane età, l’utilizzo di strumenti di cui non si conoscono gli effetti, a causa del mancato sviluppo di una maturità e critica necessari per comprendere a pieno l’arma che si possiede; dall’altro, però, la totale assenza di servizi digitali sarebbe un’utopia, in un mondo che fa sempre più a meno dell’analogico e mira ad una digitalizzazione totale.&nbsp;</p>



<p>Cercare un punto di equilibro nell’utilizzo dei dispositivi prima che diventino il centro del quotidiano è un buon punto di partenza. </p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Ital-tennis: un maggio azzurro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Celeste Centofanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 May 2021 10:18:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[internazionali bnl]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il quinto mese dell’anno è, da sempre, teatro di grandi eventi sportivi, soprattutto nel mondo del tennis su terra rossa. Caratterizzato dalle prime ripartenze e parvenze di normalità, maggio 2021 ha già regalato molteplici emozioni durante gli Internazionali BNL d’Italia, tenutisi presso il Foro Italico di Roma, e che hanno offerto spettacolo grazie alla mai banale finale Novak Djokovic-Rafa Nadal (vinta dallo spagnolo con un match durato quasi tre ore), e alla facile vittoria di Iga Świątek su Karolína&#160;Plíšková nel [&#8230;]</p>
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<p>Il quinto mese dell’anno è, da sempre, teatro di grandi eventi sportivi, soprattutto nel mondo del tennis su terra rossa. Caratterizzato dalle prime ripartenze e parvenze di normalità, maggio 2021 ha già regalato molteplici emozioni durante gli Internazionali BNL d’Italia, tenutisi presso il Foro Italico di Roma, e che hanno offerto spettacolo grazie alla mai banale finale Novak Djokovic-Rafa Nadal (vinta dallo spagnolo con un match durato quasi tre ore), e alla facile vittoria di Iga Świątek su Karolína&nbsp;Plíšková nel singolare femminile.</p>



<p>L’evento, ormai tradizione della primavera romana, ha visto il suo ridimensionamento a causa delle normative anti COVID: se, da un lato, ha dovuto fare a meno della sua ricercatezza esteriore fatta di eventi e discoteche all’aperto, dall’altro, è riuscito a donare un tennis genuino e alla portata di tutti, grazie alla possibilità, per il pubblico, di godere finalmente dello spettacolo dal vivo. <br>Il successo degli Internazionali BNL è ormai noto, ma quest’anno la sorpresa è tutta tricolore: l’impresa di Lorenzo Sonego che batte il numero quattro al mondo Dominic Thiem negli ottavi, gioca e batte in quasi tre ore Andrej Rublëv nei quarti (disputati nella mattina di sabato e non nel solito venerdì sera causa pioggia) e si ritrova a giocare una meravigliosa semifinale contro il numero 1 al mondo Djokovic a distanza di poche ore dal match precedente, fa sognare un futuro avvincente per i tennisti azzurri. La grandissima prestazione di Sonego ha contribuito ad un evento storico che non accadeva da più di quarant’anni: quattro tennisti italiani, Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Jannik Sinner e Lorenzo Sonego appunto, sono tra i trenta migliori tennisti al mondo, entrando a far parte della top 30 nel ranking mondiale ATP. Un dato che fa sognare tutti i tifosi italiani e fa ben sperare in un tennis ricco di colpi di scena, in attesa di vedere le imprese in questo Roland Garros e in tutti gli eventi futuri.</p>



<p><em>Già pubblicato su L&#8217;Altravoce dei Ventenni-Quotidiano del Sud 31/05/2021</em></p>
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