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	<title>Maria Teresa Pedace &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Lunastorta e &#8220;Giulia&#8221;, la canzone manifesto contro il patriarcato e il femminicidio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Classe 2003, la cantautrice cosentina si racconta tra sogni e impegno sociale Silvia Alejandra Salituro, in arte Lunastorta, classe 2003, è una cantautrice cosentina che, seppur così giovane, già sa coniugare passione per la musica e impegno sociale. Lo dimostra il singolo “Giulia”, manifesto contro il patriarcato e il femminicidio ispirato alla tragica storia di Giulia Cecchettin. L’intento della canzone non è solo quello di chiedere a gran voce giustizia per Giulia, ma anche denunciare ogni forma di violenza contro [&#8230;]</p>
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<h3><em>Classe 2003, la cantautrice cosentina si racconta tra sogni e impegno sociale</em></h3>



<p>Silvia Alejandra Salituro, in arte Lunastorta, classe 2003, è una cantautrice cosentina che, seppur così giovane, già sa coniugare passione per la musica e impegno sociale. Lo dimostra il singolo “Giulia”, manifesto contro il patriarcato e il femminicidio ispirato alla tragica storia di Giulia Cecchettin. L’intento della canzone non è solo quello di chiedere a gran voce giustizia per Giulia, ma anche denunciare ogni forma di violenza contro le donne e richiamare all’unità, alla sorellanza e alla necessità di cambiamento. Conosciamo da vicino questa giovanissima artista.</p>



<p><strong>Come hai scelto il tuo nome d’arte?</strong></p>



<p>«Devo ringraziare le mie amiche. Stavo cercando un nome d’arte e loro mi hanno dato una mano. Lunastorta nasce perché, sostanzialmente, sono sempre arrabbiata e ho la luna di traverso. Ma ha anche un sacco di significati dietro che vanno da mio nonno Giovanni, perché guardavo sempre la luna con lui, al mio amore per la luna, passando per quello che è il mio stato d’animo perenne cioè con la luna storta».</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="683" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/03/Lunastorta-@Silvia-Salituro-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-35040" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/03/Lunastorta-@Silvia-Salituro-683x1024.jpg 683w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/03/Lunastorta-@Silvia-Salituro-200x300.jpg 200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/03/Lunastorta-@Silvia-Salituro-1024x1536.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/03/Lunastorta-@Silvia-Salituro-scaled.jpg 1366w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/03/Lunastorta-@Silvia-Salituro-750x1124.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/03/Lunastorta-@Silvia-Salituro-1200x1799.jpg 1200w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption>Lunastorta</figcaption></figure></div>



<p><strong>Come sono nate la passione per la musica e la voglia di farne di tua?</strong></p>



<p>«Canto da sempre, sin dalle recite di scuola (ride, ndr), ma ho iniziato a farlo seriamente quando mi sono detta “ho un problema, non so come fare, devo scriverne”. Infatti, la mia prima canzone è stata quella che parla del mio disturbo alimentare. È una passione nata da un bisogno. Ho sempre avuto questa voglia di scrivere e cantare, come diceva mia nonna ce l’ho sempre avuta nel sangue, ed è diventata una vera e propria necessità».</p>



<p><strong>Come nasce una tua canzone?</strong></p>



<p>«Sono molto istintiva, soprattutto per quanto riguarda i testi. Quando ho l’esigenza di scrivere mi fermo e scrivo ovunque io mi trovi, anche in treno magari. Butto giù melodie o frasi oppure ancora testi e da lì nascono quasi tutte le mie idee. Non ho un processo di scrittura che seguo sempre, ma scrivo ciò che sento e poi segue la melodia, oppure ancora mi siedo al pianoforte e da lì nasce tutto».</p>



<p><strong>Quali sono gli artisti a cui ti ispiri?</strong></p>



<p>«Nella scena indie italiana – è un cliché, lo so – sicuramente Calcutta. Sin da piccola sono sempre stata legata a Kurt Cobain, anche perché la sua non è stata una vita semplice. E Loredana Bertè».</p>



<p>Com’è nata “Giulia”?</p>



<p>«Giulia è stata scritta per contrastare, nel mio piccolo, il patriarcato, la violenza di genere e gli abusi che subiamo in quanto donne. Nasce dopo la notizia del femminicidio di Giulia Cecchettin, 103° donna uccisa dal patriarcato nel 2023, o più comunemente uccisa da un amore tossico, malato. È giusto dare il giusto peso alla parola patriarcato e a quello che porta con sé. Mi ero stancata di non riuscire a fare niente, di non dare un mio contributo anche a livello musicale, perciò ho scritto “Giulia” e ho cercato di fare uscire fuori tutto il dissenso e la rabbia che avevo per quello che sta succedendo. Sono consapevole che la canzone è innanzitutto un inno di sorellanza, perché accomuna un sacco di persone. Siamo furiose, perché non far vedere la nostra rabbia?».</p>



<p><strong>Pensi che la tua canzone, come le manifestazioni e le azioni messe in campo dopo il femminicidio, possano non solo risvegliare la coscienza generale, ma essere anche di aiuto alle ragazze che si trovano in situazioni di pericolo oppure non hanno ancora capito di essere potenzialmente in pericolo?</strong></p>



<p>«Certo che sì, possono aiutare. Le canzoni, le poesie e le manifestazioni nascono con una consapevolezza dietro e con l’intento di denunciare e chiedere aiuto, quindi perché non mettere in allarme su tutto ciò che sta succedendo? Sia a livello sociale che personale».</p>



<p><strong>La musica quindi non è solo lavoro per sé stessi, ma anche per chi ascolta?</strong></p>



<p>«Sì. Io faccio musica per me stessa perché è una necessità, ma lo faccio con la consapevolezza di poter aiutare qualcun altro, quindi oscillo in questa ambivalenza. Ho scritto Giulia da donna per le donne, ma anche da persona per tutte le persone che devono essere consapevoli di quello che succede oggi nella nostra società».</p>



<p><strong>Credi che la musica possa avere di nuovo un valore e un intento sociale?</strong></p>



<p>«Sì, ovviamente questo varia da generazione a generazione e a seconda delle sensibilità. Come abbiamo visto durante il Festival di Sanremo, da una parte c’è stato il riscontro positivo per i messaggi inviato dai più giovani, mentre il pubblico più adulto non ha gradito».</p>



<p><strong>Sei giovanissima, sei rimasta al Sud: quali sono le difficoltà nel fare musica da qui?</strong></p>



<p>«La musica, per quanto si possa muovere, per quanto ci siano anche al Sud collettivi culturali e musicali, qui è complicata da gestire. Io stessa vado a Roma per registrare: qui c’è un filone che vira verso il cantautorato e non tutti sono sulla mia stessa <em>wave</em> che abbraccia indie-punk, punk-rock e indie-rock. Nel mio caso personale per questo motivo tendo a spostarmi, perché non ci sono le persone adatte qui con cui collaborare. Tuttavia, per fortuna qui a Cosenza ho incontrato Paolo Pasqua, in arte “L’ennesimo”, che ha prodotto Giulia. È uno dei rari casi in cui ho fatto ciò che piace a me qui, avendo al mio fianco una persona esperta che faceva la mia stessa musica. Interfacciarsi qui è difficile, certo si può trovare la persona adatta, ma è molto più complicato».</p>



<p><strong>Avverti l’esigenza di andare via oppure rimarresti comunque al Sud?</strong></p>



<p>«Ora come ora direi che scapperei a Roma anche domani, ma sono anche arrivata alla consapevolezza che, certe volte, quando magari sono lontana per un po’ più di tempo avverto la mancanza di questo posto. Però no, non ci rimarrei per tutta la vita. Avverto proprio la necessità di scappare da dove sto».</p>



<p><strong>Quali sono i progetti in cantiere e quali i sogni?</strong></p>



<p>«Sta per uscire un’altra canzone importante, a cui tengo molto, ma non possiamo svelare di più. Il sogno? Vivere di quello che sto facendo».</p>



<p>Così giovane, eppure con le idee già così chiare, Silvia – in arte Lunastorta – rappresenta al meglio una generazione che ha deciso di non stare più a guardare, di partire dalla provincia per inseguire un sogno che passa anche dal racconto di sé, delle proprie fragilità, dalla rabbia e dall’attivismo.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Giovanissimi, aumentano le incertezze sul futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Feb 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
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		<category><![CDATA[osservatorio europeo sulla sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dati dell&#8217;Osservatorio Europeo sulla Sicurezza dipingono uno scenario a tinte fosche Disincantati dalla politica, ansiosi e più vulnerabili, alle prese con un futuro incerto e prospettive di vita peggiori rispetto alle generazioni precedenti: sono gli adolescenti di oggi, fotografati dalla quindicesima edizione dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza, progetto nato su iniziativa di Fondazione Unipolis con il supporto di Demos&#38;Pi. Lo scopo delle indagini condotte dall’Osservatorio è analizzare l’andamento nel tempo delle fonti di insicurezza dei cittadini europei e l’ultima edizione [&#8230;]</p>
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<h3><em>I dati dell&#8217;Osservatorio Europeo sulla Sicurezza dipingono uno scenario a tinte fosche</em></h3>



<p>Disincantati dalla politica, ansiosi e più vulnerabili, alle prese con un futuro incerto e prospettive di vita peggiori rispetto alle generazioni precedenti: sono gli adolescenti di oggi, fotografati dalla quindicesima edizione dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza, progetto nato su iniziativa di Fondazione Unipolis con il supporto di Demos&amp;Pi. Lo scopo delle indagini condotte dall’Osservatorio è analizzare l’andamento nel tempo delle fonti di insicurezza dei cittadini europei e l’ultima edizione è stata dedicata ai più giovani e alle insicurezze legate all’adolescenza. La ricerca è stata effettuata su un campione di 4.000 cittadine e cittadini e i timori dei più giovani sono stati tratteggiati a partire dalla prospettiva degli adulti attraverso cinque dimensioni: la sfera individuale, la sfera relazionale, la sfera scolastica e lavorativa, la sfera sociopolitica e quella mediale.</p>



<p>Gli adolescenti europei si mostrano negativi, in maniera unanime, sulle prospettive future in termini di posizione economica e sociale e appena il 14% degli intervistati ritiene che il loro futuro sarà migliore rispetto a quello dei genitori. Solo in Finlandia si registra una maggioranza relativa, pari al 43%, di giovani che delineano un quadro di stabilità in cui prevedono di vivere condizioni “più o meno uguali” a quelle della generazione precedente. Il 51% degli intervistati ritiene che lo status socioeconomico sia destinato a peggiorare. Ben il 65% degli italiani ritiene che avranno un futuro “peggiore rispetto a quello dei genitori”, mentre solo per il 6% il futuro sarà “migliore”.</p>



<p>L’Italia emerge quale Paese più insoddisfatto anche in termini di prospettive lavorative, sebbene questo sia segnalato al quinto posto tra i problemi che destano maggiore preoccupazione. Negli altri Paesi le preoccupazioni lavorative sono collocate fra i primi tre problemi per i giovani dal 13% degli intervistati in Francia, dal 12% in Germania e dal 9% in Finlandia. A dominare, poi, l’ideale agenda di governo suggerita dai cittadini europei sono temi lavorativi: la disoccupazione, il lavoro e l’inflazione. In particolare, in Italia il 39% degli intervistati segnala un tema economico quale emergenza prioritaria. Solo il 30% è soddisfatto dell’attuale andamento economico generale, contro il 35% di media UE.</p>



<p>Cresce il peso specifico del benessere economico nelle vite degli adolescenti, per i quali la ricerca del successo e della ricchezza sono aspetti che influenzano la prospettiva futura più di quanto avvenisse in passato, soprattutto in Italia.</p>



<p>Per quanto riguarda la politica, il contesto italiano presenta un forte disincanto. Il ricambio generazionale vede un indebolimento della politica quale elemento di partecipazione identitaria nelle forme tradizionali e per il 61% degli italiani – contro il 43% di media UE – gli adolescenti pensano che la politica non li riguardi. L’indebolimento dell’impegno politico rispetto alle generazioni precedenti non corrisponde per forza a un interesse totale: temi quali la spinta pacifista, la lotta alle discriminazioni, la sensibilità ambientale e l’apertura verso i fenomeni migratori sono solo alcuni degli aspetti che le nuove generazioni abbracciano e ritengono rilevanti.</p>



<p>Tra gli otto problemi che, secondo i cittadini europei, caratterizzano l’adolescenza il primo riguarda l’uso di sostanze quali farmaci, droghe o alcol. Il livello d’allarme più forte si registra proprio in Italia, dove a condividere questa preoccupazione è il 40% degli intervistati. Segue poi la dipendenza da dispositivi digitali, sebbene i timori maggiori per l’influenza delle nuove tecnologie si registrino in Germania e Finlandia.</p>



<p>Per quanto riguarda il benessere psicologico, la pressione della società sui più giovani è divenuta così forte che il 18% del campione generale e il 76% di quello italiano indicano depressione e ansia quali rischi cui i giovanissimi sono maggiormente esposti rispetto alle generazioni precedenti. Seguono le preoccupazioni per il carico di studio eccessivo, la solitudine e le problematiche legate al rapporto con il corpo.</p>



<p>Sebbene in diminuzione rispetto alla rilevazione precedente, a destare maggiore apprensione è infine l’insicurezza globale per il 71% dei cittadini.</p>



<p>L’Italia e l’Europa in generale non sono visti come Paesi per giovani, i cui timori per il presente e il futuro sono in aumento. L’auspicio è che le istituzioni ascoltino le esigenze delle generazioni future e si facciano finalmente carico di risposte concrete.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>I trend del 2024 visti dai giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jan 2024 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[TENDENZE]]></category>
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		<category><![CDATA[trend 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla moda alla cucina, ma anche tecnologia e letteratura Archiviati i bilanci e i buoni propositi, è già tempo di concentrarsi su quelli che saranno i trend per il 2024, con una particolare attenzione alle predilezioni dei più giovani, da prendere con leggerezza, ma tenere d’occhio in diversi ambiti. Dalla moda alla tecnologia, passando per la sostenibilità e la letteratura, Millennials e GenZ hanno le idee chiare sull’anno che avanza. Iniziamo dalla moda: a farla da padrona sarà la ricerca [&#8230;]</p>
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<p><em>Dalla moda alla cucina, ma anche tecnologia e letteratura</em></p>



<p>Archiviati i bilanci e i buoni propositi, è già tempo di concentrarsi su quelli che saranno i trend per il 2024, con una particolare attenzione alle predilezioni dei più giovani, da prendere con leggerezza, ma tenere d’occhio in diversi ambiti. Dalla moda alla tecnologia, passando per la sostenibilità e la letteratura, Millennials e GenZ hanno le idee chiare sull’anno che avanza.</p>



<p>Iniziamo dalla moda: a farla da padrona sarà la ricerca della propria comfort zone con lo stile <em>Grandpa</em> che, andando oltre la nostalgia per l’infanzia, invita a riscoprire una nuova libertà. Via libera allora alle camicie, ai cappotti spigati e ai cappelli in stile Borsalino, ma anche alle polo e ai pantaloni in fustagno o velluto. Ciò che conta è che i capi siano di buona fattura, del taglio giusto e destinati a durare nel tempo. Lo stile <em>Grandpa</em> si preannuncia già fuori dal tempo perché viene creato e affinato in autonomia, che ci rende icone di noi stessi e cui si rimane fedeli. Tra i colori più gettonati quelli neutri, quasi borghesi, ma anche abbinamenti cromatici improbabili. Il colore scelto da Pantone per il 2024 sembra quasi fare eco a questa tendenza: quest’anno impazzerà il Peach Fuzz 13-1023, una tonalità delicata e morbida di pesca che arricchisce mente, corpo e anima. “Cercando una tonalità che riecheggiasse il nostro innato desiderio di vicinanza e connessione – ha dichiarato Leatrice Eiseman, Executive Director Pantone Color Institute – abbiamo scelto un colore che irradia calore ed eleganza moderna. Una tonalità che risuona con la compassione, offre un abbraccio tattile e unisce senza sforzo la giovinezza con l&#8217;intramontabilità”.</p>



<p>Il tuffo nel passato non riguarderà solo la moda: i giovani, seppur nati in un mondo già digitalizzato, mostrano un rinnovato interesse verso tutto ciò che ha preceduto l’attuale rivoluzione tecnologica. Non solo detox da Instagram, ma una vera e propria filosofia di vita contraria alla tirannia della frenesia e della performance che si traduce in un approccio più lento, sostenibile e ponderato, anche in un’ottica di maggiore tutela della salute mentale.</p>



<p>L’innovazione proverà, in ogni caso, a essere sempre più utile e sbalorditiva, secondo tre traiettorie ben precise: il ritorno del 3D, la realtà virtuale e l’intelligenza artificiale. Su quest’ultima, tuttavia, secondo un’indagine condotta da LinkedIn, i nativi digitali – cioè il 44% dei giovani intervistati, con età compresa tra i 16 e i 26 anni – si definiscono sopraffatti dall’incedere dell’IA nel mondo del lavoro. In un Paese come il nostro, in cui i più giovani faticano a trovare un’occupazione stabile, sono proprio questi a essere più timorosi sull’impatto che la tecnologia potrebbe avere sul loro futuro, lavorativo e non.</p>



<p>Passando alla cucina, secondo The Fork le novità in arrivo riguarderanno la narrativa culinaria e lo show food. Il bisogno di autenticità, infatti, abbraccia anche il cibo e porterà a rivolgersi verso una cucina conosciuta, rassicurante, che racconti una storia e contribuisca a preservare le tradizioni, le culture e le differenti tecniche. Al centro dell’attenzione vi sarà anche il benessere del pianeta e si punterà alla costruzione di un ecosistema culinario virtuoso, caratterizzato dal rispetto della stagionalità delle materie prime, da un’agricoltura sempre più sostenibile e dalla lotta allo spreco. Non solo cibo, ma anche intrattenimento: nel 2024 andremo alla ricerca di sapori esplosivi, collaborazioni inaspettate e vere e proprie esperienze culinarie memorabili.</p>



<p>Sul fronte della lettura, invece, sarà l’anno dei nuovi romanzi delle star del BookTok, da Erin Doom a Colleen Hoover, da Cassandra Clare a Anna Premoli, a dimostrazione di un investimento crescente sulla Gen Z che legge con rinnovata passione. Dopo il successo della letteratura rosa, le cui vendite secondo l’Associazione italiana editori sono cresciute del 120,5% tra il 2019 e il 2023, il 2024 sarà ancora l’anno del romance e del fantasy, spesso del romance fantasy. Molti i debutti, come quello di Melissa Blair, booktoker esperta di narrativa femminista e queer, e di Francesca Ventura, già acclamata autrice Wattpad, ma anche gli attesissimi ritorni, come quello di Kira Shell con un nuovo dark romance di cui titolo e data di uscita sono ancora top secret.</p>



<p>Insomma, quello appena iniziato sarà un anno in cui scopriremo come innovazione, riscoperta e lentezza possono andare di pari passo.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



<p>Crediti foto: colorxs.com</p>
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		<title>Ottobre, mese rosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2023 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[BENESSERE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’importanza della prevenzione dei tumori della mammella, anche in giovane età Torna la campagna Nastro Rosa della LILT, dedicata all’informazione e alla sensibilizzazione sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce del carcinoma mammario che, ogni anno, consente di offrire visite senologiche gratuite presso gli ambulatori aderenti, distribuiti su tutto il territorio nazionale, contattando il numero verde 800-998877 e di distribuire materiale informativo grazie all’azione delle Associazioni Provinciali. Ogni anno sono circa 60.000 i nuovi casi di carcinoma mammario, che si conferma [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/ottobre-mese-rosa/">Ottobre, mese rosa</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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<h3 class="has-text-align-center"><em>L’importanza della prevenzione dei tumori della mammella, anche in giovane età</em></h3>



<p class="has-drop-cap">Torna la campagna Nastro Rosa della LILT, dedicata all’informazione e alla sensibilizzazione sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce del carcinoma mammario che, ogni anno, consente di offrire visite senologiche gratuite presso gli ambulatori aderenti, distribuiti su tutto il territorio nazionale, contattando il numero verde 800-998877 e di distribuire materiale informativo grazie all’azione delle Associazioni Provinciali. Ogni anno sono circa 60.000 i nuovi casi di carcinoma mammario, che si conferma la neoplasia più frequente nelle donne e rappresenta circa il 30% di tutti i tumori.</p>



<p>Lo slogan di quest’anno, <strong>“La prevenzione è sempre la risposta giusta”</strong>, racchiude appieno la missione di LILT: conoscere il proprio corpo e saper interpretare i segnali che ci manda è fondamentale per la diagnosi precoce, anche in giovane età. Anzi, è bene cominciare fin da giovanissime proprio perché c’è una prevenzione giusta per ogni età che permette di battere il cancro sul tempo. Consapevolezza, attenzione e serenità: queste le parole chiave che LILT vuole trasmettere, insieme all’importanza di mettere da parte ogni tipo di remora e fare le scelte giuste per la nostra salute, come fare attività fisica, mangiare in maniera equilibrata, evitare fumo e alcol, eseguire frequentemente l’autovalutazione del seno e sottoporci a controlli periodici. Con l’emergenza sanitaria, la prevenzione oncologica era passata in secondo piano e una quota significativa di donne non si era sottoposta agli screening, ma gli ultimi dati PASSI raccolti da EpiCentro ISS mostrano un’inversione di tendenza per il periodo 2021-2022. In questo lasso di tempo il 70% delle donne tra i 50 e i 69 anni si è sottoposta a screening mammografico a scopo preventivo, sia all’interno di programmi organizzati che su iniziativa personale. La quota di donne che vi si è sottoposta è maggiore fra quelle più istruite o con maggiori risorse economiche, fra le donne con cittadinanza italiana rispetto alle straniere e fra le donne conviventi o coniugate. Analizzando i dati emerge un chiaro gradiente Nord-Sud: la copertura al Nord è dell’80%, del 76% al Centro e solo del 58% nelle regioni del Sud. La Regione a copertura maggiore è il Friuli Venezia Giulia (88%), mentre la Calabria è fanalino di coda (43%). Non è trascurabile la quota di donne tra i 50 e i 69 anni che non si è mai sottoposta a una mammografia a scopo preventivo oppure lo ha fatto in maniera non ottimale: 1 donna su 10 non ha mai eseguito lo screening e il 20% riferisce di averlo eseguito da oltre due anni. Le ragioni che spingono le donne a non effettuare i controlli, secondo un’indagine svolta da Fondazione Veronesi, riguardano soprattutto il disagio per l’esame, le inefficienze (tempi d’attesa o mancato invito da parte dell’ASP) e il timore dell’esito.</p>



<p>In alcune Regioni si sta sperimentando l’ampliamento della fascia di età, dai 45 ai 74 anni, ma anche le donne più giovani possono e devono attuare strategie di prevenzione. È importante effettuare una volta all’anno una visita ginecologica affinché lo specialista, in base al caso individuale, possa valutare gli esami e i controlli da effettuare periodicamente. Inoltre, almeno una volta al mese bisognerebbe eseguire un’autovalutazione del seno, così da poter comunicare tempestivamente al proprio medico l’individuazione di eventuali cambiamenti verificatisi nel tempo o persistenti. Come sottolineato da Francesco Schittulli, presidente della LILT, «Per raggiungere il traguardo della mortalità zero per cancro al seno, quello che chiediamo alle Istituzioni è un forte e concreto impegno nel garantire uniformità territoriale (nazionale) dello screening annuale, a partire dai 40 anni e sino ai 75 anni di età, un follow-up programmato per le donne già colpite dal cancro al seno e un coinvolgimento attivo e diretto del mondo scolastico, per insegnare alle più giovani i corretti stili di vita e la pratica dell’autoesame. Le giovani donne rappresentano infatti un target particolarmente interessato, visto che negli ultimi dieci anni si sta registrando un progressivo incremento di casi di tumore al seno in donne under 50 anni». Secondo lo studio <em>“Breast Cancer in Adolescent and Young Adult Women Under the Age of 40 Years”, </em>infatti<em>, </em>i tumori della mammella, a partire dal 2004, sono in aumento tra i 15 e i 39 anni di età e la maggior parte presenta già metastasi al momento della diagnosi. La prevenzione, insomma, non ha età e può partire già dai 20 anni con controlli annuali al seno eseguiti da uno specialista, affiancati all’ecografia in caso di necessità o alla mammografia biennale dopo i 45 anni. Non facciamoci cogliere impreparate: prendiamoci cura di noi stesse.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Laos Fest, la kermesse che unisce musica, storia e tutela dell’ambiente nel cuore di Scalea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2023 08:20:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[(E)VENTI]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
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		<category><![CDATA[musica dal vivo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non solo musica, ma anche scoperta e valorizzazione del territorio: torna a Scalea (CS), il 3 e 4 agosto 2023, Laos Fest. Il festival, giunto alla settimana edizione, sarà ospitato in una location d’eccezione: il Palazzo dei Principi Spinelli, nel cuore del centro storico del borgo calabrese, per un’edizione all’insegna della bellezza e della storia. Alla fine dei concerti, il pubblico potrà infatti spostarsi nel cortile del Palazzo per l’aftershow. La manifestazione è organizzata dall’associazione Levante APS in collaborazione con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non solo musica, ma anche scoperta e valorizzazione del territorio: torna a Scalea (CS), il 3 e 4 agosto 2023, Laos Fest.</p>



<p>Il festival, giunto alla settimana edizione, sarà ospitato in una location d’eccezione: il Palazzo dei Principi Spinelli, nel cuore del centro storico del borgo calabrese, per un’edizione all’insegna della bellezza e della storia. Alla fine dei concerti, il pubblico potrà infatti spostarsi nel cortile del Palazzo per l’aftershow. La manifestazione è organizzata dall’associazione <strong>Levante APS</strong> in collaborazione con <strong>Music Labs</strong> e <strong>L’altra Casa</strong> e si propone di offrire a un pubblico vasto e assortito una varietà musicale inattesa e la possibilità di vivere un’esperienza unica a contatto diretto con l’arte. Ma c’è di più: anche quest’anno Laos Fest intende affiancare alla musica la tutela dell’ambiente e la sostenibilità e, per questo motivo, l’edizione 2023 sarà completamente plastic free.</p>



<p>La line up stessa della kermesse sembra anticipare le suggestioni di questa edizione. Sei sono gli artisti che vi prenderanno parte: <em>DADA’</em> e il suo elettropop,<em> Assurditè</em> e il suo inconfondibile r&amp;b, i <em>SANTATERESA</em> che fondono it pop e sonorità british, l’introspettivo <em>Colombre</em>, <em>Avincola</em> e il suo cantautorato 2.0 e la voce graffiante di <em>Giovanni Toscano</em>.</p>



<p>Per saperne di più, abbiamo intervistato <strong>Davide Barletta</strong>, direttore artistico del festival.</p>



<p><strong>Com&#8217;è nata l&#8217;idea del festival?</strong></p>



<p>«L&#8217;idea del festival è nata dalla voglia di (ri)portare la musica live a Scalea. Con l&#8217;avvento della musica indie che coinvolge i giovani e in considerazione del fatto che Scalea riunisce molti giovani, soprattutto in estate, abbiamo deciso di offrire qualcosa di nuovo alla comunità.</p>



<p>Proprio durante il periodo covid abbiamo pensato di creare un format che potesse unire e coinvolgere senza trascurare le distanze che ci venivano imposte in quel periodo».</p>



<p><strong>Quali sono i valori e le idee che danno vita a Laos Fest?</strong></p>



<p>«I valori che danno vita al Laos fest sono la voglia di condivisione di emozioni date dalla musica e il rispetto per l&#8217;ambiente. Le idee sono quelle di portare la musica indie, il cantautorato italiano ma anche musica sperimentale in un territorio che da anni sembrava non avere il coraggio di scommettere sull&#8217;intrattenimento dal vivo».</p>



<p><strong>Quale il tema di questa edizione e come nasce la decisione di portare la kermesse nel centro del borgo?</strong></p>



<p>«Il tema di questa edizione è CONTAMINAZIONI con cui si vuole esprimere proprio la dicotomia tra la nuova musica che appassiona ed entusiasma i giovani e l&#8217;inedita location scelta per l&#8217;evento che sarà il centro storico di Scalea. Nel borgo antico della città infatti si ascolteranno generi musicali che vanno dal delicato ma graffiante cantautorato italiano all&#8217;elettro pop che farà ballare il pubblico in piazza».</p>



<p><strong>Qual è il bilancio sinora e quali le aspettative per questa edizione?</strong></p>



<p>«Il pubblico finora ha sempre risposto bene, anche durante il periodo covid in cui sicuramente le accortezze da osservare rendevano tutto più difficile, abbiamo visto tutti incuriositi dall&#8217;idea del telo sul prato con la tranquillità di poter trascorrere una bella serata in compagnia di buona musica. Con la fine dell&#8217;emergenza, soprattutto lo scorso anno, si è notata ancora di più la voglia di partecipare attivamente all&#8217;evento, tutte e tre le serate infatti hanno portato sotto il palco un gran numero di spettatori.&nbsp;Quest&#8217;anno vedremo cosa ci aspetta, ma anche dal punto di vista social si sta notando molto interessamento alla line up composta da artisti vari che effettivamente riescono a coinvolgere vari target di pubblico. Per il futuro siamo fiduciosi e ci impegneremo tanto affinché possa andare sempre meglio, mirando a <em>venue</em> sempre più spaziose, sperando che le attività locali e gli enti possano continuare sostenerci».</p>



<p><strong>Laos Fest può essere definito una scommessa vinta nel mare della rassegnazione calabrese?</strong></p>



<p>«La promozione del Laos Fest nasce proprio da un desiderio di riscatto e di rivalsa: anche la Calabria ha diritto di vantare belle iniziative e la musica, si sa, è sicuramente una forma d&#8217;arte capace di coinvolgere i più e di rendere tutto più affascinante. Quindi sì, probabilmente il Laos Fest sta riuscendo a dimostrare che non è utile rassegnarsi rispetto a quello che di negativo ci succede intorno, bensì è importante pensare che ognuno di noi, nel proprio piccolo può fare qualcosa di buono, e crederci è sicuramente un ottimo primo passo per vincere la scommessa di creare qualcosa di positivo che duri nel tempo».</p>



<p>Non ci resta che acquistare i biglietti, ancora disponibili su DICE al link <a href="https://link.dice.fm/laos-fest-2023" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://link.dice.fm/laos-fest-2023</a> e lasciarci trascinare in questa entusiasmante esperienza.</p>



<p>Crediti <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.0.1/72x72/1f4f7.png" alt="📷" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />: Ilaria Caroprese</p>
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		<title>Quando la cultura si fa spettacolo e valorizzazione dell&#8217;intero territorio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jul 2023 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AltriVenti]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[concerti]]></category>
		<category><![CDATA[cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[l&#039;altroteatro]]></category>
		<category><![CDATA[rendano arena]]></category>
		<category><![CDATA[valorizzazione territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;intervista a Giuseppe Citrigno Fare cultura e intrattenimento al Sud non è sempre semplice, ma ci sono realtà virtuose che da anni si impegnano per regalare al pubblico appuntamenti che uniscono cultura, svago e valorizzazione del territorio. Tra questi spicca la rassegna L’Altro teatro, che da alcuni anni anima il centro storico di Cosenza e il teatro con iniziative di prim’ordine. Proprio in questi giorni si sta svolgendo lo spin-off estivo presso la Rendano Arena, che ha già visto come [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center"><em>L&#8217;intervista a Giuseppe Citrigno</em></h2>



<p class="has-drop-cap">Fare cultura e intrattenimento al Sud non è sempre semplice, ma ci sono realtà virtuose che da anni si impegnano per regalare al pubblico appuntamenti che uniscono cultura, svago e valorizzazione del territorio. Tra questi spicca la rassegna <em>L’Altro teatro</em>, che da alcuni anni anima il centro storico di Cosenza e il teatro con iniziative di prim’ordine. Proprio in questi giorni si sta svolgendo lo <em>spin-off </em>estivo presso la Rendano Arena, che ha già visto come protagonisti Mr. Rain e i Coma Cose e l’atteso ritorno nella veste consueta del festival <em>Invasioni</em>. Martedì 18 luglio, invece, debutterà l’opera lirica <em>en plein air</em> con “La Traviata”.</p>



<p>Per saperne di più, abbiamo incontrato uno dei promotori, Giuseppe Citrigno.</p>



<p><strong>Come sono nate le kermesse <em>L’Altro teatro</em> e <em>Rendano Arena</em>?</strong></p>



<p>«<em>L’altro teatro</em> è nata dieci anni fa, al teatro Rendano, per una felice sinergia tra noi – cioè io, Gianluigi Fabiano ed Enzo Nove, venuto purtroppo a mancare lo scorso anno – e l’amministrazione comunale di allora. Quest’ultima per motivi economici aveva delle difficoltà ad allestire la stagione di prosa e ci siamo fatti carico di questa attività dal punto di vista imprenditoriale. Questa avventura è stata subito apprezzata, non solo dall’amministrazione, che ha avuto la possibilità di far vivere il teatro Rendano che è un piccolo gioiello della nostra città, ma anche dal pubblico. In dieci anni abbiamo avuto una lunga serie di <em>sold out</em> e abbiamo portato in città nomi importanti: c’è molto impegno nella scelta e nell’investimento economico, ma la risposta è stata ottima con 600-700 abbonati, numeri mai registrati a Cosenza. D’estate abbiamo invece la <em>Rendano Arena</em>, che ha luogo proprio a Piazza XV Marzo, davanti al teatro Rendano. Nata durante le estati della pandemia, quando la bella stagione dava modo di organizzare manifestazioni all’aperto, è una kermesse che ha visto l’appoggio delle varie amministrazioni comunali, sempre disponibili, e che ci sta dando belle soddisfazioni».</p>



<p><strong>Iniziative di questo genere sono anche un supporto vero e proprio al centro storico di Cosenza.</strong></p>



<p>«Quello di far rivedere tutto il centro storico è un sogno che coltivava già vent’anni fa Giacomo Mancini. Con il passare degli anni non si è sviluppato come lui avrebbe voluto, però portare lì il pubblico e gli spettacoli è uno stimolo per la città a far rivivere il centro storico e tutto l’indotto. La nostra è una goccia nel mare, ma facciamo il nostro meglio e, come dico sempre, intanto si comincia così, riportando le persone nel centro storico. Noi lo facciamo con questa attività, la speranza è che anche altri riescano a sviluppare altre manifestazioni o incentivi».</p>



<p><strong>Ad animare l’estate ci pensa Rendano Arena: come si sviluppano iniziative di questo tipo?</strong></p>



<p>«Nelle stagioni precedenti siamo riusciti a calamitare su Cosenza nomi come Ranieri, Bertè e l’unica tappa calabrese dei Pinguini Tattici Nucleari, ma anche la grande prosa leggera con Izzo e Buccirosso. Quest’anno il direttore artistico Fabiano ha riscontrato difficoltà nel trovare nomi altisonanti perché molti artisti hanno preferito scendere in Calabria nel mese di agosto, quando però la città si svuota. Abbiamo così deciso, con il sostegno del comune, di puntare sulla manifestazione <em>Invasioni</em> che giunge alla 25° edizione e per noi è motivo di orgoglio. Viste poi le difficoltà sulla musica leggera, perché non portare la lirica all’aperto visto che la città ha una grande tradizione lirica? Il nostro è un pubblico che segue la lirica con passione da cinquant’anni e abbiamo provato a dar vita a questa operazione sia culturale che imprenditoriale, visti anche i costi della lirica. È una scommessa, certo, che al momento pare sia bene accolta, con centinaia di biglietti venduti e molte richieste. Pensiamo sia stata un’ottima scelta, che ripeteremo nelle prossime edizioni».</p>



<p><strong>Può darci qualche anticipazione per il prossimo autunno?</strong></p>



<p>«La Calabria paga la sua posizione un po’ periferica, ma stiamo lavorando per una stagione che aprirà con un grande ritorno e un musical dedicato proprio ai giovani. La nostra mission è quella di fare cultura, ma bisogna saper proporre anche spettacoli leggeri così da far avvicinare il pubblico al teatro ed educarlo ad assistere anche a spettacoli più impegnati. Serve il giusto mix tra cultura e divertimento per accontentare tutto il pubblico».</p>



<p>Risposte concrete, insomma, alla fame di cultura, spettacolo e divertimento del territorio. Da non perdere.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Pillola anticoncezionale gratuita, lo stop (per ora) dell’Aifa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2023 07:36:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[diritto alla salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Cda dell’Aifa, guidato da Giorgio Palù, non ha dato il via libera alla pillola anticoncezionale gratuita per tutte le donne: la questione è stata rinviata alla Cts – commissione tecnico scientifica – e alla Cpr – commissione che si occupa di prezzi e rimborsi. La novità era attesa da tempo ed è già adottata da molti altri Paesi, ma il Cda dell’Aifa non ha proceduto, come di consueto, all’approvazione di quanto indicato dalle due commissioni. Secondo il comunicato diffuso [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Il Cda dell’Aifa, guidato da Giorgio Palù, non ha dato il via libera alla pillola anticoncezionale gratuita per tutte le donne: la questione è stata rinviata alla Cts – commissione tecnico scientifica – e alla Cpr – commissione che si occupa di prezzi e rimborsi.</p>



<p>La novità era attesa da tempo ed è già adottata da molti altri Paesi, ma il Cda dell’Aifa non ha proceduto, come di consueto, all’approvazione di quanto indicato dalle due commissioni. Secondo il comunicato diffuso nei giorni scorsi, “Il Consiglio di amministrazione di Aifa ha preso atto che le commissioni consultive dell’agenzia non hanno ancora elaborato precise indicazioni sulle fasce d’età a cui concedere gratuitamente la pillola anticoncezionale, sulle modalità di distribuzione e sui costi per il Sistema Sanitario Nazionale nei vari scenari di adozione della rimborsabilità”. Le commissioni, in realtà, avevano dato il via libera alla gratuità per tutte le donne e potrebbero non accettare di indicare solo alcune categorie: verrebbero così meno l’innovatività e l’universalità della misura. Il Cda ha precisato che non sussistono gli elementi essenziali per deliberare e che sarà necessaria una ulteriore e adeguata istruttoria. Vi è poi la questione economica: la misura costerebbe circa 140 milioni di euro all’anno (cifra che il Ssn sarebbe in grado di coprire), ma il Cda di Aifa afferma di voler parlare con ministeri e Regioni, operazione non sempre applicata – e non necessaria – quando i farmaci diventano rimborsabili.&nbsp; Il Cda, inoltre, ha chiesto spiegazioni sulla modalità di distribuzione del farmaco anticoncezionale: la Cts non ha fornito indicazioni specifiche in merito perché intenderebbe mantenere il regime attuale di prescrizione, attraverso i consultori, con il passaggio dalla classe C alla classe A.&nbsp;</p>



<p>Varie le opzioni prese in considerazione: prevedere la gratuità per tutte le donne in età fertile oppure per le donne che versano in condizioni economicamente disagiate oppure ancora per le giovani fino a 19/26 anni, come già accade nelle sei regioni italiane e in alcuni Paesi europei.</p>



<p>Una scelta, quella del Cda, che lascia comunque interdette. Basti pensare che, a oggi, l’unica pillola mutuabile è un farmaco considerato una terapia per l’acne. Continuare a pagare di tasca propria per prevenire gravidanze oppure trattare patologie come l’endometriosi è un passo indietro che non possiamo permetterci che continui ad avvenire. Fino al 1993, infatti, la contraccezione era gratuita e questo aveva dato un fortissimo impulso alla conoscenza e diffusione tra le donne italiane.&nbsp;</p>



<p>L’opinione pubblica e le associazioni sono spaccate. I contrari alla gratuità la giudicano in controtendenza rispetto alla ferma volontà di dare nuovo impulso alla natalità nel nostro Paese: Pro Vita &amp; Famiglia, per esempio, parla di un’eventualità «grave e pericolosa», mentre Moige – Movimento Italiano Genitori afferma che l’Aifa «discrimina chi fa i figli». Opposta la posizione del presidente della Federazione nazionali degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, che già lo scorso aprile in occasione dell’ok del Cpr aveva definito il provvedimento «condivisibile, che riduce le ineguaglianze e rende le donne uguali davanti alla salute».</p>



<p>Eppure, lo scorso aprile sembrava fatta: la Cts e la Cpr avevano concluso l’esame dei contraccettivi orali per le donne in età fertile e la stessa presidente della Cpr, Giovanna Scroccaro, in un’intervista aveva dato la decisione come presa. Già allora era stato chiarito come il rimborso avrebbe riguardato tutte e tre le cosiddette generazioni di contraccettivi, compresi i prodotti con prezzo inferiore. La valutazione tecnico-scientifica era, di fatto, conclusa e mancava solo la valutazione del Cda sulla sostenibilità della spesa, come peraltro chiaro lo scorso 3 maggio dal Ministro dei rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, per conto del Ministro della Salute Orazio Schillaci, in risposta a un’interrogazione parlamentare presentata da Luana Zanella (AVS).</p>



<p>Ci troviamo di fronte a una preziosa occasione persa e a una decisione ideologica: come spesso avviene nella storia, alcuni uomini – il Cda di Aifa è composto da soli uomini, ndr – hanno assunto decisioni per le donne, sul loro corpo e a discapito dei loro diritti, su tutti quello alla salute. L’iter dovrà così ricominciare da capo e chi potrà permetterselo dovrà attendere e continuare a pagare la pillola: ingiusto, non trovate?</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Il fallimento della Cop27 e la necessità di ripensare le azioni per il clima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2022 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[cop d&#039;africa]]></category>
		<category><![CDATA[fallimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 6 novembre si è aperta, a Sharm el-Sheik, la ventisettesima Conferenza delle Parti sul clima delle Nazioni Unite. Si tratta di una preziosa occasione di incontro per imprese, organizzazioni non governative e Governi per fare il punto sulla crisi ecologica e climatica e cercare nuovi accordi di mitigazione. Sebbene l’attenzione dei media su queste conferenze cresca di volta in volta, queste sono divenute ormai passerelle per i leader internazionali e palchi su cui mettere in scena progetti di [&#8230;]</p>
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<p>Lo scorso 6 novembre si è aperta, a Sharm el-Sheik, la ventisettesima Conferenza delle Parti sul clima delle Nazioni Unite. Si tratta di una preziosa occasione di incontro per imprese, organizzazioni non governative e Governi per fare il punto sulla crisi ecologica e climatica e cercare nuovi accordi di mitigazione. Sebbene l’attenzione dei media su queste conferenze cresca di volta in volta, queste sono divenute ormai passerelle per i leader internazionali e palchi su cui mettere in scena progetti di greenwashing.</p>



<p>La stessa scelta di ambientare la Cop27 nell’Egitto di Al Sisi altro non è che un’operazione di greenwashing: nel Paese, infatti, i diritti civili e sociali riconosciuti dalla comunità internazionale vengono puntualmente violati ed è uno dei luoghi in cui l’attivismo ambientale trova le maggiori resistenze per via di una legislazione, datata 2014, che impedisce ai movimenti stessi di accedere a fondi e donazioni. Dal 2019, inoltre, il procedimento per l’ottenimento dello status di organizzazioni non governative è stato complicato al punto da divenire praticamente impossibile da conseguire. A tutto questo, bisogna poi aggiungere la sistematica operazione di censura governativa, che ha portato alla chiusura di testate indipendenti e migliaia di siti web, ma anche alla persecuzione di diversi giornalisti. Alcuni attivisti, in vista della Conferenza, hanno denunciato i ritardi nell’ottenimento dei visti di entrata in Egitto e le difficoltà a essere accettati negli hotel per via di fantomatiche regole di sicurezza.</p>



<p>Nel corso dei giorni, sono tantissimi i leader che hanno sfilato al cospetto del dittatore egiziano e il greenwashing operato dal suo stato di polizia ha fatto apparire l’Egitto come una fonte di gas accettabile, soprattutto agli occhi dei leader europei alla disperata ricerca di soluzioni rapide alla crisi energetica. Nel video di presentazione di Cop27, Sharm e-Sheik appare come una città progressista e verde e si spinge fino al punto di dedicare per prima un intero padiglione ai giovani affinché questi possano “dire la verità al potere e partecipare ai processi decisionali”. Questa iniziativa, tuttavia, non riesce a far dimenticare che, una volta varcate le conference room dedicate, ci si trova in una dittatura e quei giovani cui oggi si chiede di “dire la verità” sono gli stessi che, da adolescenti, sono stati imprigionati dopo le manifestazioni di piazza Tahrir.</p>



<p>Nuove generazioni al megafono, quindi, ma solo nei ristretti limiti concessi, come quelli del padiglione loro dedicato che porta con sé regole e programmi definiti dall’alto. In Egitto si può incentivare l’uso della bicicletta, ma non si può chiedere giustizia climatica e uguaglianza sociale.</p>



<p>Anche il coinvolgimento di soggetti privati alla Cop27 rappresenta un problema: pensiamo, per esempio, al controverso coinvolgimento di Coca-Cola quale main sponsor, nonostante il suo noto primato quale produttore di plastiche monouso. A Cop 27, Coca-Cola ha pubblicizzato progetti green quali l’utilizzo di bottigliette in plastica riciclata e la neutralità carbonica, ma a oggi è responsabile della produzione di oltre 14 milioni di tonnellate di CO2, ogni anno.</p>



<p>Non è la prima volta che le Nazioni Unite offrono spazi a progetti che, in realtà, nascondono operazioni di greenwashing: basti pensare che tra i vincitori del UN Global Climate Action Award vi sono aziende quali Apple, il cui impegno verso una tecnologia “green” convive con uno sfruttamento ormai insostenibile di risorse naturali. Ancor meno convincente è la presenza, tra le varie delegazioni, di 363 lobbisti dell’industria fossile, aumentati del 25% rispetto allo scorso anno.</p>



<p>Più che “Cop d’Africa”, come molte testate titolano, ci troviamo di fronte alla Cop del fallimento. Le conferenze celebrano quest’anno i primi trent’anni, durante i quali le emissioni hanno continuato a crescere e la comunità internazionale è in disaccordo su tutto.</p>



<p>Dal documento finale emerge “<em>di esercitare tutti gli sforzi per raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di mantenere l’aumento della temperatura media globale ben sotto i 2°C dai livelli pre-industriali e per perseguire gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C sopra i livelli pre-industriali</em>”, ma anche il “<em>profondo rincrescimento che i Paesi sviluppati che hanno le maggiori capacità per ridurre le loro emissioni continuino a non farlo. Questi dovrebbero arrivare a zero emissioni nette al 2030. I Paesi in via di sviluppo possono migliorare le loro ambizioni di mitigazione con il sostegno dei paesi sviluppati”.</em></p>



<p>Una delle difficoltà maggiori di un contesto come la Cop è la necessità del consenso unanime per ogni decisione ed ormai necessario ripensare i meccanismi e trovare strade alternative. La letteratura giuridica propone di rinegoziare in contesti più ristretti, ma non si può negare che iniziative come il fondo “loss and damage” da 100 miliardi approvato durante lo scorso G20 sia lettera morta.</p>



<p>La verità è che questi vertici internazionali hanno in comune l’esclusione della società civile, relegata spesso al ruolo di semplice relatrice, ma nei fatti priva di potere decisionale. Eppure, la rilevanza della società civile e di attori politici come leader religiosi o capi tribù non può più essere ignorata.</p>



<p>In un quadro internazionale in cui le conferenze ONU richiamano sì i leader politici al confronto sul tema ambientale, ma sono prive della forza dei movimenti della società civile, la Cop27 si presenta come un fallimento perché non riesce a divenire reale portavoce di un’alternativa radicale alla crisi climatica.</p>



<p>La trasformazione è non solo necessaria, ma urgente perché nasce da un’ingiustizia. E di fronte alle ingiustizie, non rimangono che atti di insurrezione che sono espressione di disperazione, ma anche fonte di speranza: le piazze gremite, la disobbedienza civile, la sensibilizzazione al cambiamento di stili di vita non più sostenibili sono le armi che la società civile deve sfoderare per esporre le difficoltà del presente ed elaborare le soluzioni del futuro, accompagnando istituzioni vecchie e instabili.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>La scommessa vinta del vigneto più alto d’Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2022 05:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel cuore del Parco Nazionale della Sila, a 1315 metri di altitudine, in un luogo unico nel suo genere, sorge il vigneto più alto d’Europa “Immacolata Pedace” dell’azienda agricola “DP”, i cui frutti raccontano una storia familiare e rispecchiano la ricchezza e il fascino di una terra antica, aspra e accogliente. Ci troviamo nella cosiddetta Sila Greca, a Cava di Melis, frazione di un piccolo borgo abitato una volta dai lavoratori della pece e dai taglialegna “mannisi”. All’ombra di maestosi [&#8230;]</p>
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<p>Nel cuore del Parco Nazionale della Sila, a 1315 metri di altitudine, in un luogo unico nel suo genere, sorge il vigneto più alto d’Europa “Immacolata Pedace” dell’azienda agricola “DP”, i cui frutti raccontano una storia familiare e rispecchiano la ricchezza e il fascino di una terra antica, aspra e accogliente.</p>



<p>Ci troviamo nella cosiddetta Sila Greca, a Cava di Melis, frazione di un piccolo borgo abitato una volta dai lavoratori della pece e dai taglialegna “mannisi”. All’ombra di maestosi pini larici, tra il monte Altare e il lago Cecita, nasce una storia di imprenditoria e viticoltura che non possiamo non definire eroica e che coinvolge un’intera famiglia, con lo sguardo puntato verso un futuro sempre più luminoso, fatto di sogni, sacrifici, determinazione e prodotti di altissima qualità. A dispetto delle aspettative, qui sono state impiantate non solo uve locali come il Magliocco e il Gaglioppo, ma anche Chardonnay, Pinot Bianco, Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Gewürztraminer. Da queste uve si ottengono un vino bianco, due vini rosati e un vino rosso che si caratterizzano per persistenza, gusto pieno e aromi fruttati.</p>



<p>Tutto ha avuto inizio nel 2006, dalla visione e dalla tenacia di un giovane ingegnere, Emanuele J. De Simone, che incontro insieme alle altre anime dell’azienda, il padre Emanuele S. e la madre Immacolata, nella splendida cornice del vigneto, inebriati dal profumo dell’uva matura e dall’odore unico di pini e sole.</p>



<p><strong>Com’è nata l’idea di un’azienda vitivinicola in Sila?</strong></p>



<p>«È nata per gioco nel 2006, a me piacevano l’uva e il mosto cotto – ride – ed ebbi la felice idea di impiantare un vigneto in una porzione di terreno che avevamo acquistato. All’epoca ci presero tutti per matti, qualcuno ci chiedeva “com’è possibile un vigneto in Sila, a 1300 metri?”, sembrava un’impresa impossibile. Ho cominciato a studiare alcuni manuali: secondo me era realizzabile, anche se mi prendevano per matto. Scoprii poi su Internet l’esistenza di quello che era all’epoca il vigneto più alto d’Europa, si trovava in Valle d’Aosta: se lì era possibile, perché non avrebbe dovuto esserlo anche da noi? Abbiamo così chiesto alla Regione Calabria l’autorizzazione per un campo sperimentale, arrivata nel 2008, e abbiamo piantato le prime 500 piante, di tutte le varietà, proprio per capire quale riuscisse a vegetare, fruttificare e vinificare a queste quote. Abbiamo ottenuto vini davvero eccellenti e negli anni successivi abbiamo impiantato altre 500 piante. Da una richiesta di vino abbastanza elevata è scaturita poi la decisione di metter su una vera e propria azienda. Attualmente, abbiamo oltre 11mila piante – anzi quasi 12mila – su due ettari e mezzo di superficie e ci avvaliamo della collaborazione di un enologo e tre agronomi».</p>



<p><strong>Quali sono le peculiarità e quali le difficoltà che affronta un’azienda come la vostra?</strong></p>



<p>«Sicuramente i pro di produrre qui, immerso nei pini e con vista sul lago, riguardano la qualità altissima che raggiungono le uve, che hanno più pregio e da cui si ottengono vini più freschi, più persistenti e più fruttati grazie proprio all’escursione termica che fa sì che l’uva assorba tutto ciò che la circonda. Il profumo dell’erba, dei fiori e degli alberi viene trasmesso così ai mosti e lo ritroviamo nei vini».</p>



<p>«Inoltre – interviene Immacolata – a queste altezze non siamo attaccati dai parassiti e non abbiamo necessità di utilizzare pesticidi, ci limitiamo a usare prodotti naturali come zolfo e rame».</p>



<p>«Vivere in questo territorio, a contatto con la nostra terra, ci consente anche di cercare di valorizzare il territorio – chiosa Emanuele S. – Si pensi che, quando abbiamo acquistato, questo era un terreno abbandonato. Anticamente veniva usato a seminativo, poi è stato lasciato a se stesso ed era invaso dalla cosiddetta ginestra infestante. Al tempo stesso, per noi è importante <em>restare</em>. Mio figlio è ingegnere, ma ama la terra e questo lo lega ancora di più a questi luoghi e alla valorizzazione. Vedere che spesso la politica non si cura del nostro territorio ci fa stare male».</p>



<p>«Ci sono ovviamente delle difficoltà – prosegue Emanuele J. – che ci fanno sudare freddo, come le gelate primaverili o la grandine, che rischiano di far ridurre la produzione o far addirittura perdere il raccolto. Sono fattori che bisogna mettere in conto, in fondo è questa l’agricoltura “eroica”».</p>



<p><strong>Quali sono le difficoltà nel fare imprenditoria al Sud?</strong></p>



<p>«Qui, in particolare in Sila, ci sono meno servizi rispetto ad altre zone e i costi sono superiori: per esempio, per quanto riguarda il trasporto merci, rispetto a una zona a bassa quota questa è decisamente svantaggiata. È necessario poi lavorare il doppio per trovare il modo di attirare qui i flussi turistici. La crisi degli ultimi mesi ha fatto poi lievitare i prezzi e ci troviamo di fronte a una situazione di scarsità di materie prime».</p>



<p><strong>Qual è il vostro mercato di riferimento e a quanto ammonta la produzione attualmente?</strong></p>



<p>«Le esclusive riguardano, in Italia, i centri più grossi, mentre all’estero esportiamo in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera. Produciamo circa 10mila bottiglie, per scelta il nostro è un prodotto di nicchia a tiratura limitata: puntiamo tutto sulla qualità, non sui quantitativi».</p>



<p><strong>Quali sono le previsioni per la prossima produzione?</strong></p>



<p>«Visto il gran caldo, crediamo che il prodotto avrà una qualità eccellente».</p>



<p><strong>Quali invece i progetti futuri?</strong></p>



<p>«Siamo al lavoro per realizzare, anzi per completare, un museo e una sala degustazione. Sarà così possibile visitare il museo, fare dei picnic con prodotti tipici della nostra terra e anche pernottare in due casette immerse nella natura. Inoltre, continuiamo a lavorare per migliorare sempre il nostro prodotto, creando ogni giorno il nostro personale percorso e la nostra storia».</p>



<p>Storie come questa e prodotti di così alta qualità danno un senso nuovo alla restanza che si fa valorizzazione del territorio, racconto di ciò che la natura ha da offrire, riscoperta delle tradizioni e, soprattutto, delle identità.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Settembre, il mese più celebrato tra ripartenze, aspettative disattese e canzonette</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Sep 2022 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
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		<category><![CDATA[Cesare Cremonini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Settembre, ci piaccia oppure no, è uno dei mesi più celebrati. Saranno le giornate che si accorciano, le ferie che diventano ricordi, il ritorno alle scrivanie oppure dietro ai banchi. Il mese appena iniziato rappresenta quasi una condizione esistenziale, uno stato d’animo malinconico. Tutti luoghi comuni, sia ben chiaro, eppure il suo fascino rimane proprio perché porta con sé quello che aneliamo davvero: nuovi inizi. Ancor più di gennaio, è questo il momento dedicato ai famosi “buoni propositi”: dai progetti [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Settembre, ci piaccia oppure no, è uno dei mesi più celebrati. Saranno le giornate che si accorciano, le ferie che diventano ricordi, il ritorno alle scrivanie oppure dietro ai banchi. Il mese appena iniziato rappresenta quasi una condizione esistenziale, uno stato d’animo malinconico. Tutti luoghi comuni, sia ben chiaro, eppure il suo fascino rimane proprio perché porta con sé quello che aneliamo davvero: nuovi inizi. Ancor più di gennaio, è questo il momento dedicato ai famosi “buoni propositi”: dai progetti personali al cambio del guardaroba, passando per l’iscrizione in palestra e quelle telefonate che rimandiamo da settimane. Con l’aria del mattino che si fa più frizzante emergono tutti i desideri e i bisogni solitamente sopiti che, dopo le vacanze, fanno finalmente capolino reclamando spazio e attenzione. Il carico di energia rinnovato che avvertiamo in questi giorni è dovuto proprio alle vacanze appena trascorse, all’abbassamento nella produzione di adrenalina, noradrenalina e cortisolo – il cosiddetto ormone dello stress – e nell’aumento delle endorfine e della serotonina – anche note come ormoni della felicità. Ingredienti, questi, che accendono la motivazione e hanno risvolti positivi anche a livello chimico-fisico. Consapevoli che la maggior parte dei nostri progetti finiranno presto accantonati e che riusciremo a disattendere le nostre stesse aspettative in favore di obiettivi realizzabili, ci prepariamo ad affrontare le prossime giornate con l’entusiasmo genuino che provano i bambini di fronte alle vetrine delle cartolerie piene zeppe di nuovi accessori, penne coloratissime, quaderni dalle copertine improbabili dettate dalle mode del momento.</p>



<p>Non è un caso, perciò, che un momento così struggente eppure costruttivo sia il più celebrato da cantanti e musicisti, quasi come se nella frenesia del mutamento fosse possibile scorgere la vera essenza delle cose. C’è chi avrà già ricominciato ad ascoltare – e a condividere sui social – il grande classico dei Green Day “Wake me up when september ends”, già nostalgico dell’autunno e proiettato verso atmosfere cupe, mentre i padri di molti di noi avranno tirato fuori dal cassetto l’intramontabile vinile della PFM con “Impressioni di settembre”, che compie esattamente cinquant’anni, seguendo quasi copioni prestabiliti che si ripetono di anno in anno.</p>



<p>Questo mese, tuttavia, merita uno sforzo in più, anzi una playlist dedicata alla luce più satura, alle spiagge vuote e alle cose che ricominciano.</p>



<p>Se volete uscire dal loop delle canzoni già sentite, non potete non rivalutare la hit del 2006 “Sole di settembre”: per noi Millennials nostalgici i Finley sono sempre stati sinonimo di energia, spensieratezza e carisma, proprio quello di cui abbiamo bisogno in questo mese.</p>



<p>“Settembre, tu mi hai lasciato con un messaggio / e io non ti ho detto niente /, le cose giuste / non hanno un gran bisogno di parole” canta Cesare Cremonini in “Maggese” e, a pensarci bene, quante storie d’amore sono già finite e quanto bisogno abbiamo di prepararci alla ripartenza? Maggese è, infatti la condizione di un campo lasciato incolto affinché possa rimineralizzarsi e questa condizione può, anzi deve, essere estesa anche all’uomo. Dalla malinconia riflessiva allo sguardo speranzoso ed entusiasta verso il futuro, il cantautore bolognese adopera sapientemente una metafora contadina per ricordare un momento di vita.</p>



<p>“È tempo di imparare a guardare / è tempo di ripulire il pensiero / è tempo di dominare il fuoco / è tempo di ascoltare davvero”: “Settembre” di Cristina Donà, contenuta nell’album “La quinta stagione”, sposa la tradizione orientale e sottolinea come la tarda estate – settembrina, appunto – sia il momento ideale per abbandonarsi al vero cambiamento e alle magnifiche trasformazioni della vita.</p>



<p>Di malinconia struggente si tinge il settembre di Gazzelle, che non esita a definirlo “un mese di merda per ricominciare”. Rifuggendo facili romanticismi e manierismi, il cantautore ci invita a sdrammatizzare, guardando oltre l’amore, l’odio e l’indifferenza, per tornare tutti a guardare nella stessa direzione.</p>



<p>Per chi non riesce proprio a digerire questo mese, arrivano in soccorso i milanesi Fine before you came: “È una vita che provo a capire settembre, ma non fa per me / è più forte di me”. Contenuta nell’album del 2011 “Ormai”, “Capire settembre” è, senza troppi giri di parole, un brano che sottolinea l’innata capacità empatica di una band che cattura istantanee in testi fenomenali.</p>



<p>Ci piaccia oppure no, settembre ormai è tra noi insieme a tutte le cose che avevamo rinviato. Se questo proprio non ci va giù, possiamo sempre rimandare tutto a gennaio.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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