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	<title>Chiara Allevato &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>La guerra la fanno i governi, non i popoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Mar 2022 18:41:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché per sostenere l’Ucraina non serve cancellare la cultura russa Tragiche notizie dall’Ucraina si susseguono, dall’inizio di quella che in termini politici possiamo chiamare invasione. La notizia ha monopolizzato i media di tutto il mondo, ma c’è una fetta di popolazione che riceve informazioni contrastanti e fuorvianti: il popolo russo. Non sono impedimenti esterni a rendergli impossibile ricevere informazioni, nonostante le sanzioni delle forze politiche occidentali stiano agendo proprio per colpirli e scatenare una reazione che imponga a Putin di [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center">Perché per sostenere l’Ucraina non serve cancellare la cultura russa</h2>



<p class="has-drop-cap">Tragiche notizie dall’Ucraina si susseguono, dall’inizio di quella che in termini politici possiamo chiamare invasione. La notizia ha monopolizzato i media di tutto il mondo, ma c’è una fetta di popolazione che riceve informazioni contrastanti e fuorvianti: il popolo russo. Non sono impedimenti esterni a rendergli impossibile ricevere informazioni, nonostante le sanzioni delle forze politiche occidentali stiano agendo proprio per colpirli e scatenare una reazione che imponga a Putin di ritirare le truppe. Non è colpa neanche delle limitazioni di grandi corporazioni come Google, che ha bloccato l’accesso a internet a chiunque si trovi sul suolo nazionale. </p>



<p>È la propaganda di un vero e proprio regime. Da decenni, più che anni, Putin ha preso il controllo dei media russi per dare un’immagine di sé lontana dal modello occidentale, per indurre il popolo a credere di essere un vero uomo russo, che racchiude i valori bucolici e mascolini che richiede l’immaginario collettivo. Le elezioni truccate, i dissidenti cacciati o “scomparsi”, la continua soppressione di ogni forma di espressione individuale ha fatto il resto. </p>



<p>Il popolo russo è vittima della guerra e altrettanto consapevole, per molti versi, di quello che sta accadendo; a riprova di ciò le continue manifestazioni che stanno avvenendo a Mosca. Anche le testimonianze dei russi che si dicono a favore della “riannessione” dell’Ucraina provano questo, dalle loro parole si vede che sono completamente succubi della propaganda e tagliati fuori dal mondo appositamente. </p>



<p>Ci chiediamo, dall’alto del nostro privilegio, come possa essere vivere in un Paese che limita la tua libertà personale; quasi sprezzanti ci immaginiamo dissidenti, partigiani, ma la realtà è molto più complessa e non possiamo guardare al gruppo come un unico corpo pensante, specie se viene a sua volta usato come pedina nelle strategie di attacco per colpire il vero obiettivo, il capo di governo. </p>



<p>Quello che sta succedendo negli Stati Uniti e nel mondo ha dell’assurdo ma non del mai visto: le persone hanno bisogno di trovare un capro espiatorio ai drammi e creare due parti distinte tra bene e male e nel farlo condannano popolazioni intere. Come durante l’epidemia (e tutt’ora anche se è passato in secondo piano) non si contano i crimini d’odio commessi verso persone asiatiche o di origine asiatica, adesso si vuole colpire una cultura vasta come quella russa, antica più di Putin. </p>



<p>Quando Paolo Nori ha denunciato sui giornali la censura dell’Università Bicocca, che in un’azione pressapochista e francamente ignorante, voleva annullare una lezione sullo scrittore russo Dostoevskij, si è in fretta fatta un’associazione con la <a href="https://ventiblog.com/distruggere-la-storia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“cancel culture” e il boicottaggio delle statue di Idro Montanelli e Cristoforo Colombo avvenuto l’estate scorsa</a>. Innazitutto, è bene ribadire che la “cancel culture” come è ad oggi concepita, non esiste o non funziona, perché quando spuntano le magagne di personaggi ricchi e privilegiati, la bolla esplode per qualche tempo e presto l’unica cosa a essere “cancel” è la memoria dell’evento, perché quegli stessi personaggi tornano a fare la loro vita senza subire conseguenze effettive sulla loro carriera o vita sociale – tranne ovviamente pochissimi casi in cui sono coinvolti tribunali e multiple vittime. </p>



<p>Le vernici contro le statue, invece, andavano a colpire opere recenti e commissionate da privati, avevano lo scopo ultimo di mettere in luce aspetti e prospettive della storia che sono state da sempre escluse dai racconti del grande pubblico a svantaggio di popolazioni africane e sudamericane, che finalmente adesso hanno la possibilità di far sentire la loro campana. Boicottare le opere russe poco ha a che vedere con questo e tutto a che vedere col modo in cui vogliamo rinunciare alla complessità e spazzare via un’intera nazione per colpa di un solo capo politico, che ha ottenuto troppo potere anche grazie ai generosi finanziamenti di altri capi di governo occidentali. </p>



<p>Colpire la cultura di un popolo è l’atto più codardo e ignorante a cui possiamo sottoporci. È anche l’unica azione efficace per annientare generazioni, più della bomba atomica, basta chiederlo alle vittime del colonialismo. In una stessa persona può coesistere la necessità di responsabilizzare privilegiati che abusano della loro posizione, l’essere contro statue che celebrano personaggi discutibili sul piano umano e il sostegno imperituro per una cultura secolare che ha aiutato a plasmare la letteratura mondiale. </p>



<p>Il colpevole non è la massa, per trovarlo basta spesso guardare in alto, mentre si crogiola della sofferenza altrui dal suo elegante balcone.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Perché ci piace l&#8217;astrologia?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jan 2022 07:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ASTRI]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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		<category><![CDATA[INTERESSI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;umile opinione di una Gemelli ascendente Cancro Guardare le stelle per cercare direzione e senso nella vita terrena è una consuetudine dell’essere umano da sempre. Nei secoli culture antiche, anche geograficamente distanti, hanno voluto ipotizzare come gli astri osservati potessero influenzare comportamenti collettivi e individuali. In un approccio consapevolmente antiscientista, guardare le stelle è diventato un modo per riconoscere noi stessi e trovare orientamento e guida quando la logica non bastava. Solo in seguito, con l’astronomia, quindi studiando la fisica, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="has-text-align-center">L&#8217;umile opinione di una Gemelli ascendente Cancro </h2>



<p class="has-drop-cap">Guardare le stelle per cercare direzione e senso nella vita terrena è una consuetudine dell’essere umano da sempre. Nei secoli culture antiche, anche geograficamente distanti, hanno voluto ipotizzare come gli astri osservati potessero influenzare comportamenti collettivi e individuali. In un approccio consapevolmente antiscientista, guardare le stelle è diventato un modo per riconoscere noi stessi e trovare orientamento e guida quando la logica non bastava. </p>



<p>Solo in seguito, con l’astronomia, quindi studiando la fisica, chimica e il comportamento dei corpi celesti abbiamo dato un volto e una spiegazione materiale a quelli che in precedenza erano fenomeni inspiegabili associati a divinità o entità immortali. Tuttavia, il fascino verso un approccio antiscientista non è mai sfiorito e che l’interesse per l’astrologia duri indenne ai giorni nostri – anche in forma di Paolo Fox – dice tanto di noi.</p>



<p>Recentemente, infatti, sembra che sia tornato di moda guardare ai dodici segni zodiacali e identificarsi nel proprio tramite meme, grafiche, campagne marketing accattivanti. Il modo in cui i pianeti ci influenzano è un tema che affascina da sempre e l’astrologia, per questo, è da sempre ben inserita nella nostra cultura. La ritroviamo anche in prodotti per bambini: come la saga di Sailor Moon, il cartone animato che ha come protagoniste guerriere magiche che si identificano in un pianeta del sistema solare. Una delle ultime serie di Netflix italiane “Guida astrologica per cuori infranti” cavalca la moda in modo leggero e romantico senza prendersi sul serio e perfino le app d’incontri hanno inserito la possibilità di aggiungere il proprio segno zodiacale al profilo.</p>



<p>Nonostante oroscopi e tema natale siano solo una parte di quella che è una (consapevole) non-scienza, è chiaro che molti pongano tante speranze e curiosità nel vedere come si posizionino i pianeti il giorno della propria nascita e come questi influenzino ogni aspetto della propria vita. Ma perché?</p>



<p>Le crisi economiche, gli effetti del cambiamento climatico, le diseguaglianze sociali hanno fatto mettere in discussione l’intero sistema in cui viviamo, portandoci a cercare nuove direzioni, con bussole meno istituzionali e che fossero riconducibili a valori antichi e millenari. Non è un mistero che la generazione dei millennial viva nel periodo storico più difficile: ogni mezzo e circostanza rimanda a un senso di inadeguatezza che fa sentire, anche in ambito lavorativo, come fosse troppo presto o troppo tardi per tutto. Sotto la stessa circostanza abbiamo assistito al ritorno in auge di prodotti d’intrattenimento “vintage” o con richiami al passato, rispettivi esempi sono serie televisive come Friends e Stranger Things.</p>



<p>La pandemia ha dato il colpo di grazia. La sensazione generale è che la struttura economica e sociale corrente sia estremamente fragile e che l’intrattenersi con materie che non hanno basi scientifiche riconosciute sia forma d’intrattenimento e insieme un modo per trovare definizione e forma a una vita incerta che non dà gli strumenti per farci comprendere chi siamo e cosa realmente ci piace, troppo impegnati a seguire le mode dettate dal consumismo e a barcamenarci tra lavori precari che si mangiano il tempo libero che dovrebbe essere dedicato allo sviluppo personale. All’improvviso diventa tutto estremamente semplice e divertente: sono Acquario quindi la mia indole è artistica e solitaria, sono Toro quindi mi piacciono le relazioni stabili e lunghe. In questo fa gioco anche l’effetto Forer, che spinge l’individuo a identificarsi in profili e descrizioni costituite di frasi generiche e astratte. Si tratta sempre, comunque, d’immaginazione. </p>



<p>La reazione opposta a questo interesse è infatti incredibilmente ostile, dimenticando un aspetto molto importante: <strong><em>l’astrologia è divertente</em></strong>.</p>



<p>Per quanto è diventato pericoloso parlare di argomenti che la scienza volutamente rifuggono, specie negli ultimi tempi con la nascita di movimenti novax o in generale scettici verso la medicina e la scienza, si tratta di ambiti da approcciare con gioco e spirito di condivisione. Come letteratura e arte non hanno finalità pratiche nella nostra vita se non arricchire la nostra anima, l’astrologia è diventata il modo in cui, fingendo di identificarci in qualcosa, ci costringiamo a leggere noi stessi e guardare ai nostri comportamenti (e alle conseguenze che ne derivano) con criticità, per migliorare il modo in cui comunichiamo e ci presentiamo al prossimo. </p>



<p>Quindi no, non vuol dire che giustificheremo la tua maleducazione perché sei Scorpione, spiace.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Cos&#8217;è il Whamageddon?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jan 2022 06:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ascolti Last Christmas e muori (no, non veramente) Era una tranquilla serata di dicembre, mancava una settimana a Natale e conversavo allegramente con amici, quando poche note familiari giungono alle mie orecchie. Orecchie che fanno penetrare il ritmo nel mio subconscio e mi portano addirittura a canticchiare. Riconosco le note, il testo, l’artista e boom!, è finita. Una smorfia di orrore mi si dipinge sul viso, un rantolio disperato proveniente dalla gola fa rendere conto alle persone in mia – [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center">Ascolti Last Christmas e muori (no, non veramente)</h2>



<p class="has-drop-cap">Era una tranquilla serata di dicembre, mancava una settimana a Natale e conversavo allegramente con amici, quando poche note familiari giungono alle mie orecchie. Orecchie che fanno penetrare il ritmo nel mio subconscio e mi portano addirittura a canticchiare. Riconosco le note, il testo, l’artista e boom!, è finita. Una smorfia di orrore mi si dipinge sul viso, un rantolio disperato proveniente dalla gola fa rendere conto alle persone in mia – sventurata – compagnia che è successo qualcosa di terribile. </p>



<p>Chiara, tutto bene? &lt;&lt;No!&gt;&gt; urlo &lt;&lt;<strong>Ho perso il Whamageddon</strong>&gt;&gt;.</p>



<p>Mi arrivano dei comprensibili sguardi confusi, d’altronde queste “cose dell’internet” le “conosco solo io”; quindi, eccomi a spiegare la sfida del web che vive e prospera da dieci anni e ha avuto il suo picco di notorietà nel 2018 e vede coinvolta la canzone Last Christmas.</p>



<p>Cos’è il Whamageddon?</p>



<p>Nato nel 2010 sul forum GTPlanet, il Whamageddon è un gioco nato online che coinvolge gli utenti a concorrere per una gloria fittizia ma fonte di grande soddisfazione: nei primi ventiquattro giorni di dicembre, infatti, fino alla mezzanotte della Vigilia, non bisogna ascoltare l&#8217;iconica canzone natalizia del gruppo musicale. Il grado di difficoltà è abbastanza elevato, non ricordo un anno in cui Last Christmas non fosse messo nelle prime cinque tracce di qualunque playlist natalizia ed è proprio qui che sta l’adrenalina e il brivido. L’unica salvezza consiste nell’evitare le stazioni radio il più possibile, circumnavigare i luoghi pubblici con musica natalizia in filodiffusione, tenendo a mente che in caso si ascolti il pezzo si è salvi solo se si tratta di un remix o di una cover. </p>



<p>Se, invece, per qualche infausta ragione si ascolta il pezzo originale e la voce flautata di George Michael ha raggiunto le tue orecchie con consapevolezza prima del termine, la sfida è persa e devi condividere la tua sconfitta sui social usando #Whamageddon. Come d’altronde ho dovuto fare io. </p>



<p>Niente paura, però, c’è sempre l’anno prossimo.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Cantami, o (Pop) Diva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Dec 2021 19:16:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra musical e fanfiction, le nuove generazioni riscoprono i miti greci con occhi nuovi e valori immortali Le storie della mitologia greca continueranno sempre a interessare le generazioni a venire, ma non tutto il merito risiede nel loro essere la culla della nostra civiltà. I miti costituiscono le basi solide della nostra letteratura e hanno definito il modo in cui ci raccontiamo, tanto che non solo chi ha fatto il liceo classico li apprezza superata la maggiore età, ma ammaliano [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center">Tra musical e fanfiction, le nuove generazioni riscoprono i miti greci con occhi nuovi e valori immortali</h2>



<p class="has-drop-cap">Le storie della mitologia greca continueranno sempre a interessare le generazioni a venire, ma non tutto il merito risiede nel loro essere la culla della nostra civiltà. I miti costituiscono le basi solide della nostra letteratura e hanno definito il modo in cui ci raccontiamo, tanto che non solo chi ha fatto il liceo classico li apprezza superata la maggiore età, ma ammaliano a distanza di tempo e spazio arricchendo le storie del presente mostrandocele con una luce nuova.</p>



<p>Come fanno? Gli dèi e gli eroi greci ci allontanano dal concetto cristiano di onnipotenza e onniscienza della religione e il risultato sono storie con protagonisti i cui poteri e capacità sovrannaturali diventano un pretesto per smascherare difetti essenzialmente umani.</p>



<p>Soprattutto, il modo in cui parlano di amore e diversi tipi di amore è sempre attuale. Non si contano i rifacimenti del mito di Orfeo ed Euridice, dal più recente prodotto cinematografico Ritratto di una giovane in fiamme al musical indie punk Hadestown, vincitore del Tony Award al miglior musical nel 2019. Il pubblico continua imperterrito a sperare che Orfeo non si giri, perché le migliori storie d’amore sono condite dalla tragedia e ci fanno riflettere su come l’amore non basta. Ciò che continua ad appassionare del mito è capire che la società degli uomini rende l’amore un lusso, soprattutto se quel lusso viene capitalizzato e precluso da fattori esterni. </p>



<p>Lo stesso vale per Achille e Patroclo, eroi della guerra di Troia che condividevano un legame ambiguo, la cui vera natura è oggetto di controversie. Solo tramite recenti riletture dell’Iliade si è esplorata la possibilità che fossero amanti, oltretutto amanti tra i più tragici e shakespeariani. L’amore proibito per tanti motivi, legati principalmente al modo in cui viene e veniva vista l’omosessualità, al modo in cui i valori di una mascolinità tossica e misogina venivano imposti in limiti ben definiti ci rende impossibile non appassionarci al loro destino, soprattutto se raccontato così bene come nel libro di Madeleine Miller “La canzone di Achille”. </p>



<p>Quello che sta portando le nuove generazioni, soprattutto oltreoceano, ad approfondire la conoscenza dei miti greci, sono romanzi come questo che riscrivono quasi come in una fanfiction storie fisse nell’immaginario comune per renderle attuale e la Miller in questo è riuscita a imporsi, anche grazie al suo secondo romanzo “Circe” che dà al personaggio dell’Odissea una rilettura femminista che si accosta alla riappropriazione del ruolo della “strega” nella letteratura, non più mostro per natura malvagia e demoniaca, ma mostro come essere pericoloso e imprevedibile che si ribella al sistema patriarcale e rifiuta il ruolo imposto di moglie e madre sottomessa. </p>



<p>La flessibilità con cui miti antichi vengono ancora adattati alle vicende umane contemporanee ne testimoniano la capacità – mai messa in dubbio, per altro – di riuscire a raccontare ancora qualcosa, arricchendo i testi tramandati senza urlare alla censura o all’alterazione degli “originali”. D’altronde non importa quanto le storie siano importanti, a volte basta solo saperle raccontare.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>I nativi digitali vanno protetti dal mondo digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Oct 2021 17:28:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNET]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nascere in pieno boom dei social network e crescere in un mondo digitalizzato non assicura che la generazione z sappia districarsi tra i pericoli e i rischi che cela il web. Il Movimento Etico Digitale “Social Warning” lo sa bene e da anni si occupa si sensibilizzare sul tema, soprattutto visto il crescente uso dei social come mezzo di comunicazione per i ragazzi, che dalla concezione di svago e intrattenimento sono stati costretti dalla pandemia a renderlo cruciale per le [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Nascere in pieno boom dei social network e crescere in un mondo digitalizzato non assicura che la generazione z sappia districarsi tra i pericoli e i rischi che cela il web. Il Movimento Etico Digitale “Social Warning” lo sa bene e da anni si occupa si sensibilizzare sul tema, soprattutto visto il crescente uso dei social come mezzo di comunicazione per i ragazzi, che dalla concezione di svago e intrattenimento sono stati costretti dalla pandemia a renderlo cruciale per le interazioni scolastiche e lavorative, accelerando il bisogno di fare molta attenzione alla propria identità digitale. Un passaggio che a livello legislativo non può passare inosservato, specie visto il debole e ritardatario pugno duro delle istituzioni verso i rischi concreti dell’online.</p>



<p>Si tratta di una generazione sottovalutata, quella dei gen z. Bistrattati, considerati “gretini” e superficiali, fanno fatica a farsi prendere sul serio, ma per un occhio più anziano che sa realmente comprendere in che mondo ci troviamo non è difficile riconoscere le complessità e l’apertura mentale di quella che è la prima generazione che ha accesso a tutto e &#8211; soprattutto &#8211; è in grado di non farsi sopraffare dalle mode e insistere su ciò che è individuo e ciò che è importante per la comunità.</p>



<p>Da un’analisi condotta dall’Osservatorio Scientifico della no profit Movimento Etico Digitale, fondata dall&#8217;esperto di digital e Generazione Z Davide Dal Maso, è emerso che i ragazzi tra 11 e 18 anni sono consapevoli di tematiche sociali profonde e capillari e usano il web per contrastarle. Non è raro vederli fare attivismo contro il gender gap, il razzismo e l’omofobia, eppure manca ancora qualche passaggio per renderli cittadini digitali consapevoli.</p>



<p>Tramite due eventi che si sono tenuti nel weekend, la no profit ha chiesto l’istituzione della Giornata Europea sulla Cittadinanza Digitale. In un primo evento dedicato, patrocinato dal Ministro per le disabilità, che si è tenuto a Roma, sono scesi in campo settanta giovani opinion leader esperti di educazione digitale provenienti da 12 Paesi dell’Unione Europea. Inoltre, sempre nella giornata di venerdì, migliaia di studenti italiani sono stati coinvolti in una “lezione di cittadinanza digitale” sulla piattaforma Twitch dell’Associazione con influencer come Muciaccia di Art Attack.</p>



<p>Twitch è una piattaforma di streaming in diretta che sta facilmente soppiantando Youtube, grazie a una policy su monetizzazione e sulla censura dei contenuti che rende più semplice rispetto al vecchio “broadcast yourself” organizzare dirette e, soprattutto, rivolgersi ai giovani in questione, che usano ormai con costanza il sito da un paio d’anni. Quando emergono nuove “piazze” online è facile che arrivino i più giovani a flotte per invadere gli spazi, seguendo magari il loro content creator di riferimento. È importante quindi che l’azione congiunta per fornire l’educazione digitale necessaria sia accompagnata a una conoscenza approfondita dei mezzi da usare e delle community da coinvolgere. Il doppio evento in presenza e online, oltre a rappresentare il modo in cui il mondo si sta muovendo post-covid (se di post si può parlare) cercando di trarre il meglio dalle due realtà.</p>



<p>Anche la presenza di Giovanni Muciaccia, prima storico conduttore di Art Attack, ritrovato influencer e aderente al Movimento, rappresenta appieno la congiunzione tra millennial e generazione z, uniti in nome di un web che sappia accogliere tutt* e tutelare allo stesso tempo.</p>



<p>Con i due eventi è stata lanciata la campagna #CittadiniDigitali per raccontare l’importanza di portare l’educazione civica digitale e le opportunità di inclusione sociale che questa offre, nelle scuole di tutta Europa. D’altronde, la Giornata da istituire coprirebbe tematiche fondamentali che, ad oggi, è impossibile ignorare in un mondo ormai sempre più digital, specie considerando quanto il cambiamento sia arrivato a crescente velocità in quella direzione. Non c’è tempo e non deve esistere più un luogo selvaggio, costruiamoci il nostro quartiere e lasciamo che i ragazzi crescano al sicuro nelle loro strade, consapevoli e con doppia cittadinanza.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>In the Heights &#8211; per chi migra conta la comunità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2021 08:13:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lin Manuel Miranda è entrato nell’olimpo degli scrittori e compositori grazie a “Hamilton”, il musical sui padri fondatori americani. In un intreccio di stili musicali moderni, lo show di Broadway ha avuto un enorme successo internazionale fin dai suoi primi spettacoli nel 2016, tanto da approdare sulla piattaforma Disney+ a fruizione libera degli abbonati. A cosa fu dovuto il boom di Hamilton, tanto da portare Obama stesso ad elogiarlo pubblicamente? Il successo del musical è dovuto ai temi universali, spesso [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Lin Manuel Miranda è entrato nell’olimpo degli scrittori e compositori grazie a “Hamilton”, il musical sui padri fondatori americani. In un intreccio di stili musicali moderni, lo show di Broadway ha avuto un enorme successo internazionale fin dai suoi primi spettacoli nel 2016, tanto da approdare sulla piattaforma Disney+ a fruizione libera degli abbonati.</p>



<h3>A cosa fu dovuto il boom di Hamilton, tanto da portare Obama stesso ad elogiarlo pubblicamente?</h3>



<p>Il successo del musical è dovuto ai temi universali, spesso sottovalutati dai media mainstream o trattati da un punto di vista “bianco”: il cast di attori prevalentemente afro-discendente ha messo in scena nelle sue incoerenze e ipocrisie la storia degli Stati Uniti, la cui origine e il suo proliferare è dovuto allo sforzo degli immigrati. I temi legati all’integrazione erano tornati a essere l’argomento principale del dibattito pubblico americano negli ultimi anni, soprattutto a causa delle politiche portate avanti da Trump. </p>



<p>Lin Manuel Miranda ha trovato nel suo elogio in chiave critica del sogno americano il terreno su cui esprimersi artisticamente e lo ha confermato con l’uscita di “In the Heights”, il film tratto dall’omonimo musical che porta sempre la sua firma. </p>



<p>Essendo un’opera precedente al più noto Hamilton possiamo meglio vedere la sua evoluzione artistica: nel musical contemporaneo affronta gli stessi temi legati alle comunità migranti. Il film ci fa notare i dissidi di chi cresce in comunità che non vengono valorizzate. “Migrare” porta con sé il problema di trovare un posto a cui appartenere e, guardando i giovani protagonisti del film, divisi tra l’amore per la comunità e la consapevolezza di poter condurre una vita serena solo cercando fortuna altrove, non possiamo che rivedere gli stessi universali temi che riguardano anche i giovani meridionali fuorisede, amanti delle proprie origini e costretti ad andarsene. </p>



<p>Le comunità sono il collante dei popoli che lo Stato si rifiuta di riconoscere.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Tormentoni e tormenti: Generazione 56k è la serie tv degli old millennial</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Aug 2021 16:38:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Netflix Italia ha preso l’abitudine di lanciare produzioni per ragazzi a ridosso dell’estate e sono sempre serie fatte di amori giovani, sfrenati e complicati, come d’altronde sono sempre gli amori estivi. Dopo Summertime, lanciato sulla piattaforma ad aprile 2020, quest’anno la nostra dose di nostalgia è stata confezionata in casa The Jackal. Il gruppo comico, ormai sulla cresta dell’onda da un decennio per contenuti web e collaborazioni con media tradizionali e pubblicità, dopo diverse partecipazioni a programmi tv ha deciso [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Netflix Italia ha preso l’abitudine di lanciare produzioni per ragazzi a ridosso dell’estate e sono sempre serie fatte di amori giovani, sfrenati e complicati, come d’altronde sono sempre gli amori estivi. Dopo <em>Summertime</em>, lanciato sulla piattaforma ad aprile 2020, quest’anno la nostra dose di nostalgia è stata confezionata in casa The Jackal. </p>



<p>Il gruppo comico, ormai sulla cresta dell’onda da un decennio per contenuti web e collaborazioni con media tradizionali e pubblicità, dopo diverse partecipazioni a programmi tv ha deciso di lanciare la propria serie tv: <em>Generazione 56k</em>. Chiamata così perché i protagonisti vivono la loro pre-adolescenza insieme all’arrivo del modem 56k nelle nostre vite – con suoni inconfondibili &#8211; la serie si sviluppa su due linee temporali, una ambientata nel 1998 e una ai giorni nostri. </p>



<p>Fa strano anche scriverlo “giorni nostri&#8221;, perché sono passati trent’anni ma li percepiamo come cinque. La verità è che la tecnologia si è evoluta così tanto e così velocemente in quel periodo che nessuno di noi ha fatto in tempo ad abituarsi al concetto di tempo che passa, troppo presi dai nuovi aggiornamenti. </p>



<p>E i cosiddetti “old millennial&#8221; lo sanno bene. </p>



<p>Questa serie ruota intorno a una storia d’amore lunga anni, che si è sviluppata troppo in fretta, costringendo Daniel e Matilda a prenderne le redini solo molti anni dopo. Il risultato è un racconto scanzonato di come si era, come si è, cosa se n’è andato e cosa è rimasto. Problemi di “connessione&#8221; che non potevano che essere narrati e scritti da coetanei dei personaggi, a dimostrazione che la storia risulta più autentica se lasciamo che sia chi l’ha vissuta a spiegarcela, anche se sembra incompleta e si è costretti continuamente a fare i conti col proprio passato. Questa serie di successo, già “tormentone” estivo, vuole parlarci dei nostri tormenti e lo fa molto bene.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Olimpiadi: Citius, Altius, Fortius&#8230; Communiter?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jul 2021 13:54:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È il 2021 e il Comitato Olimpico Internazionale cambia il motto latino dell’evento, infatti a “Citius, Altius, Fortius” che in latino vuol dire “Più veloce, più in alto, più forte” è stato aggiunto Communiter, ossia “Insieme”. A detta del CIO, vuole essere un modo per riconoscere il valore unificante dello sport e l’importanza della solidarietà. Tuttavia, l’intento di unire mai come in questo periodo non può essere più lontano. Piccole “polemiche”, apparentemente superficiali ma pressanti, ci mostrano un mondo che [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">È il 2021 e il Comitato Olimpico Internazionale cambia il motto latino dell’evento, infatti a “<em>Citius, Altius, Fortius</em>” che in latino vuol dire “<em>Più veloce, più in alto, più forte</em>” è stato aggiunto <em>Communiter</em>, ossia “<em>Insieme</em>”. A detta del CIO, vuole essere un modo per riconoscere il valore unificante dello sport e l’importanza della solidarietà. </p>



<p>Tuttavia, l’intento di unire mai come in questo periodo non può essere più lontano. Piccole “polemiche”, apparentemente superficiali ma pressanti, ci mostrano un mondo che nel concetto di insieme intende uniformare, rifiutando le differenze che le culture e una società in continua evoluzione contengono.</p>



<p>Quando Naomi Osaka ha alzato la torcia olimpica in quanto rappresentante di questa edizione dei Giochi e del Giappone, non si è colto l’apporto rivoluzionario della scelta. Da stimata e pluripremiata atleta, la tennista giapponese negli ultimi mesi ha fatto discutere per la scelta di sottrarsi alla prassi promozionale dell’evento per tutelare la propria salute mentale, un aspetto delle competizioni che non bisogna dare per scontato. Se il corpo è sano, anche la mente deve esserlo, a prescindere dal livello di ricchezza, fama e opportunità che ci vengono date.</p>



<p>Recentemente, inoltre, si è parlato dell’abbigliamento delle atlete; cuffie create appositamente per contenere i capelli afro – notoriamente più voluminosi degli altri tipi &#8211; sono state rifiutate dalla Fina per i giochi olimpici. Ma si è parlato anche di atlete bianche.</p>



<p>L’idea che il corpo femminile esista solo per essere sessualizzato non è un’invenzione del femminismo, ma un dato di fatto, specie se si guarda alla vicenda della squadra di pallamano norvegese, costretta a giocare in scomodi bikini dalla Federazione del loro Paese, che si è permessa anche di multare le giocatrici quando hanno preferito indossare dei comodi pantaloncini, come d’altronde già fa la squadra maschile senza la prestazione ne sia inficiata.</p>



<p>Se le Olimpiadi vogliono unire, che intendano tutti o rimarrà nessuno.</p>
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		<title>Il femminismo è roba da terroni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Claudia Fauzia: La Malafimmina che lotta per i diritti delle donne del sud Italia Claudia Fauzia è “La malafimmina” che tramite i suoi profili social parla ogni giorno di femminismo e questione meridionale, due argomenti apparentemente lontani che possono davvero fare la differenza per le donne del sud Italia. Quando le chiedo perché abbia scelto il nome “La malafimmina”, mi dice in siciliano: “Bona fimmina è chidda ca &#8216;un parra&#8230;e io bona fimmina &#8216;un ci pozzu esseri” Perché [&#8230;]</p>
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<h2>Intervista a Claudia Fauzia: La Malafimmina che lotta per i diritti delle donne del sud Italia</h2>



<p class="has-drop-cap">Claudia Fauzia è “La malafimmina” che tramite i suoi profili social parla ogni giorno di femminismo e questione meridionale, due argomenti apparentemente lontani che possono davvero fare la differenza per le donne del sud Italia. Quando le chiedo perché abbia scelto il nome “La malafimmina”, mi dice in siciliano: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default"><p>“<em>Bona fimmina è chidda ca &#8216;un parra&#8230;e io bona fimmina &#8216;un ci pozzu esseri</em>”</p></blockquote>



<p>Perché stare in silenzio a subire la cultura patriarcale non è più possibile per moltissime donne del Sud, le cui condizioni sanitarie, lavorative e sociali richiedono una presa di posizione immediata e capillare, da parte della comunità e delle istituzioni stesse. Gli ultimi tempi hanno reso evidente che non si può parlare di un approccio femminista omogeneo e unitario quando si tratta del meridione. Il percorso di studi seguito da Claudia le ha permesso di avere una prospettiva più ampia e completa del movimento femminista e, a tal proposito, racconta della sua formazione: “<em>Sono nata e cresciuta a Palermo fino ai 18 anni, in seguito ho fatto la mia prima esperienza all’estero in Colombia grazie al progetto Intercultura. Progetto che mi ha portato poi sempre lontano dalla mia città, ispirandomi a fare sempre più esperienze fuori dall’Italia. Dopo la triennale, ho iniziato a frequentare la magistrale sugli Studi di genere a Bologna, per poi concluderla a Granada. Frequentavo ancora quando è iniziata la pandemia, per cui ho deciso di tornare in Sicilia e laurearmi online, come molti. Una volta tornata, ho deciso di rimanere a Palermo e occuparmi del progetto <strong><a href="https://linktr.ee/lamalafimmina">La malafimmina</a></strong></em>.”</p>



<p>Le esperienze a contatto con diversi Paesi non le hanno fatto dimenticare le sue origini, anzi le ha permesso di vederne bene le ingiustizie, ma anche il grande potenziale. “<em>Tornata in Sicilia, ho notato una situazione differente rispetto al contesto bolognese e spagnolo. In particolare, il movimento femminista bolognese, per quanto fosse legato alle lotte operaie e quindi alla questione classista, sentivo che non dava la stessa rilevanza alla questione meridionale</em>.”</p>



<p>Dopo l’episodio che ha visto l’influencer “economista”<strong> Imen Jane</strong>, lombarda, trattare con classismo e sufficienza la forza lavoro di Palermo con cui si interfacciava, pubblicando sul suo seguitissimo profilo Instagram i “consigli” che l’amica <strong>Francesca Mapelli</strong> dispensava incurante del contesto socio-economico del luogo, su internet non si sono sprecate le voci oltraggiate. </p>



<p>Per prima, la voce di La malafimmina, che ha colto l’occasione per non indirizzare una campagna d’odio contro il personaggio web, ma per educare sul problema dell’anti-meriodionalismo, ad oggi ancora estremamente sottovalutato. “<em>Ho parlato dell’argomento di recente con Officina Femminista, un gruppo femminista casertano, in una assemblea virtuale dal nome “Femminismo terrone”. Sul profilo Instagram è possibile trovare le motivazioni di questo incontro, ossia che sono tuttз figliз di una questione meridionale che porta con sé tutte le precarietà e differenze sociali, a partire dalle possibilità di accesso alla cultura e al lavoro.</em>&#8220;</p>



<p>“<em>Al Sud ci sono molte realtà che fanno tanto per il territorio e per le donne, ma volevo impegnarmi per far emergere la voce di quest’isola dal punto di vista femminista, perché il lavoro – anche istituzionale – che quelle realtà portavano avanti rimaneva spesso chiuso tra le mura di una città o, peggio, di un quartiere</em>”.</p>



<p>A tal proposito, per Claudia Fauzia, il cui femminismo intersezionale vuole vedere ogni individuo partecipare e contribuire alla realizzazione di un mondo più equo per tuttз, le iniziative da portare avanti in tal senso sono due: “<em>Serve che ci sia iniziativa istituzionale, ossia richiedere servizi efficienti, creare condizioni lavorative eque e soprattutto migliorare i servizi sanitari rivolti alle donne. La seconda iniziativa riguarda, invece, l’attivismo femminista: serve che si crei una rete tra persone e gruppi che si occupano di diritti civili e sociali, per formare un vero e proprio gruppo di pressione politica. Solo in questo modo potremmo davvero cambiare le cose e io mi sto già attivando per farlo nella mia terra, contattando gruppi femministi e dando loro più eco possibile</em>.”</p>
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		<title>Nella stanza di Bo Burnham</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2021 07:36:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Inside&#8221; è il comedy special del momento ed è comico perché non fa ridere Bo Burnham, classe 1990, è il comico statunitense di cui stanno parlando tutti. Con una carriera da vero millennial, Bo (Robert all’anagrafe) si è imposto gradualmente nel mondo dell’intrattenimento grazie al suo stile politicamente scorretto e al mescolare diversi espedienti teatrali: i suoi show sono un’alternanza perfetta di classica stand-up comedy, dialogo col pubblico, canzoni ironiche ed effetti speciali. La sua passione per l’arte visiva lo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2>&#8220;Inside&#8221; è il comedy special del momento ed è comico perché non fa ridere</h2>



<p class="has-drop-cap">Bo Burnham, classe 1990, è il comico statunitense di cui stanno parlando tutti. Con una carriera da vero millennial, Bo (Robert all’anagrafe) si è imposto gradualmente nel mondo dell’intrattenimento grazie al suo stile politicamente scorretto e al mescolare diversi espedienti teatrali: i suoi show sono un’alternanza perfetta di classica stand-up comedy, dialogo col pubblico, canzoni ironiche ed effetti speciali. La sua passione per l’arte visiva lo ha portato alla notorietà tramite Youtube e successivamente negli speciali realizzati nei teatri. </p>



<p>Recentemente si è dedicato alla sua carriera cinematografica, dirigendo e collaborando alla sceneggiatura di “<em>Eight Grade</em>” – criticamente acclamato – e recitando in “<em>Promising Young Woman</em>”, premiato agli Oscar 2021. Il suo speciale “<em>Inside</em>”, uscito su Netflix il 30 maggio, ci mostra l’uomo che è diventato, in uno show che ci costringe a rivalutare il concetto di comicità.</p>



<p>Nell’ultimo periodo si è discusso parecchio su cosa “faccia ridere”, soprattutto su cosa si “possa” ridere, specie guardando alla sensibilità delle nuove generazioni e all’imprevedibile successo di show comici più spontanei come LoL- Chi ride è fuori, su Prime Video. Bo Burnham nel tempo ha definito la comicità delle nuove generazioni, costituita da mescolamenti di registri alti e bassi, musica e moltissimo nonsense. Girato in un’unica stanza &#8211; quella che lo ha visto coltivare la sua arte in quest’anno di pandemia &#8211; lo speciale risulta essere un prodotto cinematografico ambizioso, confuso, divertente, deprimente e, in sostanza, straordinario. </p>



<p>Interessante è stato assistere alla reazione del web &#8211; il suo pubblico &#8211; all&#8217;uscita dello special: le discussioni che sono scaturite guardavano con ansia, spesso addirittura preoccupazione per lo stato mentale dell&#8217;attore, ma Bo è un attore, è bianco e privilegiato, ha solo assistito al 2020 e ce lo ha mostrato interpretando il personaggio di un film sceneggiato e prodotto da se stesso, come una Lory Del Santo per la gen z. </p>



<p>Di fatto, non dice nulla che non sappiamo già e che non abbiamo già provato, la preoccupazione che abbiamo sentito per lui è come dovremmo sentirci verso noi stessi. Bo è un privilegiato e lo sa bene, non si tira indietro in questa fase di indagine e caccia al problematico, ma per qualche motivo visto che si mette in discussione e chiede scusa, internet ritiene di dargli un lasciapassare &#8211; e lui non la sta prendendo bene. </p>



<p>In <em>Problematic</em> se lo chiede proprio &#8220;<strong><em>Isn&#8217;t anybody gonna hold me accountable?</em></strong>&#8220;, perché come nuove generazioni lo stiamo facendo bene, perché serve farlo bene, non ci accontentiamo più di attivismo performativo e scuse blande, per cui non dovremmo tirarci indietro solo perché Bo Burnham &#8220;ci fa ridere&#8221;.</p>



<p>Il film, in sostanza, ci mostra un Bo che parla al suo pubblico dipingendo la sua generazione e se stesso, spogliando di ipocrisie il nostro rapporto col web e le battaglie sociali che ci hanno coinvolto, mai sminuendo ma proiettando un universo interiore che ci accomuna, mostrandoci che l’arte prende sempre in prestito dalla vita, che possiamo assolutamente rappresentare come: un mescolamento di registri alti e bassi, musica e moltissimo nonsense.</p>



<p></p>



<p><em>Articolo già pubblicato su Il Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altravoce dei ventenni il 7 giugno 2021</em></p>
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