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	<title>Venti dal sud &#8211; categoria &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Francesca De Filippis: «La mia chitarra per vincere la solitudine»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2023 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
		<category><![CDATA[Venti dal sud - categoria]]></category>
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		<category><![CDATA[Emilio Pujol]]></category>
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		<category><![CDATA[Pier Paolo Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[Une soirée chez Mr. Ricardo Viñes]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A colloquio con la musicista salernitana reduce da uno spettacolo su Pasolini Eclettici e visionari, uniti dall&#8217;amore per l&#8217;Arte in tutte le sue declinazioni. Fuoriclasse del genio e della bellezza, ieri come oggi: Marc Chagall, Claude Debussy, Henri Matisse, Pablo Picasso, Maurice Ravel, Erik Satie, Paul Valéry. Parigi li fa incontrare e li consacra al crocevia tra le luci della Belle Époque e le ombre del secolo breve. Tra di esse, anche il dramma della guerra civile spagnola e l&#8217;avvento [&#8230;]</p>
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<p>A colloquio con la musicista salernitana reduce da uno spettacolo su Pasolini</p>



<p>Eclettici e visionari, uniti dall&#8217;amore per l&#8217;Arte in tutte le sue declinazioni. Fuoriclasse del genio e della bellezza, ieri come oggi: Marc Chagall, Claude Debussy, Henri Matisse, Pablo Picasso, Maurice Ravel, Erik Satie, Paul Valéry. Parigi li fa incontrare e li consacra al crocevia tra le luci della Belle Époque e le ombre del secolo breve. Tra di esse, anche il dramma della guerra civile spagnola e l&#8217;avvento del regime franchista, che obbliga un&#8217;intera generazione di artisti a valicare i Pirenei. </p>



<p>Il loro punto di riferimento è un pianista catalano, Ricardo Viñes, al quale guardano con curiosità anche i maestri delle avanguardie artistiche e musicali di inizio Novecento. La sua casa parigina diventa così un luogo di incessante e febbrile sperimentazione, ma prima ancora un raffinatissimo cenacolo in cui conversare e ascoltare musica. Lo stesso salotto che ha ispirato l&#8217;album d&#8217;esordio di una giovane chitarrista salernitana, Francesca De Filippis: <em>Une soirée chez Mr. Ricardo Viñes</em> (Da Vinci Classics, 2020) rilegge pagine più o meno celebri del repertorio di grandi maestri francesi (non solo Debussy e Satie, ma anche Albert Roussel e Darius Milhaud, tra gli animatori dell&#8217;eccentrico gruppo dei Sei) e spagnoli (Manuel De Falla, Federic Mompou, Emilio Pujol). </p>



<p>Non solo riletture di brani pianistici, ma anche la rivisitazione di capisaldi della chitarra classica, come la <em>Suite compostelana para guitarra </em>di Mompou. Una ricerca sonora che incrocia i grandi capolavori dell&#8217;arte, sempre presenti nelle esibizioni dal vivo dell&#8217;allieva di Francesco Matrone. Che, dopo aver ottenuto importanti riconoscimenti all&#8217;estero per il suo debutto discografico, ha recentemente condiviso la scena con Claudia Gerini e Mauro Gioia per uno spettacolo teatrale dedicato alle canzoni di Pier Paolo Pasolini.</p>



<p><strong>Maestro De Filippis, come si è avvicinata alla musica e, in particolare, alla chitarra classica?</strong></p>



<p>«Il mio primo incontro con la musica è avvenuto grazie a mio padre, anch&#8217;egli musicista, seppure a livello amatoriale. Conservo ancora il ricordo di tante serate trascorse a suonare con i suoi amici, per i quali la musica rappresentava anzitutto l&#8217;occasione per stare insieme. Dopo aver frequentato le scuole medie a indirizzo musicale, sono entrata al Conservatorio di San Pietro a Majella a Napoli, dove ho conseguito prima il diploma, poi la laurea di II livello con il chitarrista Maurizio Villa. Ho proseguito i miei <a href="https://www.francescadefilippis.com/biografia">studi</a> al Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, dove ho completato un master di II livello, e all&#8217;accademia “Musikene” di San Sebastian. Qui ho avuto la fortuna di conoscere un altro grandissimo maestro della chitarra, Marco Socìas».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="768" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-Francesca-1-2-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-34576" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-Francesca-1-2-768x1024.jpeg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-Francesca-1-2-225x300.jpeg 225w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-Francesca-1-2-1152x1536.jpeg 1152w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-Francesca-1-2-750x1000.jpeg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-Francesca-1-2.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>La chitarrista salernitana Francesca De Filippis | ph: Marco Barile</figcaption></figure>



<p><strong>Che cosa le ha dato questa esperienza formativa in Spagna?</strong></p>



<p>«L&#8217;opportunità di frequentare un ambiente così prestigioso ha dato un&#8217;ulteriore spinta ai miei studi, se non altro perché sono innamorata della musica spagnola del primo Novecento e, in particolare, dell&#8217;opera di Emilio Pujol. Leggendo la sua autobiografia, mi ha particolarmente colpito il racconto della fuga da Lérida, la sua città natale, a Parigi, appena dopo la morte della madre per l&#8217;epidemia di influenza spagnola. Fu questa l&#8217;occasione per andare a trovare il suo caro amico Ricardo Viñes, che si era già trasferito da qualche anno a Parigi per studiare pianoforte al conservatorio. Una sera Pujol ebbe il privilegio di condividere il salotto di Viñes, frequentato da personaggi come Claude Debussy, Maurice Ravel e Manuel De Falla. Quell&#8217;aneddoto mi ha catturata e mi ha emozionata».</p>



<p><strong>Come ha cercato di restituire le atmosfere di quel salotto così raffinato?</strong></p>



<p>«Il mio maestro a Napoli, Maurizio Villa, è stato una grande fonte di ispirazione per me, perché mi ha convinta a cercare una forma-concerto diversa dalle classiche <em>performance</em> in cui manca l&#8217;interazione tra il concertista e il pubblico che assiste alla sua esibizione. Leggendo le pagine della biografia di Pujol, ho quasi desiderato di trovarmi nel salotto di casa Viñes. A quel punto, Villa mi ha suggerito di far rivivere quell&#8217;ambiente in un concerto. In fase di preparazione, non mi sono limitata soltanto a documentarmi sugli artisti che erano stati ospiti di Ricardo Viñes &#8211; su tutti Marc Chagall e Pablo Picasso &#8211; ma ho voluto anche associare un dipinto a ogni brano proprio per intraprendere un viaggio in un mondo che non è affatto semplice spiegare a uno spettatore di oggi, magari poco avvezzo alla musica francese o spagnola di inizio Novecento. In questo modo, ho cercato di trasmettere l&#8217;emozione che ho provato mentre immaginavo di trascorrere una serata con loro, abbinandola a un tipo di concerto diverso con cui coinvolgere gli spettatori».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Concerto di Francesca De Filippis al 39° Festival Internazionale della Chitarra di Lagonegro" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/BvaE82AxJfs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption>Un&#8217;esibizione di Francesca De Filippis al Festival della chitarra di Lagonegro (Potenza) risalente all&#8217;agosto 2022</figcaption></figure>



<p><strong>In che modo ha sviluppato questa contaminazione tra i dipinti e le composizioni che lei ha rivisitato?</strong></p>



<p>«Questa ricerca è il frutto dello scambio di idee con i miei amici musicisti, allargato anche agli artisti con cui collaboro abitualmente e ad alcuni formatori che lavorano in ambito artistico e teatrale, ognuno dei quali ha dato un senso alle mie emozioni. D&#8217;altra parte, sono stata sempre affascinata anche dalle letture dei saggi sull&#8217;associazione tra i suoni e i colori. A mio avviso, l&#8217;aspetto più coinvolgente di questo progetto sta proprio nel fatto che la proiezione dei dipinti segua il ritmo della musica».</p>



<p><strong>Qual è stato il punto d&#8217;incontro tra musicisti tanto diversi, seppure accomunati dalla rivoluzione armonica di Claude Debussy?</strong></p>



<p>«Non è semplice spiegare perché siano nate determinate collaborazioni. In linea di principio, però, la musica si fa insieme agli altri: per quanto un compositore voglia restare chiuso a scrivere nella sua casa, parliamo pur sempre di una persona che viaggia tantissimo, perché altrimenti non potrebbe creare e contribuire all&#8217;evoluzione del linguaggio musicale. Qualsiasi incontro è anzitutto un incontro tra persone, idee e nuove esperienze. E solo questo agevola la comunicazione e la condivisione di nuove cose. Tra l&#8217;altro, Debussy ha l&#8217;occasione di conoscere Manuel De Falla &#8211; scampato alla guerra civile spagnola &#8211; proprio nel salotto di Viñes.<em> </em>Tra i due si crea una vera e propria magia, al punto che Debussy sarà letteralmente estasiato dalla chitarra, uno strumento che conserva un&#8217;anima al tempo stesso passionale e popolare. All&#8217;indomani della sua morte, De Falla omaggerà la memoria del compositore francese, scrivendo l&#8217;unico pezzo originale per chitarra del suo repertorio, <em>Le tombeau de Claude Debussy</em>, commissionatogli dal direttore della <em>Revue musicale</em>, Henry Prunières».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="767" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-club-55-1-1-1024x767.jpg" alt="" class="wp-image-34577" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-club-55-1-1-1024x767.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-club-55-1-1-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-club-55-1-1-1536x1151.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-club-55-1-1-750x562.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-club-55-1-1-1200x899.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-club-55-1-1.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>De Filippis al Club 55 di Napoli | ph: Marco Barile</figcaption></figure>



<p><strong>Cosa c&#8217;è di suo nella rilettura di questi brani? Per esempio, la </strong><em><strong>Cancion </strong></em><strong>di Manuel De Falla è stata arrangiata proprio da lei.</strong></p>



<p>«In questo senso, ho voluto apportare una sorta di innovazione, tenendo presente che De Falla ha scritto un solo pezzo per chitarra. Dal momento che non mi interessava riproporre una composizione già nota, ho pensato invece di omaggiare il De Falla degli esordi, eseguendo la <em>Cancion</em>, un brano originale per pianoforte che apprezzo da sempre. Sebbene abbia dovuto modificarne la tonalità per adattarlo alle caratteristiche della chitarra, mi sembra che funzioni abbastanza bene».</p>



<p><strong>Nel gennaio 2023 lei ha partecipato a uno spettacolo teatrale, </strong><em><strong>Cado sempre dalle nuvole</strong></em><strong>, interamente dedicato alle canzoni di Pier Paolo Pasolini. Quali sensazioni le ha dato l&#8217;incontro con un aspetto poco noto della vita del grande intellettuale friulano?</strong></p>



<p>«Prima di tutto, è stata un&#8217;opportunità incredibile e, al tempo stesso, un onore per me: condividere il palco con Mauro Gioia e Claudia Gerini è stata una fortuna. Meglio: un&#8217;esperienza che mi ha insegnato come si fa il teatro e come si sta sulla scena, anche per merito del regista Francesco Saponaro e dello sceneggiatore Igor Esposito. Questo spettacolo non passa in rassegna soltanto i momenti più importanti della sua esistenza: <em>Cado sempre dalle nuvole</em>, infatti, è anche un viaggio nella Roma di Pasolini. In questo modo, abbiamo voluto riconoscere la giusta importanza alla sua figura, che in Italia non è ancora considerata come merita. Stiamo parlando di un genio, la cui morte ha purtroppo oscurato la sua filosofia di vita, la sua poesia, le cose di cui parlava. Raccontare il Pasolini paroliere al servizio di grandi autori della canzone italiana degli anni Sessanta e Settanta è stato davvero un privilegio».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="768" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-Francesca-7-1-1-1-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-34582" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-Francesca-7-1-1-1-1024x768.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-Francesca-7-1-1-1-300x225.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-Francesca-7-1-1-1-1536x1152.jpeg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-Francesca-7-1-1-1-750x563.jpeg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-Francesca-7-1-1-1-1200x900.jpeg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Foto-Francesca-7-1-1-1.jpeg 2016w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>De Filippis ha esordito nel 2020 per l&#8217;etichetta Da Vinci Records con <em>Une soirée chez Mr. Ricardo Viñes</em> | ph: Marco Barile</figcaption></figure>



<p><strong>A suo giudizio, cosa serve per mettere in comunicazione la musica colta con il pubblico di estrazione più popolare? La chitarra può essere considerata il ponte tra culture e mondi all&#8217;apparenza distanti?</strong></p>



<p>«Da questo punto di vista, la chitarra è uno strumento che ha un&#8217;anima nobilissima e popolare, fatta apposta per essere portata in strada. Nel mio piccolo, non dimentico mai questa duplice dimensione della chitarra. Fatta questa premessa, la possibilità di coinvolgere il maggior numero possibile di spettatori in questi spettacoli passa per il tentativo di allestire concerti molto diversi da quelli tradizionali. Se ci pensiamo, il modello di concerto a cui siamo tutti abituati &#8211; con il concertista che va in tournée e si esibisce nelle sale più importanti &#8211; nasce indicativamente nella seconda metà dell&#8217;Ottocento. Le analogie con il passato, però, sono sostanzialmente inesistenti: nel Barocco, infatti, la possibilità di fare musica, di creare, di improvvisare, di spaziare tra diversi generi e di adattare un pezzo a svariate tipologie di strumento era completamente differente. Si tratta di qualcosa che abbiamo perso, anche solo in termini di coinvolgimento, perché ci siamo chiusi in una specie di gabbia dorata. Questo ci ha fatto perdere l&#8217;opportunità di comunicare e di aprirci a tutti. Pertanto, la mia idea è di riscoprire il fermento creativo del Barocco, quando c&#8217;era la possibilità di suonare diversi generi, di improvvisare e di essere presenti tanto nei teatri, quanto nelle sale da concerto. A mio avviso, non è più così vincente l&#8217;idea di un musicista dalle capacità spettacolari, isolato in una sala del teatro mentre esegue le sue melodie. Di contro, c&#8217;è bisogno di tornare a comunicare quello che ci emoziona, quello che sentiamo dentro di noi. In fin dei conti, non è forse questo che le persone apprezzano?».</p>



<p><strong>Quali musiche ama l&#8217;ascoltatrice Francesca De Filippis?</strong></p>



<p>«Ho un debole per la musica popolare e per le sonorità sudamericane. Più in generale, apprezzo tutto quello che mi riporta alle origini. Se penso ai suoni della mia terra, mi piacciono molto le tammorre. Sono altresì attratta dal canto melismatico (una variante dei canti gregoriani, in cui una sillaba o una parola vengono cantate su note diverse, <em>ndr</em>) per il messaggio potentissimo che trasmette a livello musicale».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="960" height="640" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Francesca-De-Filippis.jpg" alt="" class="wp-image-34583" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Francesca-De-Filippis.jpg 960w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Francesca-De-Filippis-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Francesca-De-Filippis-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Francesca-De-Filippis-480x320.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Francesca-De-Filippis-720x480.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Francesca-De-Filippis-750x500.jpg 750w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>De Filippis in concerto a Brienza (Potenza) per il Lucania Classica Festival 2023 | ph: Lucania Classica Festival</figcaption></figure>



<p><strong>E se volessimo allargare lo sguardo alla musica leggera?</strong></p>



<p>«Sono cresciuta con mio padre che, tutte le mattine, suonava le canzoni dei Pink Floyd, dei Genesis e di Stevie Wonder. Tra i miei musicisti preferiti, posso senz&#8217;altro annoverare Sting e Pat Metheny. Inoltre, ho una certa predilezione per il jazz manouche (un genere nato tra gli anni Venti e Trenta del Novecento dall&#8217;incrocio tra il jazz americano e la musica gitana, <em>ndr</em>)».</p>



<p><strong>Torniamo a </strong><em><strong>Une soirée chez Mr. Ricardo Viñes</strong></em>. <strong>Qual è la lezione che questa serata lascia agli ascoltatori del XXI secolo?</strong></p>



<p>«In primo luogo, l&#8217;idea di stare insieme. La nostra cultura ci porta sempre di più verso uno spiccato individualismo. Al contrario, l&#8217;arte è un antidoto all&#8217;idea di essere isolati nel proprio mondo. Stare insieme è la scintilla che può generare nuove idee e sviluppare nuovi linguaggi».</p>



<p><strong>Maestro, ci parli dei suoi progetti futuri.</strong></p>



<p>«Quest&#8217;estate sono stata selezionata per il progetto delle “residenze erranti”, di cui è protagonista un collettivo di giovani artisti che mettono a disposizione i propri spazi per una serie di incontri e momenti di confronto. La mia proposta prende le mosse da composizioni originali per chitarra realizzate da musiciste spagnole nei primi anni del Novecento. Benché queste donne siano state concertiste di grande prestigio, ammirate da pianisti come De Falla ed Enrique Granados, i loro nomi non compaiono sui libri di storia della musica e i loro brani per chitarra non vengono incisi né suonati in concerto. Di conseguenza, il mio obiettivo è di rivalutare il repertorio pressoché sconosciuto di queste artiste, che portarono avanti anche una rivoluzione estetica: le <em>sin sombrero</em>, infatti, si ribellarono a quei canoni che impedivano loro di esprimere la propria arte al 100%. Avrò la possibilità di sviluppare questo progetto grazie a un modello di chitarra per donna, la <em>Señorita</em>, costruita nel 1916 dal liutaio José Ramirez I».</p>
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		<title>Le Olimpiadi del Dragone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Giansiracusa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Feb 2022 06:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INTERESSI]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Febbraio, mese pieno di emozioni. C’è chi segue Sanremo e chi ha aspettato con ansia il 4 febbraio per la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali 2022. In un “turn of events” piuttosto bizzarro sono due anni di fila che ci sono le Olimpiadi, andando così a interrompere l’alternanza biennale tra le estive e le invernali. Ma come si è preparata Pechino per queste Olimpiadi che vanno a chiudere il ciclo asiatico (Corea-Giappone-Cina)? Ai telegiornali degli ultimi giorni abbiamo sentito che [&#8230;]</p>
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<p>Febbraio, mese pieno di emozioni. C’è chi segue Sanremo e chi ha aspettato con ansia il 4 febbraio per la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali 2022. In un “turn of events” piuttosto bizzarro sono due anni di fila che ci sono le Olimpiadi, andando così a interrompere l’alternanza biennale tra le estive e le invernali.</p>



<p>Ma come si è preparata Pechino per queste Olimpiadi che vanno a chiudere il ciclo asiatico (Corea-Giappone-Cina)? Ai telegiornali degli ultimi giorni abbiamo sentito che c’è un cluster di atleti che sono risultati positivi. Ma ciò non preoccupa la Cina, che dalla sua ha messo in pratica manovre di contenimento più rigide rispetto a quelle del Giappone nel 2021, imparando dai suoi predecessori. Alle olimpiadi non vi sarà pubblico straniero e, in generale, si potrà accedere solo su invito agli eventi, per i quali sarà necessario seguire regole piuttosto rigide prima, durante e dopo. Inoltre, i viaggi verso la capitale sono stati ridotti al minimo, così da ridurre la possibilità di potenziali viaggiatori a rischio.</p>



<p>La misura forse più interessante, però, è la cosiddetta bolla in cui verranno messi giornalisti, atleti, giudici e staff delle olimpiadi. Per entrare in queste bolle è necessario essere totalmente vaccinati oppure fare una quarantena di 21 giorni. Forse le persone messe più a dura prova dalle bolle sono i membri dello staff, tra cui volontari e cuochi, i quali non potranno interagire con nessuno, inclusi i familiari, al fuori delle bolle.</p>



<p>Inoltre, per far sì che gli atleti e il loro entourage possano viaggiare in tutta tranquillità, il governo ha predisposto dei mezzi ad uso esclusivo di questa cerchia ristretta di persone, arrivando persino a consigliare a chiunque incorra in un incidente stradale con uno di questi mezzi di evitare ogni tipo di contatto.</p>



<p>Ovviamente, oltre alle regole predisposte eccezionalmente per le Olimpiadi, non bisogna dimenticare che i viaggi per la Cina e all’interno della Cina sono estremamente limitati già da due anni, così da contenere il più possibile i contagi dall’esterno. A queste misure generali, inoltre, si aggiungono le quarantene di due settimane presso strutture alberghiere apposite e, nella maggior parte delle città, ulteriori quarantene più brevi e, persino, una settimana di monitoraggio in cui ogni interazione sociale è assolutamente da evitare.</p>



<p>Considerando l’ondata di fuoco mediatico, politico ed economico che ha colpito la Cina allo scoppio della pandemia, queste misure così rigide di contenimento non stupiscono. Forse, tenendo conto dei numeri spaventosi delle vittime del Covid in Italia e in Europa, in termini più generali, alcune di queste misure potrebbero essere introdotte anche da noi.</p>



<p>I XXIV Giochi olimpici invernali, però, presentano una somiglianza con le Olimpiadi estive dello scorso anno. Infatti, anche in questo caso ci sono delle proteste: l’anno passato si manifestava principalmente per l’azzardo di ospitare le Olimpiadi quando i casi continuavano a salire; quest’anno le proteste hanno un filone decisamente più politico. Il movimento #IWillNotWatch, infatti, boicotta le Olimpiadi a causa delle violazioni dei diritti umani a Hong Kong, in Tibet e a Xinjiang (territorio che ospita un vasto bacino di etnie, tra cui gli Uiguri turchi) di cui si è macchiato il Partito al potere.</p>



<p>Avendo quindi visto come la Cina sta gestendo le Olimpiadi non ci resta che vedere cosa aspetta l’Italia, la quale ha sfilato per penultima in posizione d’onore, subito prima della Cina stessa, in quanto ospite dei prossimi giochi invernali.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>2022, un altro anno azzurro?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jan 2022 06:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dai Giochi invernali di Pechino ai Mondiali in Qatar, 12 mesi di passione L&#8217;abbraccio tra Lamont Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi dopo l&#8217;indimenticabile doppietta del 1° agosto allo stadio olimpico di Tokyo. Filippo Ganna che solleva la sua bici per festeggiare il trionfo del quartetto azzurro nell&#8217;inseguimento a squadre. Il tuffo in acqua di Valentina Rodini e Federica Cesarini per celebrare il primo oro olimpico nella storia del canottaggio italiano al femminile. Ma anche il volto serafico di Gianluigi Donnarumma [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center">Dai Giochi invernali di Pechino ai Mondiali in Qatar, 12 mesi di passione</h2>



<p>L&#8217;abbraccio tra Lamont Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi dopo l&#8217;indimenticabile doppietta del 1° agosto allo stadio olimpico di Tokyo. Filippo Ganna che solleva la sua bici per festeggiare il trionfo del quartetto azzurro nell&#8217;inseguimento a squadre. Il tuffo in acqua di Valentina Rodini e Federica Cesarini per celebrare il primo oro olimpico nella storia del canottaggio italiano al femminile. Ma anche il volto serafico di Gianluigi Donnarumma dopo l&#8217;ultimo rigore della finale degli Europei, le urla e le lacrime di Sonny Colbrelli sul prato del velodromo di Roubaix, i ragazzi e le ragazze del volley che riscattano un&#8217;estate deludente con due titoli continentali in 15 giorni. Lo sport italiano bellissimo e vincente del 2021 lascia in eredità al nuovo anno un carico di emozioni che sarà molto difficile rivivere. Eppure, a scorrere l&#8217;agenda del 2022, le occasioni per sognare in grande non mancano. Scopriamole insieme.</p>



<p><strong>GIOCHI OLIMPICI INVERNALI </strong>&#8211; Prima ancora che la fiamma olimpica illumini il <em>Bird&#8217;s Nest</em> di Pechino la sera del 4 febbraio, la capitale della Repubblica popolare cinese può già vantare un primato: sarà infatti la prima città del pianeta ad aver ospitato sia un&#8217;edizione dei Giochi estivi, sia un&#8217;Olimpiade invernale. A metà dicembre, il presidente del CONI, Giovanni Malagò, ha indicato l&#8217;obiettivo della delegazione azzurra: superare le 10 medaglie vinte a PyeongChang quattro anni fa. Un risultato alla portata? I risultati delle prime gare stagionali invitano a una ragionevole prudenza. Una certezza su tutte: la nostra portabandiera, Sofia Goggia, ha archiviato una prima parte di stagione sensazionale, con cinque successi tra discesa libera e superG. La bergamasca atterrerà in Cina da favorita d&#8217;obbligo nelle discipline veloci, per quanto la gara secca sia sempre foriera di sorprese (per informazioni, rivolgersi alla snowboarder ceca Ester Ledecka, che ha firmato la più grande sorpresa dei Giochi coreani aggiudicandosi il titolo in superG). La squadra italiana di sci alpino, però, schiera almeno altre due carte da medaglia: Federica Brignone (da poco diventata l&#8217;azzurra più vincente di sempre) e Marta Bassino si batteranno per il podio sia in gigante, sia in supergigante. Molto più discontinua, invece, la squadra maschile, che ha tuttavia lanciato due segnali importanti alla fine del 2021: Dominik Paris è tornato alla vittoria in discesa nella prediletta Bormio, mentre l&#8217;argento mondiale in carica Luca De Aliprandini ha appena centrato il primo podio in Coppa del Mondo nel gigante dell&#8217;Alta Badia. Umore ben diverso nell&#8217;ambiente dello sci di fondo italiano, un tempo punto di riferimento per tutto il movimento degli sport invernali, oggi malinconicamente aggrappato alla classe di Federico Pellegrino: il valdostano dovrà vedersela con i fortissimi norvegesi (in testa il fenomenale Johannes Klaebo) per riconfermare l&#8217;argento nella sprint olimpica. Dopo anni scanditi da grandi vittorie, anche il biathlon azzurro attraversa un periodo critico: nessun podio nelle prime tre tappe di CdM e una manciata di piazzamenti nella top 10 tra uomini e donne. Le gare di gennaio ci diranno se le due atlete di punta della nostra squadra, Dorothea Wierer e Lisa Vittozzi, potranno cullare il sogno di una medaglia olimpica. Molto ambiziosa è la spedizione dello snowboard: nel cross puntiamo sulla campionessa uscente Michela Moioli, che gareggerà anche nella neonata prova a squadre con Lorenzo Sommariva; Aaron March e l&#8217;eterno Roland Fischnaller rincorrono un grande risultato nel gigante parallelo. Capitolo short track: Arianna Fontana si candida al bis nei 500 metri e sarà anche la leader delle nostre staffette. Un nome a sorpresa, infine: la skeletonista Valentina Margaglio, la prima italiana in assoluto a salire sul podio nel circuito di Coppa del Mondo.</p>



<p><strong>UN&#8217;ESTATE TRA PISCINE E PEDANE &#8211; </strong>Una parentesi magica o l&#8217;inizio di un ciclo vincente? L&#8217;atletica italiana dovrà rispondere a questa domanda in piena estate ai Mondiali di Eugene, in Oregon. Non solo Jacobs e Tamberi, naturalmente: la staffetta 4X100 sfiderà gli americani in cerca di rivincite dopo il clamoroso flop di Tokyo. Senza dimenticare la marcia (con i campioni olimpici Palmisano e Stano), le nuove leve della pista, come l&#8217;ostacolista Alessandro Sibilio e la mezzofondista Gaia Sabbatini, e delle pedane (la figlia d&#8217;arte Larissa Iapichino, che affronterà il primo, grande appuntamento internazionale della sua ancora giovanissima carriera). L&#8217;Italia del nuoto occupa da tanto tempo un posto privilegiato sulla scena internazionale: ai campionati del mondo di Fukuoka, in Giappone, ci presentiamo con certezze consolidate (Quadarella e Paltrinieri, quest&#8217;ultimo in gara non solo nel mezzofondo, ma anche tra le acque libere) e nomi da pesare sulla grande ribalta (Alessandro Miressi, fresco campione del mondo in vasca corta). La scherma azzurra, infine, cerca un deciso riscatto dopo una deludente campagna olimpica: il primo passo verso Parigi 2024 sono i Mondiali del Cairo, in programma nella seconda metà di luglio. Vedremo se la profonda rivoluzione tecnica avviata alla fine della scorsa estate &#8211; con la sostituzione dei commissari tecnici di tutte e tre le armi &#8211; sarà sufficiente per riprendere quota, benché la concorrenza a livello internazionale sia sensibilmente cresciuta di livello negli ultimi anni.</p>



<p><strong>MONDIALI DI CALCIO </strong>&#8211; Una fase finale della Coppa del Mondo alle porte dell&#8217;inverno: il calcio-<em>business </em>ha valicato anche questa frontiera. Difficile immaginare piazze piene (per di più in tempo di pandemia) per assistere alle partite degli azzurri. Sempre che riescano a qualificarsi, naturalmente: un&#8217;altra bocciatura metterebbe a serio rischio la tenuta di un movimento che si era colpevolmente illuso di aver superato tutti i suoi problemi dopo la notte di Wembley. Due gare secche per la Nazionale allenata da Roberto Mancini: prima la Macedonia del Nord in casa, poi una difficilissima trasferta in Portogallo o in Turchia. Non sarà semplice ricreare la magia che ha portato l&#8217;Italia sul tetto d&#8217;Europa. Di sicuro, però, serve un attaccante che possa risolvere i nostri problemi sotto porta e farci dimenticare l&#8217;incubo Svezia.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>A Roma la VI conferenza Nazionale sulla disabilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrichetta Alimena]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2021 22:06:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[Venti dal sud - categoria]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il punto con l’intervista a Silvia Cutrera di Fish Il 13 Dicembre si è svolta a Roma, presso la sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la VI conferenza Nazionale sulla disabilità, che ha visto un ampio confronto tra Governo e organizzazioni del settore. E’ stata l’occasione per fare il punto sulla condizione delle persone con disabilità in Italia dopo la pandemia e soprattutto per guardare al futuro. Silvia Cutrera, Vicepresidente di Fish (Federazione Italiana Superamento dell’Handicap)e Presidente del [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center"><strong>Il punto con l’intervista a Silvia Cutrera di Fish</strong></h2>



<p>Il 13 Dicembre si è svolta a Roma, presso la sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la VI conferenza Nazionale sulla disabilità, che ha visto un ampio confronto tra Governo e organizzazioni del settore. E’ stata l’occasione per fare il punto sulla condizione delle persone con disabilità in Italia dopo la pandemia e soprattutto per guardare al futuro.</p>



<p><strong>Silvia Cutrera, Vicepresidente di Fish (Federazione Italiana Superamento dell’Handicap)e Presidente del Gruppo donne FISH,</strong> <strong>come valuta nel complesso il confronto? Può essere definito un passo importante nel cambiamento culturale del nostro Paese su questo tema?<br></strong>Mi è sembrato costruttivo, realizzato in un clima di ascolto dove ci auguriamo che le istanze presentate da Fish trovino adeguate risposte e conseguenti azioni politiche. Un reale cambiamento potrà essere misurato se si concretizzerà l’aggiornamento dei LEA e un’effettiva integrazione socio-sanitaria, l’adozione dei LEPS (Livelli essenziali delle prestazioni sanitarie) attraverso la ricomposizione della spesa corrente, la definizione di adeguati percorsi di inclusione nei settori dell’istruzione e occupazione, il contrasto alle discriminazioni multiple legate al genere e l’impegno a sostenere i progetti di vita indipendente.</p>



<p><strong>La legge Delega approvata di recente alla Camera interviene su vari aspetti, a cominciare da una semplificazione del sistema di riconoscimento della condizione di disabilità; in che modo e attraverso quali strumenti dovrebbero cambiare le procedure?</strong><br>La Legge Delega&nbsp; introduce innanzitutto la definizione di “condizione di disabilità” che consentirà di determinare i sostegni necessari a superare le barriere che impediscono la realizzazione del proprio progetto di vita e la definizione di “accomodamento ragionevole”, inteso come individuazione delle modifiche e soluzioni finalizzate al raggiungimento dei propri obiettivi.<br>La legge prevede la revisione delle procedure di accertamento delle condizioni di disabilità promuovendo una valutazione multidimensionale delle condizioni di ogni individuo. Ciò avverrà mediante l’integrazione della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e introducendo disposizioni che prevedano una valutazione di base della disabilità&nbsp; con una distinta valutazione multidimensionale fondata sull’approccio bio-psico-sociale.</p>



<p><strong>La stessa Legge Delega prevede l’istituzione del Garante Nazionale per i diritti delle persone con disabilità. Quali saranno i compiti e le prerogative di questa figura e come la sua azione potrà influenzare gli interventi anche nei singoli territori?<br></strong>La legge prevede l’istituzione del “Garante nazionale delle disabilità, quale organo di natura <strong>i</strong>ndipendente e collegiale, competente per la tutela e la promozione dei diritti delle persone con disabilità” che abbia il compito di “raccogliere segnalazioni da persone con disabilità che denunciano discriminazioni o violazioni dei propri diritti, anche attraverso la previsione di un centro di contatto a ciò dedicato” potrà quindi “formulare raccomandazioni e pareri alle amministrazioni e ai concessionari pubblici interessati<strong> </strong>&nbsp;anche in relazione a specifiche situazioni e nei confronti di singoli enti<strong>,</strong> sollecitando o proponendo interventi, misure o accomodamenti ragionevoli idonei a superare le criticità riscontrate”</p>



<p><strong>Il punto focale dei recenti provvedimenti in materia è quello del progetto di vita personalizzato volto al contrasto dei processi di segregazione e a favorire percorsi di autonomia e indipendenza; come si può far in modo che questi interventi siano omogenei su tutto il territorio nazionale?<br></strong>La Commissione parlamentare Affari Regionali ha espresso parere favorevole sulla Legge delega rilevando che “il provvedimento appare riconducibile alla materia di esclusiva competenza statale<br></p>



<p><strong>Sui temi delle disabilità pesa il divario di genere, tanto che si parla di discriminazioni multiple, cosa può essere ancora fatto per arginare queste diseguaglianze?</strong><br>Nel testo attuale della Legge delega è stato inserito il riferimento al genere con la raccomandazione di tenerne conto nell’adozione di criteri idonei in sede di valutazione multidimensionale della disabilità e realizzazione del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato. Inoltre, durante la Conferenza nazionale, le associazioni hanno richiamato l’attenzione sulla condizione delle donne con disabilità che subiscono l’effetto moltiplicatore delle discriminazioni con minori opportunità in ambito formativo, lavorativo, di salute oltre ad essere esposte al maggior rischio di subire violenza.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Dai basilischi agli «scugnizzi»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Dec 2021 08:52:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Venti dal sud - categoria]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;&#160;&#160;Il Sud e il cinema di Lina Wertmüller: uno sguardo denso di amarezza La controra, il tempo sospeso in cui paesi si abbandonano a un sonno inquieto. La pietra angolare per descrivere pene e dolori di chi vive in periferia, sognando la grande città o al massimo uno spettacolo di rivista. Evadere con il pensiero per non lasciarsi sopraffare dall’inerzia di giorni sempre uguali, spesi tra il circolo culturale in cui giocare a carte e passeggiate senza meta. La fuga [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center">&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il Sud e il cinema di Lina Wertmüller: uno sguardo denso di amarezza</h2>



<p>La controra, il tempo sospeso in cui paesi si abbandonano a un sonno inquieto. La pietra angolare per descrivere pene e dolori di chi vive in periferia, sognando la grande città o al massimo uno spettacolo di rivista. Evadere con il pensiero per non lasciarsi sopraffare dall’inerzia di giorni sempre uguali, spesi tra il circolo culturale in cui giocare a carte e passeggiate senza meta. La fuga senza rimpianti, inseguendo la promessa di una vita frenetica come le strade di Roma negli anni della <em>Dolce Vita </em>felliniana. Il ritorno, infine: fine delle illusioni più che semplice nostalgia di casa. Al tramonto del miracolo economico, una giovane regista di origini lucane non portò soltanto sullo schermo le storie del paese d’origine di suo padre, Palazzo San Gervasio, ma tradusse in immagini un sentimento di mestizia e rassegnazione, estraneo alla rabbia e al dolore: <em>I basilischi</em>, l&#8217;opera prima di Lina Wertmüller datata 1963, è la cronaca di un disagio latente, mai urlato, che si fonde con l&#8217;inerzia dei giovani protagonisti, un geometra perdigiorno &#8211; Francesco, interpretato da Stefano Satta Flores &#8211; e uno studente di Giurisprudenza (Antonio, Antonio Petruzzi). Sullo sfondo delle lotte contadine e di una militanza politica più esibita che vissuta, <em>I basilischi </em>ripercorre le giornate monotone dei due protagonisti, che coinvolgono il loro amico Sergio (Sergio Ferranino) nelle loro avventure: il vano corteggiamento di una coppia di cugine &#8211; consumato di nascosto pur di non concedere argomenti di conversazione alla gente del paese &#8211; gli appostamenti sotto casa di una ballerina (Marisa Omodei) sposata infelicemente con un conte, l&#8217;incontro con un barbiere rientrato da Roma perché vittima di una fattura. Lina Wertmüller non nasconde la profonda frattura tra la generazione dei padri e quella dei figli: Antonio vive un rapporto oltremodo conflittuale con il padre, un burbero notaio (Luigi Barbieri) che rimprovera al figlio di «insegnare matematica agli analfabeti» e di non aver ancora concluso gli studi. L&#8217;insofferenza verso un ambiente così tetragono &#8211; manifestata in egual misura anche dal fratello minore &#8211; convince dunque Antonio a lasciare Palazzo San Gervasio per trasferirsi a Roma, approfittando di una visita dello zio in paese. Contestualmente, Francesco decide di rimanere e &#8211; con l&#8217;aiuto di una sorella &#8211; prova a mettere in piedi una cooperativa agricola, ma senza alcuna fortuna. E così, in un finale che somiglia tanto a un&#8217;elegia tragica, Francesco e Antonio si ritrovano ancora insieme, con la loro giovinezza non ancora svanita ma oramai priva di significato, riempita dal suono ossessivo delle «chiacchiere», il tratto distintivo delle piccole comunità secondo il giudizio impietoso della voce fuori campo che accompagna le ultime sequenze del film.</p>



<p>Se <em>I basilischi </em>è la fotografia di un&#8217;Italia lontana dai fragori del boom economico, il popolarissimo <em>Io speriamo che me la cavo </em>(1992) è il ritratto di una generazione abbandonata al confine tra il degrado (non solo morale) e l&#8217;illegalità. Qui non ci sono i <em>muschilli </em>dell&#8217;ultimo, memorabile articolo di Giancarlo Siani per «Il Mattino», né le paranze dei bambini che hanno ispirato Roberto Saviano: lo sguardo dei bambini cresciuti in fretta nella periferia degradata di Napoli (Arzano, curiosamente ribattezzata Corzano) non trasuda candore ma una sottile ed amara consapevolezza. I compiti perlopiù sgrammaticati dei bambini (raccolti nell&#8217;omonimo volume dal maestro elementare Marcello D&#8217;Orta) rivelano quelle verità che gli adulti, ormai assuefatti al male, non hanno il coraggio di dire. Certo: il film procede spesso per luoghi comuni che non risparmiano la questione della dispersione scolastica, qui trattata con troppa superficialità («<em>I&#8217; teng che ffa</em>», dice il bidello al maestro Sperelli appena trasferito a Corzano). Tuttavia, la forza dell&#8217;interpretazione di Paolo Villaggio &#8211; finalmente sottratto alla ridondante serie di Fantozzi &#8211; e dei suoi piccoli alunni riscatta il film dall&#8217;inevitabile rassegna di buoni sentimenti che accompagna lo spettatore fino ai titoli di coda.&nbsp;</p>



<p>Mezzo secolo di carriera per raccontare i nostri peggiori difetti, ma sempre con il sorriso: Lina Wertmüller non ha mai cercato di dare lezioni dietro a una macchina da presa. Più umilmente, ha provato a comprendere le nostre debolezze, celandole dietro un&#8217;amarissima risata. </p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>X Factor Italia: tante novità e buona musica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Gambetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Nov 2021 08:06:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>X Factor Italia ha funzionato nell’ultimo decennio attenendosi rigorosamente a un modello aureo sempre identico, sotto la conduzione risoluta ed elegante di Cattelan. Proprio quest’anno che l’ideatore del format Simon Cowell ha annunciato l’abbandono del progetto in UK, perché da sempre “troppo uguale a sé stesso”, la nuova edizione italiana ha invece deciso di puntare su alcuni importanti cambiamenti.&#160; Anzitutto, è stato accantonato il tradizionale sistema delle categorie: ciascun giudice ha potuto formare liberamente la propria squadra, con l’unico limite [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>X Factor Italia ha funzionato nell’ultimo decennio attenendosi rigorosamente a un modello aureo sempre identico, sotto la conduzione risoluta ed elegante di Cattelan. Proprio quest’anno che l’ideatore del format Simon Cowell ha annunciato l’abbandono del progetto in UK, perché da sempre “troppo uguale a sé stesso”, la nuova edizione italiana ha invece deciso di puntare su alcuni importanti cambiamenti.&nbsp;</p>



<p>Anzitutto, è stato accantonato il tradizionale sistema delle categorie: ciascun giudice ha potuto formare liberamente la propria squadra, con l’unico limite di scegliere almeno un solista e una band. Anche da qui lo slogan “come as you are”. La nuova regola consente di calibrare meglio le forze contrapposte, per garantire una sfida sempre intensa. Per questo primo anno, l’assegnazione dei cantanti alle squadre è stata mediata dalla produzione, ma servirebbe un metodo più intrigante, che coinvolga possibilmente l’artista nella scelta. In ogni caso, il nuovo sistema finora ha retto dignitosamente e le squadre sembrano nel complesso abbastanza bilanciate.&nbsp;</p>



<p>La seconda &#8211; e non meno interessante &#8211; novità è il conduttore Ludovico Tersigni, noto al grande pubblico per la partecipazione ad alcune recenti serie di successo (Tutto può succedere, Skam Italia, Summertime). Tersigni è stato chiamato a raccogliere un testimone davvero impegnativo: sedere sul trono che fu dell’apprezzatissimo Cattelan. È entrato in trasmissione con garbata genuinità, sul suo skateboard, senza darsi troppe arie, aiutato nei primi passi da un quartetto di giudici ormai collaudato. Nonostante l’eredità del predecessore sia ingombrante in certi momenti, Tersigni ha superato più che bene la prova e ha dimostrato di reggere il palco, offrendo una conduzione leggera, piacevole e sempre a fuoco, senza nulla da invidiare a Paola Di Benedetto dell’Hot Factor.</p>



<p>Dunque, grandi novità in casa X Factor, che ha cambiato pelle in Italia anche per evitare di restare “troppo uguale a sé stesso”: prova superata, almeno per ora. </p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>L’autunno rivoluzionario degli studenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Francesca Astorino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Oct 2021 10:32:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[Venti dal sud - categoria]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riaprono le scuole in presenza e ricominciano i venerdì delle contestazioni dei giovani scolari nelle piazze italiane. Occupazione, autogestione e cortei studenteschi termini che sono caduti in disuso vista l’emergenza Covid. Eppure, per quanto in periodi passati fossero eventi collettivi quasi attesi e consolidati nella routine scolastica, dopo il periodo pandemico si era diffusa l’idea che fossero altre le esigenze imminenti dei ragazzi. Il covid ha costretto intere classi a adeguarsi alla didattica a distanza, eliminando il diritto di seguire [&#8230;]</p>
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<p>Riaprono le scuole in presenza e ricominciano i venerdì delle contestazioni dei giovani scolari nelle piazze italiane.</p>



<p>Occupazione, autogestione e cortei studenteschi termini che sono caduti in disuso vista l’emergenza Covid. Eppure, per quanto in periodi passati fossero eventi collettivi quasi attesi e consolidati nella routine scolastica, dopo il periodo pandemico si era diffusa l’idea che fossero altre le esigenze imminenti dei ragazzi. Il covid ha costretto intere classi a adeguarsi alla didattica a distanza, eliminando il diritto di seguire lezioni in presenza. Una buona causa per manifestare e per cui è stato ottenuto il rientro a scuola, ma di pari passo ci si è lasciati trascinare dalle vecchie abitudini.</p>



<p>Oggi, rispetto a ieri, si protesta per la sicurezza degli edifici, il rispetto e l’adeguamento alle norme anti-distanziamento, l’obbligo ad indossare gli strumenti di protezione, le mascherine, per l’intera durata delle ore di lezione, per gli ingressi scaglionati che hanno prodotto il dilatamento delle giornate a scuola. Manifestazioni studentesche a pieno ritmo che infondono messaggi importanti anche riguardo la salvaguardia dell’ambiente; è nota la protesta di Friday For Future con Greta Thunberg che ha coinvolto 50mila studenti in piazza a Milano.</p>



<p>La partecipazione dei ragazzi si conferma attiva, come detto i cortei raccolgono ingenti numeri di scolari sempre chiamati ad osservare le norme anti-contagio. Di fatto, seppure all’aperto, vista l’affluenza è richiesto loro di indossare per tutta la manifestazione la mascherina. Quest’ultima magari coincide proprio con il motivo per cui gli studenti stanno protestando: i disturbi ed i disagi procurati dalle ore in aula con la mascherina. Ed ancora, si fa voce grossa per il rientro in presenza e poi si perde almeno un giorno la settimana nelle proteste di piazza, oppure ci si ricorda solo ora del global warming dopo un&#8217;intera estate fatta di momenti liberi e tempo promettente per riflettere sulla problematica ambientale.</p>



<p>Dunque, sorge spontaneo pensare che il vero motivo di far protesta sia trovare una strategia per eludere, ancora,  un giorno di scuola.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>L’11/09 de ‘L’altra America’</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Orefice]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2021 15:23:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[Venti dal sud - categoria]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La data dell’11/09 ha cambiato, per tutti, la storia dell’America, ma la maggior parte di noi intende la storia dell’America del Nord, degli Stati Uniti d’America. Soltanto per una minoranza, l’11/09 ha cambiato anche la storia dell’America Latina e in particolare del Cile.&#160; L’11 settembre 1973, infatti, il generale Augusto Pinochet guidò il golpe contro il governo socialista di Allende portando lo stesso al suicidio (secondo fonti ufficiali). In effetti, è questa una data che andrebbe ricordata anche negli USA [&#8230;]</p>
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<p>La data dell’11/09 ha cambiato, per tutti, la storia dell’America, ma la maggior parte di noi intende la storia dell’America del Nord, degli Stati Uniti d’America. Soltanto per una minoranza, l’11/09 ha cambiato anche la storia dell’America Latina e in particolare del Cile.&nbsp;</p>



<p>L’11 settembre 1973, infatti, il generale Augusto Pinochet guidò il golpe contro il governo socialista di Allende portando lo stesso al suicidio (secondo fonti ufficiali). In effetti, è questa una data che andrebbe ricordata anche negli USA dato il loro coinvolgimento nell’operazione. Già nel 1970 gli USA tentarono di far cadere Allende, ‘minacciati’ dal suo intento di nazionalizzare le miniere cilene di loro proprietà. E sul golpe del 1973, la CIA ha dichiarato che “poiché la CIA non scoraggiava il golpe e aveva cercato di istigare un colpo di Stato nel 1970, probabilmente sembrava giustificarlo”. Indubbiamente, tale colpevolezza non diminuisce affatto o illeggittima il dolore e lo shock per l’attacco alle Torri Gemelle. Anzi, alla luce di tale dolore sarebbe bello che gli USA ufficialmente si scusassero con i Cileni, riconoscendo che purtroppo capiscono cosa vuol dire sentir minacciata la propria democrazia e ricordando che quella data aveva già cambiato la storia delle Americhe.&nbsp;</p>



<p>Oggi l’11/09 divide il Cile in quattro, tra coloro che celebrano Pinochet per aver liberato il Cile dal socialismo, i sostenitori di Allende che ancora piangono le migliaia di ‘desaparecidos’, il Governo che commemora i caduti della Moneda (il palazzo presidenziale assediato nel 1973) e gli organizzatori socialisti e comunisti di proteste in strada.</p>



<p>Queste le ultime parole del Presidente Allende alla Nazione: </p>



<p><em>“&#8230;sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento.”</em> </p>



<p>Una lezione rimasta nei racconti e nei libri di Luis Sepulveda, ‘compañero’ per tutta la vita di Salvador Allende.</p>



<p class="has-text-align-center"><img width="624" height="373" alt="Colpo di Stato Cile" src="https://lh6.googleusercontent.com/PZEZIBUQcZqBf9xSqbSe8KjxjK9O9Z1UABTa3CsTJr_WG4nRxZzfwS3YLsvdlqx14j0_lhHfH38LEmO_K4-cvrOY9USSI6EXMvVRcVNQm_mDZnYpcvaDaFklorcbeXgmDmAcPHc=s0"></p>



<p class="has-text-align-center" style="font-size:11px">Truppe dell&#8217;esercito cileno al palazzo La Moneda in una immagine dell&#8217;11 settembre 1973 &#8211; Fonte: <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2021/09/11/cile-laltro-119-ricordo-di-allende-piu-forte-con-la-costituente_986f2072-bfe4-4320-9c9f-4f9e196aca33.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ANSA</a></p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>In Italia riparte il mondo della cultura, tra passato e futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrichetta Alimena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2021 04:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Venti dal sud - categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo&#160; anno e mezzo di pandemia la nostra socialità è stata stravolta, anzi bloccata, l&#8217;incontro fisico con l&#8217;altro è apparso come fonte di contagio; ancor più gravi gli assembramenti, che non sono altro che riunioni tra più persone, all&#8217;aperto o al chiuso. Tutto ciò quest&#8217;anno si è trasformato in incontri online, webinar ed eventi in streaming, più o meno grandi. Ad&#160; essere&#160; colpito, in special modo, è stato il mondo della cultura ad ogni livello; dai grandi convegni e [&#8230;]</p>
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<p>In questo&nbsp; anno e mezzo di pandemia la nostra socialità è stata stravolta, anzi bloccata, l&#8217;incontro fisico con l&#8217;altro è apparso come fonte di contagio; ancor più gravi gli assembramenti, che non sono altro che riunioni tra più persone, all&#8217;aperto o al chiuso.</p>



<p>Tutto ciò quest&#8217;anno si è trasformato in incontri online, webinar ed eventi in streaming, più o meno grandi. Ad&nbsp; essere&nbsp; colpito, in special modo, è stato il mondo della cultura ad ogni livello; dai grandi convegni e congressi, possibili solo a distanza, agli spettacoli degli artisti di strada che si sono dovuti inventare nuove modalità di incontro.</p>



<p>In questi mesi si sono organizzate piccole esibizioni, per esempio, nei condomini, nei cortili, nel rispetto delle normative anti-covid oppure ci si è trasferiti dalla strada&nbsp; al web.</p>



<p>Il mondo degli artisti di strada coinvolge decine di migliaia di artisti, la città di Milano, a titolo di esempio, ne conta 1700, ma sono molto numerosi anche a&nbsp; Roma e nelle altre grandi città dove godevano del grande flusso turistico che transitava nelle piazze e nelle metropolitane.</p>



<p>Tra gli incentivi&nbsp; stanziati dopo l&#8217;emergenza Covid, ricordiamo il fondo di emergenza di 15 milioni di euro per l&#8217;anno 2021 per il ristoro degli operatori nel settore dei concerti e della musica dal vivo.</p>



<p>Il decreto sostegni bis, pubblicato il 25 maggio 2021, introduce poi una serie di tutele assistenziali e previdenziali, indennità di malattia e maternità , assicurazione Inail, una nuova indennità di disoccupazione&nbsp; e agevolazioni per accedere alla pensione.</p>



<p>Queste misure sono rivolte a lavori dipendenti o autonomi che non abbiano però un contratto a tempo indeterminato, e che quindi, in questo periodo hanno sofferto particolarmente.</p>



<p>Da circa un mese,&nbsp; grazie ad una campagna vaccinale che procede a ritmo sostenuto lo spettacolo dal vivo ha ripreso a vivere nei teatri, ma non solo; ricordiamo la stagione lirica dell&#8217;arena di Verona che vedrà tra le opere Cavalleria Rusticana di Mascagni e Pagliacci di Ruggero Leoncavallo.</p>



<p>Tornano anche le grandi feste della Musica come l&#8217;Ama Music Festival di fine Agosto che sarà occasione per tanti giovani di tornare&nbsp; ad incontrarsi e ballare in sicurezza.</p>



<p>Ma tornano anche i grandi festival della cultura come il Festival dell&#8217;Economia di Trento, che si è da poco concluso, con la sua sedicesima edizione, dal titolo: il Ritorno dello Stato, tema, come mai, attuale; ora che la pandemia ha ridisegnato il nostro rapporto con le Istituzioni, che nell&#8217;ultimo anno ci hanno imposto, loro malgrado, restrizioni che fino al giorno prima non avremmo neanche immaginato.</p>



<p>L&#8217;evento che ha visto l&#8217;incontro di filosofi, economisti e uomini di cultura da tutto il mondo, si è svolto in modalità mista, con eventi dal vivo trasmessi anche in streaming; ricordiamo poi il ruolo della radio, un mezzo che attraverso le dirette di Rai Radio 1 e Rai Radio 3 ha portato il Festival nelle case di milioni di Italiani.</p>



<p>Si è appena concluso anche “Libri Come” il Festival del Libro e della Letteratura all&#8217;auditorium Parco&nbsp; della Musica di Roma, che quest&#8217;anno non ha avuto un tema portante, perché, come ha dichiarato Rosa Polacco, curatrice del festival insieme a Marino Sinibaldi e Michele De Mieli, “Qualunque parola avessimo scelto, visto il periodo che stiamo vivendo, sarebbe stata manchevole e in certi casi persino ingombrante.”</p>



<p>Questi sono solo alcuni esempi, della vivacità culturale del nostro Paese che speriamo possa tornare ad esprimersi al meglio, perché solo grazie alla creatività saremo ancora capaci di guardare lontano.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>L’eugenetica come leitmotif inconscio della cultura popolare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Giansiracusa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 10:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[Venti dal sud - categoria]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Facendo ordine ho ritrovato un saggio assegnatomi da leggere per l’università sull’argomento dell’eugenetica. Lì per lì non gli ho dato molto peso, ma, arrivata la Giornata della Memoria, ho capito che l’argomento è perfettamente attuale. Da quel momento ho iniziato a pensare al concetto stesso di eugenetica e a come esso sia entrato quasi inconsciamente a far parte dell’immaginario comune. L’eugenetica e, più in generale, esperimenti e modificazioni del DNA atte a fornire le persone di determinate qualità superiori, sono [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Facendo ordine ho ritrovato un saggio assegnatomi da leggere per l’università sull’argomento dell’eugenetica. Lì per lì non gli ho dato molto peso, ma, arrivata la Giornata della Memoria, ho capito che l’argomento è perfettamente attuale. Da quel momento ho iniziato a pensare al concetto stesso di eugenetica e a come esso sia entrato quasi inconsciamente a far parte dell’immaginario comune.</p>



<p>L’eugenetica e, più in generale, esperimenti e modificazioni del DNA atte a fornire le persone di determinate qualità superiori, sono al centro di di svariati romanzi, serie TV e film, ma spesso senza che venga colto il riferimento.</p>



<p>Il primo collegamento prettamente culturale che si può fare è con “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley, dove la “superiorità genetica” crea una vera e propria divisione in caste, evidenziando l’importanza del discorso sull’eticità dell’eugenetica. È certo che il concetto di persone “potenziate” sia un <em>leitmotiv </em>della letteratura e della cinematografia. Pensiamo ad esempio ad “Eugenia: A Fictional Sketch of Future Customs” di Eduardo Urzai;, a “La donna perfetta” di Frank Oz, tratto da “La fabbrica delle mogli” di Ira Levin; a “Blade Runner”, tratto da “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” di Philip K. Dick; alla più recente serie televisiva “Altered Carbon”.</p>



<p>Sebbene questi siano gli esempi forse più scontati, non è detto che siano i più noti. Infatti, includendo casi quasi al limite del concetto stesso di eugenetica, questo titolo andrebbe facilmente assegnato ai fumetti e film della Marvel e della DC Comics. La prima serie di fumetti e film che viene in mente dove si parla di mutazioni genetiche è la saga degli X-Men, dove il cosiddetto gene-X è alla base di capacità straordinarie. È, inoltre, impossibile non citare Capitan America, il super soldato creato durante la Seconda Guerra Mondiale, paradossalmente, per combattere proprio i Nazisti.</p>



<p>Allargando ulteriormente la gamma di possibilità si arriva anche a Doctor Who, dove i Dalek, la versione aliena dei Nazisti, terrorizzano l’universo predicando la purezza della razza.</p>



<p>I collegamenti tra eugenetica e cultura popolare sono innumerevoli e dimostrano che l’eugenetica, che può sembrare una teoria quasi fantascientifica e rilegata a tragici accadimenti della storia mondiale, è in realtà molto più presente nella nostra vita di quanto non pensassimo.</p>



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