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L’autunno rivoluzionario degli studenti

Riaprono le scuole in presenza e ricominciano i venerdì delle contestazioni dei giovani scolari nelle piazze italiane.

Occupazione, autogestione e cortei studenteschi termini che sono caduti in disuso vista l’emergenza Covid. Eppure, per quanto in periodi passati fossero eventi collettivi quasi attesi e consolidati nella routine scolastica, dopo il periodo pandemico si era diffusa l’idea che fossero altre le esigenze imminenti dei ragazzi. Il covid ha costretto intere classi a adeguarsi alla didattica a distanza, eliminando il diritto di seguire lezioni in presenza. Una buona causa per manifestare e per cui è stato ottenuto il rientro a scuola, ma di pari passo ci si è lasciati trascinare dalle vecchie abitudini.

Oggi, rispetto a ieri, si protesta per la sicurezza degli edifici, il rispetto e l’adeguamento alle norme anti-distanziamento, l’obbligo ad indossare gli strumenti di protezione, le mascherine, per l’intera durata delle ore di lezione, per gli ingressi scaglionati che hanno prodotto il dilatamento delle giornate a scuola. Manifestazioni studentesche a pieno ritmo che infondono messaggi importanti anche riguardo la salvaguardia dell’ambiente; è nota la protesta di Friday For Future con Greta Thunberg che ha coinvolto 50mila studenti in piazza a Milano.

La partecipazione dei ragazzi si conferma attiva, come detto i cortei raccolgono ingenti numeri di scolari sempre chiamati ad osservare le norme anti-contagio. Di fatto, seppure all’aperto, vista l’affluenza è richiesto loro di indossare per tutta la manifestazione la mascherina. Quest’ultima magari coincide proprio con il motivo per cui gli studenti stanno protestando: i disturbi ed i disagi procurati dalle ore in aula con la mascherina. Ed ancora, si fa voce grossa per il rientro in presenza e poi si perde almeno un giorno la settimana nelle proteste di piazza, oppure ci si ricorda solo ora del global warming dopo un’intera estate fatta di momenti liberi e tempo promettente per riflettere sulla problematica ambientale.

Dunque, sorge spontaneo pensare che il vero motivo di far protesta sia trovare una strategia per eludere, ancora,  un giorno di scuola.


Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei ventenni