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	<title>Usa &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Sanremo visto dagli USA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2023 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi vive all’estero si trova a sperimentare d’improvviso un nuovo rapporto con il proprio paese d’origine. È qualcosa di più complesso del mero significato del “sentirsi” italiani: è piuttosto lo scendere a patti con chi si è veramente una volta inseriti, in via definitiva e non da turisti, in un contesto estraneo. Se dapprima tutto sembra scintillante, con quell’accumulo di “prime volte” da film, non fosse altro per essere lì dove quei film furono effettivamente girati, dopo un po’ la [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Chi vive all’estero si trova a sperimentare d’improvviso un nuovo rapporto con il proprio paese d’origine. È qualcosa di più complesso del mero significato del “sentirsi” italiani: è piuttosto lo scendere a patti con chi si è veramente una volta inseriti, in via definitiva e non da turisti, in un contesto estraneo.</p>



<p>Se dapprima tutto sembra scintillante, con quell’accumulo di “prime volte” da film, non fosse altro per essere lì dove quei film furono effettivamente girati, dopo un po’ la sbornia passa. In un momento che collocherei temporalmente intorno ai primi ritorni in Italia da “straniero”, si comincia progressivamente a riapprezzare tutte le cose che davi scontate del tuo paese. Come, ad esempio, il buon cibo a prezzi competitivi, la spontanea propensione alla socialità simboleggiata dalle piazze, etc. Queste montagne russe finiscono per normalizzarsi con il tempo. Ti accorgi che è irrealistico pensare che esista un posto perfetto, che ogni Nazione ha peculiarità derivanti da un percorso storico e sociale unico e che è compito di chi vive da expat non abbandonarsi a superficiali campanilismi, ma essere sempre attento a soppesare ogni aspetto con oggettività e razionalità.</p>



<p>Un momento topico di questo mio percorso di normalizzazione è rappresentato dalla recente manifestazione nota con il nome di Festival di Sanremo. Ammetto di aver del tutto saltato l’edizione dell’anno scorso, interrompendo una più che onorevole striscia positiva. Non fu, a dire il vero, dovuto a scarso interesse, quanto, molto banalmente, a un fuso orario sfavorevole, che vedeva la kermesse cominciare alle mie 14:30, in pieno orario lavorativo.</p>



<p>Quest’anno, tuttavia, complice anche una nuova configurazione professionale, ho finalmente avuto modo di recuperare. E, se devo dirla tutta, il fuso orario ha giocato a mio clamoroso favore, dato che i consueti assonnati ultimi momenti di puntata tipici dell’1:30-2:00 di notte in Italia, da me andavano in onda alle comode 19:30-20:00.</p>



<p>Complice forse anche l’anno di assenza, che mi ha permesso di evitarne la fruizione in uno dei momenti di picco delle mie montagne russe da expat, ho finalmente goduto di un Festival che mettesse in luce tutta la “maturità” con cui riesco adesso a vedere la mia realtà d’origine rispetto alla nuova, nella quale sono inserito da ormai un paio d’anni. E ho notato molte cose interessanti.</p>



<p>In primo luogo, mi soffermerei sui temi trattati. Si parla ancora molto di legalizzazione della Marijuana, che qui invece è ormai legale in moltissimi Stati. E quelli che resistono, sono destinati nel medio periodo a capitolare. Sì – mi si dirà – ma negli US si parla molto, ad esempio, di aborto. Vero, ma se ne parla solo perché una fine interpretazione costituzionale ha fatto venire meno la tutela federale del diritto, lasciando ai singoli stati l’onere di legiferare. Risultato? Gli Stati legiferano, e anche quelli più conservatori (come la Florida) settano il limite a 15 settimane, ergo più largo di qualsiasi legge europea. Insomma, è un tema, forse uno spauracchio, ma nel complesso abbastanza ingiustificato.</p>



<p>Mi ha stupito molto, poi, non tanto la politicizzazione dell’evento, quanto piuttosto la pretesa che non lo sia. Qui negli US è noto che eventi di grossa portata come gli Oscar o i Grammy siano marcatamente di sinistra. E lo sono, se vogliamo, anche per una certa propensione culturale dell’arte in generale. I Repubblicani possono criticare nel merito, ma non si sognerebbero mai di pensare di cambiarne l’indirizzo. Mi ha infine sorpreso, molto in positivo, l’estrema cultura musicale alla base dell’intera manifestazione. È un parterre anagraficamente molto equilibrato quello che si è esibito, con molti giovani che hanno portato sul palco cose buone o meno buone. Sicuramente nuovi stili. Tutti però, hanno reso omaggio alla grande tradizione della musica italiana, cantando i brani che l’hanno resa grande. In una parola, si chiama cultura. Chiunque in Italia, anche i più giovani, conoscono le canzoni che sono state proposte nei vari segmenti intermedi. Questo invece non sarebbe successo negli Stati Uniti, vittime di un perenne “presentismo”, dove l’innovazione trova a volte ridondante comprenderne e apprezzarne le radici e la storia da cui proviene.</p>



<p>Due mondi diversi, insomma. Bellissimi entrambi a loro modo. La chiave però, resta sempre quella di trovare in se stessi la capacità di apprezzarli ed amarli entrambi.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Born to be free, l&#8217;aborto e la regressione in una società arcaica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Francesca Astorino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2022 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
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		<category><![CDATA[diritti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinquant’anni circa di storia, lotte sociali e di studi per garantire l&#8217;accesso all&#8217;interruzione di gravidanza ed oggi arretriamo drasticamente nel passato lasciando spazio a un futuro di gravi conseguenze economiche ed etiche per la salute delle famiglie e delle donne. Con 6 voti a favore e 3 contrari la Corte Suprema degli USA abolisce il diritto all’aborto, stabilendo che &#8220;l&#8217;autorità di regolare l&#8217;aborto torna al popolo ed ai rappresentanti eletti”. Di fatto è stata annullata la sentenza Roe v. Wade [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Cinquant’anni circa di storia, lotte sociali e di studi per garantire l&#8217;accesso all&#8217;interruzione di gravidanza ed oggi arretriamo drasticamente nel passato lasciando spazio a un futuro di gravi conseguenze economiche ed etiche per la salute delle famiglie e delle donne. </p>



<p>Con 6 voti a favore e 3 contrari la Corte Suprema degli USA abolisce il diritto all’aborto, stabilendo che &#8220;l&#8217;autorità di regolare l&#8217;aborto torna al popolo ed ai rappresentanti eletti”. Di fatto è stata annullata la sentenza Roe v. Wade del 1973 con la quale si proteggeva l’accesso alla pratica abortiva, consentita fino al momento in cui il feto può vivere al di fuori dell&#8217;utero – fissato a 22 o 24 settimane di gravidanza. Ora, saranno i singoli Stati ad applicare liberamente le leggi federali in materia: primo stop alla ‘Trigger Law’ in Louisiana. Neanche una settimana dalla sentenza e già la nuova disposizione sull’aborto diviene vigente. Dallo scorso venerdì negli USA si è alzato il polverone delle proteste. È esplosa la rabbia che dalla città di New York si è trasferita in ogni singolo stato per poi attraversare l’oceano e giungere fino da noi, in Italia.</p>



<p>Non di meglio, quando affrontiamo la tematica del diritto ad abortire in Italia ci riferiamo alla legge 194, entrata in vigore il 22 maggio del 1978 che consente alle donne di ricorrere all&#8217;interruzione volontaria di gravidanza (Ivg, in sigla) in una struttura pubblica nei primi 90 giorni di gestazione, termine oltre il quale si può ancora fare ricorso ma solo per ragioni terapeutiche. Qualche anno in meno ma 44 anni dopo l’adozione della legge, ancora anche in Italia, resta da garantire nell’effettivo. Non sempre è consentito il pieno accesso all’interruzione volontaria di gravidanza e, tra l’altro, è frequente nel nostro paese dover affrontare l’ostruzionismo dell’arretratezza culturale\sociale che porta a trattare tali argomentazioni come pesanti taboo ed inoltre a dimenarsi dinnanzi a medici e strutture sanitarie che respingono le richieste delle donne per portate a termine una gravidanza indesiderata. Tutto ciò esacerbato dalla questione mediatica dirompente che predispone il soggetto femminile e con esso tutto l’apparato medico assistenziale a una pressione psicologica insostenibile, più spesso risolta con ‘viaggi della speranza’ da una regione all’altra piuttosto che oltre frontiera laddove è liberamente concesso di scegliere per la propria vita. </p>



<p>A livello globale, però, i ricercatori della sanità pubblica e gli economi si interrogano riguardo gli esiti della decisione e soprattutto sono preoccupati dei danni che questa presa di posizione possa portare alla generale condizione socioeconomica. In questi anni gli studi hanno dimostrato che, limitare l’accesso all’aborto, abbia effetti negativi sulle donne incinte, le quali con maggiore frequenza corrono rischi di problemi di salute fisica e mentale proprio in conseguenza all’esito negativo della richiesta. Questo, ovviamente, ha ricadute sulla salute del feto e quindi sul prosieguo della vita del bambino. Dati effettivi sono stati raccolti nel 2013 in Texas quando è stata approvata una legge che limita i servizi di aborto e che ha avuto la diretta ripercussione di far diminuire del 13 per centro il tasso di abortività nello stato. Prove solide a conferma del fatto che, una parte significativa delle donne che desiderano accedere ai servizi abortivi, ma gli sono negati, troveranno modi alternativi, anche pericolosi, per interrompere la gravidanza. </p>



<p>Uno degli studi più completi che documenta dettagliatamente per cinque anni gli effetti dell’accesso all’aborto è il Tunaway Study eseguito su 1000 statunitensi intente ad abortire ma a cui è stata negata la possibilità di farlo. Tali donne, come dimostra lo studio, proseguendo con la gravidanza accentuano la loro condizione di vita in povertà: più spesso non hanno abbastanza denaro per coprire le spese di sostenimento di un figlio, nonché sempre le stesse gravide, si riporta, abbiano maggiori difficoltà in ambiti quali istruzione, lavoro e salute mentale e fisica. Quelle donne a cui viene negato l’aborto, riporta il Turnaway Study, vivono l’esperienza del parto in maniera consapevole al punto di non riuscire a dare poi in adozione il bambino. Questo significa che tali famiglie sono costrette ad avere un figlio quando non è il momento giusto e quindi ad accentuare la povertà, in situazioni già disastrate, dando un impatto profondo soprattutto in quelle comunità agli estremi delle società che non vedono riconosciuto alcun diritto. </p>



<p>Considerato l’emendamento e il conseguente riscontro sociale nasce spontaneo chiedersi: quante donne moriranno di aborto? Viste le innumerevoli fasce meno abbienti, le nuove generazioni e quelle donne che già vivono di stenti e che hanno famiglia, l’interruzione di gravidanza assumerà sempre più la direzione di essere considerata reato e di conseguenza essere praticata in cliniche non specializzate e in strutture non adeguate, quindi, in modo illegale proprio come accadeva fino a qualche decennio fa. Si apre perciò il grande danno di mettere a rischio le vite di migliaia di donne. Riportando le statistiche dell’Abortion Surveillance si tratta di più di 600.000 all’anno di donne e occorre sottolineare che vista la difficoltà di reperire i numeri ufficiali, i dati sono sempre da considerarsi sottostimati. Balza all’occhio l’analisi della OMG – Organizzazione Mondiale della Sanità – che riporta una stima tra il 4.7 % e il 13,2% delle morti connesse alle procedure abortive illegali ed alle loro complicanze. Non di meno, il caso aborto degli USA rimarca il divario sociale e condanna chi è economicamente svantaggiano da non potersi concedere il lusso dei viaggi e delle spese verso quei paesi in cui è ancora lecito praticare l’aborto. </p>



<p>Riflettiamo: neghiamo l’aborto e consegniamo migliaia di donne alla morte o a una degenere vita? Questo è quanto ha scelto la Corte Suprema e tutti i quali non garantiscono un diritto fondamentale per la vita. Scelte dettate a priori che hanno l’ardire di intervenire sul corpo altrui e che rivelano il conto di politiche del tutto bigotte sul tema vita.  </p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Pane, amore e famiglia a New York</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2022 05:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche a New York, una delle metropoli più grandi (e caotiche) al mondo, ci sono storie di persone e famiglie che finiscono per intrecciarsi indissolubilmente con la storia dei vari quartieri in cui prendono vita. Storie che, se legate ad un forte concetto valoriale di famiglia per come lo intendiamo noi italiani, finiscono per generare delle autentiche favole moderne, intrise di amore, senso della tradizione, ma anche di grande visione per il futuro. È il caso delle storiche bakery italiane [&#8230;]</p>
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<p>Anche a New York, una delle metropoli più grandi (e caotiche) al mondo, ci sono storie di persone e famiglie che finiscono per intrecciarsi indissolubilmente con la storia dei vari quartieri in cui prendono vita.</p>



<p>Storie che, se legate ad un forte concetto valoriale di famiglia per come lo intendiamo noi italiani, finiscono per generare delle autentiche favole moderne, intrise di amore, senso della tradizione, ma anche di grande visione per il futuro. È il caso delle storiche bakery italiane Settepani, con sedi ad Harlem e a Williamsburg, Brooklyn (nel primo caso, sono anche ristorante, uno dei più antichi del quartiere). Sono state fondate da Leah e da suo marito Nino Settepani con l’intento di portare in quartieri all’epoca ancora in fase di riqualificazione gli autentici sapori della grande tradizione dei forni italiani.</p>



<p>Dopo una lunga attività che le ha rese un punto di riferimento per entrambi i quartieri, nel giro di poche terribili settimane, prima il duro colpo inferto dalla pandemia e poi una terribile malattia di Leah, hanno purtroppo costretto entrambe le bakery ad abbassare la saracinesca, con la prospettiva di non riaprire più. Ma è proprio lì che lo spirito di famiglia, che tanto ci contraddistingue, anche a New York, è intervenuto a cambiare quello che sembrava un destino segnato. La figlia Bilena, infatti, ha sorpreso tutti quando a maggio 2020, a soli 25 anni, ha deciso di abbandonare il suo precedente lavoro per dedicarsi anima e corpo nella riapertura di Settepani. “<em>Non potevo semplicemente accettare che il duro lavoro della mia famiglia andasse in fumo</em>”, dice Bilena con un misto tra commozione e orgoglio. “<em>Ero orientata verso un altro percorso di carriera, ma quando mi sono ritrovata davanti al pensiero di una vita senza le bakery di famiglia, ho capito quanto fossero davvero importanti per me</em>”. In poco tempo, Bilena è riuscita a riaprire entrambi i locali, avviando l’attività di delivery e innovando la selezione di prodotti in vendita strizzando l’occhio ad una clientela anche più giovane e raffinata. Sua l’idea di cominciare a produrre un panettone artigianale diverso ogni mese, cui si affianca adesso anche la colomba pasquale.</p>



<p>Sembra quasi banale, detto da italiani, ma nel contesto newyorkese si tratta di prodotti estremamente rari e ricercati, che in qualche modo contribuiscono in modo determinante anche alla diffusione di alcune tradizioni culturali italiane. Il tutto, ovviamente, senza disdegnare i grandi classici della tradizione che li hanno resi famosi, come sfogliatelle, cannoli, biscotti e molto altro. Entrambi i quartieri non solo hanno gioito del ritorno di Settepani, ma li hanno supportati in tutta la fase di reopening, mettendosi sempre a disposizione per qualunque esigenza. Scene di ordinario quartiere italiano, non fosse che siamo a New York, la platea gastronomica più competitiva del pianeta. Proprio mentre ero lì a conoscere Bilena e la sua famiglia nella loro sede di Harlem, erano in molti i passanti a fermarsi anche solo per salutarli e chiedere loro come stessero. Quanto a Bilena, oggi non solo affianca i familiari (e la ristabilita madre Leah) nell’attività di gestione delle bakery, ma ha anche deciso di riprendere gli studi iscrivendosi presso l’Institute of Culinary Education, con l’intento di migliorarsi ulteriormente e spingere Settepani verso nuove e sempre più alte vette.</p>



<p>Una storia molto italiana, insomma, ma ambientata in due quartieri di una città dove non ti aspetteresti di assistervi, che ti insegna che il cibo, come la famiglia, è al tempo stesso amore e passione. E di entrambi gli italiani ne hanno in abbondanza.&nbsp;</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



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		<title>L’abolizione della pena di morte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EMME]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 04:27:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un traguardo di civiltà giuridica ancora troppo lontano Carcere di Bonne-Terre (Missouri), 5 ottobre 2021, 18:11 ora locale. Un’iniezione letale ha messo fine alla vita del 61enne afroamericano Ernest Johnson, condannato a morte per un triplice omicidio commesso durante una rapina tre anni fa. A nulla sono valse le richieste di organizzazioni internazionali e locali; nemmeno l’appello del Papa ha convinto la Suprema Corte degli Usa ad emettere un provvedimento di grazia o ad irrogare la pena detentiva in luogo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="has-text-align-center"><strong>Un traguardo di civiltà giuridica ancora troppo lontano</strong></h2>



<p class="has-text-align-left">Carcere di Bonne-Terre (Missouri), 5 ottobre 2021, 18:11 ora locale. Un’iniezione letale ha messo fine alla vita del 61enne afroamericano Ernest Johnson, condannato a morte per un triplice omicidio commesso durante una rapina tre anni fa. A nulla sono valse le richieste di organizzazioni internazionali e locali; nemmeno l’appello del Papa ha convinto la Suprema Corte degli Usa ad emettere un provvedimento di grazia o ad irrogare la pena detentiva in luogo di quella capitale. Giustizia è stata fatta, secondo i togati.</p>



<p>Questo è solo l’ultimo caso di cronaca che arriva da uno degli ancora 64 paesi cd mantenitori&nbsp;&nbsp;della pena capitale.&nbsp;</p>



<p>Secondo il <a href="https://d21zrvtkxtd6ae.cloudfront.net/public/uploads/2021/04/Rapporto-sulla-pena-di-morte-nel-2020-ACT-50-3760-2021.pdf">report di Amnesty International sulla pena di morte</a>, nel 2020 ci sono state nel mondo 483 esecuzioni capitali, il 26% in meno rispetto all’anno precedente. I <a href="https://www.nessunotocchicaino.it/bancadati.php?id_cont=8&amp;id_state=70000313">dati parziali 2021 dell’osservatorio di Nessuno Tocchi Caino</a> ad oggi ne contano 423. Sono numeri in calo rispetto al passato ma sono solo i casi dichiarati; occorre tener conto che alcuni paesi secretano i dati in materia di condanne capitali che, dunque, non sono integralmente reperibili. Per la <strong>Cina</strong>, ad esempio, fonti non ufficiali riferiscono di una media annuale che supera le 6.000 unità e che regala stabilmente al boia cinese questo aberrante primato mondiale; seguono&nbsp;<strong>Iran,&nbsp;Egitto,&nbsp;Iraq</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Arabia&nbsp;Saudita</strong>.&nbsp;Si tratta, come detto, di dati non accertabili nonostante le continue sollecitazioni da parte delle Nazioni Unite di rendere fruibili i numeri su condanne, detenuti nel braccio della morte ed esecuzioni programmate, eseguite o commutate.&nbsp;</p>



<p><strong>L’Assemblea generale dell’ONU</strong>, invero, è particolarmente attenta al tema e dal 2007 ammonisce gli Stati che ancora prevedono la pena di morte come strumento ordinario di politica criminale. L’ultima risoluzione ONU per la moratoria universale della pena di morte è stata adottata nel dicembre 2020, con un record di 123 voti favorevoli. Tra i 38 stati sfavorevoli Libia, Egitto, Arabia Saudita, Singapore, Afghanistan, India, Giappone, Cina e Usa. Nel testo si invitano gli stati mantenitori a limitare progressivamente l’uso della condanna a morte, anche mediante la riduzione del catalogo dei reati per i quali questa può essere comminata, nonché a rendere disponibili le informazioni rilevanti circa l’uso di tale sanzione.</p>



<p>L’attenzione mondiale al tema sembra gradualmente sortire effetti, ogni anno aumentando il numero degli stati abolizionisti, che oggi sono 144. Da ultimi il Ciad e, negli Stati Uniti, il Colorado e la Virginia.&nbsp;Ma la strada per relegare definitivamente la pena capitale ai libri di storia è ancora lunga e il numero dei condannati a morte, che dal 2000 ad oggi secondo i dati di NTC è di 46.384 persone, è destinato a salire ancora molto.&nbsp;</p>



<p>Eppure è dai tempi di&nbsp;<em>Dei delitti e delle pene&nbsp;</em>di Beccaria che la dottrina penalistica e criminologica segnala l’assenza di dati empirici&nbsp;in grado di dimostrare che la pena di morte sia un efficace strumento general-preventivo. Per le ricerche sull’efficacia deterrente della pena capitale il quadro ideale è rappresentato dagli Usa, che permettono di confrontare il tasso di criminalità di stati abolizionisti e mantenitori nonché di valutare le variazioni del tasso di criminalità nello stesso stato in tempi diversi e cioè nel vigore o meno della pena capitale. Ebbene nessuna indagine dimostra che il tasso di omicidi scende nella vigenza della pena di morte. Al contrario è statisticamente dimostrato che i cittadini provano compassione nei confronti del condannato e, non percependo la morte come pena giusta e proporzionata, perdono fiducia nei confronti di un sistema giuridico che sono poi più propensi a tradire.&nbsp;</p>



<p>I cittadini delinquono nonostante la certezza della pena capitale e questo è dimostrato dai numeri stabili (sia pur non ufficiali) che arrivano dalla Cina: se ogni anno vengono condannate a morte più di 6000 persone vuol dire che più di 6000 persone si sono determinate a commettere reati nella consapevolezza di rischiare la morte. Sono numeri che dovrebbero fare riflettere quantomeno i leader delle democrazie liberali, dove il diritto alla vita di ciascuno è – o dovrebbe essere – inviolabile, non potendo subire l’arbitrio né degli altri cittadini né soprattutto dello Stato.&nbsp;</p>



<p>L’abolizione della pena di morte è un punto irrinunciabile di civiltà giuridica.  </p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>11 settembre, 20 anni dopo gli uomini continuano a cadere?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2021 08:59:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[torri gemelle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso sabato il mondo intero ha commemorato il ventennale dell’11 settembre, data che sicuramente trova e troverà posto nei libri di storia alla stregua di avvenimenti come l’attentato di Sarajevo che diede il via alla Grande Guerra. L’attentato contro gli Stati Uniti, invece, avrebbe dovuto trovare risposta nella guerra in Afghanistan, iniziata il 7 ottobre 2001, quindi, nemmeno un mese dopo l’attacco, e conclusasi nei fatti appena il trentuno agosto scorso. L’incursione di Abbottabad, nello stesso 2011, con la [&#8230;]</p>
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<p>Lo scorso sabato il mondo intero ha commemorato il ventennale dell’11 settembre, data che sicuramente trova e troverà posto nei libri di storia alla stregua di avvenimenti come l’attentato di Sarajevo che diede il via alla Grande Guerra. L’attentato contro gli Stati Uniti, invece, avrebbe dovuto trovare risposta nella guerra in Afghanistan, iniziata il 7 ottobre 2001, quindi, nemmeno un mese dopo l’attacco, e conclusasi nei fatti appena il trentuno agosto scorso. L’incursione di Abbottabad, nello stesso 2011, con la cattura e l’uccisione di Bin Laden, ideatore dell’11 settembre, fece pensare alla cessazione delle ostilità anche nel territorio afghano. L’invasione ha avuto, però, seguito per altri 10 anni e il tentativo di esportare la democrazia non ha sortito gli effetti sperati.</p>



<p>La storia insegna che la democrazia e la libertà nascono dall’interno, non sono frutto di imposizioni esterne e gli Stati Uniti, che nel 2020 hanno firmato i patti di Doha, sono stati protagonisti di una situazione paradossale. A partire dallo scorso mese di maggio, il ritiro delle truppe USA e NATO è stato accompagnato dalla progressiva nuova avanzata talebana, che nel giro di un mese ha, sostanzialmente, cancellato 20 anni di storia. I vecchi padroni dell’Afghanistan sono rientrati a Kabul il 15 Agosto e il 31 anche gli ultimi soldati occidentali hanno abbandonato, forse troppo in fretta, il Paese.</p>



<p>Molti di noi sono stati, indirettamente, testimoni di quanto accaduto venti anni fa e quasi tutti ricordiamo esattamente ciò che facevamo quando arrivò la notizia che qualcuno si era schiantato a bordo di un aereo contro le Torri Gemelle. Il mondo si fermò, mentre da New York arrivavano sulle nostre televisioni le immagini di un immane disastro. Persero la vita 2977 persone, 2753 nella sola Ground Zero. Le Twin Towers, simbolo del potere e dell’economia americana, alte rispettivamente 415 e 527,3 metri, con più di 110 piani ciascuna, furono distrutte.</p>



<p>Tra i vari fotogrammi passati alla storia, “The failing man” di Richard Drew rappresenta meglio di ogni altro cosa successe vent’anni fa. “L’uomo che cade” era, probabilmente, un cameriere di un ristorante situato al centoseiesimo piano di una delle torri. Non si ha contezza di quanti siano stati i “failing men” l’11 settembre 2001. Vedendo le foto dei civili afghani &#8211; tra di essi anche Zaki Anwari, 19enne calciatore afgano &#8211; che pur di fuggire dal regime dei talebani hanno tentato di aggrapparsi alle ruote di un aereo pronto al decollo nell’aeroporto di Kabul, durante l’evacuazione e, purtroppo, sono precipitati, chi di noi non ha rivisto le scene di venti anni fa? Questo tentativo disperato di cambiare il destino, di modificare il corso degli eventi, sebbene in minima parte, può essere inteso come un moto di ribellione. Queste persone hanno scelto di morire a modo loro. Sebbene fosse impossibile restare in vita dopo un impatto al suolo da un’altezza simile, così “the failing man” decise di non attendere che crollassero le Torri, come Anwari ha scelto di non attendere che a ucciderlo fossero i talebani.</p>



<p>Nel momento in cui si tenta di ricercare i vincitori ed i vinti di questa guerra, bisognerebbe prestare maggiore attenzione al sentimento che ha pervaso chi si è visto costretto a compiere una scelta simile nel giro di pochi attimi. I protagonisti di questi 20 anni non sono gli occidentali o i talebani, ma i civili che saranno dimenticati della storia e che hanno giocato la sfida più importante, quella col destino, anche se persa in partenza.   </p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>White Privilege in the US &#8211; the Capitol Riots</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Aisling Redden]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2021 12:33:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COFFEE BREAK]]></category>
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		<category><![CDATA[Capitol]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>The attempt by Donald Trump and his supporters to overthrow the Presidential election result on Wednesday was not only an attack on democracy but also highlighted the overt racism that has been characteristic of his four years in office. Two Americas The disparity between the Black Lives Matter (BLM) protests of 2020 and the insurrectionist mob which violently forced its way into the Capitol is a clear representation of the two Americas; one, which is subject to routine discrimination and [&#8230;]</p>
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<p>The attempt by Donald Trump and his supporters to overthrow the Presidential election result on Wednesday was not only an attack on democracy but also highlighted the overt racism that has been characteristic of his four years in office.</p>



<p><strong>Two Americas</strong></p>



<p>The disparity between the Black Lives Matter (BLM) protests of 2020 and the insurrectionist mob which violently forced its way into the Capitol is a clear representation of the two Americas; one, which is subject to routine discrimination and racist, violent attacks by police, and a second, which uses its White privilege to enact such attacks without fear of prosecution.&nbsp;</p>



<p>A <a href="https://www.theguardian.com/us-news/2021/jan/06/capitol-mob-police-trump-george-floyd-protests-photos" target="_blank" rel="noreferrer noopener">picture</a> from June 2020, which has been widely circulated on social media platforms in recent days, shows members of the DC National Guard standing on the steps of the Capitol building as BLM demonstrators protested peacefully below. In stark contrast, scenes from January 6 show the Capitol swarmed by mostly White male rioters, with few security officials in sight. Many have pointed out that had the rioters been Black, there would have been little hesitation by police to open fire. &nbsp;</p>



<p>Questions are being asked as to how the pro-Trump mob was so easily able to enter the Capitol; the reality is that Trump (who was watching events unfold from the safety of the White House) was reluctant to send in troops to disband his supporters. At last year’s June demonstration, the situation had been the complete opposite, with Trump ordering over 5000 security officials to clear the way for him, using teargas, batons and horses. On Wednesday, only 115 guardsmen were on duty when the mob descended, despite warnings of violence ahead of the time.&nbsp;</p>



<p>Not only were there few security officials, it appears that many of them were in fact at times assisting the rioters. Images and videos show how guards outside the Capitol pulled aside metal barriers, allowing the rioters to enter, while others helped those who had been teargassed by washing their eyes with water. It is clear that many of the guards present were indeed Trump supporters themselves and sided with the mob that was made of a mishmash of groups, from the extreme far-right to more moderate conservatives.&nbsp;</p>



<p><strong>“Don’t dare call them protesters”</strong></p>



<p>President-elect <a href="https://www.nbcnews.com/politics/white-house/biden-slams-capitol-rioters-domestic-terrorists-don-t-dare-call-n1253335" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Joe Biden</a> was quick to make the comparison between 2020’s peaceful protests and the pro-Trump riots of Wednesday, saying of the latter, “Don&#8217;t dare call them protesters. They were a riotous mob, insurrectionists, domestic terrorists.” He went on to say, “No one can tell me that if it had been a group of Black Lives Matter protesting yesterday, they wouldn&#8217;t have been treated very, very differently from the mob of thugs that stormed the Capitol,”.&nbsp;</p>



<p>The grim reality of the riots is that, as <a href="https://www.channel4.com/news/this-has-everything-to-do-with-race-from-top-to-bottom-prof-timothy-snyder-on-capitol-siege" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Timothy Snyder</a>, a professor of history at Yale University, puts it, “This has everything to do with race, from top to bottom”. He makes the point that the lie Trump has been making since the November elections that he won the Presidency is “based on the equivalence of black voting with fraud. When they say fraud, what they mean is people of colour voting.”</p>



<p>Similarly, Senator Ted Cruz’s attempt to invoke the 1877 Compromise points to the racism inherent to Trump and his supporters. The Compromise established the infamous Jim Crow Laws, re-enslaved African Americans in the South and led to the voter suppression which is still rampant today.&nbsp;</p>



<p>Trump’s links with White Supremacy are nothing new. Throughout his lifetime he has repeatedly stoked the flames of racism and hatred. Yet, on the day that he attempted a violent coup, there was also good news as Georgia elected its first-ever African American Democratic Senator.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="685" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/01/image-1024x685.png" alt="" class="wp-image-26479" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/01/image-1024x685.png 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/01/image-300x201.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/01/image-1536x1028.png 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/01/image-640x428.png 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/01/image-360x240.png 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/01/image-600x400.png 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/01/image.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>“Democracy is fragile”</strong></p>



<p>The events of Wednesday shocked onlookers not only in the US but worldwide because of what they signified for democracy. Words such as “coup”, “riot” and “insurrection” are not ones naturally associated with the world’s oldest democracy, yet, such violence seems to many a fitting conclusion to Trump’s presidency.&nbsp;</p>



<p>However, while Trump’s days in the White House may be numbered (even more so if lawmakers succeed in <a href="https://www.ft.com/content/929a4193-bf46-4786-be08-373d134388ec" target="_blank" rel="noreferrer noopener">impeaching</a> him for a second time), the era of Trumpism does not appear to be ending any time soon. As former presidential candidate Hillary Clinton said in a tweet on the day of the riots, “Democracy is fragile. Our leaders must live up to their responsibility to protect it.”</p>



<p>As some commentators have pointed out, despite being severely shaken, lawmakers returned to the Senate chamber to certify Biden’s presidential victory and US democracy was upheld. The rioters attempted to do away with democratic elections and norms, yet, ultimately they failed. Citizens of countries where authoritarianism is not simply a threat but a reality will be the unfortunate victims of 6 January.&nbsp;</p>



<p><strong>Looking forward</strong></p>



<p>Biden has sworn to unite America but he has an uphill battle ahead of him. The divide between the two Americas has never been more apparent and one of Biden’s first tasks as President will be to ensure he is recognised as the legitimate leader of the country.&nbsp;</p>



<p>He has also pledged to reform criminal justice systems in a bid to rectify the years of racial injustices which have been committed in the US. However, in a country where White supremacists who freely sport symbols of racism are able to force their way into the seat of government, while Black protesters are violently suppressed, any attempt to address racism will need to look at US society as a whole.&nbsp;</p>



<p>For now, one side of America is celebrating the Democrat’s taking of the Senate and looking forward to a (hopefully) more peaceful Presidency under Biden. It remains to be seen what will happen in four years time when Trumpism may rear its ugly head again in the form of Cruz, Hawley or any of the pro-Trump Republicans who have promoted the lie of a stolen election. The attempted coup may have set a dangerous precedent ahead of the 2024 election — one that is overtly anti-democratic. While US democracy withstood Wednesday&#8217;s attack, the cracks already apparent may continue to widen unless serious action is taken to repair them.&nbsp;</p>
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		<title>A geopolitical analysis of the United States’ presidential elections</title>
		<link>https://ventiblog.com/a-geopolitical-analysis-of-the-united-states-presidential-elections/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Giansiracusa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2020 17:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COFFEE BREAK]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[comparative analysis]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitical analysis]]></category>
		<category><![CDATA[presidential elections]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>The election of Trump in 2016 upset the political, economic, and geopolitical assets of the World. Although this may look like ancient history already, it seems that the conditions for another wave of turbulence are resurfacing.  In order to understand this peculiar brand of unbalance, it is necessary to briefly analyze the outcome of Trump’s election and to compare it with today’s situation.  I clearly remember the days after Trump’s election, when everyone was talking about the future of the [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">The <strong>election of Trump in 2016</strong> upset the political, economic, and geopolitical assets of the World. Although this may look like ancient history already, it seems that the conditions for another wave of turbulence are resurfacing. </p>



<p>In order to understand this peculiar brand of unbalance, it is necessary to briefly analyze the outcome of Trump’s election and to compare it with <strong>today’s situation</strong>. </p>



<p>I clearly remember the days after Trump’s election, when everyone was talking about the future of the United States and what would change internally. I also clearly remember that, while this debate was happening, I was more interested in how his election would<strong> affect the geopolitical sphere</strong> and, more specifically, if the leader of North Korea would react the way I expected him to. And he did. </p>



<p>As a matter of fact, thinking in a geopolitical way, it was more than obvious that Trump’s election would have <strong>severe repercussions in Asia</strong>, where the balance created with the United States has always been feeble to say the least. It is no wonder, then, that shortly after the news of the newly elected President of the United States, the newspapers started talking about another wave of Kim Jong-un’s infamous missiles being shot towards South Korea and the neighboring countries. </p>



<p>Although this information was not being disclosed by international newspaper and journals, reading Korean newspapers as well as talking to my friends gave me a better understanding of what was actually happening in South Korea: Seoul, the capital of South Korea, has a set of tunnels built underneath the city to protect the citizens from airstrikes and bombing, accessible through the subway galleries, that have been closed for several years and that have been re-opened following the election of Trump, in fear that it would upset the leader of North Korea. My understanding is that it has not been necessary to use the tunnels, but the mere fact that then the newly elected President Moon Jae-In felt the need to give the citizens the opportunity of protecting themselves if necessary speaks volumes to me.</p>



<p>As I mentioned earlier, this situation may seem far from us now, who are dealing with a pandemic and who are already witnessing the new United States’ presidential elections. However, there has been the feeling of a <strong>historical and political loop</strong>. In fact, the news of Kim Jong-un’s coma and the consequent possibility of his sister, Kim Yo-jong, raising to power would have brought unrest both in the Asian and the Western sphere. Although this prospect seems to be getting further and further away from us, due to the North Korean leader’s sudden reappearance as the head of a Politburo meeting, the effects that the eventuality of a shift in power might bring forth shall not be underestimated. It is foreseeable that the Korean peninsula would bear the highest toll, given its proximity to North Korea, but it would also be very interesting to see how China might react and, consequently, how the United States would respond, since, so far, it has many precedents showing that a blow-by-blow response seems to be the strategy the country is going for.</p>



<p>All in all, 2020 appears to be destroying all of our beliefs so these are, for now, merely speculations. We might get some clear answers after the United States’ presidential elections so stay tuned for that!&nbsp;</p>
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		<title>John Lennon, love is the answer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2020 17:30:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[george harrison]]></category>
		<category><![CDATA[paul mccartney]]></category>
		<category><![CDATA[ringo starr]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ottant&#8217;anni fa la nascita di una delle più grandi icone della cultura pop Il fraseggio di un piano e una voce calda che sembra chiedere all&#8217;ascoltatore: «Mi puoi aiutare a immaginare un mondo diverso?». Potere della musica e della penna di John Lennon, capace di tramandare come un modernissimo cantore non soltanto testi e composizioni immortali, ma anzitutto una serie di messaggi universali che testimoniano la forza dell&#8217;arte nelle sue manifestazioni più nobili. Quella forza che Lennon sentiva repressa nella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Ottant&#8217;anni fa la nascita di una delle più grandi icone della cultura pop</p>



<p>Il fraseggio di un piano e una voce calda che sembra chiedere all&#8217;ascoltatore: «<em>Mi puoi aiutare a immaginare un mondo diverso?</em>». </p>



<p>Potere della musica e della penna di John Lennon, capace di tramandare come un modernissimo cantore non soltanto testi e composizioni immortali, ma anzitutto una serie di messaggi universali che testimoniano la forza dell&#8217;arte nelle sue manifestazioni più nobili. </p>



<p>Quella forza che Lennon sentiva repressa nella difficile e turbolenta convivenza con Paul McCartney, a cui non mancò di ricordare nella sarcastica <em>How do you sleep &#8211;</em> pubblicata nel 1971, quando i Beatles avevano già chiuso bottega da un anno &#8211; che l&#8217;unica cosa degna di nota della sua carriera era stata <em>Yesterday</em>. Una dichiarazione che poteva suonare pretenziosa e finanche arrogante, a maggior ragione perché Lennon si era appena messo alla ricerca di una nuova strada artistica e musicale. </p>



<p>Eppure, anche grazie al decisivo incontro con Yoko Ono &#8211; che pure i fan dei <em>Fab Four </em>hanno sempre considerato una sciagura, in quanto accelerò il processo di disgregazione del gruppo &#8211; Lennon riuscì brillantemente a svincolarsi dal suo ingombrante passato per costruirsi un&#8217;identità riconoscibile. </p>



<p>Con il trasferimento a New York, poi, si consuma la definitiva transizione dall&#8217;inclinazione visionaria dei Beatles psichedelici e lisergici di brani come <em>Lucy In The Sky With Diamonds</em>, <em>Revolution #9 </em>e <em>Yellow Submarine</em> alla consapevolezza e all&#8217;impegno che caratterizzeranno tutta la sua carriera da solista. </p>



<p>La cronaca dolente della vita operaia (<em>Working Class Hero</em>), una serrata requisitoria contro ogni guerra (<em>I Don&#8217;t Want To Be A Soldier</em>), la rivendicazione dell&#8217;ideale pacifista in una canzone (<em>Give Peace A Chance</em>) che parlava apertamente di masturbazione. Davvero troppo per le istituzioni americane, FBI e Casa Bianca in testa, che per anni cercheranno di ostacolare la carriera di Lennon e di rispedirlo in Gran Bretagna. </p>



<p>Dal canto suo, l&#8217;ex Beatle non fece molto per compiacere chi lo aveva messo nel mirino: continuò a denunciare, a prendere posizione, a graffiare. </p>



<p>Come accadde con l&#8217;album del 1972 <em>Some Time in New York City</em>, la cui copertina ricordava molto da vicino la prima pagina del più famoso quotidiano d&#8217;America, con la differenza che, al posto delle notizie, comparivano titoli e testi dei suoi brani, alcuni dei quali inequivocabili: <em>Angela </em>era un omaggio all&#8217;attivista per i diritti civili Angela Davis, anch&#8217;essa finita nel mirino della polizia federale; <em>Attica State </em>parla della rivolta nel carcere di Attica, consumatasi nel 1971; <em>Sunday Bloody Sunday </em>è la rievocazione di quella domenica di sangue e terrore che, undici anni dopo, darà fama planetaria agli U2.</p>



<p>Eppure, nell&#8217;immaginario collettivo si sono sedimentate anche le ballate di ispirazione intimista, su tutte <em>Jealous Guy</em>, una sorta di autoanalisi che consente a John di fare i conti con i suoi errori e le vampate di gelosia che hanno ferito Yoko, e <em>Mother</em>, un omaggio alla madre investita e uccisa da un&#8217;auto nel 1957. </p>



<p>La star Lennon &#8211; sensibile alla causa dei diritti civili delle minoranze &#8211; che si sovrappone e si confonde con l&#8217;uomo John, impulsivo e passionale. Due personalità contraddittorie che la musica riesce miracolosamente a tenere insieme per tutta la prima metà degli anni Settanta. </p>



<p>Dal loro incontro nascono inni universali che assumono la dimensione del manifesto programmatico e del messaggio politico: se <em>Imagine</em>, che ha recentemente scatenato alle nostre latitudini uno (stucchevole) dibattito sul suo reale messaggio politico e ideologico, non ha mai smesso di ispirare uomini e donne in tutto il mondo, brani come <em>Happy Xmas </em>(<em>War Is Over</em>) e <em>Mind Games </em>custodiscono un anelito di speranza che si specchia in uno dei versi più celebri del canzoniere di Lennon, «<em>love is the answer</em>». </p>



<p>In queste parole, si può intuire anche la svolta che John imprimerà alla sua carriera e alla sua vita privata nel cuore degli anni Settanta: finito il tempo dell&#8217;impegno politico diretto, Lennon consegna alle stampe un album (<em>Rock&#8217;n&#8217;Roll</em>, pubblicato nel 1975) che è un omaggio ai suoi miti musicali dell&#8217;infanzia, primo fra tutti Chuck Berry. Inoltre, l&#8217;ex Beatle chiude i conti con le sue avventure extraconiugali &#8211; Lennon aveva tradito Yoko Ono con la sua segretaria, May Pang &#8211; e festeggia la nascita del figlio Sean. </p>



<p>Cinque anni di silenzio discografico prima di tornare in studio per un disco, <em>Double Fantasy</em>, che la critica ha lungamente sottovalutato, forse perché troppo sbilanciato sul privato. Eppure, i ritmi accattivanti di (<em>Just Like</em>) <em>Starting Over </em>e le piacevoli melodie di <em>Watching The Wheels </em>e <em>Woman </em>suggerivano che Lennon potesse dire ancora molto. Neppure il tempo di pensarlo che, a due settimane di distanza dalla pubblicazione dell&#8217;album, Lennon si trovò faccia a faccia con il suo assassino, Mark Chapman, a pochi passi da casa sua. </p>



<p>A quarant&#8217;anni da quell&#8217;8 dicembre 1980, però, la voce di John Lennon continua a chiederci di immaginare. E di sognare con lui.</p>
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		<title>Il sesso ai tempi del coronavirus</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2020 06:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli amori a distanza e la tecnologia William Shakespeare in quarantena per la peste scrisse Re Lear, ma è anche vero che non possedeva tutti i mezzi di intrattenimento di cui disponiamo noi adesso e se è vero che come non mai il digitale ci sta aiutando a condividere le nostre esperienze e riducendo le distanze, rimaniamo corpo e carne ed è dura rinunciare all’istinto più forte dopo il dormire e il mangiare. Per la nostra sicurezza e la nostra [&#8230;]</p>
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<h3>Gli amori a distanza e la tecnologia</h3>



<p class="has-drop-cap">William Shakespeare in quarantena per la peste scrisse Re Lear, ma è anche vero che non possedeva tutti i mezzi di intrattenimento di cui disponiamo noi adesso e se è vero che come non mai il digitale ci sta aiutando a condividere le nostre esperienze e riducendo le distanze, rimaniamo corpo e carne ed è dura rinunciare all’istinto più forte dopo il dormire e il mangiare. </p>



<p>Per la nostra sicurezza e la nostra salute è stato dichiarato fin da subito: “Nessun contatto”. </p>



<p>Se vale per gli abbracci, figuriamoci per gli incontri amorosi. Il centro AISPS sessuologia di Roma afferma che il Coronavirus è un virus respiratorio, per cui sappiamo per certo che il contagio avviene primariamente attraverso la saliva e in particolare attraverso le goccioline che vengono espulse attraverso il respiro delle persone infette, la tosse e gli starnuti. La trasmissione avviene, quindi, attraverso il bacio e la prossimità corporea, certamente inevitabile in un rapporto sessuale. </p>



<p>La limitazione dei contatti sociali, necessaria alla prevenzione del contagio, implica a maggior ragione l’astensione da rapporti sessuali occasionali e l’intimità fisica in nuovi incontri e conoscenze. </p>



<p>Questo cosa ha comportato?</p>



<p>Dall’inizio della quarantena, che ormai dura da più di una settimana in tutta la Penisola e dieci giorni almeno per le regioni del nord dichiarate subito zona rossa, i numeri riportati dallo studio della AvantGrade, società di <em>web marketing</em>, parlano di una diminuzione dell’uso delle app di incontri e un aumento delle ricerche di app di <em>web meeting</em>, utili per lunghe chiacchiere a distanza, ma soprattutto per lo <em>smart working</em>. </p>



<p>Come riportato da Leggo, sono aumentate del cinque mila per cento le ricerche di applicazioni come Skype e Zoom e del quattro cento cinquanta per Meet Hangout, a riprova che questo isolamento è stato preso molto sul serio. Le coppie sposate e/o conviventi potrebbero mettere a dura prova il loro rapporto, specie se la fase di luna di miele è terminata da tempo e specie se viene ormai azzerata la distanza tra casa e lavoro, comportando un notevole aumento dello stress giornaliero oltre che del carico lavorativo. </p>



<p>Sembra, infatti, che nonostante il lavoro da remoto sia stato concesso a molte aziende e professionisti, la mancanza di una routine impedisca di separare i due “mondi”, finendo per rendere impossibile trovare un momento di decompressione tra vita lavorativa e privata che permetta di vivere con serenità la seconda. Tuttavia, se l’organizzazione familiare è efficiente, si ha la possibilità di coltivare il proprio rapporto e perfino di migliorarlo.</p>



<p>Cambia la storia, invece, per le altre relazioni. Questa necessità di vivere gli “amori a distanza” ha inevitabilmente portato a episodi esilaranti che sono stati prontamente riportati sui social: ragazze che dopo mesi di ricerche hanno trovato il ragazzo perfetto, salvo poterci uscire solo due volte prima di dovergli dire addio fino al termine della quarantena, non conviventi chiusi in case diverse che possono incontrarsi solo al supermercato- e solo mantenendo un metro di distanza l’uno dall’altro- amanti che non possono contattarsi, single che possono solo ripromettersi di uscire più spesso dopo l’isolamento forzato, o approfittare della situazione per “riscoprire” se stessi con l’autoerotismo. </p>



<p>Episodi in cui a farla da padrone è la tecnologia e le aziende che facilitano la comunicazione a distanza: tra le offerte previste per gli italiani in quarantena spicca la proposta di Pornhub, che regalando tre mesi di abbonamento premium ci ha reso il popolo d’Occidente più invidiato al mondo. </p>



<p>Viene registrato un notevole aumento delle iscrizioni alle applicazioni di messaggistica istantanea che permettono la cancellazione immediata dei messaggi (Telegram e Snapchat), a riprova che in mancanza del contatto fisico in molti stiano provando- o intensificando- il <em>sexting</em>, ossia la pratica di inviare messaggi e fotografie con contenuto sessuale esplicito. </p>



<p>Soprattutto in vista della sua diffusione, però, è bene essere prudenti e tutelarsi. Sono, infatti aumentati i casi di <em>revenge porn</em> e sono molti gli accorgimenti che possono proteggere la nostra privacy: è necessario concordare col partner da subito e prima di iniziare i termini dello scambio, cosa ci mette a disagio e che tipo di materiale si vuole ricevere, la piattaforma in cui sentirsi e richiedere esplicitamente che il materiale non venga diffuso. </p>



<p>Questo perché, nel caso spiacevole in cui comincino a girare foto e video legate alla propria persona- <strong>azione per cui è perseguibile e responsabile sempre chi diffonde, mai la vittima</strong>&#8211; si può denunciare il reato alle autorità. </p>



<p>In questo periodo si parla molto di sicurezza, ma si rende quantomai necessario ripetere anche che non c’è sesso se non è sesso sicuro, sia che riguardi lo scambio di fluidi corporei sia lo scambio di immagini esplicite nelle chat.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><em>Pubblicato su Il Quotidiano del Sud- l&#8217;Altravoce dei Ventenni il 16 marzo 2020</em></p>
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		<title>Quando la politica arriva fino ad &#8220;Hollywoo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Scarangella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Nov 2017 18:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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		<category><![CDATA[governatore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Gli uomini sono così ingenui e legati alle esigenze del momento che chi vuole ingannare troverà sempre chi si lascerà ingannare.” Così si esprimeva Machiavelli ben cinque secoli fa nel suo capolavoro, il Principe. E chissà se Raphael Bob-Waksberg creatore della serie tv “Bojack Horseman”, ormai arrivata alla quarta stagione -ultimamente diventata virale anche in Italia &#8211; ha preso spunto dall&#8217;opera del politico fiorentino per ideare l&#8217;ultima stagione della serie, fortemente incentrata sulla politica, in particolare sullo stretto legame che si è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">“</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Gli uomini sono così ingenui e legati alle esigenze del momento che chi vuole ingannare troverà sempre chi si lascerà ingannare.</em>” Così si esprimeva Machiavelli ben cinque secoli fa nel suo capolavoro, il Principe. E chissà se</span><span style="font-size: medium;"> <strong>Raphael Bob-Waksberg</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> creatore della serie tv “<strong>Bojack Horseman</strong>”, ormai arrivata alla quarta stagione -ultimamente diventata virale anche in Italia &#8211; ha preso spunto dall&#8217;opera del politico fiorentino per ideare l&#8217;ultima stagione della serie, fortemente incentrata sulla politica, in particolare sullo stretto legame che si è venuto a creare tra quest&#8217;ultima ed il modo delle celebrità</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Infatti, buona parte delle dodici puntate che compongono la stagione uscita su Netflix l’8 settembre 2017, è focalizzata sulla campagna elettorale del “nemico-amico” del protagonista Bojack, Mr. Peanutbutter, per concorrere alla carica di governatore dello stato della California.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><img class="alignright wp-image-11821 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/11/california.jpg" alt="" width="250" height="250" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/11/california.jpg 250w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/11/california-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/11/california-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">La prima cosa che salta agli occhi, soprattutto a c</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">oloro che hanno seguito la politica americana</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">,</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> negli ultimi anni, </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">è la forte critica nei confronti della cosiddetta “celebrity politics”, ovvero quel processo tipicamente statunitense (anche se ormai da molti anni questa moda si è diffusa ampiamente anche da questa parte dell’oceano) che porta spesso e volentieri celebrità dei più svariati campi a entrare nel mondo politic</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">o</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> e a concorrere per posizioni importanti , se non importantissime. </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Non è un caso che Mr. Peanutbutter prenda parte alla campagna elettorale in California, terra d’elezione per quanto riguarda gli intimi rapporti tra politica e celebrità, di cui in passato due grandi star di Hollywood come Ronald Reagan e Arnold Schwarzenegger </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">sono stati governatori. Così come non è un caso che la quarta stagione veniva realizzata nello stesso periodo in cui negli Stati Uniti entrava nel vivo la campagna elettorale per le presidenziali avvenute proprio un anno fa, campagna tutta incentrata sulla figura </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">(</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">molto poco politica</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">)</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> di Donald Trump, poi eletto presidente. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">E, a ben vedere, il Labrador più famoso di “Hollywoo” appare quasi una maschera carnevalesca dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Tanto le elezioni all&#8217;interno della serie tv, quanto quelle di un qualunque paese occidentale, ruotano attorno alla celebrità. Se da un lato Mr. Peanutbutter pare spesso più interessato ad accrescere la propria fama grazie all&#8217;agone politico, dall’altro il partito e le lobby che lo appoggiano sono pronte a sfruttare la sua popolarità per raggiungere i propri scopi, fino a punto di trasformare il candidato in un burattino nelle proprie mani, aspetto facilmente riscontrabile nella politica, non solo americana. </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Ben presto, però, emerge l’incompetenza di Mr. Peanutbutter, soprattutto se confrontata con l’esperienza e la capacità di leadership del suo sfidante, il governatore in carica Couldchuck Berkowitz.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">L</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">a star televisiva, totalmente incapace di comprendere quali siano i veri bisogni dei cittadini, assume durante la campagna elettorale posizioni populiste e molto superficiali, basando di volta in volta i propri discorsi su argomenti che in quel momento sono popolari nei sondaggi. Questo è un parallelo diretto con le strategie elettorali moderne, che spingono i politici a non sostenere le opinioni impopolari, anche se giuste. Al contrario, gli attori politici abbracciano le posizioni populiste, anche se prive di senso, ed ogni messaggio è misurato e calcolato affinché si arrivi ad una facile elezione. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Eppure, tanto in Bojack Horseman quanto (purtroppo) nella realtà, pare che il corpo elettorale sia completamente ignaro e indifferente riguardo alla politica pubblica e al dibattito democratico. Anzi, molto preoccupante è il fatto che le attenzioni del pubblico siano quasi ed esclusivamente rivolte ad aspetti futili del dibattito politico, se non addirittura al campo estetico, </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">come </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">accaduto nel 2016 durante la campagna per le primarie del partito repubblicano, quando Marco Rubio, sfidante di Donald Trump, ha deviato la discussione sull’aspetto fisico del rivale con una battuta a doppio senso riguardo &#8220;gli uomini con le mani piccole&#8221;, </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">vicenda puntualmente ripresa nella quarta stagione di Bojack, quando il governatore </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Couldchuck Berkowitz </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">è costretto ad un molteplice e grottesco trapianto di mani che scuote l’opinione pubblica molto più che i discorsi sui reali problemi della cittadinanza. <img class="alignleft wp-image-11818" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/11/trump-e-rubio.jpg" alt="" width="398" height="247" /></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Quando un</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">a serie</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> come Bojack </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Horseman</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, che è in gran parte interessat</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">a</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> a questioni esistenziali, sceglie di </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">concentrarsi sulla </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">satira </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">de</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">l mondo politico, allora dobbiamo pensare allo stato </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">in cui</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> ci troviamo. La nostra mancanza di educazione politica e il modo irrazionale in cui </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">prendiamo</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> le decisioni per quanto riguarda il nostro futuro dovrebbe deprimer</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">ci</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> molto più d</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">ella</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> tragica </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">vicenda di</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> Bojack. Solo perché chiunque può correre per </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">un </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">ufficio pubblico, </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">ciò</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> non significa che ogni candidato </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">sia </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">qualificato e dovrebbe essere preso sul serio. </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">E</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> questo è un </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">problema</span> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">con cui</span> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">dovremo fare i conti</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> nel prossimo futuro.</span></span></span></p>
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