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	<title>studio &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Deadline, la sensazione dolce-amara che tutti conosciamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 09:19:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Termine ultimo, scadenza improrogabile: si avvicina la deadline per la consegna dei lavori. Etimologia: voce ingl.; propr. ‘scadenza’, comp. di dead ‘morte’ e line ‘linea’”. Questa è la definizione secondo il dizionario Garzanti della parola “deadline”. Se c’è una espressione che può riassumere una condizione condivisa da miliardi di persone è proprio deadline. La scadenza è una sensazione maledettamente contemporanea e attuale. Tutti conoscono ciò che c’è prima di quella linea, cioè una mole di lavoro da sbrigare, spesso a [&#8230;]</p>
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<p>“<em>Termine ultimo, scadenza improrogabile: si avvicina la deadline per la consegna dei lavori. Etimologia: voce ingl.; propr. ‘scadenza’, comp. di dead ‘morte’ e line ‘linea</em>’”. Questa è la definizione secondo il dizionario Garzanti della parola “deadline”. Se c’è una espressione che può riassumere una condizione condivisa da miliardi di persone è proprio deadline. La scadenza è una sensazione maledettamente contemporanea e attuale. Tutti conoscono ciò che c’è prima di quella linea, cioè una mole di lavoro da sbrigare, spesso a prescindere da tutto il resto. Possiamo considerarla come la sottile linea da non superare: oltre, infatti, troviamo l’ignoto e il vuoto o, più concretamente, una ramanzina che potrebbe costarci diversi problemi, in particolare sul posto di lavoro. Ma le deadline esistono anche in altri ambiti: pensiamo a quello pubblico, quando vogliamo iscriverci a un concorso. Se lo facciamo un minuto solo dopo la scadenza (la nostra deadline), la domanda sarà automaticamente respinta. La parola deadline è salita alla ribalta durante i primi giorni di questo nuovo anno grazie al <em>New Yorker</em>, periodico statunitense nato nel lontano 1925 e alla copertina – edita dall’italiana Bianca Bagnarelli, artista, illustratrice e fumettista – che ritrae una donna in tuta e calzini, sola in una stanza illuminata solo dall’ampio schermo di un computer, mentre fuori dalla finestra si accendono luci e si vedono fuochi d’artificio, probabilmente a segnare la fine dell’anno. Una festa alla quale la protagonista non può partecipare: nella stanza si vedono pile di fogli accartocciati e un file aperto sulla schermata del pc. Sulla scrivania c&#8217;è un bicchiere ormai vuoto e una tazza, probabilmente lì dalla colazione, con all&#8217;interno una buccia di banana, spuntino consumato come spesso succede davanti allo schermo. E sulla stampante si intravede anche un piatto, che probabilmente poche ore prima conteneva il pranzo o la cena. Unica compagnia è un gattone nero, accoccolato sui fogli. La parola deadline è così universalmente diffusa che le è stata dedicata, addirittura, la prima copertina del nuovo anno. Che mondo ci aspetta, allora? E a che punto siamo arrivati? Sempre più spesso mi è capitato di sentire i miei coetanei ammettere di aver lavorato durante le feste. Io stessa l’ho fatto. Se da una parte si pensa di sfruttare i ritagli di tempo nei momenti in cui il resto del mondo si ferma, alla fine della giornata ci si rende conto di perdersi tutto il divertimento, e resta solo una sensazione dolce-amara.</p>



<p>Una condizione comune a milioni – se non miliardi &#8211; di persone nel mondo. L’effetto di immedesimazione nella donna protagonista è facile: tra chi la interpreta come immagine di serenità a chi (i più) la considera come la rappresentazione del lavoro così come è oggi e delle difficoltà delle persone che lavorano. Se lo abbiamo scelto noi, c’è anche della malinconia: ti stai perdendo qualcosa, fuori imperversa una festa e tu non puoi partecipare, ma è comunque una visione serena, di ritiro e calma da un momento caotico. E ci sono anche tante persone che quel momento non lo scelgono: qualcun altro ha dato una scadenza durante le feste e tocca lavorare, è un obbligo. Quei momenti di frenesia (lavorativa, soprattutto) rappresentano sia l’inizio che la fine, tra l’ansia di mettersi subito al lavoro e quella di perdersi la festa fuori. In questo nuovo anno, iniziato solo da qualche settimana ma già denso di avvenimenti e di frenesia, dovremmo seriamente iniziare a riflettere e a dibattere sul mondo del lavoro di oggi, fatto di angoscia per arrivare in tempo e di paura di non farcela. Di tempo che sentiamo di non avere o che, comunque, non sfruttiamo mai appieno. Un’immagine che suscita sentimenti tempestosi. Vale allora la pena tornare all’intestazione e riflettere sulla parola &#8220;deadline&#8221;: letteralmente si può tradurre in &#8220;linea della morte&#8221; o &#8220;linea mortale&#8221;. E questa traduzione, accostata al tema delle scadenze lavorative, fa un po&#8217; accapponare la pelle: stiamo sacrificando la nostra vita in nome del lavoro? Abbiamo bisogno che ci esplodano i fuochi d&#8217;artificio di fronte agli occhi per farci risvegliare dall&#8217;assuefazione lavorativa? Abbiamo ormai rinunciato a lavorare per vivere e siamo inevitabilmente tutti finiti con il vivere per lavorare?</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



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		<title>La voglia di formazione non va in vacanza: tante le summer school in giro per l’Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Francesca Astorino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jun 2023 16:24:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono diversi gli atenei, gli istituti scolastici pubblici e privati che, tra giugno e luglio, dedicano parte delle attività formative a corsi molto spesso “di nicchia” e di approfondimento riguardo specifiche discipline e/o tematiche. Generalmente, questi percorsi di formazione, detti summer school, possono essere suddivisi in tre grandi gruppi: corsi specialistici, corsi di lingua e cultura del paese scelto per lo svolgimento del periodo di summer school e corsi teorico-pratici finalizzati all’acquisizione di competenze specifiche. Partecipare a una summer school [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Sono diversi gli atenei, gli istituti scolastici pubblici e privati che, tra giugno e luglio, dedicano parte delle attività formative a corsi molto spesso “di nicchia” e di approfondimento riguardo specifiche discipline e/o tematiche. Generalmente, questi percorsi di formazione, detti <em>summer school</em>, possono essere suddivisi in tre grandi gruppi: corsi specialistici, corsi di lingua e cultura del paese scelto per lo svolgimento del periodo di <em>summer school</em> e corsi teorico-pratici finalizzati all’acquisizione di competenze specifiche. Partecipare a una <em>summer school</em> è una gratificante occasione per trascorrere il tempo estivo nell’apprendimento e approfondimento di nuove <em>skills</em>, per fare nuove conoscenze e prendere contatti anche con il mondo lavorativo. In taluni casi, la frequenza a tali corsi estivi consente l’ammissione e la preparazione ai test di selezione per i corsi di laurea a numero chiuso di università – per lo più – private e talvolta pubbliche. Inoltre, partecipare a una <em>summer school</em> aumenta la consapevolezza nella scelta del percorso accademico. Capita sempre più spesso che i giovani delle superiori scelgano senza esperienza alcuna la loro carriera universitaria, commettendo errori che portano alla rinuncia del percorso di studi, a innumerevoli cambi di facoltà o, ancora peggio, a scegliere una vita lavorativa che non soddisfi pienamente le proprie aspettative e il proprio potenziale. I programmi estivi offrono l’occasione di vivere a 360 gradi la vita e le settimane universitarie già a partire dalla diretta partecipazione nelle aule accademiche alle lezioni e ai laboratori, nonché sperimentando le attività extra didattiche di autogestione e vita da fuori sede.</p>



<p>Ecco quindi, alcune soluzioni che potrebbero soddisfare le richieste di giovani studenti.<br>“Hey Eu!” è il progetto Giovani e Europe Direct Padova che organizza la prima edizione della summer school rivolta a 35 giovani di età compresa tra i 16 e i 18 anni. L’iniziativa che sarà svolta dal 27 al 29 giugno presso il comune e le sedi dell’Università degli Studi di Padova, offrirà l’opportunità – gratuita – alle studentesse ed agli studenti che hanno frequentato nell’anno scolastico appena concluso, le classi terze e quarte degli istituiti secondari di secondo grado del comune padovano. La <em>summer school</em> punta a formare i giovani riguardo la corretta cittadinanza europea. L’obiettivo è far conoscere la struttura dell’Unione Europea, le sue istituzioni e promuovere una coscienza di partecipazione attiva e democratica nei cittadini del non più lontano futuro ma dell’imminente presente: i giovani. Per consentire questo apprendimento, sono previste attività di formazione in aula con docenti e ricercatori che alternano le lezioni didattiche frontali a laboratori interattivi, basati su metodologie di apprendimento non formale. Ad esempio, sono previste delle occasioni di dibattito e confronto informale, nonché momenti conviviali per rendere più amichevole ed elastica la propensione a fare e lavorare in gruppo. Inoltre, la <em>summer school</em> rientra nei percorsi per l’apprendimento delle competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO) promossi dal Ministero. L’organizzazione della iniziativa e la promozione sono affidate al Progetto Giovani e all’Europe Direct Padova in collaborazione con altre strutture dell’università. Questa non rappresenta l’unica occasione formativa in Italia.</p>



<p>A Milano si organizza la <em>summer school</em> di <em>Fashion Design</em> presso l’Accademia del Lusso: un corso intensivo di una settimana che punta a fornire le conoscenze le tecniche di base dei processi coinvolti nei campi della moda. Sempre nella stessa città, l’Istituto Europeo di Design (IED) organizza un corso estivo in <em>Interior e Showroom Design</em> suddiviso in tre settimane per apprendere le tendenze contemporanee e made in Italy in fatto di arredamento. L’università di Pisa organizza “Summer School nel governo delle città resilienti al clima. Sfide, opportunità e buone pratiche”, un corso in partnership con UN-Habitat che affronta un tema influente di questo periodo storico. La fondazione ANICA ACADEMY del cinema e dell’Audiovisivo e del Digitale – Ente del Terzo Settore, ha inaugurato a Roma un percorso di formazione e orientamento per i giovanissimi con l’aspirazione di entrare a far parte del mondo dell’audiovisivo. Il corso mira a stimolare il talento e la creatività dei professionisti del domani.</p>



<p>Non c’è che l’imbarazzo della scelta.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>EVULPO: La piattaforma e-learning amata dagli studenti Europei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annarosa Vico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jun 2023 14:09:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questa intervista è per presentare EVULPO, un&#8217;azienda innovativa con sede a Zurigo, dal cuore internazionale e con un obiettivo ambizioso: portare l&#8217;istruzione a prezzi accessibili agli studenti dai 9 ai 19 anni di tutto il mondo. Tutto è iniziato con un&#8217;idea nata dalla fantasia di tre amici già attivi nel settore del tutoraggio che hanno capito che il mercato era &#8220;affamato&#8221; di contenuti educativi da fruire con il supporto di strumenti digitali. In effetti, sembra che EVULPO stia rispondendo all&#8217;esigenza [&#8230;]</p>
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]]></description>
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<p class="has-drop-cap">Questa intervista è per presentare EVULPO, un&#8217;azienda innovativa con sede a Zurigo, dal cuore internazionale e con un obiettivo ambizioso: portare l&#8217;istruzione a prezzi accessibili agli studenti dai 9 ai 19 anni di tutto il mondo. Tutto è iniziato con un&#8217;idea nata dalla fantasia di tre amici già attivi nel settore del tutoraggio che hanno capito che il mercato era &#8220;affamato&#8221; di contenuti educativi da fruire con il supporto di strumenti digitali. In effetti, sembra che EVULPO stia rispondendo all&#8217;esigenza degli studenti di avere lezioni flessibili e personalizzate, modellate in base ai programmi scolastici. Di seguito l&#8217;intervista con il Dr. Christian Marty, CEO e co-fondatore di EVULPO.</p>



<p><strong>Dr. Marty grazie per questa intervista, posso chiederle come è nata l&#8217;idea di EVULPO?</strong></p>



<p>Nel 2017, insieme a due colleghi, abbiamo costituito una società di tutoring. Si trattava di una classica azienda di tutoraggio, un&#8217;azienda fisica, e si è rivelata un grande successo, ma presto ci siamo resi conto che i ragazzi avevano bisogno di qualcosa di diverso. Infatti, molti di loro hanno espresso il desiderio di imparare online, con il supporto di video e senza la necessità di portarsi dietro un libro. Così, li abbiamo ascoltati, abbiamo ascoltato i bambini, e abbiamo creato EVULPO, una piattaforma educativa online, con tanto materiale didattico a disposizione. Si può dire che abbiamo ascoltato le richieste dei clienti e abbiamo creato un prodotto basato sul loro riscontro. Inoltre, volevamo essere internazionali, quindi, con l&#8217;aiuto dei nostri investitori, abbiamo analizzato i programmi di studio di diversi Paesi dell&#8217;UE, concentrandoci sulla fascia di età dei ragazzi dai 9 ai 19 anni, sul segmento di mercato che va dalla prima elementare all&#8217;ultimo anno scolastico e creando un&#8217;offerta specifica per ogni Paese.</p>



<p><strong>Non si può costruire un grande prodotto senza una grande squadra, qual è il ruolo del vostro personale nella creazione di EVULPO?</strong></p>



<p>Abbiamo costruito la piattaforma con l&#8217;aiuto di 250 persone. Abbiamo diversi gruppi in ogni area in cui la piattaforma è presente, per esempio: a Milano collaboriamo con 30/40 freelance, lo stesso a Londra e Madrid. Queste persone contribuiscono allo sviluppo di EVULPO analizzando i programmi scolastici e assicurandosi che i contenuti offerti siano pertinenti e aggiornati. Il primo passo per noi è capire il mercato educativo locale, il secondo è creare un materiale didattico convincente.&nbsp; Lavoriamo molto con i freelance, mentre il gruppo principale si occupa di tecnologia, marketing e creazione di contenuti.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large"><img width="632" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/06/evulpo_CEO_Christian-Marty-632x1024.jpg" alt="" class="wp-image-33739" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/06/evulpo_CEO_Christian-Marty-632x1024.jpg 632w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/06/evulpo_CEO_Christian-Marty-185x300.jpg 185w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/06/evulpo_CEO_Christian-Marty-947x1536.jpg 947w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/06/evulpo_CEO_Christian-Marty-scaled.jpg 1263w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/06/evulpo_CEO_Christian-Marty-750x1216.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/06/evulpo_CEO_Christian-Marty-1200x1945.jpg 1200w" sizes="(max-width: 632px) 100vw, 632px" /><figcaption>EVULPO CEO, Christian Marty</figcaption></figure></div>



<p><strong>Qual è il vostro modello di business?</strong></p>



<p>EVULPO è basato sul web (https://evulpo.com/it/it), non è ancora disponibile un&#8217;applicazione mobile. Per monetizzare dalla piattaforma, abbiamo messo a disposizione degli utenti un &#8220;modello premium&#8221;. Naturalmente è sempre possibile registrarsi gratuitamente e, anche in questo caso, si avrebbe accesso alla maggior parte del materiale didattico, ma ovviamente puntiamo a convertire il maggior numero possibile di utenti alla &#8220;funzione premium&#8221;. Se si naviga sulla piattaforma come utente gratuito, si incontrano &#8220;strumenti di blocco&#8221; come le aggiunte di pubblicità o un limite al download del materiale. Questo per incoraggiare gli utenti ad accedere alle funzioni &#8220;premium&#8221;, pur rendendo la piattaforma disponibile a tutti.</p>



<p><strong>La vostra idea è molto innovativa, ma lo sono anche molte altre aziende di e-learning sul mercato. Come vi differenziate dai concorrenti?</strong></p>



<p>EVULPO è molto diversa rispetto agli altri concorrenti che operano nel settore dell&#8217;e-learning. In primo luogo, EVULPO si concentra radicalmente sul curriculum scolastico, creando così un&#8217;esperienza di apprendimento personalizzata e su misura per ogni Paese. In secondo luogo, il nostro target è molto chiaro: ci rivolgiamo agli studenti dai 9 ai 19 anni, questo è il nostro obiettivo, non si tratta di professionisti, non si tratta di apprendimento per adulti, tutti i contenuti sono creati tenendo conto del nostro target, in modo da essere sicuri di rimanere rilevanti e attraenti per i nostri clienti. In terzo luogo, ci concentriamo su molte materie importanti in base ai requisiti dei curricula, matematica, psicologia, ecc. C&#8217;è un&#8217;enorme gamma di argomenti disponibili e non troverete una tale combinazione in nessun altro operatore del settore dell&#8217;e-learning.</p>



<p><strong>Come vede EVULPO evolversi in futuro?</strong></p>



<p>Abbiamo iniziato in Svizzera e abbiamo visto che il nostro modello funzionava, ottenendo ottimi risultati. Questo ci ha dato la fiducia necessaria per replicare il modello in altri Paesi europei, così abbiamo iniziato a espanderci nei mercati vicini, Italia, Francia, Regno Unito. Impariamo facendo, se riusciamo a capire un mercato, prendiamo le lezioni apprese e le applichiamo per aprire nuove possibilità di business. Per esempio, una volta compreso il mercato spagnolo, siamo passati a quello portoghese e così via. Vogliamo crescere in modo sostenibile, passo dopo passo, e forse un giorno riusciremo a raggiungere altri mercati come il Sud America e l&#8217;Africa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="683" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/06/evulpo_Learning_7-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-33740" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/06/evulpo_Learning_7-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/06/evulpo_Learning_7-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/06/evulpo_Learning_7-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/06/evulpo_Learning_7-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/06/evulpo_Learning_7-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/06/evulpo_Learning_7-480x320.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/06/evulpo_Learning_7-720x480.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/06/evulpo_Learning_7-1200x800.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/06/evulpo_Learning_7-750x500.jpg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>EVULPO, learn from anywhere</figcaption></figure>



<p><strong>Pensa a EVULPO come a un&#8217;azienda con un impatto sociale?</strong></p>



<p>Quando stavamo costruendo la piattaforma, ci siamo resi conto che collegare l&#8217;impatto commerciale e l&#8217;impatto sociale è più facile nel settore dell&#8217;istruzione. Non ci sono molti settori aziendali in cui si può avere un impatto, forse se si lavorasse su temi legati all&#8217;ambiente, alla povertà o al lavoro, questi potrebbero essere rilevanti, ma noi siamo partiti dalla nostra esperienza, la scuola di tutoraggio. Il tutoraggio classico è molto costoso, ma con l&#8217;aiuto della piattaforma digitale abbiamo reso più facile l&#8217;accesso all&#8217;apprendimento. In un certo senso, questo è l&#8217;impatto che abbiamo, anche se l&#8217;impatto sociale è un argomento più ampio, ma ci rendiamo conto che siamo in grado di raggiungere un gruppo enorme di studenti e ne siamo orgogliosi.</p>



<p>EVULPO è un’azienda innovativa che ha rimodernato il vecchio concetto della “ripetizione delle lezioni” trasformandolo in una piattaforma digitale in grado di raggiungere gli studenti di tutta Europa.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



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		<title>Capability Approach, la teoria economica che mette al centro le capacità di ogni individuo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Carmela Mandolfino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jun 2023 14:04:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trovare lavoro, oggi, è cosa rara; trovare lavoro nel settore per cui si studia o, più semplicemente, mettere a frutto le proprie passioni facendole diventare un lavoro sembra essere un&#8217;eccezione che capita a pochi fortunati.&#160; Le generazioni di oggi hanno sicuramente più strumenti di quanti ne avessero i loro genitori. Fin da bambini si viene stimolati alla conoscenza di una o più lingue straniere, ci si abitua presto all’uso di nuove tecnologie, si ha la possibilità di dedicarsi ad attività [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Trovare lavoro, oggi, è cosa rara; trovare lavoro nel settore per cui si studia o, più semplicemente, mettere a frutto le proprie passioni facendole diventare un lavoro sembra essere un&#8217;eccezione che capita a pochi fortunati.&nbsp;</p>



<p>Le generazioni di oggi hanno sicuramente più strumenti di quanti ne avessero i loro genitori. Fin da bambini si viene stimolati alla conoscenza di una o più lingue straniere, ci si abitua presto all’uso di nuove tecnologie, si ha la possibilità di dedicarsi ad attività laboratoriali, si viaggia con facilità e flessibilità, cosicché alla fine dell’iter scolastico ogni ragazzo ha già sviluppato delle competenze tali che gli permettono di scegliere se fare i primi passi nel mondo del lavoro oppure se proseguire i propri studi all’università. E non c’è il rischio di non trovare la propria strada, poiché ormai esistono talmente tanti percorsi di studio che hanno mille sfaccettature diverse che indirizzano poi a lauree specialistiche, master oppure scuole di specializzazione, per cui è quasi impossibile non trovare il proprio indirizzo. Anzi, sono così tante le possibilità di percorsi universitari che talvolta ci si disorienta. Se gli strumenti sono così tanti e così tanto fruibili, non è scontato che la loro qualità sia proporzionale a quello che offre la realtà al momento dell’inserimento nel mondo del lavoro. Spesso il gradino che separa il mondo degli studi da quello del lavoro è talmente ripido che sembra impossibile da superare. Le scuole e le università preparano persone competenti e capaci che, molto spesso, sono costrette a fare uno o più passi indietro per adattarsi alle regole del mercato.&nbsp;</p>



<p>Questo eterno dilemma, che trova un forte dislivello tra quello che si vuole fare e quello che si arriva a fare, è un punto nevralgico che è stato analizzato dall’economista e filosofo indiano Amartya Sen, vincitore del premio Nobel per l’Economia nel 1998. La teoria che racconta come poter rendere meno ripido lo scalino tra studi e lavoro si chiama “Capability Approach”. Sen pone al centro della teoria economica l’uomo, unico vero fruitore del mercato che, in quanto tale, consente all’economia di girare e, pertanto, deve anche essere “ripagato” prendendone parte attiva. In altre parole: se l’uomo dà qualcosa, deve anche ricevere, altrimenti si crea una macchina che funziona parzialmente e quindi in modo iniquo. L’uomo, dunque, per contribuire al meglio alla creazione di un processo economico che muove il mondo, deve partire dalle cose più sicure e innate che possiede naturalmente e che gli garantiscono una potenziale fruttuosità ovvero le proprie skills, le proprie capacità. Se ogni singolo essere umano riuscisse a potenziare le capacità che possiede facendole combaciare con i propri interessi, otterrebbe il lavoro che desidera e per cui è portato, mettendo in moto un circolo virtuoso di benessere che nasce dal buon uso delle proprie qualità e si trasforma in ricchezza economica per le sue tasche e che ne determina di nuova per coloro che ne fruiscono.&nbsp; Se tutti gli uomini mettessero a frutto le proprie capability genererebbero a loro volta un’economia sana e circolare che permetterebbe l’abbattimento del circolo vizioso a cui molto spesso ci costringono le dinamiche del mercato. Questa teoria rappresenta una rivalutazione che parte dal singolo individuo ma che trova riscontro nel tessuto sociale di cui è parte. Potenziare le proprie capacità significa anche garantire dignità all’uomo in quanto tale oltre che in quanto lavoratore, ponendo su un piano eguale le diverse qualità che caratterizzano i singoli individui e da cui nascono i differenti impieghi. Sen ristabilisce i termini del benessere economico, non più basati solo sui redditi familiari o sul PIL, ma concentrandosi sulla ricchezza che rappresenta ogni uomo attraverso il proprio bagaglio di conoscenze e di capacità. Analizzando attentamente, questa teoria economica si rivela come una delle più adattabili in quanto ripone la completa realizzazione di essa nelle nostre mani. È compito di ognuno di noi riconoscere le capacità che naturalmente possediamo, sta a noi metterle in pratica perseguendo i nostri obiettivi e infine, spetta a noi dare spazio alle nostre volontà più che alle nostre necessità. Questo processo ci metterebbe a riflettere davvero su cosa siamo capaci di fare e chissà se magari non vengono fuori mestieri nuovi che ancora non conosciamo!</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Dal merito alla consapevolezza</title>
		<link>https://ventiblog.com/dal-merito-alla-consapevolezza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Gambetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2023 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
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		<category><![CDATA[studio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più che il merito conta la maturità Negli ultimi tempi, sempre maggiore attenzione va focalizzandosi sul tema del “merito”, in particolare con riguardo all’universo dell’istruzione e della formazione.Occorre a tal proposito premettere che il concetto di “merito” ha una notevole complessità polisemica intrinseca e può assumere diverse morfologie e connotazioni, modellandosi spesso anche sulla base del contesto di riferimento. La logica del “merito” appartiene geneticamente al mondo dei concorsi, delle selezioni, delle gare, ove ha un significato ben preciso. Lo [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center">Più che il merito conta la maturità</h2>



<p class="has-drop-cap">Negli ultimi tempi, sempre maggiore attenzione va focalizzandosi sul tema del “merito”, in particolare con riguardo all’universo dell’istruzione e della formazione.<br>Occorre a tal proposito premettere che il concetto di “merito” ha una notevole complessità polisemica intrinseca e può assumere diverse morfologie e connotazioni, modellandosi spesso anche sulla base del contesto di riferimento.</p>



<p>La logica del “merito” appartiene geneticamente al mondo dei concorsi, delle selezioni, delle gare, ove ha un significato ben preciso. Lo scopo ultimo del concorso è infatti individuare tra tanti candidati quelli idonei a ricoprire un numero ristretto di posti. L’intera macchina concorsuale nasce ed esiste esclusivamente per il suo momento conclusivo, ossia definire la graduatoria, un elenco di persone in ordine decrescente – appunto – “di merito”. I risultati individuali hanno rilevanza esclusivamente al fine di essere “pesati” e tradotti in un punteggio. “Merito”, nel concorso, è – in definitiva – distinguere tra vincitori e perdenti.</p>



<p>Un tale concetto di merito, con tutta evidenza, non può essere armonicamente applicato in questi stessi termini alla formazione e tanto meno all’istruzione. La formazione ha infatti una funzione ben diversa dal concorso: mira a stimolare e valorizzare la crescita dell’individuo, dare nuovi strumenti di vita e di relazione, alimentare la consapevolezza e la maturazione complessiva. Nella formazione, importanza centrale è rivestita dal percorso, dalla crescita e dall’apprendimento: dunque dalla “strada”, piuttosto che dalla “meta” in sé.</p>



<p>Nella formazione, anche l’errore ha una importanza decisiva, perché consente di acquisire consapevolezza di sé e di migliorare. Mentre nel concorso l’errore si esaurisce in sé stesso, nelle attività formative l’errore deve essere trasformato in lezione (secondo l’adagio “<em>forget the mistake, remember the lesson</em>”) e comunque deve nutrire la consapevolezza di sé.</p>



<p>In generale, al termine di un percorso di formazione, più che i voti e i giudizi, rilevano le competenze e soprattutto la maturità complessiva raggiunta, che sotto molti aspetti non è misurabile matematicamente e comunque discende dall’esperienza acquisita anche attraverso gli errori. Il concetto di merito non deve quindi tradursi nell’ambito della formazione e dell’istruzione in una pretesa di eccellenza, perché non è affatto questo l’obiettivo ultimo.</p>



<p>Non si mette ovviamente in discussione l’importanza dell’impegno, del dedicarsi con coscienza e dedizione ai propri obiettivi, pur sempre secondo le proprie scelte, aspirazioni e desideri e nel rispetto di un sano equilibrio di vita. Si deve però comunque sottolineare la complessità della persona umana che va al di là di voti, giudizi, punteggi e numeri e che, nella fase della formazione e dell’istruzione, è e deve restare sempre al centro.</p>



<p>Per queste ragioni, anche il momento della valutazione assume nella formazione una funzione essenzialmente diversa da quella che ha nel concorso: esclusivamente di favorire la consapevolezza e la maturazione. Manca, in sostanza, in questo contesto qualsiasi necessità di competizione, di confronto e di concorrenza: la “corsa” è, essenzialmente, contro sé stessi o – meglio ancora – con sé stessi, per scoprirsi e migliorarsi. In questo senso, le verifiche e le prove nella fase dell’istruzione dovrebbero essere utilizzate essenzialmente come strumento per individuare lacune e punti di forza, in modo da perfezionare le strategie didattiche e modulare al meglio l’impegno individuale e le scelte future.</p>



<p>In sostanza e in conclusione, occorre tener fermo che la formazione non ha lo scopo ultimo di produrre una classifica finale, di individuare vincitori e sconfitti. Ha invece il più profondo fine di coltivare, sviluppare e valorizzare la crescita individuale di ciascuno lungo la propria personale strada di vita, di alimentarne la curiosità, le aspirazioni e soprattutto di formare persone consapevoli e mature. Al centro sta (e resta) il discente e la sua maturazione come individuo, nel rispetto di un sano equilibrio di vita. &nbsp;</p>



<p>E la maturità dell’individuo passa anche attraverso errori, ripensamenti, ricalibrature alchemiche delle proprie scelte. La vita evolve infatti in modi imprevedibili e sulle azioni incidono una molteplicità indistricabile di variabili indomabili. Le persone cambiano, cambiano le loro aspirazioni, i loro sogni e persino le loro capacità. Quindi, persino quelle che sembrano certezze possono evolvere nel tempo, per molte – e a volte imperscrutabili &#8211; ragioni. Proprio per questo, “consapevolezza” vuol dire anche saper ripensare le proprie priorità, riformulare le proprie scelte e persino cambiare la propria strada.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Thesis 4u, investire sul progetto di tesi per il futuro</title>
		<link>https://ventiblog.com/thesis-4u-investire-sul-progetto-di-tesi-per-il-futuro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Francesca Astorino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Aug 2021 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[STARTUP]]></category>
		<category><![CDATA[STUDIO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Thesis 4u è il primo driver ideato da studenti per gli studenti accademici, ma anche l’occasione di creare partnership e collaborazioni con le aziende, spendendo e realizzando il proprio progetto di tesi all’interno della realtà aziendale col fine di applicare le basi teoriche apprese negli anni di studio. Di contro, le aziende possono acquisire nel proprio organico figure di laureandi e neolaureati, possibili leader del domani.La startup è stata lanciata nel 2020 da Martina Spinoglio, founder e ideatrice del progetto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Thesis 4u è il primo driver ideato da studenti per gli studenti accademici, ma anche l’occasione di creare partnership e collaborazioni con le aziende, spendendo e realizzando il proprio progetto di tesi all’interno della realtà aziendale col fine di applicare le basi teoriche apprese negli anni di studio. Di contro, le aziende possono acquisire nel proprio organico figure di laureandi e neolaureati, possibili leader del domani.<br>La startup è stata lanciata nel 2020 da Martina Spinoglio, founder e ideatrice del progetto che lei stessa ci ha raccontato nel corso dell’intervista.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="832" height="766" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/08/IMG_20210822_101229_757.jpg" alt="" class="wp-image-29524" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/08/IMG_20210822_101229_757.jpg 832w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/08/IMG_20210822_101229_757-300x276.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/08/IMG_20210822_101229_757-750x691.jpg 750w" sizes="(max-width: 832px) 100vw, 832px" /><figcaption>Martina Spinoglio, founder e ideatrice</figcaption></figure>



<p><strong>Com’è nato Thesis4u?</strong><br>“Dopo la laurea in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano, è nata la necessità di ricercare qualcosa di più specifico che facesse al caso mio. Ho forzatamente preso un anno sabbatico dall’università, dedicandomi al lavoro in consulenza acquisendo competenze che ho speso nella realizzazione di Thesis 4u. Contemporaneamente, ho inviato la candidatura alla KTH di Stoccolma in “Entrepreneurship and Innovation Management” per completare con il corso di laurea magistrale i miei studi. La realtà che ho trovato nella cultura svedese è stata dal primo momento differente dalla nostra: <em>le idee sono accolte e valorizzate</em>. L&#8217;idea di Thesis 4u è nata per caso da una mia personale esigenza di ricercare una azienda che volesse sostenere il mio progetto di tesi. Inoltre, la situazione è stata ‘favorita’ dalla situazione pandemica che mi teneva costretta entro le mura di casa con numerosi momenti vuoti. L’unico sfogo è stato appunto quello di mettere in moto la piattaforma Thesis 4u”.</p>



<p><strong>Un driver innovativo e unico, insomma, che non esiste neanche in Svezia. Per la prima volta presentato nel mercato italiano attraverso percorsi di incubazione, aspira però a diventare di dominio internazionale.</strong><br>“Start Cube, l’incubatore della università di Padova, è stato l’inizio del percorso d’incubazione che ci ha permesso di validare l’idea ed in concomitanza c’è stato anche il Programma Virgilio, fondamentale per la creazione di un business. Da qui sono stati intrapresi diversi contatti con realtà aziendali differenti nel corso di Le Village Milano e a oggi stiamo stringendo contatti anche con il mercato svedese, dove differentemente dall’Italia sono maggiori le opportunità di business, finanziamenti e interessamento verso le startup. Thesis 4u è risultata vincitrice dei contest e percorso di accelerazione di BNP Paribas Mia Miss in action (digital Magics, Cardif, Phyd) e SCHWARZKOPF HEADS BUSINESS”.</p>



<p>Thesis 4u è infatti la piattaforma di riferimento da inserire nel percorso accademico degli studenti per fare esperienza lavorativa e di formazione per agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro. Mediante un semplice colloquio conoscitivo, i ragazzi hanno modo di raccontare la propria idea a Martina e i suoi collaboratori che sanno poi indirizzare e mettere in contatto con i recruiter aziendali. Non più un semplice elaborato di tesi ma uno strumento che abbia valore per il futuro.<br><br><strong>Obiettivi per il futuro?</strong><br>“Accrescersi ed espandersi nel territorio nazionale e internazionale: l’obiettivo è lanciare Thesis 4u in autunno 2021 nel mercato svedese. Stiamo inoltre pensando a un percorso post-laurea per inserire i neodottori nel mondo del lavoro, quantomeno creando delle opportunità. Già dai prossimi mesi di settembre partiranno dei corsi e degli incontri finalizzati all’accrescimento delle skills richieste in ambito lavorativo. Abbiamo idea di favorire degli incontri in azienda anche di natura virtuale per favorire la conoscenza del mondo lavorativo in azienda.  Dalla richiesta degli studenti è nata la nostra guida “Come scrivere la tesi: tutto ciò che non sai e che dovresti sapere”, finalizzato a indirizzare i giovani, spaesati dopo aver concluso i loro esami. Questa è fruibile tramite i nostri canali social (Instagram, Facebook, LinkedIn). In più lavoriamo per la creazione di un percorso dedicato per gli studenti in cui si possano mettere in gioco, sviluppare soft skills e credere nelle proprie capacità. I servizi che forniamo agli studenti sono completamente a costo zero. Crediamo che le idee dei giovani non debbano essere ostacolate anzi spronate perché è dai reali interessi che nascono le iniziative vincenti. Così come le aziende nostre partner, hanno l’opportunità di caricare e visualizzare gratuitamente le candidature degli studenti. Quanti fossero interessati possono seguirci e contattarci tramite i canali social ed <a href="http://www.thesisforyou.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il sitoThesis 4u</a>”.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Young Women Network, l’associazione che valorizza il ruolo della donna nella società</title>
		<link>https://ventiblog.com/young-women-network-lassociazione-che-valorizza-il-ruolo-della-donna-nella-societa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Mar 2021 11:36:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INIZIATIVE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<category><![CDATA[young women network]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata Internazionale dei diritti della donna, abbiamo avuto il piacere di incontrare – seppur virtualmente – il team virtuoso di Young Women Network, la prima associazione in Italia dedicata al networking,&#160;mentoring ed empowerment delle giovani donne. Il loro motto, «Achive more together», riassume al meglio una filosofia preziosa, fatta di impegno, progettazione e incontro. Perché, diciamocelo, chi di noi non vorrebbe una mano per trovare la sua strada o per affrontare gli ostacoli che incontra? Com&#8217;è nata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In occasione della Giornata Internazionale dei diritti della donna, abbiamo avuto il piacere di incontrare – seppur virtualmente – il team virtuoso di Young Women Network, la prima associazione in Italia dedicata al networking,&nbsp;mentoring ed empowerment delle giovani donne. Il loro motto, «Achive more together», riassume al meglio una filosofia preziosa, fatta di impegno, progettazione e incontro. Perché, diciamocelo, chi di noi non vorrebbe una mano per trovare la sua strada o per affrontare gli ostacoli che incontra?</p>



<p><strong>Com&#8217;è nata YWN e qual è lo scopo che vi prefiggete?&nbsp;</strong></p>



<p>Young Women Network è un’associazione non profit costituita nel 2012 con l’intento di promuovere l’empowerment femminile, favorendo la cultura della collaborazione e del network di valore. Nasce dall’idea di due amiche, con l’obiettivo di creare in Italia una rete di giovani donne per le giovani donne al fine di condividere aspirazioni, visioni ed esperienze attraverso la costante organizzazione di eventi. Young Women Network, operativa su Milano e Roma, oggi vanta oltre 450 associate e promuove il proprio impegno tramite quattro attività principali: networking, formazione, advocacy e mentoring, per lo sviluppo di soft skills come leadership, confidenza di sé, negoziazione ma anche competenze digitali.&nbsp;&nbsp;L’associazione oggi è guidata da 7 giovani volontarie: Francesca Dellisanti, presidentessa e responsabile partnership, Sabrina Carbone, vicepresidentessa e responsabile dell’hub di Roma, Greta Antonini, responsabile comunicazione, Elisa Nobile, responsabile eventi, Laura Senziani, responsabile advocacy lobbing and research, Francesca Fabrizio, responsabile fundraising e Eleonora Brignoli, community engagement. Questo team è affiancato da un Comitato d’Onore di 5 donne dirigenti di importanti realtà italiane, che condividono appieno la filosofia e i valori di Young Women Network.</p>



<p><strong>Quali sono i vantaggi dell&#8217;adesione a YWN e cos&#8217;è il programma IllimitHer?</strong></p>



<p>Attraverso l’adesione a YWN ogni giovane donna può:</p>



<ul><li>Partecipare agli&nbsp;<a href="https://www.youngwomennetwork.com/eventi/">eventi</a>&nbsp;di networking e di formazione,</li><li>Candidarsi al programma&nbsp;<a href="https://www.youngwomennetwork.com/cosa-facciamo/inspiring-mentor/">Inspiring Mentor</a>, </li><li>Usufruire di tantissime&nbsp;<a href="https://www.youngwomennetwork.com/community/convenzioni/">convenzioni</a>,</li><li>Conoscere altre giovani donne con cui poter fare rete .</li></ul>



<p>Le potenziali socie possono prendere parte ad un evento di prova per conoscere la famiglia Young Women Network prima di associarsi. Per quanto riguarda IllimithER è il programma di Diversity &amp; Inclusion della banca digitale <a href="https://www.illimity.com/it">illimity</a>, che mira a valorizzare il potenziale delle nuove generazioni, incoraggiandole a intraprendere percorsi di lavoro o di studio nelle materie STEM. Young Women Network è partner del progetto perché condivide l’obiettivo di scovare e sviluppare il talento delle     giovani professioniste attraverso la formazione e il mentoring ed il role modeling.</p>



<p><strong>Non solo gender gap, ma anche (e purtroppo) divario contributivo: come combattere le discriminazioni lavorative?</strong></p>



<p>Crediamo sia importante per le nuove generazioni essere flessibili, sviluppare competenze trasversali, alimentare sempre la voglia di imparare e confrontarsi. Per questo i nostri eventi sono concentrati principalmente sulle soft skill. Lavoriamo molto per contribuire ad una migliore self confidence delle nostre giovani donne. Per quanto riguarda il divario contributivo come Young Women Network affrontiamo spesso questo tema. Di frequente, le donne hanno timore di chiedere un aumento o di proporsi per delle promozioni, stimolare la loro consapevolezza è per noi centrale. Quest’anno grazie anche ad un team advocacy dedicato, abbiamo organizzato dei momenti di formazione e aperto una rubrica sul nostro <a href="https://www.youngwomennetwork.com/blog/">blog</a>. Consigliamo la lettura di <a href="https://www.youngwomennetwork.com/speak-up-for-female-empowerment-speak-up-for-young-women/">Speak up for Female Empowerment, Speak up for Young Women!.</a>Oltre ad affrontare il tema con le giovani donne, lo affrontiamo anche sui tavoli di lavoro con Inclusione Donna, dove ci troviamo a proporre iniziative e politiche direttamente al Ministero delle pari opportunità e la famiglia.</p>



<p><strong>La pandemia ha messo a dura prova tutto il settore occupazionale, ma le donne giovani pagano un prezzo ancora più alto. Fare rete ci salverà?&nbsp;</strong></p>



<p>Noi ci crediamo da sempre nel fare rete, il networking è alla base delle nostre attività. Non a caso il nostro motto è #achievemoretogether. Sicuramente se ognuna di noi nel suo piccolo si fa portatrice in azienda di un cambiamento oppure all’interno del proprio network familiare e personale, si possono fare grandi passi avanti insieme. Non dobbiamo temere il confronto con lo status quo ma dobbiamo stimolare il cambiamento, ora più che mai. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Quali sono i progetti per il 2021?&nbsp;</strong></p>



<p>Anche quest’anno, nonostante la condizione particolare, YWN continuerà a lavorare per il futuro delle giovani donne attraverso le attività di formazione e networking. A marzo partirà anche la 6° edizione del programma di Inspiring Mentor, un programma di successo grazie al quale le nostre socie sono accompagnate in un percorso di crescita one to one da una persona senior di esperienza. Quest’anno ci sarà un’intera settimana di attività dedicate al &nbsp;percorso che saranno disponibili sul nostro sito e sui nostri social. Inoltre, lo scorso anno, insieme ad altri tre partner europei abbiamo vinto un bando Erasmus+ emanato dall&#8217;UE, per la costruzione di una rete europea di giovani donne. Verrà realizzata una piattaforma online in cui saranno resi disponibili dei contenuti formativi per sviluppare la leadership ed altre soft skills.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/young-women-network-lassociazione-che-valorizza-il-ruolo-della-donna-nella-societa/">Young Women Network, l’associazione che valorizza il ruolo della donna nella società</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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			</item>
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		<title>«Adoro la mia città e non me la sento di andare via»: l&#8217;Unical vista dalla matricola Letizia Sacco</title>
		<link>https://ventiblog.com/lunical-riparte-dalle-matricole/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Denise Mele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2020 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[STUDIO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[facoltà di fisica]]></category>
		<category><![CDATA[matricole]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[Università della Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la ripartenza della scuola di cui si è molto chiacchierato con gli ormai noti banchi a rotelle, la riqualificazione delle aule, le cattedre mancanti e i supplenti a spasso, i riflettori si accendono sulle Università. Il “Welcome day” dell’Università della Calabria è avvenuto lo scorso 8 settembre, attraverso un evento online trasmesso in diretta streaming sulla piattaforma Microsoft Teams e sulla pagina Facebook dell’Ateneo.Il rettore Nicola Leone, dando il benvenuto agli studenti, ha elencato i servizi e le opportunità [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Dopo la ripartenza della scuola di cui si è molto chiacchierato con gli ormai noti banchi a rotelle, la riqualificazione delle aule, le cattedre mancanti e i supplenti a spasso, i riflettori si accendono sulle Università. Il “Welcome day” dell’Università della Calabria è avvenuto lo scorso 8 settembre, attraverso un evento online trasmesso in diretta streaming sulla piattaforma Microsoft Teams e sulla pagina Facebook dell’Ateneo.<br>Il rettore Nicola Leone, dando il benvenuto agli studenti, ha elencato i servizi e le opportunità del campus e ha suggerito quella che sarà la linea di condotta dell’Ateneo. Si profila un anno straordinario, che l’Unical affronterà attuando una serie di restrizioni al fine di limitare la capienza delle aule, ma l’ateneo si dice pronto ad affrontare le lezioni in presenza. Un’attenzione particolare sarà infatti dedicata alle matricole, i cui corsi per tutti gli insegnamenti del primo anno saranno svolti in aula, oltre che online. Un’altra bella novità per gli studenti iscritti al primo anno, e voluta fortemente dal rettore, è stata l’assegnazione degli alloggi prima dell’avvio delle lezioni, e il recupero di circa 150 alloggi finora inagibili, in modo da riorganizzare gli spazi alla luce delle raccomandazioni anti-Covid.<br>Dal fronte regionale arrivano poi notizie ancor più incoraggianti per gli studenti e il futuro delle Università calabresi. Proprio in questi giorni è stata approvata all’unanimità la mozione che punta ad azzerare le tasse universitarie dell’anno accademico 2020/2021 per gli studenti calabresi fuorisede che intendano trasferirsi negli Atenei regionali, ma sono previste anche misure in favore degli studenti già iscritti in queste Università. Un’iniziativa importante che incentiverebbe gli studenti calabresi a rimanere nel territorio per studiare, formarsi, e magari creare qui il proprio futuro. È il momento opportuno per occuparsi concretamente della scuola e dell’Università, migliorando la qualità dei servizi, riducendo le tasse, valorizzando e premiando gli studenti meritevoli, in modo da contrastare il triste fenomeno dei “cervelli in fuga” ed evitare che a lungo andare si assista alla desertificazione della Calabria.<br>Nel frattempo, in attesa del via ufficiale dei corsi, ho incontrato Letizia Sacco, una ragazza appena iscritta alla Facoltà di Fisica dell’Università della Calabria, e ho raccolto le sue impressioni.</p>



<figure class="wp-block-gallery alignleft columns-1 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="683" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/09/Letizia-Sacco-2-1024x683.jpg" alt="" data-id="24464" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/09/Letizia-Sacco-2.jpg" data-link="http://ventiblog.com/?attachment_id=24464" class="wp-image-24464" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/09/Letizia-Sacco-2-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/09/Letizia-Sacco-2-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/09/Letizia-Sacco-2-640x427.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/09/Letizia-Sacco-2-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/09/Letizia-Sacco-2-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/09/Letizia-Sacco-2.jpg 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul></figure>



<p><strong>Da matricola sarà il tuo primo anno di corsi e di università. Cosa provi a intraprendere questa nuova avventura formativa nel campus di Arcavacata?</strong> <br>Sicuramente tanta emozione nell’iniziare un nuovo percorso, nel cambiare il mio stile di vita e conoscere nuove realtà. Ovviamente c’è anche un po’ di ansia e di pressione nello scoprire se la scelta che ho fatto per il mio futuro sarà quella giusta e se corrisponderà alle mie aspettative, anche perché la mia sembra essere agli occhi degli altri una scelta molto bizzarra.</p>



<p><strong>Come affermato dal rettore, per gli studenti del primo anno si garantiranno lezioni dal vivo oltre che online. Reduce dall’esperienza didattica vissuta durante il lockdown saresti tranquilla a seguire le lezioni da casa oppure hai perplessità? Quali vantaggi credi possa avere la didattica a distanza?</strong><br>Per quella che è stata la mia esperienza nel vivere l’ultimo anno di liceo durante il lockdown, quando mi è stato detto che per noi matricole erano previste – nel limite del possibile – lezioni dal vivo, non potevo che essere più che felice di tale opportunità. Sono fiduciosa del fatto che, se non avessero ritenuto possibile farci tornare dal vivo, l’università non avrebbe fatto questa scelta, quindi non ho perplessità nel ritornare a fare lezioni dal vivo. Credo comunque che sia giusto dare la possibilità di seguire tutti i corsi online per chi ancora non si sente di ritornare in aula. Secondo me, la didattica a distanza se fatta bene è uno strumento potente, in quanto sfrutta il potenziale della tecnologia moderna e facilita molto spesso alcuni aspetti della didattica tradizionale. Rimango comunque una forte sostenitrice della didattica in presenza, che non può essere sostituita, semmai sostenuta e migliorata dall’esperienza della didattica a distanza.</p>



<p><strong><strong>L’Unical ha registrato un notevole aumento di domande di iscrizione, al punto che per quattro corsi di laurea sono stati ammessi tutti gli studenti che hanno fatto domanda e per altri otto corsi sono stati incrementati i posti disponibili. Nella tua esperienza, cosa ti ha spinto o ti ha convinto a scegliere in via definitiva l’Ateneo di Cosenza?</strong></strong> <br>Personalmente non ho mai pensato di iniziare il mio percorso universitario altrove per due motivi: mi piace la mia città e, a differenza di molti miei coetanei, non sento per il momento il bisogno di andarmene; inoltre, l&#8217;Ateneo offre un’opzione molto valida per il mio percorso di studi, che penso mi darà la possibilità di scoprire tante realtà e di esprimere a pieno le mie potenzialità.</p>



<p><strong>La tua è una scelta molto impegnativa, ma che dà sbocchi interessanti. Come ti vedi nel tuo futuro? Cosa ti aspetti da questa università?</strong><br>Onestamente non so cosa mi riserverà il futuro proprio perché in questo ambito gli sbocchi sono davvero tanti. Ciò che mi aspetto dall’Università è esattamente questo: che mi aiuti a far chiarezza, che mi aiuti a capire chi voglio essere e dove voglio andare, dandomi tutti gli strumenti e le conoscenze necessarie per intraprendere qualsiasi percorso futuro in modo brillante.</p>



<p>Congedandomi da questa piacevole intervista, voglio riportare la frase di incipit del sito dell’Università che vuole essere il mio augurio a tutte le matricole per questo anno accademico: “Una laurea magistrale all’Unical è la scelta migliore per pensare al futuro e farti trovare pronto per le prossime sfide!”.</p>



<p>Già pubblicato su L&#8217;Altravoce dei Ventenni &#8211; Quotidiano del Sud 22/9/2020</p>
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		<title>Un luogo di studio e riflessione, contro le mafie: il Collettivo Peppino Valarioti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrichetta Alimena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2020 07:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INIZIATIVE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[calabria]]></category>
		<category><![CDATA[collettivo peppe valarioti]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa ho incontrato i giovani del Collettivo Peppe Valarioti, che ci raccontano il loro impegno per una Calabria migliore. &#160;1) Come nasce l&#8217;idea del collettivo Peppe Valarioti?&#160; C&#8217;è un episodio particolare a cui è legata la nascita del collettivo? Il Collettivo nasce durante la pandemia e in maniera inconsapevole anche ai suoi fondatori. Eravamo infatti inizialmente solo “un gruppo di studenti e ricercatori” che si era riunito per capire quello che stava accadendo nella tendopoli di San Ferdinando. [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Qualche giorno fa ho incontrato i giovani del Collettivo Peppe Valarioti, che ci raccontano il loro impegno per una Calabria migliore.</p>



<p>&nbsp;<strong>1) Come nasce l&#8217;idea del collettivo Peppe Valarioti?&nbsp; C&#8217;è un episodio particolare a cui è legata la nascita del collettivo?</strong></p>



<p>Il Collettivo nasce durante la pandemia e in maniera inconsapevole anche ai suoi fondatori. Eravamo infatti inizialmente solo “un gruppo di studenti e ricercatori” che si era riunito per capire quello che stava accadendo nella tendopoli di San Ferdinando. Abbiamo iniziato a studiare l’argomento, a intervistare persone che potessero fornirci informazioni e risposte, a fare ricerche. Ci siamo però presto resi conto che il nostro lavoro stava andando oltre, ci siamo chiesti, e continuiamo a farlo, dove bisogna ricercare le responsabilità di quanto stava accadendo a San Ferdinando, e in generale avviene sul territorio calabrese, che ha il triste primato di essere la terza regione più povera d’Europa.<br>Da questi interrogativi e dalla consapevolezza di come sia necessario reinventare il terreno del dibattito e della riflessione collettiva nasce il Collettivo Peppe Valarioti.</p>



<p><strong>2) Il Collettivo è impegnato in un grande lavoro di recupero della figura di Giuseppe Valarioti, ma soprattutto in un lavoro di analisi dei grandi fenomeni del nostro tempo. Ci volete spiegare meglio come si sviluppa il vostro impegno e quali sono i principi che vi guidano ?</strong></p>



<p>La figura di Peppe Valarioti è stata per noi un punto di riferimento importante, con il suo lavoro di studioso, professore, sindacalista sempre al fianco dei meno tutelati. Sicuramente l’impegno di Peppe speso al fianco dei braccianti della Piana di Gioia Tauro ci ha guidato nel punto di partenza, ossia lo studio della condizione dei lavoratori agricoli. Ma noi vogliamo declinare il suo messaggio in questi complicati anni ‘20 del nuovo millennio, per questo il nostro sguardo è rivolto alla dimensione europea e mediterranea.&nbsp; Il primo passo per cambiare la Calabria è pensarla fuori dai suoi confini geografici e in relazione ai contesti più ampi in cui è inserita. Solo con uno sguardo multilivello sapremo immaginare l’orizzonte di azione e di sviluppo di questa regione.</p>



<p><strong>3) Qual è stato il riscontro del vostro impegno sul territorio calabrese? Quali sono i vostri progetti nel breve e lungo&nbsp; periodo?</strong></p>



<p>Abbiamo iniziato a lavorare a fine marzo, ma siamo usciti allo scoperto da circa due settimane. Abbiamo utilizzato i social media per presentarci: il nostro è un progetto trasversale che deve arrivare a tutti, giovani e adulti, calabresi e non. Abbiamo ricevuto da subito molti riscontri positivi. Ciò ci ha incoraggiato in quanto uno dei nostri obiettivi è riuscire a fare rete, costituire un network di consapevolezza e competenze per determinare un reale cambiamento in Calabria. A breve progettiamo la pubblicazione del nostro primo lavoro di “inchiesta” sulla gestione amministrativa dei flussi bracciantili stagionali che hanno interessato la Piana di Gioia Tauro nell’ultimo decennio. Abbiamo inoltre appena lanciato la nostra campagna social #NoiViVediamo in risposta a quella di Aboubakar Soumahoro #NonSonoInvisibile, per dimostrare solidarietà a tutti i lavoratori sfruttati nei campi, soprattutto dopo le ultime inaccettabili morti, da Foggia alla Sicilia. Infine, stiamo progettando un grande piano di ascolto dei giovani che si sono formati nelle Università calabresi per almeno un ciclo di studi per capire, dal loro punto di vista, quali siano i problemi nel passaggio al mondo del lavoro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="669" height="1024" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/06/IMG-20200621-WA0018-669x1024.jpg" alt="" class="wp-image-22820" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/06/IMG-20200621-WA0018-669x1024.jpg 669w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/06/IMG-20200621-WA0018-196x300.jpg 196w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/06/IMG-20200621-WA0018-1004x1536.jpg 1004w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/06/IMG-20200621-WA0018-640x979.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/06/IMG-20200621-WA0018.jpg 1046w" sizes="(max-width: 669px) 100vw, 669px" /></figure>



<p><strong>4) Cosa, concretamente, si dovrebbe fare per combattere le mafie e la corruzione nel nostro Paese?</strong></p>



<p>Crediamo in due presupposti essenziali: capire il sistema con cui operano nei vari settori economici e definire sempre i problemi con i termini appropriati. Occorre infatti distinguere ciò che è crimine organizzato e quella che è la famosa “zona grigia”. In tutto il sud Italia, poi, inchieste della magistratura come<em> Sud Pontino</em> rivelano che l’intera filiera agroalimentare sia controllata &#8211; non solo inquinata! &#8211; dalle mafie, dalla semina, al packaging, al commercio all’ingrosso. Ma su questa filiera si innesca lo strapotere dei giganti europei della grande distribuzione organizzata che, a nostro giudizio, realizzano nell’economia comunitaria quell’azione definita dall’ex parlamentare Davide Mattiello di <em>mafiosizzazione della società</em>. Tale concetto spiega, ad esempio, come la concentrazione di quote di mercato nelle mani di colossi economici possa far sentire il piccolo produttore privato del necessario spazio di esercizio della propria attività economica ed al lavoratore che non vi siano i margini per la tutela dei propri diritti. Il crimine non può essere combattuto solo tramite l’azione repressiva ma è necessaria la prevenzione multilivello. Un ruolo chiave lo rivestono le scuole e le Università, nel coltivare nei più giovani i necessari anticorpi e nell’agevolarli nella costruzione di spazi di confronto e socialità nuovi. Ma l’azione di studio del cittadino non può limitarsi alla vita accademica!</p>



<p><strong>5) Il Collettivo, pur avendo al centro della sua attenzione i problemi della Calabria, ha una dimensione europea e globale: questa scelta come influenza il vostro lavoro ?</strong></p>



<p>Il messaggio che noi vogliamo portare all’Europa è che, i problemi della Calabria sono i problemi di tutta l’Unione perché Europa per noi significa rispetto dello Stato di diritto, dei diritti civili e sociali, cooperazione internazionale, progresso sociale ed economico. Se esiste anche una sola periferia d’Europa, quello è un fallimento europeo. Chi è cittadino europeo è anche calabrese. I principi che ci guidano, sono progettualità, collaborazione e coraggio.</p>



<p>E noi facciamo loro un grande in bocca a lupo, perché possano continuare a credere nel futuro della loro terra.</p>



<p><em>Già pubblicato su L&#8217;Altravoce dei Ventenni &#8211; Quotidiano del Sud 29/6/2020</em></p>
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		<title>Erasmus, tutti dovrebbero partire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ornella Badagliacca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Ventenni nel mondo]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[erasmus]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se c’è un’esperienza che andrebbe fatta nella vita di un giovane è di certo l’Erasmus. Dura pochi mesi ma cambia la vita. Tutti dovrebbero partire, per tornare con una ricchezza infinita, che è data da un notevole bagaglio culturale, dall’apprendimento di nuove lingue, dal bisogno di mettersi in gioco. Ed è il primo passo serio per costruire il proprio futuro.&#160; Ricordo il mio Erasmus a Granada come se fosse ieri. Studiando Giurisprudenza, ho avuto la chance di assistere in tribunale [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Se c’è un’esperienza che andrebbe fatta nella vita di un giovane è di certo l’Erasmus. Dura pochi mesi ma cambia la vita. Tutti dovrebbero partire, per tornare con una ricchezza infinita, che è data da un notevole bagaglio culturale, dall’apprendimento di nuove lingue, dal bisogno di mettersi in gioco. Ed è il primo passo serio per costruire il proprio futuro.&nbsp;</p>



<p>Ricordo il mio Erasmus a <strong>Granada</strong> come se fosse ieri. Studiando Giurisprudenza, ho avuto la chance di assistere in tribunale ad alcune udienze, finalmente un’esperienza viva, sul campo! Fui anche scelta come intervistatrice per un progetto di Diritto dell’Unione Europea: dovevo raccogliere le testimonianze degli operai in giro per i cantieri in merito alla crisi economica, fu un’esperienza unica. Ciò che si ha di speciale emerge durante l’Erasmus.&nbsp;Imparai lo spagnolo, il lavoro in team e tante altre esperienze che oggi porto con me, dalle amicizie da tutto il mondo alla passione per i viaggi.&nbsp;Non dimenticherò mai l’<strong>Albaicín</strong>, quartiere arabo in cui si respira un’atmosfera antica e magica, con i musicisti che suonano per le strade dalle casette bianche, il profumo del tè e i colori da fotografare, e poi da lì salire fino al <strong>Mirador de San Nicolás</strong>, da cui si può godere di una vista mozzafiato dell’<strong>Alhambra.</strong></p>



<p>Quando mia sorella Alessia mi disse di aver vinto una borsa di studio per l’Università <strong><em>Rey Juan Carlos </em>di Madrid</strong>, tra le più ambite di Spagna, ho avuto l’occasione di darle alcuni consigli e di rivivere tramite il suo Erasmus quei mesi indelebili.&nbsp;Ed è la sua esperienza che oggi voglio raccontarvi attraverso le sue parole. Alessia ha 23 anni e studia Economia e Commercio all’Università Lumsa di Palermo.<br></p>



<h3><strong>Cosa ti ha colpito di più di Madrid?</strong></h3>



<p>Quando a maggio siamo partite per Madrid per l’addio al nubilato di nostra sorella Carla me ne sono innamorata: il verde rigoglioso del <strong>Parco del Retiro</strong>, la maestosità della Gran Via, i suoi vicoli caratteristici, il suo essere classica e moderna al tempo stesso. Per questo l’ho scelta come meta del mio Erasmus. Madrid é una città in cui non ci si annoia mai, vitale, in cui si respira aria di festa a tutte le ore del giorno, dalla mattina con i suoi mercati, come quello antico del <em>Rastro </em>della domenica, ha sempre qualcosa da offrirti.&nbsp;</p>



<h3><strong>Come ti sei trovata all’Università?</strong></h3>



<p>Ho apprezzato molto i corsi di lingua gratuiti messi a disposizione degli studenti e la possibilità di scegliere se seguire le lezioni in spagnolo oppure in inglese. Suggerisco di studiare fin da subito perché ciò consente di fare diversi pre-esami che possono aiutare nel voto finale.</p>



<h3><strong>Come hai vissuto l’allontanamento dalla nostra famiglia? E poi, com’é stata la convivenza in casa?</strong></h3>



<p>E’ stata dura dovere prendere da sola gli appuntamenti per vedere le case parlando una lingua nuova; all’inizio mi ha salvato l’aiuto da casa, con mamma che mi faceva i tutorial su FaceTime su come avviare una lavatrice. Poi grazie alle attività ESN sono riuscita ad ambientarmi. Ho ascoltato il tuo consiglio e ho iniziato una convivenza con ragazze straniere. Le mie coinquiline provenivano da Argentina, Costa Rica, Filippine e Olanda. Le cene internazionali erano un’occasione per riunirci la sera, in cui ciascuna cucinava un piatto tipico del proprio Paese, è stato divertente!</p>



<h3><strong>Raccontaci dei viaggi che hai fatto durante questi mesi</strong></h3>



<p>L’itinerario che ho scelto con le mie nuove amiche é stato &#8211; Malaga, Granada e Cordoba &#8211; un viaggio che mi ha permesso di vedere la Spagna anche da un’altra realtà, che è quella del Sud, piena di colori, stradine nascoste ma ricche di vita.&nbsp;Ero rimasta incantata dai tuoi racconti di viaggio, e devo dire che avevi ragione: l’Andalusia è magica. Ciò che mi è rimasto più impresso è l’influenza araba a Granada, che si riscopre in ogni piccolo dettaglio, dagli odori delle spezie, ai negozi che ti catapultano nel cuore delle tradizioni di un altro Paese.</p>



<h3><strong>Cosa ti rimarrà di questa esperienza? Andresti di nuovo a vivere all’estero?</strong></h3>



<p>Vivere cinque mesi in un ambiente internazionale e multiculturale mi ha permesso di tornare con un bagaglio notevole di esperienze, che mi hanno resa più matura e che consiglio a tutti i miei coetanei. L’Erasmus é uno scambio di pensiero, di culture che si abbracciano tra di loro. In futuro vorrei fare altre esperienze all’estero perché imparare ad adattarsi al cambiamento è la chiave per crescere. Tuttavia, resto molto legata alla mia Italia ed il mio futuro lo vorrei qui.</p>



<h3><strong>Raccontaci una curiosità</strong></h3>



<p>Appena qualche giorno dopo essermi trasferita nella nuova casa, parlando con le coinquiline, scopro che una famosa attrice abita proprio nel nostro palazzo! E si tratta di <em>Tokyo</em>, il mio personaggio preferito de<strong> <em>La casa di carta</em></strong>. Ovviamente, l’hanno incontrata tutte tranne me (ride)!</p>



<h3><strong>Cosa consiglieresti ai ragazzi che devono trasferirsi?</strong></h3>



<p>Consiglio di provvedere a fare la card <strong>ESN</strong> (Erasmus student network), che permette di partecipare ad eventi tra cui lezioni di balli tipici e tante altre attività, oltre a poter usufruire di ottimi sconti con Ryanair. Per gli spostamenti in giro per la città è possibile fare un abbonamento ai mezzi pubblici a soli venti euro al mese. Per quanto riguarda la movida notturna,<em> Lateral </em>e <em>Perrachica</em> sono due tappe obbligatorie. Infine, consiglio di cercare casa con largo anticipo per via del prezzo alto degli affitti.</p>



<h3><strong>Che progetti hai per il futuro?</strong></h3>



<p>Ho appena iniziato uno stage in banca e dopo la laurea vorrei specializzarmi nell’ambito del marketing: un settore in crescita, soprattutto nell’era digitale che stiamo vivendo e che sta rivoluzionando il mondo del lavoro.&nbsp;Un suggerimento che sento di dare a tutti i miei coetanei è quello di non lasciarsi spaventare da un’esperienza lontano dai propri cari, perché é proprio dalle difficoltà di vivere qualcosa di nuovo che nascono le opportunità di crescita. Auguro un grande in bocca al lupo a tutti i ragazzi che partiranno!</p>



<p><em>Già pubblicato su L’Altravoce dei Ventenni &#8211; Quotidiano del Sud il 17/02/2020</em><br> </p>
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