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	<title>salute &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Ammalarsi di sé: il racconto della sofferenza umana da dietro uno schermo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Francesca Astorino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jan 2024 14:54:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra gli atteggiamenti del quotidiano, che ricorderemo per aver caratterizzato il 2023, c’è la nuova forma cartesiana della sensibilità: “Soffro, dunque sono”. La patologizzazione della esperienza umana, messa in vetrina sui social network come engagement per attirare attenzione, ha portato molti giovani ad ammalarsi davvero di sé stessi. Se è vero che gli anni post pandemici, le preoccupazioni per il conflitto Russo-Ucraino, le difficoltà a progettare un futuro, abbiano fatto incrementare i casi di soggetti affetti da disturbi mentali o [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Tra gli atteggiamenti del quotidiano, che ricorderemo per aver caratterizzato il 2023, c’è la nuova forma cartesiana della sensibilità: “Soffro, dunque sono”. La patologizzazione della esperienza umana, messa in vetrina sui social network come engagement per attirare attenzione, ha portato molti giovani ad ammalarsi davvero di sé stessi. </p>



<p><br>Se è vero che gli anni post pandemici, le preoccupazioni per il conflitto Russo-Ucraino, le difficoltà a progettare un futuro, abbiano fatto incrementare i casi di soggetti affetti da disturbi mentali o che sentono minato il proprio benessere psicologico, è anche vero che si è fatta avanti la tendenza a percepire gli stati di ansia, tristezza e disorientamento come sintomi definitivi per la diagnosi – autoprodotta – di insanità mentale. Ci si ammala di una percezione errata dettata dal condizionamento volontario e indotto che porta a ritenere emozioni perfettamente normali e appartenenti all’esperienza umana come patologiche. Questo perché non si conosce bene il modo attraverso cui agire. Come conferma anche la scienza, tristezza ed alti livelli di stress nella società attuale non sono altro che regolari esternazioni dei ritmi quotidiani. Persino, si ritiene che questi coinvolgimenti dai tratti patologici possano essere reazioni benefiche adattatesi al progredire delle società per favorire l’assunzione di comportamenti utili e funzionali.</p>



<p><br>Ma i protagonisti, ovvero le vittime ideali, di questa tendenza ostentano patologie promuovendo stati fisici e psichici segnati dall’impronta dei traumi e della sofferenza. Lo testimoniano le scene, le foto ed i contenuti postati sui social col fine unico di monopolizzare l’attenzione altrui. Altrettanto spesso, simulano una rara patologia senza cura quale l’ansia sempre per calamitare intorno a sé lo sguardo, sperando di diventare così famosi. </p>



<p><br>Una trasformazione della percezione e dell’immaginario della vittima afflitta e affetta da gravi condizioni che, stando ai dati raccolti da Telefono Azzurro nell’ultimo anno, riguardano la salute mentale del 21 percento dei giovani italiani. La stessa percentuale che dichiara di sentirsi a disagio e di provare vergogna a chiedere aiuto. La soluzione più semplice appare dunque quella di manifestarsi tramite i social, trincerandosi ed offrendosi in pasto alle discussioni, ai commenti e consigli, per quanto possano essere definiti tali, di una popolazione sconosciuta di follower. Per alcuni, questo strano coming out, sembra essere un modo per acquisire autorevolezza, successo e virtù morale.  <br>Mostrare, condividere e rendere patologiche le emozioni negative per dimostrare che sono parte della nostra vita. Questo il messaggio che le vittime ideali e reali vogliono lanciare. Il linguaggio psicologico, l’incremento del malessere psico-emotivo non siano più rappresentative di tabù ma siano riconoscibili e contraddistinguano la cultura e società attuali come testimonianza delle condizioni con cui molte persone si trovano a convivere. Non mostrarsi, quindi, sconfitti dalle ansie e dai problemi, incamerando all’interno del proprio corpo delle patologie che più frequentemente si ha la difficoltà ad affrontare ma mettersi in discussione ed a contatto con la complessità. <br></p>



<p>A mettere in scena questo modo di sperimentare le emozioni negative è Sick of Myself. Il film del registra norvegese Kristoffer Borgli racconta la storia della protagonista Signe, un personaggio che racchiude in sé tutti gli atteggiamenti derivanti dall’ossessione per le bugie e il vittimismo. Modalità di esternare i propri sentimenti che le procura la fama e suscita la compassione delle persone che la circondano al punto di attrarle tutte verso di sé. Ogni occasione, con il fidanzato, l’uscita con le amiche, quotidianamente a lavoro, diventano scene in cui Signe si mette al centro dell’attenzione in una ossessiva ostentazione del malessere. Un desiderio forte, quello di non fare perdere il focus sulla sua persona, che la porta persino ad assumere dei pericolosi ansiolitici in modo da ammalarsi per davvero e sperimentare i reali effetti collaterali di una delle più insidiose patologie quale l’ansia. </p>



<p><br>Da un lato, quindi, si è assunta maggiore consapevolezza su cosa siano i disturbi mentali e si sta pian piano superando lo stigma che li riguarda, ma dall’altro sembra che si sia sempre più ossessionati dall’idea di dover dare una etichetta a tutto, alla propria personalità e quella altrui.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Post pandemia, il punto di vista dell’esperto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Veronica Falco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Aug 2022 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Giovanni Matragrano, psicologo e psicodiagnosta È chiaro a tutti quanto la diffusione del Covid-19 abbia modificato le nostre vite, ma quali sono stati gli aspetti più colpiti? Lo scopriamo insieme a Giovanni Matragrano, Psicologo-Psicodiagnosta che, grazie alla sua formazione clinica, ma anche al fatto che si occupa di ambiti legati al mondo psico-scientifico, ci spiega come stiamo reagendo a questa situazione globale. Come credi sia stata percepita a livello psicologico la pandemia? Ha avuto un impatto più o [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="has-text-align-center"><strong><em>Intervista a Giovanni Matragrano, psicologo e psicodiagnosta</em></strong></h2>



<p>È chiaro a tutti quanto la diffusione del Covid-19 abbia modificato le nostre vite, ma quali sono stati gli aspetti più colpiti? Lo scopriamo insieme a Giovanni Matragrano, Psicologo-Psicodiagnosta che, grazie alla sua formazione clinica, ma anche al fatto che si occupa di ambiti legati al mondo psico-scientifico, ci spiega come stiamo reagendo a questa situazione globale.</p>



<p><strong>Come credi sia stata percepita a livello psicologico la pandemia? Ha avuto un impatto più o meno grave delle previsioni secondo te?</strong></p>



<p>C’è da fare prima una specifica: se ci pensi bene la pandemia è stata prima di tutto una pandemia psicologica. Nessuno conosceva il virus, tuttavia, tutti sono venuti a contatto con le conseguenze che rappresenta. La pandemia è stata impattante per la psiche delle persone perché ci siamo ritrovati a dover “limitare la nostra vita” per via di un avversario che non conoscevamo. Quando è stato promosso a virus-minaccia per l’uomo dall’OMS, per il Covid non erano state ancora prese in considerazione contromisure sociali, propagandistiche o di sorta. Per intenderci, quando c’è stata la mucca pazza la copertura mediatica in merito e le campagne per agevolare il combattere dell’epidemia furono di dimensioni maggiori, nonostante i mezzi a nostra disposizione erano sicuramente più pochi e più obsoleti».</p>



<p><strong>Quali aspetti sono stati modificati, dunque, oltre a quelli di natura sanitaria-preventiva?</strong></p>



<p>«Le vere armi del virus sono altre. Finora abbiamo temuto che la conseguenza più grande fosse quella sanitaria, eppure, ora che il Covid è leggermente in remissione grazie ai vaccini e alla prevenzione, cominciamo a notare altri aspetti: la paura sociale legata alle situazioni che generano ansia e/o panico, che principalmente attecchisce con i giovani; la diffidenza nei confronti della scienza; l’inefficienza generale dei sistemi di emergenza di molte nazioni. Vi è stata un’incapacità indecorosa nel creare benessere collettivo, data dal fatto che molte nazioni (tra cui l’Italia) si sono concentrate finora sullo sviluppo della burocrazia ignorando quello della salute mentale. A prova di ciò vi è l’innegabile situazione che sta stravolgendo l’Europa: l’istituzione di una salute mentale pubblica, proprio al pari del sistema sanitario nazionale».</p>



<p><strong>Che impatto ha avuto la pandemia per quanto riguarda giovani e formazione, la percezione degli altri e l’ambito sociale in generale?</strong></p>



<p>«Purtroppo non basta “provare a far finta che il Covid non ci abbia mai colpito” per ritornare a vivere come prima. La pandemia ha cambiato tutto, soprattutto il modo in cui ci relazioniamo con gli altri. Intrinsecamente, a causa della pandemia, siamo più portati a fidarci di meno; a chiederci “chissà cosa avrà fatto, dove sarà stato/a e con chi, sarà mica pericoloso/a?”. Siamo più rigidi. Ho seguito casi di ragazzi che hanno smesso di andare a scuola, appoggiati dai genitori, perché “è pericoloso”, oppure persone adulte che non vanno dal medico specialista perché “potrei prendere il covid”. La normalità è esistita ed esiste tuttora, ma vi è quella prima del virus e quella che stiamo per imparare a vivere. L’ avvento del covid ci ha fatto riflettere su un punto fondamentale: perché vivere come se fossimo ancora agli inizi del nuovo millennio, quando non lo siamo più? Il virus ci ha aperto gli occhi sulle opportunità e sulle tecniche che l’essere umano ha in quasi ogni ambito della vita, in termini di convenienza, efficacia ed efficienza. Avevamo le idee giuste per mettere a punto una cura per l&#8217;Alzheimer, ma abbiamo aspettato che l’esigenza ci portasse a brevettare un vaccino in 6 mesi per capire che era necessario agire sull’mRNA anche nelle malattie degenerative ereditarie. Avevamo le idee giuste per un’istruzione più rapida e sicura, ma abbiamo aspettato che l’esigenza ci portasse a creare un sistema digitale di registrazioni e somministrazioni scolastiche per capire che l’istruzione può giovare della tecnologia».</p>



<p><strong>A proposito di istruzione e apprendimento, sei stato candidato per un dottorato di ricerca in <em>Health Promotion</em> e <em>Cognitive Science</em> in materia di istruzione e formazione digitale: cosa puoi dirci?</strong></p>



<p>«Lo scopo del dottorato è quello di promuovere una migliore qualità della vita, in termini di benessere e vivibilità generale. Il fulcro è il “come noi percepiamo la vivibilità”, ergo, le scienze cognitive. Il metro di misura, così come la soluzione, è all’interno dell’io inteso come soggetto giudicante e non da ricercarsi unicamente nell’ambiente fisico d’apprendimento. Per raggiungere lo scopo di apprendere e formare in modo più conveniente, si stanno sviluppano metodi che si spera un giorno rivoluzioneranno i mezzi per la formazione e l’istruzione. Magari stavolta prima che l’emergenza avvenga».</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Guida anti-stress contro il covid</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosamaria Trunzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La parola d’ordine è “contenimento”. Con un numero sempre crescente di contagiati e di morti ed il Premier Conte che è giunto alla sofferta decisione di imporre nuove restrizioni per arginare l’onda infame del virus, a noi cittadini non resta altro che seguire le direttive del Governo e stare a casa, come ci suggerisce anche la campagna #iorestoacasa del Ministero della Salute. L’isolamento è però una condizione a cui l’uomo, animale sociale per definizione, non riesce ad adattarsi facilmente ed [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">La parola d’ordine è “contenimento”.</p>



<p>Con un numero sempre crescente di contagiati e di morti ed il Premier Conte che è giunto alla sofferta decisione di imporre nuove restrizioni per  arginare l’onda infame del virus, a noi cittadini non resta altro che seguire le direttive del Governo e stare a casa, come ci suggerisce anche la campagna #iorestoacasa del Ministero della Salute.</p>



<p>L’isolamento è però una condizione a cui l’uomo, animale sociale per definizione, non riesce ad adattarsi facilmente ed è plausibile pensare che restare confinati in casa 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, possa farci sviluppare tutta una serie di manie e farci cadere preda di ansia e depressione.</p>



<p>E’ quindi diventato essenziale capire come gestire lo stress del confinamento, per vivere nel modo migliore possibile questo periodo così delicato per tutti.</p>



<p>A questo proposito il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha elaborato una guida anti-stress pensata per i cittadini in isolamento, con dei suggerimento per gestire lo stress e salvaguardare il benessere possibile al tempo del corona virus.</p>



<p>La guida è composta di 20 punti, ma vi proporrò alcuni di quelli che ritengo essere più interessanti.</p>



<p>Qualora vogliate leggerla dal sito ufficiale, è scaricabile <a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/null.pdf">qui</a>.</p>



<p>Il primo concetto su cui ragionare è quello della <em>resilienza, </em>un termine inflazionato ma che è sempre bene riscoprire e tenere a mente.</p>



<p>La resilienza è la capacità dell’essere umano di affrontare gli eventi negativi con un approccio positivo. Ciò significa andare incontro alle situazioni peggiori con un’ottica costruttiva, focalizzandosi sulle possibilità e non sugli aspetti più tragici.</p>



<p>Un esempio concreto è guardare alla propria casa come ad un rifugio dalla malattia e non come una prigione, dove fare il conto alla rovescia dei giorni che mancano al rilascio.</p>



<p>E’ importante dare significato ad ogni aspetto della giornata, costruendo un nuova routine che si adatti al tempo dilatato dell’isolamento, cercando di prevedere attività variegate e creative, soprattutto per i bambini.</p>



<p>Affrontare le proprie emozioni negative è il modo migliore per lasciarle andare; non teniamoci tutto dentro, ma condividiamo il peso delle nostre preoccupazioni e paure.</p>



<p>Impariamo a riconoscere ed accettare anche questi sentimenti, senza giudicare o giudicarci, perché ogni emozione ha diritto di essere provata.</p>



<p>Non c’è nulla di male a sentirsi spaventati, angosciati o sotto stress; non possiamo risolvere tutto e non serve a nulla cercare di nascondere quello che proviamo; è bene piuttosto mettere in atto strategie per fronteggiare i momenti di agitazione ed irrequietezza, magari cimentandosi in tecniche di rilassamento casalinghe.</p>



<p>Un altro consiglio utile, che anche io sto applicando fin dal primo giorno di isolamento preventivo, è quello di ridurre al minimo l’afflusso di informazioni sul virus e di filtrare molto attentamente le fondi che decidiamo di approfondire. Prima di entrare nel panico per notizie che arrivano dal sentito dire, da fonti anonime o losche, consultate i siti ufficiali dei ministeri, i profili social del Presidente del Consiglio e del Capo dello Stato, oppure le testate giornalistiche di cui vi fidate.</p>



<p>Le <em>fake news</em> sono portatrici di ansie su larga scala, quindi meglio evitarle.</p>



<p>L’ideale sarebbe se dedicassimo un po’ del nostro tempo anche all’attività fisica che, come molte ricerche attestano, produce degli effetti benefici immediati sulla capacità di concentrazione, sull’umore, sul ciclo sonno-veglia e ci consente di scaricare tensioni, ansie e tossine in maniera salutare.</p>



<p>Ricordiamoci che abbiamo bisogno del rapporto di reciprocità con il prossimo per vivere meglio.</p>



<p>Questo periodo di isolamento fisico forzato, paradossalmente, ci offre la possibilità di ricucire le relazioni con gli altri che, per i ritmi frenetici delle nostre vite precedenti, abbiamo trascurato.</p>



<p>Infine, se i consigli di questa breve guida non dovessero soddisfarvi a pieno e sentite il bisogno di un confronto professionale, sono stati attivati numerosi sportelli di ascolto psicologico, sia sui social che tramite dei numeri dedicati, sempre disponibili ad accogliere le richieste di supporto.</p>



<p>La salute della mente non va trascurata, perché è importante quanto quella fisica e occorre prendersene cura in egual misura. </p>



<p>Quando mente e corpo sono in equilibrio, si può dire di stare bene.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;AltraVoce dell&#8217;Italia di lunedì 30/03/2020</em></p>
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		<title>A lezione dal Covid-19</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Petramala]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oscar Wilde scriveva: “L&#8217;esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l&#8217;esame, poi ti spiega la lezione”. Il mondo intero, nei primi mesi del 2020, e chissà per quanto a lungo ancora, è stato chiamato all’esame più difficile e probabilmente più importante dell’ultimo secolo. Oggi, 23 marzo, il Covid-19 si sta espandendo, mettendo a durissima prova i sistemi sanitari di tutto il globo. Questo invisibile nemico, però, sta obbligando il pianeta, tutti noi, a fare qualcosa di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oscar Wilde scriveva: “<em>L&#8217;esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l&#8217;esame, poi ti spiega la lezione</em>”.</p>



<p>Il mondo intero, nei primi mesi del 2020, e chissà per quanto a lungo ancora, è stato chiamato all’esame più difficile e probabilmente più importante dell’ultimo secolo. <br>Oggi, 23 marzo, il Covid-19 si sta espandendo, mettendo a durissima prova i sistemi sanitari di tutto il globo. <br>Questo invisibile nemico, però, sta obbligando il pianeta, tutti noi, a fare qualcosa di nuovo: fermarsi. <br>Ed è proprio a causa di questo stop forzato che abbiamo il tempo necessario per vedere, in maniera diversa e forse per la prima volta, l’intero. Per la prima volta ci rendiamo conto che non esiste, in realtà, un’Italia isolata. Non esiste una Spagna isolata, un’Europa isolata. <br>Per la prima volta sbattiamo violentemente contro la consapevolezza di essere immersi, tutti, in un unico ecosistema, il pianeta Terra. <br>Un virus, nato dalla mutazione di un’influenza che colpisce un particolare tipo di pipistrello ha effettuato un salto extra specie sino a far breccia nel sistema immunitario dell’uomo. <br>Questo avveniva, presumibilmente, in Cina tra la fine di Novembre e Dicembre 2019. A distanza di 3-4 mesi questa particella infettiva è divenuta pandemica. Sorvolo volutamente sulle teorie complottiste relative ai natali di questo virus poiché la scienza ne ha dimostrato l’origine naturale. </p>



<p>La domanda però è: perché non possiamo trarre delle lezioni da questa situazione?<br>In primis il virus ci ha costretti a riconsiderare il valore e l’importanza di qualcosa che non solo davamo per scontata ma che spesso bistrattavamo anche: il Sistema Sanitario e la ricerca.<br>Anni di tagli e di austerity in Italia hanno depotenziato il servizio sanitario e gli strumenti a disposizione delle Università e ricercatori sono “oggettivamente” scarsi, troppo scarsi.<br>Il riflesso è un una sanità messa a durissima prova ed un sistema Universitario/di ricerca che, nonostante l’immane scarsità di risorse, solo grazie ad un encomiabile ed instancabile impegno affronta a testa altissima la sfida contro il Covid-19 (mi sia concessa una brevissima digressione per ringraziare sentitamente tutti coloro che lottano nelle corsie degli ospedali e fuori).</p>



<p>Un’altra verità contro cui ci imbattiamo è che questo stop ha diminuito drasticamente le emissioni di Co2 globali. Secondo la BBC, che incrocia dati forniti dalla Columbia University e da altri studi compilati negli ultimi giorni, infatti, rispetto allo stesso periodo del 2019, il monossido di carbonio, emesso per lo più dalle macchine, è diminuito del 50% come conseguenza della riduzione del traffico, in media del 35% su scala globale. <br>Dopo decenni si riesce a scorgere nitidamente la Cina dallo spazio, i canali di Venezia sono trasparenti tanto da permettere di vedervi, attraverso, i pesci. I delfini, stante l’assenza di imbarcazioni, si avvicinano alle coste regalando uno spettacolo di impareggiabile bellezza in Sardegna così come in moltissime altre aree del mondo. L’aria, in definitiva, è globalmente più pulita, i mari, sono più puliti, l’ecosistema in cui viviamo, migliora.</p>



<p>Il Covid-19, ancora, ci ha obbligati a stare in casa, con la nostra famiglia. Ci obbliga a rinsaldare il legame con noi stessi e con le persone che ci sono più vicine. Ci impone di viverci, di ascoltarci, di capirci. <br>Questa situazione ha obbligato le famiglie a riappropriarsi del loro ruolo di educatore primario dei figli; ci ha ricordato l’importanza dei rapporti umani evidenziando quanto l’essere umano necessiti di contatto e quanto di vivere all’aperto, in comunità. <br>Questa pandemia, di fatto, ha evidenziato tutti gli errori sistemici che affliggono il nostro mondo portando alla luce i nostri errori. Ritenendo assolutamente inappropriato (ai limiti dello sciacallaggio) disquisire sulle scelte politiche poste in essere in questo periodo, potremmo, però, provare a scorgere alcuni insegnamenti.</p>



<p>La lezione principale che possiamo trarne è realizzare che, probabilmente, c’è stata un’era pre &#8211; CoronaVirus e dobbiamo e possiamo fare in modo che ci sia un’era post – CoronaVirus. <br>Il mondo, noi Italiani, saremo chiamati ad una sfida importantissima che è anche un’opportunità: abbiamo la possibilità di indirizzare il nostro vivere verso un nuovo stile di vita. <br>Un’era in cui l’equilibrio tra sostenibilità e profitti non sarà più un’opzione ma un obbligo preciso. <br>Questo virus, infatti, ha reso ancor più evidente, se possibile, quanto l’essere umano sia in realtà fragile e quanto sia necessaria una rivisitazione degli stili di vita finalizzati sino ad oggi alla sfrenata corsa all’arricchimento a cui siamo stati tutti chiamati sin dalla nascita.</p>



<p>Oggi dobbiamo lottare, uniti, contro questo nemico subdolo ed invisibile compiendo un sacrificio enorme. Domani, però, saremo costretti a riconsiderare uno schema sociale, uno stile di vita che non può più non considerare l’intero, il Virus ha infatti dimostrato che il “Butterfly Effect” non è solo un film ma una realtà a cui non possiamo non guardare con attenzione nelle scelte di politica economico-sociale. <br>Il distanziamento sociale, lo starsi più lontani, è oggi l’unica arma possibile contro questo nemico, per poter tornare vicini, ancor più vicini, domani.</p>



<p>L’augurio, quindi, è che da questo terribile esame il mondo riesca a trarre i giusti insegnamenti.</p>



<p>G<em>ià pubblicato su Quotidia</em>n<em>o del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei Ventenni 23/03/2020</em></p>
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		<title>Lettera alla Mia Depressione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Venti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Dec 2019 19:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Non so quanti articoli o video abbia visto prima di scrivere qualcosa sulla depressione. Non intendo farne un’analisi scientifica piena di dati o ricette psicoterapeutiche. Voglio solo raccontare della mia esperienza. Di questa relazione, complicata. Come descrivervela? Non saprei nemmeno da dove iniziare&#8230; Perché ci sono cose che entrano nella tua vita si impetuosamente, ma con una prepotenza che agisce di soppiatto, si insinua senza che tu te ne possa rendere conto. Mi ricordo quando alle sedute mi veniva chiesto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">&#8220;<em>Non so quanti articoli o video abbia visto prima di scrivere qualcosa sulla depressione. Non intendo farne un’analisi scientifica piena di dati o ricette psicoterapeutiche. Voglio solo raccontare della mia esperienza. Di questa relazione, complicata. </em></p>



<p><em>Come descrivervela? Non saprei nemmeno da dove iniziare&#8230; Perché ci sono cose che entrano nella tua vita si impetuosamente, ma con una prepotenza che agisce di soppiatto, si insinua senza che tu te ne possa rendere conto. Mi ricordo quando alle sedute mi veniva chiesto dai vari psicologi se riuscissi a collocare un momento nella mia vita dal quale ho cominciato a stare così. Ebbene, da quando, depressione, io e te stiamo qui? A guardarci allo specchio senza trovare risposte?</em></p>



<p><em>So solo che è stato difficile accettarti nella mia vita. E forse ancora oggi non l’ho fatto.&nbsp; Per cominciare a ragionare con te ho dovuto ricorrere a diversi aiuti: famiglia, medici e farmaci. Eppure non ne siamo ancora venuti a capo.</em></p>



<p><em>Come ve la posso presentare? È un inverno senza Natale: una strada con le saracinesche dei negozi abbassati, palazzi senza portone, nessun manifesto affisso, nessun vicolo. Ma non è una strada, è una stanza e ci sei solo tu. La cosa più mortificante della nostra relazione è che tu mi fai vedere le cose in un modo, ma la realtà è diversa. Sembra un inverno senza Natale, ma in questo continuo roteare senza destinazione, le stagioni passano tutte; solo che non me ne rendo conto. E quante persone sono passate. Quante possibilità sprecate. Ma io non potevo farci niente, semplicemente non le vedevo. Perché, a differenza di quello che gli altri pensano di te, tu non fai sentire le persone tristi e malinconiche. Sta proprio qui l’errore che non permette agli altri di comprenderti. Tu mi rendi incapace di sentire proprio niente. Non sei grigia o nera, non hai colore, forma, peso. Sei due occhi sbarrati sotto una coperta, che si chiedono che sapore abbiano le proprie lacrime. E quegli occhi non riescono a guardare oltre. Il futuro non è una promessa – figuriamoci di guarigione – il futuro semplicemente non esiste come dimensione. Nel senso che non mi dai uno scopo, non c’è orizzonte che possa diventare destinazione per me. È come se non ci fossero strade da prendere. </em></p>



<p>Sai<em> dove fai più male? Nel rendermi incapace di farmi amare dalle persone che lo vorrebbero fare, perché rendi me inadeguato ad amare me stesso e loro. Eppure vorrei solo riconoscere quella mano che sfiora dolcemente la mia mentre quella voce mi sussurra “Andrà tutto bene”. Vorrei sentirla. Vorrei lasciarti. Vorrei andasse tutto bene. </em>&#8220;</p>



<p>Questa lettera può rappresentare molte persone e il rapporto che hanno con la depressione.</p>



<p>Ad oggi, secondo uno studio della San Diego State University, il tasso di individui che hanno riferito sintomi depressivi è aumentato del 52% negli adolescenti tra 2005 e 2017 (passando dall&#8217;8,7% al 13,2% dei teenager) e del 63% tra i giovani adulti di 18-25 anni tra 2009 e 2017 (passando dall&#8217;8,1% al 13,2%). Si è verificato un aumento del 71% dei giovani adulti che hanno lamentato forte stress (dal 7,7 al 13,1%) e del 43% del tasso di giovani che hanno dichiarato di pensare al suicidio (dal 7 al 10,3% dei giovani). </p>



<p>La Società Italiana di Farmacia Ospedaliera ha constatato che la media nazionale dei ricoveri per problemi psichiatrici nei giovani post adolescenza è salita a 27 al giorno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, purtroppo, lo aveva già previsto molto tempo prima, mentre sembrerebbe che la percentuale di disturbi mentali nei giovani sarà destinata ad aumentare fino al 20% nel 2020, e si presume, come se non fosse abbastanza, che nel 2030 sarà la patologia cronica più diffusa tra i giovanissimi.</p>



<p>Con questa lettera abbiamo voluto dare voce ad una testimonianza anonima, con l&#8217;auspicio, come giovani e come associazione, di rappresentare noi stessi per i nostri coetanei quella mano (virtuale e concreta) con la quale rassicurare e dire &#8220;<em>andrà tutto bene, non siamo soli</em>&#8220;.</p>
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		<title>Salute, prevenzione, cura: al via Race for the cure</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 May 2018 17:52:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dal  17 al 20 maggio il Circo Massimo ospita la diciannovesima edizione della Race for the Cure. Per chi ancora non la conoscesse, la Race for the Cure è l’evento simbolo dell&#8217;associazione Susan G. Komen: tre giorni di salute, sport e benessere con la famosa Maratona conclusiva che  coinvolge oltre 100 mila persone per tutto il paese (nello specifico questi eventi si tengono a Roma, Bari, Bologna e Brescia), volto alla sensibilizzazione nella lotta ai tumori del seno. La Susan G. Komen Italia [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal  17 al 20 maggio il Circo Massimo ospita la diciannovesima edizione della <em>Race for the Cure</em>.</p>
<p>Per chi ancora non la conoscesse, <em>la Race for the Cure </em>è l’evento simbolo dell&#8217;associazione <strong>Susan G. Komen</strong>: tre giorni di salute, sport e benessere con la famosa Maratona conclusiva che  coinvolge oltre 100 mila persone per tutto il paese (nello specifico questi eventi si tengono a Roma, Bari, Bologna e Brescia), volto alla sensibilizzazione nella lotta ai tumori del seno.<br />
La Susan G. Komen <em>Italia </em>nasce come evoluzione della più grande organizzazione no-profit contro i tumori al seno costituitasi nel 1982 negli USA.</p>
<p><img class=" wp-image-12633 aligncenter" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/05/Acqua-Lete-per-Susan-Komen-Italia-1024x678-300x199.jpg" alt="" width="475" height="315" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/05/Acqua-Lete-per-Susan-Komen-Italia-1024x678-300x199.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/05/Acqua-Lete-per-Susan-Komen-Italia-1024x678.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/05/Acqua-Lete-per-Susan-Komen-Italia-1024x678-360x240.jpg 360w" sizes="(max-width: 475px) 100vw, 475px" /></p>
<p>La Susan G. Komen viene istituita per l’avanzamento della ricerca e lo sviluppo di programmi di educazione, screening e trattamento dei tumori del seno e si è espansa nel panorama mondiale solo dopo il 1998. Nasce infatti in quel periodo il  “<em>Programma Educativo sui Tumori del Seno in Itali</em>a” e nel febbraio 2000, il primo Affiliato Internazionale della Susan G. Komen for the Cure, la <strong><em>Susan G. Komen Italia </em></strong>sotto la guida del Prof. Riccardo Masetti, attuale Presidente.<br />
La fondatrice fu Nancy G. Brinker, la quale promise a sua sorella, Susan G. Komen, morta all’età di 36 anni a causa di questo male, “<em>che avrebbe posto fine alla vergogna, al dolore, al timore e alla mancanza di speranze provocati dalla malattia</em>”.</p>
<p>
<img width="300" height="112" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/05/race-2018-2-300x112.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="" type="rectangular" link="none" size="medium" ids="12649,12634" orderby="post__in" include="12649,12634" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/05/race-2018-2-300x112.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/05/race-2018-2-1024x382.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/05/race-2018-2.jpg 1040w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<img width="261" height="300" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/05/g255538_u96751_susan_komen-261x300.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="" type="rectangular" link="none" size="medium" ids="12649,12634" orderby="post__in" include="12649,12634" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/05/g255538_u96751_susan_komen-261x300.jpg 261w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/05/g255538_u96751_susan_komen.jpg 300w" sizes="(max-width: 261px) 100vw, 261px" />
</p>
<p>Al tempo vi era ancora molta reticenza sulla questione e il cancro al seno era visto come un male invincibile e sconosciuto.<br />
Da questa promessa intima, però, la Brinker fondò con la collaborazione di amici sostenitori la “Susan G. Komen”, proprio in memoria di sua sorella.<br />
Ad oggi la <strong>Susan G. Komen Italia</strong> è divenuta un’organizzazione – anzi <em>l’organizzazione</em> &#8211; basata sul volontariato che combatte con tenacia quotidianamente il tumore al seno.<br />
<strong><em>“Salute, Prevenzione, Cura. Ovunque.”: </em></strong>è questo il motto della Susan G. Komen Italia.<br />
Tra gli obiettivi principali rientrano lo stimolo per la formazione, la ricerca e l&#8217;innovazione in tema di salute femminile. La stessa si impegna, infatti, a promuovere la prevenzione e l’adozione di stili di vita sani in vista di un più grande scopo: quello di tutelare il diritto a cure di eccellenza per <em>ogni donna </em>con un tumore del seno.<br />
Si occupa, fra l’altro, di offrire specifici servizi per migliorare la qualità della vita dopo un tumore, in particolare per le donne con malattia metastatica.<br />
Il tumore del seno è ad oggi il più comune fra le donne dai 35 anni in su, motivo per cui è necessario nonché doveroso creare una più solida convinzione in ogni donna di quali possano essere le cause, come prevenirlo e come, soprattutto, combatterlo e sconfiggerlo.<br />
Ogni donna è speciale e ogni donna in rosa lo è di più.<br />
La sensibilizzazione è la prima mossa vincente per un futuro più sicuro: fortunatamente se scoperto in tempo e trattato con le necessarie terapie, il carcinoma mammario può diventare un piccolo ostacolo in questa lunga e meravigliosa battaglia quotidiana che è la vita.<br />
L&#8217;invito che rivolgiamo è a partecipare a questa ammirabile iniziativa, a donare per la ricerca cosicché tutte noi possiamo spendere i vantaggi che la medicina raggiunge con i nostri contributi.</p>
<p>Ecco lo spot creato da Susan Komen Italia per la Race for the Cure 2018 (per maggiori informazioni l&#8217;invito è a consultare la pagina web all&#8217;indirizzo http://www.raceroma.it).</p>
<p><iframe width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/4-EjgiPbJxc?feature=oembed" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Marciamo tutte, <em>tutti,</em> <em>insieme</em> verso un futuro più sicuro.</p>
<p style="text-align: left;">Alle donne che hanno affrontato o stanno affrontando la battaglia contro il tumore, potremo così dire che non sono sole!</p>
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		<title>MAFIA E TUMORI: STESSA CURA PER DUE MALI SIMILI</title>
		<link>https://ventiblog.com/mafia-e-tumori-stessa-cura-per-due-mali-simili/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocco Stirparo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2014 11:11:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BENESSERE]]></category>
		<category><![CDATA[TENDENZE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Rocco Stirparo Recentemente, è scoppiata una polemica riguardo alle dichiarazioni sostenute da Grillo a Bruxelles, il quale invitava l’Unione Europea a “non dare più finanziamenti all’Italia, perché scompaiono tutti in Calabria, Sicilia e Campania, quindi Ndrangheta, Mafia e Camorra”. Da queste dichiarazioni, sembrerebbe quasi che l’afflusso di soldi nel meridione altro non farebbe che aumentare la forza delle mafie e danneggiare, allo stesso tempo, le regioni stesse e l’intero sistema nazionale, drammaticamente afflitto da questi mali. Arginare le mafie [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/mafia-e-tumori-stessa-cura-per-due-mali-simili/">MAFIA E TUMORI: STESSA CURA PER DUE MALI SIMILI</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="ROCCO STIRPARO" href="http://ventiblog.com/2014/05/rocco-stirparo/">Rocco Stirparo</a></p>
<p>Recentemente, è scoppiata una polemica riguardo alle <a href="http://video.espresso.repubblica.it/tutti-i-video/grillo-non-date-finanziamenti-all-italia-vanno-alla-mafia/2500/2497">dichiarazioni sostenute da Grillo a Bruxelles</a>, il quale invitava l’Unione Europea a “non dare più finanziamenti all’Italia, perché scompaiono tutti in Calabria, Sicilia e Campania, quindi Ndrangheta, Mafia e Camorra”.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image46.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1913" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image46-300x195.jpg" alt="image" width="300" height="195" /></a></p>
<p>Da queste dichiarazioni, sembrerebbe quasi che l’afflusso di soldi nel meridione altro non farebbe che aumentare la forza delle mafie e danneggiare, allo stesso tempo, le regioni stesse e l’intero sistema nazionale, drammaticamente afflitto da questi mali.<br />
Arginare le mafie limitando gli investimenti principali con cui esse crescono, sembrerebbe la soluzione più logica. E lo è.<br />
Infatti, una soluzione simile è stata pensata, in passato, anche per altri mali analoghi alla mafia: i tumori.<br />
Anche il tumore, come la mafia, è un male che cresce all’interno del proprio sistema, nutrendosi delle sue risorse. Ma a differenza della mafia, il tumore non cresce con i soldi, bensì col sangue, ricco di nutrienti, fattori di crescita ed ossigeno. Tuttavia, man mano che cresce ed aumenta di dimensioni, il tumore deve ottenere sempre più nutrimenti ed ossigeno, arrivando anche a stimolare la crescita di propri vasi sanguigni.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image47.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1914" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image47.jpg" alt="image" width="298" height="224" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image47.jpg 298w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image47-80x60.jpg 80w" sizes="(max-width: 298px) 100vw, 298px" /></a></p>
<p>Per questo motivo, numerose ricerche hanno provato ad inibire questo passaggio, ovvero ad arginare la nascita dei nuovi vasi sanguigni tumorali.<br />
La soluzione, anche qui, è la più logica.<br />
Eppure, sebbene i primi risultati sui modelli animali sembrassero esser rincuoranti, col tempo si evidenziarono alcune mancanze in questa “logica” soluzione.<br />
Innanzitutto, all’interno del tumore si sviluppa un ambiente ostico, difficile da raggiungere per il sistema immunitario ed i farmaci. In aggiunta, la mancanza di nutrimenti ed ossigeno, aumenta l’aggressività e l’invasività delle cellule tumorali, che quindi metastatizzano.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image48.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1915" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image48-262x300.jpg" alt="image" width="262" height="300" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image48-262x300.jpg 262w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image48-300x343.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image48.jpg 305w" sizes="(max-width: 262px) 100vw, 262px" /></a></p>
<p>Non sorprende sapere che, nelle mafie, la stessa soluzione ha portato ai medesimi, deludenti, risultati. I minori investimenti nel meridione, ormai lasciato a se stesso, stanno portando la nascita di un ambiente ostico, dove forze dell’ordine e magistratura possono fare ben poco. Inoltre, le mafie non si trovano più soltanto al meridione; esse hanno “metastatizzato” in tutta Italia, oltre che nel resto d’Europa e del mondo.<br />
Per nostra fortuna, sebbene i politici abbiano rinunciato a trovar soluzioni contro le mafie, i biologi son audaci nella lotta al cancro.<br />
È di particolare interesse <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19217150">un articolo scientifico di un ricercatore italiano</a>, il quale ha provato una soluzione del tutto opposta a quelle precedenti.<br />
Invece di inibire la crescita dei vasi sanguigni tumorali, lo studio prova a migliorarli.<br />
Sebbene ci si aspetti che il tumore, con un miglior sistema vascolare al proprio interno, cresca di più, in realtà la ricerca dimostra che questo non accade. La crescita è la stessa, ma le metastasi diminuiscono drasticamente. Inoltre, l’ambiente tumorale migliora, ed è facilmente raggiungibile dal sistema immunitario e dai farmaci antitumorali (<a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22897855">dimostrato in seguito anche in altri studi</a>).</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image49.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1916" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image49-300x257.jpg" alt="image" width="300" height="257" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image49-300x257.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image49.jpg 381w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Limitare i finanziamenti al meridione non ha ostacolato la crescita delle mafie, ma ha solamente peggiorato l’ambiente delle regioni che “le ospitano”, ormai refrattarie alla giustizia. Invece, aumentare, ma anche migliorare la qualità dei finanziamenti (miglioramento suggerito anche da Grillo), potrebbe essere la soluzione ideale.<br />
Un ambiente migliore, oltre che arricchire la regione, migliorerebbe le condizioni dei cittadini che ci vivono, favorendo la legalità e incrementando le risorse necessarie per contrastare le mafie, come le forze dell’ordine e la magistratura.<br />
Non date meno soldi al sud.<br />
Datene di più.<br />
Dateli meglio.</p>
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		<title>OOOPS…HO FATTO SESSO NON PROTETTO! – 1.0. Ops…ho l’AIDS!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Palmeri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 18:14:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BENESSERE]]></category>
		<category><![CDATA[Ooops...ho fatto sesso non protetto!]]></category>
		<category><![CDATA[TENDENZE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Attenzione questa rubrica ha esclusivamente fini divulgativi, non fate autodiagnosi, in primo luogo perchè potreste sbagliare, in secondo luogo perchè non vorrei laurearmi e rischiare di non trovare lavoro. 1.0: ops… ho l’AIDS! «Desidero confermare che sono risultato positivo al virus dell’HIV e di aver contratto l’AIDS. » Era il 23 novembre 1991 e con questo comunicato Freddie Mercury, grande artista, stupendo interprete di brani leggendari come Bohemian Rhapsody e Somebody to love, annunciava al modo la sua malattia. Poche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/ooopsho-fatto-sesso-non-protetto-1-0-opsho-laids/">OOOPS…HO FATTO SESSO NON PROTETTO! – 1.0. Ops…ho l’AIDS!</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Attenzione questa rubrica ha esclusivamente fini divulgativi, non fate autodiagnosi, in primo luogo perchè potreste sbagliare, in secondo luogo perchè non vorrei laurearmi e rischiare di non trovare lavoro.</p>
<hr />
<p style="text-align: left;"><strong>1.0: ops… ho l’AIDS!</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«<em>Desidero confermare che sono risultato positivo al virus dell’HIV e di aver contratto l’AIDS</em>. »</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Era il 23 novembre 1991 e con questo comunicato Freddie Mercury, grande artista, stupendo interprete di brani leggendari come Bohemian Rhapsody e Somebody to love, annunciava al modo la sua malattia. Poche ore dopo il tragico annuncio, il 24 novembre 1991, Freddie moriva per una broncopolmonite.</p>
<p style="text-align: justify;">Morire per una broncopolmonite?<br />
<span style="font-size: inherit;">Ma com’è possibile?<br />
</span>Non era affetto da AIDS?</p>
<p style="text-align: justify;">L’AIDS, cioè la sindrome da immunodeficienza acquisita non uccide, sfrutta un meccanismo più raffinato, vive nell’ombra e logora il fisico, fino a causare la morte per motivi che, nelle persone normali, non provocano neppure un’influenza. Ma cosa è questa sindrome e chi la causa? La causa di tutto è HIV (virus dell’immunodeficienza umana), un virus così piccolo, che per riempire un’unghia avrebbe bisogno della compagnia di altri 10 milioni di suoi simili. Questo minuscolo virus entra nell’organismo del suo ospite e viene immediatamente riconosciuto dal sistema immunitario.</p>
<p style="text-align: justify;">Per capire meglio immagina il sistema immunitario come un insieme di cellule in grado di riconoscere gli agenti estranei che entrano nell’organismo e, dopo questo riconoscimento, produrre anticorpi che, in genere, bloccano questi agenti estranei. Per produrre gli anticorpi servono 6-8 settimane, e proprio in questa fase il virus riesce a penetrare in un gruppo specifico di cellule del sistema immunitario, che presenta sulla superficie una proteina detta CD4. A questo punto, immagina ancora la cellula come una porta blindata, che per essere aperta necessita di 2 chiavi. HIV ha queste 2 chiavi, gp41 e gp120, ed utilizza le chiavi per entrare nella cellula e riprodursi al suo interno. Nel momento in cui si riproduce, però non forma copie uguali a se stesso, bensì si comporta come un ladro che, su macchina rubata, fugge dalla polizia, cercando un posto sicuro in cui nascondersi, per il ladro un garage, per il virus la cellula. Nel garage il ladro rivernicia la macchina, si cambia i vestiti, si rasa i capelli e così come se niente fosse accaduto torna in circolazione facendosi beffe degli agenti che lo inseguivano. Ed è proprio questo ciò che fa HIV, modifica le sue molecole di superficie ed esce dalla cellula impedendo agli anticorpi di riconoscerlo, rifugiandosi così in un’altra cellula.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia il sistema immunitario ha molte risorse e cambia strategia, piuttosto che attaccare il virus, aggredisce le cellule che sono infettate dal virus. Purtroppo queste cellule fanno anch’esse parte del sistema immunitario, e così poco a poco il sistema immunitario si autodistrugge e si disgrega. È stata proprio questa disgregazione che ha ucciso Freddie, perché il suo sistema immunitario non esisteva più.</p>
<p style="text-align: justify;">Da dove arriva allora questo virus? Come si contagia?<br />
HIV è un virus che è trasmesso con il contatto del tuo sangue con quello di un individuo infetto, come può avvenire utilizzando siringhe non sterili e altri oggetti che sono a contatto col sangue. Ma cosa ancor più spaventosa è che può essere contagiato per via sessuale. Che significa per via sessuale? Significa che può essere trasmesso sia con la penetrazione vaginale, sia con quella anale. Il maggior rischio di trasmissione si corre con la penetrazione anale perché la parete dell’ano è più fragile e sottile di quella vaginale. Questa fragilità determina, all’atto della penetrazione, la formazione di microlesioni che facilitano l’ingresso del virus. Inoltre contagiarsi per una donna significa condannare all’infezione anche futuri figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo essere stati contagiati dal virus, c’è la possibilità di avere nell’arco di 1-6 settimane una comune sindrome influenzale, dopo almeno 8 settimane o anche più puoi scoprire se sei stato davvero contagiato, facendo un test che valuta la presenza di anticorpi anti-HIV nel sangue.<br />
Esistono cure che riescono a rallentare la malattia, senza mai guarirla. L’unico modo certo per evitare l’infezione da HIV è utilizzare il profilattico.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto la domanda è: vale davvero la pena vivere una vita in questo modo, rischiando di morire come Freddie a 45 anni, solo perché non hai utilizzato un preservativo?</p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Quello che “Le Iene” non dicono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocco Stirparo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 18:12:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BENESSERE]]></category>
		<category><![CDATA[TENDENZE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Rocco Stirparo “Ho visto un video delle iene: dicono che il latte e le proteine animali causano il tumore… tu che li studi, sai dirmi se è vero?” Questa domanda mi è stata fatta ripetutamente nelle ultime settimane. Sebbene la domanda preveda una risposta secca, un “sì” o un ”no”, occorre prima fare alcune premesse. Il tutto nasce da un libro, una ricerca condotta in Cina che dimostra come, nel corso degli anni, con l’aumentare della ricchezza, del consumo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="ROCCO STIRPARO" href="http://ventiblog.com/2014/05/rocco-stirparo/">Rocco Stirparo</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Ho visto un video delle iene: dicono che il latte e le proteine animali causano il tumore… tu che li studi, sai dirmi se è vero?”</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/alimentazione-tumori-e-altre-malattie.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-948" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/alimentazione-tumori-e-altre-malattie.jpg?w=300&amp;h=165" alt="Alimentazione-tumori-e-altre-malattie" width="300" height="165" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Questa domanda mi è stata fatta ripetutamente nelle ultime settimane. Sebbene la domanda preveda una risposta secca, un “sì” o un ”no”, occorre prima fare alcune premesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tutto nasce da un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Cina">libro</a>, una ricerca condotta in Cina che dimostra come, nel corso degli anni, con l’aumentare della ricchezza, del consumo di latte e di cibi animali, sia aumentata drammaticamente l’incidenza di tumori.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/alimentazione-tumori-e-altre-malattie-3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-947" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/alimentazione-tumori-e-altre-malattie-3.jpg?w=300&amp;h=166" alt="Alimentazione-tumori-e-altre-malattie-3" width="300" height="166" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ciò si nota anche verificando la differenza tra l’incidenza dei tumori nelle nazioni ricche, che possono mangiare abbondantemente carne e latticini, e quelle povere, che mangiano per lo più vegetali.<br />
Non vi è motivo per credere che, questi dati, siano falsi.<br />
Io, onestamente, ci credo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma prima di fare conclusioni affrettate, guardiamo un <a href="http://www.google.be/publicdata/explore?ds=d5bncppjof8f9_&amp;met_y=sp_dyn_le00_in&amp;hl=it&amp;dl=it&amp;idim=country:CHN:JPN:RUS#%21ctype=l&amp;strail=false&amp;bcs=d&amp;nselm=h&amp;met_y=sp_dyn_le00_in&amp;scale_y=lin&amp;ind_y=false&amp;rdim=region&amp;idim=country:CHN&amp;ifdim=region&amp;tstart=-303098400000&amp;tend=1337896800000&amp;hl=it&amp;dl=it&amp;ind=false">grafico</a>:</p>
<p style="text-align: center;"> <a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/immagine-14.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-946" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/immagine-14.png?w=300&amp;h=152" alt="Immagine 1" width="300" height="152" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il grafico, ottenibile con una semplice ricerca su google, indica chiaramente che in Cina, negli ultimi 50 anni, si è passati dal vivere mediamente 43,2 anni a viverne quasi il doppio, ovvero 75,2.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo i dati alimentari, potremmo anche qui fare una conclusione affrettata: l’aumento di consumo di carne e prodotti derivati da essa raddoppia le aspettative di vita della popolazione.<br />
Capirete che, ovviamente, la carne non è la causa principale dell’aumentata longevità, così come non è la causa principale dei tumori.<br />
Ciò che ha causato un vertiginoso aumento della vita è la ricerca scientifica ed i suoi progressi, la ricchezza della popolazione che ha permesso di accedere a cure ed ospedali, l’aumento dell’igiene e dell’informazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non è la ricchezza, e nemmeno la carne: allora qual è la principale causa del tumore?</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, proprio la vecchiaia è tra i principali fattori di rischio.<br />
Il nostro corpo non è stato creato, né si è evoluto, per sopravvivere così a lungo. L’aumento dell’incidenza dei tumori è il prezzo da pagare per la nostra aumentata longevità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, la vecchiaia non è l’unico fattore di rischio. Ciò si capisce anche dal fatto che non tutti i malati sono anziani e che non sempre l’incidenza dei tumori coincide perfettamente con la longevità (né con la ricchezza o col consumo di carne).<br />
Gli altri principali motivi, su cui possiamo e dovremmo prendere provvedimenti, sono il fumo, l’eccesso di alcool, l’obesità (qui può anche rientrare parzialmente il problema della carne; bisogna mangiare poca e preferire le parti magre a quelle grasse, la carne bianca a quella rossa), alcuni virus (fra questi il famoso papilloma virus, di cui oggi giorno è possibile vaccinarsi).</p>
<p style="text-align: justify;">Perció, rispondiamo finalmente alla domanda:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Ho visto un video delle iene: dicono che il latte e le proteine animali causano il tumore… tu che li studi, sai dirmi se è vero?”<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il consumo del latte (e carne) è solamente correlato all’incidenza del cancro così come potrebbero esserlo la ricchezza e la vecchiaia. Ma mica penseremo di evitare il tumore (da vecchi, il più tardi possibile) tingendoci i capelli bianchi, usando creme antirughe e donando tutti i nostri viveri ai poveri…</p>
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		<title>Le proteine e l’amore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocco Stirparo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 18:10:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BENESSERE]]></category>
		<category><![CDATA[TENDENZE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Rocco Stirparo Come tutti i ragazzi, sin da piccolo anch&#8217;io mi domandavo come funzionassero l’amore e le relazioni, chiedendomi cosa portasse una coppia a vivere insieme tutta la vita e cosa, invece, a lasciarsi definitivamente. Mai avrei pensato che la risposta l’avrei trovata qualche anno dopo, sui banchi universitari della facoltà di biologia, studiando le proteine. Sin dall&#8217;inizio, rimasi stupefatto da come queste possano essere simili a noi esseri umani e le loro interazioni analoghe alle nostre. Già dalla loro nascita, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="ROCCO STIRPARO" href="http://ventiblog.com/2014/05/rocco-stirparo/">Rocco Stirparo</a></p>
<p style="text-align: justify;">Come tutti i ragazzi, sin da piccolo anch&#8217;io mi domandavo <strong>come funzionassero l’amore e le relazioni</strong>, chiedendomi cosa portasse una coppia a vivere insieme tutta la vita e cosa, invece, a lasciarsi definitivamente. Mai avrei pensato che la risposta l’avrei trovata qualche anno dopo, sui banchi universitari della facoltà di biologia, studiando le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Proteine">proteine</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sin dall&#8217;inizio, rimasi stupefatto da come queste possano essere simili a noi esseri umani e le loro interazioni analoghe alle nostre. Già dalla loro nascita, così come noi esseri umani siamo accuditi dai nostri genitori per aiutarci nella crescita, anche le proteine sono accolte da “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chaperones_molecolari">proteine badanti</a>”. Queste, si assicurano che le neonate proteine possano essere completamente funzionali, prima di lasciarle girovagare da sole per il nostro corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta maturate, le proteine iniziano ad incontrarsi tra loro, ad interagire ed a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Modificazione_post_traduzionale">cambiare</a>. Come anche per noi, non è la loro origine a caratterizzarle, né tanto meno lo è la loro posizione finale: non siamo uguali a persone che sono nate nel nostro stesso posto, né tanto meno a persone che si trovano nella nostra stessa posizione sociale, con lo stesso lavoro o situazione sentimentale. <strong>Ciò che caratterizza una persona, o una proteina, è il percorso che ha fatto</strong>, le relazioni che ha avuto ed i cambiamenti che queste le hanno lasciato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la vera magia delle proteine arriva studiando le loro relazioni ed interazioni.<br />
Le proteine possono interagire con mille altre diverse, ma solo con poche, pochissime, si crea un legame stabile e duraturo, anche per tutta la loro esistenza. Noi non siamo diversi: possiamo avere tante storie, più o meno durature, ma le vere storie d’amore sono ben poche. Spesso, una soltanto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, <strong>un legame proteico può finire così come una storia d’amore</strong>. Due proteine che hanno stretto una fortissima interazione fra loro, rimangono strettamente legate fin quando le condizioni rimangono uguali. Al varare delle condizioni (temperatura, acidità ed altre condizioni fisico/chimiche), può variare anche l’attrazione tra le due proteine. In alcuni casi, il legame finisce e le proteine possono addirittura preferire altre con cui interagire, stabilmente, nelle nuove condizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludiamo quindi tornando a noi.<br />
Iniziamo ad innamorarci sin da piccini, magari negli anni della scuola e dei licei. Poi il tempo passa, iniziamo l’università o il lavoro, andiamo in un’altra città. La nostra relazione non è più la stessa, i partner ci dicono che noi siamo cambiati e anche noi vediamo loro diversamente.<br />
Non siamo noi ad esser cambiati. Né lo sono loro.<br />
Son cambiate le condizioni in cui viviamo e, come per le proteine, <strong>non siamo attratti sempre dalle stesse cose</strong> ed il nostro legame finisce.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche crescendo, le nostre nuove storie potrebbero trovare spesso nuove condizioni da dover affrontare. Un nuovo lavoro, una nuova città, nuovi impegni e responsabilità. Nuovi obiettivi e successi. Nuove delusioni e rammarichi.<br />
Strano dover ammettere che il modo migliore per far durare una storia è lavorare su noi stessi, sulla nostra stabilità.<br />
Costruiamo le nostre condizioni, manteniamo stabili i nostri obiettivi, rincorriamo i nostri successi.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima o poi, arriverà la proteina che non aspetta che noi. Allora saremo pronti. Nulla distruggerà il nostro legame.</p>
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