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	<title>Sport &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
	<lastBuildDate>Mon, 04 Mar 2024 09:29:52 +0000</lastBuildDate>
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		<title>L&#8217;esempio del Super Bowl per curare un calcio malato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Già quando vivevo in Italia, mi era capitato un paio di volte di affrontare una nottata insonne per guardare in diretta il famigerato “Super Bowl”. Uno spettacolo tanto esotico per noi italiani quanto venerato e presente nei film hollywoodiani. Vuoi l’evidente stato catatonico, vuoi la visione di uno sport del tutto alieno, non vi capii molto. Ma trovai lo trovai comunque piuttosto godibile. Fast forward al giorno d’oggi, dopo 3 anni in cui ho il piacere di guardare lo spettacolo [&#8230;]</p>
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<p>Già quando vivevo in Italia, mi era capitato un paio di volte di affrontare una nottata insonne per guardare in diretta il famigerato “Super Bowl”. Uno spettacolo tanto esotico per noi italiani quanto venerato e presente nei film hollywoodiani. Vuoi l’evidente stato catatonico, vuoi la visione di uno sport del tutto alieno, non vi capii molto. Ma trovai lo trovai comunque piuttosto godibile.</p>



<p>Fast forward al giorno d’oggi, dopo 3 anni in cui ho il piacere di guardare lo spettacolo con il corretto fuso orario. E, soprattutto, ho l’opportunità di comprenderlo fino in fondo.</p>



<p>Al di là del gioco del football americano, uno sport all’apparenza molto semplice, ma che nasconde una complessità scervellante, quello che più si nota è quanto questo evento sia riuscito negli anni a diventare una vera e proprio religione pagana per i locali.&nbsp;</p>



<p>Tutti guardano il Super Bowl. Anche chi non segue lo sport. Si organizzano party a casa delle persone e nei locali. Tutti i ristoranti e le grandi catene allestiscono promozioni e menu speciali. Pizza e chicken wings sono diventati i piatti ufficiali dell’evento. E probabilmente è meglio sorvolare sulla birra e altre bevande alcoliche, tanto che si spinge affinché <em>the day after the Super Bowl</em> diventi una festa nazionale per attutire i postumi. Lascio per ultimo, solo per la banalità del tema, il fattore dello show dell’intervallo, che raccoglie i migliori artisti del momento in 15 minuti di coreografie assolutamente mozzafiato.</p>



<p>Ed è qui che, ogni volta che spengo il televisore dopo l’evento, mi chiedo come sia possibile che nulla di paragonabile avvenga nel mio sport preferito: il calcio.</p>



<p>Il Super Bowl genera un giro d’affari che tocca gli 1.3 Miliardi di dollari, con soltanto la vendita degli spazi pubblicitari che vale la metà del totale. Spot pubblicitari (venturi a 7 milioni di dollari per 30 secondi) che coinvolgono tutti i migliori attori di Hollywood, consapevoli che quello spezzone sarà visto dall’intera nazione.&nbsp;</p>



<p>Al raffronto, la finale di Champions League genera soltanto 500 Milioni di euro. Anche considerando il cambio, meno della metà rispetto al Super Bowl.</p>



<p>Come è mai possibile una cosa del genere? Stiamo d’altronde mettendo a raffronto uno sport “locale”, come il football americano, che può contare su una popolazione complessiva di 330 milioni di persone (più qualche spostato che all’estero lo segue in notturna), contro lo sport più seguito del pianeta, che, secondo stime del World Population Review, è seguito da 3.5 Miliardi di persone.&nbsp;</p>



<p>Mentre provo maldestramente a trovare pace nel letto, rifletto sul fatto che la malattia è insita in un paziente in crisi ormai da anni, e che deve porvi rimedio al più presto, o patirà per questo la propria fine.</p>



<p>Il calcio europeo è basato su lunghe tradizioni e affetto locale dei propri tifosi. E troppo spesso si tende a dimenticare il fatto che invece gli Stati Uniti non siano uno stato, bensì una federazione di 50 Stati. Quando Kansas City arriva in finale, questa è la squadra del Kansas, e molti altri stati saranno a loro supporto o guferanno in base a relazioni tra stati.</p>



<p>L’allargamento delle proprie operations, o meglio, “scaling”, come viene propriamente detto, è un valore imprescindibile per la crescita di un business. Nessun investitore avrebbe mai messo un dollaro in Facebook se i propositi di Zuckerberg fossero stati quelli di operare soltanto dentro i confini statunitensi.</p>



<p>Sotto questo profilo, la cosiddetta SuperLega (o comunque potrebbe chiamarsi in futuro) non è solo una possibilità da vagliare, quanto una necessità assoluta per il calcio. Ed ogni anno che passa, è un’occasione persa per compiere il next step per lo sport che amo.</p>



<p>Sono consapevole che le storie che tutti amiamo di più sono quelle delle squadre di provincia che abbattono quelle più blasonate. Il nostro gusto non si è evoluto più di tanto dai tempi biblici di Davide contro Golia. Ma nulla deve distogliere l’attenzione dal fatto incontrovertibile che esistono squadre nel panorama europeo che sono storicamente più vincenti, con un brand più forte, una compagine societaria solida, strutture all’avanguardia, etc. Insomma, sono semplicemente più attrezzate.</p>



<p>Attrezzate per cosa? Per dare vita ad un dream team di squadre calcistiche europee in grado di creare la competizione sportiva più rilevante del pianeta, così come il calcio merita. Perché, sebbene ami gli Stati Uniti, non posso accettare che Kansas City contro San Francisco di NFL sia un evento sportivo di maggior rilevanza rispetto ad una qualsiasi finale di Champions League. Buonanotte!</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>L’anno della consacrazione per Jannik Sinner</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfonso Lamberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Nov 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 2023 ha portato alla ribalta internazionale un giovane atleta italiano che sta tenendo incollati alla tv milioni di persone, in un Paese dove il calcio la fa da padrone per quanto riguarda visibilità e copertura mediatica. Jannik Sinner infatti, con i suoi colpi ha catturato così tanto l’attenzione che addirittura un gruppo di tifosi, con costumi folkoristici da carote giganti (i cosiddetti “carota boys”) lo stanno seguendo ovunque pur di supportarlo durante le partite. Del resto è difficile non [&#8230;]</p>
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<p>Il 2023 ha portato alla ribalta internazionale un giovane atleta italiano che sta tenendo incollati alla tv milioni di persone, in un Paese dove il calcio la fa da padrone per quanto riguarda visibilità e copertura mediatica. Jannik Sinner infatti, con i suoi colpi ha catturato così tanto l’attenzione che addirittura un gruppo di tifosi, con costumi folkoristici da carote giganti (i cosiddetti “carota boys”) lo stanno seguendo ovunque pur di supportarlo durante le partite.</p>



<p>Del resto è difficile non farsi trasportare dall’entusiasmo di fronte a certi numeri ottenuti quest’anno: primo Masters 1000, numero 4 al mondo, record di 61 vittorie su 76 partite, con i successi maturati contro tutti i migliori giocatori del circuito (Djokovic, Alcaraz, Medvedev, Rune), ed infine la storica finale alle ATP Finals di Torino lo scorso 19 novembre. </p>



<p>Percorrendo in ordine cronologico la stagione tennistica di Jannik, la sua crescita è evidente. All&#8217;inizio della stagione è arrivato agli ottavi dell’Australian Open, uscendo contro&nbsp;Stefanos Tsitsipas, tennista greco attuale numero 6. Il suo primo titolo in stagione arriva a febbraio: a&nbsp;Montpellier Sinner conquista il&nbsp;settimo titolo internazionale e qualche settimana dopo, nell’ATP 500 di Rotterdam, arriva in finale ma perde in tre set contro Daniil Medvedev (numero 3 al mondo). All’inizio della primavera, Jannik (e con lui il grande pubblico) ha la consapevolezza di avere tutte le carte in regola per arrivare in fondo ad un torneo ATP 1000, e la stagione americana conferma questa sicurezza: A&nbsp;Indian Wells (California)&nbsp;è il primo italiano della storia ad arrivare in semifinale, sconfitto dal giovane spagnolo&nbsp;Carlos Alcaraz.</p>



<p>A&nbsp;Miami, Jannik arriva alla partita della domenica &#8211; la finale singolare &#8211; dopo aver battuto in semifinale proprio lo spagnolo (6-7, 6-4, 6-2) prendendosi immediatamente una rivincita. In finale si scontra contro il muro Medvedev, ma l’obiettivo di alzare un trofeo di un torneo principale ATP non è lontano.</p>



<p>La stagione della terra rossa ad inizio maggio lo vedere protagonista a Montecarlo (dove parte da numero 8 al mondo, record sino ad allora), e le premesse per arrivare in fondo anche qui ci sono tutte: in tabellone supera grandi nomi come Schwartzman, Hurkacz e Musetti, un altro giovane italiano che sta crescendo torneo dopo torneo.&nbsp;Anche sulla terra rossa del principato il suo cammino termina in semifinale: dopo aver dominato il primo set contro&nbsp;Holger Rune, giovane astro nascente del tennis danese, cede al terzo set dopo una&nbsp;lunga interruzione per pioggia. Agli Internazionali di Roma l’attesa era forte, ma una deludente prestazione agli ottavi contro l’argentino Cerundolo non gli permette di vivere le emozioni di un foro italico che sarebbe stato in fermento per il ragazzo di San Candido in un’eventuale finale. Il Roland Garros chiude la stagione sulla terra e con questa arriva la delusione dell’anno, l’eliminazione al secondo turno. Ma già a luglio, sui prati di Wimbledon, la stagione di Jannik cambia direzione e arriva la storica semifinale densa di numeri importanti: diventa il&nbsp;decimo italiano all-time in una semifinale Slam&nbsp;e il più giovane ad essere mai arrivato così avanti in un major. L’accoppiamento in tabellone gli presenta Djokovic, anche lui a caccia di continui record, e la partita si conclude con una sconfitta in 3 set.</p>



<p>Ma il traguardo di un grande torneo è solo rimandato, e l’appuntamento per alzare la coppa è arrivato ad Agosto sul campo veloce di Toronto: prima della finale vince contro Berrettini, Gael Monfils, Tommy Paul e&nbsp;Alex De Minaur&nbsp;in finale. E’ il&nbsp;secondo italiano a vincere un Masters 1000 dopo il successo di Fognini a Monte Carlo nel 2019.</p>



<p>Il tennis fatto vedere da Jannik continua a crescere di livello, e a Pechino nel China Open ad inizio ottobre conferma e migliora ancora una volta il suo ranking. In semifinale&nbsp;batte ancora una volta Alcaraz&nbsp;(l’unico ad aver battuto lo spagnolo per 4 volte), ed in finale batte per la prima volta&nbsp;Medvedev&nbsp;in due set (7-6, 7-6).</p>



<p>Il 19 novembre il picco della stagione: tutta Italia ha ammirato il gioco proposto a Torino nelle Nitto ATP Finals (torneo che raggruppa i migliori 8 classificati del ranking). I tecnici di Sinner, Darren Cahill e Simone Vagnozzi (nominati tra i migliori allenatori del circuito nel 2023), hanno guidato l’atleta azzurro sino alla finale, persa con l’infinito Djokovic. </p>



<p>Ma il vero traguardo da incorniciare per l&#8217;altoatesino e per l&#8217;Italia è la Coppa Davis: il 26 novembre dopo 47 anni l’ambita &#8220;insalatiera&#8221; del tennis torna finalmente in Italia grazie a due grandi prestazioni nel signolo. Infatti, nelle Finals di Malaga contro l’Australia, Arnaldi<strong> </strong>(numero 41 al mondo) vince il primo singolare contro<strong> </strong>Popyrin<strong> </strong>(numero 40) spuntandola al terzo set dopo un combattutissimo match (7-5 2-6 6-4). Dopo il terreno preparato nel primo singolare, a Jannik non rimane che essere concentrato sotto , contro<strong> </strong>il difensivista Alex de Minaur, numero 12. Un servizio divenuto ormai imprendibile, dritto e rovescio sempre molto solidi, ed una solidità mentale da veterano, Sinner chiude i giochi in un’ora e 21 minuti, con un netto 6-3, 6-0.</p>



<p>Tutti gli appassionati di tennis si augurano che i grandi miglioramenti ed la grande dedizione al lavoro mostrata da Jannik possa rappresentare un punto di partenza per un grande 2024, e non solo un punto di arrivo.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Ermanno Quintieri: «La mia vita fatta di sorpassi e di speranze»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2023 07:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista al promettente pilota cosentino che sogna la Formula 1 Non ha ancora la patente di guida, ma è già un pilota competitivo: il 16enne cosentino Ermanno Quintieri è il nome nuovo del motorismo italiano. Mentre i suoi coetanei hanno scelto il basket, il calcio e la pallavolo, questo ragazzo pacato e ambizioso, iscritto al terzo anno del liceo classico “Bernardino Telesio”, coltiva con rara dedizione la passione per le corse in una regione che non ha mai avuto una [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center">Intervista al promettente pilota cosentino che sogna la Formula 1</h2>



<p class="has-drop-cap">Non ha ancora la patente di guida, ma è già un pilota competitivo: il 16enne cosentino Ermanno Quintieri è il nome nuovo del motorismo italiano. Mentre i suoi coetanei hanno scelto il basket, il calcio e la pallavolo, questo ragazzo pacato e ambizioso, iscritto al terzo anno del liceo classico “Bernardino Telesio”, coltiva con rara dedizione la passione per le corse in una regione che non ha mai avuto una tradizione motoristica di rilievo. Non un ostacolo, bensì una motivazione supplementare per Quintieri, che ha cominciato a frequentare le piste e i kartodromi di tutta Italia all&#8217;età di 12 anni. </p>



<p>Trasferte lunghe e faticose in compagnia del padre Antonio &#8211; uno degli avvocati più stimati di Cosenza &#8211; ricompensate dai primi risultati di prestigio, spesso ottenuti contro avversari più grandi di lui. Poi, la chiamata nel 2022 del team guidato dal padovano Giorgio Pantano, uno degli ultimi piloti italiani ad aver corso in Formula 1. Quintieri, in cuor suo, vorrebbe imitarne l&#8217;esempio. Per il momento, il <em>teen-ager</em> calabrese ha compiuto una serie di test su un&#8217;auto di Formula 4, la categoria di partenza per chi sogna il grande salto nel <em>circus</em>. Tra un allenamento e un ripasso per le interrogazioni, Ermanno il Sognatore ha trovato il tempo per parlare di sé e della sua passione viscerale per l&#8217;automobilismo e la velocità.</p>



<p><strong>Come si è avvicinato al mondo dei motori e, in particolare, alle gare sui kart?</strong></p>



<p>«Pur avendo scoperto il karting da piccolo, ho iniziato a correre appena tre anni fa. In questo ambiente sono uno dei più giovani in assoluto, anche perché i miei coetanei hanno cominciato con le gare del calendario italiano molto prima di me. Io sono invece arrivato un po&#8217; più tardi all&#8217;agonismo».</p>



<p><strong>Quanto ha inciso sul suo percorso di crescita il divario accumulato dai piloti che erano già abituati a correre con una certa assiduità?</strong></p>



<p>«Naturalmente, i primi tempi sono stati difficili: del resto, mi confrontavo con ragazzi più esperti di me. Inoltre, non ho avuto molto tempo a disposizione per adattarmi. Gara dopo gara, però, sono riuscito a capire quel che era necessario per migliorarmi».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="583" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-1-HelloPhoto.jpeg" alt="" class="wp-image-34400" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-1-HelloPhoto.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-1-HelloPhoto-300x171.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-1-HelloPhoto-750x427.jpeg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Ermanno Quintieri in azione | ph: HelloPhoto</figcaption></figure>



<p><strong>Ermanno, come riesce a conciliare lo studio con gli allenamenti in pista, visto che la preparazione non si ferma neppure durante la stagione invernale?</strong></p>



<p>«In questo periodo dell&#8217;anno, l&#8217;organizzazione del lavoro è un po&#8217; più semplice, perché la stagione agonistica è appena terminata. Tuttavia, quando arriva il momento di gareggiare, le cose si complicano: il più delle volte mi sposto nel Nord Italia e, alle volte, anche all&#8217;estero. Perciò, una volta rientrato a casa, devo studiare di più. Ad ogni modo, la mia scuola mi sta aiutando tanto».</p>



<p><strong>Dopo aver esordito nel campionato regionale calabrese, lei si è fatto conoscere sulle piste pugliesi. Una scalata esaltante ma impegnativa, non solo per i tanti spostamenti in giro per la penisola, ma anche perché in Calabria manca un tracciato che le consenta di prepararsi in maniera rigorosa.</strong></p>



<p>«Purtroppo, gli impianti della mia regione non sono omologati per gare di livello nazionale. Pertanto, a differenza di chi vive al Centro-Nord, è tutto più complicato per me: non a caso, il circuito più vicino a casa mia si trova a due ore e mezza di macchina da Cosenza (a Sarno, in provincia di Salerno, <em>ndr</em>)».</p>



<p><strong>Nell&#8217;estate del 2023, lei ha sostenuto il suo primo test in assoluto su una monoposto di Formula 4. Che sensazioni ha provato dopo aver guidato una vera auto da corsa e quali differenze ha notato rispetto ai kart?</strong></p>



<p>«Per mia fortuna, non ho avuto particolari problemi di adattamento alla macchina. Ho incontrato più difficoltà in frenata, perché il sistema frenante di una monoposto è ben diverso da quello di un kart. Anche il cambio è profondamente diverso: un&#8217;auto di Formula 4, infatti, ha 6 marce. Soprattutto, queste vetture possono raggiungere velocità particolarmente elevate, sfiorando anche i 250 chilometri orari. Sebbene il circuito di Cremona abbia poco in comune con autodromi come quelli di Monza e Imola, ho comunque raggiunto punte di velocità molto alte. Concluso il primo giorno di test, sono riuscito a comprendere in fretta la macchina, facendo segnare tempi davvero importanti».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="682" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-3-PrintH24.jpeg" alt="" class="wp-image-34401" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-3-PrintH24.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-3-PrintH24-300x200.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-3-PrintH24-360x240.jpeg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-3-PrintH24-480x320.jpeg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-3-PrintH24-720x480.jpeg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-3-PrintH24-750x500.jpeg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Quintieri in pista con il suo kart fucsia | ph: PrintH24</figcaption></figure>



<p><strong>In questa stagione ha partecipato alle IAME Series, un campionato monomarca di kart che ha lanciato molti giovani talenti come lei. Al di là dei risultati, sente di aver raggiunto una piena consapevolezza delle sue potenzialità?</strong></p>



<p>«Sì, perché ho ottenuto ottimi piazzamenti nella mia prima esperienza in X30 Senior. A metà campionato, poi, sono entrato nella categoria KZ2, l&#8217;unica che prevede l&#8217;inserimento delle marce, dimostrando fin da subito di essere veloce. Pertanto, mi ritengo soddisfatto per ciò che ho fatto in questa stagione».</p>



<p><strong>Quali sono i suoi obiettivi per il 2024?</strong></p>



<p>«Prima di tutto, mi piacerebbe vincere qualche gara in KZ2, sfruttando l&#8217;esperienza accumulata quest&#8217;anno. Inoltre, vorrei partecipare al campionato italiano di Formula 4».</p>



<p><strong>L&#8217;automobilismo scorre nelle sue vene fin da quando era piccolo. Come ha scoperto il motorsport?</strong></p>



<p>«Devo tutto a mio padre, anche perché in Calabria non c&#8217;è una vera cultura motoristica. Prima di appassionarmi alle corse, ho giocato per qualche tempo a calcio».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="772" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-4-ACISport.jpeg" alt="" class="wp-image-34402" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-4-ACISport.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-4-ACISport-300x226.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-4-ACISport-750x565.jpeg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Il pilota cosentino sogna di emulare Max Verstappen | ph: ACISport</figcaption></figure>



<p><strong>Lei è un ammiratore dello stile di guida di Max Verstappen. Che cosa le piace del tre volte campione del mondo di F1?</strong></p>



<p>«Mi hanno colpito i racconti dei meccanici che hanno lavorato con lui al tempo dei kart: tutti lo considerano il più grande pilota della storia del karting. Io me ne innamoro ogni volta che lo vedo correre».</p>



<p><strong>Molti criticano la Formula 1 contemporanea perché la vettura conta molto più del pilota. C&#8217;è qualcosa che non le piace del </strong><em><strong>circus</strong></em><strong>?</strong></p>



<p>«La F1 di oggi non dà modo di apprezzare fino in fondo il vero potenziale di un pilota, a tutto vantaggio della macchina che si guida. Penso a George Russell: quando ha lasciato la Williams per la Mercedes, ha guadagnato all&#8217;istante 19 posizioni in griglia. Mi permetto di aggiungere che questa tendenza esiste anche nei kart: da qualche tempo a questa parte, infatti, non sono più i piloti a fare la differenza, bensì il motore e il telaio».</p>



<p><strong>Chi l&#8217;ha colpita di più tra i piloti del passato?</strong></p>



<p>«Ayrton Senna: nessuno aveva il suo stile di guida. Inoltre, aveva un modo di accelerare diverso da tutti gli altri: questo gli consentiva di essere sempre il più veloce. Senna era bello da vedere anche in gara: era un pilota coraggioso nei sorpassi, benché non azzardasse mai qualcosa in più del dovuto».</p>



<p><strong>A proposito di sorpassi: che emozioni prova Ermanno Quintieri quando supera i suoi rivali in pista?</strong></p>



<p>«Il sorpasso è la cosa più bella in assoluto per un pilota. Dirò di più: un sorpasso è più bello ed emozionante di una vittoria, perché rivela il carattere e le potenzialità di un corridore».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="683" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-2-HelloPhoto.jpeg" alt="" class="wp-image-34403" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-2-HelloPhoto.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-2-HelloPhoto-300x200.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-2-HelloPhoto-360x240.jpeg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-2-HelloPhoto-480x320.jpeg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-2-HelloPhoto-720x480.jpeg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-2-HelloPhoto-750x500.jpeg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Nel giugno 2023, Quintieri è salito per la prima volta su una vettura di Formula 4 | ph: HelloPhoto</figcaption></figure>



<p><strong>Pur avendo appena 16 anni, lei ha le idee chiare sul suo futuro. Su cosa dovrà lavorare per scalare le varie formule e arrivare nell&#8217;élite dell&#8217;automobilismo mondiale?</strong></p>



<p>«Prima di tutto, dovrò senz&#8217;altro migliorare come pilota, sistemando alcuni dettagli che non mi piacciono. D&#8217;altra parte, per arrivare in F1 serviranno un pizzico di fortuna e il sostegno finanziario degli sponsor».</p>



<p><strong>Per chiudere: i risultati di questi anni le hanno senz&#8217;altro regalato un po&#8217; di popolarità tra i suoi concittadini. Cosa ne pensano i ragazzi della sua età e i suoi compagni di scuola?</strong></p>



<p>«Sono molto curiosi di scoprire un mondo che è completamente sconosciuto a loro: molti mi chiedono come funziona l&#8217;ambiente delle corse. Qualcuno mi ha persino domandato come intraprendere questa carriera, avendo conosciuto un ragazzo che è riuscito a entrare in questo mondo».</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Gli esordi e le aspirazioni di Daniele Lavia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angela Servidio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[daniele lavia]]></category>
		<category><![CDATA[pallavolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La giovane stella della pallavolo maschile si racconta Volto ormai noto della nazionale italiana maschile di pallavolo, Daniele Lavia resta senza dubbio per la squadra un elemento di grande forza. L’atleta calabrese, classe ’99, ha saputo distinguersi sin da subito per le abilità sportive innate: dal Corigliano Volley prima, alla Materdomini Volley di Castellana Grotte poi, ha saputo mantenere alta un’aspettativa che si è confermata nel mondiale juniores del 2019 dove è stato premiato come migliore schiacciatore della competizione. Nell’attesa [&#8230;]</p>
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<h2><em>La giovane stella della pallavolo maschile si racconta</em></h2>



<p>Volto ormai noto della nazionale italiana maschile di pallavolo, Daniele Lavia resta senza dubbio per la squadra un elemento di grande forza. L’atleta calabrese, classe ’99, ha saputo distinguersi sin da subito per le abilità sportive innate: dal Corigliano Volley prima, alla Materdomini Volley di Castellana Grotte poi, ha saputo mantenere alta un’aspettativa che si è confermata nel mondiale juniores del 2019 dove è stato premiato come migliore schiacciatore della competizione. Nell’attesa di una Parigi sperata, ci racconta i suoi inizi.</p>



<p><strong>Com&#8217;è nata la passione per la pallavolo?</strong></p>



<p>«I miei fratelli giocavano a pallavolo: il più grande, all’età di quattordici anni, partì per la città di Vibo Valentia mentre il medio restò a giocare a Rossano. Io, frequentando la scuola con mia cugina, che praticava già il minivolley, mi convinsi a provare. Allora giocavo a calcio. La passione per la pallavolo, in realtà, c’è sempre stata perché seguendo le partite dei miei fratelli venivo travolto dallo stesso entusiasmo per il quale giocavano».</p>



<p><strong>Hai lasciato la città natia molto presto. Com’è stato?</strong></p>



<p>«Sì, all’età di sedici anni. È vero, sono partito ma ero abbastanza vicino. I miei genitori venivano spesso a Castellana Grotte. Sentivo molto la loro presenza. Poi, andando a scuola e facendo gli allenamenti avevo pochi spazi liberi per pensare. Ad essere sinceri quella città mi ha segnato molto perché ho fatto lì i miei ultimi anni di scuola e ho allacciato una quantità di amicizie davvero infinita. Sono stato molto bene, anche sotto l’aspetto scolastico, non solo pallavolistico. Pensavo fosse più traumatico, invece si è rivelata un’esperienza davvero bella che custodisco con affetto».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="683" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/10/3-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-34383" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/10/3-683x1024.jpg 683w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/10/3-200x300.jpg 200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/10/3-1024x1536.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/10/3-1365x2048.jpg 1365w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/10/3-750x1125.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/10/3-1200x1800.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/10/3-scaled.jpg 1366w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption>Daniele Lavia @RiseUp</figcaption></figure>



<p><strong>La presenza di associazioni sportive ed oratori, all’interno delle nostre comunità, rappresenta un’incredibile risorsa educativa. Quanto ha segnato l’esperienza del Minivolley rossanese?</strong></p>



<p>«Molto perché ho mosso i miei primi passi lì. La mia fortuna è stata avere dei buoni allenatori. A Rossano avevo Marcello Montella, poi, iniziando gli under 16, ho avuto come allenatore Giacomo Bozzo che è stato molto importante per la mia crescita, soprattutto tecnica. Lo ringrazio molto. Spesso ci sentiamo».</p>



<p><strong>Quale legame conservi della città nativa?</strong></p>



<p>«Il legame è sempre molto forte. Appena ho qualche giorno libero, molto pochi in realtà, faccio ritorno, soprattutto per riabbracciare la mia famiglia. Ritorno sempre con molto piacere. Sono stati e sono molto presenti, mi sostengono anche da lontano. Sento in realtà un forte sostegno da parte di tutta la città. La loro vicinanza in realtà sta appassionando sempre più allo sport della pallavolo e questo mi inorgoglisce molto».</p>



<p><strong>Quali sono state le emozioni nelle prime partite in Nazionale?</strong></p>



<p>«Le emozioni sono sempre state molto forti. Ricordo la mia prima convocazione in nazionale giovanile: sono stati salti di gioia perché era un sogno che custodivo. Lì poi ho fatto il capitano per un paio di anni, quindi è stato ancora più bello. Poi, in questi tre anni, ho vissuto emozioni molto forti, ancora più intense perché vestire la maglia seniores significa vestire la maglia della Nazionale, quella vera. Poi, poter giocare delle competizioni così importanti non è da tutti, non è scontato ed è bellissimo. È stupendo anche perché coinvolgi davvero tutta la Nazione. Quando si vince, come abbiamo fatto noi, ancora di più! Diciamo che le emozioni che si provano, dipendono anche ad uno spirito di squadra compatto; questo favorisce senza dubbio un coinvolgimento ancora più sentito con quanti ci seguono o iniziano a farlo».</p>



<p><strong>Lo sport aiuta a sviluppare un atteggiamento positivo nei riguardi delle sfide della vita?</strong></p>



<p>«Lo sport aiuta molto, a livello fisico, mentale e sociale secondo me perché devi saper interfacciarti con un’intera squadra, quindi altri atleti sapendo mantenere la giusta intesa. Poi quando si ha la fortuna di avere un gruppo che abbia una buona sintonia questo avviene spontaneamente, senza che tu faccia nulla per volerlo. Per fortuna, in questi anni, posso dire di aver avuto sempre bei gruppi; non ho avuto grosse difficoltà. Avere un gruppo affiatato ti aiuta molto perché devi saper instaurare rapporti forti con i tuoi compagni di squadra. Lo sport, in generale, è importante nella vita anche perché aiuta a maturare valori come la disciplina, la resilienza, la sana competizione e l’amicizia».</p>



<p><strong>Cosa ti sarebbe piaciuto fare se non ti fossi trovato a giocare come pallavolista?</strong></p>



<p>«Ah, boh! In realtà a me piace anche molto il tennis, ovviamente in modo dilettantistico perché non praticandolo non saprei, ma è uno sport che seguo molto. Da ragazzino seguivo l’attività dei miei genitori che sono consulenti del lavoro. Crescendo, specie nel periodo estivo, li aiutavo quando potevo. Mi sono sempre immaginato come consulente, insieme a loro, poi è arrivata la pallavolo e l’ho accolta a braccia aperte».</p>



<p><strong>Quali i prossimi impegni e obiettivi?</strong></p>



<p>«Allenamenti, tanti allenamenti. Tra gli obiettivi quelli di cercare di vincere il più possibile come al solito, come tutti gli sportivi. Ora con Trento perché riprendiamo con i campionati quindi ci concentriamo su questo e poi, finito Trento, cerchiamo di staccare il pass olimpico per Parigi. La possibilità concreta di riuscire c’è però molto dipende da noi, può succedere di tutto. Dobbiamo essere bravi nella prossima Vnl restando concentrati ed attenti perché si gioca qualcosa di importante».</p>



<p><strong>Cosa consiglieresti a chi sogna di intraprendere il tuo stesso percorso di carriera?</strong></p>



<p>«Non avere paura di lasciare casa. Al Sud abbiamo poche infrastrutture, ovviamente parlo sotto l’aspetto pallavolistico, e poche società capaci di seguirti lungo il percorso di formazione, quindi c’è necessariamente bisogno di spostarsi. Bisogna fare tanti sacrifici. So che è difficile, specie quando si è molto legati alle proprie origini; è necessario lasciare gli affetti per credere nelle possibilità che si presentano nella vita. Poi, andare a duemila, allenarsi tanto, studiare e molto altro».</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Gli scugnizzi del Sud diventati campioni d&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Oct 2023 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[TENDENZE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Ferdinando Gentile]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Marcelletti]]></category>
		<category><![CDATA[Juvecaserta]]></category>
		<category><![CDATA[Scugnizzi per sempre]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Esposito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Su RaiPlay la docuserie in sei puntate sull&#8217;epopea della Juvecaserta Ci vuole talento per sognare in grande, a maggior ragione quando vivi in una piccola città di provincia. E così, anche un tabellone disegnato sul muro di un bar può mettere le ali a due ragazzi che hanno il basket nelle vene. Ferdinando e Vincenzo sono due adolescenti casertani che, dopo la scuola, si dedicano anima e corpo alla palla a spicchi. Entrambi vengono notati da un impiegato del Comune [&#8230;]</p>
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<p>Su RaiPlay la docuserie in sei puntate sull&#8217;epopea della Juvecaserta</p>



<p>Ci vuole talento per sognare in grande, a maggior ragione quando vivi in una piccola città di provincia. E così, anche un tabellone disegnato sul muro di un bar può mettere le ali a due ragazzi che hanno il basket nelle vene. Ferdinando e Vincenzo sono due adolescenti casertani che, dopo la scuola, si dedicano anima e corpo alla palla a spicchi. Entrambi vengono notati da un impiegato del Comune che lavora nel settore giovanile della Juvecaserta, la società di basket fondata negli anni Cinquanta dai fratelli Santino e Romano Piccolo. Entrambi hanno voglia di emergere, nonostante le resistenze del padre di Nando &#8211; un severo idraulico-elettricista convinto che il figlio dovesse seguirlo al lavoro &#8211; e lo scetticismo di Biagio Esposito, convocato a scuola dai professori che non riuscivano a capacitarsi dell&#8217;ossessione di Enzino per la palla a spicchi. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="SCUGNIZZI PER SEMPRE | TRAILER UFFICIALE" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/nEvO_hDdjj0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Dalla palestra della ragioneria al palazzetto di Viale Medaglie d&#8217;oro: la primogenitura di una storia di successo raccontata da Gianni Costantino nella docuserie <em>Scugnizzi per sempre</em>, trasmessa su Raidue a fine agosto e oggi disponibile su RaiPlay. Gli inizi tormentati di una società che faticava addirittura a trovare uno sponsor, poi l&#8217;arrivo del mecenate Giovanni Maggiò, che trasforma la Juvecaserta in una potenza del basket italiano. La società bianconera comincia a pensare in grande quando Maggiò porta in città il commissario tecnico della Nazionale jugoslava Bogdan Tanjevic. Etica del lavoro, impegno e sacrificio: parole d&#8217;ordine che risuonano fin dal primo, massacrante ritiro precampionato dell&#8217;estate 1982. Due settimane tra le montagne bosniache per temprare lo spirito degli <em>scugnizzi</em>, tra i quali il 15enne Nando Gentile, non ancora «l&#8217;uomo dell&#8217;ultimo tiro», ma tanto, tanto promettente. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Mike Sylvester e la RISSA del 1985 contro Caserta (antennatre)" width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/wMnu8DvxIUk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>La Juvecaserta ha tuttavia bisogno di un campione per vincere il campionato di Serie A2: la scelta cade su «un brasiliano che segna e piange», Oscar Schmidt. Una micidiale macchina da punti che guida i bianconeri alla promozione in A1 nella primavera del 1983. Un capolavoro che si aggiunge all&#8217;altra, grande intuizione dell&#8217;imprenditore di origini bresciane: costruire un palasport moderno e funzionale in appena 100 giorni. Il Palamaggiò diventa «La Reggia del basket», maestosa e imponente quasi quanto la residenza vanvitelliana. Un&#8217;arena infuocata in cui è difficilissimo vincere, anche per le squadre d&#8217;élite del nostro basket. Nel corso degli anni &#8217;80, Caserta abbraccia campioni su campioni: l&#8217;uruguaiano Horacio “Tato” Lopez, il bulgaro Georgi Glouchkov, il primo europeo a giocare in NBA. E poi un eccelso difensore come Sandro Dell&#8217;Agnello, che ebbe persino il privilegio di stoppare in amichevole un certo Michael Jordan.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Real Madrid-Snaidero Caserta - 1989 - Ultima azione" width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/yn-0hdpzRvg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>I due fari del quintetto bianconero, però, sono sempre loro: Nando ed Enzo. Il primo debutta in Serie A1 nell&#8217;ottobre del 1983 a Cantù, facendo impazzire un intoccabile come Pierluigi Marzorati, il secondo entra in prima squadra nella stagione 1984/85. La banda Tanjevic comincia a stupire la critica e gli appassionati: dopo aver sfiorato la Coppa Italia nel 1984, arrendendosi di misura ai campioni d&#8217;Italia della Granarolo, Caserta conquista due anni dopo la prima finale-scudetto della sua storia contro la Simac Milano allenata da Dan Peterson. Una sfida all&#8217;apparenza impossibile per i bianconeri, che tuttavia lottano alla pari con i vari D&#8217;Antoni, Meneghin, Premier e Riva fino alla risolutiva gara-3, persa al PalaTrussardi. Il primo passo per emergere e, soprattutto, per guadagnarsi il rispetto e la considerazione di tifosi e addetti ai lavori. Neppure il cambio di timoniere &#8211; con la promozione del vice Franco Marcelletti al posto di Tanjevic &#8211; rallenta il processo di crescita della Juve. Un brand così riconoscibile che persino grandi aziende come Mobilgirgi, Snaidero, Indesit e Phonola accettano di sponsorizzare la squadra. </p>



<p>La morte prematura di Giovanni Maggiò nell&#8217;ottobre 1987 è un colpo durissimo per la piazza e per la società. Tuttavia, un&#8217;avventura così bella ed esaltante non può finire così presto. Tocca dunque ai figli Gianfranco e Ornella prendere il comando del club. Che, dopo tante occasioni perse d&#8217;un soffio, si regala il primo trofeo della sua storia: la Coppa Italia 1988. Eppure, agli occhi di molti, la Juvecaserta è ancora un&#8217;incompiuta: le troppe finali perse &#8211; come quella di Coppa delle Coppe contro il Real Madrid nel 1989 &#8211; impongono un cambio di rotta. Via gli idoli Schmidt e Glouchkov per fare posto agli americani Shackleford e Frank. L&#8217;azzardo suscita polemiche e contestazioni, ma Caserta ricomincia il suo volo. Fino all&#8217;indimenticabile gara-5 della finale-scudetto 1991 vinta in casa della Philips Milano, nonostante l&#8217;infortunio a Esposito a metà del secondo tempo. Sarà proprio il “fratello” maggiore Nando Gentile a portare gli <em>scugnizzi</em> casertani nella storia. Da campione vero.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Phonola Caserta-Philips Milano" width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/s7A610ELUGk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
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		<title>Lo sport piace ancora, ma solo se c’è competizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Aug 2023 08:01:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[competizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo dello sport in Italia rappresenta, secondo dati Forbes, circa il 3% del PIL, producendo un indotto pari a 78,8 miliardi di euro. Nel nostro Paese, infatti, gli appassionati sono circa 35 milioni di persone e i praticanti sono circa 15,5 milioni. Questo dato, nonostante la sua rilevanza, mostra una graduale, ma inesorabile discesa. Nel 2019 questo settore ha prodotto circa 95,9 miliardi di euro, attestandosi in termini percentuali al 3,6% del PIL nazionale. Anche considerando la più seguita [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Il mondo dello sport in Italia rappresenta, secondo dati Forbes, circa il 3% del PIL, producendo un indotto pari a 78,8 miliardi di euro. Nel nostro Paese, infatti, gli appassionati sono circa 35 milioni di persone e i praticanti sono circa 15,5 milioni. Questo dato, nonostante la sua rilevanza, mostra una graduale, ma inesorabile discesa. Nel 2019 questo settore ha prodotto circa 95,9 miliardi di euro, attestandosi in termini percentuali al 3,6% del PIL nazionale. Anche considerando la più seguita tra le discipline, ovvero il calcio, si può notare come stia subendo un crollo quasi verticale, e la situazione inizia a farsi preoccupante. La serie A non attrae più, basti pensare al fatto che l’asta per i diritti TV per il triennio 2024-2027 si è attestata ben al di sotto del minimo di 1,15 miliardi di euro e si sta pensando di procedere alle trattative private, con le diverse emittenti radiotelevisive. All’asta hanno partecipato solo Mediaset, Dazn e Sky. L’obiettivo a questo punto pare essere quello di raggiungere almeno i 927,5 milioni di euro incassati nelle precedenti stagioni. Anche se sono al vaglio anche strumenti alternativi come la creazione di un canale ufficiale della Lega Serie A che trasmetta almeno una partita in chiaro per ogni turno. La deadline fissata per il 2 agosto si è risolta in un nulla di fatto e molti appassionati aspettano di conoscere come potranno seguire la loro squadra. </p>



<p>Questo declino trova causa essenzialmente in 2 fattori: la pirateria, che si stima dreni dal sistema circa 5 milioni di appassionati, che guardano le tramite il cosiddetto “pezzotto”, e che tradotti in soldoni valgono quasi 2 miliardi di euro, e la perdita d’attrattività del nostro calcio. Per ciò che concerne il primo fattore una punto di svolta può essere segnato dall’approvazione dalla legge “anti pezzotto”, che ha ricevuto l’ok definitivo del Senato all’unanimità lo scorso 13 luglio. Questo provvedimento consente all’AGCOM di bloccare in 30 minuti la visione di contenuti protetti, inasprisce le multe per gli utenti fraudolenti, inserisce lo streaming tra le visione vietate e coinvolge la magistratura nelle ricerche dei pirati digitali. Ulteriore dato da considerare è il drastico calo di ascolti fatto registrare, mediamente, dagli incontri disputati.&nbsp; I numeri premondiale, quindi relativi ai primi giorni di novembre, parlavano di quasi 7,5 milioni di spettatori per ogni turno. Quelli di febbraio si sono attestati, invece, a 5,8 milioni. La riduzione è da imputare, probabilmente, sia al disinnamoramento di molti tifosi juventini, che rappresentano la maggioranza dei tifosi italiani, a seguito delle sentenze sul caso plusvalenze, e insieme a loro molti altri tifosi che hanno assistito ad un competizione più volte modificata in corsa, sia al fatto che la nostra serie avesse già a gennaio decretato la squadra vincitrice. Il Napoli di fatto ha ucciso il campionato. Come spesso è avvenuto negli ultimi anni, non vi è stata una vera competizione, se non per le posizioni di non primaria importanza. </p>



<p>Se il mondo del pallone piange, quello dei motori sembra vivere una situazione totalmente divergente. La Formula fa registrare un crollo verticale degli ascolti TV, con una riduzione media, rispetto al 2022, del 31% di spettatori per GP. Di contro, la MotoGP denota un balzo in avanti del 27% in tema di ascolti televisivi. Questo totale scostamento è dovuto alla mancanza di competitività che regna in Formula 1. La Red Bull di Verstappen appariva la vincitrice designata del mondiale già dal mese di Aprile, mentre sulle due ruote la lotta sembra essere più aperta, con il nostro Bagnaia che sta facendo sognare molti appassionati. Noi italiani, in tema di sport, siamo spesso campanilisti e la Ferrari che da anni annaspa, illudendo gli appassionati nel premondiale per poi deluderli nel corso della stagione non attrae più. Mentre Bagnaia che in vetta alla classifica, lotta per la vittoria in ogni Gran Premio rievoca, negli addetti ai lavori, e senza voler esagerare, i tempi in cui Valentino Rossi regalavi sogni. In tema di due ruote, anche il ciclismo ha fatto registrare un ottima performance, con circa 1,3 milioni di spettatori che hanno assistito alla vittoria di Roglic, giunta alla penultima tappa del Giro d’Italia. </p>



<p>Lo sport competitivo attrae ancora, l’emozione per l’impresa ha ancora un suo fascino insito nella psicologia di ogni uomo, quindi ”qual è la vera vittoria, quella che fa battere la mani o i cuori?”.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>L&#8217;estate bollente del calcio made in Arabia: la Saudi Pro League sbaraglia la concorrenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Aug 2023 10:57:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Doveva essere solo ed esclusivamente la sessione estiva delle chiamate senza risposta al fuggitivo Romelu Lukaku, del toto allenatore in casa Napoli, dei saldi in casa Chelsea, del futuro di Zlatan Ibrahimovic. E invece, inaspettatamente, sono intervenuti in tackle scivolato gli arabi e si son presi tutto: riflettori, copertine, giocatori e il monopolio del calciomercato. E’ sempre stato complicato – se non impossibile – rubare la scena alla Premier League. Ci riuscirono solo il Real Madrid nel 2009, quando presentò [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Doveva essere solo ed esclusivamente la sessione estiva delle chiamate senza risposta al fuggitivo Romelu Lukaku, del toto allenatore in casa Napoli, dei saldi in casa Chelsea, del futuro di Zlatan Ibrahimovic. E invece, inaspettatamente, sono intervenuti in tackle scivolato gli arabi e si son presi tutto: riflettori, copertine, giocatori e il monopolio del calciomercato.</p>



<p>E’ sempre stato complicato – se non impossibile – rubare la scena alla Premier League. Ci riuscirono solo il Real Madrid nel 2009, quando presentò in una sola estate Cristiano Ronaldo, Kakà e un giovanissimo Karim Benzema; e il Paris Saint-Germain nel 2017, con gli acquisti di Neymar e Kylian Mbappè. Negli ultimi due mesi, però, c’è stata una sola attrice protagonista a sbaragliare la concorrenza e accaparrarsi tutto il red carpet: la Saudi Pro League.</p>



<p>Ma da dove viene tutta questa ritrovata voglia di calcio in terra araba?&nbsp;</p>



<p>Il nuovo boom del calcio in Arabia Saudita – più deciso rispetto a qualche anno fa quando le massime celebrità rispondevano ai nomi di Sulley Muntari e Bafétimbi Gomis – è solo una parte dell&#8217;iceberg che si sta muovendo a quelle latitudini. Possiamo parlare senza esitazione di una sorta di anno zero, in cui non esiste nessun Fair Play Finanziario e dove, di fatto, non sussiste nessun controllo sui costi e sul budget, ad oggi praticamente illimitato.</p>



<p>La volontà principale degli interpreti sauditi, che in buona parte fanno riferimento al fondo statale PIF (Public Investment Fund), già proprietario del Newcastle, è quella di accrescere il valore del brand dell&#8217;Arabia Saudita nel settore dell&#8217;intrattenimento sportivo e non solo, con il traguardo di ottenere l&#8217;organizzazione – a suon di dollari – del Mondiale FIFA del 2030. Tredici le città coinvolte nel progetto: da Abha alla storica oasi di Al-Hasa, fino a La Mecca, dove gioca l’Al-Wehda. 17, invece, gli stadi, con Gedda e Riad a rappresentare i centri nevralgici di un campionato che quest’anno sarà seguitissimo.</p>



<p>Il principe saudita Mohamed Bin Salman ha studiato una riforma che punta a trasformare il campionato saudita (istituito nel 1974) in uno dei più importanti al mondo, così da favorire anche la Nazionale in campo internazionale. Come? Affiancando ai calciatori locali diversi campioni, non solo a fine carriera ma anche in rampa di lancio, così che possa beneficiarne tutto il sistema calcistico. Un obiettivo ambizioso sponsorizzato a pieni voti da alcuni interpreti del mondo del calcio, come, ad esempio, la potente agente-avvocato Rafaela Pimenta, sostituta di Mino Raiola. Il tutto attraverso colloqui abbastanza ambigui e particolari: infatti le trattative non avvengono tra il singolo calciatore e il singolo club, bensì direttamente con il Primo Ministro del Paese che, in pratica, &#8220;acquista&#8221; le prestazioni degli atleti e degli allenatori internazionali per poi far scegliere a loro la squadra tra quelle presenti in lista.&nbsp;</p>



<p>Il denaro per rendere reale tutto questo, d’altronde, non manca, pur con il rischio concreto di alterare in maniera irreparabile il calciomercato come lo conosciamo. E infatti sta già accadendo. Ad aprire la porta al calcio in Arabia Saudita è stato per primo Cristiano Ronaldo, lasciando il Manchester United – uno dei club più ricchi e famosi al mondo – dopo il Mondiale in Qatar, per accettare lo stipendio extralarge recapitatogli dall&#8217;Al Nassr. Al-Nassr che ha poi preso Brozovic dall’Inter, Fofana dal Lens, Telles dallo United e Manè dal Bayern Monaco.</p>



<p>Alla squadra di CR7 ha risposto l’Al-Ittihad, con gli acquisti dell’attuale pallone d’oro Benzema, Kantè e Fabinho. Non è rimasto a guardare nemmeno l’Al-Ahli, con Mahrez, il portiere Mendy, Roberto Firmino e Saint-Maximin. Ultima, ma non per ordine di importanza, l’Al-Hilal, con le ufficialità di Koulibaly, Ruben Neves e Milinkovic-Savic. Quattro club che, non a caso, rendono conto direttamente al fondo PIF, che ne detiene il controllo. Perché mentre prima, su decisione statale, i club appartenevano in toto alla famiglia reale, da qualche anno stanno passando attraverso una fase di privatizzazione.</p>



<p>Quella che all&#8217;inizio, superficialmente, poteva sembrare una mossa di quelle già viste in passato tra Cina, Giappone, Qatar e Stati Uniti, ben presto è stata osservata sotto un&#8217;altra luce. L’Arabia ha già spaccato il calciomercato mondiale: è solo questione di tempo per capire se questo fuoco è destinato a spegnersi tra qualche anno o se, in questi mesi, si sono gettate seriamente le basi per lanciare quello che potrebbe essere definito negli anni a venire come uno dei cinque campionati più importanti al mondo. La Superlega tanto temuta e criticata dalla UEFA ci è nata sotto gli occhi: ha solo cambiato continente.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>L&#8217;Italia che cambia per sempre dagli 11 metri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Aug 2023 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Corrado De Rosa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia &#039;90]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In libreria il saggio di Corrado De Rosa Quando eravamo felici Una faglia che si è allargata fino a diventare voragine, inghiottendo le speranze e le illusioni di un intero paese: i rigori di Italia-Argentina, semifinale dei Mondiali del 1990, non strozzano soltanto l&#8217;euforia delle notti magiche infiammate dai gol di Salvatore Schillaci, ma convincono gli italiani che il tempo dei sogni era irrimediabilmente scaduto. La sfida del San Paolo è l&#8217;architrave di Quando eravamo felici, il saggio dello psichiatra [&#8230;]</p>
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<p>In libreria il saggio di Corrado De Rosa <em>Quando eravamo felici</em></p>



<p>Una faglia che si è allargata fino a diventare voragine, inghiottendo le speranze e le illusioni di un intero paese: i rigori di Italia-Argentina, semifinale dei Mondiali del 1990, non strozzano soltanto l&#8217;euforia delle notti magiche infiammate dai gol di Salvatore Schillaci, ma convincono gli italiani che il tempo dei sogni era irrimediabilmente scaduto. La sfida del San Paolo è l&#8217;architrave di <em>Quando eravamo felici</em>, il saggio dello psichiatra Corrado De Rosa uscito a maggio per minimum fax. Non una storia di Italia &#8217;90, ma un&#8217;analisi a tutto tondo di quell&#8217;estate italiana, con la Guerra fredda ormai alle spalle e il mondo in repentina trasformazione. La Coppa del Mondo non è soltanto l&#8217;apogeo di quel sistema politico e finanziario che, di lì a poco, sarà travolto dall&#8217;inchiesta Mani Pulite: Italia &#8217;90 è il balzo nella modernità di un paese che ha voglia di <em>grandeur</em>. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Calcio, Italia 90 FIFA - Cerimonia di apertura (HQ - integrale)" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/AkEORzTNvo4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
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<p>Una scommessa da vincere anzitutto sul campo grazie alla Nazionale allenata da Azeglio Vicini, il tecnico romagnolo che ha raccolto l&#8217;eredità di Enzo Bearzot, puntando sulla magnifica genia di talenti per brevità chiamata Under 21: i «gemelli del gol» blucerchiati Roberto Mancini e Gianluca Vialli, il figlio d&#8217;arte Paolo Maldini, Riccardo Ferri, Giuseppe Giannini. Accanto a loro, il nuovo <em>golden boy</em> del calcio italiano Roberto Baggio &#8211; turbato dalla logorante trattativa per il trasferimento dalla Fiorentina alla Juventus &#8211; un manipolo di esponenti della classe operaia (Fernando De Napoli, Luigi De Agostini) e gli ultimi reduci del Mundial spagnolo: il capitano Giuseppe Bergomi, Franco Baresi e Pietro Vierchowod, quest&#8217;ultimo scivolato suo malgrado nelle retrovie del gruppo azzurro. Una squadra che piace e diverte, da tutti indicata come la naturale favorita per il titolo. Soprattutto quando si rivela al mondo Totò Schillaci, un&#8217;infanzia spesa a contendere le proverbiali 10.000 lire al terribile Tano e alla «banda degli orologi d&#8217;oro» giocando a pallone per le strade dei quartieri popolari di Palermo. Partito dalla panchina, Schillaci diventa il personaggio dei <a href="https://youtu.be/Rs7gjORk90o">Mondiali</a>: un Re Mida dell&#8217;area di rigore capace di trasformare in gol gli assist e i suggerimenti dei compagni.</p>



<p>L&#8217;entusiasmo intorno alla Nazionale è più che mai giustificato: gli azzurri hanno raggiunto la semifinale senza subire una sola rete tra le gare del girone eliminatorio e le partite a eliminazione diretta. Tuttavia, la sfida con l&#8217;Argentina, in programma per martedì 3 luglio, non poteva essere come tutte le altre &#8211; e non solo perché l&#8217;Italia avrebbe lasciato il fortino dell&#8217;Olimpico per la prima volta dall&#8217;inizio del torneo: contendere la finale a Diego Armando Maradona nel giardino di casa del San Paolo non sarebbe stato affatto banale. Napoli freme e si dibatte nei giorni della vigilia: è giusto tradire <em>El Diez </em>per la maglia azzurra? Quale accoglienza riceverà il <em>Pibe de Oro</em>, l&#8217;uomo che ha rovesciato le consolidate gerarchie del calcio italiano, regalando a Partenope i primi due scudetti della sua storia? Sarà, ma il campione argentino ha già capito tutto: «Mi disgusta che ora tutti chiedano ai napoletani di essere italiani e di tifare contro la <em>Selección</em>. Napoli è stata sempre emarginata dal resto d&#8217;Italia, l&#8217;hanno condannata al razzismo più ingiusto». </p>



<p>La mossa astuta di chi punta sull&#8217;emotività per ribaltare un pronostico sfavorevole, benché l&#8217;Argentina &#8211; dopo aver perso all&#8217;esordio contro il Camerun &#8211; avesse pian piano ingranato, strappando la qualificazione alla semifinale dopo aver battuto ai calci di rigore l&#8217;ultima edizione della Jugoslavia prima della guerra dei Balcani. Benché il pubblico del San Paolo sia in larghissima maggioranza schierato con gli azzurri, l&#8217;atmosfera è meno elettrica del solito, come se la riverenza verso Maradona avesse suggerito un tifo più prudente, quasi ovattato. La rete di Schillaci al 17&#8242; del primo tempo sblocca la selezione azzurra, ma non attenua a sufficienza la carica agonistica dei campioni in carica. Il gioco proposto da Carlos Bilardo &#8211; il CT che ha tradito la medicina per il <em>futbol</em> &#8211; non è materia per esteti: «Si gioca per vincere. Gli spettacoli vanno bene per i teatri, per i cinema». Conta il risultato, dunque. E il pareggio a metà ripresa di Claudio Caniggia &#8211; agevolato da un&#8217;improvvida uscita di Walter Zenga &#8211; è tutto ciò che serve per incrinare le certezze dell&#8217;Italia. </p>



<p>Inizia un&#8217;altra partita, in cui i segnali della mente contano tanto quanto la forma fisica. «Ciò che distingue un campione è […] la trance agonistica», argomenta De Rosa mentre accompagna il lettore verso i tempi supplementari e i calci di rigore. Già: chi si presenterà dagli 11 metri e con quale stato d&#8217;animo? Ogni tiro dal dischetto è una sfida di nervi, istinto e freddezza. I primi 6 rigoristi &#8211; tre per parte &#8211; non sbagliano. Poi tocca a Roberto Donadoni sfidare Sergio Goycochea. Il portiere dell&#8217;Argentina &#8211; che ha sostituito a Mondiale già iniziato l&#8217;infortunato Nelson Pumpido &#8211; segue le orme del Gato Diaz, il personaggio reso celebre dal racconto di Osvaldo Soriano <em>Il rigore più lungo del mondo</em>: parata in tuffo, San Paolo ammutolito. Maradona non lascia scampo a Zenga: non resta che affidarsi ad Aldo Serena, subentrato a gara in corso a Vialli, per rimandare la resa. L&#8217;attaccante nerazzurro calcia addosso a Goycochea: è finita. </p>



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<iframe title="WALTER ZENGA e ITALIA-ARGENTINA 1990 - La partita MALEDETTA &#x1f1ee;&#x1f1f9;&#x1f1e6;&#x1f1f7;" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/H8mQT7reFeM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
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<p>Tocca a Bruno Pizzul elaborare il lutto di 27 milioni e mezzo di italiani che hanno assistito alla partita in tv: «Abbiamo fallito l&#8217;obiettivo di raggiungere la finale». Che cos&#8217;è stata quella partita se non il crepuscolo di un&#8217;epoca, l&#8217;ultimo barlume di felicità prima di immergerci nei tumultuosi anni Novanta? L&#8217;azzurro sarà il colore del rimpianto e dell&#8217;amarezza per tutto il decennio, dalla finale di USA &#8217;94 persa ancora ai rigori contro il Brasile fino all&#8217;uno-due dei francesi tra Mondiali ed Europei. Eppure, in quel mese di debordante passione, l&#8217;Italia si era convinta di essere vincente e all&#8217;avanguardia, nascondendo con disinvoltura i suoi mali e le sue contraddizioni. Era l&#8217;ultimo giro di giostra prima dell&#8217;abisso e della vergogna.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Traversata dello Stretto: al quarto anno consecutivo la sfida degli specializzandi per promuovere l’attività sportiva tra i più giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Francesca Astorino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jul 2023 10:24:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Confermata anche quest’anno la partecipazione alla ‘Traversata dello Stretto’ da parte degli specializzandi, ricercatori e professori delle università di Messina, Bari, Roma, Modena e Belluno. L’adesione del gruppo alla traversata non agonistica, realizzata in collaborazione con la cooperativa Colapesceprimo, è giunta al quarto anno consecutivo ed accoglie l’assenso dei tanti che voglio testare le proprie capacità natatorie, divertendosi. Una sfida, che si concretizza con la data per la stagione estiva, ma che cela un percorso che ha avvio nei mesi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Confermata anche quest’anno la partecipazione alla ‘Traversata dello Stretto’ da parte degli specializzandi, ricercatori e professori delle università di Messina, Bari, Roma, Modena e Belluno. L’adesione del gruppo alla traversata non agonistica, realizzata in collaborazione con la cooperativa <a href="https://www.colapesceprimo.it/site/">Colapesceprimo</a>, è giunta al quarto anno consecutivo ed accoglie l’assenso dei tanti che voglio testare le proprie capacità natatorie, divertendosi. Una sfida, che si concretizza con la data per la stagione estiva, ma che cela un percorso che ha avvio nei mesi antecedenti durante le fasi preparatorie di allenamento. L’obiettivo è quello di promuovere il benessere, un sano stile di vita tra i giovani, mediante l’attività sportiva e l’escamotage dell’impresa dilettantistica. </p>



<p><br>Venerdì 14 luglio sono stati in nove a tuffarsi dalla località balneare di Torre Faro a Messina per raggiungere la sponda opposta nel punto calabrese di Santa Trada, Villa San Giovanni. Circa tre chilometri di abbracciate nel tratto doppiamente bagnato dai mari Ionio e Tirreno, punto in cui si celano i segreti dello Stretto nel connubio tra meraviglia e fragilità. Il primo a toccare la riva calabrese è stato Alfonso Motolese – 52 minuti e 31 secondi – in coppia con Debora Lobreglio e seguito da Claudio Guarneri.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="777" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-14.22.32-1-1024x777.jpeg" alt="" class="wp-image-33978" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-14.22.32-1-1024x777.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-14.22.32-1-300x228.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-14.22.32-1-750x569.jpeg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-14.22.32-1-1200x911.jpeg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-14.22.32-1.jpeg 1415w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>I primi tre ad arrivare alla riva della sponda calabrese</figcaption></figure>



<p>A raccontarci l’esperienza è stato Renato Eduardo Amodeo, biologo specializzando in Genetica Medica presso l’università di Messina e alla sua quarta partecipazione consecutiva.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="1024" height="683" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8820-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-33970" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8820-1-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8820-1-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8820-1-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8820-1-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8820-1-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8820-1-480x320.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8820-1-720x480.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8820-1-1200x800.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8820-1-750x500.jpg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Renato Eduardo Amodeo sulla barca ColapesceI di rientro dalla traversata</figcaption></figure></div>



<p><br><strong>Quest’anno si riconferma la vostra presenza. Come si compone la squadra?</strong><br>A fare strada, sei anni fa, è stato Claudio Guarneri, docente di dermatologia presso l’UniMe, ex nuotatore e pallanuotista. Da quattro anni ad oggi, tramite passaparola ci siamo ritrovati a vivere questa esperienza di condivisione e di sport puramente dilettantistico. Con me hanno nuotato: Alfonso Motolese, Andrea D’Aloja, Antonio Di Tano, Lucia Peterle, Debora Lobreglio, Rossella Brusa, Vittorio Gradellini, un gruppo di dottori e specializzandi in dermatologia e non solo, provenienti da più università italiane e accumunati dalla sfida di attraversare a nuoto lo Stretto.</p>



<p><br><strong>Cosa significa fisicamente e mentalmente attraversare lo Stretto?</strong><br>Abbattere un limite. È passare oltre il gradiente di marea. Nel mezzo tra i due mari, comandano le correnti che sono a loro volta governate dalla luna. Lo Stretto è una specie di imbuto con una sella che va dalla parte più profonda dello Ionio, verso quella meno del Tirreno. La corrente accelera risalendo la parte ionica e porta acqua fredda. Dal tirreno, invece, scende nello Ionio acqua a temperatura più alta. Questo scambio avviene ogni sei ore e l’influenza della luna è tale che nella scelta delle date della traversata si prediligono le condizioni di ‘quarto di luna’ più favorevoli a ricreare una corrente che agevoli il nuoto. Il corpo subisce l’influenza di queste correnti diverse, spesso anche molto gelide. È mare aperto, per cui facilmente perdi la direzione nonostante ci siano le barche a delimitare le aree di percorrenza. Occorre rimanere molto concentrati nel mantenere il ritmo. I primi cento metri sembra che tu abbia già fatto un chilometro e invece si è appena partiti.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-15.00.43-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-33962" width="770" height="577" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-15.00.43-1024x768.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-15.00.43-300x225.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-15.00.43-1536x1152.jpeg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-15.00.43-750x563.jpeg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-15.00.43-1200x900.jpeg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-15.00.43.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /><figcaption>La squadra sul versante messinese pronti alla partenza </figcaption></figure></div>



<p><br><strong>Quali sono le emozioni dell’attesa, del corso e del dopo traversata?</strong><br>Durante tutto il percorso di preparazione, da quando iniziamo ad indossare la muta e poi nel momento di salire sulla barca – inizia a crescere l’ansia – senti il mare. È un confronto che non ti aspetti, questo con l’acqua, che da un lato ti carica e dall’altro ti demolisce. Dopo i primi mille metri, inizi a sentire la debolezza. Le ultime abbracciate sono quelle in cui si scherza e ci si incoraggia a suon di: “Dai ragazzi che siamo arrivati!”. L’approdo è pieno di felicità e voglia di raccontare quanto è accaduto nel tragitto. L’impatto psicologico è fortissimo, una vera sfida contro te stesso, contro il mare. </p>



<p><br><strong>Dalla tua prima partecipazione ad oggi: quale è la novità della traversata?</strong><br>Il fine. Tutto è nato da un coinvolgimento tra il mio amico Alfonso e il professore Guarneri, che già aveva sostenuto la traversata. Da allora è diventata una vera tradizione anche dovuta al fatto che è un appuntamento annuale: ci prepariamo ed alleniamo nei mesi precedenti con la voglia di fare sport e condividere l’esperienza. Infatti, è bello anche il post traversata. Ritornati sul versante messinese, tutti insieme trascorriamo il resto del pomeriggio sulla spiaggia. Con il nostro impegno ed esempio, vogliamo lanciare un messaggio che è quello della buona pratica sportiva come strumento per il benessere e per la condivisione delle esperienze. Valori fondamentali per noi giovani. </p>



<p><br><strong>Da quest’anno si potrebbe intravede un abbozzo strutturale del ponte sullo Stretto. Se così fosse, cosa ne sarà della traversata?</strong><br>La traversata, come evento in sé, non dovrebbe essere coinvolta ma ci pensiamo spesso perché il ponte andrebbe a ledere la bellezza paesaggistica, l’ambiente marino e naturale.</p>



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<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="683" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8775-1024x683.jpg" alt="" data-id="33971" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=33971" class="wp-image-33971" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8775-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8775-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8775-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8775-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8775-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8775-480x320.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8775-720x480.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8775-1200x800.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8775-750x500.jpg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="683" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8781-1024x683.jpg" alt="" data-id="33972" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=33972" class="wp-image-33972" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8781-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8781-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8781-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8781-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8781-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8781-480x320.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8781-720x480.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8781-1200x800.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8781-750x500.jpg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="683" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8788-1024x683.jpg" alt="" data-id="33973" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=33973" class="wp-image-33973" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8788-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8788-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8788-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8788-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8788-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8788-480x320.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8788-720x480.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8788-1200x800.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8788-750x500.jpg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="768" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-14.23.37-1024x768.jpeg" alt="" data-id="33974" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=33974" class="wp-image-33974" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-14.23.37-1024x768.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-14.23.37-300x225.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-14.23.37-1536x1152.jpeg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-14.23.37-750x563.jpeg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-14.23.37-1200x900.jpeg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/WhatsApp-Image-2023-07-14-at-14.23.37.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="703" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8833-1024x703.jpg" alt="" data-id="33975" data-full-url="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8833-scaled.jpg" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=33975" class="wp-image-33975" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8833-1024x703.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8833-300x206.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8833-1536x1055.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8833-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8833-750x515.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/IMG_8833-1200x824.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul></figure>
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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Serie A, scenari comunicativi e narrazioni fantasiose</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jun 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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		<category><![CDATA[serie a]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi per vivere si occupa di comunicazione sa che non esiste era più affascinante di quella in cui stiamo vivendo oggi.&#160; Sul fronte tecnico, aumentano ogni giorno le possibilità offerte agli individui per comunicare tra loro, con sempre nuovi strumenti e modi favoriti dalla tecnologia. Preparatevi quindi a vivere con un visore stampato in faccia e incontrare gli amici (o un’A.I. che vi faccia sentire prossimi all’estinzione) nel metaverso. Piaccia o non piaccia, l&#8217;innovazione non chiede permesso.&#160; Proprio questo proliferare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Chi per vivere si occupa di comunicazione sa che non esiste era più affascinante di quella in cui stiamo vivendo oggi.&nbsp;</p>



<p>Sul fronte tecnico, aumentano ogni giorno le possibilità offerte agli individui per comunicare tra loro, con sempre nuovi strumenti e modi favoriti dalla tecnologia. Preparatevi quindi a vivere con un visore stampato in faccia e incontrare gli amici (o un’A.I. che vi faccia sentire prossimi all’estinzione) nel metaverso. Piaccia o non piaccia, l&#8217;innovazione non chiede permesso.&nbsp;</p>



<p>Proprio questo proliferare di interazioni, permette anche la costruzione di narrative a dir poco fantasiose. Il perché? Facile. Qualunque affermazione trova ad accoglierla una schiera più o meno folta di oppositori e una altrettanto grande di persone pronta a difenderla. Nell&#8217;impossibilità di vincere nettamente un dibattito, o esentati dalla necessità di affermare qualcosa che abbia senso, ci si sente autorizzati a “spararla grossa” senza conseguenze, o meglio, con le stesse che si avrebbero qualora si fosse invece deciso di azionare il cervello.&nbsp;</p>



<p>Ad esempio, ho trovato esilarante la narrativa di Aurelio De Laurentis in merito all&#8217;addio del proprio allenatore a fine stagione. Prigioniero di un contratto ispirato liberamente alle piantagioni di cotone dell&#8217;Alabama che fu, Spalletti ha giustamente protestato per l&#8217;esercizio unilaterale della clausola di rinnovo esercitato dal suo Presidente, ma si è ritrovato di fronte a una penale di ben 8 milioni di euro in caso di dimissioni. Il tira e molla, durato qualche settimana, ha trovato un punto d&#8217;incontro nelle dimissioni dell&#8217;allenatore, senza penale, a patto di rimanere un anno fermo. Tutto insomma molto distante dalla narrativa dello &#8220;Spalletti è stanco, e mi ha chiesto di riposarsi&#8221;. D&#8217;altronde, è anche difficile che un allenatore di alto calibro accetti clausole come quelle tipiche del vulcanico presidente del Napoli. Non ci ha infatti messo molto Luis Enrique a mandarlo a stendere dopo un solo meeting interlocutorio. La narrativa? Ah già, lì è stato affermato che il tecnico &#8220;ha voglia di allenare una (non meglio precisata, e a oggi, inesistente) squadra in Premier League&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Se queste esternazioni le colloco di diritto nel folklore che domina a mani basse il mondo del calcio, e ne traggo un certo intrattenimento, altre le vivo in modo più viscerale. Vuoi perché le trovo particolarmente dannose, vuoi perché, non essendo scevro dal tifo da stadio, riguardano la mia squadra del cuore.&nbsp;</p>



<p>È piuttosto nota la situazione drammatica che sta vivendo la Juventus ultimamente, che è figlia di numerosi accadimenti esterni ed errori umani. I processi farsa (entrambi, sebbene in modo diverso), un quadro economico compromesso da acquisti scellerati (CR7 in primis), una società fantasma e pessimi risultati sul campo.&nbsp;</p>



<p>Già, perché la prima delle narrazioni farlocche e criminali che affossano i Bianconeri è proprio quella secondo cui questa stagione sia frutto della famosa penalizzazione yo-yo che ha destabilizzato la squadra. Per quanto sicuramente non priva di conseguenze sul piano del morale dei giocatori (che in verità avrebbe potuto anche fungere da motivazione), non ci si può scordare che essa sia arrivata quando la squadra era nella metà bassa della classifica, e fuori dal girone di Champions con solo 3 punti conquistati sui 18 disponibili.&nbsp;</p>



<p>Nel complesso, la Juventus degli ultimi 2 anni ha inanellato una lunga serie di record negativi. E a poco valgono i proclami di quarto posto conquistato sul campo. La verità è che la squadra con il più alto monte ingaggi della Serie A ha realizzato nelle ultime due stagioni meno punti rispetto alla stagione in cui sulla panchina della Juventus c&#8217;era Andrea Pirlo, miseramente cacciato nonostante il medesimo risultato in classifica e la vittoria della Coppa Italia.&nbsp;</p>



<p>Difficile non vedere nel primo colpevole l&#8217;attuale tecnico Massimiliano Allegri che, oltre a privare la squadra di qualsiasi barlume di gioco (lo ha sempre fatto, ma i campioni riuscivano a vincere nonostante lui), ha di recente perso anche ogni capacità di gestione dello spogliatoio e di stile fuori dal campo, con sparate al cui confronto Mourinho è un chierichetto.&nbsp;</p>



<p>Qui, forse, la narrativa trova il suo acme. Sostiene di rimanere per il bene della Juventus, continuando a percepire il lauto stipendio che tiene la Juventus prigioniera e impossibilitata a voltare pagina come l&#8217;intero ambiente vorrebbe. Ma ormai si sa, vale tutto.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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