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	<title>INTERNET &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Women of the Roots: Il Progetto Fotografico che riflette le nostre emozioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annarosa Vico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jun 2025 15:59:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Women of the Roots è un Progetto fotografico nato a Trieste e ideato da Caterina Gatto e Steven Jewett che ci porta alla scoperta di un universo di sensazioni ed emozioni per riconnetterci con il nostro sé più autentico. Nato dall’esigenza di trasporre in fotografia l’animo delle donne, questa galleria di immagini trasporta il fruitore in un mondo fantastico dove riscoprire sé stessi, il proprio rapporto con la natura e con l’ambiente circostante. Il progetto, nato a marzo del 2025, [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap"><a href="https://www.instagram.com/womenoftheroots/">Women of the Roots</a> è un Progetto fotografico nato a Trieste e ideato da Caterina Gatto e Steven Jewett che ci porta alla scoperta di un universo di sensazioni ed emozioni per riconnetterci con il nostro sé più autentico. Nato dall’esigenza di trasporre in fotografia l’animo delle donne, questa galleria di immagini trasporta il fruitore in un mondo fantastico dove riscoprire sé stessi, il proprio rapporto con la natura e con l’ambiente circostante. Il progetto, nato a marzo del 2025, è stato ispirato dalle donne Wayuu, popolazione indigena che vive tra la Colombia ed il Venezuela custode di tradizioni antichissime legate al culto della natura che, ancora oggi, si sforza di preservare la propria identità a scapito del mondo moderno che ci spinge verso una globalizzazione dei costumi.</p>



<p>Il ritratto è lo strumento espressivo dominante di tutto il progetto. Ogni modella esprime tramite le immagini concetti astratti come la fioritura (blooming), le radici (roots), il fuoco (fire), etc. Come scritto sul profilo Instagram, ogni foto racconta una storia ed ora entriamo nel vivo tramite qualche domanda posta ai due fondatori:</p>



<p>Caterina Gatto / Steven Jewett (da qui in avanti CG e SJ)</p>



<h5>Ciao ragazzi e grazie per aver deciso di partecipare a questa intervista, iniziamo a parlare della vostra formazione, come vi siete conosciuti e che ruolo svolgete all’interno del progetto Women of the Roots?</h5>



<p><strong>CG</strong>: Io e Steven ci siamo conosciuti sei anni fa tramite delle amicizie in comune. Lui (Steven) conosce il mio ragazzo da tantissimi anni e così ho potuto conoscerlo anche io. Entrambi abbiamo due formazioni completamente diverse, Steven è un fotografo mentre io mi occupo di comunicazione e marketing, ci siamo conosciuti meglio in un momento in cui mi sono avvicinata al modo delle foto ed il progetto Women of The Roots è un connubio tra i nostri due profili professionali.</p>



<h5>A cosa vi siete ispirati per creare il progetto Women of The Roots?</h5>



<p><strong>CG</strong>: Siamo rimasti molto affascinati dalla storia delle donne Wayuu e da Angie (la nostra prima modella). Questo popolo indigeno che vuole comunicare un forte attaccamento alle proprie radici, alle tradizioni per noi è diventato un manifesto di resilienza femminile ed il punto di partenza per il nostro progetto Women of the Roots.</p>



<p>Poi, da lì, abbiamo spaziato coinvolgendo donne di diverse etnie con varie storie alle spalle. Abbiamo ritratto donne provenienti dalla Colombia, dalla Serbia, dal Libano, etc. qui è stato determinante il contributo di Steven nel cogliere tramite l’obiettivo l’essenza di queste modelle.</p>



<p><strong>SW</strong>: la particolarità del nostro progetto è la diversità di queste donne, ognuna esprime in modo unico il proprio messaggio, non ce n’è una uguale ad un&#8217;altra. Le fotografie, scattate sia in studio che all’aperto, vogliono catturare queste differenze espressive legate però da una forte componente di “restanza”, questo è il messaggio che vorremmo trasmettere. Il percorso di ognuno di noi, come siamo arrivati ad oggi e come, le esperienze che abbiamo vissuto, ci hanno cambiato e reso quello che siamo.</p>



<h5>Cosa desiderate trasmettere con il titolo “Women of the Roots”, qual è il vostro filo conduttore?</h5>



<p><strong>CG</strong>: il filo conduttore delle nostre foto è la rinascita tramite il contatto con la natura e le proprie radici che avviene distanziandosi dalla frenesia della modernità.</p>



<p><strong>SW</strong>: desideriamo porre l’attenzione sulla natura che ci circonda e sull’influenza che questa ha su di noi. Spesso, nelle nostre città, non abbiamo spazi verdi sufficienti dove poter vivere ed esprimerci liberamente. Tramite le nostre fotografie, vogliamo sottolineare l’importanza dello spazio aperto.</p>



<h5>Perché avete deciso di enfatizzare l’universo femminile?</h5>



<p><strong>SW</strong>: ho trovato le donne più disposte a mettersi in gioco, è semplice lavorare con loro, sono molto creative e ricettive verso le nuove idee.</p>



<p><strong>CG</strong>: volevamo sottolineare l’importanza che ogni donna abbia la possibilità di esprimersi liberamente descrivendo come si sente in ogni momento della sua vita. Ci sono tante ragazze che, per paura o per pregiudizi, non riescono pienamente ad esprimersi. In questo senso, la fotografia è un mezzo molto potente che può fa luce su quello che ci portiamo dentro.</p>



<h5>Ultima domanda, dove si possono guardare le fotografie del progetto Women of the Roots?</h5>



<p><strong>SW</strong>: Le fotografie si possono guardare sul nostro canale di Instagram che è il social che prediligiamo, il nostro sogno sarebbe organizzare una mostra fotografica a Trieste per questa Estate.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<figure class="wp-block-gallery aligncenter columns-3 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="819" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051839-819x1024.jpg" alt="" data-id="35902" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=35902" class="wp-image-35902" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051839-819x1024.jpg 819w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051839-240x300.jpg 240w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051839-750x938.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051839.jpg 1080w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="683" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051823-683x1024.jpg" alt="" data-id="35903" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=35903" class="wp-image-35903" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051823-683x1024.jpg 683w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051823-200x300.jpg 200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051823-1025x1536.jpg 1025w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051823-750x1124.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051823.jpg 1067w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="819" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051842-819x1024.jpg" alt="" data-id="35901" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=35901" class="wp-image-35901" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051842-819x1024.jpg 819w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051842-240x300.jpg 240w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051842-1229x1536.jpg 1229w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051842-750x937.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051842-1200x1500.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051842.jpg 1618w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="815" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051849-815x1024.jpg" alt="" data-id="35900" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=35900" class="wp-image-35900" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051849-815x1024.jpg 815w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051849-239x300.jpg 239w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051849-1223x1536.jpg 1223w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051849-750x942.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051849-1200x1508.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051849.jpg 1630w" sizes="(max-width: 815px) 100vw, 815px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="650" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000191678-650x1024.jpg" alt="" data-id="35912" data-full-url="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000191678.jpg" data-link="https://ventiblog.com/women-of-the-roots-il-progetto-fotografico-che-riflette-le-nostre-emozioni/attachment/1000191678/" class="wp-image-35912" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000191678-650x1024.jpg 650w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000191678-190x300.jpg 190w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000191678-975x1536.jpg 975w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000191678-750x1182.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000191678-1200x1890.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000191678.jpg 1300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></figure></li></ul></figure>
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		<title>Il racconto di Valerio Gallo campione del mondo di Gran Turismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonello Santopaolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Sep 2023 17:48:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[FIA GT Championships 2021 Nations Cup di Gran Turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo degli Esport, in Italia, è in continua espansione. Attualmente, il suo valore è stimato attorno ai 47 milioni di euro, ma i numeri sono destinati a salire. Valerio Gallo si avvicina al mondo degli Esport nel 2018, la sua storia fatta di tanti sacrifici sfata alla perfezione i preconcetti che ruotano ancora su questi atleti e su questo settore. Allenamenti, sudore, intensità e disciplina sono solo alcune delle caratteristiche che appartengono ai giocatori coinvolti nei maggiori campionati. Valerio [&#8230;]</p>
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<p>Il mondo degli Esport, in Italia, è in continua espansione. Attualmente, il suo valore è stimato attorno ai 47 milioni di euro, ma i numeri sono destinati a salire. Valerio Gallo si avvicina al mondo degli Esport nel 2018, la sua storia fatta di tanti sacrifici sfata alla perfezione i preconcetti che ruotano ancora su questi atleti e su questo settore. Allenamenti, sudore, intensità e disciplina sono solo alcune delle caratteristiche che appartengono ai giocatori coinvolti nei maggiori campionati. Valerio Gallo nel 2021 riesce a ottenere un importante premio, conquista il titolo FIA GT Championships 2021 Nations Cup di Gran Turismo. </p>



<h2><strong>Come ti sei avvicinato al mondo degli esport?</strong></h2>



<p>Sono venuto a conoscenza degli esport nel tardo 2018 dove i campionati FIA erano appena iniziati. Non ho preso parte alla prima stagione dei campionati, tuttavia ho recuperato iniziando con le qualificazioni ai world tour. Mi sono qualificato ai world tour di Tokyo, alle finali mondiali di Monaco e ai world tour di Sidney. Tra le cose l’ultimo evento pre-covid. A causa della pandemia ci siamo arrangiati, realizzando le corse online da casa. Da qui è iniziata tutta la mia carriera, anche se avevo già un’esperienza dei vecchi Gran Turismo dove correvo soltanto amichevolmente</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="860" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/09/Valerio-Gallo-@Valerio-Gallo-860x1024.jpg" alt="" class="wp-image-34264" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/09/Valerio-Gallo-@Valerio-Gallo-860x1024.jpg 860w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/09/Valerio-Gallo-@Valerio-Gallo-252x300.jpg 252w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/09/Valerio-Gallo-@Valerio-Gallo-750x893.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/09/Valerio-Gallo-@Valerio-Gallo.jpg 1170w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /></figure>



<h2>Il traguardo che hai ottenuto all&#8217;ultimo torneo è impressionante, come hai fatto a prepararti alla competizione, quanto è stata dura diventare campione del mondo di Gran Turismo?</h2>



<p>È una domanda che penso si sia già risposta da sola, perché avete visto quanta passione ed emozioni ho tirato fuori. L’adrenalina credo sia la migliore benzina per poter affrontare un evento. Oltre a questo, ovviamente, l’allenamento costante. Tenersi sempre allenati sulle piste, sulle traiettorie, sulle staccate, sul comportamento della macchina, è fondamentale. Tutto questo sempre con la giusta moderazione in quanto allenarsi troppo può essere anche controproducente. Cerco di allenarmi il giusto per poter anche trovare bello della guida. Mi diverto quando lo faccio, penso sia la cosa più importante.</p>



<h2><strong>Come vedi il mondo degli esport in futuro? L&#8217;Italia ha ancora molto da imparare rispetto agli altri paesi?</strong></h2>



<p>Credo che si debba valorizzazione meglio il settore degli esports. Ci sono tantissimi ragazzi che si stanno appassionando agli esport e hanno voglia di cimentarsi in questa avventura. Tra il lavoro e la scuola ritagliarsi del tempo per gli esport è veramente un grosso sacrificio. Inoltre, investire del tempo per qualcosa che non è riconosciuto pienamente non è facile. Spesso ti trovi in quel bivio in cui non sai se continuare, oppure ritirarti e focalizzarti sulla tua vita personale. Se pensiamo agli Stati Uniti dove, ad esempio, le università istituiscono proprio i team esport capisci che qui c’è ancora tanta strada da fare.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



<p>L&#8217;intervista completa continua su <a href="https://videogiochitalia.it/">Videogiochitalia.it</a></p>
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		<title>L’evoluzione della tecnologia e la necessità di un uso ragionevole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Gambetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2023 09:40:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il complesso tema della tecnologia (e in particolare del suo uso ragionevole) è assurto negli ultimi anni al centro del dibattito pubblico, soprattutto dopo la drammatica parentesi dell’emergenza pandemica mondiale da Covid-19. Dal regime emergenziale abbiamo, infatti, ereditato la consapevolezza che il mezzo tecnologico, razionalmente utilizzato, può rivoluzionare la gestione della vita individuale e collettiva. Dallo smart working alla formazione online, dalle riunioni in videoconferenza ai nuovi strumenti digitali per l’amministrazione pubblica, la società ha dovuto affrontare prima e metabolizzare [&#8230;]</p>
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<p>Il complesso tema della tecnologia (e in particolare del suo uso ragionevole) è assurto negli ultimi anni al centro del dibattito pubblico, soprattutto dopo la drammatica parentesi dell’emergenza pandemica mondiale da Covid-19. Dal regime emergenziale abbiamo, infatti, ereditato la consapevolezza che il mezzo tecnologico, razionalmente utilizzato, può rivoluzionare la gestione della vita individuale e collettiva. Dallo <em>smart working </em>alla formazione <em>online</em>, dalle riunioni in videoconferenza ai nuovi strumenti digitali per l’amministrazione pubblica, la società ha dovuto affrontare prima e metabolizzare poi in modo capillare una serie indefinita di novità sostanziali che hanno rimodellato lo stile di vita globale.</p>



<p>Eppure, resta latente il pregiudizio che gli strumenti tecnologici celino una qualche forma di pericolo, rappresentino una pericolosa deviazione dalla strada maestra della tradizione.&nbsp;</p>



<p>È una “sindrome da odore della carta”. Tutti conoscono almeno una persona che, vedendo un moderno lettore di e-book, lo ricaccerebbe indietro proclamando di preferire i libri cartacei “perché è diverso sfogliare, sentire l’odore della carta”. Ovviamente, il gusto personale è sacrosanto, ma non deve mancare la consapevolezza che la società evolve. Se il “nuovo” spaventava in epoche storiche remote, oggi si impone la consapevolezza che l’evoluzione è una componente motrice essenziale della storia umana. Tutto cambia: gli strumenti, ma anche i comportamenti e persino la percezione sociale e umana. Questi cambiamenti, fisiologici e inevitabili, devono essere elaborati e valorizzati per migliorare la vita di tutti.</p>



<p>Il lettore di <em>e-book</em>, ad esempio, consente di leggere un’infinità di libri, anche a chi magari non può portarseli materialmente dietro, con una consultabilità e accessibilità facilitata. Nei treni della metropolitana a Roma in alcuni vagoni ci sono manifesti che contengono i <em>qr code</em> per leggere i grandi classici della letteratura gratuitamente in formato <em>ebook</em>, offrendo al grande pubblico un’occasione in più per riscoprire opere importantissime. Pazienza se non si sente l’odore della carta.&nbsp;</p>



<p>La tecnologia offre, quindi, opportunità inaspettate e irripetibili, a maggior ragione in un momento storico in cui la sostenibilità ambientale è sempre più al centro dell’attenzione pubblica. L’opportunità di accedere alle informazioni in modo completamente <em>paperless</em>, riducendo consumi e impatto sull’ecosistema deve quindi essere adeguatamente tenuta in considerazione. È questo il senso profondo della <em>signature green</em> per e-mail “<em>think before you print; do you really need to print this email?” </em>(pensaci prima di stampare; hai davvero bisogno di stampare questa e-mail?).</p>



<p>Il <em>tablet</em>, il pc, lo <em>smartphone</em> consentono poi di veicolare le informazioni con una velocità incomparabile, ma anche e soprattutto di creare interconnessioni altrimenti impossibili. Se razionalmente utilizzati, sono strumenti eccezionali per abbattere barriere, costruire legami e comunità. Ecco, forse occorrerebbe riflettere su questo prima di accusare la tecnologia di aver disgregato i rapporti sociali, di aver frammentato relazioni e legami soprattutto tra i giovanissimi.&nbsp;</p>



<p>Anche qui, il pregiudizio è cristallizzato dall’immagine degli amici, seduti al bar, tutti intenti al cellulare senza parlare tra loro. Emerge e riemerge come un fiume carsico, almeno in una certa parte dell’informazione, l’immagine di una gioventù genuflessa verso gli schermi, anestetizzata dal flusso continuo della rete, svuotata di principi, di valori e di contenuti. Da quest’immagine posticcia e caricaturale si tenta maldestramente di dedurre che le nuove generazioni avrebbero sempre meno da dire. È quanto invece di più lontano dalla realtà possa pensarsi. Le nuove generazioni hanno infatti davvero tantissimo da raccontare, assorbono quotidianamente un’infinità di informazioni, vivono attraverso i nuovi strumenti tecnologici esperienze impensabili. Hanno problemi, sensazioni e riflessioni nuove e diverse rispetto al passato.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>In conclusione, il “problema” non è dunque il mezzo tecnologico in sé. Occorre semmai indagare per quale ragione è sempre più difficile costruire relazioni <em>vis a vis</em>, perché siamo diventati una nuova “società della vergogna”, in cui il giudizio degli altri è così drammaticamente importante. Il problema è più profondo, va oltre l’orizzonte tecnologico e ha radici sociali. Basti pensare agli <em>haters</em>: l’odio non è un fenomeno autoctono della rete, ma una conseguenza patologica di una società che non conosce bene sé stessa, che non capisce e non accetta a piena la diversità. </p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/levoluzione-della-tecnologia-e-la-necessita-di-un-uso-ragionevole/">L’evoluzione della tecnologia e la necessità di un uso ragionevole</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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		<title>Anatomia del “super-uomo” qualunque: come nasce, cresce (e muore) una star nel mondo di TitkTok</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Gambetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Aug 2022 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNET]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La frenetica evoluzione degli strumenti tecnologici condiziona costantemente le vita delle persone, influenzando in modo profondo anche le già complesse meccaniche delle relazioni sociali. Le nuove opportunità offerte dall’universo cibernetico stanno infatti trasformando nel tempo radicalmente le dinamiche del tessuto sociale, descrivendo traiettorie inesplorate nelle relazioni tra singoli e comunità. Dal metaverso alla realtà virtuale, dall’internet delle cose all’intelligenza artificiale, il nuovo mondo interconnesso consente (e talvolta impone), in particolare, di superare il dogma della fisicità, proiettando persone, sentimenti, parole, [&#8230;]</p>
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<p>La frenetica evoluzione degli strumenti tecnologici condiziona costantemente le vita delle persone, influenzando in modo profondo anche le già complesse meccaniche delle relazioni sociali. Le nuove opportunità offerte dall’universo cibernetico stanno infatti trasformando nel tempo radicalmente le dinamiche del tessuto sociale, descrivendo traiettorie inesplorate nelle relazioni tra singoli e comunità. Dal metaverso alla realtà virtuale, dall’internet delle cose all’intelligenza artificiale, il nuovo mondo interconnesso consente (e talvolta impone), in particolare, di superare il dogma della fisicità, proiettando persone, sentimenti, parole, relazioni nell’eterea realtà del virtuale, in cui valgono regole e cinematiche nuove.</p>



<p>Questi cambiamenti sono stati ulteriormente accelerati e catalizzati in epoca recente dalla lunga e travagliata parentesi dell’emergenza pandemica, che ha costretto a una repentina evoluzione forzata le dinamiche dei rapporti professionali e lavorativi, delle unioni sentimentali e più in generale di ogni relazione intersoggettiva.</p>



<p>Entro questo orizzonte, è cambiato anche, per quanto ci interessa, il modo in cui si forma, mantiene e gestisce il “consenso”, in cui si esprime e diffonde un’opinione e se ne governano conseguenze ed effetti sul grande pubblico. È cambiato, di conseguenza, anche il modo in cui si crea il “successo”, la notorietà e la credibilità personale, artistica, politica e professionale.</p>



<p>Basti pensare a come si sia evoluta nel tempo la narrazione politica per assecondare proprio l’irrefrenabile ascesa dei mezzi di comunicazione: l’interlocuzione sempre più diretta tra rappresentanze e base democratica ha aperto a una stagione di <em>leader</em> carismatici e condannato alla necrosi alcuni schematismi strutturali del sistema classico dei partiti.</p>



<p>Più in generale, nel nuovo mondo interconnesso, il consenso si forma in modo talvolta improvviso e travolgente, grazie all’“effetto rete”: basti pensare a come, grazie alla quarta stagione di <em>Stranger Things</em>, la canzone “<em>Running up that hill</em>” sia ritornata in vetta alle classifiche dopo quasi quarant’anni dalla sua uscita, con più di cinquecento milioni di ascolti su Spotify.</p>



<p>Web e social media rappresentano un’arena ancor più complessa e difficile, in cui opinioni e pensieri viaggiano a velocità ultrasoniche. La tecnologia ha infatti progressivamente abbattuto ogni “grado di separazione” tra il singolo e il grande pubblico, consentendo a ciascuno di parlare in ogni momento e da ogni luogo rivolgendosi potenzialmente al mondo intero. Mentre i mezzi di comunicazione tradizionale (radio, televisione, giornali) riservavano il diritto di parola a un ristretto gruppo di eletti, web e social permettono a tutti di “dire la propria”, di raccogliere consensi, approvazione e di diventare, improvvisamente e talvolta senza nemmeno volerlo, qualcuno.</p>



<p>Il web ha cambiato così il modo in cui nasce, cresce e muore una “star”, in quasi ogni settore, consentendo infatti a qualsiasi utente di avere un’occasione di successo, rivolgendosi all’intera platea del mondo digitale, senza intermediari, senza selezioni e senza filtri. È quindi direttamente il pubblico che sceglie chi e cosa premiare, con i like e i follow. I social oggi più seguiti, infine, come TikTok stabiliscono però in sostanza nuove regole per la comunicazione: ora, se vuoi diventare qualcuno, devi riuscire a farti notare possibilmente&nbsp; nei quindici secondi di un video. Hanno poi anche spostato e modellato gli interessi del pubblico, premiando gli utenti secondo logiche e meccaniche del tutto imprevedibili.</p>



<p>Si è aperta così una nuova stagione, dominata dal “super-uomo qualunque”. Perché nel velocissimo e vorticoso mondo dei trend, dei <em>reel</em> e delle storie, si può diventare – improvvisamente e senza nemmeno volerlo –protagonisti, pur essendo persone normali che condividono momenti della propria vita, del proprio lavoro, delle proprie relazioni. A volte, basta avere un modo originale e inaspettato di presentare cose semplici. Da “con mollica o senza” a “vediamo cosa ha comprato stamattina mio padre per colazione” a “manué” a “come si chiamano gli abitanti di…” a “pane per le nostre polpette” al tizio che si tuffa nell’atrio del condominio a quello che canta in metro, alla ragazza che prepara la focaccia.</p>



<p>La velocità con cui cambiano le mode e i trend nel web rende però il successo transitorio e passeggero: la notorietà si è ridotta molto spesso al famoso quarto d’ora di Warhol. Oggi la vera sfida per i nuovi protagonisti del web è quindi “rimanere”. Altrimenti si corre il rischio di aver investito tempo ed energie per cadere nel dimenticatoio, sperando di essere riciclati in qualche trasmissione di terz’ordine.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Con Adelphighetti tutti i libri che volevamo leggere&#8230; ma non avevamo il coraggio di acquistare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elvira Scarnati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2022 13:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNET]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Adelphighetti, la casa editrice immaginaria che soddisfa i guilty pleasure letterari Com&#8217;è possibile che nessuno ci ha pensato prima?E&#8217; la prima domanda che viene in mente quando si scopre Adelphighetti, la casa editrice immaginaria che sta spopolando su Instagram per soddisfare i desideri letterari più nascosti dei lettori. Da Fabio Volo a Federico Moccia, da Stephenie Meyer a Benedetta Parodi, da Bruno Vespa a E. L. James, piano piano li troveremo tutti, autori e libri di vasta diffusione commerciale ma, [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center">Adelphighetti, la casa editrice immaginaria che soddisfa i guilty pleasure letterari</h2>



<p>Com&#8217;è possibile che nessuno ci ha pensato prima?<br>E&#8217; la prima domanda che viene in mente quando si scopre <strong><a href="https://www.instagram.com/adelphighetti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Adelphighetti, la casa editrice immaginaria che sta spopolando su Instagram</a></strong> per soddisfare i desideri letterari più nascosti dei lettori. </p>



<p>Da Fabio Volo a Federico Moccia, da Stephenie Meyer a Benedetta Parodi, da Bruno Vespa a E. L. James, piano piano li troveremo tutti, autori e libri di vasta diffusione commerciale ma, anche, di levatura letteraria non propriamente pregiata. <br>Ma chi, dopo un libro di Dostoevskij (<a href="https://ventiblog.com/la-guerra-la-fanno-i-governi-non-i-popoli/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tanto discusso di questi tempi</a>) o di Hemingway, non ha mai letto o non si è mai incuriosito di leggere un testo decisamente meno &#8220;impegnativo&#8221;, magari in vetta alle classifiche commerciali del momento ma visto con sdegno dalla critica letteraria?</p>



<p>Beh, certo tutti saremmo imbarazzati dal mostrare nella nostra libreria la copertina di &#8220;<em>I Love Shopping</em>&#8221; o &#8220;<em>Twilight</em>&#8220;, reminiscenze dell&#8217;adolescenza che abbiamo chiuso in qualche anta o cassetto (sigillato magari con lucchetto a suggellare il nostro primo amore per quelle pagine, come &#8220;<em>Tre Metri Sopra il Cielo</em>&#8221; ci ha insegnato). Ma se le copertine di questi libri fossero eleganti e pregiate come quelle dei capolavori della letteratura, ci vergogneremmo lo stesso di tenerli in bella mostra in casa?<br>Adelphighetti ci ha mostrato palesemente che no, non ce ne vergogneremmo. Anche i libri della saga di &#8220;<em>Cinquanta Sfumature di Grigio</em>&#8221; sarebbero posizionati sugli scaffali del soggiorno, accrescendo la nostra collezione di libri e diventando ottimi componenti di arredo. E forse neanche ci si accorgerebbe dei <em>guilty pleasure</em> a cui abbiamo ceduto nel corso delle nostre letture, così come noi, di primo acchito, non ci siamo accorti che quelle meravigliose copertine viste su Instagram non erano le edizioni pregiate di Adelphi.  </p>



<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/CbznR6wsCNj/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/CbznR6wsCNj/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank" rel="noopener"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; 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<div style="height:42px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Incuriositi da Adelphighetti abbiamo contattato la casa editrice (immaginaria) e scambiato alcune chiacchiere via email con il misterioso fondatore del progetto, <strong>Damiano Rocco Adelphighetti</strong>.</p>



<p><strong>• Damiano Rocco Adelphighetti, com’è nato il progetto editoriale Adelphighetti?<br></strong>Il progetto è nato mentre ero a casa in quarantena a causa del Covid. Avendo molto tempo a disposizione mi sono chiesto perché non provare a realizzare una mia ossessione che avevo da tempo: dare una dignità letteraria superiore a delle opere comunemente ritenute commerciali.<br>Come percepiamo un oggetto culturale se gli diamo una maschera differente? Instagram mi è sembrata la piattaforma ideale per mostrare ad un pubblico quello che era solamente nella mia immaginazione.</p>



<p><strong>• Il primo approccio con un libro è come il primo incontro con una persona: colpiscono l’estetica, le forme, la particolarità. Ma fino a che punto è importante la copertina, il font, l’edizione e, più in generale, l’aspetto del libro rispetto al suo contenuto?</strong><br>Purtroppo (o per fortuna) come già Frate Indovino ci ha detto pochi giorni fa, “l’abito fa il monaco”.<br>L’indubbia qualità delle scelte editoriali di una casa editrice come Adelphi viene sempre valorizzata e portata al suo apice grazie a delle copertine ineccepibili: il libro diventa un oggetto fisico che vogliamo possedere. Accade però spesso che, attirati dall’ottima veste grafica di un libro, rimaniamo delusi dal contenuto, che non si rivela sempre all’altezza della forma. Viceversa, spesso ci stupiamo dell’incredibile bellezza di un romanzo che si celava dietro un’orribile copertina, come se la forma avesse tradito il contenuto, in questo caso.</p>



<p><strong>• Cosa accadrebbe se, invece, si rendesse “popolare” l’edizione di un libro considerato “d’élite”?<br></strong>Qui il discorso si complica: mentre la gabbia grafica e le scelte cromatiche di Adelphi sono diventate iconiche, immutate nel tempo per cui “immortali” e garanzia di qualità di ciò che troveremo dentro le pagine, per il romanzo commerciale non ci sono confini e riferimenti fissi nell’immaginario collettivo e quindi trattare la copertina di un Nabokov scrivendo il titolo in un font pacchiano e abbinarlo a una fotografia sciatta sarebbe troppo arbitrario e aperto a mille altre interpretazioni o rivisitazioni in chiave “popolare”. Diciamo che non c’è un canone del brutto quanto c’è per il bello, cosa che ho trovato manifestato perfettamente nel format Adelphi.</p>



<p>•<strong> Perché la scelta di mantenere l’anonimato? Con il vostro progetto volete “riabilitare una certa letteratura snobbata” (cit.), l’anonimato, per certi versi, non potrebbe sembrare un controsenso?</strong><br>Per me deve parlare l’opera d’arte, il concetto, non sono interessato a rivelare la mia identità perché ritengo che i social siano già saturi di persone che fanno della loro immagine un brand.<br>Oltretutto ho sempre trovato affascinante e stimolante per l’immaginazione (come nei casi di Ferrante o Banksy) quell’alone di mistero che circonda un artista.</p>



<p>• <strong>Qual è in assoluto il libro che ha sempre desiderato leggere, ma che si vergognava di acquistare?</strong><br>Questa risposta non posso darvela. Dopotutto sono il prototipo dell’adelphighetto…</p>



<p>• <strong>Ora che è nata Adelphighetti, ha soddisfatto il suo guilty pleasure?</strong><br>Non del tutto.</p>



<p>• <strong>Possiamo avere un’anticipazione sulle prossime uscite di Adelphighetti?</strong><br>Vi posso dire in esclusiva che abbiamo messo le mani su una collana di libri per l’infanzia. Sarà una svolta per la nostra casa editrice immaginaria: finalmente potremmo andare orgogliosi delle nostre letture che ci riportano bambini.</p>
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		<title>LA VITA ALTERNATIVA DISCONNESSA DAI SOCIAL NETWORK</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Denise Mele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2022 08:19:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BENESSERE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immaginiamo un mondo senza social network. Né facebook, né tantomeno instagram o whatsapp. Niente aggiornamenti quotidiani di notizie di ogni tipo, niente notifiche istantanee. Dimentichiamoci di influencers e delle loro foto posate o fintamente naturali, di pubblicità, di video ironici o di parodie, di animaletti e di meme. Si paleserebbe una nuova realtà; una vita totalmente diversa. È complicato solo ad immaginarla figuriamoci riabituarsi ad essa. Ecco perché è difficile credere alla possibile chiusura di facebook e instagram in Europa. [&#8230;]</p>
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<p>Immaginiamo un mondo senza social network. Né facebook, né tantomeno instagram o whatsapp. Niente aggiornamenti quotidiani di notizie di ogni tipo, niente notifiche istantanee. Dimentichiamoci di influencers e delle loro foto posate o fintamente naturali, di pubblicità, di video ironici o di parodie, di animaletti e di meme. Si paleserebbe una nuova realtà; una vita totalmente diversa. È complicato solo ad immaginarla figuriamoci riabituarsi ad essa. Ecco perché è difficile credere alla possibile chiusura di facebook e instagram in Europa. Eppure, per un problema di trasferimento di dati personali che non permetterebbe il flusso tra Europa ed America bisogna pensare anche a questa eventuale ipotesi e quindi ad un eventuale piano B. </p>



<p>Bisognerebbe abituarsi ad un uso completamente differente del cellulare ed a sostituire i messaggi vocali con le chiamate, le chat con gli sms e magari riprendere a fare gli squilli telefonici. Inizieremmo a partecipare ad ogni conferenza o evento che ci interessa esclusivamente dal vivo senza sentire la necessità di fare foto e video senza sosta non potendoli “postare” nelle stories instagram o su facebook. Ci limiteremmo a gustare un buon piatto o a vivere un’esperienza a 360 gradi invece di controllare visualizzazioni o rispondere alle reazioni delle nostre foto (neanche fossimo dei fotoreporter). Non saremmo continuamente bombardati da pubblicità di aziende o dalle promozioni di influencer con i loro codici sconto. </p>



<p>Riabituarsi ad un mondo senza social è complicato anche per le aziende che dovrebbero cambiare modo di comunicare e sponsorizzare i loro prodotti. Tuttavia esiste già una famosa azienda cosmetica che ha scelto di sbarazzarsi dei social e delle molte opportunità di vendita. Da alcuni mesi il gruppo britannico Lush ha dato addio ai social in quanto preoccupati dei gravi effetti sulla salute che essi producono, una scelta etica che si sposa con l’approccio sostenibile da sempre sostenuto. </p>



<p>Anche molti vip e star internazionali fanno a meno dei social. La lista è molto lunga e le loro motivazioni sono varie. Emma Stone si tiene alla larga da Instagram poichè a suo dire mostrerebbe l&#8217;apparente perfezione della vita delle celebrità che invece non è esente da difficoltà e problemi. Jennifer Lawrence, un&#8217;altra attrice premio Oscar non ha un account instagram in quanto non riuscirebbe a starci dietro. Bradley Cooper pensa che perderebbe credibilità agli occhi degli spettatori se si conoscesse molto della sua vita fuori dal set. Infine George Clooney non usa i social per timore di disastri virali. </p>



<p>La loro è la dimostrazione che si può stare disconnessi dai social, vivere la propria vita e continuare la propria carriera senza presenziare su ogni piattaforma social. Ma quanti di noi farebbero a meno dei social rinunciando ad essere sempre aggiornati su tutto e rinunciando ad un breve istante di gratificazione per un like o un commento di qualcuno che ci piace o stimiamo?! Di sicuro vivere senza social al giorno d&#8217;oggi significa essere fuori dal mondo, ma disconnettersi per brevi o lunghi periodi può essere davvero benefico per vivere pienamente la realtà che ci sta intorno e godere delle piccole cose che sempre più spesso passano in secondo piano dietro lo schermo di uno smartphone.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Perché ci piace l&#8217;astrologia?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jan 2022 07:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ASTRI]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INTERESSI]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNET]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;umile opinione di una Gemelli ascendente Cancro Guardare le stelle per cercare direzione e senso nella vita terrena è una consuetudine dell’essere umano da sempre. Nei secoli culture antiche, anche geograficamente distanti, hanno voluto ipotizzare come gli astri osservati potessero influenzare comportamenti collettivi e individuali. In un approccio consapevolmente antiscientista, guardare le stelle è diventato un modo per riconoscere noi stessi e trovare orientamento e guida quando la logica non bastava. Solo in seguito, con l’astronomia, quindi studiando la fisica, [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center">L&#8217;umile opinione di una Gemelli ascendente Cancro </h2>



<p class="has-drop-cap">Guardare le stelle per cercare direzione e senso nella vita terrena è una consuetudine dell’essere umano da sempre. Nei secoli culture antiche, anche geograficamente distanti, hanno voluto ipotizzare come gli astri osservati potessero influenzare comportamenti collettivi e individuali. In un approccio consapevolmente antiscientista, guardare le stelle è diventato un modo per riconoscere noi stessi e trovare orientamento e guida quando la logica non bastava. </p>



<p>Solo in seguito, con l’astronomia, quindi studiando la fisica, chimica e il comportamento dei corpi celesti abbiamo dato un volto e una spiegazione materiale a quelli che in precedenza erano fenomeni inspiegabili associati a divinità o entità immortali. Tuttavia, il fascino verso un approccio antiscientista non è mai sfiorito e che l’interesse per l’astrologia duri indenne ai giorni nostri – anche in forma di Paolo Fox – dice tanto di noi.</p>



<p>Recentemente, infatti, sembra che sia tornato di moda guardare ai dodici segni zodiacali e identificarsi nel proprio tramite meme, grafiche, campagne marketing accattivanti. Il modo in cui i pianeti ci influenzano è un tema che affascina da sempre e l’astrologia, per questo, è da sempre ben inserita nella nostra cultura. La ritroviamo anche in prodotti per bambini: come la saga di Sailor Moon, il cartone animato che ha come protagoniste guerriere magiche che si identificano in un pianeta del sistema solare. Una delle ultime serie di Netflix italiane “Guida astrologica per cuori infranti” cavalca la moda in modo leggero e romantico senza prendersi sul serio e perfino le app d’incontri hanno inserito la possibilità di aggiungere il proprio segno zodiacale al profilo.</p>



<p>Nonostante oroscopi e tema natale siano solo una parte di quella che è una (consapevole) non-scienza, è chiaro che molti pongano tante speranze e curiosità nel vedere come si posizionino i pianeti il giorno della propria nascita e come questi influenzino ogni aspetto della propria vita. Ma perché?</p>



<p>Le crisi economiche, gli effetti del cambiamento climatico, le diseguaglianze sociali hanno fatto mettere in discussione l’intero sistema in cui viviamo, portandoci a cercare nuove direzioni, con bussole meno istituzionali e che fossero riconducibili a valori antichi e millenari. Non è un mistero che la generazione dei millennial viva nel periodo storico più difficile: ogni mezzo e circostanza rimanda a un senso di inadeguatezza che fa sentire, anche in ambito lavorativo, come fosse troppo presto o troppo tardi per tutto. Sotto la stessa circostanza abbiamo assistito al ritorno in auge di prodotti d’intrattenimento “vintage” o con richiami al passato, rispettivi esempi sono serie televisive come Friends e Stranger Things.</p>



<p>La pandemia ha dato il colpo di grazia. La sensazione generale è che la struttura economica e sociale corrente sia estremamente fragile e che l’intrattenersi con materie che non hanno basi scientifiche riconosciute sia forma d’intrattenimento e insieme un modo per trovare definizione e forma a una vita incerta che non dà gli strumenti per farci comprendere chi siamo e cosa realmente ci piace, troppo impegnati a seguire le mode dettate dal consumismo e a barcamenarci tra lavori precari che si mangiano il tempo libero che dovrebbe essere dedicato allo sviluppo personale. All’improvviso diventa tutto estremamente semplice e divertente: sono Acquario quindi la mia indole è artistica e solitaria, sono Toro quindi mi piacciono le relazioni stabili e lunghe. In questo fa gioco anche l’effetto Forer, che spinge l’individuo a identificarsi in profili e descrizioni costituite di frasi generiche e astratte. Si tratta sempre, comunque, d’immaginazione. </p>



<p>La reazione opposta a questo interesse è infatti incredibilmente ostile, dimenticando un aspetto molto importante: <strong><em>l’astrologia è divertente</em></strong>.</p>



<p>Per quanto è diventato pericoloso parlare di argomenti che la scienza volutamente rifuggono, specie negli ultimi tempi con la nascita di movimenti novax o in generale scettici verso la medicina e la scienza, si tratta di ambiti da approcciare con gioco e spirito di condivisione. Come letteratura e arte non hanno finalità pratiche nella nostra vita se non arricchire la nostra anima, l’astrologia è diventata il modo in cui, fingendo di identificarci in qualcosa, ci costringiamo a leggere noi stessi e guardare ai nostri comportamenti (e alle conseguenze che ne derivano) con criticità, per migliorare il modo in cui comunichiamo e ci presentiamo al prossimo. </p>



<p>Quindi no, non vuol dire che giustificheremo la tua maleducazione perché sei Scorpione, spiace.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Cos&#8217;è il Whamageddon?</title>
		<link>https://ventiblog.com/cose-il-whamageddon/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jan 2022 06:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ascolti Last Christmas e muori (no, non veramente) Era una tranquilla serata di dicembre, mancava una settimana a Natale e conversavo allegramente con amici, quando poche note familiari giungono alle mie orecchie. Orecchie che fanno penetrare il ritmo nel mio subconscio e mi portano addirittura a canticchiare. Riconosco le note, il testo, l’artista e boom!, è finita. Una smorfia di orrore mi si dipinge sul viso, un rantolio disperato proveniente dalla gola fa rendere conto alle persone in mia – [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center">Ascolti Last Christmas e muori (no, non veramente)</h2>



<p class="has-drop-cap">Era una tranquilla serata di dicembre, mancava una settimana a Natale e conversavo allegramente con amici, quando poche note familiari giungono alle mie orecchie. Orecchie che fanno penetrare il ritmo nel mio subconscio e mi portano addirittura a canticchiare. Riconosco le note, il testo, l’artista e boom!, è finita. Una smorfia di orrore mi si dipinge sul viso, un rantolio disperato proveniente dalla gola fa rendere conto alle persone in mia – sventurata – compagnia che è successo qualcosa di terribile. </p>



<p>Chiara, tutto bene? &lt;&lt;No!&gt;&gt; urlo &lt;&lt;<strong>Ho perso il Whamageddon</strong>&gt;&gt;.</p>



<p>Mi arrivano dei comprensibili sguardi confusi, d’altronde queste “cose dell’internet” le “conosco solo io”; quindi, eccomi a spiegare la sfida del web che vive e prospera da dieci anni e ha avuto il suo picco di notorietà nel 2018 e vede coinvolta la canzone Last Christmas.</p>



<p>Cos’è il Whamageddon?</p>



<p>Nato nel 2010 sul forum GTPlanet, il Whamageddon è un gioco nato online che coinvolge gli utenti a concorrere per una gloria fittizia ma fonte di grande soddisfazione: nei primi ventiquattro giorni di dicembre, infatti, fino alla mezzanotte della Vigilia, non bisogna ascoltare l&#8217;iconica canzone natalizia del gruppo musicale. Il grado di difficoltà è abbastanza elevato, non ricordo un anno in cui Last Christmas non fosse messo nelle prime cinque tracce di qualunque playlist natalizia ed è proprio qui che sta l’adrenalina e il brivido. L’unica salvezza consiste nell’evitare le stazioni radio il più possibile, circumnavigare i luoghi pubblici con musica natalizia in filodiffusione, tenendo a mente che in caso si ascolti il pezzo si è salvi solo se si tratta di un remix o di una cover. </p>



<p>Se, invece, per qualche infausta ragione si ascolta il pezzo originale e la voce flautata di George Michael ha raggiunto le tue orecchie con consapevolezza prima del termine, la sfida è persa e devi condividere la tua sconfitta sui social usando #Whamageddon. Come d’altronde ho dovuto fare io. </p>



<p>Niente paura, però, c’è sempre l’anno prossimo.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>I nativi digitali vanno protetti dal mondo digitale</title>
		<link>https://ventiblog.com/i-nativi-digitali-vanno-protetti-dal-mondo-digitale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Oct 2021 17:28:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nascere in pieno boom dei social network e crescere in un mondo digitalizzato non assicura che la generazione z sappia districarsi tra i pericoli e i rischi che cela il web. Il Movimento Etico Digitale “Social Warning” lo sa bene e da anni si occupa si sensibilizzare sul tema, soprattutto visto il crescente uso dei social come mezzo di comunicazione per i ragazzi, che dalla concezione di svago e intrattenimento sono stati costretti dalla pandemia a renderlo cruciale per le [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Nascere in pieno boom dei social network e crescere in un mondo digitalizzato non assicura che la generazione z sappia districarsi tra i pericoli e i rischi che cela il web. Il Movimento Etico Digitale “Social Warning” lo sa bene e da anni si occupa si sensibilizzare sul tema, soprattutto visto il crescente uso dei social come mezzo di comunicazione per i ragazzi, che dalla concezione di svago e intrattenimento sono stati costretti dalla pandemia a renderlo cruciale per le interazioni scolastiche e lavorative, accelerando il bisogno di fare molta attenzione alla propria identità digitale. Un passaggio che a livello legislativo non può passare inosservato, specie visto il debole e ritardatario pugno duro delle istituzioni verso i rischi concreti dell’online.</p>



<p>Si tratta di una generazione sottovalutata, quella dei gen z. Bistrattati, considerati “gretini” e superficiali, fanno fatica a farsi prendere sul serio, ma per un occhio più anziano che sa realmente comprendere in che mondo ci troviamo non è difficile riconoscere le complessità e l’apertura mentale di quella che è la prima generazione che ha accesso a tutto e &#8211; soprattutto &#8211; è in grado di non farsi sopraffare dalle mode e insistere su ciò che è individuo e ciò che è importante per la comunità.</p>



<p>Da un’analisi condotta dall’Osservatorio Scientifico della no profit Movimento Etico Digitale, fondata dall&#8217;esperto di digital e Generazione Z Davide Dal Maso, è emerso che i ragazzi tra 11 e 18 anni sono consapevoli di tematiche sociali profonde e capillari e usano il web per contrastarle. Non è raro vederli fare attivismo contro il gender gap, il razzismo e l’omofobia, eppure manca ancora qualche passaggio per renderli cittadini digitali consapevoli.</p>



<p>Tramite due eventi che si sono tenuti nel weekend, la no profit ha chiesto l’istituzione della Giornata Europea sulla Cittadinanza Digitale. In un primo evento dedicato, patrocinato dal Ministro per le disabilità, che si è tenuto a Roma, sono scesi in campo settanta giovani opinion leader esperti di educazione digitale provenienti da 12 Paesi dell’Unione Europea. Inoltre, sempre nella giornata di venerdì, migliaia di studenti italiani sono stati coinvolti in una “lezione di cittadinanza digitale” sulla piattaforma Twitch dell’Associazione con influencer come Muciaccia di Art Attack.</p>



<p>Twitch è una piattaforma di streaming in diretta che sta facilmente soppiantando Youtube, grazie a una policy su monetizzazione e sulla censura dei contenuti che rende più semplice rispetto al vecchio “broadcast yourself” organizzare dirette e, soprattutto, rivolgersi ai giovani in questione, che usano ormai con costanza il sito da un paio d’anni. Quando emergono nuove “piazze” online è facile che arrivino i più giovani a flotte per invadere gli spazi, seguendo magari il loro content creator di riferimento. È importante quindi che l’azione congiunta per fornire l’educazione digitale necessaria sia accompagnata a una conoscenza approfondita dei mezzi da usare e delle community da coinvolgere. Il doppio evento in presenza e online, oltre a rappresentare il modo in cui il mondo si sta muovendo post-covid (se di post si può parlare) cercando di trarre il meglio dalle due realtà.</p>



<p>Anche la presenza di Giovanni Muciaccia, prima storico conduttore di Art Attack, ritrovato influencer e aderente al Movimento, rappresenta appieno la congiunzione tra millennial e generazione z, uniti in nome di un web che sappia accogliere tutt* e tutelare allo stesso tempo.</p>



<p>Con i due eventi è stata lanciata la campagna #CittadiniDigitali per raccontare l’importanza di portare l’educazione civica digitale e le opportunità di inclusione sociale che questa offre, nelle scuole di tutta Europa. D’altronde, la Giornata da istituire coprirebbe tematiche fondamentali che, ad oggi, è impossibile ignorare in un mondo ormai sempre più digital, specie considerando quanto il cambiamento sia arrivato a crescente velocità in quella direzione. Non c’è tempo e non deve esistere più un luogo selvaggio, costruiamoci il nostro quartiere e lasciamo che i ragazzi crescano al sicuro nelle loro strade, consapevoli e con doppia cittadinanza.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Il femminismo è roba da terroni</title>
		<link>https://ventiblog.com/il-femminismo-e-roba-da-terroni/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/il-femminismo-e-roba-da-terroni/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNET]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Claudia Fauzia: La Malafimmina che lotta per i diritti delle donne del sud Italia Claudia Fauzia è “La malafimmina” che tramite i suoi profili social parla ogni giorno di femminismo e questione meridionale, due argomenti apparentemente lontani che possono davvero fare la differenza per le donne del sud Italia. Quando le chiedo perché abbia scelto il nome “La malafimmina”, mi dice in siciliano: “Bona fimmina è chidda ca &#8216;un parra&#8230;e io bona fimmina &#8216;un ci pozzu esseri” Perché [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2>Intervista a Claudia Fauzia: La Malafimmina che lotta per i diritti delle donne del sud Italia</h2>



<p class="has-drop-cap">Claudia Fauzia è “La malafimmina” che tramite i suoi profili social parla ogni giorno di femminismo e questione meridionale, due argomenti apparentemente lontani che possono davvero fare la differenza per le donne del sud Italia. Quando le chiedo perché abbia scelto il nome “La malafimmina”, mi dice in siciliano: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default"><p>“<em>Bona fimmina è chidda ca &#8216;un parra&#8230;e io bona fimmina &#8216;un ci pozzu esseri</em>”</p></blockquote>



<p>Perché stare in silenzio a subire la cultura patriarcale non è più possibile per moltissime donne del Sud, le cui condizioni sanitarie, lavorative e sociali richiedono una presa di posizione immediata e capillare, da parte della comunità e delle istituzioni stesse. Gli ultimi tempi hanno reso evidente che non si può parlare di un approccio femminista omogeneo e unitario quando si tratta del meridione. Il percorso di studi seguito da Claudia le ha permesso di avere una prospettiva più ampia e completa del movimento femminista e, a tal proposito, racconta della sua formazione: “<em>Sono nata e cresciuta a Palermo fino ai 18 anni, in seguito ho fatto la mia prima esperienza all’estero in Colombia grazie al progetto Intercultura. Progetto che mi ha portato poi sempre lontano dalla mia città, ispirandomi a fare sempre più esperienze fuori dall’Italia. Dopo la triennale, ho iniziato a frequentare la magistrale sugli Studi di genere a Bologna, per poi concluderla a Granada. Frequentavo ancora quando è iniziata la pandemia, per cui ho deciso di tornare in Sicilia e laurearmi online, come molti. Una volta tornata, ho deciso di rimanere a Palermo e occuparmi del progetto <strong><a href="https://linktr.ee/lamalafimmina">La malafimmina</a></strong></em>.”</p>



<p>Le esperienze a contatto con diversi Paesi non le hanno fatto dimenticare le sue origini, anzi le ha permesso di vederne bene le ingiustizie, ma anche il grande potenziale. “<em>Tornata in Sicilia, ho notato una situazione differente rispetto al contesto bolognese e spagnolo. In particolare, il movimento femminista bolognese, per quanto fosse legato alle lotte operaie e quindi alla questione classista, sentivo che non dava la stessa rilevanza alla questione meridionale</em>.”</p>



<p>Dopo l’episodio che ha visto l’influencer “economista”<strong> Imen Jane</strong>, lombarda, trattare con classismo e sufficienza la forza lavoro di Palermo con cui si interfacciava, pubblicando sul suo seguitissimo profilo Instagram i “consigli” che l’amica <strong>Francesca Mapelli</strong> dispensava incurante del contesto socio-economico del luogo, su internet non si sono sprecate le voci oltraggiate. </p>



<p>Per prima, la voce di La malafimmina, che ha colto l’occasione per non indirizzare una campagna d’odio contro il personaggio web, ma per educare sul problema dell’anti-meriodionalismo, ad oggi ancora estremamente sottovalutato. “<em>Ho parlato dell’argomento di recente con Officina Femminista, un gruppo femminista casertano, in una assemblea virtuale dal nome “Femminismo terrone”. Sul profilo Instagram è possibile trovare le motivazioni di questo incontro, ossia che sono tuttз figliз di una questione meridionale che porta con sé tutte le precarietà e differenze sociali, a partire dalle possibilità di accesso alla cultura e al lavoro.</em>&#8220;</p>



<p>“<em>Al Sud ci sono molte realtà che fanno tanto per il territorio e per le donne, ma volevo impegnarmi per far emergere la voce di quest’isola dal punto di vista femminista, perché il lavoro – anche istituzionale – che quelle realtà portavano avanti rimaneva spesso chiuso tra le mura di una città o, peggio, di un quartiere</em>”.</p>



<p>A tal proposito, per Claudia Fauzia, il cui femminismo intersezionale vuole vedere ogni individuo partecipare e contribuire alla realizzazione di un mondo più equo per tuttз, le iniziative da portare avanti in tal senso sono due: “<em>Serve che ci sia iniziativa istituzionale, ossia richiedere servizi efficienti, creare condizioni lavorative eque e soprattutto migliorare i servizi sanitari rivolti alle donne. La seconda iniziativa riguarda, invece, l’attivismo femminista: serve che si crei una rete tra persone e gruppi che si occupano di diritti civili e sociali, per formare un vero e proprio gruppo di pressione politica. Solo in questo modo potremmo davvero cambiare le cose e io mi sto già attivando per farlo nella mia terra, contattando gruppi femministi e dando loro più eco possibile</em>.”</p>
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