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	<title>Rocco Stirparo &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>L’Odissea del rientro a casa per gli italiani all’estero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocco Stirparo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 05:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’Odissea è uno dei miei classici preferiti. Ulisse, dopo una lunga ed estenuante guerra, vorrebbe semplicemente rientrare a casa. Quella che dovrebbe essere la parte più facile di una guerra vinta, si trasforma in realtà in una incredibile avventura. Ulisse, soltanto dopo mille vicissitudini, senza sapere quando arriva, riesce a tornare a casa. E la cosa più strana è che lui non sa cosa troverà a casa o cosa aspettarsi. Da Italiano all’estero, posso assicurarvi che il nostro rientro a [&#8230;]</p>
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<p>L’Odissea è uno dei miei classici preferiti. Ulisse, dopo una lunga ed estenuante guerra, vorrebbe semplicemente rientrare a casa. Quella che dovrebbe essere la parte più facile di una guerra vinta, si trasforma in realtà in una incredibile avventura. Ulisse, soltanto dopo mille vicissitudini, senza sapere quando arriva, riesce a tornare a casa. E la cosa più strana è che lui non sa cosa troverà a casa o cosa aspettarsi.</p>



<p>Da Italiano all’estero, posso assicurarvi che il nostro rientro a casa ha delle sfumature simili. Meno avventurose sicuramente, ma altrettanto frustranti e spaventose sotto certi versi. Dopo aver vissuto una lunga ed estenuante pandemia, spesso senza mai rientrare a casa per evitare di favorire il contagio di un virus infame, anche i ragazzi italiani all’estero provano a rientrare a casa. </p>



<p>Gli dèi, che nel nostro caso sono gli scienziati, hanno finalmente calmato le acque, grazie ai vaccini ed alle precauzioni prese questi mesi. Finalmente si può tornare, o quasi. I venti sono favorevoli, o per meglio dire “non-contrari”. Bisogna approfittarne. <br>Innanzitutto, c’è la pianificazione del ritorno a casa. Si iniziano a studiare le misure richieste dalla nazione in cui si è ospiti, oltre a quelle domandate dall’Italia. Per quanto possa sembrare una cosa scontata, sappiate che non è così. Ogni nazione ha le sue regole e le sue richieste. Ogni regola è provvisoria, e può cambiare. Ad esempio, in questo momento per entrare in Italia è obbligato Passenger Locator Form digitale (dPLF) europeo, un tampone negativo entro 48 ore dalla partenza oppure il green pass. <br>Anche qui sorgono i problemi. L’Italia è l’unica nazione che considerava, come regole per ottenere il green pass, una sola dose di vaccino. Per il resto dell’Europa, non funziona così. Penso e spero che l’Italia si allinei presto alla più logica richiesta europea. <br>Una volta capito tutto, o comunque accettato il fatto che le regole sono una gran confusione, bisogna comprare il biglietto aereo. Dovete sapere che in tempi di COVID-19, la data del biglietto indica, ma non determina, quando dovresti partire. Dei molti viaggi a cui ho assistito in queste settimane, una gran parte viene spostata in maniera imprevedibile dalle compagnie aeree. A volte di ore, a volte di mezza giornata. Di per sé, questo non sembrerebbe un enorme problema, ma dovete sentire il prossimo punto. <br>Il punto tre è la preparazione al viaggio. Per entrare in Italia, ad esempio, serve un “tampone negativo” entro 48 ore. Questo significa che idealmente dovreste fare il tampone quanto più prossimi alla partenza, ma dando il tempo ai laboratori di darti un risultato, che mediamente hanno bisogno di almeno un giorno. Questo vi fa capire quanto sia problematico un semplice “scalo”, oppure l’imprevista “modifica” di un volo. </p>



<p>Una volta organizzato voli, appuntamenti per i tamponi e tutto, bisogna “incrociare le dita”. Ogni settimana, infatti, cambiano le regole su quarantene, documenti richiesti, etc. E, sia chiaro, non è un modo di dire. È esattamente così. Ogni settimana, a seconda dei casi della nazione di provenienza e della regione di arrivo, cambiano le regole. C’è una mappa europea, per chi non lo sapesse, con ogni regione “colorata”. E vi assicuro che i colori non sono quelli che conosciamo in Italia. Spesso, quelle che in Italia erano regioni gialle, per l’Europa erano rosse. È una gran confusione e, una volta partiti, quello che vi aspetta al ritorno lo saprete solo strada facendo. <br>Appena arrivati in Italia, a casa, ecco che la nostalgia poi si trasforma in paura. Alcune delle attività che dovevano nascere son bloccate, altri negozi o ristoranti storici rischiano la chiusura. Non si respira una bella aria, e non per colpa della mascherina.</p>



<p>Eppure, per noi è come per Ulisse. Nonostante lui fosse tornato a casa dopo mille problemi, nonostante avesse trovato addirittura gli estranei a far da padroni nella propria dimora, la casa è sempre la casa. <br>Ad aspettarci, ci sono anche i regali di Natale che non abbiamo aperto, gli abbracci che non ci siamo dati, le lasagne, il mare. <br>È un’odissea, ma ne vale la pena. Perché mai come in questi momenti, ci meritiamo tutti un po’ di casa, un po’ di famiglia.</p>



<p><em>Già pubblicato su L&#8217;Altravoce dei Ventenni-Quotidiano del Sud 13/07/2021</em></p>
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		<title>Spedizioni spaziali: lusso o necessità?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocco Stirparo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2021 04:13:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche settimana fa, l’agenzia spaziale americana NASA ha annunciato in modo euforico l’atterraggio del rover spaziale “perseverance” su Marte. Una missione spaziale preparata da tempo, e che ha richiesto investimenti pari a circa 2,7 miliardi di dollari. Lo scopo della missione è cercare prove di possibili microrganismi ancestrali del pianeta rosso, quando aveva l’acqua, ed anche di testare la produzione di ossigeno per pianificare una futura colonizzazione umana. Missioni così ambiziose da sembrare un film di fantascienza. Le immagini dei [&#8230;]</p>
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<p>Qualche settimana fa, l’agenzia spaziale americana NASA ha annunciato in modo euforico l’atterraggio del rover spaziale “<em>perseverance</em>” su Marte. Una missione spaziale preparata da tempo, e che ha richiesto investimenti pari a circa 2,7 miliardi di dollari. Lo scopo della missione è cercare prove di possibili microrganismi ancestrali del pianeta rosso, quando aveva l’acqua, ed anche di testare la produzione di ossigeno per pianificare una futura colonizzazione umana. Missioni così ambiziose da sembrare un film di fantascienza.</p>



<p>Le immagini dei ricercatori e degli ingegneri esultanti all’atterraggio di “<em>perseverance</em>” hanno fatto il giro del mondo, contrastando i numeri di una pandemia che ancora non si accenna a fermare.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>Ma un problema è giusto porselo: possiamo permetterci il lusso di spedire missioni spaziali?</p></blockquote>



<p>I dubbi sono fondati, vista la crisi economica globale, con la disoccupazione alle stelle e moltissimi lavoratori costretti al lastrico a causa delle chiusure.</p>



<p>É utile, ed etico, spendere quasi 3 miliardi di dollari per mandare un rover su Marte?</p>



<p>La risposta breve è sì. E ci sono tre motivi a supporto della mia risposta.</p>



<p>Il primo motivo è che, al di la del numero assoluto, le cifre investite nelle missioni spaziali sono abbordabili più di quel che si potrebbe pensare. I 2,7 miliardi investiti per la missione spaziale <em>perseverance</em> sono diluiti negli anni in cui la missione si svolge. Basti pensare che l’Italia da sola riceverà 222 miliardi di recovery fund per il 2021, circa il costo di 100 missioni spaziali. E missioni spaziali di questa portata possono essere svolte anche dall’intera Unione Europea, e non da un solo paese, dividendo quindi i costi. Soldi che porterebbero lavoro per persone altamente qualificate, aiutando anche a trattenere i talenti.</p>



<p>Il secondo motivo è che moltissime delle tecnologie che ci stanno aiutando, anche in questa pandemia, sono frutto proprio delle ricerche “spaziali”. Pensiamo ai satelliti per comunicare in tempo reale, ad esempio. La pandemia di Influenza Spagnola, una malattia simile al COVID-19, causò molte più vittime anche per le difficoltà di comunicare in tempo reale e di informarsi cosí velocemente. E questo è solo un esempio delle svariate tecnologie che le varie missioni spaziali ci hanno fornito.</p>



<p>Il terzo motivo è questo tipo di investimenti e ricerche ci possono aiutare a prepararci ai futuri problemi globali. Sappiamo che non possiamo prevedere tutte le future crisi, ma proprio per questo occorre continuare a fare ricerca. COVID-19 è stata una crisi a 360 gradi, non solo sanitaria. La produzione massiccia di vaccini, il lavoro telematico ed altre soluzioni adottate in questa crisi dimostrano come l’innovazione deve avvenire continuamente in tutti i settori, senza esclusioni. Ben vengano spedizioni spaziali, ricerche mediche, ambientali, sociali e così via.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>A conti fatti, non vi è alcun motivo per non investire in missioni spaziali, o nel progresso scientifico in generale. </p></blockquote>



<p>Sono investimenti a lungo termine, ma il cui ritorno è garantito. Ed è proprio in questo momento di crisi che bisogna ricordarsi cosa ci sta portando fuori. Le missioni spaziali e le ricerche scientifiche sono un lusso che non possiamo permetterci. Non possiamo permetterci di non farle.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>La musica per Salvatore Maria Ruisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocco Stirparo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Mar 2021 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quattro chiacchiere sulla musica, tra amici Devo fare una premessa: conosco molto bene Salvatore Maria Ruisi. O, perlomeno, conosco la sua musica. Durante il periodo universitario, io studiavo spesso assieme ad Alessia, la ragazza che sarebbe diventata sua moglie. Alla fine del ripasso, riuscivamo spesso a sentire Salvatore suonare, anche alcuni pezzi di canzone che poi avrebbe sviluppato negli anni. Avete presente quei motivi che vi ricordano un periodo della vostra vita? Ecco, per me uno dei più bei periodi [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center">Quattro chiacchiere sulla musica, tra amici</h2>



<p>Devo fare una premessa: conosco molto bene Salvatore Maria Ruisi. O, perlomeno, conosco la sua musica.</p>



<p>Durante il periodo universitario, io studiavo spesso assieme ad Alessia, la ragazza che sarebbe diventata sua moglie. Alla fine del ripasso, riuscivamo spesso a sentire Salvatore suonare, anche alcuni pezzi di canzone che poi avrebbe sviluppato negli anni.</p>



<p>Avete presente quei motivi che vi ricordano un periodo della vostra vita?</p>



<p>Ecco, per me uno dei più bei periodi della mia lo ripercorro nella mia mente con le canzoni di Salvatore Maria Ruisi in sottofondo.</p>



<p><strong>Ciao Salvo, dai tempi dell’università alla vita da genitore: come è cambiato il tuo approccio alla musica? Riesci a “fare le prove” ancora a casa?</strong></p>



<p>Carissimo Rocco, ciao e grazie. Quanti bei ricordi all’università, a Pisa ho lasciato un pezzo del mio cuore. Ritorno spesso quando posso e tutto sembra rimasto uguale. Siamo noi a cambiare, ma nemmeno più di tanto. La voglia di scrivere e di raccontare è rimasta immutata e la musica come allora riempie le mie giornate in maniera profonda e a 360 gradi. Cambiano le forme e i contenuti ma l’approccio alla musica è sempre lo stesso, di infinita meraviglia e continua ricerca. Adesso ho una consapevolezza e una maturità diversa rispetto al periodo universitario, anche se, in certe cose, il mio essere infantile è sempre presente. A volte mi sembra di essere un coetaneo di mia figlia quando giochiamo assieme per ore intere e riesco a mettere da parte per un momento certi pensieri, responsabilità e progetti vari. Se da un lato adesso ho meno tempo, certi eventi della mia vita, crescendo, mi hanno comunque arricchito trovando così, tra le cose di ogni giorno, più spunti e più inspirazione rispetto a prima.</p>



<p>“<em>Niente non rimane niente</em>”, probabilmente non l’avrei mai potuta scrivere nel periodo dell’università. In merito alle prove, così come ai tempi dell’università cammino in casa sempre con la chitarra in mano, prima tra i libri e adesso tra i giocattoli. E anche questo non è cambiato. Il mio spazio lo trovo sempre e poi, quando devo suonare seriamente, mi isolo nel mio studio (saletta prove). Lì ho costruito il mio mondo, tra i miei strumenti, infiniti appunti ed è dove trascorro la maggior parte del tempo. In un angolo ho uno scatolone pieno di fogli e di vecchi scritti, alcuni risalenti proprio al periodo universitario.</p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img width="1024" height="683" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Sorriso-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-28409" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Sorriso-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Sorriso-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Sorriso-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Sorriso-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Sorriso-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Sorriso-480x320.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Sorriso-720x480.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Sorriso-1200x800.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Sorriso-750x500.jpg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Tu hai fatto un po’ il percorso “inverso”, concedimi la semplificazione, iniziando a suonare proprio nelle piazze e tra le persone mentre ora, invece, stai registrando. Ti piace più registrare? Vorresti tornare a suonare tra le persone (COVID, permettendo)?</strong></p>



<p>Tra le due cose preferisco assolutamente suonare live rispetto a registrare. Sono due mondi diversi, anche se parliamo sempre di musica. Al momento della scrittura di un brano lo immagino già su un palco per cantarlo tra la gente. Il fine è quello. Passare per lo studio prima dell’esibizione consente al brano di crescere e di trovare una forma più completa ma non è un passaggio obbligatorio. Lavorare in studio, inoltre richiede delle competenze e una formazione non indifferente ed è un lavoro che non riesco a svolgere da solo. Ho atteso il momento giusto, affidandomi a dei professionisti del settore che stimo molto e che hanno saputo dare alle mie canzoni quel quid in più, necessario, affinché possano far parte di un disco. I live sono emozioni che crescono e in continuo mutamento da un esibizione all’altra e poi c’è quella alchimia magica che lega l’artista al pubblico. Un disco è, invece, qualcosa di fisico, che rimane nel tempo sempre uguale e che racchiude quindi quelle emozioni con addosso il miglior vestito del momento.</p>



<p><strong>Nel momento in cui stiamo facendo questa intervista, c’è la settimana di Sanremo. Io so che tu hai partecipato e sei arrivato alla “finalissima”, per la selezione dei “giovani”. Puoi parlarci di piú di questa esperienza? Ti è stata utile, nonostante tutto?</strong></p>



<p>E’ stata un’esperienza incredibile e mi è stata moto utile per confrontarmi con una grande realtà, forse la più grande per il seguito che riesce a creare da sempre. Sono partito in punta di piedi, senza nessuna aspettativa, convinto di fare la mia parte e tornare subito a casa. Ma poi sono andato avanti; ad ogni step notavo come cresceva sempre più la percezione e la consapevolezza di me stesso e della mia musica. Gli apprezzamenti e quel consenso hanno finalmente sbloccato una maturità artistica che mi ha fatto capire che ero quel che facevo e che quel che facevo aveva un senso non più soltanto per me. Mi trovavo sulla giusta via, al posto giusto.</p>



<p>Poi sono andato a casa lo stesso, dopo essere arrivato in fondo alla finalissima ed essermi esibito al casinò di Sanremo, ad un passo dall’Ariston ma questa vicenda è un altro discorso che nulla ha a che fare con la musica. Anche questo fa parte dell’esperienza.</p>



<p>In questi giorni sto guardando Sanremo come sempre. Essere lì è il sogno di molti artisti e pensare di averlo accarezzato così da vicino non ti nego che mi mette addosso un po’ di malinconia. Allo stesso tempo però mi da una grande forza per continuare su quella via, spingermi aldilà di ciò che ho fatto. Sono ancora all’inizio del mio tutto, non ho ancora fatto niente e se esiste sempre un peggio esisterà anche un meglio. Quel meglio non sarà mai abbastanza e non mi potrà mai bastare.</p>



<p><strong>Nonostante tu sia un giovane, fai un genere molto diverso da quello della maggior parte dei cantanti giovani “moderni”. Ti hanno mai chiesto di cambiare stile (andando piú sul commerciale) e perché non lo hai mai fatto? O comunque, pensi che in un futuro, cambierai?</strong></p>



<p>Certo che me lo hanno detto, o comunque in maniera indiretta me lo hanno fatto capire. Poi io non mi sento giovane, a dire il vero sotto alcuni aspetti, sento di essere vecchio dentro. Ad esempio, forse sarà un fattore caratteriale, ancora non riesco a sfruttare al massimo la presenza sui social e sul web. Cosa fondamentale per un’artista. Mi piace ad esempio, ancora, scrivere sui fogli con la penna, piuttosto che al pc.</p>



<p>Saper smanettare sugli smartphone per un’artista, forse è importante tanto quanto smanettare su uno strumento musicale. Ma io scrivo canzoni solo perché ho qualcosa da dire e la voglio dire a modo mio e nel modo che più mi appartiene. Non ho smanie di successo o di emergere a tutti i costi e non sono quindi interessato a fare qualcosa che sia lontano da me. Sento la necessità di essere sincero, in primis, con me stesso per emozionarmi e per cercare di dare al meglio qualcosa agli altri. Non escludo, tuttavia, che in futuro possa esplorare nuove vie musicali o altre espressioni artistiche, se succederà non sarà, di certo, per seguire la moda del momento. Essere un cantautore, nel mondo della musica di oggi non è semplice, farsi ascoltare e avere la giusta attenzione è molto complicato non soltanto da chi ascolta musica ma anche da chi la musica la produce.</p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img width="1024" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Arancio-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-28410" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Arancio-1024x1024.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Arancio-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Arancio-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Arancio-1536x1536.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Arancio-2048x2048.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Arancio-125x125.jpg 125w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Arancio-750x750.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/03/Arancio-1200x1200.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Ti faccio una domanda un po’ più politica, se vogliamo. Rispondimi ovviamente come puoi: quanto contano le etichette e quanto la capacità artistica per avere successo, al giorno d’oggi?</strong></p>



<p>Politicamente parlando ho una naturale predisposizione a stare in qualsiasi contesto sempre all’opposizione. È più forte di me, quando tutti la pensano allo stesso modo o la via da seguire è sempre e soltanto una, rimanere in riga a fare la fila mi viene difficile. Anche nel sistema musica mi ritrovo a pensarla un po’ così. Rispondendo nel merito della domanda, credo che entrambe giochino un ruolo chiave nella carriera di un’artista. Senza capacità artistica chiaramente non si ha dove andare. Almeno questo è quello che istintivamente crediamo. Ma poi se ci guardiamo attorno e più a fondo vediamo che non è così e qui forse le etichette e ancora di più le major hanno qualche responsabilità. Il sistema musica riesce a creare personaggi/prodotti anche artisticamente non proprio eccelsi per arrivare ad un semplice risultato che è quello di vendere a discapito del talento e dei meriti. I talent ne sono un esempio lampante. L’arte, e di conseguenza gli artisti, diventano numeri da esibire, da raggiungere, da consultare perdendo di conseguenza il senso della bellezza, dello stupore, della meraviglia. Una volta gli artisti avevano la possibilità di crescere all’interno di una casa discografica e raggiungere il successo anche dopo tre quattro album. L’etichetta cullava e aspettava il fiorire di un’artista in erba. Oggi devi essere pronto, avere già il successo in tasca, anche che duri poco l’importante è sfruttarne la scia.</p>



<p>Quanti artisti abbiamo conosciuto negli ultimi anni che sono stati sulla cresta dell’onda, in cima ad ogni classifica, ospitati in ogni dove e poi scomparsi e caduti nel nulla?</p>



<p>I numeri, le visualizzazioni, i follower, hanno preso il sopravvento sulle parole, sui contenuti, sulla musica. Non è tutto cosi fortunatamente. Ancora c’è spazio, poco, ma c’è, per la bellezza e per vera musica, in ogni contesto, anche nei talent, per dire.</p>



<p>Se la capacità artistica è davvero grande non ci sono logiche di mercato o contesti che possano bloccare una carriera. Magari possono solo rallentarla ma se si è davvero bravi e capaci, se si persevera e si studia con costanza e infine non ci si arrende, prima o poi, qualcosa accadrà. Almeno voglio credere e sperare che sia così, non per me in quanto artista ma in quanto fruitore di musica.</p>



<p><strong>Ok, domanda conclusiva: cosa consiglieresti ai giovani che stanno iniziando questo percorso? Se potessi tornare indietro, cosa diresti al Salvatore Maria Ruisi di 10 anni fa?</strong></p>



<p>Direi di non arrendersi mai, di approfondire sempre di più e di non lasciare nulla al caso. Di ascoltare i consigli di chi è più navigato di te nel mondo musicale ma con coscienza critica, di non farsi guidare dai giudizi degli altri e di costruire il proprio mondo musicale passo dopo passo, senza la fretta di arrivare chissà dove. Nella musica non c’è un arrivo o una meta, c’è un percorso da vivere intensamente anche e soprattutto con sacrifici, dove ogni nota, ogni parola è una continua ricerca di se stessi. E noi non finiremo mai di conoscerci, perché la vita ci cambia e perdersi in questo presente che vola via non è un’impresa da tutti.</p>



<p><strong>Avevo promesso l’ultima, questa lo è davvero.</strong></p>



<p><strong>Prima di salutarci: cosa possiamo aspettarci dal futuro? Hai qualche programma che puoi condividere?</strong></p>



<p>Al momento sono in attesa di esordire con il mio primo album che uscirà in primavera. Nel frattempo in questo periodo di stasi, in piena pandemia ho scritto davvero tanto e sono mentalmente proiettato al secondo album. Però, come ho detto prima, passo dopo passo, con calma, adesso ho solo tanta voglia di ritornare a suonare tra la gente. Questo mi manca tantissimo.</p>



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<iframe title="Salvatore Maria Ruisi - Gocce" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/3_yqtvOPwrg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
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		<title>Nature Italy: il futuro della comunicazione scientifica in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocco Stirparo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2021 20:11:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INNOVAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A ottobre 2020 è nato Nature Italy che, come spiega il direttore Nicola Nosengo, nel primo editoriale di lancio, è “una nuova rivista digitale dedicata alla ricerca in Italia e alla comunità scientifica italiana. In doppia lingua, italiano e inglese, metterà in luce i risultati più interessanti e di maggiore impatto della scienza italiana, seguirà la politica della ricerca del Paese e offrirà a ricercatrici e ricercatori italiani una nuova piattaforma per dibattere e far sentire la loro voce.” Euforico [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">A ottobre 2020 è nato <a href="https://www.nature.com/natitaly">Nature Italy</a> che, come spiega il direttore Nicola Nosengo, nel primo <a href="https://www.nature.com/articles/d43978-020-00015-0">editoriale di lancio</a>, è “<em>una nuova rivista digitale <strong>dedicata alla ricerca in Italia e alla comunità scientifica italiana</strong>. In doppia lingua, italiano e inglese, metterà in luce i risultati più interessanti e di maggiore impatto della scienza italiana, seguirà la politica della ricerca del Paese e offrirà a ricercatrici e ricercatori italiani una nuova piattaforma per dibattere e far sentire la loro voce</em>.”</p>



<p>Euforico per la notizia, ho avuto l’opportunità di chiacchierare con Nicola Nosengo, che mi ha spiegato la storia di com’è nata questa rivista e di cosa ci possiamo aspettare da Nature Italy.</p>



<p>Sebbene possa sorprendere, il direttore ha una preparazione universitaria più umanistica che scientifica. “<em>Ho studiato comunicazione</em> – sorride, e poi precisa – <em>Il primo corso di comunicazione in Italia</em>”. Inizialmente si è occupato di altro, fin quando non ha intrapreso, “<em>quasi per caso</em>” &#8211; come sottolinea &#8211; un master di comunicazione della scienza. Da li in poi, ecco che inizia il suo percorso nel settore della comunicazione scientifica, fino ad arrivare alla prestigiosissima Nature e diventare l’editore di Nature Italy.</p>



<p><em>“Non penso la preparazione scientifica sia un ostacolo;<strong> Nature Italy parlerà di diversi ambiti</strong> ed anche se fossi un biotecnologo probabilmente non ne saprei di più di astrofisica</em>” ci scherza su. Difatti, in questi tempi in cui siamo sommersi da contenuti scientifici comunicati da virologi e professori, rigorosamente in camice, sembra quasi una rarità che un “comunicatore scientifico” divulghi scienza.</p>



<p><em>“È normale che i virologi dicano la loro sul “Coronavirus”, ma è importante anche avere una visione da ‘esterno’, da non esperto. Per la conoscenza e per l’atteggiamento critico. Spesso, proprio perché meno esperti, chiediamo ‘una domanda da ignorante in materia’. Sono delle domande spesso essenziali per i lettori, che mediamente non sono degli esperti in ogni materia</em>”.</p>



<p>Tornando a Nature Italy, bisogna sottolineare che l’Italia è la prima nazione europea, anzi occidentale, ad avere un suo ramo della rivista Nature. “<em>C’è un progetto di creare numerose riviste per i vari paesi. L’Italia è tra quelli che ha risposto meglio all’appello, per questo motivo è stata probabilmente il primo. Inoltre, Nature vorrebbe dare spazio a tutte le storie, e l’Italia ne ha avute molte</em>. <em>In primavera, partirà Nature Africa</em>.”</p>



<p>Nature ha già parlato dell’Italia numerose volte in passato. Ad esempio, riguardo il caso “<a href="https://www.nature.com/news/stem-cell-fiasco-must-be-stopped-1.14375">stamina</a>” oppure per i <a href="https://www.nature.com/news/italian-scientists-won-t-miss-departing-prime-minister-matteo-renzi-1.21139">bassi finanziamenti alla ricerca</a>. Il parere di una rivista così prestigiosa è importante, e Nicola, in quanto science writer, lo sa bene.</p>



<p>“<em>Sento molta responsabilità, che cerco di onorare, ma non voglio essere presuntuoso: sebbene il nome Nature sia importante, cè già ottima comunicazione scientifica (</em>vedi le Scienze<em>) in Italia. Noi cosa aggiungeremo? <strong>Questa idea fissa che ogni dichiarazione deve essere supportata da dati, seguendo i principi base del metodo scientifico</strong>.”</em></p>



<p>A questo punto, una volta chiarito cosa possiamo aspettarci da Nature Italy, l’ultima domanda è: chi potrà leggere (e scrivere) su questa nuova rivista?</p>



<p><em>“Il target principale sono tutte le persone interessate alla comunità scientifica italiana, considerando anche gli studenti, i politici, etc. Ovviamente, uno degli obiettivi è cercare di coinvolgere anche i ‘non ricercatori’. Noi scriviamo sempre con quel target in mente, raccontando la vita della ricerca in Italia (coi vari problemi)”.<br><br></em>Mentre per quanto riguarda chi scriverà su Nature, la rivista sarà più “aperta” di quel che pensiamo. <em>“Abbiamo iniziato da pochissimo, ma vorremmo ovviamente allagarci. L’anno prossimo, il progetto è di scrivere più frequentemente. Le porte sono apertissime ai giornalisti scientifici e Freelancer </em>(lo staff, per ora, è già completo<em>). Tuttavia, c’è un limite non indifferente: gli scritti devono essere in inglese, visto che il processo di correzione avviene in lingua anglosassone, e solo successivamente si passa alla traduzione</em>.”</p>



<p>Sebbene sia solo agli inizi, Nature Italy ha delle ottime premesse per diventare una delle principali riviste di divulgazione scientifica in Italia e non vediamo l’ora che entri a pieno regime.</p>
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		<title>Social Ban: The Good, The Bad and The Ugly</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocco Stirparo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jan 2021 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COFFEE BREAK]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[ban]]></category>
		<category><![CDATA[regulation]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A few weeks ago, Facebook and Twitter have banned from their platform the former USA President Donald Trump. This decision has been made after the “riots” caused by Trump&#8217;s speeches; therefore, social media decided to ban him in order to avoid “risks of further incitement to violence”. This has obviously created a huge discussion on the role of social media in the global political landscape. Let’s see together the three main points of this discussion, stressing what we might expect [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>A few weeks ago, <a href="https://www.washingtonpost.com/technology/2021/01/11/trump-banned-social-media/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Facebook and Twitter have banned</a> from their platform the former USA President Donald Trump. This decision has been made after the “<a href="http://ventiblog.com/white-privilege-in-the-us-the-capitol-riots/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">riots</a>” caused by Trump&#8217;s speeches; therefore, social media decided to ban him in order to avoid <a href="https://techcrunch.com/2021/01/08/why-twitter-banned-president-trump/?guccounter=1&amp;guce_referrer=aHR0cHM6Ly93d3cuZ29vZ2xlLmNvbS8&amp;guce_referrer_sig=AQAAAAaZqNacO1zak-V5QjeDmnWDyed1todJUPwgjFanzTC6ev1a-gtch5PaRFgpQMM6EDfiYm55uePWmmOXys0MpWV-meDRh-CmOprPdjRpuesqjCIWsIdIS9_im3KKlZA1iW-LYr0SoaRwnbyLHpmdEaP3nw6XRP7jJ-c5ykBsamST" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“risks of further incitement to violence”</a>.</p>



<p>This has obviously created a huge discussion on the role of social media in the global political landscape. Let’s see together the three main points of this discussion, stressing what we might expect from the future.</p>



<h2>The Good: The rules are equal for everyone</h2>



<p>Let’s make it straight: Social Media are acting within their power. When we register to a social network, we accept their rules (even if we don&#8217;t read them). </p>



<p>Every day, several users are banned and posts are removed. We are used to that. I am not suggesting that social media rules are perfect, they are what they are. But everyone who is not respecting them can be banned, even the former USA President. As a <a href="https://www.washingtonpost.com/technology/2021/01/11/trump-banned-social-media/">Twitter spokeswoman <g class="gr_ gr_9 gr-alert gr_gramm gr_inline_cards gr_disable_anim_appear Grammar replaceWithoutSep" id="9" data-gr-id="9">as</g> said</a>: “<em>We apply our rules impartially for all people on our service, regardless of background or political affiliation</em>”.</p>



<h2>The Bad: Emerging social networks might use different rules</h2>



<p>The main problem of the Social Media policies is that they are based not only on “what is legal”, but especially on what “pays more”. For example, you are not allowed to share a picture of a female breast, only of a male one in some social media (Facebook and Instagram) while in others you could share even pornography (Twitter). Those rules are just “preferences”. Therefore, new social media are now emerging (see Parler), trying to fill the gap that those political bans are creating. This means that people might be even more radical in their own opinions since they will probably be part of a social media where the same political ideas are allowed and shared.</p>



<h2>The Ugly: Private companies should not have such influence on the global communication</h2>



<p>Despite Social Network rules are completely legit and they may indeed decide what to establish for their users, the problem arises when most of the communication is running on social media, and sometimes is fakenews. Therefore, those private companies are basically deciding the rules of the global communication, influencing also the way we do politics. That is the ugliest part: communication should be unbiased and regulated by the authorities of each country. Not by private companies located elsewhere.</p>



<p>Trump’s social bans are only the symptoms of a much bigger problems. In the past, the information was free, but the rules for informing were clear and the same for all. Such information was indirectly controlled by the country (and therefore, from the people in a democracy) and the main players, the journalist, had to respect the law.</p>



<p>Nowadays, “social media” have been allowing everyone to communicate, but at the same <g class="gr_ gr_5 gr-alert gr_gramm gr_inline_cards gr_disable_anim_appear Punctuation only-ins replaceWithoutSep" id="5" data-gr-id="5">time</g> they have the power to decide their way. Politicians and legislators will have not only to make new rules but rather <em>common </em>since the internet is the most international and globalized place, which means rules must be also applied and coordinated among different countries. An alternative would be to make social media public, which can be easily followed by a nation that certifies its impartiality in applying the rules and not to engage in any surveillance activities.</p>



<p>Shortly, what I am saying is that we need a change in social media regulation before it is too late. Urgently.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="567" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/01/interaction-1233873_1920-1-1024x567.jpg" alt="" class="wp-image-26685" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/01/interaction-1233873_1920-1-1024x567.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/01/interaction-1233873_1920-1-300x166.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/01/interaction-1233873_1920-1-1536x851.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/01/interaction-1233873_1920-1-640x355.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/01/interaction-1233873_1920-1.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Il 2021 sarà l’anno della Scienza, ma non della ricerca (italiana)</title>
		<link>https://ventiblog.com/il-2021-sara-lanno-della-scienza-ma-non-della-ricerca-italiana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocco Stirparo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2021 19:21:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia sono già iniziate le vaccinazioni anti-COVID19 e da pochissimo è stato anche approvato un secondo vaccino. Tutto questo, in meno di un anno dall’inizio della pandemia, a certificare quanto la scienza, unita e finanziata, sia uno strumento importantissimo per vincere qualunque sfida.&#160; Ma le belle notizie, almeno per la ricerca italiana, sembrano finire qui. Poche settimane fa, il consiglio di ricerca europeo ha pubblicato i risultati del bando di investimento del 2020, dove assegnava 2 milioni di euro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/il-2021-sara-lanno-della-scienza-ma-non-della-ricerca-italiana/">Il 2021 sarà l’anno della Scienza, ma non della ricerca (italiana)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">In Italia sono <a href="https://app.powerbi.com/view?r=eyJrIjoiMzg4YmI5NDQtZDM5ZC00ZTIyLTgxN2MtOTBkMWM4MTUyYTg0IiwidCI6ImFmZDBhNzVjLTg2NzEtNGNjZS05MDYxLTJjYTBkOTJlNDIyZiIsImMiOjh9">già iniziate le vaccinazioni anti-COVID19</a> e da pochissimo è stato anche <a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2021/01/06/news/vaccini_ema_approva_moderna-281355228/?ref=RHTP-BH-I281217261-P8-S2-T1">approvato un secondo vaccino</a>. Tutto questo, in meno di un anno dall’inizio della pandemia, a certificare quanto la scienza, unita e finanziata, sia uno strumento importantissimo per vincere qualunque sfida.&nbsp;</p>



<p>Ma le belle notizie, almeno per la ricerca italiana, sembrano finire qui. Poche settimane fa, il consiglio di ricerca europeo ha pubblicato i risultati del bando di investimento del 2020, dove assegnava 2 milioni di euro di fondi di ricerca ai progetti “più meritevoli”. Gli italiani <a href="https://erc.europa.eu/sites/default/files/document/file/erc-2020-cog-statistics.pdf">hanno vinto più progetti di tutti, con ben 47 progetti selezionati</a>. Circa il doppio rispetto ai cugini francesi, inglesi o spagnoli. Mica male, questi ricercatori italiani.</p>



<p>Tuttavia, soltanto 17 dei ricercatori vincitori lavorano in Italia. Già, la stragrande maggioranza dei vincitori italiani lavora all’estero. L’Italia, a differenza degli italiani, è il fanalino di coda delle potenze europee. Il motivo per cui l’Italia, e non gli italiani, non riesca ad eccellere nella ricerca è noto a tutti: l’Italia non investe nella scienza. L’Italia investe soltanto lo 0,5% del PIL nella ricerca pubblica. Troppo poco, specie se rapportato a quanto investono Francia o Germania. Di recente, girano <a href="https://www.change.org/p/presidenza-del-consiglio-dei-ministri-governo-italiano-ripartiamo-con-il-pianoamaldi-per-la-ricerca-firma-per-il-raddoppio-degli-stanziamenti">appelli</a> per accogliere la proposta del fisico Amaldi, il cui <a href="https://www.linkiesta.it/2020/10/piano-amaldi-pianoamaldi-ricerca-investimento-fondi-europei-recovery-fund-ronchetti-fisica/">piano</a> vorrebbe spingere l’Italia a raggiungere la Germania negli investimenti alla ricerca nei prossimi 5 anni. Ebbene, nonostante l’arrivo massiccio di fondi in Italia (MES, Recovery fund, etc), <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/recovery-plan-sale-70percento-quota-investimenti-bonus-ridotti-30percento-ADgBmnBB">tra tutti i bonus, non si parla mai della ricerca</a>. Sia chiaro, non è un problema di questo governo, nessuno ha mai davvero aumentato i fondi alla ricerca.&nbsp;</p>



<p>La ricerca é un investimento sicuro, basti vedere quanti brevetti vengono creati in Germania ed in Italia. La ricerca porta lavoro, innovazione, benessere. Però, è un investimento a lungo termine, più lungo della tornata elettorale. Meglio dare un bonus oggi che un’azienda innovativa domani. </p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<item>
		<title>5 lessons that we have learned in 2020</title>
		<link>https://ventiblog.com/5-lessons-that-we-have-learned-in-2020/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocco Stirparo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2020 11:04:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COFFEE BREAK]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>The 2020 will be a year that we will remember, that is guaranteed. The COVID-19 pandemic affected all of us; it was not a problem of a single class or a single country. It has changed our way to communicate, to work, to meet, to dress. Despite all the victims, the economic and social crisis and all the collateral damages, 2020 has taught has 5 important lessons that might help us to shape the future world. Lesson n.1 We are [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/5-lessons-that-we-have-learned-in-2020/">5 lessons that we have learned in 2020</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>The 2020 will be a year that we will remember, that is guaranteed. The COVID-19 pandemic affected all of us; it was not a problem of a single class or a single country. It has changed our way to communicate, to work, to meet, to dress.</p>



<p>Despite all the victims, the economic and social crisis and all the collateral damages, 2020 has taught has 5 important lessons that might help us to shape the future world.</p>



<p></p>



<h2>Lesson n.1 We are all living on the same planet.</h2>



<figure class="wp-block-image size-large is-style-default"><img width="1024" height="681" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/earth-1149733_1280-1024x681.jpg" alt="" class="wp-image-26098" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/earth-1149733_1280-1024x681.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/earth-1149733_1280-300x199.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/earth-1149733_1280-640x426.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/earth-1149733_1280-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/earth-1149733_1280-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/earth-1149733_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Image by <a href="https://pixabay.com/photos/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1149733">Free-Photos</a> from <a href="https://pixabay.com/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1149733">Pixabay</a></figcaption></figure>



<p>At the begging of the year, the COVID-19 outbreak hit China, and in particular Wuhan region. At that point, the rest of the world was almost ignoring the disease, like it was a “Chinese problem”. At the end, it was not. Despite we want to accept it or not, all the problems are more and more affecting all of us. Climate change, the fight against hunger and civil right, and other similar problems are “world problems” and as such must be tackled. For example, it is not enough to make one single city or country to “zero emissions” while other continents are increasing their pollution significantly. We must act as a planet, not as a single cities or countries.</p>



<p></p>



<h2>Lesson n.2 Some jobs are necessary, some other can be done “smartly”</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="683" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/surgery-1822458_1280-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-26099" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/surgery-1822458_1280-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/surgery-1822458_1280-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/surgery-1822458_1280-640x427.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/surgery-1822458_1280-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/surgery-1822458_1280-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/surgery-1822458_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Image by <a href="https://pixabay.com/users/sasint-3639875/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1822458">Sasin Tipchai</a> from <a href="https://pixabay.com/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1822458">Pixabay</a></figcaption></figure>



<p>When the time of “stay home” came, only few jobs continued functioning. Those crucial workers, like nurses, doctors, farmer/food producers, and so on, have maintained the society alive. We have learned that, despite they are not the most payed or respected, they are still the most important, since they provide us food and cures. On the other hand, we also learned that some other jobs can be perfectly done remotely, from home or wherever we please. Maybe we could have realized that even without a pandemic.</p>



<p></p>



<h2>Lesson n.3 Internet cannot replace social interactions.</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="683" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/bench-1853958_1280-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-26100" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/bench-1853958_1280-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/bench-1853958_1280-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/bench-1853958_1280-640x427.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/bench-1853958_1280-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/bench-1853958_1280-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/bench-1853958_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Image by <a href="https://pixabay.com/users/pexels-2286921/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1853958">Pexels</a> from <a href="https://pixabay.com/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1853958">Pixabay</a></figcaption></figure>



<p>Nowadays, more than ever, it is easy to connect with anyone. We have video called several friends, followed the Instagram stories of celebrities, chatted and discussed with strangers. We have never been so connected, and yet we all felt lonely. Thus, the quarantines lead to a limited “real social life”, that caused an increment in depression and mental issues in our societies. We have learned the importance of real-life connections and interactions. Things like a coffee with colleague, a drink with some friends, a family dinner cannot be changed with video call or a WhatsApp chat.</p>



<h2>Lesson n.4 Disasters affects as all, but differently.</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="768" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/people-850097_1280-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-26101" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/people-850097_1280-1024x768.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/people-850097_1280-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/people-850097_1280-640x480.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/people-850097_1280-80x60.jpg 80w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/people-850097_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Image by <a href="https://pixabay.com/users/leroy_skalstad-1202818/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=850097">Leroy Skalstad</a> from <a href="https://pixabay.com/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=850097">Pixabay</a></figcaption></figure>



<p>I know, the first lesson was that we are all on one single planet, and we all got affected somehow by the pandemic. However, COVID-19 damaged people differently, depending on their social class, country, job and family situation. For example, workers with children had to find the time and resources to be able to both work from home and to look after their babies (that were not allowed to go to any kind of schools). Restaurants and pubs owner had basically to stop their activities, and their income. People living in difficult situation, like an extremely small house, or with someone they are not getting along anymore, had hard time for staying home. The point is that it is less hard to “just stay home”, when you got a luxurious villa, without any money related problem. We must learn that what it looks like an easy task to follow, for someone, can be extremely difficult for someone else.</p>



<h2>Lesson n.5 Anything can be achieved with the right motivation.</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="606" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/mentor-3610255_1280-1024x606.jpg" alt="" class="wp-image-26103" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/mentor-3610255_1280-1024x606.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/mentor-3610255_1280-300x177.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/mentor-3610255_1280-640x379.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/mentor-3610255_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Image by <a href="https://pixabay.com/users/mohamed_hassan-5229782/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=3610255">mohamed Hassan</a> from <a href="https://pixabay.com/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=3610255">Pixabay</a></figcaption></figure>



<p>After COVID-19 has started, we have immediately changed the way to work (smart/tele working). We have changed the way to teach, with video lessons and exams. We have adapted some production factories in order to produce face masks, COVID-19 tests. Most importantly, in less than a year we have developed a vaccine for a virus we didn’t know the existence until last few months ago. This shows the resilience of humans, their ability to adapt and to achieve the impossible, if they have the right motivations.</p>



<p>Of course, I am not saying this year left us good things. Not at all.<br>This will not change.</p>



<p>What we can change, maybe, in this extremely sad year, is to learn something useful and use it to avoid similar tragedies in the future.</p>
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		<title>Perché fare il south-working quando potremmo sviluppare il &#8220;working-south&#8221;?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocco Stirparo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2020 04:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una cosa buona, forse, questa pandemia è riuscita a farla: far capire che molti lavori possono essere fatti anche da casa. Oppure in un bar. O perfino nel “lontano Sud”. Basta avere una connessione ad internet e soprattutto un computer ed il gioco è fatto. Pensate quanto sarebbe bello esser parte di una startup digitale Milanese i cui dipendenti lavorano direttamente dal borgo di Erice, dalle spiagge di Tropea, dai trulli di Alberobello o dall’Isola di Capri. Ecco, prendete questo [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Una cosa buona, forse, questa pandemia è riuscita a farla: far capire che molti lavori possono essere fatti anche da casa. Oppure in un bar. O perfino nel “lontano Sud”. Basta avere una connessione ad internet e soprattutto un computer ed il gioco è fatto. Pensate quanto sarebbe bello esser parte di una startup digitale Milanese i cui dipendenti lavorano direttamente dal borgo di Erice, dalle spiagge di Tropea, dai trulli di Alberobello o dall’Isola di Capri. Ecco, prendete questo bell’esempio del South Working.</p>



<p><strong>Perché mai questa startup dovrebbe essere Milanese? Perché non possiamo fondarla direttamente al Sud, a questo punto?</strong></p>



<p>Storicamente, le grandi industrie necessitavano di materie prime da utilizzare, combustibile/energia per muovere gli ingranaggi e soprattutto le infrastrutture per muovere merci e persone. La mancanza, prevalentemente, di infrastrutture nel meridione, un po’ per la geografia, un po’per sbagliate scelte politiche, ha limitato moltissimo lo sviluppo industriale del Sud Italia. Basti pensare che ancora oggi, per andare da Catanzaro a Napoli ci vogliono quasi 5 ore di treno, mentre per fare Milano-Roma, un tragitto il 50% più lungo, ci vogliono poco più di 3 ore, ovvero il 50% in meno di tempo.</p>



<p>Quindi, con infrastrutture praticamente dimezzate, il Sud non ha quasi mai attratto grandi aziende, e di conseguenza nemmeno tutte le aziende di servizi a cui le industrie devono appoggiarsi. Queste aziende di servizi dovevano essere in vicinanza di questi centri industriali che erano i principali clienti. Ma, <strong>nel 2020, moltissimi servizi (ed anche aziende) funzionano benissimo anche in modo digitale</strong>. Quindi la vicinanza a zone industriali ha un peso nettamente minore, così come le infrastrutture.</p>



<p>Persi quindi gli evidenti svantaggi, il meridione ha invece alcuni vantaggi rispetto an Nord Italia. Ad esempio, il costo della vita: <strong>dal cibo agli affitti, dai ristoranti agli eventi, il Sud è nettamente più economico</strong>. Questo, dal punto di vista aziendale, significa poter offrire stipendi competitivi a cifre più basse. Per fare un esempio sui costi della vita, a Milano un bilocale costa sui 1100 euro mensili, mentre a Palermo arriveremmo sui 400 euro circa. Una differenza così grande da spingere il Sindaco Sala di Milano a richiedere una differenza di retribuzione pubblica tra il nord ed il sud.</p>



<p>Quindi, ritornando al punto principale: visto che alcune aziende potrebbero lavorare interamente, o quasi, in modo digitale: come possiamo agevolare l’apertura di queste aziende direttamente nel Sud Italia? Come favorire l’industrializzazione 4.0 meridionale?</p>



<p>Innanzitutto, è necessario che il Sud investa molto nel digitale di nuova generazione, ed in particolare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/5G" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nel 5G</a>. Già, perché internet e le connessioni sono le nuove infrastrutture dell’industria moderna, come abbiamo capito da questa pandemia, e chi rimane indietro perderà il treno delle opportunità. <a href="https://www.optimagazine.com/2020/09/24/valanga-di-offerte-per-airpods-e-airpods-pro-su-amazon-il-24-settembre/1935352" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Purtroppo, nuovamente, il Sud sta partendo svantaggiato, anche per colpa delle barriere amministrative e politiche locali che hanno bloccato la costruzione di antenne ed infrastrutture necessarie.</a> Ma non è troppo tardi per recuperare, e spero ci sia anche la volontà politica per investire. Un discorso simile potrebbe essere fatto anche verso la tecnologia della “fibra ottica”, presente molto meno al sud rispetto al nord.</p>



<p>Inoltre, un altro punto importante è la conoscenza dei due linguaggi digitali: il linguaggio di programmazione e l’inglese. Il linguaggio di programmazione è, di fatti, il linguaggio con cui scrivere siti internet, programmi, App. Avere personale in grado di programmare equivale ad avere le materie prime delle precedenti rivoluzioni industriali. Bisogna anche dare molta importanza anche all’inglese. Consideriamo che le industrie digitali non hanno reali confini geografici, e quindi devono saper dialogare usando la lingua più conosciuta al mondo: l’inglese. <a href="https://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/03/13/foto/campania_all_undicesimo_posto_in_italia_per_il_livello_di_conoscenza_dell_inglese-135389765/1/#1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il Sud Italia deve, e può, migliorare in ambedue queste conoscenze</a>. Servirà del tempo, ma serviranno soprattutto iniziative locali e politiche per incentivare corsi e percorsi.</p>



<p>Infine, non dimentichiamoci della qualità della vita a 360 gradi. Perché un’alta qualità della vita non dipende soltanto dallo stipendio, dal panorama, dal clima. Bensì anche dalla sanità, istruzione, inquinamento, sicurezza, etc. Perché il Sud non può semplicemente puntare sull’essere più economico. </p>



<p><strong>La battaglia a chi prende lo stipendio più basso, sarebbe persa in partenza: bisogna puntare ad offrire una situazione lavorativa ideale per le aziende del futuro.</strong></p>



<p>Di quali aziende stiamo parlando? Stiamo parlando delle “<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Industria_4.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Industrie 4.0</a>”, specialmente quelle basate interamente su tecnologie come il <em>cloud</em>, <em>internet delle cose</em>, <em>i grandi dati</em>, <em>social network</em>, <em>sicurezza informatica</em> e <em>realtà aumentata</em>. In questi settori è possibile fondare moltissime startup ed aziende con minimi investimenti ed infrastrutture, che il Sud giá in parte possiede e che deve soltanto migliorare. La quarta rivoluzione industriale offre, finalmente, un’opportunità unica al Sud Italia.</p>



<p>Perché il meridione non deve “accontentarsi” di ospitare qualche dipendente delle aziende distanti. </p>



<p><strong>Il Sud può, e deve, fare una trasformazione digitale per attrarre le industrie</strong>, gli investimenti e le idee di un futuro sempre più prossimo.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Già pubblicato su L&#8217;Altravoce dei Ventenni-Quotidiano del Sud 12/10/2020</em></p>
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		<title>5 things you might not know about Italian food</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocco Stirparo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2020 06:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COFFEE BREAK]]></category>
		<category><![CDATA[Eat. Drink. Fun]]></category>
		<category><![CDATA[Food]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Italian food is one of the most famous in the world and yet we hear myths and misconceptions around it.I have collected some of the most common ones and important ones that might help you in understanding, and appreciating, the Italian food even more.  1. Pasta is a main dish, not a side one In some countries, pasta is served as a side dish, like potato or rise. In Italy, that is not the case. Pasta is an elaborate dish, [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Italian food is one of the most famous in the world and yet we hear myths and misconceptions around it.<br>I have collected some of the most common ones and important ones that might help you in understanding, and appreciating, the Italian food even more. </p>



<p></p>



<h2 class="has-large-font-size">1. Pasta is a main dish, not a side one</h2>



<p>In some countries, pasta is served as a side dish, like potato or rise. In Italy, that is not the case. <strong>Pasta is an elaborate dish</strong>, in some places like Emilia Romagna or Calabria is literally home made. Pasta is always served with a sauce.&nbsp;</p>



<p>From a nutrition point of view, although pasta is basically only carbs, the “pasta sauce” can contain proteins, vegetables, vitamins, etc, making the dish an equilibrate and complete meal.&nbsp;</p>



<p>For this reason, <strong>Italians only have pasta as a meal</strong>, delicious and filling, making it the main dish. Pasta is normally served for lunch, but in case you want to have the all elaborate menu, you have to order Aperitivo/Antipasto (starters), Pasta/Risotto (also known as “first dish”), Meat/Fish/Vegetables plus side dish (also known as “second dish”), fruit, dessert (normally, sweet) and coffee (of course <strong>espresso</strong>).&nbsp;</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="575" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/spaghetti-2931846_1920-1024x575.jpg" alt="" class="wp-image-24692" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/spaghetti-2931846_1920-1024x575.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/spaghetti-2931846_1920-300x169.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/spaghetti-2931846_1920-1536x863.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/spaghetti-2931846_1920-640x360.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/spaghetti-2931846_1920.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em><span style="color:#abb8c3" class="has-inline-color">Image by&nbsp;<a href="https://pixabay.com/users/divily-110719/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2931846">Divily</a>&nbsp;from&nbsp;<a href="https://pixabay.com/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2931846">Pixabay</a>&nbsp;</span></em></figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="has-large-font-size">2. You eat spaghetti “carbonara” or with “clams”, never “just spaghetti”</h2>



<p>Some friends of mine, after returning from Italy or from an Italian restaurant, usually say that they had “spaghetti” for dinner. That sounds kind of weird for Italians for one simple reason: <strong>the type of pasta itself does not have to be in the focus</strong>, as soon as you respect some rules. What defines the meal is “the sauce” for pasta, and not the pasta <em>per se</em>. If you said you had “carbonara”, we might guess it was with spaghetti. Same for “bucatini all’ amatriciana”, “orecchiette alle cime di rapa” and so on.</p>



<p>Generally speaking, long and thin pasta, like spaghetti or linguine, is good for simple sauces, like cherry tomatoes and fresh fish/seafood (clams, mussels). Long and wide pasta like pappardelle, fettuccine or fusilli, is good for meaty sauces, like Bolognese.</p>



<p>Short pasta, like rigatoni, mezze maniche and penne are good for creamy sauces, like “penne al salmone” or vegetables (<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Pasta_alla_Norma" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pasta &#8220;alla norma&#8221;</a>, with eggplant).&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="678" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/noodles-1312384_1920-1-1024x678.jpg" alt="" class="wp-image-24695" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/noodles-1312384_1920-1-1024x678.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/noodles-1312384_1920-1-300x199.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/noodles-1312384_1920-1-1536x1017.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/noodles-1312384_1920-1-640x424.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/noodles-1312384_1920-1.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em><span style="color:#abb8c3" class="has-inline-color">Every pasta type has is own perfect combination.<br>Image by&nbsp;<a href="https://pixabay.com/users/congerdesign-509903/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1312384">congerdesign</a>&nbsp;from&nbsp;<a href="https://pixabay.com/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1312384">Pixabay</a>&nbsp;</span></em></figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="has-large-font-size">3. Less is more</h2>



<p>Italian dishes are usually quite simple, and for some cultures may sound even “boring”. Usually, few ingredients are mixed simultaneously in a dish, where normally only <strong>one single ingredient</strong> gives the main flavors while the others cooperate in order to elevate its taste. One example is the classical dish “<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Spaghetti_alle_vongole" target="_blank" rel="noreferrer noopener">spaghetti alle vongole</a>”. It simply contains pasta (usually spaghetti, or anyway “long pasta” as we have explained previously) and clams. The other few ingredients, like garlic and parsley, are needed to smooth the clams flavor while olive oil binds all the tastes together. For this reason, in the Italian food culture, the ingredients quality <strong>must</strong> be high: you cannot hide a bad ingredient, while a good one will make your dish simply delicious.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="683" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/mediterranean-cuisine-2378758_1920-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-24693" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/mediterranean-cuisine-2378758_1920-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/mediterranean-cuisine-2378758_1920-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/mediterranean-cuisine-2378758_1920-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/mediterranean-cuisine-2378758_1920-640x427.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/mediterranean-cuisine-2378758_1920-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/mediterranean-cuisine-2378758_1920-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/mediterranean-cuisine-2378758_1920.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em><span style="color:#abb8c3" class="has-inline-color">Select, carefully, your few ingredients. <br>Image by <a href="https://pixabay.com/users/lukasbieri-4664461/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2378758">Lukas Bieri</a> from <a href="https://pixabay.com/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2378758">Pixabay</a></span></em></figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="has-large-font-size">4. Italian food is more vegetarian than Italians know</h2>



<p>I was giving some suggestions to a friend going to Italy for the first time. After the “cultural tips”, he asked me where he could have some vegetarian food in the city. I lived in that city, but I could not remember if there were some vegetarian restaurants. I didn’t realize something that should be quite obvious for an Italian: <strong>our food is rich with vegetarian recipes</strong>. From pizza margherita, to caprese salad (mozzarella, tomato, extra virgin olive oil and basil), or spaghetti al pomodoro, pasta al pesto, <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Parmigiana" target="_blank" rel="noreferrer noopener">parmigiana</a> and <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Caponata" target="_blank" rel="noreferrer noopener">caponata</a>. Italian food, especially the traditional one, is also vegetarian because “poor vegetables” were used to make great dishes in a period of time where the meat was an exception for wealthy families only.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="684" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/pizza-5275191_1920-1024x684.jpg" alt="" class="wp-image-24696" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/pizza-5275191_1920-1024x684.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/pizza-5275191_1920-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/pizza-5275191_1920-1536x1026.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/pizza-5275191_1920-640x427.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/pizza-5275191_1920-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/pizza-5275191_1920-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/pizza-5275191_1920.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em><span style="color:#abb8c3" class="has-inline-color">Yes, Pizza is normally vegetarian. Just avoid pineapple, please.<br>Image by <a href="https://pixabay.com/users/matteophotopro2020-11599221/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=5275191">Matteo Orlandi</a> from <a href="https://pixabay.com/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=5275191">Pixabay</a></span></em></figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="has-large-font-size">5. The best Italian food is actually “not Italian”</h2>



<p>Italy is a young country: it was unified only in 1861. But each Italian region, and we have 20 of them, has centuries of traditions around food. You could have 20 different Italian food experiences in one single country and become aware of the different cultures and invasions tasting the food. Pretty incredible.</p>



<p>For example, Sicily has been invaded by the Arabs during the middle ages and even nowadays you can taste extremely <a href="https://www.theguardian.com/food/2019/mar/04/rachel-roddy-sicilian-style-couscous-with-fish-recipe" target="_blank" rel="noreferrer noopener">delicious couscous</a> in the island. The typical <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Rum_baba" target="_blank" rel="noreferrer noopener">babà</a> in Campania or <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/%27Nduja" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nduja</a> in Calabria come from the French domination.</p>



<p>Maybe the traditional regional Italian food is not that famous, but it can definitively surprise you with unexpected and tasty food combinations.&nbsp;</p>



<p>I suggest you try my other favorite regional food: <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Bagna_c%C3%A0uda" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bagna Cauda</a> from Piemonte, <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Pizzoccheri" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pizzoccheri</a> from Lombardia, <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Arrosticini" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Arrosticini</a> from Abruzzo and <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Buffalo_mozzarella" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mozzarella di bufala</a> from Campania.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="853" height="1024" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/Italy_1843.svg-853x1024.png" alt="" class="wp-image-24697" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/Italy_1843.svg-853x1024.png 853w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/Italy_1843.svg-250x300.png 250w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/Italy_1843.svg-1280x1536.png 1280w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/Italy_1843.svg.png 1707w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/Italy_1843.svg-640x768.png 640w" sizes="(max-width: 853px) 100vw, 853px" /><figcaption><em><span style="color:#abb8c3" class="has-inline-color">Italian peninsula in 1843. From <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Italy_1843.svg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wikipedia</a></span></em></figcaption></figure>



<p></p>



<p>We could talk about Italian food for pages and pages, but I hope you got an interesting view about our food culture. Do you want to know more? Leave a comment below, we may talk about your interests in our next articles.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/5-things-you-might-not-know-about-italian-food/">5 things you might not know about Italian food</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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		<title>La possibilità di investire, la paura di farlo male</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocco Stirparo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2020 04:25:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[Ripartenze - 31/08/2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Ora avremo una grande responsabilità: con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l&#8217;Italia con forza e cambiare volto al Paese. Ora dobbiamo correre.” Questa frase, pronunciata da Conte subito dopo l’ufficializzazione dei fondi Europei per la ripresa (Recovery fund), racchiude completamente la grandezza di questo evento e le responsabilità che ne conseguono. Difatti, 209 miliardi di investimenti sono una cifra enorme. Potremmo costruire 50 ponti sullo stretto di Messina, potremmo pagare per 20 anni il reddito di cittadinanza [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-center has-large-font-size"></p>
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<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“<em>Ora avremo una grande responsabilità: con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l&#8217;Italia con forza e cambiare volto al Paese. Ora dobbiamo correre</em>.”</p></blockquote>



<p class="has-drop-cap">Questa frase, pronunciata da Conte subito dopo l’ufficializzazione dei fondi Europei per la ripresa (Recovery fund), racchiude completamente la grandezza di questo evento e le responsabilità che ne conseguono. Difatti, 209 miliardi di investimenti sono una cifra enorme. Potremmo costruire 50 ponti sullo stretto di Messina, potremmo pagare per 20 anni il reddito di cittadinanza oppure potremmo regalare 3000 euro ad ogni singola persona sul suolo italiano. È quel genere di investimento che non ti lascia scuse, se non quella di aver sbagliato ad usarli. È un po’ come una squadra di calcio dopo una campagna acquisti faraonica: se non vince tutto, e bene, viene comunque considerata reduce da una stagione fallimentare.</p>



<p>Ma il problema principale non è tanto la responsabilità che grava nel governo quanto la discussione su come utilizzare questi fondi.</p>



<p>L’unione Europea ha già fatto sapere qual è la sua agenda per l’Italia e come si aspetta che questi fondi vengano investiti. I sette punti principali sono: Salute; Liquidità per imprese; Occupazione; Efficienza dei settori amministrativo/giudiziario; Crescita sostenibile; Transizione verde e trasformazione digitale. A prescindere dall’esser d’accordo o meno con l’agenda Europea, la realtà è che non abbiamo molta scelta. Infatti, questi fondi devono comunque passare attraverso la Commissione Europea ed inoltre esiste una s<a href="https://www.money.it/Freno-di-emergenza-Recovery-Fund-cos-e-come-funziona">orta di freno di emergenza</a> che può fermarne l’erogazione qualora uno stato si spostasse dagli obiettivi richiesti. Tuttavia, l’agenda ha dei temi cosi vasti e generali da permettere una grande libertà di manovra agli stati stessi.</p>



<p>Quindi, come investire questi fondi? Innanzitutto, sembra ovvio che la prima voce in capitolo spetti alla salute pubblica. Ci sono e ci saranno ancora ingenti spese da fare e non parliamo soltanto dei test, farmaci e vaccinazioni anti-COVID19. Questa pandemia ha difatti sottolineato, per chi non se ne fosse accorto, le tante criticità del settore sanitario italiano, che comunque resta all’avanguardia per molti aspetti. Una su tutte, forse sarebbe il caso di risolvere il problema della carenza di medici specializzati.</p>



<p>A seguire, un altro punto critico che questa pandemia ha evidenziato, aprendo le strade a parecchie opportunità, è la trasformazione digitale. Dalle lezioni scolastiche online, passando per lo smartworking o le consegne di cibo e spesa a domicilio, si è capita l’importanza della digitalizzazione italiana. Siamo ancora molto impreparati, sia a livello pubblico che privato. E in una nazione della nostra portata, ma soprattutto molto estesa e con infrastrutture non sempre ideali, l’innovazione digitale potrebbe davvero dare una spinta economica non indifferente. La digitalizzazione non deve spaventare il nostro “slow food”, l’artigianato di qualità o i prodotti made-in-Italy: è una grossa opportunità per aprirci a nuovi mercati e fasce d’età. Inoltre, dal punto di vista fiscale, potrebbe dare anche un grosso contributo alla lotta all’evasione.</p>



<p>Infine, l’occupazione. In Italia è un problema da anni, ormai. Soprattutto la disoccupazione <a href="https://www.open.online/2020/06/18/occupazione-giovanile-italia-sotto-la-media-europea-il-25-per-cento-under-25-ha-lavoro/">giovanile</a> e quella meridionale.</p>



<p>È da sottolineare che il governo si sta muovendo in alcune di queste direzioni. Nel <a href="https://www.repubblica.it/politica/2020/08/07/news/conte-264056991/?ref=RHPPTP-BH-I263967777-C12-P5-S1.8-T1">“decreto legge agosto”</a> approvato recentemente dal consiglio dei ministri, si annunciano misure straordinarie per il sud, l’occupazione, e la digitalizzazione dei pagamenti. È ancora presto per giudicare le misure, ma spero che si mantenga la direzione e si usi tutta la potenza di fuoco per migliorare questi aspetti fondamentali. E soprattutto, bisogna non solo agire bene, ma anche agire in fretta, perché la pandemia ha colpito duramente l’Italia e le risposte economiche son arrivate in colpevole ritardo.</p>



<p>Di questa cosa, il Presidente Conte ne è consapevole, e difatti, nella frase iniziale ha dichiarato “<em>Ora bisogna correre</em>”. </p>



<p>Noi siamo pronti, Presidente. L’importante è che però il governo ci dia la direzione migliore.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato su Il Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei Ventenni il 31/08/2020</em></p>



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<p class="has-text-align-center has-large-font-size">Scopri gli altri articoli&nbsp;<a href="http://ventiblog.com/ripartenze-31-08-2020/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">QUI</a></p>
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