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	<title>Lidia Giudice &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Il Natale, gli adulti, i bambini e due liocorni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lidia Giudice]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2015 08:00:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Solitamente ho sempre una vaga idea su come sviluppare l’articolo, un’idea che arriva all’improvviso e che diventa la radice del mio albero/articolo. Stavolta, oltre a una preoccupante amnesia, mi ritrovo davanti al pc in preda al buio più totale. Immagino si sentano così gli scrittori vittime del blocco dello scrittore. Non che io mi definisca tale, ma presumo che l’occhio fisso e spiritato sia lo stesso; immagino sia la stessa la ricerca frenetica di un appiglio. Guardo la tv, pubblicità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Solitamente ho sempre una vaga idea su come sviluppare l’articolo, un’idea che arriva all’improvviso e che diventa la radice del mio albero/articolo. Stavolta, oltre a una preoccupante amnesia, mi ritrovo davanti al pc in preda al buio più totale. Immagino si sentano così gli scrittori vittime del blocco dello scrittore. Non che io mi definisca tale, ma presumo che l’occhio fisso e spiritato sia lo stesso; immagino sia la stessa la ricerca frenetica di un appiglio.<br />
Guardo la tv, pubblicità di Natale ovunque. No, nessun aiuto. Pandoro, panettoni, babbo natale, bimbi, bambini felici… che poi, se ci pensiamo, chi coglie appieno lo spirito natalizio sono i bambini.</p>
<figure id="attachment_7264" aria-describedby="caption-attachment-7264" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://barnimages.com/gingerbread-hearts-christmas-market-2/" rel="attachment wp-att-7264"><img class="wp-image-7264 size-large" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/12/2015-12-15-Roman-Drits-002-1024x683.jpg" alt="http://barnimages.com/" width="730" height="487" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/12/2015-12-15-Roman-Drits-002-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/12/2015-12-15-Roman-Drits-002-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/12/2015-12-15-Roman-Drits-002-768x512.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/12/2015-12-15-Roman-Drits-002-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/12/2015-12-15-Roman-Drits-002-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 730px) 100vw, 730px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7264" class="wp-caption-text">http://barnimages.com/</figcaption></figure>
<p>Nella mia città hanno allestito un mercatino natalizio, e fra le tante bancarelle ce n&#8217;è una meravigliosa, una di quelle che vedi nei film: c’è un Babbo Natale che ascolta i bimbi, quelli piccoli piccoli che ancora ci credono, che ancora hanno la bellezza dell’innocenza. E saranno state le luci, sarà stato che lo spirito natalizio ha intaccato anche il mio cinismo, ma sentire quelle risate è stato qualcosa di così bello che non te l’immagini. E non si tratta di stucchevole e prevedibile bellezza, del tipo che se vedi un bimbo che ride e non ti intenerisci sei praticamente un mostro. No, è nostalgia.<br />
Se ripenso al natale mi vengono in mente due bambine che recitavano poesie, per lo più ripetitive, a un nonno e a un papà adoranti. A una cucina profumata e chiassosa, a un caminetto scoppiettante e fumoso, a frutta tropicale, a un tavolo con la tovaglia bianca e rossa. Ad aspettative talmente tanto grandi che non riuscivi a trattenerle, e allora ridevi, ridevi per buttarne un po’ fuori, che tanto ne bastavano per tutto l’anno, a una fervida immaginazione su quello che sarebbe accaduto, come se il natale fosse un portafortuna. I regali erano belli anche se inutili, era l’idea dello scartare ad essere bella, la sorpresa non era sempre positiva, ma l’attesa sì.<br />
Ad oggi la cucina è sempre la solita, forse un po’ più sbrigativa, la tovaglia bianca e rossa sopravvive, se poi mi chiedessero se lo stesso vale per le mie aspettative, beh, è un’altra storia. Non è pessimismo, non è paura del cambiamento, è la realtà, è la maturità (o quasi), è la consapevolezza che solitamente la terra non gira come vorresti, e se lo fa mai quando te l’aspetti, è l’aver preso tante batoste che sai di saper trovare la forza di ridere, ma sai anche che sapore hanno le lacrime. È il capire che la vita non la capirai mai, che il natale non sarà mai più bello come quando avevi 10 anni, ma penso vada bene così, basta che il vizio di ridere non si perda. Quella che ormai penso sia perduta è la semplicità della risata dei bambini.</p>
<p>E poi il caso ha voluto che io stia leggendo di due bambini, di Alice e Nico. La scrittrice è Amabile Giusti, calabrese, avvocato anche se non si sente un avvocato. La sua vita è scrivere. Che poi adori Jane Austen, le ceramiche e i manga giapponesi, dal mio punto di vista, sono solo altri punti a suo favore.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/12/amabile-giusti-e1437656915575.jpg" rel="attachment wp-att-7263"><img class="size-medium wp-image-7263 aligncenter" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/12/amabile-giusti-e1437656915575-214x300.jpg" alt="amabile-giusti-e1437656915575" width="214" height="300" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/12/amabile-giusti-e1437656915575-214x300.jpg 214w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/12/amabile-giusti-e1437656915575-300x420.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/12/amabile-giusti-e1437656915575.jpg 400w" sizes="(max-width: 214px) 100vw, 214px" /></a></p>
<p>“<em>Solo non si vedono i due liocorni</em>” è una storia cruda e disincantata pur essendo raccontata da Alice,11 anni, e Nico, 14 anni. Ambientata in un paesino del sud Italia, mai nominato, ma di facile intuizione, è la storia di un’amicizia tra detriti e polvere. Alice ha il nome non della protagonista del famoso romanzo, ma dell’acciuga; vive con una madre sciatta e sporca, con una dignità che non si capisce bene da dove faccia capolino e un passato dei più rumorosi; una sorella ostile e difficile; un patrigno taciturno e incomprensibile. Nico ha i denti fragili e lividi che si intonano al suo colore degli occhi; vive con il padre, manesco iroso e nullafacente, convinto, pur tuttavia, di essere infallibile; lavoricchia quando può, e quando non può è “costretto” a rubare; è innamorato di Mara l’unica che si oppone ai lividi di Nico, acqua fresca nella calura della sua vita. Alice e Nico non si conoscono per caso, si riconoscono per caso. Alice “sembrava di vetro, no, di cristallo, di quello più sottile, che basta una spinta e grandina cocci.”, ma Nico si rivede in lei, perché pur avendo paura della vita “lui non scappava via in quel modo, lui affrontava persino le sberle di suo padre restando diritto, lui non piangeva da sei anni e sette mesi e dodici giorni,… ma gli sembrava che quella bimba minuta avesse lo stesso sguardo che era stato il suo fino a sei anni sette mesi e dodici giorni prima.” Alice ha la semplicità di una bimba e la complessità di un adulto, è tenera e dura, guarda il mondo come se fosse pulito, pur essendo ben consapevole dello squallore che la circonda, si rifugia nella sua immaginazione. Nico ha una faccia da malandrino, vorrebbe essere dolce e ingenuo e non può, vorrebbe essere un ragazzo dalla faccia pulita e gli viene negato dalla vita.</p>
<p>Amabile Giusti dà a questo romanzo un titolo molto incisivo: i liocorni sono la coppia di animali che Noè per disattenzione abbandona sulla terra, prima del nubifragio che ripulirà la terra dal male degli uomini. Alice e Nico sono i due liocorni di questa storia, se riusciranno a salvarsi devo ancora scoprirlo, chi lo sa, ma io credo di si.</p>
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		<title>I libri gemelli di Valentina D’Urbano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lidia Giudice]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2015 07:30:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; “Volevamo ammazzarci. Io non avevo mai odiato nessuno come odiavo lui in quel momento. E non avevo mai amato nessuno come sentivo di amare lui in quell’istante.”  &#8211; Il rumore dei tuoi passi Ho incontrato Valentina D’Urbano qualche mese fa. Per l’occasione presentava il suo terzo romanzo, &#8220;Quella vita che ci manca&#8221;. Eravamo poche ragazze all&#8217;evento, tanto da sembrare più una festa fra amiche che una presentazione di un libro, e lei una di noi. Genuina e spontanea. Semplice nel [&#8230;]</p>
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<blockquote>
<p style="text-align: center;">“Volevamo ammazzarci. Io non avevo mai odiato nessuno come odiavo lui in quel momento. E non avevo mai amato nessuno come sentivo di amare lui in quell’istante.”</p>
<p style="text-align: right;"> &#8211; Il rumore dei tuoi passi</p>
</blockquote>
<p>Ho incontrato Valentina D’Urbano qualche mese fa. Per l’occasione presentava il suo terzo romanzo, &#8220;<em>Quella vita che ci manca&#8221;</em>. Eravamo poche ragazze all&#8217;evento, tanto da sembrare più una festa fra amiche che una presentazione di un libro, e lei una di noi. Genuina e spontanea. Semplice nel vestire e nelle parole. Simpaticamente onesta. Nessuna affettazione, nessuna pretesa di sconvolgerci con qualche frase ad effetto, eppure ci riesce ogni volta che apro i suoi libri.<br />
Valentina raccontava di come Margaret Mazzantini e Stefano Benni hanno inciso sul suo modo di scrivere. Ho sorriso, infondo &#8220;chi si somiglia si piglia&#8221;. La stessa crudele bellezza che vedo nei libri della Mazzantini la ritrovo nei libri della D’urbano. E se dovessi fare un paragone, li accosterei a uno specchio. Ti mettono a nudo davanti alle tue fragilità, con frasi che ti lasciano immobile, parole che scavano solchi. Ti rendono fragile e a un minimo tocco sbagliato vai in frantumi.</p>
<p>Valentina ha continuato la presentazione raccontandoci della sua vita, della sorpresa di ritrovarsi scrittrice, della <em>Fortezza</em>, che realmente esiste e che è stata casa sua. Ha un accento romano che è una meraviglia a sentirlo, ma la cosa effettivamente strana è che sembra non rendersene conto dell’effetto delle sue parole. E&#8217; talmente “normale” da non rendersi conto che già i titoli dei suoi romanzi sono piccoli frammenti di bellezza allo stato puro.</p>
<p>“<em>Il rumore dei tuoi passi</em>” è il suo primo romanzo, pubblicato nel 2012 da Longanesi, divenuto best-seller internazionale. A novembre è ritornata alla fortezza con “<em>Alfredo</em>”, il quarto libro in ordine cronologico, in realtà “gemello” del primo romanzo, &#8220;<em>Il rumore dei tuoi passi</em>”, appunto. È la storia dei Bea e Alfredo dal punto di vista di lui, e uscirà nelle librerie il 12 novembre, sempre edito da Longanesi.<br />
Alla fortezza li chiamano i gemelli ma non per un vincolo di sangue, perché Alfredo e Bea non si separano mai. Stesso sudore, stesso odore di polvere e degrado, storie diverse che finiscono per incastrarsi, pelle che si mescola e si marchia a fuoco, bestie che si azzannano ma che non riescono a separarsi. La fortezza è un quartiere a sé, proprie leggi, proprio codice d’onore, vetri rotti, scale male illuminate, intonaco scheggiato, pochi soldi, gente con dignità e gente che l’ha venduta, gente che ancora ci crede e gente che si è arresa. In questo microcosmo i gemelli crescono insieme, e la loro amicizia diventa amore, ma non un amore dolce e romantico, un amore atroce.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">“Ogni volta che ci incontravamo finiva così, a botta e sangue. Non eravamo fatti per vivere nello stesso posto.”</p>
</blockquote>
<p>La rabbia di sapere di essere destinato a chi ti fa del male e non riuscire a rinunciarvi, la cattiveria di chi ama troppo, la forza di Beatrice, la debolezza di Alfredo, le gelosia di chi non sa gestire il proprio cuore, il sangue di chi deve ferire perché non sa come reagire.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">“ Adesso non c’era niente nella sua voce, solo quel dolore sordo, quella rassegnazione, la pazienza di dover torturare qualcuno che lo torturava.”</p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/Durbano_Il-rumore-dei-tuoi-passi1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6894" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/Durbano_Il-rumore-dei-tuoi-passi1.jpg" alt="RumoreTuoiPassi.indd" width="944" height="1217" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/Durbano_Il-rumore-dei-tuoi-passi1.jpg 944w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/Durbano_Il-rumore-dei-tuoi-passi1-233x300.jpg 233w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/Durbano_Il-rumore-dei-tuoi-passi1-768x990.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/Durbano_Il-rumore-dei-tuoi-passi1-794x1024.jpg 794w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/Durbano_Il-rumore-dei-tuoi-passi1-300x387.jpg 300w" sizes="(max-width: 944px) 100vw, 944px" /></a></p>
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		<title>Io No</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lidia Giudice]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2015 06:24:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ho letto, spiluccando di qua e di là, che oggi abbiamo già dimenticato il 40% delle cose che abbiamo fatto ieri. La labilità con la quale dimentichiamo le cose mi ha sconcertato. Ho provato a ripercorrere la giornata appena trascorsa e il risultato è stato prevedibile. Il concetto di tempo così impalpabile, inafferrabile, scivoloso, intimorisce. Impossibile fermare il tempo per rivivere un momento. Impossibile accelerarlo per passare oltre e fare finta che non sia successo nulla. Ma soprattutto è impossibile [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto, spiluccando di qua e di là, che oggi abbiamo già dimenticato il 40% delle cose che abbiamo fatto ieri. La labilità con la quale dimentichiamo le cose mi ha sconcertato. Ho provato a ripercorrere la giornata appena trascorsa e il risultato è stato prevedibile. Il concetto di tempo così impalpabile, inafferrabile, scivoloso, intimorisce. Impossibile fermare il tempo per rivivere un momento. Impossibile accelerarlo per passare oltre e fare finta che non sia successo nulla. Ma soprattutto è impossibile fermarci a riflettere sullo scorrere del momento. Viviamo gli istanti. E alle volte questi istanti diventano ricordi. Molto spesso abbiamo vissuto un’emozione così forte che non ha potuto far altro che diventare una cicatrice nella nostra vita. Altre volte inspiegabilmente è il più semplice, banale dei momenti di vita che si incastra nella tua memoria. Un profumo, una risata, una frammento di conversazione, un commento a sproposito, un sorriso sconosciuto, una canzone, un ballo, un sapore, una nuvola, una barzelletta fredda, una salita, una corsa, un’alba, un tramonto. Calamite. Inspiegabili calamite nella tua memoria.</p>
<p>Ricordo cos’ho provato la prima volta che ho letto “<em>Io No</em>”. L’ho scovato per caso. Piccolo con una copertina non appariscente, ma con un titolo potente. Ero una ragazzina che comprava libri mentre le sue coetanee iniziavano a comprare trucchi. Mi sentivo un po’ fuori schema (e ci sono rimasta, per fortuna) e quella frase, quell’ <em>Io No</em> sembrava rappresentarmi più di mille parole. Ho pensato questo, la prima volta che ho letto <em>Io No</em>, sono io. Ma lo condivido tranquillamente con chiunque abbia problemi con il tempo, con gli strambi che inventano parole, che rincorrono ancora dei principi, che camminano a destra quando tutti vanno per la sinistra, che ridono troppo forte, che hanno ancora la spensieratezza di sognare, che vogliono aprire un cocktail bar alle Hawaii. Lo condivido con chi almeno una volta nella vita non solo ha detto <em>Io No</em>, ma si è anche attenuto alle sue parole.</p>
<p>Lorenzo Licalzi è uno scrittore italiano, psicologo di formazione. <em>Io No</em> è il suo primo libro, da cui, nel 2003, è stato tratto un film.</p>
<p>“Da bambino era strano, non ha parlato fino a tre anni, ma quando un giorno improvvisamente ha iniziato a farlo, le prima due parole che ha detto sono state &lt;<em>Io no</em>.&gt;”</p>
<p>Due fratelli. Due mondi opposti. Francesco e Flavio. Una faccia da schiaffi e una faccia pulita. Disordine e ordine. Francesco parte, se ne va in giro per il mondo a cercare un luogo a cui appartenere. E’ giovane, abbandona la sua principessa e la sua “carriera da musicista”. Inizia così <em>Io No</em> per poi svilupparsi in due parti nettamente opposte. Se la prima parte è calda e allegra come una giornata primaverile, la seconda ha la gravità delle foglie d’autunno. Impari a conoscere Francesco folle, vitale, sboccato, impaziente e svogliato e Flavio deciso, puntuale, frustrato dal ricercare costantemente un equilibro che suo fratello mette sempre a repentaglio. Perché Francesco è imprevedibile, è un punto interrogativo fra i tanti punti che Flavio prova e mettere. Poi ci sono le donne. C’è Laura, assomiglia al carbone zuccherato. E c’è Elisa, l’amore di Francesco.</p>
<p><em>Io No</em> è un romanzo ai più sconosciuto, ma è un microcosmo di emozioni che vale la pena di essere letto. È comico e tragico. E’ buono e cattivo. E’ la storia dell’amore vero, forte e tragico e di quell’amore che non è più sentimento ma compromesso e quieto vivere. E’ una storia sul destino, sulle principesse grandi e piccole, sulle anitre dello stagno che non si sa dove vanno quando gela lo stagno “<em>perché le anitre hanno le ali, volano via, sono libere di andare dove vogliono, è questa la loro fortuna</em>”. Ma per fortuna all’ultimo si scopre dove vanno…</p>
<p>“<em>Vuoi saperlo anche tu?</em>”</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le saghe&#8230;d&#8217;estate!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lidia Giudice]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2015 16:06:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da che ho memoria la considerazione di giugno e luglio come &#8220;mesi di vacanza&#8221; è ampiamente cambiata. Ero piccola ed era un alternarsi di mare e giochi, sono cresciuta e si alternano solo i libri da studiare. Che tu sia come me uno studente universitario, o un lavoratore, sei ben a conoscenza che giugno e luglio sono di vacanza solo per pochi privilegiati. Ma arrivato agosto chiaramente ci riconosciamo tra la gente: abbiamo stampato in viso una sorta di smarrimento. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/le-saghe-destate/">Le saghe&#8230;d&#8217;estate!</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Da che ho memoria la considerazione di giugno e luglio come &#8220;mesi di vacanza&#8221; è ampiamente cambiata. Ero piccola ed era un alternarsi di mare e giochi, sono cresciuta e si alternano solo i libri da studiare.<br />
Che tu sia come me uno studente universitario, o un lavoratore, sei ben a conoscenza che giugno e luglio sono di vacanza solo per pochi privilegiati. Ma arrivato agosto chiaramente ci riconosciamo tra la gente: abbiamo stampato in viso una sorta di smarrimento. Da dove cominciamo? Cosa facciamo? Ma da che mondo e mondo, il primo problema da risolvere è l&#8217;abbronzatura (stop al bianco cadaverico) e il dilemma è mare o montagna? C&#8217;è chi si riscopre figlio di Heidi, e allora vada per le escursioni. C&#8217;è chi preferisce un tuffo in mare, in piscina, dovunque, basta che si trovi pace alla calura. C&#8217;è chi subisce l&#8217;influenza di Sampei e passa albe e tramonti a pescare, facendo  tremare solo le sogliole. C&#8217;è chi va alla scoperta di fondali marini con la maschera di 5€ del marocchino (benedetti loro e le risate che regalano). Ci sono i festaioli del &#8220;<em>quest&#8217;estate mi rovino</em>&#8220;, e vai con schiuma party, feste in piscina, feste a tema come se non ci fosse un domani.  E ci sono gli intramontabili che recuperano tutto quello che hanno rimandato durante l&#8217;anno. L&#8217;atto di ribellione di guardare un film o leggere un libro mentre in realtà dovresti studiare, adesso diventa un tuo diritto. E dal momento che non posso leggere tanto quanto vorrei, e soprattutto non posso leggere libri eccessivamente impegnativi, io l&#8217;estate mi concedo il lusso di leggermi una saga.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Suzanne Collins scrive Hunger Games partendo dall&#8217;osservazione di come in TV le immagini dei reality show e della guerra alle volte si confondano. La trilogia comprende: &#8220;Hunger Games&#8221;, &#8220;La ragazza di fuoco&#8221; e &#8220;Il canto della rivolta&#8221;.<br />
I libri sono stati adattati, dalla Collins stessa, in 4 film. L&#8217;ultimo, infatti, è stato diviso in due parti e il capitolo finale sarà in sala a partire dal 19 novembre 2015.<br />
</span><span class="s1">La storia ha inizio quando Katniss Everdeen, per salvare la sorella Primrose, si offre volontaria per gli Hunger Games. I giochi della fame sono un memorandum della forza di Capitol City per i 12 distretti che osarono ribellarsi contro di essa. Capitol City è la capitale dello stato fittizio di Panem, è una città dove regna lo sfarzo, l&#8217;abbondanza, il lusso più trash e il tutto è in netta contrapposizione con la situazione dei 12 distretti dove la situazione peggiora con il decrescere dei numeri. Katniss proviene dal 12° distretto e provvede al mantenimento della famiglia dopo la morte in miniera del padre. Faticano a tirare avanti, la loro è una vita di privazioni, dove quel po&#8217; che hanno deve bastare e devono essere anche grato di averlo. Il giorno in cui osarono alzare la testa e ribellarsi vennero puniti. A ricordare loro di tenere sempre chino il capo ci pensano gli Hunger Games, visti dai distretti come una disgrazia, dai cittadini come passatempo e divertimento. Consistono nel selezionare un ragazzo e una ragazza da ogni distretto, prepararli alla lotta, chiuderli in un&#8217;arena e aspettare che ne sopravviva uno.<br />
Negli Hunger Games bisogna uccidere per sopravvivere e se non qualcuno non vuole uccidere ci pensano gli strateghi, che controllano l&#8217;arena, a condurre in scelte difficili o in alternativa ad eliminare per il divertimento del pubblico.<br />
I tributi scelti vengono seguiti da un mentore, dispongono anche di uno stilista, di una troupe che provvede alla loro cura.<br />
La frivolezza che si scontra con la crudeltà di un gioco dove l&#8217;odore del sangue è onnipresente. L&#8217;aspettativa del colpo di scena che stride con la paura di chi nell&#8217;arena sa che ne sopravviverà uno.<br />
La risata sguaiata di chi guarda gli Hunger Games e l&#8217;orrore di chi uccide per paura,rabbia o pietá. La forza di Capitol City che vacilla con l&#8217;ingresso di Katniss Everdeen nell&#8217;arena. </span><span class="s1"><br />
</span></p>
<blockquote>
<p class="p1" style="text-align: center;"><span class="s1">&#8220;Benvenuti ai 74° Hunger Games e possa la fortuna essere sempre a vostro favore&#8221;.</span></p>
</blockquote>
<p class="p1">
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		<title>Quella vita che ci manca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lidia Giudice]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2015 15:35:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La parola famiglia è così radicata in noi che difficilmente vi prestiamo attenzione. Se per esempio ci chiedessero di descrivere la nostra famiglia, chiunque avrebbe di che rispondere. Se invece, schiettamente, ci chiedessero: &#8220;E tu hai una famiglia? &#8221; rimarremmo lì per lì attoniti. È scontato. È naturale come avere caldo d&#8217;estate e freddo d&#8217;inverno. Ecco&#8230; precisamente penso sia questa certezza la più grande fortuna del nostro secolo. &#8220;Ohana vuol dire famiglia e famiglia vuol dire che nessuno viene abbandonato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">La parola <em>famiglia</em> è così radicata in noi che difficilmente vi prestiamo attenzione. Se per esempio ci chiedessero di descrivere la nostra famiglia, chiunque avrebbe di che rispondere. Se invece, schiettamente, ci chiedessero: &#8220;E tu hai una famiglia? &#8221; rimarremmo lì per lì attoniti. È scontato. È naturale come avere caldo d&#8217;estate e freddo d&#8217;inverno. Ecco&#8230; precisamente penso sia questa certezza la più grande fortuna del nostro secolo. </span></p>
<blockquote>
<p class="p1" style="text-align: center"><span class="s1"><br />
</span><span class="s1"><em>&#8220;Ohana vuol dire famiglia e famiglia vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato</em>&#8220;.  </span></p>
</blockquote>
<p class="p1"><span class="s1">Ok, la famiglia alla &#8220;<em>Mulino Bianco</em>&#8221; o alla &#8221; <em>Bastoncini/Sofficini Findus</em>&#8221; (che a mio avviso viene altamente sottovalutata) non esiste. E, diciamoci la verità, se esistesse farebbe abbastanza impressione. La mattina la voglia di sorridere è pari a zero, figuriamoci di parlare, e il caffè non va condiviso&#8230; è una solitaria ancora di salvezza contro il male di vivere mattutino!<br />
</span><span class="s1">Molto spesso è proprio impossibile realizzare questo quadretto felice che ci propinano in tv. Il lavoro, l&#8217;assenza di lavoro, lo stile di vita ci impongono ritmi familiari differenti da casa a casa. E questi ritmi, alle volte, ci stanno pure stretti.<br />
</span><span style="line-height: 1.5">La felicità del bambino alla prima uscita con gli amici senza mamma e papà che ossessionano di &#8220;</span><em style="line-height: 1.5">stai attento!</em><span style="line-height: 1.5">&#8220;; del ragazzo alla prima gita scolastica dove passa la notte a ridere e scherzare con gli amici e non vorrebbe tornare più; dello studente fuori sede la prima volta che va a fare la spesa da solo e si sente indipendente.. Però poi accade che il bimbo si fa male e piange chiamando la mamma; che il ragazzo in gita  si alza in un letto che non è il suo e in una stanza che non ha l&#8217;odore di casa; che arriva la domenica e allo studente fuori sede prenda la nostalgia di quel manicomio che è la sua famiglia&#8230; Siamo fortunati. È questa la verità assoluta. E non c&#8217;entrano i soldi o l&#8217;essere &#8220;bamboccioni&#8221; o no. <strong>Siamo fortunati perché abbiamo un posto in cui tornare, un profumo che sa di casa. </strong>Possiamo girare in casa in una maniera impresentabile al resto del mondo, perché siamo sempre a nostro agio. Perché non dobbiamo nascondere le nostre piccole &#8220;manie&#8221;. Per essere insopportabili, ma comunque sempre compresi.</span></p>
<p>Poi ci sono le famiglie che ci creiamo. Quelle che non sono nate per vincoli di sangue ma per scelta, per chimica, per caso, per fortuna o sfortuna (dipende dalle situazioni). Quelle che non si danno per scontate ma che ci proviamo a farle funzionare. Quelle dove siamo liberi di raccontare tutto. Quelle che un consiglio lo ricevi sempre&#8230;pure non richiesto. Quelle dove cerchi di costruire qualcosa insieme. E &#8220;<em>Venti</em>&#8221; è un po tutto questo.</p>
<hr />
<p>Libro del mese è &#8220;<strong>Quella vita che ci manca</strong>&#8221; di <strong>Valentina D&#8217;urbano</strong>, scrittrice e illustratrice romana.</p>
<p class="p1"><span class="s1">La &#8220;Fortezza&#8221; è il quartiere da cui chiunque vorrebbe scappare. È un posto con regole e rumori propri. Desolazione, criminalità, emarginazione. .. questa è la Fortezza e la gente &#8220;perbene&#8221; se ne tiene alla larga. Qui abitano i quattro fratelli Smeraldo, nati da tre padri diversi.<br />
Mamma ormai ha i buchi nei denti e la ricrescita sui capelli biondi. La vita non è stata gentile con lei, scelte sbagliate e sfortunate, ma lavora onestamente.<br />
Anna è la primogenita; ha solo 30 anni ma è già destinata a rimanere zitella. Nessuna speranza, nessuna aspettativa. Si prende cura dei fratelli e della casa. E questa diventa la sua unica ragione di vita.<br />
Poi c&#8217;è Vadim : la mentalità di un bambino in un corpo di uno splendido ventenne.<br />
Colonna portante della famiglia è Alan, burbero, arrogante, sprezzante, ferocemente attaccato alla famiglia che deve rimanere unita.<br />
Il più piccolo dei fratelli Smeraldo è Valentino, l&#8217;unico nato perché voluto, l&#8217;unico che nonostante l&#8217;amore viscerale per la famiglia vorrebbe fuggire, scordarsi quella miseria. Andarsene via con Delia. Lei bellissima, &#8220;<em>ma te ne accorgi solo al secondo o terzo sguardo</em>&#8220;; lei, estranea alla Fortezza. Ed è proprio questo quartiere la causa della gioia e del dolore per Valentino.<br />
La consapevolezza di non poter abbandonare la tua famiglia, perché quando non hai nulla, nemmeno la certezza di una casa, agli affetti ti ci attacchi anche con i denti e quel poco che hai si divide. Ma cosa succede se tutto questo non basta più, se per essere veramente felici c&#8217;è bisogno di altro, di qualcuno che comprenda e accetti le tue mancanze e con dolcezza tenti di riempirle? Cosa succede quando due amori diversi ma altrettanto forti si scontrano?</span></p>
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		<title>Libro-flop: quando l’apparenza inganna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lidia Giudice]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2015 09:34:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Lidia Giudice Come ogni mese, da un po’ di tempo a questa parte, mi ritrovo davanti una pagina di  word e tento di consigliare la lettura di un libro. Di solito la scelta non mi impiega molto tempo; Ho una lista di libri da leggere o da ri-leggere che è la mia ancora di salvezza. Questo mese, invece, il disastro. Complice l&#8217;università e quindi il poco tempo che ho da dedicare alla lettura, mi butto su un libro che credevo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="LIDIA GIUDICE" href="http://ventiblog.com/2014/05/lidia-giudice/">Lidia Giudice</a></p>
<p>Come ogni mese, da un po’ di tempo a questa parte, mi ritrovo davanti una pagina di  word e tento di consigliare la lettura di un libro. Di solito la scelta non mi impiega molto tempo; Ho una lista di libri da leggere o da ri-leggere che è la mia ancora di salvezza. Questo mese, invece, il disastro. Complice l&#8217;università e quindi il poco tempo che ho da dedicare alla lettura, mi butto su un libro che credevo perfetto. Bella trama, descrizione dei personaggi da manuale, anche la copertina bellissima. Invece no. E’ un libro &#8211; flop.</p>
<p>Quindi eccomi qui a cercare un singolo aspetto di questo libro da consigliarvi&#8230; Ma nulla. E allora perché non trattare proprio di questa &#8220;oscura&#8221; categoria di libri?</p>
<p>Il <strong>libro-flop</strong> è per definizione il libro che non ti piace. Tutti prima o poi ci incappano. Non è come nei film, dove capisci da subito che è meglio farsi una bella maratona di &#8220;Beautiful&#8221; e non continuare a vedere quel supplizio.  Al massimo il finale ti fa maledire regista, sceneggiatore e produttore, o male che vada hai perso 2 ore, e pazienza,  la prendi con più filosofia.  Con i libri è diverso.  Sono più infimi e infidi. Innanzitutto non puoi capire dall&#8217;inizio se un libro è un flop. (Alzi la mano chi capisce l&#8217;andamento di un libro dalla prima pagina!). Il lettore-tipo aprendo un libro passa dalla frustrazione del &#8220;non ci capisco niente&#8221; al sollievo del &#8221; okay, lui/lei è il/la protagonista.” Ma il tutto è abbastanza imprevedibile. Capisci che sei fregato verso la ventesima pagina.  Quando purtroppo il danno è già stato fatto.</p>
<p>Poi bisogna tener presente anche il valore emotivo.  Solitamente per finire un libro almeno una settimana è necessaria (lettori flash esclusi). Scoprire dopo 7 giorni che quel libro è una bella presa per i&#8230; fondelli,  emotivamente pesa.  Insomma, ti innervosisci. Soprattutto se ti sei affezionato a un personaggio.  Ti senti tradito.</p>
<p>Shock assoluto se poi la pugnalata arriva da uno dei tuoi autori preferiti (&#8220;Quoque tu David Grossman?&#8221;). Naturalmente se odi la letteratura russa e provi a leggere &#8220;Anna Karenina&#8221; non sei incappato nel libro-flop: hai deciso spontaneamente di passare un mese all&#8217;insegna del tradimento e della disperazione.  Poi se i trip mentali non fanno per te, Zafon è bello che escluso. Se il dramma amoroso un po’ stereotipato non fa per te, tieniti alla larga da  Danielle Steel . Se vuoi rimanere con i piedi per terra, non leggere &#8220;50 sfumature di grigio&#8221;,  mr. Grey non esiste. Se il giallo per te è solo il colore must dell&#8217;estate, salutiamo anche Camilleri.  Insomma se si può evitare perché non farlo?</p>
<p>Il problema si pone quando non riesci ad evitarlo.</p>
<p>Gli ostinati arrivano all&#8217;ultima pagina più per principio che per voglia di finire il libro.</p>
<p>Gli annoiati lo accantonano.</p>
<p>Gli arrabbiati lo fanno sparire.</p>
<p>Gli intraprendenti lo scambiano.</p>
<p>I recidivi fanno sempre lo stesso errore.</p>
<p>I furbi mai più.</p>
<p>Gli speranzosi ci credono fino all&#8217;ultimo, aspettano la svolta e alle volte succede&#8230; alle volte, quasi mai, ma quando accade vuoi mettere la soddisfazione?<a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/Noi-siamo-grandi-come-la-vita_300X__exact.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3564" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/Noi-siamo-grandi-come-la-vita_300X__exact.jpg" alt="Noi siamo grandi come la vita_300X__exact" width="300" height="456" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/Noi-siamo-grandi-come-la-vita_300X__exact.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/Noi-siamo-grandi-come-la-vita_300X__exact-197x300.jpg 197w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Il romanzo di <strong>Ava Dellaira</strong> mi ha incantato col titolo &#8220;<strong>Noi siamo grandi come la vita</strong> &#8220;. La forza e la potenza degli esseri umani descritta in poche e semplici parole.</p>
<p>Protagonista del libro è Laurel. Tutto inizia con il primo compito in classe: &#8220;scrivi una lettera a una persona che non c&#8217;è più&#8221;. Laurel sceglie Kurt Cobain, il cantante preferito di sua sorella May. Lei non c&#8217;è più e la sua mancanza è sempre più dolorosa,  la nostalgia scava profonde ferite in Laurel. La sua  famiglia si sta sgretolando, si sente troppo esposta al male della vita.  E così Kurt Cobain,  River Phoenix,  Amy Winehouse, Jim Morrison, Janis Joplin diventano, ben presto, non solo i destinatari delle sue lettere,  ma anche amici silenziosi. Ascoltano le sue paure e conoscono le inquietudini di questa giovane piccola donna che deve ritrovare la voglia di andare avanti.</p>
<p>Nonostante il significato profondo che si racchiude in questo libro, la freschezza delle parole di Ava Dellaira,  la bellissima innocenza di Laurel e la presenza di personalità così straordinarie, questo libro vegeta già da un po sul mio comodino.  Non colpisce e non crea aspettative. Ma io sono una speranzosa. E forse infondo in fondo non siamo tutti un po’ speranzosi?</p>
<p>Il libro non l&#8217;ho finito&#8230; vado a vedere se accade il miracolo, in caso vi aggiorno!</p>
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		<title>NESSUNO SI SALVA DA SOLO &#8211; Margaret Mazzantini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lidia Giudice]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2015 11:08:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Lidia Giudice Trattare del rapporto odio e amore e non cadere nel banale è quasi impossibile. E non è neanche semplice. Da Catullo alla letteratura più moderna il tema è stato più che trattato. Anche solo scrivere &#8220;amore e odio sono due facce della stessa medaglia &#8220;provoca una sorta di irritazione che solo le frasi trite e ritrite provocano. E allora anche se il libro del mese parla dell&#8217;amore che si trasforma in odio, per curiosità mi sono concentrata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="LIDIA GIUDICE" href="http://ventiblog.com/2014/05/lidia-giudice/">Lidia Giudice</a></p>
<p>Trattare del rapporto odio e amore e non cadere nel banale è quasi impossibile. E non è neanche semplice. Da Catullo alla letteratura più moderna il tema è stato più che trattato. Anche solo scrivere &#8220;amore e odio sono due facce della stessa medaglia &#8220;provoca una sorta di irritazione che solo le frasi trite e ritrite provocano. E allora anche se il libro del mese parla dell&#8217;amore che si trasforma in odio, per curiosità mi sono concentrata sull&#8217;odio come sentimento a se stante. La prima definizione che si trova è di &#8221; sentimento umano &#8221; e anche se sembra quasi scontato a ben pensarci è un pensiero che turba. Gli animali conoscono l&#8217;amore. L&#8217;odio no. Viene poi paragonato alla distruzione, alla voglia di distruggere la cosa o la persona che si odia. E allora automaticamente penso che sia la paura a produrre odio. Se non sia il concetto di diverso, di non scontato di ribellione a provocare avversione. Se la normalità non generi amore e l&#8217;anormalità odio. E partendo da questo presupposto come lo si può paragonare all&#8217;amore? Ma forse esistono diversi tipi di odio. E non parlo di misandria , misoginia, misantropia.  Parlo di un odio che nasce e cresce all&#8217;interno dell&#8217;amore, di ogni amore e un odio che nasce dal non sapere controllare quei pensieri tristi bui e spaventosi, che, anche solo involontariamente, ognuno di noi fa. Peccato non essere più simili agli animali in questo.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/nessuno_si_salva_da_solo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3351" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/nessuno_si_salva_da_solo.jpg" alt="nessuno_si_salva_da_solo" width="800" height="1230" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/nessuno_si_salva_da_solo.jpg 800w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/nessuno_si_salva_da_solo-195x300.jpg 195w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/nessuno_si_salva_da_solo-768x1181.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/nessuno_si_salva_da_solo-666x1024.jpg 666w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/nessuno_si_salva_da_solo-300x461.jpg 300w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>Libro del mese è il romanzo di M . Mazzantini, Nessuno si salva da solo, edito nel 2011. Dal libro è stato tratto un film diretto da S. Castellitto nelle sale da 5 marzo. Margaret Mazzantini è una scrittrice e drammaturga italiana pluripremiata.</p>
<p>Spina dorsale della storia è una cena durante la quale i protagonisti,  Delia e Gaetano, devono decidere come e dove passeranno le vacanze i figli.  Delia e Gaetano si sono amati tanto. Lei,  biologa nutrizionista,  incontra lui, sceneggiatore per programmi televisivi,  quando si presenta nel suo studio per problemi allo stomaco.  Da quel giorno si spiano si cercano si trovano. È un amore carnale, così forte che alle volte fa male.  Sono giovani,  con famiglie difficili alle spalle,  un passato complicato,  ma a loro non importa. Si baciano. Si sorridono &#8221; con quei denti che si sono ingoiati il paradiso&#8221;. Si sposano e nascono Cosmo e Niccolò. Ma non si vive di sole cose belle. I tradimenti, le incomprensioni,  i litigi incrinano il rapporto.  Si separano. E&#8217; una di quelle storie eternamente sospese.  Si chiedono come sarebbe stato se invece di mollare avessero resistito. Ma il bello di questa storia è la crudele realtà che la contraddistingue.  Si sono amati tanto si, ma quando qualcosa crolla e la sfacciata meraviglia di questo amore cade, non resta altro che l&#8217;odio. È una storia struggente e commovente. Proprio come sono l&#8217;amore e l&#8217;odio.</p>
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		<title>Io prima di te &#8211; Jojo Moyes</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lidia Giudice]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 10:42:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Lidia Giudice Il lettore tipo (colui o colei che ha un&#8217;innata passione per la lettura e che possiede una libreria in continua espansione) è caratterizzato da una sorta di presunzione: crede di conoscere l&#8217;andamento della storia già dalla copertina, meglio ancora dalla quarta di copertina. E la metà delle volte questa presunzione NON viene stroncata.  Quante volte vi è capitato? ‘No io il libro con la foto di un angelo semi-nudo che assomiglia a Brad Pitt non lo compro che sarà [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="LIDIA GIUDICE" href="http://ventiblog.com/2014/05/lidia-giudice/">Lidia Giudice</a></p>
<p>Il lettore tipo (colui o colei che ha un&#8217;innata passione per la lettura e che possiede una libreria in continua espansione) è caratterizzato da una sorta di presunzione: crede di conoscere l&#8217;andamento della storia già dalla copertina, meglio ancora dalla quarta di copertina. E la metà delle volte questa presunzione NON viene stroncata.  Quante volte vi è capitato? ‘<em>No io il libro con la foto di un angelo semi-nudo che assomiglia a Brad Pitt non lo compro che sarà sicuramente una castroneria a livelli spettacolari</em>’ (io lo leggerei ma non lo trovo). Oppure, difficilmente una storia con 4 ragazzi in un cimitero avrà risvolti romantici, e non c&#8217;è speranza che la storia fra il bello e dannato e la ragazza acqua e sapone diventi un thriller. Ma alle volte avviene il &#8220;miracolo&#8221;. Entri in libreria con l&#8217;aria dell&#8217;intellettuale vissuto e lo sguardo ti cade su un libro di cui non hai mai sentito parlare e l&#8217;autore è per te un emerito sconosciuto, ma decidi di sperimentare, male che vada finirà in fondo fra i libri che &#8220;hai letto una volta e che non leggerai mai più&#8221;. Cominci a leggerlo ed è sempre più bello e sei sempre più ipnotizzato. Poi arriva il colpo di grazia. Giri l&#8217;ultima pagina e: o sei scioccato con annesso sguardo vitreo, o sei piegato dalle risate, perché l&#8217;autore ti ha palesemente preso per i fondelli, o sei in una valle di lacrime in completa disperazione. Bene, credo che questi siano i libri più belli in assoluto. Tacitamente tutti i lettori cercano questi libri. <strong>Sono una sorta di quadrifoglio</strong>. Ti entrano direttamente nel cuore e nel cervello e vorresti ritornare al momento in cui, senza nessun entusiasmo, hai cominciato a leggerlo.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/libroLidia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2873" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/libroLidia.jpg" alt="libroLidia" width="364" height="560" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/libroLidia.jpg 364w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/libroLidia-195x300.jpg 195w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/libroLidia-300x462.jpg 300w" sizes="(max-width: 364px) 100vw, 364px" /></a>Primo libro del mese (e dell’anno) e mio personale quadrifoglio è la storia raccontata da <strong>Jojo Moyes</strong>. Il libro si intitola &#8220;<strong><em>Io prima di te</em></strong>&#8220;.</p>
<p>Jojo Moyes è nata e cresciuta a Londra. Giornalista per il Sunday Morning Post e poi per l&#8217;Indipendence, dal 2002 si dedica completamente alla narrativa.<br />
<em>Io prima di te</em> è la storia di un incontro. Louisa Clark è una giovane ventiseienne; è buona e non hai mai preteso troppo da se stessa e dalla vita, si accontenta del minimo, si accontenta perché in realtà non sa bene quello che vuole. Will è precisamente l&#8217;opposto. Una vita passata fra gli sport più estremi, in costante movimento alla ricerca del brivido. Un incidente davanti casa lo costringe su una sedia a rotelle, dimostrando così l&#8217;imprevedibilità e crudeltà della vita che all&#8217;improvviso gli strappa l&#8217;uso delle gambe e, parzialmente, anche quello delle mani. Louisa viene assunta dalla madre di Will per tenere compagnia al figlio che ormai, dal giorno dell&#8217;incidente, conduce una vita di pura sofferenza e privazioni imposte dalla nuova situazione in cui si trova, ma anche autoimposte. Will è stanco e arrabbiato, è sarcastico e pungente. La madre crede che Louisa riesca a riportare colore e vivacità a Will. Lei, così impulsiva e irriverente, non si lascia intimorire e poco a poco scalfisce questo muro di dolore che Will si è costruito. Ma il tutto basterà? <em>Io prima di te</em> è una storia d&#8217;amore. Ma l&#8217;amore non è solo tra un ragazzo e una ragazza, qui viene celebrato anche l&#8217;amore per la vita. Una vita in costante cambiamento. Una vita che credevi ben pianificata e che in un attimo si distrugge.Una vita che dal dolore può diventare bellissima grazie a una persona al tuo fianco. Ma <em>Io prima di te </em>è anche una storia di coraggio. Il coraggio di rialzarsi dopo una caduta, il coraggio di ritornare a sorridere, il coraggio di prendere una posizione, il coraggio di scegliere come si vuole vivere.</p>
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		<title>SCRIVIMI ANCORA &#8211; Cecilia Ahern</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lidia Giudice]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Dec 2014 09:33:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Lidia Giudice Il perché si dica che a Natale siamo tutti più buoni resta un bel mistero. Saranno molto probabilmente le luci che illuminano la città (tranne se sei di Cosenza, quelle fanno paura), sarà l&#8217;aria che profuma di mandarini e miele, saranno i caminetti, oppure sarà la mamma che inizia i preparativi per il pranzo, saranno le decorazioni dell&#8217;albero di Natale dalle classiche rosso e oro alle più fantasiose (alcune troppo fantasiose), oppure sarà il rientro a casa, per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <a title="LIDIA GIUDICE" href="http://ventiblog.com/2014/05/lidia-giudice/">Lidia Giudice</a></p>
<p>Il perché si dica che a Natale siamo tutti più buoni resta un bel mistero. Saranno molto probabilmente le luci che illuminano la città (tranne se sei di Cosenza, quelle fanno paura), sarà l&#8217;aria che profuma di mandarini e miele, saranno i caminetti, oppure sarà la mamma che inizia i preparativi per il pranzo, saranno le decorazioni dell&#8217;albero di Natale dalle classiche rosso e oro alle più fantasiose (alcune troppo fantasiose), oppure sarà il rientro a casa, per chi sta fuori sede, o il dare il benvenuto per chi è rimasto; oppure saranno i regali. Sicuramente. È inutile negarlo: ricevere un regalo è fantastico. Non ci rendiamo conto di quanta dolcezza ci sia nei regali: un amico, un fratello, la tua mamma o il tuo papà si alzano pensando a te, e sempre pensandoti entrano in un negozio e decidono di comprare un regalo con la speranza di vederti sorridere. Già questo pensiero dovrebbe renderci grati. Se poi il regalo è azzeccato, meglio ancora. Naturalmente esistono i regali standard, più semplici e sbrigativi in un secolo che va di fretta: vada per sciarpe e guanti, per le trousse (basta vi prego!), per i profumi, per i libri. Il problema dei libri è che per regalarli devi conoscere quasi perfettamente la persona che hai di fronte. Non c&#8217;è ne rendiamo conto ma i libri sono qualcosa di &#8220;intimo&#8221;, non puoi semplicemente entrare in una libreria, trovare la versione economica di un qualunque autore e sperare nella buona sorte. I libri vanno scelti con cuore, non per il prezzo. Un libro deve adattarsi a chi lo riceverà, ma deve anche stupirlo. Non fermatevi ai classici, alle vetrine, alle pubblicità,  cercate nelle librerie, si nascondono tesori.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/12/scrivimig.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2641" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/12/scrivimig.jpg" alt="scrivimig" width="217" height="350" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/12/scrivimig.jpg 217w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/12/scrivimig-186x300.jpg 186w" sizes="(max-width: 217px) 100vw, 217px" /></a>Il libro di questo mese, nonché possibile regalo per giovani fanciulle in vena d&#8217;amore è &#8220;Scrivimi ancora&#8221;. L&#8217;autrice è Cecilia Ahern, scrittrice irlandese nota ai più per il best &#8211; sellers &#8221; P.S. I Love you &#8220;. Scrivimi ancora è il suo secondo romanzo pubblicato nel 2005, ma  ritornato alla ribalta grazie alla trasposizione cinematografica del 2014.</p>
<p>Alex e Rosie sono migliori amici fin da piccoli. Crescono insieme e ne combinano di tutti i colori insieme. Sono ironici e sarcastici, li adori fin da subito. Litigano e fanno pace come qualunque bambino,  e poi come qualunque adolescente.  Sono amici si, ma si sente sempre l&#8217;eco della gelosia e capisci che, infondo infondo, tra di loro c&#8217;è qualcosa in più. Alex, sul finire del periodo liceale, si trasferisce a Boston. Rosie rimane a Dublino ma, di li a poco, la sua vita cambia radicalmente e i suoi progetti di raggiungere Alex in America sfumano, e continueranno a sfumare più volte nel corso della storia.  Rosie ha una bimba e da giovane mamma deve mettere da parte i suoi sogni e scontrarsi con la realtà, ma non smette mai di arrendersi. Alex invece sembra seguire una strada costellata di traguardi e successi lavorativi, ma c&#8217;è sempre qualcosa che lo turba. Nonostante tutto non smettono di scriversi, di raccontarsi, le loro vite restano sempre intrecciate. Gli anni scorrono e gli amori, gli sbagli si susseguono, Rosie e Alex non  riescono ad allontanarsi l&#8217;uno dall&#8217;altro. Scrivimi ancora ha un grandissimo pregio: è un libro che fa ridere, ma non è quell&#8217;ironia che non si ferma a un sorriso sulle labbra, è quell&#8217;ironia che ti prende gli occhi e la pancia, che ti fa sganasciare dalle risate. Ciò, comunque, non gli impedisce di essere un libro intelligente e sagace. Cecilia Ahern riesce, attraverso i bigliettini e le lettere dei protagonisti, a raccontare una meravigliosa storia d&#8217;amore e d&#8217;amicizia, e ci riesce facendoti divertire.</p>
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		<title>Subsonica: la musica contemporanea, mi butta giù!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lidia Giudice]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2014 16:05:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Lidia Giudice Palapartenope. Napoli. Ore 8.30. Il fumo delle sigarette è onnipresente. si ride, si scherza, si fa amicizia, ma fondamentalmente non vediamo l’ora che tutto abbia inizio. Ad un certo punto la situazione cambia, si sentono i primi rumori, i tecnici controllano tutto per l’ultima volta, c’è elettricità in giro, ci alziamo tutti in piedi. Ore 9.00 l’elettronica ci riempie le orecchie, qualcuno canticchia, la maggior parte muove la testa seguendo il ritmo. Ore 9.30 le luci si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="LIDIA GIUDICE" href="http://ventiblog.com/2014/05/lidia-giudice/">Lidia Giudice</a><span id="more-2578"></span></p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/1064848_10152869119391967_6737326794944668075_o.jpg"><img class="aligncenter wp-image-2579 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/1064848_10152869119391967_6737326794944668075_o.jpg" alt="1064848_10152869119391967_6737326794944668075_o" width="999" height="665" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/1064848_10152869119391967_6737326794944668075_o.jpg 999w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/1064848_10152869119391967_6737326794944668075_o-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/1064848_10152869119391967_6737326794944668075_o-768x511.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/1064848_10152869119391967_6737326794944668075_o-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/1064848_10152869119391967_6737326794944668075_o-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 999px) 100vw, 999px" /></a><strong>Palapartenope. Napoli. Ore 8.30</strong>. Il fumo delle sigarette è onnipresente. si ride, si scherza, si fa amicizia, ma fondamentalmente non vediamo l’ora che tutto abbia inizio. Ad un certo punto la situazione cambia, si sentono i primi rumori, i tecnici controllano tutto per l’ultima volta, c’è elettricità in giro, ci alziamo tutti in piedi.<br />
Ore 9.00 l’elettronica ci riempie le orecchie, qualcuno canticchia, la maggior parte muove la testa seguendo il ritmo.<br />
Ore 9.30 le luci si spengono ed eccoli lì, immobili come statue. <strong>Samuel inizia a cantare e dimentichiamo il mondo.</strong> Suonano i primi brani del nuovo album (“<em>Una nave in una foresta</em>”), ci scaldiamo e con “<em>Lazzaro</em>” arriva il delirio: si salta, si suda, si grida, si inizia a pogare, non sta fermo nessuno, è impossibile resistere. Si ripercorrono brani dei vecchi album, siamo scatenati e arriviamo alla fine della prima parte con le magliette zuppe, i capelli inconcepibili, i polmoni in fiamme, ma con un sorriso che di più belli non c’è ne.<br />
Si riparte, cambio di abiti per loro, le luci al led spettacolari. “<em>Di Domenica</em>” e “ <em>Istrice</em>” commuovono, ma quando il ritmo incalza non riusciamo a fermarci, sembra stupido fermarsi, dobbiamo gridare, saltare più in alto che si può, le parole a volte inciampano fra di loro e più loro si gasano e più si perde il controllo, per una sera mandiamo a f*****o i problemi, la noia, la quotidianità, non pensiamo, viviamo il momento. Si sente un ragazzo dire ad un amico “<strong> Vedi, i Subsonica riescono a fare questo</strong>” , è vero noi siamo i fans dei Subsonica, sembriamo usciti da una centrifuga a 90°.<br />
Parte il bis e la storica “<em>Tutti i miei sbagli</em>” in una versione inedita, tutti con il viso in alto, tutti cantiamo, ma quella canzone non si canta semplicemente, si vive, è poesia ed è dolore.<br />
L’ultimo brano (“<em>Perfezione</em>”) è lo step finale di una maratona; Boosta è incontrollabile, noi siamo un ciclone. Finito tutto Max ci manda un bacio con la mano e tu ti emozioni, Ninjia lancia le bacchette (e per l’ennesima volta le lancia al lato opposto di dove mi trovo), Vicio sorride, Samuel ringrazia, la foto di rito è stata scattata. Li rivedrò, ne sei sicura.<br />
<strong>I Subsonica si sono presi un altro po’ del mio cuore… e della mia milza.</strong></p>
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