I libri gemelli di Valentina D’Urbano

 

“Volevamo ammazzarci. Io non avevo mai odiato nessuno come odiavo lui in quel momento. E non avevo mai amato nessuno come sentivo di amare lui in quell’istante.”

 – Il rumore dei tuoi passi

Ho incontrato Valentina D’Urbano qualche mese fa. Per l’occasione presentava il suo terzo romanzo, “Quella vita che ci manca”. Eravamo poche ragazze all’evento, tanto da sembrare più una festa fra amiche che una presentazione di un libro, e lei una di noi. Genuina e spontanea. Semplice nel vestire e nelle parole. Simpaticamente onesta. Nessuna affettazione, nessuna pretesa di sconvolgerci con qualche frase ad effetto, eppure ci riesce ogni volta che apro i suoi libri.
Valentina raccontava di come Margaret Mazzantini e Stefano Benni hanno inciso sul suo modo di scrivere. Ho sorriso, infondo “chi si somiglia si piglia”. La stessa crudele bellezza che vedo nei libri della Mazzantini la ritrovo nei libri della D’urbano. E se dovessi fare un paragone, li accosterei a uno specchio. Ti mettono a nudo davanti alle tue fragilità, con frasi che ti lasciano immobile, parole che scavano solchi. Ti rendono fragile e a un minimo tocco sbagliato vai in frantumi.

Valentina ha continuato la presentazione raccontandoci della sua vita, della sorpresa di ritrovarsi scrittrice, della Fortezza, che realmente esiste e che è stata casa sua. Ha un accento romano che è una meraviglia a sentirlo, ma la cosa effettivamente strana è che sembra non rendersene conto dell’effetto delle sue parole. E’ talmente “normale” da non rendersi conto che già i titoli dei suoi romanzi sono piccoli frammenti di bellezza allo stato puro.

Il rumore dei tuoi passi” è il suo primo romanzo, pubblicato nel 2012 da Longanesi, divenuto best-seller internazionale. A novembre è ritornata alla fortezza con “Alfredo”, il quarto libro in ordine cronologico, in realtà “gemello” del primo romanzo, “Il rumore dei tuoi passi”, appunto. È la storia dei Bea e Alfredo dal punto di vista di lui, e uscirà nelle librerie il 12 novembre, sempre edito da Longanesi.
Alla fortezza li chiamano i gemelli ma non per un vincolo di sangue, perché Alfredo e Bea non si separano mai. Stesso sudore, stesso odore di polvere e degrado, storie diverse che finiscono per incastrarsi, pelle che si mescola e si marchia a fuoco, bestie che si azzannano ma che non riescono a separarsi. La fortezza è un quartiere a sé, proprie leggi, proprio codice d’onore, vetri rotti, scale male illuminate, intonaco scheggiato, pochi soldi, gente con dignità e gente che l’ha venduta, gente che ancora ci crede e gente che si è arresa. In questo microcosmo i gemelli crescono insieme, e la loro amicizia diventa amore, ma non un amore dolce e romantico, un amore atroce.

“Ogni volta che ci incontravamo finiva così, a botta e sangue. Non eravamo fatti per vivere nello stesso posto.”

La rabbia di sapere di essere destinato a chi ti fa del male e non riuscire a rinunciarvi, la cattiveria di chi ama troppo, la forza di Beatrice, la debolezza di Alfredo, le gelosia di chi non sa gestire il proprio cuore, il sangue di chi deve ferire perché non sa come reagire.

“ Adesso non c’era niente nella sua voce, solo quel dolore sordo, quella rassegnazione, la pazienza di dover torturare qualcuno che lo torturava.”

 

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