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	<title>Andrea Bosco &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Rom, Sinti e Camminanti: occorre combattere stereotipi e povertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2024 07:25:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Emarginati, respinti, etichettati con disprezzo, guardati con sospetto. Se ne parla poco, di recente quasi mai, ma Rom e Sinti rappresentano forse il popolo più odiato e martoriato degli ultimi decenni. Odio figlio di leggende e luoghi comuni tramandati di generazione in generazione. La&#160;Giornata internazionale dei Rom, Sinti e Camminanti, in programma oggi, dal 1990 ha proprio lo scopo di sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica&#160;sui loro problemi e le loro origini, oltre che celebrare la loro cultura, a molti sconosciuta. Ad oggi, [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Emarginati, respinti, etichettati con disprezzo, guardati con sospetto. Se ne parla poco, di recente quasi mai, ma Rom e Sinti rappresentano forse il popolo più odiato e martoriato degli ultimi decenni. Odio figlio di leggende e luoghi comuni tramandati di generazione in generazione. La&nbsp;Giornata internazionale dei Rom, Sinti e Camminanti, in programma oggi, dal 1990 ha proprio lo scopo di sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica&nbsp;sui loro problemi e le loro origini, oltre che celebrare la loro cultura, a molti sconosciuta.</p>



<p>Ad oggi, secondo il Consiglio d&#8217;Europa, la loro presenza in Italia varia&nbsp;dalle 110.000 alle 170.000 unità, di cui circa 70.000 con cittadinanza italiana, quindi circa lo 0,25% della popolazione, una tra le percentuali più basse registrate in Europa. Tra i Rom stranieri, almeno il 50% è presente in Italia da oltre vent’anni: di questa percentuale, la stramaggioranza proviene dall’ex Jugoslavia, mentre il restante dalla Romania, con presenze minori da Bulgaria, Albania e Polonia. Circa il 55% dei Rom che vivono nel nostro paese ha meno di 18 anni e le regioni d’Italia dov’è stata registrata più affluenza sono il Lazio (dove un quarto dei Rom abita in campi ufficiali), la Campania, la Lombardia e la Calabria.</p>



<p>La storia dei Rom e Sinti in Italia inizia, come in altri Paesi nell’Europa Occidentale, verso l’inizio del 1400. Si pensa che queste popolazioni abbiano lasciato&nbsp;l’India settentrionale&nbsp;nell’undicesimo secolo in seguito alle invasioni musulmane, propagandosi in tutta l’Europa a partire dal 1300. Sempre in movimento&nbsp;a causa&nbsp;della&nbsp;xenofobia&nbsp;e della loro tendenza a voler mantenere una propria&nbsp;specificità culturale, il nomadismo diventò progressivamente una loro caratteristica.&nbsp;</p>



<p>Ed è proprio il loro modo di vivere, di integrarsi – spesso in conflitto con lo stile di vita delle popolazioni stanziali – che ha portato le comunità romaní ad essere tra quelle maggiormente marginalizzate e discriminate&nbsp;in Italia.&nbsp;L’85% della popolazione italiana, infatti, avrebbe una visione negativa di Rom e Sinti, e questo supererebbe anche il livello di discriminazione ai danni delle persone musulmane, viste in maniera negativa “solo” dal 63%. Una rilevazione&nbsp;di Amnesty International sulla presenza di odio online durante la campagna elettorale delle elezioni europee del 2019, ha anche riportato quella dei Rom come&nbsp;una delle categorie maggiormente colpite da attacchi politici, vittime in vari casi di&nbsp;hate speech.</p>



<p>Ma perché sussiste tutto questo odio, spesso immotivato e dettato da chiacchiere e dicerie? La risposta, forse, risiede nella poca conoscenza sull’argomento. Molti non sanno che le comunità Rom in Europa sono state decimate dal nazi-fascismo. Avrebbero dovuto essere risarcite, ma non lo sono state nemmeno moralmente, al contrario – ad esempio – del riconoscimento che è stato dato al popolo ebraico per le ingiustizie subite, per l&#8217;etnocidio e le immani sofferenze a loro arrecate. Quando si parla di Olocausto si omette ancora il Porrajmos che ha riguardato le comunità zingare, portate nei campi di concentramento e mandate alle camere a gas. Non a caso, i libri di scuola iniziarono a parlarne solo dal 1994. La persecuzione non è terminata dopo la guerra, e l&#8217;antiziganismo è ancora oggi l&#8217;unica forma di razzismo socialmente accettata in Europa.</p>



<p>E per quanto i Rom e Sinti possano non stare simpatici e a volte risultare invadenti, è un popolo che vive da sempre con un’etichetta terrificante addosso. I bambini, ancora oggi, crescono con la paura di relazionarsi con un coetaneo Rom, ed è inaccettabile. Il terrore di entrare in contatto con individui considerati – con disprezzo e superficialità – portatori di sporcizia e autori di furti, genera odio e indifferenza, specie nelle generazioni più giovani, cresciuti con falsi stereotipi.</p>



<p>E il paradosso è che quando è convenuto, questi popoli hanno avuto la loro utilità politica. Negli anni, chi ha avuto potere politico ed economico, ha trovato comodo avere un capro espiatorio a portata di mano, un gruppo sociale che non ha voce politica su cui veicolare la rabbia della gente, sempre utile in tempi di crisi. Non a caso, per l’uso dell’espressione “zingaropoli” durante una campagna elettorale a Milano, nel 2012 il tribunale ha condannato per discriminazione – per la prima volta in Italia – due partiti politici.</p>



<p>Finché lo Stato non comprenderà di dover rimuovere, e non aumentare, gli ostacoli di ordine sociale ed economico che impediscono l’uguaglianza, Rom e Sinti, purtroppo, saranno sempre soggetti a pregiudizi.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Il nuovo Codice della Strada, tra sicurezza e digitalizzazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Limitazioni per i neopatentati, multe per eccesso di velocità, sanzioni per chi parla al cellulare al volante o abbandona in strada animali domestici.&#160; Sono soltanto alcune delle misure del nuovo Codice della Strada approvate dalla commissione Trasporti della Camera che, se confermate dall’aula di Montecitorio e poi dal Senato, saranno destinate a cambiare i connotati delle regole stradali.&#160; Un pacchetto di novità che potrebbe non far felice giovani e adulti, ma che servirà ad introdurre più organizzazione nella gestione dei [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Limitazioni per i neopatentati, multe per eccesso di velocità, sanzioni per chi parla al cellulare al volante o abbandona in strada animali domestici.&nbsp;</p>



<p>Sono soltanto alcune delle misure del nuovo Codice della Strada approvate dalla commissione Trasporti della Camera che, se confermate dall’aula di Montecitorio e poi dal Senato, saranno destinate a cambiare i connotati delle regole stradali.&nbsp;</p>



<p>Un pacchetto di novità che potrebbe non far felice giovani e adulti, ma che servirà ad introdurre più organizzazione nella gestione dei limiti e delle regole ma, soprattutto, più severità nei confronti dei reati.&nbsp;</p>



<p>Ma andiamo con ordine, partendo dalle nuove limitazioni per i neopatentati.&nbsp;</p>



<p>Per ricevere il “foglio rosa” ci sarà l&#8217;obbligo di effettuare un numero minimo di esercitazioni in autostrada o su strade extraurbane e, in condizione di visione notturna, l’obbligo di presenza con un istruttore abilitato e autorizzato.&nbsp;</p>



<p>Condizioni che non saranno felicemente accolte in termini di praticità e semplificazione. Tra le novità si registra anche quella del divieto di trasportare uno o più passeggeri su ciclomotori e motocicli per i titolari di “foglio rosa”.&nbsp;</p>



<p>Non solo neopatentati: come richiesto dalla Corte costituzionale, si precisa nel Codice l&#8217;obbligo di sottoporre gli autovelox a verifiche periodiche al fine di garantirne la funzionalità. Ma la novità più consistente riguarda le multi-sanzioni.&nbsp;</p>



<p>Nel caso in cui si prendano più multe per autovelox nello stesso tratto stradale – di competenza dello stesso ente e in un periodo di tempo di un&#8217;ora – si prevede il pagamento di una sola sanzione: quella più grave aumentata di un terzo, se più favorevole. Un’altra modifica al ddl padre prevede che, in sede di riforma del Codice della Strada, le entrate derivanti dalle sanzioni per violazioni dei limiti di velocità in via prioritaria saranno destinate a interventi per la sicurezza dalla circolazione stradale.</p>



<p>E se si parla di Codice stradale, non si può non revisionare anche la questione legata ai conducenti che, alla guida del proprio mezzo, parlano al cellulare.&nbsp;</p>



<p>L’emendamento approvato prevede che se il conducente detiene meno di 20 punti sulla patente, fino a 10 la sospensione scatti per una settimana; nel caso invece sia al di sotto di questa soglia, il ritiro della patente durerà 15 giorni. Cambiano anche le sanzioni: quella minima sarà di 250 euro, mentre quella massima di 1000 euro, contro i 660 delle regole attualmente in vigore e i 1697 del ddl approvato dal governo. In caso di recidiva, il codice vigente prevede solo la sospensione della patente, mentre il ddl approvato dal governo prevedeva la sospensione con l’aggiunta di una sanzione da 644 a 2588 euro. L’emendamento approvato in commissione mantiene la sospensione e applica una sanzione economica da 350 a 1400: anche qui aumentata rispetto al codice in vigore, diminuita rispetto al ddl.</p>



<p>Ulteriore contrasti, invece, nei confronti di chi si sporca del reato di abbandono di animali domestici, fenomeno in continua crescita, specie nella stagione estiva. Si prevede, infatti, l&#8217;applicazione delle pene previste per i reati di omicidio stradale e di lesioni personali stradali gravi o gravissime nel caso in cui dall&#8217;abbandono di animali consegua un incidente stradale che provochi la morte o le lesioni personali di utenti della strada.</p>



<p>Inoltre, è previsto come principio di riforma del Codice della Strada la completa digitalizzazione ed automazione delle procedure, con particolare riguardo a quelle relative ai veicoli pesanti e alla notifica delle violazioni al Codice.&nbsp;</p>



<p>Tra le altre novità, si prevede l&#8217;obbligo per il proprietario del veicolo di accertarsi della presenza della copertura assicurativa anche quando il veicolo è nella disponibilità di un altro soggetto. Saranno anche introdotte nuove misure per assicurare, in caso di incidente, l&#8217;accesso in sicurezza alle gallerie ferroviarie delle squadre di soccorso e dei vigili del fuoco; e al riassetto delle competenze tra gli enti istituzionali, anche con riguardo alla previsione di limiti di circolazione, tenendo conto, tuttavia, dell&#8217;esigenza di agevolare l&#8217;accesso ai soggetti che svolgono servizi di emergenza (soccorso stradale, polizia, assistenza sanitaria ecc.). Per salvaguardare inoltre la sicurezza degli utenti, si provvederà all&#8217;introduzione di dispositivi adeguati e tecnologicamente innovativi di segnalazione di emergenza stradale.</p>



<p>Insomma, qualunque misura del Codice della Strada servirà a diminuire i rischi e punire chi commette delle infrazioni è sempre ben accetta. Purché chi dovrebbe controllare e sanzionare faccia bene il proprio lavoro. Perché fare una legge è semplice: è applicarla sul campo che spesso risulta complicato.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Spreco alimentare, prevenire e curare da Nord a Sud con il Progetto Arca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Feb 2024 08:43:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante se ne continui a parlare poco, lo spreco alimentare è ad oggi una delle sfide più importanti che la nostra società si trovi ad affrontare. Gli alimenti ancora commestibili che vengono gettati via rappresentano infatti la terza fonte di emissioni a effetto serra. Per cercare di contrastare questo fenomeno si è deciso di istituire una giornata nazionale di prevenzione che, da ormai undici anni, si tiene il 5 febbraio. Una ricorrenza che ha il chiaro scopo di provare a [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Nonostante se ne continui a parlare poco, lo spreco alimentare è ad oggi una delle sfide più importanti che la nostra società si trovi ad affrontare. Gli alimenti ancora commestibili che vengono gettati via rappresentano infatti la terza fonte di emissioni a effetto serra.</p>



<p>Per cercare di contrastare questo fenomeno si è deciso di istituire una giornata nazionale di prevenzione che, da ormai undici anni, si tiene il 5 febbraio. Una ricorrenza che ha il chiaro scopo di provare a dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030, tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile annunciati dall’ONU.</p>



<p>Basti pensare che nel 2022, anno di ripresa post pandemia, sono stati gettati 27 chili di cibo l’anno a persona. Un dato che si accentua al sud (+ 8% di spreco rispetto alla media nazionale) e per le famiglie senza figli (+ 38% rispetto alla media italiana). Vale 6,5 miliardi di euro lo spreco di cibo nelle case e oltre 9 miliardi di euro lo spreco di filiera, fra perdite in campo e sprechi nella catena dell’industria e della distribuzione del cibo.</p>



<p>Dati controversi se si considera che in Italia oltre 2,6 milioni di persone faticano a nutrirsi regolarmente a causa dell’aumento dei prezzi e dei rincari delle bollette, e che il 9,4% della popolazione versa in condizione di povertà. Lo sanno bene i volontari di Progetto Arca che, da 30 anni, lavorano per la tutela dei più bisognosi, fornendo sia servizi di accoglienza che sostegno alimentare. Ne ha parlato con noi Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Progetto Arca.</p>



<p><strong>Quando e come nasce Fondazione Progetto Arca?</strong></p>



<p>Fondazione Progetto Arca nasce nel 1994 per iniziativa di un gruppo di amici mossi dal desiderio di aiutare le persone in stato di indigenza. Viene così aperto a Milano il primo Centro di Accoglienza Residenziale per persone senza dimora con problematiche di dipendenza. Nel corso degli anni i progetti, il numero dei volontari e le aree di intervento aumentano in maniera esponenziale fino ad arrivare alla struttura odierna che vede impiegati 200 dipendenti e oltre 500 volontari. Il nostro obiettivo è aiutare le persone che si trovano in stato di grave povertà ed emarginazione sociale: persone senza dimora, famiglie indigenti, persone con dipendenze, rifugiati e richiedenti asilo.</p>



<p><strong>Quale motivo si nasconde dietro alla scelta del nome?</strong></p>



<p>Il nome riprende l’idea dell’Arca di Noè, che raccoglie ogni tipologia di animali/persone con la finalità di intraprendere una traversata, in acque anche impervie, destinata alla rinascita. Con l’obiettivo di ricordare che questo viaggio ha nel cambiamento la meta intenzionale, abbiamo introdotto la parola “progetto”.</p>



<p><strong>In quali città prestate i vostri servizi e quali sono le mansioni principali che svolgete?</strong></p>



<p>Progetto Arca si trova a Milano, Varese, Torino, Padova, Roma, Napoli e Bari. L’aiuto viene fornito dalle Unità di strada, che distribuiscono beni semplici e primari come un pasto caldo e vestiti puliti. Sul fronte del sostegno alimentare, dal 2020 la fondazione ha dotato le 7 città in cui opera di Cucine Mobili e foodtruck allestititi con forni e bollitori a bordo, fermandosi nei punti strategici delle città. L’obiettivo delle azioni messe in campo è di andare oltre l’assistenza e aiutare le persone a riprendere una strada di ripresa e integrazione sociale. Le strutture di accoglienza prevedono infatti la presenza di equipe educative multidisciplinari che si occupano di aiutare le persone a ricominciare una vita all’interno della società, attraverso la ricerca di un lavoro e di una casa da cui ripartire. Inoltre aiutiamo le numerose famiglie che non riescono a sostenere il rincaro del costo della vita sia attraverso i Market solidali – dove le persone possono fare la spesa gratuitamente – sia distribuendo pacchi viveri direttamente alle famiglie più bisognose.</p>



<p><strong>Oggi, 5 febbraio, si tiene la giornata nazionale di prevenzione contro lo spreco alimentare.</strong> <strong>Che messaggio vi sentite di dare a coloro i quali, distrattamente, sprecano prodotti di ogni genere alimentare?</strong></p>



<p>Il cibo è un bisogno primario e prezioso per ognuno di noi. E lo testimoniamo con la realizzazione dei market solidali, che nascono dall’idea di superare la standardizzazione del pacco alimentare che da anni consegniamo alle famiglie fragili. Evitare lo spreco di cibo non è solo un’azione a monte dei market solidali, ma riguarda anche le famiglie che utilizzano le tessere, che sono invitate a non sprecare. In questo i volontari hanno un ruolo prezioso: creare una relazione con la famiglia, guidandola negli acquisti più oculati.</p>



<p><strong>In media, quante persone aiutate nell’arco di un anno?</strong></p>



<p>Nell’ultimo anno abbiamo dato aiuto a oltre 53 mila persone, in Italia e all’estero. E distribuito in strada, con le Cucine mobili, 235.686 pasti, di cui 100.459 a Milano.</p>



<p><strong>Chi sono i più vulnerabili, le persone che vi chiedono maggiormente aiuto?</strong></p>



<p>Le famiglie numerose con bambini sono quelle maggiormente in difficoltà. La condizione di estrema fragilità, che deriva dal dover accudire minori quando si vive uno stato di indigenza economica, aumenta le richieste di aiuto.</p>



<p><strong>Avete riscontrato, nel corso degli anni, un incremento o un calo dei bisognosi?</strong></p>



<p>Negli ultimi anni, complici la pandemia, la guerra in Ucraina e la crisi energetica che ne è derivata, il numero delle persone bisognose è aumentato notevolmente. Dal nostro ‘osservatorio’, stimiamo un 20% in più di richieste di aiuto.</p>



<p><strong>Quanto è confortante per una persona che vi chiede aiuto sapere di poter contare su un gruppo di volontari che mettono al primo posto il suo benessere?</strong></p>



<p>Durante tutto l’anno i volontari delle Unità di strada girano per le città distribuendo beni di conforto alle persone senza dimora, ma anche e soprattutto per rilevare i bisogni psicologici e materiali, e offrire orientamento sui servizi di assistenza del territorio. La distribuzione è parte essenziale di un aiuto che non è mai solo materiale. Per chi vive in strada, ma anche per le famiglie che accedono ai market solidali, è facile cadere nella rassegnazione. Riuscire a sentire l’attenzione e la cura da parte dei volontari e degli operatori che si occupano di loro può davvero fare la differenza. Ascolto e cura restituiscono dignità e forza a chi si trova ad affrontare un periodo di difficoltà.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Ultima Generazione ed Extinction Rebellion, quando i più giovani scendono in campo per il clima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jan 2024 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da almeno quindici anni a questa parte sentiamo spesso parlare di cambiamento climatico, dovuto alle variazioni a lungo termine delle temperature e dei modelli meteorologici che sconvolgono il normale equilibrio della natura. Una delle tante preoccupazioni in ottica futura che si sovrappone ai quotidiani e personali problemi di ognuno di noi nel presente.&#160; In particolar modo, la minaccia principale per gli esseri umani e per tutte le altre forme di vita sulla Terra è il surriscaldamento globale, causato dalla combustione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Da almeno quindici anni a questa parte sentiamo spesso parlare di cambiamento climatico, dovuto alle variazioni a lungo termine delle temperature e dei modelli meteorologici che sconvolgono il normale equilibrio della natura. Una delle tante preoccupazioni in ottica futura che si sovrappone ai quotidiani e personali problemi di ognuno di noi nel presente.&nbsp;</p>



<p>In particolar modo, la minaccia principale per gli esseri umani e per tutte le altre forme di vita sulla Terra è il surriscaldamento globale, causato dalla combustione di combustibili fossili (come il carbone e il petrolio) che porta alla produzione di gas che trattengono il calore.</p>



<p>Affinché si attui un cambiamento e si stimoli alla riflessione, decine e decine di attivisti, da anni, si ribellano per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento. L’ultimo caso si è materializzato lo scorso 29 dicembre, dove i militanti del movimento ambientalista Ultima Generazione hanno colpito la Galleria di Milano, imbrattando con la solita vernice arancione (da loro considerata &#8220;lavabile&#8221;, ma è stato dimostrato, purtroppo, il contrario) l’albero di Natale firmato Gucci, proprio all’ombra dell’Ottagono. Alla domanda da parte di un passante &#8220;perché lo fate?&#8221;, gli attivisti hanno risposto – tramite rivendicazione social – di chiedere al Governo un fondo preventivo di 20 miliardi per riparare ai danni delle catastrofi climatiche che stanno distruggendo le nostre vite. Perché Gucci? Perché a detta loro “è un’azienda che fattura 10 miliardi l’anno, dà un milione in beneficenza e intanto continua ad alimentare un sistema di lusso e di consumo che sta decretando la nostra condanna a morte&#8221;.</p>



<p>Anche in Olanda non sono rimasti a guardare, dove gli attivisti di Extinction Rebellion hanno provocato un vero e proprio blocco stradale ad Amsterdam. I dimostranti si sono incollati all&#8217;autostrada nelle vicinanze dell&#8217;ex sede della banca Ing, accusata di finanziare l&#8217;industria dei combustibili fossili. Tra gli striscioni portati dai manifestanti ne spicca uno con la scritta &#8220;Cambia o muori&#8221;. Per molti attivisti l’azione è un atto di ribellione in quanto, di fronte alla crisi climatica e all’inerzia dei governi, l’unica cosa che resta da fare è ribellarsi per la vita. E li vediamo lì, seduti sull’asfalto con le gambe incrociate, in attesa di smuovere qualcosa nelle istituzioni, a sacrificarsi per un bene più grande, senza nessuna forma di egoismo personale. Questi movimenti si sono diffusi in più di sessanta paesi, anche in Italia, dove hanno aderito persone di ogni estrazione sociale; dagli studenti ai pensionati, dagli psicologi agli insegnanti, dal Veneto alla Sicilia. Ribelli divisi in gruppi di lavoro, che si coordinano tra di loro, senza gerarchie né una struttura centralizzata. Molti amano paragonarsi a stormi di uccelli o ad alveari ma, al di là delle apparenze, l’obiettivo è uno ed uno soltanto: non arrendersi di fronte allo snobismo più totale da parte di chi sta al potere.</p>



<p>Ma per farne parte bisogna fare una scelta non negoziabile: la non violenza. Gli attivisti si servono della disobbedienza civile non violenta per far sentire la propria voce e avanzare tre richieste: verità, azione e assemblea cittadina. In Italia come in altri paesi, chiedono al Governo di dichiarare l’emergenza climatica ed ecologica, di agire per fermare la distruzione degli ecosistemi e della biodiversità e, allo stesso tempo, per portare le emissioni di gas serra allo zero netto entro il 2025. L’obiettivo ultimo è un’assemblea di cittadine e cittadini creata dal Governo per orientare le decisioni sulla giustizia climatica ed ecologica.</p>



<p>Possono non stare simpatici, creare disagi alle persone, mancare di rispetto ad infrastrutture e opere d’arte, ma sono comunque da apprezzare i loro vani tentativi di allungare l’insediamento umano sulla Terra. Parliamo anche di ragazzi di 19 – 20 anni che potrebbero benissimo starsene davanti ai videogiochi o pensare a fare shopping dalla mattina alla sera, tra una sigaretta e uno shottino, poltrendo sul divano o scatenandosi in discoteca. E invece no: decidono di scendere in campo, rischiando di essere picchiati o persino arrestati. Mettono in conto di essere odiati ma, in parte, è proprio questo il loro obiettivo. La rabbia è un segnale positivo, perché essa genera conflitto e disordine positivo che porta milioni di persone ad avviare discussioni sul clima, anche attraverso il confronto sulla legittimità delle azioni compiute dagli attivisti. Insomma, nel bene o nel male purché se ne parli.</p>



<p>Peccato che molti si concentrino non sul contenuto fattuale o logico di un’azione, ma sul modo in cui questa venga compiuta, ignorandone completamente l’utilità o lo scopo.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/ultima-generazione-ed-extinction-rebellion-quando-i-piu-giovani-scendono-in-campo-per-il-clima/">Ultima Generazione ed Extinction Rebellion, quando i più giovani scendono in campo per il clima</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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		<title>Una voce per combattere la solitudine – Intervista a Monica Petra di Telefono Amico Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Dec 2023 10:19:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se da una parte il Natale, per i bambini, è il periodo più gioioso dell’anno, per adulti e ragazzi potrebbe non essere lo stesso. Il Natale, più delle altre festività, ha il potere di portare felicità e buonumore, ma anche implementare disagi e sofferenze patite durante tutto l’arco dell’anno. Tra queste c’è la solitudine, fardello pesante per chi ne soffre quotidianamente, che può trasformarsi in un macigno difficile da sopportare sotto le feste. A dimostrarlo è anche il recente sondaggio [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Se da una parte il Natale, per i bambini, è il periodo più gioioso dell’anno, per adulti e ragazzi potrebbe non essere lo stesso. Il Natale, più delle altre festività, ha il potere di portare felicità e buonumore, ma anche implementare disagi e sofferenze patite durante tutto l’arco dell’anno.</p>



<p>Tra queste c’è la solitudine, fardello pesante per chi ne soffre quotidianamente, che può trasformarsi in un macigno difficile da sopportare sotto le feste.</p>



<p>A dimostrarlo è anche il recente sondaggio Meta-Gallup condotto in oltre 140 paesi, che ha rilevato come i più alti tassi di solitudine si riscontrano tra i giovani adulti in età compresa tra i 19 e i 29 anni. Un problema serio, quello della solitudine, spesso ignorato e reso normale nelle persone introverse, tendenti al chiudersi e ad isolarsi autonomamente. Ma c’è sempre un motivo scatenante e, contestualmente, anche un modo per cercare di alleviare questa condizione tanto silenziosa quanto devastante.</p>



<p>Un esempio è Telefono Amico Italia, organizzazione di volontariato che aiuta a superare le&nbsp;tensioni emotive&nbsp;e a far ritrovare benessere nelle relazioni personali attraverso l’ascolto empatico. Specialmente nel periodo natalizio, dalle 10 del 24 dicembre alla mezzanotte del 26, le linee di ascolto di Telefono Amico Italia saranno attive nella&nbsp;maratona natalizia, che giunge quest’anno al decimo anno consecutivo, con quasi&nbsp;500 operatori&nbsp;coinvolti.</p>



<p>Ne abbiamo parlato con Monica Petra, presidente di TAI, che ringraziamo per la disponibilità:</p>



<p><strong>Partiamo dalle origini di Telefono Amico Italia. Come nasce?</strong></p>



<p>I primi centri in Italia sono nati <strong>nei primi anni ‘60</strong>, costituiti da giovani che si interrogavano su come dare supporto a chi si trovava a vivere le difficoltà della trasformazione sociale ed economica del Paese nel dopoguerra. Ben presto i diversi gruppi hanno cominciato a dialogare tra di loro per confrontarsi sui metodi migliori per affrontare le situazioni che ascoltavano. Nel 1967 è stata costituita la prima forma di associazione e nasce Telefono Amico Italia. Oggi abbiamo <strong>20 sedi e circa 500 volontari</strong>.</p>



<p><strong>Quante chiamate ricevete in media alla settimana?</strong></p>



<p>Mediamente circa <strong>2000 contatti</strong> alla settimana al Numero Unico, oltre alle chat e le mail, i servizi che si sono aggiunti al telefono negli ultimi anni. A queste vanno aggiunte le richieste alle quali non riusciamo a rispondere perché <strong>non abbiamo ancora abbastanza volontari</strong>.</p>



<p><strong>Secondo diversi studi, a soffrire di solitudine sono maggiormente gli anziani e i giovani. Ce lo confermate?</strong></p>



<p>La solitudine è un fenomeno che <strong>affligge tante persone</strong>, talvolta per periodi brevi e altre per fasi più lunghe della vita. Ci sono periodi nei quali entrare in relazione con altri è più faticoso e, in questo senso, giovani e anziani si trovano spesso a vivere le difficoltà di incontrare persone, ma anche di individuare <strong>interlocutori adatti ad ascoltarli</strong>.</p>



<p><strong>Sulla base delle tante chiamate ricevute negli anni, qual è la causa più&nbsp;frequente che scatena la solitudine?</strong></p>



<p>Parliamo di solitudine riferendoci alla mancanza di <strong>relazioni significative</strong>. Spesso la mancanza che si avverte è riferita al <strong>non riuscire ad individuare persone con le quali si sente di poter essere autenticamente se stessi</strong>. Questo senso di isolamento ferisce e sconcerta, ed è probabilmente l’aspetto più acuto della sofferenza legata alla solitudine.</p>



<p><strong>In questo preciso momento storico si parla molto di crisi giovanile e di una salute mentale sempre più fragile. Dal vostro punto di vista, riscontrate un aumento delle problematiche emotive e psicologiche nei più giovani?</strong></p>



<p>Negli ultimi anni le richieste d’aiuto provenienti dai più giovani sono cresciute sensibilmente, soprattutto attraverso la chat e la mail. Si tratta di un fenomeno allarmante perché segnala la difficoltà delle ultime generazioni che affrontano cambiamenti epocali nei modelli di relazione, ma è anche il segnale di una competenza importante: <strong>saper chiedere aiuto è infatti una conquista</strong> dei più giovani che – riconoscendosi in difficoltà – cercano gli strumenti per chiedere aiuto e prendersi cura di sé.</p>



<p><strong>Spesso ci soffermiamo su chi chiama e poco su chi offre il servizio. Qual è lo stato d’animo di voi volontari una volta tornati a casa la sera? Vi sentite appagati dal sostegno che avete donato o, a volte, non potete fare a meno di portare con voi un pizzico di angoscia per la tristezza degli altri?</strong></p>



<p>I nostri volontari iniziano il servizio con il <strong>desiderio di essere d’aiuto</strong>. Presto scoprono che <strong>è necessario prepararsi e ascoltare anche se stessi</strong>. Tutti i volontari seguono il corso di formazione iniziale e poi proseguono partecipando ad incontri periodici di intervisione e supervisione, per non essere mai soli nell’ascolto e poter offrire aiuto senza danni per sé. Ascoltare le persone è una straordinaria occasione di crescita personale, ed è molto gratificante riconoscere la fiducia concessa da altri e partecipare a un pezzo della loro strada.</p>



<p><strong>Quanto è peggiore lo stato di solitudine durante le festività natalizie, da sempre simbolo di unione familiare?</strong></p>



<p>Durante i periodo di feste, <strong>chi non ha la possibilità di condividere il tempo o i pensieri con persone care, avverte con maggiore angoscia questa assenza</strong>, proprio per il paragone con le aspettative che il periodo genera. È per questo che i volontari di Telefono Amico Italia aumentano il loro impegno durante i giorni di Natale, offrendo il loro tempo per stare con chi avverte il bisogno di parlare e trovare un’accoglienza calorosa.</p>
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		<title>Tv, ascolti in caduta libera: gusti e alternative della Gen Z</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2023 08:13:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una delle poche certezze degli ultimi anni è che sempre più persone riescono a fare a meno del vecchio tubo catodico; una presa di posizione che coinvolge ogni fascia d’età, con un occhio di riguardo all’universo giovanile. Fiction, intrattenimento, reality, quiz: nessuna distinzione tra un format e l’altro. Tutto quello che offre la TV al giorno d’oggi non riesce a catturare l’attenzione di un boomer e neanche quella di un millennials, cresciuti a pane e televisione. Figuriamoci, quindi, quella della [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Una delle poche certezze degli ultimi anni è che sempre più persone riescono a fare a meno del vecchio tubo catodico; una presa di posizione che coinvolge ogni fascia d’età, con un occhio di riguardo all’universo giovanile. Fiction, intrattenimento, reality, quiz: nessuna distinzione tra un format e l’altro. Tutto quello che offre la TV al giorno d’oggi non riesce a catturare l’attenzione di un boomer e neanche quella di un millennials, cresciuti a pane e televisione. Figuriamoci, quindi, quella della generazione Z, vissuta al tempo dei social e dello streaming.</p>



<p>Il calo d’ascolti degli ultimi anni è tangibile ed insindacabile; un regresso che, anno dopo anno, ha visto un crollo progressivo, come dimostrato dai numeri rivelati da Agcom. Gli ascolti TV medi giornalieri del primo trimestre del 2023 mostrano, rispetto al corrispondente periodo del 2022, una flessione del 5,8% (da 9,61 a 9,06 milioni) nel giorno medio; un simile andamento (-5,5%) si registra anche per la fascia oraria del prime time (da 22,23 a 21,02 milioni di spettatori). L&#8217;Agcom, inoltre, ampliando l&#8217;arco temporale dell&#8217;analisi, segnala come gli ascolti del 2023 si siano ridotti di 2,73 milioni (-11,5%) nel prime time e di 1,00 milioni (-9,9%) nel giorno medio rispetto al corrispondente valore del primo trimestre 2019, a testimonianza del crescente gradimento da parte del pubblico dell&#8217;offerta in streaming di contenuti video.</p>



<p>Nei primi tre mesi dell&#8217;anno, nel giorno medio, la Rai guida la classifica con 3,55 milioni di telespettatori (39,2% di share), seguita da Mediaset con 3,40 milioni (37,5%), mentre maggiormente distanziati risultano Discovery (690 mila), Comcast/Sky (630 mila) e Cairo Communication/La7 (340 mila). Quanto ai principali canali dei gruppi considerati (Rai 1, Rai 2, Rai 3, Rete 4, Canale 5, Italia 1, La7, TV8 e Nove), complessivamente nel giorno medio, su base annua, si registra una diminuzione di 540mila spettatori (da 6,57 a 6,04 milioni, pari a una riduzione dell’8,2%), con flessioni non marginali per La7 (-22,7%), Rete 4 (-16,5%) e Rai 3 (-13,4%).</p>



<p>Numeri considerevoli che rispecchiano al contempo la scarsa proposta di una televisione incapace di rimodernarsi e imboccare nuove strade. Teo Mammucari, non a caso, nelle scorse settimane esordiva così: “Ho avuto il coraggio di lasciare Mediaset, Le Iene e Tu sì Que Vales. Quanti lo farebbero? Eppure qualcuno pensa che io sia stato mandato via. No, non posso lavorare dove non si fa niente di nuovo da 30 anni”. Come dargli torto.</p>



<p>Basti pensare che gli unici programmi che dovrebbero, in qualche modo, attrarre il mondo giovanile sono Il collegio, il Grande Fratello e Temptation Island, famosi per la finzione che propongono. Il resto è un miscuglio di comizi politici trapiantati in televisione che hanno lo scopo di scatenare diatribe tra i vari partiti. Si salvano soltanto tutti quei programmi che indagano su persone scomparse o delitti irrisolti, ma capite bene che i giovani necessitano di un po’ di sana leggerezza. Leggerezza che prima riusciva ad offrire Italia 1, oggi luogo di serie TV mandate in replica in eterno, o il vecchio e mai dimenticato MTV, dove girava musica 12 ore al giorno. Fortuna che ci sono ancora Le Iene, intrattenimento contemporaneo ed istruttivo; ma il resto? La TV rimane accesa soltanto nei giorni di Sanremo, questo grazie a chi, negli ultimi anni, ha ringiovanito e modernizzato il Festival rendendolo adatto a tutte le generazioni.</p>



<p>Non sono da biasimare, dunque, tutti quei ragazzi e ragazze che preferiscono trascorrere ore davanti a YouTube o Twitch. C’è chi giustifica tale scelta affermando – con pregiudizio – che i giovani se ne stanno tutto il giorno a fissare il cellulare, ma la verità è che tali piattaforme offrono una quantità infinita di contenuti, tutti differenti gli uni dagli altri. Dibattiti, riflessioni, giochi, musica, calcio, il tutto all’insegna dell’interazione. Se oggi continua a collezionare ascolti soltanto Paperissima è perché il target di riferimento – ovvero i bambini – non hanno ancora dimestichezza con l’alternativa “internet, gaming e streaming”. Il che la dice lunga su chi, in questi anni, non sia stato in grado di offrire un’alternativa concreta e stuzzicante.</p>



<p>Gli ascolti non mentono mai: le TV spente sono lo specchio di una proposta televisiva scadente, oltre all’esistenza di una concorrenza adatta a tutti, grandi e piccini, che dà la possibilità di non essere vincolati ad orari ben precisi. Prendendo spunto dal programma condotto da Gerry Scotti, potremmo definire il mondo della televisione letteralmente in “caduta libera”.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>L&#8217;estate bollente del calcio made in Arabia: la Saudi Pro League sbaraglia la concorrenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Aug 2023 10:57:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Doveva essere solo ed esclusivamente la sessione estiva delle chiamate senza risposta al fuggitivo Romelu Lukaku, del toto allenatore in casa Napoli, dei saldi in casa Chelsea, del futuro di Zlatan Ibrahimovic. E invece, inaspettatamente, sono intervenuti in tackle scivolato gli arabi e si son presi tutto: riflettori, copertine, giocatori e il monopolio del calciomercato. E’ sempre stato complicato – se non impossibile – rubare la scena alla Premier League. Ci riuscirono solo il Real Madrid nel 2009, quando presentò [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Doveva essere solo ed esclusivamente la sessione estiva delle chiamate senza risposta al fuggitivo Romelu Lukaku, del toto allenatore in casa Napoli, dei saldi in casa Chelsea, del futuro di Zlatan Ibrahimovic. E invece, inaspettatamente, sono intervenuti in tackle scivolato gli arabi e si son presi tutto: riflettori, copertine, giocatori e il monopolio del calciomercato.</p>



<p>E’ sempre stato complicato – se non impossibile – rubare la scena alla Premier League. Ci riuscirono solo il Real Madrid nel 2009, quando presentò in una sola estate Cristiano Ronaldo, Kakà e un giovanissimo Karim Benzema; e il Paris Saint-Germain nel 2017, con gli acquisti di Neymar e Kylian Mbappè. Negli ultimi due mesi, però, c’è stata una sola attrice protagonista a sbaragliare la concorrenza e accaparrarsi tutto il red carpet: la Saudi Pro League.</p>



<p>Ma da dove viene tutta questa ritrovata voglia di calcio in terra araba?&nbsp;</p>



<p>Il nuovo boom del calcio in Arabia Saudita – più deciso rispetto a qualche anno fa quando le massime celebrità rispondevano ai nomi di Sulley Muntari e Bafétimbi Gomis – è solo una parte dell&#8217;iceberg che si sta muovendo a quelle latitudini. Possiamo parlare senza esitazione di una sorta di anno zero, in cui non esiste nessun Fair Play Finanziario e dove, di fatto, non sussiste nessun controllo sui costi e sul budget, ad oggi praticamente illimitato.</p>



<p>La volontà principale degli interpreti sauditi, che in buona parte fanno riferimento al fondo statale PIF (Public Investment Fund), già proprietario del Newcastle, è quella di accrescere il valore del brand dell&#8217;Arabia Saudita nel settore dell&#8217;intrattenimento sportivo e non solo, con il traguardo di ottenere l&#8217;organizzazione – a suon di dollari – del Mondiale FIFA del 2030. Tredici le città coinvolte nel progetto: da Abha alla storica oasi di Al-Hasa, fino a La Mecca, dove gioca l’Al-Wehda. 17, invece, gli stadi, con Gedda e Riad a rappresentare i centri nevralgici di un campionato che quest’anno sarà seguitissimo.</p>



<p>Il principe saudita Mohamed Bin Salman ha studiato una riforma che punta a trasformare il campionato saudita (istituito nel 1974) in uno dei più importanti al mondo, così da favorire anche la Nazionale in campo internazionale. Come? Affiancando ai calciatori locali diversi campioni, non solo a fine carriera ma anche in rampa di lancio, così che possa beneficiarne tutto il sistema calcistico. Un obiettivo ambizioso sponsorizzato a pieni voti da alcuni interpreti del mondo del calcio, come, ad esempio, la potente agente-avvocato Rafaela Pimenta, sostituta di Mino Raiola. Il tutto attraverso colloqui abbastanza ambigui e particolari: infatti le trattative non avvengono tra il singolo calciatore e il singolo club, bensì direttamente con il Primo Ministro del Paese che, in pratica, &#8220;acquista&#8221; le prestazioni degli atleti e degli allenatori internazionali per poi far scegliere a loro la squadra tra quelle presenti in lista.&nbsp;</p>



<p>Il denaro per rendere reale tutto questo, d’altronde, non manca, pur con il rischio concreto di alterare in maniera irreparabile il calciomercato come lo conosciamo. E infatti sta già accadendo. Ad aprire la porta al calcio in Arabia Saudita è stato per primo Cristiano Ronaldo, lasciando il Manchester United – uno dei club più ricchi e famosi al mondo – dopo il Mondiale in Qatar, per accettare lo stipendio extralarge recapitatogli dall&#8217;Al Nassr. Al-Nassr che ha poi preso Brozovic dall’Inter, Fofana dal Lens, Telles dallo United e Manè dal Bayern Monaco.</p>



<p>Alla squadra di CR7 ha risposto l’Al-Ittihad, con gli acquisti dell’attuale pallone d’oro Benzema, Kantè e Fabinho. Non è rimasto a guardare nemmeno l’Al-Ahli, con Mahrez, il portiere Mendy, Roberto Firmino e Saint-Maximin. Ultima, ma non per ordine di importanza, l’Al-Hilal, con le ufficialità di Koulibaly, Ruben Neves e Milinkovic-Savic. Quattro club che, non a caso, rendono conto direttamente al fondo PIF, che ne detiene il controllo. Perché mentre prima, su decisione statale, i club appartenevano in toto alla famiglia reale, da qualche anno stanno passando attraverso una fase di privatizzazione.</p>



<p>Quella che all&#8217;inizio, superficialmente, poteva sembrare una mossa di quelle già viste in passato tra Cina, Giappone, Qatar e Stati Uniti, ben presto è stata osservata sotto un&#8217;altra luce. L’Arabia ha già spaccato il calciomercato mondiale: è solo questione di tempo per capire se questo fuoco è destinato a spegnersi tra qualche anno o se, in questi mesi, si sono gettate seriamente le basi per lanciare quello che potrebbe essere definito negli anni a venire come uno dei cinque campionati più importanti al mondo. La Superlega tanto temuta e criticata dalla UEFA ci è nata sotto gli occhi: ha solo cambiato continente.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Cabine telefoniche, è tempo d&#8217;addio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jun 2023 09:33:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Settant’anni di onorato servizio, da tempo senza lavoro per via del progresso e dello sviluppo dell’era digitale. Oggi utili per nessuno, ieri essenziali per qualcuno. Ma è sempre stato un piacere incontrarle per strada, toccarle, ricordando i vecchi tempi, mostrare loro lo smartphone di ultima generazione e ricordargli che si son fatte vecchie. Sono loro, le care, pensionate e familiari cabine telefoniche, icone indissolubili del nostro paese sin dagli anni ‘50. Abbandonate da tempo, ma ancora oggi romantiche nonostante se [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Settant’anni di onorato servizio, da tempo senza lavoro per via del progresso e dello sviluppo dell’era digitale. Oggi utili per nessuno, ieri essenziali per qualcuno. Ma è sempre stato un piacere incontrarle per strada, toccarle, ricordando i vecchi tempi, mostrare loro lo smartphone di ultima generazione e ricordargli che si son fatte vecchie.</p>



<p>Sono loro, le care, pensionate e familiari cabine telefoniche, icone indissolubili del nostro paese sin dagli anni ‘50. Abbandonate da tempo, ma ancora oggi romantiche nonostante se le stia portando via il vento.</p>



<p>La TIM ha stabilito di smantellare le oltre sedicimila cabine disseminate per la penisola e, con loro, cancellare un pezzetto dell’immaginario collettivo anche della nostra generazione, quella dei Millennials o, semplicemente, generazione Y. La compagnia, sul via libera di AGCOM, ha ritenuto – come riportato dalla nota pubblicata – &#8220;non più necessario continuare a garantire la disponibilità e l&#8217;accessibilità economica del servizio di telefonia pubblica stradale&#8221;. </p>



<p>Inoltre, delle 16.073 cabine rimaste, ne verranno risparmiate giusto una manciata, ovvero quelle vicine agli ospedali, alle caserme e alle carceri.&nbsp;Il Garante ha recentemente verificato che delle 16.073 cabine ancora presenti sul territorio italiano,&nbsp;solo 59 sono in zone non coperte&nbsp;dalle reti degli operatori mobili. Inoltre il loro impiego è andato via via calando nel corso degli anni: nel 2019 si sono registrate in media 277 telefonate per ciascuna cabina, valore che nel 2021 è calato del 57% fino a 118.</p>



<p>E pensare che la prima cabina telefonica italiana è stata installata in&nbsp;Piazza San Babila a Milano il 10 febbraio 1952. Sussisteva la necessità di connettere una popolazione che, soprattutto per motivi economici, non era ancora abbonata al servizio telefonico in casa (appena 2,42 abbonati ogni 100 abitanti). Si usavano i telefoni presso bar e servizi, ma la cabina può essere considerata il primo vero caso di apparecchio telefonico &#8220;esterno&#8221; alla propria abitazione. Il periodo d&#8217;oro delle cabine telefoniche è poi scemato con l&#8217;arrivo dei cellulari, con i primi smantellamenti a partire dagli anni 2000.</p>



<p>Ricordo ancora la cabina telefonica situata sotto casa dei miei nonni, un parco giochi dove fingere di essere un adulto giocando a telefonare ad un amico, ad un parente, sentendoti grande, autonomo. Ho tante foto a testimoniare la felicità del mio approccio da moccioso con quegli affascinanti apparecchi oggi finiti nel dimenticatoio, perduti tra la natura, i paesaggi, come se non fossero mai esistiti, non fossero mai stati importanti. Passare e premere qualche pulsante su quella tastiera sbiadita, alzare la cornetta con la speranza di sentire una voce, un destinatario sconosciuto.</p>



<p>Da adolescente, grazie ad una semplice scheda, la cabina ti permetteva telefonate altamente proibite da casa, come ad esempio le chiamate romantiche alla ragazzetta di turno. Ma era anche un rifugio per la pioggia, una nicchia silenziosa e protettiva, che ti isolava dal mondo. C’eri solo tu e la vocina al di là del cavo. Non serviva nient’altro, si era felici con poco. Non esistevano rapporti virtuali, ma solo emoji reali, vis-à-vis.</p>



<p>Anche le schede per telefonare avevano il loro fascino, divenute col tempo merce di scambio in stile figurine Panini. Da Ambra Angiolini a Michael Schumacher che svela la nuova Ferrari; da Roberto Baggio a Francesco Totti. Non erano solo schede telefoniche, erano poster in miniatura. Prima ancora delle schede, ricordo i miei utilizzare i gettoni (che valevano 200 lire), con il loro rumore implacabile in fase di discesa. Ricordi, frammenti di un’infanzia semplice, tra sogni, promesse e segreti di troppo sussurrati alla cornetta e attutiti dalle pareti.</p>



<p>Alcune di loro hanno addirittura avuto una seconda vita: alcuni cittadini, in vari quartieri, le hanno riqualificate, sistemandole e riadattandole a moderne esigenze. Così le cabine telefoniche &#8220;più fortunate&#8221; sono diventate &#8220;bibliocabine&#8221;, ossia piccole biblioteche di strada dove gli abitanti del quartiere possono prendere un libro e lasciarne un altro per chi verrà. Un’iniziativa accolta favorevolmente anche dai giovani.</p>



<p>Le cabine telefoniche vanno ad aggiungersi alla miriade di oggetti che, nel corso degli anni, abbiam perduto o sono finiti nel dimenticatoio. Dai Floppy Disc – rimpiazzate dalle chiavette usb – fino ad arrivare ai cd musicali, sostituiti dagli mp3 prima e dalla musica streaming dopo. Passaggi evolutivi che, oggi, ricordiamo con il sorriso, ricercando nella modernità un quarto di quelle splendide sensazioni.</p>



<p>Ciao cara vecchia cabina telefonica, ci vediamo nei miei ricordi. E salutami le mai dimenticate audiocassette.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Sempre più incidenti stradali tra i giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 04:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[incidenti stradali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni la prevenzione nei confronti della sicurezza stradale si è trasformata in un argomento di forte dominio pubblico. Questo a causa, purtroppo, della miriade di incidenti stradali che si sono materializzati nel corso degli anni, e che hanno coinvolto – nella maggioranza dei casi – i giovani, specialmente i neopatentati. Un problema che anno dopo anno continua imperterrito a ripresentarsi, eguagliando numeri persino peggiori.&#160; Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno, in Italia, secondo i dati dell&#8217;Osservatorio Asaps (Associazione sostenitori amici polizia stradale) [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Negli ultimi anni la prevenzione nei confronti della sicurezza stradale si è trasformata in un argomento di forte dominio pubblico. Questo a causa, purtroppo, della miriade di incidenti stradali che si sono materializzati nel corso degli anni, e che hanno coinvolto – nella maggioranza dei casi – i giovani, specialmente i neopatentati. Un problema che anno dopo anno continua imperterrito a ripresentarsi, eguagliando numeri persino peggiori.&nbsp;</p>



<p>Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno, in Italia, secondo i dati dell&#8217;Osservatorio Asaps (Associazione sostenitori amici polizia stradale) sono morti 131 pedoni, tra i quali una bambina di 7 anni investita nel napoletano. Una strage senza fine, con un decesso ogni 19 ore sulle strade italiane, nonostante ad Aprile l&#8217;andamento pare essere migliorato rispetto ai mesi precedenti. In testa alle regioni con più decessi c&#8217;è il Lazio con 30 (quasi un quarto del totale), di cui ben 16 a Roma. Questo per quanto concerne il nostro paese.&nbsp;</p>



<p>Secondo il report annuale di Dekra (società che si occupa di testing, ispezione e certificazione nel settore dei trasporti) a livello mondiale gli incidenti stradali rappresentano la prima causa di decesso dei giovani tra i 15 e i 24 anni, categorie ad alto rischio di distrazioni alla guida. Incidenti che, quasi sempre, hanno come protagonista almeno un giovane. Basta leggere i giornali o sintonizzarsi sui telegiornali nazionali e regionali per comprendere e rendersi conto che non può più essere considerata una novità, bensì una consuetudine.</p>



<p>Ma quali sono le cause da attribuire a questi incidenti? Innanzitutto l’utilizzo degli smartphone alla guida. Una distrazione pericolosa, non solo se tenuto in mano ma anche nei casi in cui si riceve una chiamata o un sms, richiamando così l’attenzione del guidatore. Pericolo alimentato ancor di più dall’invadenza dei social, che spinge sempre più ragazzi a filmarsi alla guida o mostrare ai followers la strada che stanno percorrendo. Una moda, un desiderio d&#8217;apparenza che può costare caro.</p>



<p>L&#8217;uso del telefonino alla guida fa aumentare di 3,6 volte il rischio di incidenti. Anche in quei casi in cui si ricorra al vivavoce, nonostante – ad oggi – la legge ne ammetta l&#8217;utilizzo.&nbsp;</p>



<p>La seconda causa – non per ordine d&#8217;importanza – è l’alcool, una vera e propria piaga tra i giovani. Sempre più ragazzi ricorrono alle bevute alcoliche per sopperire all’assenza di personalità, agli eccessi d&#8217;insicurezza o, anche in questo caso, per soddisfare stupide mode e sentirsi accettati da una società che si nutre di selfie e cocktail in mano. Tanti, nonostante l&#8217;evidente stato di ubriachezza, con incoscienza si mettono alla guida, divenendo un pericolo per se e per gli altri.</p>



<p>Stato che va a collegarsi agli orari d&#8217;utilizzo dell&#8217;auto, solitamente tra sera e notte, specie il fine settimana. Due aspetti direttamente conseguenti che spesso concordano a creare situazioni di grave pericolo, complice anche la normale stanchezza. Un tema, questo, sottolineato più volte dal Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Matteo Salvini, l’ultima in occasione della conferenza stampa di presentazione del Rapporto Dekra, durante la quale ha annunciato la creazione di un tavolo per l&#8217;aggiornamento del Codice della Strada.</p>



<p>Anche il presidente Mattarella, nel corso del suo messaggio di fine anno, ha toccato l’argomento con la frase &#8220;Non distruggete la vita per imprudenza&#8221;. Una situazione a cui da anni si cerca di trovare una soluzione efficace e permanente, con campagne dedicate, divieto di vendita di alcune sostanze e l&#8217;introduzione sul mercato di bevande senza alcuna percentuale di alcool all&#8217;interno. Il tutto, però, con scarsi risultati.</p>



<p>Tra le altre cause troviamo anche la radio e il navigatore, dispositivi elettronici capaci di aumentare di 2,5 volte il rischio di incidenti. Persino l’interazione con gli altri occupanti del veicolo può provocare distrazione, facendo aumentare di 3,6 il rischio di sinistri. Il fatto di chinarsi, spostarsi o voltarsi per prendere un oggetto – ad esempio sul sedile posteriore – fa aumentare di 9,1 volte la probabilità di un incidente.</p>



<p>Insomma, ogni cosa può causare distrazione. Motivo per cui bisogna usare la massima prudenza, per se ma soprattutto per gli altri. Perché molti giovani alla guida, spesso, ignorano di avere sulle proprie spalle anche la responsabilità delle vite degli altri esseri umani. Basta una minima negligenza e il peggio non potrà essere evitato. Un drink in meno e un pizzico di consapevolezza in più potrebbe invertire un trend inquietante e ormai all’ordine del giorno.</p>



<p>Guidare non è un gioco, bensì una necessità, una comodità a cui approcciarsi con la giusta attenzione. Facciamo in modo che non diventi più causa di dolore.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Quando ci si può davvero definire felici?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 10:11:01 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Celebriamo la giornata internazionale della felicità Il 20 Marzo, in coincidenza dell’equinozio, è solitamente il giorno dell&#8217;anno che ufficializza e sancisce la fine dell’inverno e l’inizio della primavera nell’emisfero boreale. Una data – all’apparenza come tante altre – attesa da tutti gli amanti della natura e non solo, desiderosi di godere di una delle stagioni più belle e miti dell’anno tra picnic, paesaggi fioriti e splendide giornate. Ma, negli ultimi anni, il 20 Marzo non rappresenta soltanto la data astronomica [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center">Celebriamo la giornata internazionale della felicità</h2>



<p class="has-drop-cap">Il 20 Marzo, in coincidenza dell’equinozio, è solitamente il giorno dell&#8217;anno che ufficializza e sancisce la fine dell’inverno e l’inizio della primavera nell’emisfero boreale. Una data – all’apparenza come tante altre – attesa da tutti gli amanti della natura e non solo, desiderosi di godere di una delle stagioni più belle e miti dell’anno tra picnic, paesaggi fioriti e splendide giornate.</p>



<p>Ma, negli ultimi anni, il 20 Marzo non rappresenta soltanto la data astronomica che permette a due stagioni climatiche di darsi il cambio. Dal 2013, infatti, <strong>il 20 Marzo ricorre la giornata internazionale della felicità</strong>. E quest’anno si festeggiano esattamente i primi dieci anni dalla nascita di questa celebrazione. La data è stata stabilita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU). E lo scopo della ricorrenza è quello di <strong>porre l’attenzione sulla rilevanza della felicità e del benessere come obiettivi e aspirazioni universali delle vite degli esseri umani di tutto il mondo</strong>. La giornata riconosce anche la necessità di un approccio più inclusivo, equo e bilanciato alla crescita economica, volto a promuovere lo sviluppo sostenibile, l’eliminazione della povertà, la felicità e il benessere di tutti i popoli.</p>



<p>Ma se dovessimo analizzare nel concreto il vero significato di felicità in maniera più pratica e immediata, <strong>quando ci si può davvero definire felici?</strong><br>Molti sostengono che la felicità sia correlata al successo, al denaro, al potere, al lusso. Una filosofia di pensiero legata maggiormente ad un senso di materialità nei confronti di qualcosa da possedere, da ostentare. Ma in realtá, oltre agli affetti, all&#8217;amore dei nostri cari e alla salute, la vera felicitá trova dimora nella stabilità e nella serenità di tutti i giorni. Due silenziose e umili condizioni che, senza neanche accorgercene, ci rendono felici, vivi, motivati e sognatori. Senza stabilitá non ci sarebbe serenità; e senza questa sorta di benessere giornaliero, verrebbe meno la voglia di vivere, di progettare.<strong> La felicità risiede nella serenità nel condurre una vita normale</strong>, in completa autonomia, senza pensieri negativi, senza preoccupazioni. Tutto l’opposto di quello che la vita ci offre oggi, tra stress e tensioni. Perché purtroppo viviamo in un contesto sociale notevolmente allarmante e complicato, dove non esistono certezze per il domani. <strong>Specialmente per i giovani la parola “futuro” appare come un mostro</strong> a tre teste imbattibile e spaventoso. E non ci sarà nessun pavimento sotto al letto ad accoglierci e tenerci nascosti come accadeva da bambini. Una generazione sospesa in aria, in attesa di un cambiamento significativo in termini lavorativi che purtroppo dipende da altri. La sensazione che, anche con tutto l’impegno applicato non si può raggiungere ciò per cui si aspira, è demoralizzante. Ed ecco che subentrano a gamba tesa scetticismo e frustrazione, sentimenti sempre più in voga specialmente tra i giovani.</p>



<p>Malessere dimostrato anche dall’indagine sulla salute mentale e il benessere condotta da IPSOS su un campione di 30.600 persone di età compresa tra i 18 e i 74 anni in 16 Paesi. Per poter valutare lo stato di benessere mentale, anche quest’anno il Gruppo ha elaborato il Mind Health Index, indice che mira ad identificare potenziali situazioni critiche, per fornire indicazioni sulle azioni possibili da mettere in atto per migliorare il proprio benessere. <strong>L’Italia è il Paese la cui popolazione è più colpita sul fronte della salute mentale</strong>: solo il 18% del campione dichiara uno stato di pieno benessere (Flourishing), un dato in calo rispetto allo scorso anno (20%). È lo stress il disturbo mentale più diffuso a livello globale: in Italia è avvertito dal 56% del campione (+8 pp vs 2022). Il disagio mentale è inversamente proporzionale all’età e i giovani risultano i soggetti più a rischio. A pesare maggiormente sono l&#8217;incertezza sul futuro e l&#8217;immagine corporea, ma anche una maggiore sensibilità alla tematica sul lavoro. Sofferenza che vede le proprie radici immerse nella difficoltà nel cercare un impiego che risulti soddisfacente; nel raggiungimento dell’autonomia finanziaria individuale, nel benessere del nucleo di appartenenza o nell’eventuale costruzione di una propria famiglia. </p>



<p><strong>Ragion per cui la giornata internazionale della felicità deve farci riflettere su quanto sia fondamentale la ricerca della stabilità e della serenità nelle piccole cose. </strong>Un normale stipendio ma sicuro, un’umile automobile ma efficiente, una compagna/o che ci rispetti e ci accetti per come siamo. E soprattutto un futuro più rassicurante, con più luci che ombre. Perché è la certezza del domani che ci induce a sorridere oggi, provando sulla nostra pelle il vero senso di felicità.</p>



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