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	<title>Alessandra Pulzella &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Ri-Repubblica: 74 anni dopo, l&#8217;anno zero della democrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Pulzella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel settantaquattresimo anniversario della festa della Repubblica, ci ritroviamo in un momento storico in cui le parole d’ordine sono ripartire e ricostruire. Prossimi alla fine concreta del lockdown causato dall’emergenza sanitaria che ci ha colpito, abbiamo la necessità di andare avanti, per superare un periodo tanto inaspettato quanto fuori dall’ordinario. Vogliamo e dobbiamo ricominciare dopo essere stati sbalzati dall’oggi al domani in una realtà a noi sconosciuta e paradossale.Per questo non vogliamo guardarci indietro, convinti che per ricostruire ci serva [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Nel settantaquattresimo anniversario della festa della Repubblica, ci ritroviamo in un momento storico in cui le parole d’ordine sono ripartire e ricostruire. Prossimi alla fine concreta del lockdown causato dall’emergenza sanitaria che ci ha colpito, abbiamo la necessità di andare avanti, per superare un periodo tanto inaspettato quanto fuori dall’ordinario. Vogliamo e dobbiamo ricominciare dopo essere stati sbalzati dall’oggi al domani in una realtà a noi sconosciuta e paradossale.<br>Per questo non vogliamo guardarci indietro, convinti che per ricostruire ci serva solo guardare al futuro.</p>



<p>Perciò, se dobbiamo guardare avanti, perché celebrare anche quest’anno la festa della Repubblica? Non dovremmo progettare piuttosto che ricordare? Che bisogno c’è di sottolineare puntualmente il fatto che siamo un Paese libero e democratico, con diritti e doveri che proteggono e accudiscono le libertà di ogni singolo individuo? Giunti a questo settantaquattresimo anniversario, dovremmo aver finalmente capito il nesso tra ieri e domani; ma se così non è, riavvolgiamo il nastro.</p>



<p>Siamo stati un popolo soggetto a numerosi divieti, primo fra tutti quello di assembramento. Ci è stata a lungo negata la possibilità di congiungerci gli uni con gli altri, di ritrovarci in gruppo in mezzo a una piazza senza lecita motivazione. Siamo stati costretti ad obbedire a questi divieti per paura di essere puniti, o peggio. Abbiamo coltivato in silenzio il bisogno di evadere da quella prigione. Del resto erano gli anni ’40 del secolo scorso e la libertà era solo una canzone di Gaber che non era ancora stata scritta.</p>



<p>Pensavate mi stessi riferendo all&#8217;odierna emergenza sanitaria? È comprensibile; ma la verità è che gli impedimenti reali di una collettività sono ben altri e la festa della Repubblica è lì per ricordarci proprio questo.<br>Settantaquattro anni fa è stata fatta una scelta di cui noi siamo il prodotto ingrato, irriconoscente, ignaro.</p>



<p>Perché la libertà, la libertà di prediligere, di prendere una decisione per sé e per gli altri – anche nota come <em>democrazia</em> – è tanto una scelta quotidiana quanto un sacrificio del proprio io per senso di responsabilità nei confronti della comunità. Una comunità che si traduce nella figura di parenti, amici, estranei con cui condividiamo una casa, una strada, un treno.</p>



<p>Ma cosa ne sappiamo noi oggi di cosa voglia dire tutto questo? In effetti, cos’è successo in questi settantaquattr’anni di democrazia? Forse non tutti abbiamo curato abbastanza bene le nostre radici, o semplicemente non abbiamo mai capito finanche di averne.</p>



<p>Ci affanniamo ad urlare ai quattro venti che la democrazia non ci appartiene, che ci è stata portata dagli Americani, che quando c’era Benito si stava tutti un po’ meglio. Siamo come una pianta strappata dal vecchio vaso e trapiantata in uno nuovo, alimentata da fertilizzanti generici e qualunquisti, con le radici lasciate a marcire nel vecchio terriccio.</p>



<p>Reduci da un breve periodo di proibizioni e negazioni, diciamo di sentirci pronti a ripartire perché abbiamo vissuto sulla nostra pelle quella che crediamo essere la quintessenza della limitazione. Ma la verità è che siamo fragili, perché dopo tutto questo tempo non capiamo ancora da dove veniamo e come siamo arrivati fin qui oggi.</p>



<p>Siamo dei privilegiati. Siamo nati tra le pagine già scritte di una Costituzione che ci tutela in ogni nostra forma, colore, sfumatura d’identità, come una madre che ama i suoi figli a prescindere dalle loro differenze. Quella stessa madre che bistrattiamo perché, in fin dei conti, non la capiamo più di tanto. Siamo nati sotto una stella fortunata, nel posto giusto, al momento giusto e siamo convinti che basti questo per non interrogarci sul peso storico che la Nazione si porta realmente sulle spalle. Non vogliamo sapere, perché crediamo non ci riguardi.</p>



<p>Non comprendiamo cosa abbia significato, settantaquattro anni fa, scegliere la democrazia, quella stessa democrazia che usiamo come scudo quando diciamo tutto quello che ci passa per la testa senza pesare le parole.</p>



<p>Quella democrazia che insultiamo quando regaliamo il voto al cugino del nipote dello zio del vicino di casa, non perché crediamo conosca quale possa essere il bene comune, ma perché in cambio assumerà nostro fratello come assessore ai beni culturali del comune locale.</p>



<p>Quella democrazia che crediamo sia stata violata perché per qualche mese ci è stato chiesto di mettere da parte il nostro individualismo e attendere un po’ prima di andare a bere una birra in piazzetta con gli amici, solo per non rischiare di ammalarci o di far ammalare gli altri.</p>



<p>Perciò, se credete che questo sia un Paese pronto a ripartire, vi invito a rifletterci bene. Una persona non sarà mai in grado di capire dove stia realmente andando senza prima voltarsi indietro e sentire sotto la propria pelle e nella propria anima quanta strada sia stata percorsa per lei, quale sia stato il prezzo e quanto sangue e sudore siano stati versati per garantire la sua libertà.</p>



<p>E se questo spirito iniziate a sentirlo dentro di voi, come un germoglio, innaffiatelo volgendo il vostro pensiero alle forze dell’ordine e, più in generale, a chi oggi non può trovarsi ai Fori Imperiali per celebrare e rinnovare la decisione che presero i nostri bisnonni quel 2 giugno 1946 scegliendo di votare con l’Italia e per l’Italia.</p>



<p>Fatelo nel rispetto di ognuna di queste persone che ogni giorno rifiuta l’idea di rendere vana una scelta che sente profondamente sua, per quanto settantaquattro anni fa non abbia apposto in prima persona quella famosa croce su quella famosa scheda elettorale.</p>



<p>Perché ognuna di queste persone comprende e abbraccia la necessità di rinunciare al momento celebrativo più alto e simbolico del proprio impegno quotidiano; e lo fa precisamente in nome del suo amore per questo Paese e per chi ne fa parte.</p>



<p>E noi non possiamo fare altro che tenere alta la testa e cantare a gran voce l’Inno di Mameli. Questa volta, magari, capendone realmente le parole.</p>



<p></p>



<p><em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’AltraVoce dell’Italia di lunedì 01/06/2020</em></p>
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		<title>#DenimDay: non si stupra &#8220;un jeans&#8221;. No?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Pulzella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2020 09:15:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 29 aprile 2020 è stato il Denim Day, ma per parlarvene bisogna fare qualche passo indietro. Quando nasci con i cromosomi XX ti viene consegnato un manuale d’istruzioni sulle centoeuna cose da fare e non fare per evitare accuratamente di essere stuprata. Non lo sapevate? Ve ne elenco alcune. Innanzitutto, non uscire da sola a tarda sera e, se proprio devi, fatti accompagnare &#8211; possibilmente da una figura di sesso maschile, altrimenti sei scema tu ed è scema anche [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Il 29 aprile 2020 è stato il <em><a href="https://www.denimdayinfo.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Denim Day</a></em>, ma per parlarvene bisogna fare qualche passo indietro.</p>



<p>Quando nasci con i cromosomi XX ti viene consegnato un manuale d’istruzioni sulle centoeuna cose da fare e non fare per evitare accuratamente di essere stuprata. Non lo sapevate? Ve ne elenco alcune.</p>



<p>Innanzitutto, non uscire da sola a tarda sera e, se proprio devi, fatti accompagnare &#8211; possibilmente da una figura di sesso maschile, altrimenti sei scema tu ed è scema anche l’amica che ti scorta.</p>



<p>Non parlare con gli estranei. Questo lo dicono a tutti i bambini, sì, ma tu devi stare attenta anche quando hai ampiamente superato la pubertà.</p>



<p>Se qualcuno ti tocca sui mezzi pubblici nonostante tu abbia seguito tutte le regole alla lettera, hai due possibilità: o ti metti a urlare nella speranza che qualcuno intervenga, oppure aspetti che passi e, mentre attendi con pazienza, chiudi gli occhi e canticchia “Vorrei Avere Il Becco” di Povia.</p>



<p>Ma soprattutto, bada bene a cosa indossi prima di imboccare la porta di casa. Evita gonne corte, top scollati, non mostrare troppa pelle, tirati su i capelli, ma non con un’acconciatura provocante. Non devi essere provocante. Presente quando uno dice “mi ha provocato e ho reagito”? Non far reagire. Non provocare.</p>



<p>Tutto chiaro, no? No.</p>



<p>Provate a dirlo all’ingenua Rosa.</p>



<p>Correva l’anno 1992 e l’ingenua Rosa si era infilata un paio di jeans ed era andata a fare una lezione di guida col suo istruttore, il buon Carmine. Il buon Carmine, con una scusa, l’aveva condotta in una stradina sperduta e l’aveva violentata, senza pensarci due volte, intimandole di non proferire parola sull’accaduto. Spaventata, l’ingenua Rosa con i jeans calati non aveva opposto resistenza fisica per paura di essere malmenata o peggio. Turbata, l’ingenua Rosa di jeans vestita aveva atteso la bellezza di 48 ore prima di denunciare il buon Carmine.</p>



<p>Sulla base di ciò, con la <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.altalex.com/documents/news/2007/04/04/cassazione-penale-sentenza-06-11-1998-n-1636" target="_blank">sentenza 1636 del 1998</a>, la Cassazione ha ritenuto inverosimile che l’ingenua Rosa e i suoi jeans non fossero consenzienti, altrimenti non solo avrebbero opposto istintivamente resistenza, ma avrebbero anche denunciato immediatamente, è chiaro. Del resto si sa che tutti, di fronte all&#8217;orrore, reagiamo allo stesso modo e soprattutto che i traumi non viaggiano mai a scoppio ritardato. No?</p>



<p>Perché ve ne sto parlando? Perché non è finita qui.</p>



<p>La sentenza già menzionata recita:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>“Deve poi rilevarsi che è un dato di comune esperienza che è quasi impossibile sfilare anche in parte i jeans di una persona senza la sua fattiva collaborazione, poiché trattasi di una operazione che è già assai difficoltosa per chi li indossa.”</p></blockquote>



<p>Tutto chiaro, no? No.</p>



<p>Rosa era stata brava, non aveva indossato la gonna, perché è così che recita il manuale. Eppure non è bastato. Anzi, il jeans è stata la prova provata che lei era in realtà consenziente. Perché come si fa ad essere stuprate indossando i jeans, no?</p>



<p>No.</p>



<p>Il <em>Denim Day</em> è la giornata mondiale ispirata ai fatti dell’ingenua Rosa coi jeans attillati, in cui per solidarietà alle vittime di violenza sessuale si indossa, appunto, <em>denim</em>, ovvero un paio di jeans. È lo schiaffo morale e fisico alla <a rel="noreferrer noopener" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cultura_dello_stupro" target="_blank">cultura dello stupro</a>, fatta di vizi e norme che plasmano una società globale in cui tutto è concesso, perché in fondo il riflettore è sempre puntato su chi subisce. È un movimento che chiede, a questa società malata, di smetterla di giustificare i carnefici e di iniziare a restituire dignità a chi <strong>non</strong> è consenziente. Perché <strong>non</strong> c’è capo d’abbigliamento abbastanza <em>provocante</em> che basti per dimostrare il contrario.</p>



<p>Ma, fattore fondamentale, il <em>Denim Day </em>è un monito. Ci sono voluti ben dieci anni prima che la Cassazione, in un altro processo, dichiarasse che i jeans non costituiscono ostacolo alla violenza sessuale (<a rel="noreferrer noopener" href="http://www.penale.it/page.asp?mode=1&amp;IDPag=655" target="_blank">sentenza 30403 del 2008</a>). Eppure, ventidue anni dopo la sentenza a sfavore dell&#8217;ingenua Rosa, c’è ancora l’assurdo bisogno di spiegare alle persone che nessuna azione o inazione è un invito, nessun silenzio è sinonimo di complicità e nessun pezzo di stoffa fa la differenza.</p>



<p>Non ti sei opposta nel modo giusto. E qual è il modo giusto?<br>Non hai denunciato nei tempi giusti. E quali sono i tempi giusti?<br>Non hai indossato l’abbigliamento giusto. E qual è l’abbigliamento giusto?</p>



<p>Provate a chiederlo all&#8217;ingenua Rosa.</p>



<p><em>No means no</em>. No vuol dire no.</p>



<p>Tutto chiaro.<br>No?</p>
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		<title>Silvia Romano: mia sorella non è figlia unica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Pulzella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2020 15:18:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cara, carissima sorella Silvia, Consentimi di chiamarti così. Da diciotto mesi a questa parte tu sei amica, sorella e figlia di ogni singolo italiano in ogni angolo del mondo. Sono tua sorella, non di sangue, ma di valori. Oggi e fin da principio io ti ho chiamata e ti reputo tale, perché conosco e sento il bisogno viscerale che ti ha spinta a partire per il Kenya come cooperante, per restituire con gratitudine all&#8217;universo il privilegio immenso di essere nata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Cara, carissima sorella Silvia,</p>



<p>Consentimi di chiamarti così. Da diciotto mesi a questa parte tu sei amica, sorella e figlia di ogni singolo italiano in ogni angolo del mondo. Sono tua sorella, non di sangue, ma di valori. Oggi e fin da principio io ti ho chiamata e ti reputo tale, perché conosco e sento il bisogno viscerale che ti ha spinta a partire per il Kenya come cooperante, per restituire con gratitudine all&#8217;universo il privilegio immenso di essere nata in un posto sicuro circondata da affetti.</p>



<p>Ti immagino e rabbrividisco al pensiero che tu sia stata sottratta alla tua quotidianità per denaro, potere e guerre d’ideologia. Per cose che per te, che hai deciso di dedicare la tua esistenza al bene comune, non hanno forma, colore, spessore. Per cose che odorano di marcio.</p>



<p>Ti vedo nella mia mente, a Chakama, circondata da quei bambini le cui vite hai avuto appena il tempo di sfiorare, prima dell’ora zero. Vorrei dirti che oggi <a href="https://www.agi.it/estero/news/2020-05-10/silvia-romano-liberazione-villaggio-africa-8570134/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Chakama è in festa</a>, <a href="https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/05/10/news/silvia_romano_liberata_milano_festa_casoretto-256227925/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">proprio come Casoretto</a>, il tuo quartiere; ma sono certa che qualcuno mi abbia anticipata.</p>



<p>Vorrei regalarti le mie lacrime, per compensare tutte quelle che avrai consumato in questi diciotto mesi di prigionia. Vorrei asciugare quelle che verserai quando scoprirai <a href="https://www.wired.it/attualita/media/2018/11/22/gramellini-caffe-volontaria-italiana/?utm_medium=marketing&amp;utm_campaign=wired&amp;utm_source=Facebook&amp;fbclid=IwAR04-LF60Jgd14sgv7UhDMZ_uKSH7T5ShevChetcnr6XiUC6RGvrct5YWis#Echobox=1589043718" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quante cose cattive sono state dette sul tuo conto in queste lunghe settimane</a> in cui, invece, le <em>persone</em> hanno preferito aggrapparsi alla speranza che fossi ancora viva. Vorrei dirti che gli altri sono solo <em>bestie</em>, ma la natura ci insegna che gli animali hanno un senso di comunità molto elevato. E il dare priorità a quesiti come “quanto ci sarà costato questo riscatto?” o “non poteva limitarsi a fare volontariato vicino casa sua?” è una prerogativa del tutto (dis)umana.</p>



<p>Bada bene, nelle mie parole non c’è buonismo nei tuoi confronti; non è per te che provo pena o compassione, ma per <em>loro</em>. Per chi non è stato in grado, nei mesi della tua assenza, di provare del banalissimo rispetto per la tua persona, per la tua famiglia e i tuoi cari. Per chi non comprende che i diritti umani nascono dal dovere di non trascurare gli altri. Per chi non è in grado di restituire dignità a persone come te e come me, che in modi e modalità diversi cercano giorno per giorno di fornire strumenti solidi a chi li necessita, proprio per restituire quella dignità che invece a te è stata tolta.</p>



<p>Ti prego, perciò, di perdonarli tutti. Perché non è da tutti anche solo immaginare di accantonare il proprio ego per un fine ultimo più importante, ovunque questo ci possa portare, che sia Milano o Chakama, senza la pretesa di salvare nessuno, ma per dare a chiunque i mezzi per salvare sé stesso.</p>



<p>È vero, non sei un’eroina, ma dubito fosse quello il tuo desiderio. Sei una ventenne che volendo fare del bene in silenzio ha fatto invece chiasso per cose al di fuori del proprio controllo. Non ti dirò che ciò che è successo non sia colpa tua, perché questo già lo sai; ti chiedo soltanto di non ascoltare chi ti ha detto e ti dirà il contrario.</p>



<p>Noi siamo invece le braccia di tua madre che ti stringono forte, e le mani di tuo padre che ti accarezzano il volto.</p>



<p>Sei l’orgoglio di ogni cooperante ma anche di ogni ventenne, di tutti i <a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2020/01/24/giulio-regeni-chi-era-spia-morte-torture-amnesty-libro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giulio</a> che non ce l’hanno fatta e degli <a href="https://www.amnesty.it/zaky-attivista-egiziano-a-rischio-tortura-va-scarcerato-subito/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Zaky</a> che stiamo ancora aspettando tornino a casa: di tutti coloro i quali sono stati in qualche modo puniti perché colpevoli di aver creduto semplicemente che esistano valori e battaglie per cui è un dovere battersi.</p>
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		<title>La forza di lottare tra cancro e covid: intervista ad Augusta Castellano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Pulzella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BENESSERE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è chi è in quarantena da cinquanta giorni e chi da anni; c’è chi si lamenta dei presidi sanitari necessari per prevenire il contagio e chi li benedice a causa della propria immunodepressione; c’è chi non vede l’ora che venga posta fine al proprio malessere fisico e psicologico causato dal lockdown e chi, invece, è e continuerà ad essere quotidianamente messo con le spalle al muro da una malattia che attacca sia il corpo che la mente. Si parla dei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/forza-di-lottare-cancro-e-covid-intervista-augusta-castellano/">La forza di lottare tra cancro e covid: intervista ad Augusta Castellano</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">C’è chi è in quarantena da cinquanta giorni e chi da anni; c’è chi si lamenta dei presidi sanitari necessari per prevenire il contagio e chi li benedice a causa della propria immunodepressione; c’è chi non vede l’ora che venga posta fine al proprio malessere fisico e psicologico causato dal lockdown e chi, invece, è e continuerà ad essere quotidianamente messo con le spalle al muro da una malattia che attacca sia il corpo che la mente.</p>



<p>Si parla dei malati di cancro, persone di norma già altamente esposte a rischi elevati per la propria salute che, in tempi di covid-19, sono costrette ad affrontare misure ancora più stringenti, pericoli esponenzialmente maggiori e paure potenzialmente più logoranti.</p>



<p>A parlarci ma, soprattutto, a guidarci tutti sulla materia (nessuno escluso) è <strong>Augusta Castellano</strong>, venticinquenne calabrese stanziata a Milano e fresca di laurea magistrale in filosofia, rigorosamente conseguita in streaming aspettando l’esame istologico che, tuttavia, sapeva già avrebbe confermato una recidiva del suo <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/guida-ai-tumori/linfoma-di-hodgkin" target="_blank">linfoma di Hodgkin</a>.</p>



<p><strong>Ti ringraziamo moltissimo per aver scelto di aprirti con noi. Puoi raccontarci un po’ la tua esperienza, soprattutto oggi alla luce del coronavirus?</strong></p>



<p>Ho conosciuto il mio inquilino, un linfoma di Hodgkin al penultimo stadio, due anni fa. Era metà settembre 2018, ricordo il caldo e la paura di mia madre per quella febbre serale che non voleva passare. Quando mi costrinse a fare un emocromo e altri esami di routine mi chiusi in bagno: in un certo senso sapevo già che cosa avessi, ma quando sei lì lì per consegnare la tesi e hai 23 anni ti costringi a credere che non sia possibile, che i tumori capitino agli altri. Poi scopri di essere tu quel cosiddetto ‘altro’ e ti crolla il mondo addosso. Ho consumato tutte le mie lacrime in 48 ore. Da allora piango pochissimo – per lo più guardando video di scimmiette che socializzano con esseri umani.</p>



<p>Dopo le cure, inclusa la radioterapia, mi sono ritrovata a fine luglio 2019 pulita e così è stato anche ai controlli di ottobre dello stesso anno. Sette mesi dopo, però, il mio linfoma è tornato. Soltanto sette mesi, che non voglio definire una rarità, ma è comunque una cosa piuttosto strana. E quindi eccomi qui, in tempi di covid, con una neoplasia che colpisce il sistema immunitario e prossima ad un trapianto autologo di cellule staminali, che è una procedura medica che prevede il prelievo e reimpianto delle tue stesse cellule staminali. Lì inizierà la mia quarantena vera. Perché <em>quella</em> è una quarantena vera.</p>



<p><strong>In che modo e fino a che punto il linfoma ha trasformato la tua vita e ancora di più te?</strong></p>



<p>Mi sono concentrata sull’aspetto positivo della malattia, dove con “positivo” non intendo ovviamente la malattia: non è un dono. E sì, ci sono dolori, medicine, punture che devi imparare a fare anche da sola. In questo senso la tua vita cambia in negativo. La positività è però nel modo in cui il linfoma ha stravolto la mia prospettiva e visione del mondo. Per quanto possa sembrare banale, ho capito l’importanza di una cosa che fino a due anni fa davo per scontata: la mia esistenza.</p>



<p>Quando ti dicono che ti manca poco per andartene all’altro mondo, fidati, ti attacchi alla scialuppa della medicina con le unghie e con i denti. È stato il mio sì alla vita. Ho conosciuto la mia ematologa, la donna più figa che conosca! Lei è stata, insieme a mia madre, la mia forza nei momenti in cui volevo mandare a quel paese tutto. Perché ci sono quei momenti. Ma passano: passano i tumori, non vedo perché non possa passare una più che giustificabile per non dire fisiologica disperazione. L’unica cosa è cercare di non lasciare che abbia il sopravvento.</p>



<p>E poi, quando sei attaccata a delle flebo e una donna che di lavoro fa la cameriera ti racconta del suo secondo cancro e della figlia tossicodipendente che vive in comunità, capisci che gli psicodrammi è meglio lasciarli alle serie TV su Netflix. La vita è amara, ti prostra. Ma ne vale sempre la pena.</p>



<p><strong>Basta quanto stai dicendo per percepire quanto tu sia meravigliosamente ostinata a non buttarti giù. Se ti trovassi invece di fronte a persone che stanno affrontando la tua stessa situazione ma che non sono in grado di avere la tua stessa forza d’animo, cosa gli diresti?</strong></p>



<p>A chi nella mia situazione si sente tremare la terra sotto i piedi dico che è normale avere paura. Bisogna avere pazienza con sé stessi e fiducia nei propri medici. Non siete soli, anzi invito chi ne ha bisogno a contattarmi. Certo, la forza non la si trova negli altri, ma in sé stessi. Quando si è faccia a faccia con la morte, presto o tardi la forza la trovi; ed è quella, insieme alla ricerca, a far fuori le blatte che ti infestano. Ma parlare con chi può capirci sul prurito della chemioterapia e sul fastidio del catetere venoso centrale può essere d’aiuto. Con questo non voglio dire che il mio modo di affrontare la malattia sia quello giusto, ma che l’importante è affrontarla.</p>



<p>Per esempio, c’è una signora che ha avuto il mio stesso linfoma e adesso per fortuna sta bene, ha una meravigliosa bambina di otto anni. Il primo giorno di terapia era disperata. Ora, io parlo con le persone, perché amo il contatto umano con chi puoi capire e può capirti e soprattutto con chi si vede che ha tanta paura. Perciò le ho rivolto la parola e mi ha detto che aveva il mio stesso tipo di tumore. Le ho preso la mano (non si può fare, ma l’ho fatto lo stesso) e le ho detto “andiamo insieme”. </p>



<p>La terapia durava un’ora e mezza e noi due abbiamo parlato per tutto il tempo: quando avevamo quasi finito non poteva crederci. Da lì, nonostante la paura fisiologica le sia rimasta, è riuscita ad affrontare tutta la terapia e adesso sta bene. La forza viene da dentro e se puoi aiutare qualcuno a stare meglio, perché non farlo?</p>



<p><strong>È corretto quindi dire che tu trai forza dal dare forza agli altri?</strong></p>



<p>Assolutamente sì. Aiutare ti aiuta, sempre. È come la social catena di Leopardi: bisogna restare uniti in questi momenti di difficoltà, perché siamo tutti nella stessa situazione. È bello aiutarsi, confrontarsi e, una volta finito, se anche tu stai affrontando quel percorso, poterti dire che se ce l’ho fatta io, ce la puoi fare anche tu, perché non sono più speciale di te.</p>



<p><strong>Quali sono i suggerimenti che vorresti dare ai parenti e agli amici dei malati di cancro in generale e, soprattutto, di questi tempi, su ciò che è bene non dicano?</strong></p>



<p>Evitate di trattarci come delle bambole di porcellana che si possono rompere da un momento all’altro. Non siamo bambole. Siamo fatti di carne, anche se la nostra carne cerca di ucciderci. La <a href="https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/ematologia-e-oncologia/leucopenia/neutropenia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">neutropenia</a> e i dolori vari ed eventuali ci sono, ma la vita va avanti e se un giorno (quarantena permettendo) ci andrà di uscire a prendere una birra con gli amici ed il medico ci darà il placet, non ci sarà madre apprensiva che tenga: abbiamo il diritto di divertirci e di brindare a noi stessi. </p>



<p>La nostra quotidianità, per quanto possa sembrare difficile, deve essere preservata il più possibile, altrimenti arriva la disperazione – il tipo da cui non se ne esce più. Magari c’è chi ha bisogno di essere maggiormente coccolato o chi è più introverso; ma non dimenticate che è sempre solo il malato a scegliere cosa voglia o non voglia da voi. Banalmente, ad esempio, non portatelo a parlarvi se non gli va.</p>



<p><strong>E agli sconosciuti cosa chiederesti di non dire?</strong></p>



<p>Ci sono due discorsi paralleli. Una cosa che odio sono i messaggi di circostanza degli sconosciuti o affini perché “devo scriverle, poverina”. No, vi prego: gli ipocriti a dieci chilometri di distanza e tante grazie. C’è uno stigma, uno stigma positivo in un certo senso, perché ci osannano e martirizzano, ma un tumore non sostituisce quello che siamo. Non voglio che qualcuno cambi opinione su di me, ad esempio, soltanto perché sono malata. </p>



<p>La compassione ed il pietismo sterile non hanno mai salvato la vita a nessuno. Non sono una santa, né una martire, sono solo Augusta. Quella di sempre, solo con più cicatrici e tubi che le escono un po’ dappertutto. Se fino a due anni fa ti stavo antipatica, non contattarmi solo perché sono malata: non ci siamo confrontati e non ti ho fatto cambiare idea sulla mia persona. Il malato di HIV non è l’HIV, il malato di cancro non è il suo cancro. Siamo persone malate e le persone malate si curano, punto.</p>



<p>Al contempo, però, mi è capitato di ricevere uno dei messaggi più belli di sempre da una ragazza che non conoscevo affatto. Si riconosceva nella mia storia e mi ringraziava per la forza che dimostravo. Aveva avuto un problema diverso dal mio: il suo ex fidanzato la maltrattava in casa. Finiva spesso in ospedale, aveva smesso di vivere la sua vita. Ha sentito più volte l&#8217;odore della morte, che come ha sottolineato lei, ha un odore tutto suo. Capisci bene che si è ammalata per altri motivi. Quel messaggio da una totale sconosciuta che mi vedeva sui social è stato bello. Lì ho sentito la vera vicinanza di un estraneo. C’è una differenza tra il messaggio di circostanza, che è un messaggio standardizzato, ed un messaggio che ti invia una persona perché è rimasta veramente colpita da quello che racconti anche in maniera goliardica e satirica come faccio io.</p>



<p>Perciò, se ti va di scrivermi perché lo senti, perché in quel momento ti senti colpito da quella storia di vita, allora ha un senso, un valore, e io che sono dall’altro lato me ne rendo conto. Fai un passo indietro e chiediti: lo stai facendo per ripulirti la coscienza o perché per te ha valore la mia esperienza?</p>



<p><strong>Il tuo ieri, il tuo oggi, il tuo domani: da quale trai più forza e quale ti spaventa di più?</strong></p>



<p>La cosa che mi faceva più paura inizialmente era il futuro, perché lo vedevo incerto e quando scopri di avere la malattia ti crolla il mondo addosso. Non riesci ad immaginare come possa essere il tuo futuro o addirittura se ci sarà. Adesso, invece, mi spaventa di più l’Augusta del passato. Ho paura di poter ritornare a vecchie dinamiche in cui tendevo ad isolarmi, a non dare valore alla mia vita come ho invece imparato a fare adesso… erano dinamiche logoranti.</p>



<p>Il mio domani ora lo immagino in modo positivo perché spero di pubblicare il mio romanzo e darmi alla ricerca. Mi piace pensare che io e Paolo, un ragazzino di tredici anni con un cancro terrificante al cervello, abbiamo iniziato a sperare nel domani nello stesso giorno. Proprio quel giorno gli ho chiesto cosa volesse fare da grande. “L’ingegnere, ma non so se…”. L’ho interrotto con lo sguardo e gli ho detto che sarà un ingegnere bravissimo. Sentiremo parlare di Paolo e lo riconoscerete dalle lentiggini sul naso e dai capelli rossi, perché quelli ricresceranno. Ricrescono sempre.</p>



<p>E se Paolo può affrontare a tredici anni, da quando ne aveva undici, terapie come quelle per la cura di un tumore al cervello, non lamentiamoci per cinquanta giorni di quarantena.<br>C’è tanta gente che vorrebbe vivere e vivrebbe volentieri in quarantena per tutta la vita.</p>



<figure class="wp-block-gallery aligncenter columns-1 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="750" height="1000" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/augusta-3.jpeg" alt="" data-id="21365" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/augusta-3.jpeg" data-link="http://ventiblog.com/?attachment_id=21365" class="wp-image-21365" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/augusta-3.jpeg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/augusta-3-225x300.jpeg 225w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/augusta-3-640x853.jpeg 640w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure></li></ul></figure>
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		<title>Unorthodox: e se la vera vittima non fosse Esty?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Pulzella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2020 10:10:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei ortodossi]]></category>
		<category><![CDATA[esty shapiro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se Unorthodox è la serie TV che stavate aspettando per giustificare il vostro disprezzo per ogni esemplare umano di sesso maschile, rimettetevi il reggiseno, riponete i picconi, ripartite dal primo episodio e premete play. E dimenticate anche chi vi ha parlato della nuova bimba di casa Netflix, chiaramente incentrata sulla fuga della diciannovenne Esty Shapiro dalla sua comunità ultraortodossa chassidica di Williamsburg, Brooklyn. Perché l’unica cosa realmente chiara di Unorthodox è che quello è solo l’inizio: il cuore è tutta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Se <a rel="noreferrer noopener" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Unorthodox_(miniserie_televisiva)" target="_blank"><em>Unorthodox</em></a> è la serie TV che stavate aspettando per giustificare il vostro disprezzo per ogni esemplare umano di sesso maschile, rimettetevi il reggiseno, riponete i picconi, ripartite dal primo episodio e premete play. E dimenticate anche chi vi ha parlato della nuova bimba di casa Netflix, <em>chiaramente</em> incentrata sulla fuga della diciannovenne Esty Shapiro dalla sua comunità ultraortodossa <a rel="noreferrer noopener" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chassidismo" target="_blank">chassidica</a> di Williamsburg, Brooklyn. Perché l’unica cosa realmente chiara di <em>Unorthodox</em> è che quello è solo l’inizio: il cuore è tutta un’altra storia.</p>



<p><strong>“Il Talmud dice: ‘Se non io, allora chi? Se non ora, allora quando?’”</strong></p>



<p>In questa frase si racchiude la trama di base del nostro racconto tratto da una storia vera. Lo spirito religioso alla base delle due domande indica che chi se le pone deve ricordare di restare fedele al proprio io per trovare Dio senza lasciarsi trascinare da ciò da cui è circondato. Per questo, la comunità chassidica di Esty abbraccia in tutto e per tutto quotidianamente questa necessità di vivere nella grazia di Dio, nel forte tentativo di replicare gli schemi superficialmente patriarcali atti a preservare la comunità sotto ogni punto di vista (storico, culturale, sociale).</p>



<p>Ad oggi, però, quel &#8220;<em>se non ora, allora quando?</em>&#8221; è stato manipolato nella sua essenza, passando di bocca in bocca e di penna in penna nel tentativo di dare giustizia all&#8217;idea di opporsi ad un predeterminato status quo. È seguendo questo spirito che, apparentemente, si scioglie la trama del telefilm, fatto di un presente in cui Esty scappa dai suoi doveri verso la comunità per soddisfare i doveri nei confronti di se stessa, imparando sulla propria pelle che le due cose non sembrano poter convivere. Ciò che desidera la sua comunità non è ciò di cui lei ha bisogno e viceversa. </p>



<p>Oggi però non ho intenzione di seguire né il primo, né il secondo filone. Come per tutte le cose del mondo, credo fermamente che la verità giaccia sempre nel mezzo, così come fa la vera trama di <em>Unorthodox</em>. È troppo semplice puntare il dito sulla base dei flashback di Esty contro un’intera comunità religiosa solo perché una mente contemporanea cosiddetta <em>occidentale</em> non è in grado di processare abitudini e rituali ad essa estranei; anzi, scacciamola una volta per tutte questa sindrome da crocerossina. </p>



<p>E, del resto, sarebbe anche fin troppo facile credere che la storia sia solo quella di una ragazzina che all&#8217;improvviso scopre l’ebrezza dell’indossare un paio di jeans e dell’andare a ballare in un locale tecno dopo essersi truccata le labbra con un bel rossetto rosso chiamato &#8216;Epiphany&#8217; (lett. &#8216;epifania&#8217;, da intendersi banalmente come risveglio o presa di coscienza).</p>



<p> Riavvolgiamo il nastro e concentriamoci sulla figura più disprezzata da chi ha visto <em>Unorthodox</em> con un velo sugli occhi: l’uomo. E se vogliamo essere più specifici, concentriamoci esattamente su Yanky, marito di Esty e coprotagonista di queste quattro puntate. E vi dirò di più, inquadriamolo mentalmente in un momento per lui fondamentale: la preghiera. Vediamolo nella nostra mente mentre oscilla pregando, in un moto continuo, inquieto, elegante e confuso <a rel="noreferrer noopener" href="http://viviisraele.it/2018/02/12/3124/" target="_blank">come viene chiesto agli ebrei di pregare</a>, muovendosi senza dimenarsi, sicché la loro anima è considerata fiamma divina che si alza ardente come una candela nell&#8217;oscurità che si agita.</p>



<p>Tutti puntano i riflettori su Esty: fin dal primo frame della prima puntata, dimostra di aver già capito quale strada vuole prendere ed i suoi flashback ci aiutano a capire come una ragazza così devota alla sua comunità subisca un cambiamento così radicale, mutando nel pensiero e nelle azioni e infine assecondando desideri che in realtà erano sempre stati presenti dentro di lei. Yanky è, invece, colui che muta senza realmente cambiare. In ogni episodio, lui subisce una sfilza di prese di coscienza che non gli danno coraggio ma, al contrario, lo fanno sprofondare in uno stato confusionario sempre più profondo, infelice, disperato.</p>



<p>Yanky ha vissuto tutta la sua vita immerso in un mondo che, su carta, pretende che l’uomo incarni una serie di valori imprescindibili nella corsa verso la rettitudine. Deve essere un ottimo padre e marito, prendersi cura della propria famiglia, mantenere moralità e integrità intatte. Sembra quindi che il momento in cui Esty fugge da Williamsburg per andare a Berlino nel primo episodio e quello in cui comunica al marito di non voler più stare con lui proprio a fine stagione siano gli unici due istanti in cui a Yanky crolla il suo mondo ovattato addosso.</p>



<p>Eppure, a ben riflettere, a mano a mano che la storia si infittisce si può vedere chiaramente che le certezze di Yanky relative al suo ruolo e posto nel mondo non sono state compromesse da Esty in sé e per sé, ma piuttosto da tutto il contorno di personaggi che li circonda. Il cugino di Yanky, Moishe, che lo accompagna in Germania alla ricerca di Esty, è dipendente dal gioco d’azzardo, per cui in passato ha abbandonato moglie e figlio, i quali ora non vogliono più avere a che fare con lui; la madre di Yanky, che in quanto donna dovrebbe avere un ruolo da sottomessa remissiva stando alla lettura apparente del binomio uomo-donna del mondo di Williamsburg, è in realtà colei che tira le redini del rapporto coniugale tra il figlio e la nuora, portando Yanky a chiedere il divorzio a Esty il giorno prima in cui lei decide di fuggire; finanche il padre di Esty, ubriacone che non si è mai preso cura della sua famiglia, rompe gli schemi stereotipati del padre padrone.</p>



<p>Certo, come dice il rabbino Yossele, figura apparentemente patriarcale per eccellenza nel telefilm, <strong>“un ebreo, anche se ha trasgredito, resta un ebreo”. </strong>Ma cosa resta di una <em>identità</em> che trasgredisce? Yanky non lo sa, non lo comprende, la sua mente non riesce a processare né il quesito, né la moltitudine di risposte che potrebbero corrispondervi. Per questo, anche nelle scene in cui non prega e resta immobile, dona al pubblico la sensazione che il suo corpo sia inquieto, tanto quanto la sua anima e la sua mente; che tutto oscilli, senza seguire un disegno o uno schema, alla cieca.</p>



<p>E forse è questa la parola che stavamo cercando. Yanky è cieco, molto più di Esty: non di fronte ad un’unica verità o ad un’unica definizione di ‘giusto’ e ‘sbagliato’, quanto piuttosto alla moltitudine di realtà che abbracciano infinite verità e infinite cose giuste e sbagliate.</p>



<p> <br>Perciò, se si preme di nuovo play, si può vedere che Esty e Yanky sono solo la risposta generazionale confusa ma non opposta a questa realtà che quasi mai corrisponde agli schemi di genere su cui sembra essere cucita. Ma se ora dobbiamo giocare alla vittima e al colpevole, allora ricordiamo che qui la vittima è Yanky e tutte le <em>persone</em> che, come lui, vivono nella confusione più profonda del non trovare punti di riferimento reali che corrispondano alle aspettative in loro riposte e, confusi, non riescono a risollevarsi; come invece riescono a fare le altrettante <em>persone</em> che somigliano ad Esty, che pur non avendo tutte le risposte, hanno il coraggio di mettersi in discussione e porsi le giuste domande.</p>



<p>Ed il colpevole, alla fine, è ognuno di noi, bravo a giudicare ed incapace di andare oltre.<br>Del resto, <strong>“Dio forse si aspettava troppo da me.”</strong></p>



<p class="has-small-font-size"><em><strong>Crediti dell&#8217;immagine in evidenza: <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/04/18/unorthodox-etsy-la-cenerentola-yiddish_fd5de5ea-53f9-41ae-8688-88c53e7ae532.html">https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/04/18/unorthodox-etsy-la-cenerentola-yiddish_fd5de5ea-53f9-41ae-8688-88c53e7ae532.ht</a></strong></em><a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/04/18/unorthodox-etsy-la-cenerentola-yiddish_fd5de5ea-53f9-41ae-8688-88c53e7ae532.html"><strong><em>ml</em></strong></a></p>
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		<title>Parla come mangi, ma attento a non strozzarti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Pulzella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2020 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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		<category><![CDATA[beppe grillo]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che gli anglofoni non sapessero pronunciare la lettera “e” all’italiana lo sapevamo già tutti. Che non fossero addirittura in grado di scriverla ha scioccato molti. A regalarci il nuovo tormentone da quarantena è stato ancora una volta Donald Trump, quarantacinquesimo Presidente degli Stati Infetti d’America, pardon Uniti: con due succulente fette di prosciutto della Virginia sugli occhi, ha lodato Conte su Twitter per la sua gestione della crisi da coronavirus, scrivendo sbadatamente “Giuseppi” invece di “Giuseppe”. Il tweet è stato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Che gli anglofoni non sapessero pronunciare la lettera “e” all’italiana lo sapevamo già tutti. Che non fossero addirittura in grado di scriverla ha scioccato molti. A regalarci il nuovo tormentone da quarantena è stato ancora una volta Donald Trump, quarantacinquesimo Presidente degli Stati Infetti d’America, pardon Uniti: con due succulente fette di prosciutto della Virginia sugli occhi, ha lodato Conte su Twitter per la sua gestione della crisi da coronavirus, <a href="https://formiche.net/2019/08/w-giuseppi-tweet-trump-allunga-la-vita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scrivendo sbadatamente “Giuseppi” invece di “Giuseppe”</a>. Il tweet è stato modificato quando l’Internet si era già scatenato.</p>



<p>Bisogna ammettere che nella storia della politica italiana, abbiamo perdonato gaffe a tutti. Finanche a Di Maio che, dopo aver acquistato il DVD di Mulan e aver imparato le canzoni a memoria, <a href="https://www.lapresse.it/politica/di_maio_agli_esteri_quando_chiamava_ping_il_presidente_cinese-1777000/video/2019-09-04/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">chiamò ripetutamente il Presidente cinese Xi Jinping semplicemente Ping</a>.</p>



<p>Potremmo quindi supporre che a Trump si sia solo inceppato il correttore automatico dello smartphone e andare avanti con le nostre vite. Eppure, dopo appena qualche giorno, il Presidente americano ha felicemente dichiarato che dopo aver comunicato all’Italia l’invio di 100 milioni di dollari in aiuti sanitari, <a href="https://tg24.sky.it/mondo/2020/03/31/trump-aiuti-italia-video.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Giuseppi was very very happy”</a> (lett. Giuseppe era molto molto contento).</p>



<p>Siccome piove sempre sul bagnato, l’Internet è tornato alla carica. Tra un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=pptqiYL6M7g" target="_blank" rel="noreferrer noopener">remix della frase</a> trovato su Youtube casualmente e l’infinita quantità di meme partorita dai millennial, mi sono domandata dove finisse l’incidente e iniziasse il genio politico. </p>



<p>Non è un mistero che politici e politicanti in passato abbiano dato vita a nomignoli e storpiature per fare riferimento ai propri oppositori, più causalmente che casualmente. In cima alla piramide siede il sovrano sovranista Beppe Grillo. Ha trasformato la Fornero in Frignero, Pisapia in un Pisapippa, Formigoni in Forminchione e <a href="https://www.linkiesta.it/2012/10/i-grillini-possono-storpiare-i-nomi-altrui-ma-ai-giornalisti-dettano-l/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">via discorrendo</a>. Ma lo scherno non ha partito e nel corso degli anni questa narrativa si è riflessa su tutti, Pidimenoelle, Forzaitalioti e Grullini inclusi.</p>



<p>Per capire meglio di cosa si tratta, bisogna riavvolgere il nastro e tornare indietro ai tempi delle scuole medie. Almeno una volta nella vita siamo stati presi tutti in giro: per l’aspetto, per il nome, per il peso. Siamo entrati nell’occhio del ciclone dei nostri compagni di classe che al momento della ricreazione ci mettevano nella scomoda posizione di dover per forza ascoltare una lista infinita di epiteti. E più risate conquistavano, più mettevano il dito nella piaga.</p>



<p>Ora, mettete da parte la voce di vostra madre mentre ricorderete vi diceva che quella persona vi prendeva in giro perché in realtà aveva una cotta per voi. Non ho abbastanza tempo e spazio per spiegarvi qui che no, nessuno dei vostri bulli vi desiderava in gran segreto. Piuttosto, sono qui per dirvi una verità ovvia e farvi riflettere su questo: lo scherno è un’affermazione di potere. Sminuire, schernire, ricorrere alla trasformazione dell’altro in essere patetico che non merita nemmeno di essere chiamato col proprio nome è imporre la legge del più forte ed è autoproclamarsi vincitore.</p>



<p>Nel secolo scorso, Nye individuò l’<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Soft_power" target="_blank" rel="noreferrer noopener">esistenza del Soft Power</a> come realtà politica in cui l’individuo crea consenso persuadendo l’altro attraverso mezzi che non siano coercitivi. In altre parole, posso indurti a giocare il mio gioco stando alle mie regole anche senza importelo nel senso più fisico del termine, ma piuttosto utilizzando le doti che possiedo e mezzi non convenzionali. Quel “Giuseppi” in cui è giusto supporre che Trump sia inciampato una prima volta, ha acquisito un nuovo valore quando è stato ripetuto, abbassando di livello agli occhi delle masse una figura politica come quella di Conte che, in questo momento storico, si fa portavoce di una sfilza di necessità e prassi amministrative che dovrebbero essere sposate da ogni Paese sul pianeta per porre fine alla diffusione del covid-19.</p>



<p>Ma ad uno come Trump non piace arrivare secondo, figuriamoci ultimo. Pur di non presentarsi come figura debole che si è accorta in ritardo dell’esistenza di una pandemia, si rifiuta di prendere provvedimenti ufficiali che blocchino definitivamente tutto il popolo statunitense. Perciò, vediamo profilarsi una forma di Soft Power 2.0: Trump cerca di portarsi dietro il consenso popolare giocando con il nome dell’uomo politico che si impegna senza sosta nel diffondere consapevolezza negli altri Paesi della gravità della situazione sanitaria mondiale.</p>



<p>A chi è rimasto scioccato dal fatto che Trump parteggiasse per <a href="https://www.iltempo.it/politica/2020/01/03/news/iran-soleimani-matteo-salvini-donald-trump-eliminato-pericoloso-terrorista-1261891/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Salvini</a> e pare ora lo abbia scartato avvicinandosi virtualmente a Conte, rispondo di non preoccuparsi, perché i due personaggi sono in realtà due facce della stessa medaglia. A Trump, come a Salvini, nessuno deve pestare i piedi: il primo lo dimostra sostituendo lettere dell’alfabeto, <a href="https://www.ilriformista.it/salvini-e-meloni-diffondono-falsita-e-menzogne-conte-attacca-i-politici-delle-bufale-79371/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il secondo diffondendo fake news</a>.</p>



<p>Ma attenzione, cari politici, a chi vi dice che dovete parlare come mangiate per avvicinarvi al popolo! Il vostro pubblico è lo stesso che guarda Masterchef. Potrà anche non aver mai preso una padella in mano, ma dopo aver visto e rivisto tutte le puntate di tutte le stagioni, imparerà presto o tardi a distinguere tra una carbonara alla romana e una carbonara con panna, pancetta e parmigiano. E alla fine a pagare lo scotto sarà proprio chi avrà perso tempo a dire le cose sbagliate nel momento più opportuno, proprio come i bulli che finita la scuola non hanno concluso granché.</p>



<p>Possiamo comunque tirare un sospiro di sollievo visto che finora nessuno ha parafrasato quel famoso <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/19/berlusconi-insulta-la-merkel-ecco-la-telefonata-omissata/158478/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“culona inchiavabile”</a> di Berlusconi per la Merkel indirizzandolo al nostro premier. Tra l’altro, le celeberrime <a href="https://www.viagginews.com/2020/03/19/le-bimbe-di-giuseppe-conte-fenomeno/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bimbe d</a>i Conte potrebbero scatenare una guerra civile per molto meno.</p>



<p>Mi scuso se questo registro linguistico vi ha fatto storcere il naso.<br>Magari vi tornerà alla mente un istante prima di votare alle prossime elezioni.</p>



<p><em><strong>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;altra Voce dei Ventenni del  20/04/2020</strong></em></p>
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		<title>Nella Mente di un Mentalista: intervista a Mattia Di Pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Pulzella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 06:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[illusionismo]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[mattia di pace]]></category>
		<category><![CDATA[mentalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siete andati al compleanno di vostra cugina e avete vissuto l’esperienza più bella e paranormale della vostra vita. No, non vi sto parlando di un incontro alieno: avete assistito allo spettacolo di un mentalista. Niente conigli tirati fuori dal cilindro o donne affettate in cassapanche, ma eleganti e misteriose tecniche che vi hanno fatto sentire nudi di fronte ad altri mentre qualcuno vi leggeva nel pensiero. Ma cosa si cela, invece, nella mente di un mentalista? Lo abbiamo chiesto a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Siete andati al compleanno di vostra cugina e avete vissuto l’esperienza più bella e paranormale della vostra vita. No, non vi sto parlando di un incontro alieno: avete assistito allo spettacolo di un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mentalismo_(illusionismo)" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mentalista</a>. Niente conigli tirati fuori dal cilindro o donne affettate in cassapanche, ma eleganti e misteriose tecniche che vi hanno fatto sentire nudi di fronte ad altri mentre qualcuno vi leggeva nel pensiero.</p>



<p>Ma cosa si cela, invece, nella mente di un mentalista? Lo abbiamo chiesto a Mattia Di Pace, cosentino classe 1995, mentalista da circa 10 anni, laureato in Fisica presso l’Università della Calabria e specializzando in Fisica Nucleare e Subnucleare.</p>



<p><strong>Ciao Mattia, iniziamo subito con una domanda che possa togliere ogni dubbio: qual è la differenza tra un mentalista e un illusionista?</strong></p>



<p>Il Mentalismo non differisce dall&#8217;Illusionismo: è una sua sottocategoria. Il mondo dell&#8217;illusione si divide in due grandi famiglie: magia e mentalismo. Seppur convivendo nella stessa &#8220;casa&#8221;, appartengono a due &#8220;mondi&#8221; separati. La magia si occupa di tutto ciò che è prestidigitazione, manipolazioni, illusioni visive, grandi illusioni e così via. Il mentalismo è concentrato principalmente su tutto ciò che è considerato paranormale, come la lettura del pensiero, il controllo mentale oppure il controllo della mente sulla materia. Esistono tecniche condivise tra maghi e mentalisti e tecniche che non saranno mai usate dai primi o viceversa. Non dimentichiamoci comunque che l&#8217;obiettivo è solo uno: creare illusioni che possano in qualche modo regalare emozioni.</p>



<p><strong>Parliamo allora della tua esperienza. Come sei diventato mentalista?</strong></p>



<p>Ho letteralmente letto centinaia di libri a riguardo, italiani e soprattutto inglesi, partendo da autodidatta. Ho successivamente seguito videocorsi e corsi dal vivo con professionisti del settore, relativi a quest&#8217;arte e a materie ad essa connesse (come la psicologia), ottenendo diversi attestati. Tutto ciò mi ha permesso di entrare in contatto con alcuni tra i migliori esecutori nel campo del Mentalismo e della comunicazione, in Italia e non solo. Sono davvero pochi i reali praticanti in Italia ed è per questo che mi piace molto scambiare idee, segreti e tecniche quando incontro qualcuno che come me ama intensamente la materia e se ne occupa con dedizione.</p>



<p><strong>Puoi raccontarci un aneddoto interessante relativo a una delle tue tecniche di mentalista?</strong></p>



<p>Mi vengono in mente diverse cose, ma una in particolare riguarda una serata, un compleanno, in cui avevo deciso di presentare un numero in cui avrei dovuto prevedere, dopo alcune scelte del pubblico, la parola &#8220;cavallo&#8221; che avevo per questa ragione scritto su un foglio e sigillato in una busta. Questo numero non fu mai presentato. Al mio tavolo era seduta la sorella della festeggiata con alcune sue amiche e a quanto sembra avevano, per qualche strano motivo, un gruppo segreto di cui solo loro erano a conoscenza. Una chiacchiera tirò l’altra e alla fine venne fuori che il loro gruppo si chiamava proprio&#8230; Cavallo!</p>



<p>Da buon mentalista quale sono (forse!?) mi venne l&#8217;illuminazione. Esclamai subito: &#8220;So che questo è un segreto e che credete quindi che nessuno sino ad ora potesse in qualche modo scoprirlo, eppure io prima di venire qui stasera, ho previsto che sarebbe saltato fuori questo discorso ed è per questo che ho portato un foglio sigillato in una busta con su scritto proprio la parola cavallo.&#8221; Inutile descrivere l&#8217;espressione incredula sulle loro facce dopo che, sotto loro attento controllo, presi la busta e gliela consegnai. Il miracolo era stato compiuto. Un dubbio che rimase acceso. Ora chi lo sa, magari scopriranno la verità grazie a questa intervista!</p>



<p><strong>Cerchiamo adesso di rubarti i segreti del mestiere: ti andrebbe di svelarci una delle tue tecniche da mentalista?</strong></p>



<p>Va bene, oggi sono buono. Prendete 5 oggetti e metteteli in fila sul tavolo. Fatelo ora. Concentratevi adesso su uno degli oggetti. Bene. Dovreste ora averne uno in mente. Non posso vedervi, non so chi siate, che oggetti abbiate preso né scelto. Eppure, posso dirvi che probabilmente non avete scelto né il primo né l&#8217;ultimo oggetto della fila. Mi risulta difficile credere che abbiate scelto quello centrale. Secondo la mia personale opinione avete scelto il secondo o il quarto oggetto. Questo perché per uno strano meccanismo della nostra psiche, tendiamo (in un range ristretto di possibilità) a voler escludere gli estremi nonché quello centrale, perché considerato il più banale. Provate con un vostro amico o in famiglia e buttatevi quindi su uno o sull&#8217;altro!</p>



<p><strong>Cosa vorresti dire a chi vorrebbe avvicinarsi a questo mondo?</strong></p>



<p>A chi vuole iniziare posso dire che per praticare quest&#8217;arte al meglio sono necessari studio e dedizione. Quindi se volete iniziare, è inevitabile affacciarsi in primis al mondo dell&#8217;Illusionismo. Bisogna infatti apprendere le tecniche di base dell&#8217;arte illusoria, come depistaggio dell&#8217;attenzione o psicologia dei giochi. Se notate che questo studio iniziale vi piace, vi colpisce e sentite il bisogno di avere sempre più materiale da studiare o da provare e se sentite che qualcosa dentro sta in qualche modo nascendo, siete sulla strada giusta.</p>



<p>È il momento di addentrarsi meglio e spostarsi sul settore mentale. È necessario arricchire il tutto con buoni corsi di comunicazione, teatro, scenografia. Questo mondo, così come altri settori artistici, ha molte facce: non basta solo il gioco di prestigio o la tecnica psicologica. Come ricorda un grande della magia italiana quale <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Silvan" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Silvan</a>: &#8220;Conoscere un gioco è ottimo; sapere il trucco è necessario; saperlo presentare è tutto.&#8221; Questo è il più grande segreto per cui esiste l&#8217;originalità e la così vasta differenza tra esecutori, ognuno con il proprio stile. Se questa è la vostra strada, sentirete che è qualcosa che non potrete più abbandonare.</p>



<p><strong>Cosa pensi invece degli scettici?</strong></p>



<p>Credo che uno scettico che vuole assistere a un numero non sia in realtà un vero scettico! Pensateci bene. Se davvero la vostra convinzione è che qualcosa non sia fattibile, avreste bisogno di smentire questo pensiero? La risposta è che non siete scettici, ma agnostici: non lo sapete e quindi dovete in qualche modo verificare. Ed è ottimo! È per questo che il pubblico è ampio. Sia gli scettici, sia coloro che vogliono soltanto stupirsi sono attratti da questo tipo di spettacoli. Quindi invito tutti, anche gli scettici, a venire a trovarmi per divertirci insieme e, chi lo sa, magari farvi appassionare e diventare mentalisti!</p>



<p><strong>Grazie Mattia, ci vediamo il 19 Aprile sulla pagina Instagram di Venti per un incontro live in cui potrai mostrare al nostro pubblico quanto sia facile leggermi nel pensiero!</strong></p>



<figure class="wp-block-gallery columns-2 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="960" height="638" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/64757109_1786883108123805_7571867080438317056_o.jpg" alt="" data-id="20974" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/64757109_1786883108123805_7571867080438317056_o.jpg" data-link="http://ventiblog.com/intervista-mentalista-mattia-di-pace-mentalismo/64757109_1786883108123805_7571867080438317056_o/" class="wp-image-20974" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/64757109_1786883108123805_7571867080438317056_o.jpg 960w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/64757109_1786883108123805_7571867080438317056_o-300x199.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/64757109_1786883108123805_7571867080438317056_o-640x425.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/64757109_1786883108123805_7571867080438317056_o-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/64757109_1786883108123805_7571867080438317056_o-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="576" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/53833608_1688646281280822_2633381209526239232_o-1024x576.jpg" alt="" data-id="20975" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/53833608_1688646281280822_2633381209526239232_o.jpg" data-link="http://ventiblog.com/intervista-mentalista-mattia-di-pace-mentalismo/53833608_1688646281280822_2633381209526239232_o/" class="wp-image-20975" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/53833608_1688646281280822_2633381209526239232_o-1024x576.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/53833608_1688646281280822_2633381209526239232_o-300x169.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/53833608_1688646281280822_2633381209526239232_o-640x360.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/53833608_1688646281280822_2633381209526239232_o.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul></figure>



<p></p>
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		<title>4 cose da non dire a una donna col ciclo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Pulzella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2020 19:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#CHEPENA]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[assorbenti]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[scozia]]></category>
		<category><![CDATA[tampontax]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre anche il coronavirus continua a chiedersi dove sia Bugo, mentre i PR si schiaffeggiano con le prevendite per le feste dell’8 marzo, e mentre la mia rinite allergica si prepara all&#8217;ondata di mimose che lode a Dio anche quest’anno nessuno mi regalerà, la Scozia si è svegliata col ciclo in anticipo e il suo Parlamento ha proposto di fornire assorbenti e prodotti per l’igiene mestruale gratis. Avanguardia pura per essere solo il 2020! Così pura che mi è venuta [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Mentre anche il coronavirus continua a chiedersi <a rel="noreferrer noopener" aria-label="dove sia Bugo (apre in una nuova scheda)" href="https://www.youtube.com/watch?v=voDrYkA56tE" target="_blank">dove sia Bugo</a>, mentre i PR si schiaffeggiano con le prevendite per le feste dell’8 marzo, e mentre la mia rinite allergica si prepara all&#8217;ondata di mimose che lode a Dio anche quest’anno nessuno mi regalerà, la Scozia si è svegliata col ciclo in anticipo e il suo Parlamento ha proposto di <a rel="noreferrer noopener" aria-label="fornire assorbenti e prodotti per l’igiene mestruale gratis. (apre in una nuova scheda)" href="https://www.lifegate.it/persone/news/scozia-assorbenti-gratis" target="_blank">fornire assorbenti e prodotti per l’igiene mestruale gratis.</a></p>



<p>Avanguardia pura per essere solo il 2020! Così pura che mi è venuta voglia di chiedere allo stilista di Lady Gaga se può fabbricarmi un vestito fatto di assorbenti con le ali. Periodicamente qualcuno si domanda se non sia il caso di togliere la <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/12/10/tampon-tax-proposte-simboliche-e-promesse-la-battaglia-incompiuta-dei-partiti-contro-liva-al-22-per-cento-sugli-assorbenti/5601179/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="tampon tax (apre in una nuova scheda)">tampon tax</a> a livello europeo da tutti i prodotti sopracitati, riducendo i costi affinché una donna non debba chiedere alla finanziaria di sponsorizzarle le ovaie ogni 28 giorni. Però poi ricomincia la fase di ovulazione internazionale e se ne scordano tutti.</p>



<p>Oggi, per celebrare l’avanguardia scozzese, vi illustrerò 4 cose che noi donne ci sentiamo dire fin dal giorno in cui <a rel="noreferrer noopener" aria-label="digievolviamo (apre in una nuova scheda)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Digievoluzione" target="_blank">digievolviamo</a> in “signorine”.</p>



<h1><strong>1. <em>Congratulazioni! Ma non dirlo a nessuno</em></strong></h1>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="683" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/secret-2681508_1920-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-19420" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/secret-2681508_1920-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/secret-2681508_1920-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/secret-2681508_1920-1536x1025.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/secret-2681508_1920-640x427.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/secret-2681508_1920-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/secret-2681508_1920-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/secret-2681508_1920.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>È fatta, sei ufficialmente entrata a far parte del mondo degli adulti. Da questo momento in poi a terrorizzarti non sarà più la <a href="https://www.filastrocche.it/contenuti/ninna-nanna-ninna-oh/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="ninna nanna razzista (apre in una nuova scheda)">ninna nanna razzista</a> dove viene l’uomo nero a prenderti. Sarà<em><a href="https://www.deabyday.tv/hobby-e-tempo-libero/creativit-/article/3272/Dal-marchese-al-barone-rosso--tutti-i-modi-per-dire-mestruazioni.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label=" il Marchese (apre in una nuova scheda)"> il Marchese</a></em>. La tua vita inizierà a diventare un incubo e non solo per i dolori, i fastidi, la scomodità, ma soprattutto per i sotterfugi quotidiani a cui dovrai ricorrere per assicurarti che nessuno sappia che hai il ciclo.</p>



<p>Per andare in bagno a
cambiare l’assorbente dovrai comunicare all’insegnante di essere indisposta,
non sia mai che tu dica ad alta voce la verità. Se lo hai dimenticato dovrai
chiedere (sottovoce) al primo altro individuo di sesso femminile nel raggio di
30 metri se ne ha uno da darti prima di allagarti irreparabilmente. Che tu sia
in ufficio, in classe, al bar, al parco, dovrai afferrare velocemente dalla
borsa quell’involucro di cotone, fibra sintetica e materiale plastico come
fosse una partita di coca. </p>



<p>Insomma, da quella prima
volta ogni mese vivrai un magico lasso di tempo che va dai tre ai dieci giorni
in cui James Bond potrebbe lucidarti le scarpe con un tampone interno imbevuto
nell’ibuprofene.</p>



<p>Benvenuta nella setta.</p>



<h1><strong>2. <em>Che schifo</em></strong></h1>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="683" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/shocked-2681488_1920-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-19421" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/shocked-2681488_1920-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/shocked-2681488_1920-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/shocked-2681488_1920-1536x1025.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/shocked-2681488_1920-640x427.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/shocked-2681488_1920-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/shocked-2681488_1920-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/shocked-2681488_1920.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Sarà la frase che ti verrà ripetuta più frequentemente da qualsiasi esemplare di sesso maschile ogni qual volta si sfiorerà anche solo l’argomento. Se hai il ciclo che schifo. Se ti fa male la pancia, perché?, perché hai il ciclo!, che schifo. Se la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Coppa_mestruale" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="coppetta mestruale (apre in una nuova scheda)">coppetta mestruale</a> decide di suicidarsi nelle tue mutande e ti si macchiano i pantaloni che schifo. Il rifiuto altrui diventerà la tua vergogna più grande, perché ti farà sentire sporca e colpevole di qualcosa di incontrollato.</p>



<p>Siamo soggette a processi biologici perfettamente naturali che c’è chi si prende la briga di disprezzare pur non vivendoli in prima persona. Non siete voi a vivere con la paranoia di star camminando con una macchia rossa sul sedere. Non siete voi a dover cambiare l’assorbente ogni due ore rischiando di ritrovarvi la mano come quella di zio Pino dopo aver sgozzato il maiale a gennaio. Né tantomeno siete voi a dovervi preoccupare di andare in squat sui gabinetti pubblici mantenendo borsa e cappotto con una mano e ripulendo il set di C.S.I. Miami con l’altra.</p>



<p>In sintesi: anche no.</p>



<h1><strong>3. <em>Fai la ruota</em></strong></h1>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="683" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/upset-3082819_1920-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-19426" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/upset-3082819_1920-1-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/upset-3082819_1920-1-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/upset-3082819_1920-1-1536x1025.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/upset-3082819_1920-1-640x427.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/upset-3082819_1920-1-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/upset-3082819_1920-1-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/upset-3082819_1920-1.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Qualche anno fa ci fu una nota marca di assorbenti che, per sponsorizzare la resistenza dei propri prodotti, avvisava che indossandoli sarebbe stato possibile finanche<a rel="noreferrer noopener" aria-label=" fare la ruota (apre in una nuova scheda)" href="https://www.youtube.com/watch?v=qNF13b4Uo0Q" target="_blank"> fare la ruota</a> proprio in quei giorni lì. E quanto ci ha invogliate a farla questa benedetta ruota l’attrice che, felice come una Pasqua, roteava come uno pneumatico impazzito? Poco, pochissimo. Mai fatta la ruota in vita mia.</p>



<p>Da cosa deriva questa follia? Dal bisogno di sentirti sicura e protetta in qualsiasi circostanza diranno loro. Dalle aspettative altrui dico io: non solo non ne devi parlare, ma devi finanche fingere. Dovrai stamparti un sorriso plastico ad ogni riunione di lavoro, ad ogni interrogazione scolastica, ad ogni evento mondano. Ovunque, tutto il tempo. Dovrai sudare (interiormente) per fingere di star bene mentre avvertirai la sensazione che Erdogan stia bombardando le tue ovaie. Dovrai prestarti a fare tutte le cose che fai quando non hai le mestruazioni, mantenendo possibilmente la stessa qualità di performance.</p>



<p>Tipo la ruota, ecco. </p>



<h1><strong>4. </strong><em>Ah, sicuramente è il ciclo</em></h1>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="683" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/furious-2514031_1920-2-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-19428" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/furious-2514031_1920-2-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/furious-2514031_1920-2-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/furious-2514031_1920-2-1536x1025.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/furious-2514031_1920-2-640x427.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/furious-2514031_1920-2-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/furious-2514031_1920-2-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/furious-2514031_1920-2.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Sei triste? Hai il ciclo.
Sei arrabbiata? Hai il ciclo. Il tuo partner ti ha fatto le corna e vorresti
affettarlo per poi rivenderlo su Amazon come puzzle da diecimila pezzi? Hai il
ciclo.</p>



<p>Non hai il ciclo? Sei in
pre-ciclo. Ti è passato? Sei in ovulazione.</p>



<p>Non è ammissibile che una
donna abbia un’alterazione emotiva che non sia connessa agli ormoni. Ci
dobbiamo giustificare continuamente per le nostre azioni e reazioni, e più lo
facciamo, più i nostri interlocutori sbeffeggiano e sminuiscono i nostri
atteggiamenti, riconducendoli puntualmente al ciclo mestruale. </p>



<p>Lo sai che il ciclo lunare può influire sul tuo umore durante “quei giorni”? E lo sai che durante il ciclo mestruale puoi sfoggiare in casa anche la borsa: quella dell’acqua calda? No? Nemmeno io. Per fortuna, a colmare queste lacune abissali sono intervenuti gli assorbenti sui cui involucri sono state trascritte <a href="https://www.vitadapapa.it/donne-e-ciclo-le-20-frasi-piu-assurde-degli-assorbenti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="tali profondità di pensiero (apre in una nuova scheda)">tali profondità di pensiero</a>. Così, per anni, noi donne abbiamo potuto sentirci ancora più stigmatizzate tra un cambio dell’olio e l’altro leggendo perle simili che hanno indotto noi stesse a credere di essere unicamente definite dal nostro apparato riproduttivo.</p>



<p>Per fortuna alla fine siamo tornate a leggere le etichette dietro gli shampoo.</p>



<p>Maledetta Eva che diede la mela a Adamo.<br>(S)fortunatamente lui non ci si strozzò.  </p>
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		<title>Milano Fashion Week: Il Diavolo Veste XXL</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Pulzella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 19:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[body positivity]]></category>
		<category><![CDATA[body shaming]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Milano Fashion Week, riflettori puntati, lustrini incollati, calze strappate. Volontariamente, sia chiaro, perché agli stilisti non si impiglia accidentalmente il ciondolo del braccialetto nei collant.Milano Fashion Week, capi di abbigliamento che dettano le nuove leggi della moda e fanno strada ai nuovi trend, ai nuovi look, ai nuovi outfit da postare, instagrammare e tweettare tra una foto del proprio cane ed un bollettino di Mentana sullo stato di avanzamento del coronavirus.Milano Fashion Week è lì per dirvi di non prendervi [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Milano Fashion Week, riflettori puntati, lustrini incollati, calze strappate. Volontariamente, sia chiaro, perché agli stilisti non si impiglia accidentalmente il ciondolo del braccialetto nei collant.<br>Milano Fashion Week, capi di abbigliamento che dettano le nuove leggi della moda e fanno strada ai nuovi trend, ai nuovi look, ai nuovi outfit da postare, instagrammare e tweettare tra una foto del proprio cane ed un bollettino di Mentana sullo stato di avanzamento del coronavirus.<br>Milano Fashion Week è lì per dirvi di non prendervi troppo in giro: il bello piace. Il lusso piace. Le modelle piacciono un po&#8217; meno, perlomeno alla gente comune.<br>Intendiamoci, sono donne meravigliose che si fanno largo tra la folla e lavorano duramente per la propria carriera, al punto da ridursi a scheletri ricoperti di seta e cachemire. Così, mentre sfilano, si può tranquillamente immaginare il tizio seduto in ultima fila che esce per fumare una sigaretta sbattendo la porta e creando un leggero soffio di vento che le solleverà tutte in aria formando sul soffitto la scritta &#8220;<a rel="noreferrer noopener" aria-label="Dukan (apre in una nuova scheda)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pierre_Dukan" target="_blank">Dukan</a>.&#8221;<br><br>Qualcuno potrebbe chiamarlo <a rel="noreferrer noopener" aria-label="body shaming (apre in una nuova scheda)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Body_shaming" target="_blank">body shaming</a>. Additare una persona perché troppo magra o troppo grassa è ancora oggi una gigantesca piaga sociale alla piena luce del sole. Del resto, voler ferire e sminuire in un modo o in un altro è un concetto eterno che difficilmente passa di moda. <br>Così è partito il counter trend del <a rel="noreferrer noopener" aria-label="body positivity (apre in una nuova scheda)" href="https://en.wikipedia.org/wiki/Body_positivity" target="_blank">body positivity</a>, l&#8217;apprezzare ogni corpo a prescindere dalla sua forma e valorizzarlo senza giudicarlo in alcun modo, usando questo come trampolino di lancio per imparare a volersi bene e a smetterla di torturarsi. Fosse facile.<br>Certo, le case di moda devono ancora capire che una XS potrebbe essere troppo bassa per poter indossare un jeans lungo il doppio della propria gamba, tanto quanto una XL potrebbe essere così alta da avere puntualmente la caviglia totalmente scoperta. E dalle mie parti, in questo caso, la gente potrebbe fermarti per strada e domandarti se ti si sia allagata la casa.<br><br>Rilevare invece che una persona abbia un problema clinico è una moda che non riesce a prendere piede. Qualcuno ne parla, di tanto in tanto, ma lunedì ce ne saremo già dimenticati tutti. No, non si parla solo di modelle sottopeso, si parla anche di persone comuni che si nascondono dietro la fama di icone come <a rel="noreferrer noopener" aria-label="Ashley Graham (apre in una nuova scheda)" href="https://en.wikipedia.org/wiki/Ashley_Graham_(model)" target="_blank">Ashley Graham</a> per giustificare le 8 fette di torta mangiate in un solo pasto o il <a rel="noreferrer noopener" aria-label="binge eating (apre in una nuova scheda)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_da_alimentazione_incontrollata" target="_blank">binge eating</a> davanti alla TV dopo cena mentre piangono per le famiglie riunite dalla De Filippi. <br>Forti dei propri idoli oversize, continuano a lanciare ai propri corpi messaggi positivi: chiedono loro di amarle e si dannano domandandosi perché loro in cambio le odino così tanto da continuare ad ingrassare senza riuscire ad accettarlo e ad accettarsi. E vanno avanti così, pretendendo una relazione fissa da corpi che continuano a friendzonarle, fino a quando stremati non chiedono loro il conto di tutti i pasti consumati.<br><br>Poi diventano isteriche all&#8217;idea che il proprio organismo imponga loro di somigliare di più alle modelle clinicamente anoressiche che vedono sfilare per i grandi brand. Ancora una volta si casca nel tranello del diavolo. Persone clinicamente anoressiche osservate da persone clinicamente obese, che per anni hanno giustificato il proprio problema con il cibo ignorando volutamente la quantità di ore di palestra, fitness e stile di vita sano a cui persone come la Graham invece si dedicano quotidianamente, dimostrando con i fatti che bisogna prendersi cura di sé per amarsi ed apprezzarsi realmente. E mettere in discussione le proprie abitudini alimentari fa ancora più paura dell&#8217;imparare a ripetersi all&#8217;infinito che sei bella così come sei.<br><br>Alla fine forse era più semplice continuare come si era iniziato, no? Con la sopita consapevolezza di essere la causa della propria auto-distruzione ed aggrappate all&#8217;incapacità di controllarsi. Conviene far finta che sia normale che una ragazzina di 16 anni mangi senza sosta e si dica ridendo che <em>è solo una buona forchetta</em>; conviene far finta che sia logico che una persona si riduca al fantasma di se stessa per fare il proprio lavoro e si dica alzando gli occhi al cielo che <em>è ovvio, è una modella</em>. Conviene dire che tanto si sa che è così, conviene attivare processi di normalizzazione che rendono un determinato fattore una norma sociale passivamente accettata e subita, perché non si vuole fare troppo chiasso e non ci si vuole assumere la responsabilità di dire apertamente le cose come stanno. Si prende la polvere e si nasconde sotto al tappeto, si taccia di insensibilità chi si azzarda a dire che forse dovresti mangiare o che forse dovresti mangiare di meno. Ma è anche un po&#8217; colpa di chi osserva dall&#8217;esterno, che raramente o quasi mai suggerisce che forse dovresti vedere uno psicologo. <br><br>Così si continua a sfilare, chi davanti alle pasticcerie e chi davanti ai fotografi, consapevoli nel profondo di avere un problema, ma troppo spaventati per ammetterlo e, si sa, il primo passo per risolvere un problema è ammettere di averne uno. Ma chi ha voglia di dire apertamente di sentire che qualcosa proprio non va dentro di sé? Chi ha voglia di confessare di non essere in grado di ricomporre i pezzi di questo puzzle da solo? Di rischiare di perdere il proprio lavoro? Di mettersi così in discussione? <br>Alla fine, se chiudi gli occhi e ti tappi le orecchie forte forte e non lasci che ti vedano piangere ed ignori i crampi allo stomaco, andrà tutto bene. <br>Anzi, vedrai, la prossima volta andrà meglio; perché lo sai già che arriverà il giorno in cui ti spezzerai del tutto, ma quel giorno non è oggi.<br><br>Milano Fashion Week. Spegni l&#8217;interruttore nel tuo cervello ed accendi quello dei riflettori. Inchinati mentre l&#8217;omertà sulle conseguenze dei problemi di salute mentale si fa regina e siede comodamente su cataste di colletti e risvoltini.<br>Sei caos. Ma loro fanno finta di non saperlo.<br>E qualcuno continua a dire che va bene così.</p>
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